A cento anni dal genocidio Armeno: convegno a Casa Cervi

A cento anni dal Genocidio Armeno

Convegno conclusivo del percorso sulla mostra di Armin T. Wegner e gli Armeni in Anatolia

con la visita ufficiale e l’intervento conclusivo di

S. E. Sargis Ghazaryan
Ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia

Venerdì 23 Ottobre 2015, Casa Cervi, ore 10,00

Presiede ed introduce:

Albertina Soliani – Presidente Istituto Alcide Cervi

Saluti di:

Tiziana Fontanesi – Vice Presidente Istoreco
Pierluigi Castagnetti – Presidente Fondazione Ex Campo Fossoli

Relazioni di:

Prof. Giorgio Vecchio – Ordinario di Storia Contemporanea Università di Parma
Il genocidio degli Armeni, la I^ guerra mondiale e l’Occidente

Prof.ssa Gabriella Uluhogian – Docente e studiosa della cultura e storia armena
Riflessioni a cent’anni dal Genocidio

Intervento conclusivo:

S. E. Sargis Ghazaryan
Ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia

Sarà presente al convegno Michele Wegner, figlio di Armin T. Wegner

A seguire:
Visita al Museo Cervi dell’Ambasciatore Ghazaryan e degli ospiti

Cento anni dal Genocidio Armeno sono serviti, nella comunità internazionale e nell’opinione pubblica, per cogliere compiutamente la portata di questo evento nodale del primo Novecento. Così strettamente legato a tutte le questioni di fondo e alle tragedie del XX secolo, molte delle quali ancora aperte: i conflitti globali, le pulizie etniche, le intolleranze religiose, il prezzo a volte insostenibile della creazione degli Stati moderni.

Il Genocidio Armeno, perpetrato dall’Impero Ottomano nel cuore della Prima Guerra Mondiale, è ancora oggi una ferita aperta, perché tocca nervi scoperti della coscienza collettiva, aree del mondo ancora tormentate dall’instabilità, e uno dei popoli più antichi della terra, legato all’identità spirituale e culturale delle nostre comunità. Oltre a questo, è stato per lungo tempo un paradigma dell’oblio, e tutt’ora un percorso di riconoscimento non ancora compiuto.

La Città di Reggio Emilia, Istoreco e l’Istituto Cervi hanno voluto segnare questo importante centenario con una rassegna di eventi, incentrati sulla mostra di Armin T. Wegner, militare paramedico tedesco che ha documentato come pochi le sofferenze dell’Esodo armeno dopo la persecuzione: le sue fotografie sono ancora oggi, dice Peter Balakian, “il nucleo della testimonianza delle immagini sul genocidio”.

La conclusione di questo ciclo è il Convegno dedicato al Yetz Meghern, il “Grande Male”, promosso proprio a Casa Cervi, un luogo simbolo per la memoria e la riflessione in Italia e in Europa, sempre più aperto al confronto con le “altre storie” e all’incontro con le testimonianze. Il pubblico privilegiato è quello degli studenti di quinta superiore, chiamati ad una riflessione specifica sul secolo scorso.

Insieme alla Prof.ssa Gabriella UIuhogian, eminente studiosa della cultura e storia armena, e al Prof. Giorgio Vecchio, Ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Parma, sarà presente in visita ufficiale a Casa Cervi S.E. l’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia Sargis Ghazaryan, che svolgerà le conclusioni del convegno e dell’intero percorso culturale svolto a Reggio Emilia.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Associazione ITALIARMENIA, Deutsches Literaturarchiv, Marbach, Unione degli Armeni in Italia, Fondazione Ex Campo di Fossoli.

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Al museo Marca un grande Alberto Biasi

La mostra “Alberto Biasi. Start up & Environment” presenta l’opera dell’artista padovano – oggi uno dei più noti e quotati artisti ottico cinetici italiani – da un punto di vista leggermente diverso rispetto alle opere che lo hanno reso famoso, come le “torsioni”, in lamelle di PVC o gli “ottico-dinamici” a sovrapposizione di pattern. Naturalmente non manca un nucleo importante di opere di questo tipo – circa una quarantina -, datate dal 1961 ad oggi, ma l’accento critico ed espositivo è posto su tutta quella serie di opere iniziali e germinali che ben pochi conoscono, e sugli ambienti realizzati tra gli anni Sessanta e Settanta.
L’interesse storico di una mostra si misura infatti anche dalla capacità di rivelare processi di pensiero diversi da quelli consueti e riconosciuti, soprattutto se – come nel nostro caso – l’artista è molto noto per alcune tipologie di opere. Così, lo spettatore si troverà di fronte opere di Alberto Biasi che non sempre “assomigliano” all’Alberto Biasi che si conosce, così come si troverà proiettato nei suoi ambienti, riproposti per l’occasione e difficilmente visibili tutti assieme.
Dunque, in un totale di circa sessanta opere, quasi una ventina costituiscono una sorta di “Biasi segreto” o comunque poco conosciuto, dove ad esempio una certa vena dadaista e ludica – esemplificata da opere/azioni come la ricostruzione della “Mostra chiusa. Nessuno è invitato a intervenire” del 1961 o della “Mostra del pane” dello stesso anno -prende il sopravvento sulle ricerche più propriamente ottico-dinamiche, mentre la riproposizione di tre ambienti – Light Prisms del 1962-67, Orizzontale ellebi del 1967 edEco del 1974 – contribuisce grandemente alla conoscenza dell’arte ambientale italiana, oltre che alla spettacolarità della mostra.
Un catalogo bilingue – italiano e inglese – di oltre duecento pagine, verrà pubblicato da Silvana Editoriale: all’interno numerose immagini inedite dell’artista e delle sue installazioni, un saggio critico sugli argomenti appena descritti di Marco Meneguzzo, che è anche il curatore della mostra, e un’intervista all’artista di Teodolinda Coltellaro, nonché apparati scientifici completi e aggiornati completano la rassegna, facendo il punto su questi specifici aspetti della multiforme attività di Alberto Biasi.

Alberto Biasi, nato nel 1937 a Padova, città dove vive e lavora, è uno dei principali esponenti dell’arte cinetica italiana ed internazionale.
Fonda nel 1959 con altri artisti il Gruppo ENNE, con cui lavora fino al 1967, per poi continuare la sua attività da solista.
Biasi ha partecipato come protagonista in numerose iniziative di sperimentazione artistica, soprattutto negli anni sessanta. In particolare il suo nome è legato alla stagione di massima popolarità dell’arte ottico-cinetica, grazie alle sue creazioni artistiche costruite sulla base di precise illusioni ottiche. I suoi quadri presentano in genere superfici che cambiano aspetto a seconda dell’angolo di osservazione, dando quindi la sensazione illusoria del movimento. Insieme con Gianni Colombo e Getulio Alviani è unanimemente considerato dalla critica come il più autorevole rappresentante italiano di questo tipo di arte.
Innumerevoli sono le sue mostre tra collettive e personali, da segnalare la sua partecipazione ad esposizioni fondamentali nella storia dell’arte cinetica, quali “Nove Tendencije” a Zagabria e la grande mostra “The responsive eye” al MoMa di New York. Più recentemente si ricorda nel 1988 una grande antologica al museo degli Eremitani di Padova, nel 1995 la retrospettiva “Biasi e il Gruppo ENNE alla Biennale di Venezia, nel 2006 l’esposizione di una trentina di sue opere storiche nelle Sale dell’Hermitage di San Pietroburgo, nel 2007 l’esposizione al Museo Diocesano di Barcellona e la partecipazione nel 2008 alla Triennale Internazionale di Arte Contemporanea di Praga.
Sue opere si trovano al Modern Art Museum di New York, alla Galleria Nazionale di Roma, ai Musei di Belgrado, Bolzano, Bratislava, Buenos Aires, Ciudad Bolivar, Epinal, Gallarate, Guayaquil, Lodz, Ljubljana, Livorno, Middletown, Praga, Padova, Saint Louis, San Francisco, Tokyo, Torino, Ulm, Venezia, Wroclaw ,Zagabria ed in numerose collezioni straniere ed Italiane.

Tutti i giorni 9:30-13:00/15:30-20:00 lunedì chiuso
MARCA – Museo delle Arti di CatanzaroVia Alessandro Turco n. 63 88100 Catanzaro
Info: www.museomarca.com

Bentornata Teodolinda, restituzione della cappella alla città di Monza

Lo spirito di mecenatismo della Fondazione Gaiani e il supporto di World Monuments Fund, la Marignoli Foundation, la Regione Lombardia e la Fondazione Cariplo, hanno fatto sì che nel 2008 si iniziasse il restauro della cappella di Teodolinda.
Un restauro eccezionale sotto tutti i punti di vista. La collaborazione economica di questi enti privati stranieri, con enti italiani privati e pubblici ha permesso di mettere a disposizione di Anna Lucchini – responsabile del restauro – e della sua équipe la migliore tecnologia, a volte addirittura in prima mondiale, in fase di indagine, di intervento e di controllo. Ineccepibile è stato il contributo scientifico di tutte le Soprintendenze del MIBACT e dell’Opificio delle Pietre Dure nella tutela e nel coordinamento delle ricerche, tutti gli enti coinvolti nelle indagini diagnostiche, del direttore dei lavori e della sicurezza in cantiere, così come della parte informatica e tecnologica del restauro. La ricerca scientifica nel campo dell’illuminazione condotta da Consuline, durante il lavoro con Osram spa e a restauro terminato con Reggiani spa, ha portato alla realizzazione di un nuovo modo di illuminare le opere d’arte con l’utilizzo di led, denominato “Monza Method”.

L’atto ufficiale di riconsegna della Cappella a monsignor Silvano Provasi, arciprete del Duomo, sarà sottoscritto da Franco Gaiani, presidente della Fondazione Gaiani, da Bernard du Vignaud, presidente del World Monuments Fund, da Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, da Mario Romano Negri, in rappresentanza della Fondazione Cariplo e da Antonella Ranaldi, in rappresentanza della Segreteria Regionale per i Beni e le Attività Culturali e della Soprintendenza per i Beni Storici, Artisti ed Etnoantropologici. Marco Carminati, firma illustre del Sole24Ore, sarà il chairman della giornata.

Sottoscritta la pergamena, sarà Titti Gaiani a riconsegnare le chiavi della Cappella restaurata all’arciprete del Duomo.
In quest’occasione così importante e simbolica è invitata la cittadinanza che potrà anche godere direttamente della bellezza accedendo fino alle ore 17.45 alla cappella e vedere da vicino i risultati del restauro. Infatti, proprio venerdì, la cappella sarà eccezionalmente aperta ai visitatori per un ingresso libero, nel rispetto delle indicazioni di sicurezza per il luogo prezioso in cui si accede e il regolamento del  Museo e Tesoro del Duomo di Monza.

“A tutti coloro che hanno contribuito a restituire la cappella di Teodolinda, massima testimonianza del Gotico Internazionale, alla città di Monza, al territorio lombardo e al mondo dell’arte va un sentito ringraziamento.” – afferma Mons. Silvano Provasi, Arciprete del Duomo di Monza – “Questi importanti risultati e successi confermano quanto sia possibile fare per l’arte e per il patrimonio culturale aprendo così un nuovo futuro per la cappella .”

“Il World Monuments Fund è lieto di aver sostenuto il lavoro eccezionale dei restauratori della Cappella di Teodolinda. Un mese dopo l’inaugurazione della fine dei lavori di restauro della Galleria dei Carracci a Palazzo Farnese a Roma, sono particolarmente felice di partecipare a quella di questo bel monumento lombardo. Si tratta di un’ulteriore testimonianza del sostegno del WMF, creato 50 anni fa a Venezia, alla salvezza dei capolavori del patrimonio italiano. Mi auguro che l’apertura al pubblico di questa Cappella permetta a numerosi appassionati d’arte di scoprirla nella sua bellezza ritrovata e susciti nuovi interventi di mecenatismo”.
“Restituendo la Cappella di Teodolinda in tutto il suo splendore, incoroniamo Monza capitale culturale internazionale a tutti gli effetti. Un gioiello straordinario torna ad essere patrimonio dei cittadini monzesi e di tutti lombardi, oltre che luogo di attrazione per turisti da ogni angolo d’Italia e del mondo. Il nostro contributo di un milione di euro dimostra ancora una volta la concretezza e la vocazione di una Regione troppo spesso percepita solo come motore economico anziché come leader anche in campo culturale. Per questo motivo, dall’inizio di questa legislatura regionale, stiamo lavorando assiduamente per promuovere il patrimonio culturale e identitario dei nostri territori”. Lo ha detto l’assessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia Cristina Cappellini.

“La rinascita della Cappella della regina Teodolinda è il modo migliore per far comprendere il ruolo di una fondazione come la Cariplo, filantropo moderno  – ha detto Giuseppe Guzzetti, Presidente di Fondazione Cariplo – Un’azione che va ben oltre l’erogazione di soldi, ma è progettazione, coinvolgimento, rinascita nelle comunità e dei territori dei nostri patrimoni artistici. Nel fare questo diamo spesso una forte spinta all’occupazione, compresa quella dei giovani a cui teniamo molto. E’ stato così anche per il recupero della Cappella della regina. Abbiamo visto tante persone al lavoro. Un orgoglio in più”.

info: www.museoduomonza.it
info@fondazionegaiani.it
+39.039.326383

Il Grande Cretto di Burri finalmente completato

Il 17 ottobre,
a 30 anni dall’avvio si inaugura a Gibellina
il Grande Cretto di Burri finalmente completato.

Il 17 ottobre, il Grande Cretto di Gibellina sarà ufficialmente inaugurato. Esattamente trent’anni dopo l’’avvio della sua realizzazione (1985) l’’opera forse più famosa di Alberto Burri ha trovato il suo completamento.

Nello scorso maggio si è, infatti, concluso il cantiere che ha portato a compimento il “Grande Cretto”, così come concepito e definito da Burri. Come ’è ben noto, Gibellina (Valle del Belìce, in Sicilia) fu distrutta dal sisma del 1968. Numerosi artisti di chiara fama, in risposta all’’appello di Ludovico Corrao, allora Sindaco di quella città, aderirono con slancio e generosità per la fondazione della nuova Gibellina in altro luogo, con progetti di piazze, architetture e opere mo­numentali.

Anche Burri, invitato nel 1981, decise di intervenire, scegliendo però di operare sui ruderi stessi della vecchia Gibel­lina. I resti della città vennero inglobati nel cemento riprendendo il vecchio assetto urbanistico. Il labirinto bianco coprì come un sudario le rovine del sisma, ricordando con le fenditure del Cretto l’evento distruttivo e offrendo alla comunità la dimensione simbolica di un nuovo inizio.

I lavori, avviati nel 1985 e interrotti nel 1989, coprirono circa 66.000 mq. a fronte dei 86.000 mq. previsti.

In occasione del Centenario della nascita di Burri, la Regione Sicilia, il Comune di Gibellina, la Fondazione Palaz­zo Albizzini Collezione Burri hanno deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale.

La seconda fase dei lavori prevede l’opera di restauro completo del Cretto, già finanziata e in attesa di imminente avvio. E’ intenzione delle Istituzioni preposte anche la realizzazione di una sede-presidio dell’importante opera-monumento, in cui sarà possibile sostare, assumere informazioni e pubblicazioni, nonché immagini e documenti sull’opera e la sua storia.
Una ’adeguata segnaletica e altri servizi di comunicazione sono stati previsti nel progetto di qualificazione territoriale regionale strettamente inerente il “Grande Cretto”.

“… Diversamente da un paesaggio naturale, nel Cretto la frattura regolata, accompagnata, composta non parla più degli elementi scatenanti forze ignote o catastrofi incipienti, ma diviene specchio del pensiero, della sua domanda insistente, assetata, inappagabile. Se è vero che l’opera d’arte non può dare risposte, essa consente di scatenare interrogazioni inarrestabili.
Lo spazio del Cretto obbliga lo sguardo a percorrere le sue fratture come il viandante dentro le vie di una città abbandonata; la massa piena di incidenti di un acrovinilico di Burri ha la labirintica struttura della cerebralità e del pensiero che non può approdare.
Il Grande Cretto di Gibellina ha un corpo percorribile, esso contiene tutto l’antico abitato di quel povero paese della Valle del Belice estintosi in una notte invernale del 1968. Scendendo nelle sue fessure, perdendosi nei suoi dedali che un tempo furono le strade stesse del paese, si alimenta ogni volta il pensiero sulla condizione di quanti abitavano in quella terra. Il Grande Cretto evoca tanto la catastrofe avvenuta quanto l’inestinguibilità della memoria che, pur velando ogni cosa, la evidenzia. Davanti al Grande Cretto di Gibellina si comprende che la forma è una cosa vera, che lo spazio è un pensiero diversamente replicabile e aperto e che l’arte ha il potere di dare senso alle cose, con il più eloquente dei silenzi.”
E’ quanto scrive Bruno Corà nel recente catalogo della mostra “Burri I Cretti” allestita al Museo Riso. Nella giornata del 16 ottobre verrà presentato ufficialmente a Palermo il catalogo della mostra “Burri I Cretti”.
L’’esposizione è stata voluta come occasione di approfondimento su quello che è stato uno dei momenti creativi di maggior interesse nel percorso artistico del maestro umbro di cui ricorre il centenario della nascita.

Ai Diamanti, la grande mostra su De Chirico e la Metafisica

La pittura di De Chirico è una nuova visione,
nella quale lo spettatore ritrova il suo isolamento
e intende il silenzio del mondo

René Magritte

A cento anni dalla loro creazione tornano a Ferrara i rari capolavori metafisici che Giorgio de Chirico dipinse nella città estense tra il 1915 e il 1918. La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie di Stoccarda in collaborazione con l’Archivio dell’Arte Metafisica e curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos celebra questa importante stagione dell’arte italiana e documenta la profonda influenza che queste opere ebbero in quegli anni su Carlo Carrà e Giorgio Morandi, e poco dopo sulle avanguardie europee del Dadaismo, del Surrealismo e della Nuova Oggettività.
Quando l’Italia entra nella prima guerra mondiale, de Chirico e suo fratello Alberto Savinio lasciano Parigi per arruolarsi e alla fine di giugno del 1915 vengono assegnati al 27° Reggimento di Fanteria di Ferrara. Il soggiorno nella città emiliana determina cambiamenti profondi, tanto nella pittura di Giorgio e nei temi ispiratori dei suoi quadri quanto nelle creazioni di Alberto, che a Ferrara abbandona decisamente la musica per dedicarsi solo alla scrittura.
Travolto da un’ondata di romantica commozione di fronte alla bellezza della città e al ritmo sospeso della sua vita, de Chirico la rende protagonista di alcuni dei suoi più famosi dipinti, nei quali il Castello Estense o le grandi piazze deserte e senza tempo svolgono un ruolo di magica affabulazione (I progetti della ragazza, 1915, Il grande metafisico, 1917, Le Muse inquietanti, 1918). Nella pittura ferrarese stanze segrete dalle prospettive vertiginose fanno da sfondo agli oggetti più strani o più comuni che l’artista individuava nelle sue esplorazioni tra i vicoli del ghetto, e su pavimenti in fuga verso l’orizzonte, tra rosse quinte teatrali che mimano edifici del Rinascimento, sciolgono il loro canto malinconico i grandi manichini senza volto (Il Trovatore, 1917, Ettore e Andromaca, 1917). Le tele si accendono di un cromatismo intenso, dai vani delle finestre si intravedono scorci di architetture, i quadri nel quadro propongono l’eterna sfida tra realtà e illusione, e gli agglomerati di scatole con carte geografiche mute, biscotti, strumenti da disegno e di misurazione, anticipano le accumulazioni scultoree dadaiste: oggetti isolati dal loro contesto e riassemblati per evocare nuovi significati e suscitare nello spettatore un senso di straniamento.

La mostra, la prima in senso assoluto dedicata all’indagine e all’approfondimento delle peculiarità artistiche e culturali di questo periodo cruciale per l’arte italiana ed europea, presenta la più completa rassegna che si sia mai potuta vedere dei capolavori dipinti da de Chirico e Carrà nel 1917 a Villa del Seminario, l’ospedale psichiatrico militare per la cura delle nevrosi di guerra, dove i due artisti furono ricoverati nella primavera-estate del 1917 sviluppando un intenso sodalizio di lavoro. Per la prima volta dopo quarantacinque anni si potranno vedere allestiti uno accanto all’altro gli originali dei grandi manichini di Giorgio de Chirico del 1917-18 insieme alla serie quasi completa delle opere metafisiche di Carrà: Il gentiluomo ubriaco, Composizione TA, Penelope, Natura morta con la squadra, La camera incantata, Solitudine,Madre e figlio, L’idolo ermafrodito, L’ovale delle apparizioni, Il cavaliere occidentale, Il figlio del costruttore.
Altrettanto importante è la presenza di Giorgio Morandi, il cui percorso verso la sospensione metafisica e il realismo magico è documentato da un selezionatissimo gruppo di opere realizzate tra il 1916 e il 1919: dalla famosa “natura morta rosa” fino a quelle coi busti di manichino e con i vasi sul tavolo rotondo del 1919.
Attraverso poche ma essenziali opere di Filippo de Pisis, il primo e più fedele compagno ferrarese di de Chirico, possiamo seguirne il singolare percorso che sviluppa una visione personale della metafisica, dai primi collage dadaisti fino alle opere degli anni Venti, dense di citazioni dalle opere dell’amico (Natura morta accidentale, 1919/20, I pesci sacri, 1926, Natura morta con gli occhi, 1923).
L’influenza capillare della pittura metafisica sulle avanguardie europee del dopoguerra – avvenuta soprattutto tramite la diffusione della rivista «Valori Plastici» e le mostre itineranti organizzate dal suo editore Mario Broglio – è documentata da una serie importante di opere di Man Ray, Raoul Hausmann, George Grosz, René Magritte, Salvador Dalí e Max Ernst, che realizzarono straordinari capolavori ispirati ai temi e alle iconografie ferraresi di de Chirico e di Carrà.

Il percorso espositivo, che comprende circa ottanta opere provenienti dai principali musei e collezioni di tutto il mondo, ha il suo fulcro nel nucleo di tele realizzate da de Chirico nella stretta forbice temporale degli anni ferraresi. Scandita in sezioni cronologico-tematiche, la rassegna è arricchita da una selezione di dipinti, ready made, acquerelli, disegni, collage e fotografie degli artisti che si ispirarono al maestro italiano, nei quali sarà possibile leggere sorprendenti riprese e citazioni.

ll catalogo della mostra, punto d’ arrivo di oltre trent’anni di studio e di ricerche, sarà corredato da saggi dei maggiori specialisti di quel periodo storico e offrirà uno sguardo completo su questa straordinaria stagione dell’arte italiana ed europea.

La ricorrenza del centenario del soggiorno di de Chirico a Ferrara ha chiamato a raccolta istituzioni, associazioni e altri soggetti cittadini, che hanno dato vita ad un ricco calendario di proposte culturali ed educative, tra conferenze, concerti, incontri, mostre e progetti didattici. Con il biglietto d’ingresso all’esposizione di Palazzo dei Diamanti, sara` possibile accedere gratuitamente alla mostra Il manichino e i suoi paesaggi presso la Palazzina Marfisa d’Este (la prima rassegna italiana ad esplorare questo tema dalla moda alla scienza all’arte) e alla mostra site specific di Mustafa Sabbagh, ispirata all’opera di Alberto Savinio, al Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara.

DE CHIRICO A FERRARA. Metafisica e avanguardie
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
14 novembre 2015 – 28 febbraio 2016

Mostra a cura di Paolo Baldacci e Gerd Roos, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie di Stoccarda in collaborazione con l’Archivio dell’Arte Metafisica di Milano / Berlino.

Orari di apertura: tutti i giorni 9.00 – 19.00
Aperto anche 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio

Informazioni e prenotazioni
tel. 0532 244949
diamanti@comune.fe.it
www.palazzodiamanti.it

Le eterne visioni di Bill Viola a Palazzo Magnani.

Dal 17 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016 la Fondazione Palazzo Magnani presenta un’imperdibile edizione di “Arte in agenda. A tu per tu con….”. L’ appuntamento è con due opere straordinarie: l’Ascensione di Isotta (La forma della luce nello spazio dopo la morte), 2005 di Bill Viola – uno dei massimi artisti contemporanei di video art – e la Santa Maria Maddalena Portata in cielo dagli angeli, 1605 del maestro emiliano Giovanni Lanfranco, in un evento espositivo dal forte potere evocativo reso possibile dalla collaborazione tra Palazzo Magnani e due prestigiose Istituzioni italiane, il Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli e Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino.

Per l’occasione sarà pubblicato il saggio inedito “Un pittore per il nostro tempo: Bill Viola” a firma di Salvatore Settis che terrà a Reggio Emilia, per la Fondazione Palazzo Magnani, martedì 17 novembre alle ore 18.30 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, una lectio su Bill Viola.

Il progetto Arte in Agenda. A tu per tu con… ideato e promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia, attraverso il dialogo tra due opere, così lontane nel tempo eppure così vicine per forza espressiva, intende esaltare il rapporto inscindibile tra arte antica e moderna, generato dal fascino che l’arte del passato ha esercitato sugli artisti a partire dalle avanguardie del Novecento fino alla contemporaneità.

La relazione e il dialogo tra l’’Ascensione di Isotta di Bill Viola e l’Assunzione di Lanfranco sono ravvisabili su due piani: quello compositivo e quello semantico. Del resto è noto come Bill Viola, nella costruzione della sua narrazione per immagini, tragga chiara ispirazione stilistica e compositiva propriamente dalle opere degli artisti italiani del Rinascimento e non solo, “colpevoli”, forse, l’origine italiana della sua famiglia e la sua permanenza tra Los Angeles e il nostro paese.
È lo stesso Viola a dirci “Alla fine degli anni Ottanta la distanza che mi aveva separato dai vecchi maestri del passato si è completamente dissolta. Tempo e spazio, passato e presente, erano la stessa cosa. Così il mio profondo legame con la pittura italiana — nato nel periodo in cui vivevo a Firenze — è ritornato a galla come un amore perduto. Ho capito che i cosiddetti vecchi maestri non erano altro che giovani radicali. Masaccio, Michelangelo, Raffaello, erano artisti influenzati da nuove idee tecniche e scientifiche, provenienti da centri di ricerca e da università. Avevano tutti circa 20 anni quando hanno creato i primi grandi lavori. Il parallelo con l’epoca attuale delle videocamere digitali, della computer graphic, della videoarte e di internet, è indiscutibile. Una volta stabilita questa relazione, e cioè che tutta l’arte a quel tempo era avanguardia, si colgono solo connessioni e affinità, non fratture. Dopo tutto, c’è un unico filo che attraversa la scienza ottica, dalla prospettiva del XV° secolo fino all’era digitale. Così un intero nuovo paesaggio, che aspettava di essere esplorato, mi si è aperto davanti. Naturalmente non ero interessato ad appropriarmi o a parodiare, non volevo semplicemente riprodurre o citare la storia dell’arte. Ho guardato a loro come modelli per la mia concezione dell’immagine, costruendola grazie a un’esperienza lunga 700 anni”.

L’Ascensione di Isotta (La forma della luce nello spazio dopo la morte) di Bill Viola – magnifica e struggente opera di proprietà della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT in comodato presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino – presenta, attraverso un monitor al plasma di ampie proporzioni, l’immagine misteriosa di un mondo fluttuante, rischiarato soltanto da un fascio di luce, che viene improvvisamente scosso dalla presenza di un corpo femminile, ormai liberato da ogni traccia di pesantezza terrena. Come attratto da una dimensione ulteriore, il corpo ascende, lasciando dietro di sé una scia luminosa. L’opera del 2005, nasce nell’ambito diLove/Death: the Tristan Project (Amore/morte: il progetto di Tristano), un ciclo creato da Bill Viola in relazione all’opera di Richard WagnerTristano e Isotta, che indaga la relazione tra l’amore e la morte. Viola parte da questa riflessione, interpretando e sublimando il tema in una sapiente e intensa ricerca di una dimensione che trascende la vita terrena. La video installazione presenta pertanto il percorso di Isotta, la sua ricerca di unione con l’amato attraverso la morte. Nell’immagine ottenuta da Viola sono rintracciabili evidenti tracce dell’iconografia dell’arte cristiana del Rinascimento e del manierismo.

La Maddalena di Lanfranco – proveniente dal Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli – è un’opera di grande visionarietà e di estrema modernità. La composizione si fonda sul contrasto tra il realistico e “terreno” nudo della Santa sorretta da putti, da un lato e, dall’altro, il cielo dominato da forti contrasti chiaroscurali e da fredde tonalità cromatiche. L’opera dunque manifesta una intensa dimensione ultraterrena insieme un’esplicita presenza nel mondo. Lanfranco, innovativo e originale maestro della scuola emiliana del Seicento, affronta la sfida di rendere il movimento, di rappresentare un’azione che sottende lo scorrere del tempo nell’avvicinamento dell’uomo al divino.

I punti di contatto tra queste opere di Bill Viola e di Lanfranco sono davvero evidenti e di grande intensità.
Isotta e Maddalena si librano avvolte nei panneggi delle loro vesti lasciandosi portare dove il loro destino le chiama, in un gesto di ardente accettazione che è dono d’amore. Il legame tenace e indissolubile tra la dimensione spirituale e materiale emana dalle due immagini condensandosi in una tensione emotiva profonda.

Così il grande storico dell’arte Salvatore Settis “Bill Viola pensa se stesso come un pittore, vive la propria arte nel dialogo con l’arte del passato… Attraverso l’opera di Bill Viola noi, osservatori ora stupefatti ora commossi ora increduli, dobbiamo fare i nostri conti con l’arte, la sua e quella del passato”.

Il progetto Arte in Agenda. A tu per tu con…
Accanto alle prestigiose mostre che la Fondazione Palazzo Magnani organizza (si è chiusa di recente il grande evento espositivo dedicato a Piero della Francesca), “Arte in agenda. A tu per tu con…” ci accompagna lungo un viaggio nella storia dell’arte attraverso singole opere e personalità tra le più significative di sempre.
Il progetto “Arte in agenda. A tu per tu con…” è iniziato nel 2012 e quest’anno giunge alla sua IV^ edizione. Nelle passate edizioni la Fondazione Palazzo Magnai ha proposto: nel marzo del 2012 The last supper di Andy Warhol (1986) in dialogo con un raro disegno dell’Ultima cena leonardesca eseguito da Francesco Hayez (1856); nella primavera del 2013 Pablo Picasso, Femme sur un fauteuil. Buste (Donna seduta. Busto), 1962 di Collezione privata con la partecipazione di Francesco Bonami; nell’autunno 2013 un dialogo tra l’Ombra della sera, prima metà del III sec. a.C. bronzo fuso dal Museo etrusco “Guarnacci” di Volterra e una Femme debout, 1956, bronzo di Alberto Giacometti, di Collezione privata.

In questo percorso Arte in agenda conduce il visitatore a ripercorrere le poetiche degli artisti, l’anima di certe elaborazioni creative e brani di storia dell’arte che possono costituire utili strumenti di riflessione sull’oggi. Infatti le opere d’arte – antiche, moderne o contemporanee – non hanno mai guardato l’uomo dall’alto dei loro processi creativi, bensì hanno sempre svolto il ruolo di fedele specchio della vita e della storia in cui sono nate, all’interno di processi evolutivi costanti, a volte lineari, ma più spesso intrecciati, complessi o addirittura ciclici. Per questo ogni creazione non è mai figlia unicamente del proprio tempo, ma possiede una valenza più ampia. Può infatti contenere riferimenti, elementi di contatto o di rottura con quanto elaborato in precedenza e al contempo può offrire importanti spunti che saranno oggetto d’indagine per i linguaggi futuri.

Le opere in mostra

Bill Viola
Isolde’s Ascension (The Shape of Light in the Space after Death)
L’ascensione di Isotta – La forma della luce nello spazio dopo la morte)
, 2005
video, schermo al plasma, colore, sonoro stereo, 10’30’’ / video: plasma display, color, stereo sound, 10 min. 30 sec.
Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, 2006
in comodato presso / on loan to Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino

Giovanni Lanfranco
Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli
, 1605
olio su tela, 110×78 cm
Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli

SCHEDA TECNICA

ARTE IN AGENDA A tu per tu con …
BILL VIOLA E LANFRANCO
ETERNE VISIONI TRA PRESENTE E PASSATO

Reggio Emilia, Palazzo Magnani
17 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016

Orari: da martedì a venerdì 10.00 -13.00 / 15.00 – 18.00
Sabato e Festivi 10.00 – 19.00
Chiuso: Lunedì, 25 dicembre
Aperture straordinarie: 24 novembre dalle 10 alle 19; 8 dicembre dalle ore 10 alle 19; 26 dicembre dalle 10 alle 19; 1 gennaio dalle 15 alle 18

Ingresso:
5 €
Modalità di visita

Ingresso a gruppi in fasce orarie fino ad esaurimento posti ogni 30 minuti negli orari di mostra a partire dalle ore 10
(la visita è guidata da uno storico dell’arte della Fondazione Palazzo Magnani)
E’ consigliata la prenotazione

Per informazioni e prenotazioni:
Palazzo Magnani, Corso Garibaldi 29
Biglietteria Tel. 0522 444446/454437 – Email. info@palazzomagnani.it – www.palazzomagnani.it

Promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani

con la partecipazione di Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Pietro Manodori e Camera di Commercio di Reggio Emilia e con il contributo di Landi Renzo spa; media partner Radio LatteMiele e IBS Italcuscinetti

Viva la vita con #moutivation

E dire che pochi giorni fa mia mamma non aveva capito che la voce fuori campo nella pubblicità Molinari è quella di Mourinho. Uno che insomma, di autostima ne ha a pacchi tanto da sembrare a volte arrogantello. Ma quante volte sarebbe figo averci un motivatore come il Mou? .

Molinari, la nota azienda italiana produttrice di bevande alcoliche, ha lanciato un concorso che invita a condividere sfide, obiettivi e persino metodi di allenamento con un video o delle foto. In palio per il vincitore c’è un viaggio davvero speciale.

Basta iscriversi al sito del concorso #Moutivation e caricare contenuti video/audio che trasmettono tutta la vostra grinta e voglia di farcela. I vincitori partiranno per uno Special Travel unico al mondo o al Circolo Polare Artico in Lapponia o nel selvaggio Canada, oppure alla volta di un’immersione nella coolness di New York o nella rutilante Las Vegas. Gli altri premi in palio sono: un corso di cucina con chef a domicilio, un personal trainer o un nutrizionista sempre a disposizione, un corso intensivo per imparare a parlare una lingua straniera a scelta, un training con un esperto di cosmesi. Per vincere basterà condividere foto e video di allenamenti, momenti ludici durante lo svolgimento di attività fisica, obiettivi, sfide da vincere, allenamenti speciali. Mourinho sarà l’arbitro della sfida giocata in casa Molinari. Io ci proverei, solo per avere anche un minimo contatto con il Mou. Ché lo so che a voi donnine piace.Buzzoole

Al Museo MARCA un grande Alberto Biasi.

La mostra “Alberto Biasi. Start up & Environment” presenta l’opera dell’artista padovano – oggi uno dei più noti e quotati artisti ottico cinetici italiani – da un punto di vista leggermente diverso rispetto alle opere che lo hanno reso famoso, come le “torsioni”, in lamelle di PVC o gli “ottico-dinamici” a sovrapposizione di pattern. Naturalmente non manca un nucleo importante di opere di questo tipo – circa una quarantina -, datate dal 1961 ad oggi, ma l’accento critico ed espositivo è posto su tutta quella serie di opere iniziali e germinali che ben pochi conoscono, e sugli ambienti realizzati tra gli anni Sessanta e Settanta.
L’interesse storico di una mostra si misura infatti anche dalla capacità di rivelare processi di pensiero diversi da quelli consueti e riconosciuti, soprattutto se – come nel nostro caso – l’artista è molto noto per alcune tipologie di opere. Così, lo spettatore si troverà di fronte opere di Alberto Biasi che non sempre “assomigliano” all’Alberto Biasi che si conosce, così come si troverà proiettato nei suoi ambienti, riproposti per l’occasione e difficilmente visibili tutti assieme.
Dunque, in un totale di circa sessanta opere, quasi una ventina costituiscono una sorta di “Biasi segreto” o comunque poco conosciuto, dove ad esempio una certa vena dadaista e ludica – esemplificata da opere/azioni come la ricostruzione della “Mostra chiusa. Nessuno è invitato a intervenire” del 1961 o della “Mostra del pane” dello stesso anno -prende il sopravvento sulle ricerche più propriamente ottico-dinamiche, mentre la riproposizione di tre ambienti – Light Prisms del 1962-67, Orizzontale ellebi del 1967 ed Ecodel 1974 – contribuisce grandemente alla conoscenza dell’arte ambientale italiana, oltre che alla spettacolarità della mostra.
Un catalogo bilingue – italiano e inglese – di oltre duecento pagine, verrà pubblicato da Silvana Editoriale: all’interno numerose immagini inedite dell’artista e delle sue installazioni, un saggio critico sugli argomenti appena descritti di Marco Meneguzzo, che è anche il curatore della mostra, e un’intervista all’artista di Teodolinda Coltellaro, nonché apparati scientifici completi e aggiornati completano la rassegna, facendo il punto su questi specifici aspetti della multiforme attività di Alberto Biasi.

Alberto Biasi, nato nel 1937 a Padova, città dove vive e lavora, è uno dei principali esponenti dell’arte cinetica italiana ed internazionale.
Fonda nel 1959 con altri artisti il Gruppo ENNE, con cui lavora fino al 1967, per poi continuare la sua attività da solista.
Biasi ha partecipato come protagonista in numerose iniziative di sperimentazione artistica, soprattutto negli anni sessanta. In particolare il suo nome è legato alla stagione di massima popolarità dell’arte ottico-cinetica, grazie alle sue creazioni artistiche costruite sulla base di precise illusioni ottiche. I suoi quadri presentano in genere superfici che cambiano aspetto a seconda dell’angolo di osservazione, dando quindi la sensazione illusoria del movimento. Insieme con Gianni Colombo e Getulio Alviani è unanimemente considerato dalla critica come il più autorevole rappresentante italiano di questo tipo di arte.
Innumerevoli sono le sue mostre tra collettive e personali, da segnalare la sua partecipazione ad esposizioni fondamentali nella storia dell’arte cinetica, quali “Nove Tendencije” a Zagabria e la grande mostra “The responsive eye” al MoMa di New York. Più recentemente si ricorda nel 1988 una grande antologica al museo degli Eremitani di Padova, nel 1995 la retrospettiva “Biasi e il Gruppo ENNE alla Biennale di Venezia, nel 2006 l’esposizione di una trentina di sue opere storiche nelle Sale dell’Hermitage di San Pietroburgo, nel 2007 l’esposizione al Museo Diocesano di Barcellona e la partecipazione nel 2008 alla Triennale Internazionale di Arte Contemporanea di Praga.
Sue opere si trovano al Modern Art Museum di New York, alla Galleria Nazionale di Roma, ai Musei di Belgrado, Bolzano, Bratislava, Buenos Aires, Ciudad Bolivar, Epinal, Gallarate, Guayaquil, Lodz, Ljubljana, Livorno, Middletown, Praga, Padova, Saint Louis, San Francisco, Tokyo, Torino, Ulm, Venezia, Wroclaw ,Zagabria ed in numerose collezioni straniere ed Italiane.

Tutti i giorni 9:30-13:00/15:30-20:00 lunedì chiuso
MARCA – Museo delle Arti di CatanzaroVia Alessandro Turco n. 63 88100 Catanzaro
Info: www.museomarca.com

A Verona apre il rinnovato Museo degli Affreschi

Dal 15 novembre, a Verona
apre il Museo degli Affreschi Cavalcaselle alla
Tomba di Giulietta
ampliato e rinnovato

Il 15 novembre aprirà al pubblico il Museo degli Affreschi Cavalcaselle presso la Tomba di Giulietta a Verona. Completamente rinnovato, il museo sarà ampliato con un percorso espositivo che integra la grande raccolta di affreschi medievali qui esposti con importanti opere, realizzate sempre con la tecnica “a fresco” del Medioevo e del Rinascimento veronese.

Dal 1973 l’ex convento di San Francesco al Corso ­ che accoglie anche la celeberrima Tomba di Giulietta – è sede del complesso del “Museo degli Affreschi G.B. Cavalcaselle”, con annessi spazi destinati a verde e all’esposizione di frammenti e reperti lapidei.

Al 2004 risale la sistemazione dell’area verde esterna con la realizzazione del nuovo muro di cinta in tufo e mattoni che ospita l’esposizione di lapidi ed elementi scultorei e il completamento degli intonaci esterni rimasti indefiniti nei lavori del 1973.

Nel corso del 2012 si sono conclusi i lavori di restauro e consolidamento statico dell’ala conventuale orientale a cura dell’Edilizia Pubblica Monumentale con la Direzione Musei d’Arte e Monumenti del Comune di Verona in collaborazione con l’architetto Valter Rossetto.

Contemporaneamente è stata inaugurata una nuova area di accoglienza visitatori con annessa biglietteria, uno spazio per la vendita di volumi e merchandising, una piccola zona di ristoro e nuovi servizi igienici per il pubblico. Al secondo piano dell’ala settentrionale, sono stati resi funzionanti gli uffici del catalogo, dell’archivio fotografico e dell’archivio Magagnato, cuore della gestione delle raccolte.

Nella fase finale dei lavori l’attenzione è stata riservata all’ala meridionale e ad una complessiva “revisione” degli ambienti finalizzata a rendere omogenei gli spazi preesistenti con quelli nuovamente allestiti.

In previsione del completamento del museo, la Direzione Musei d’Arte e Monumenti ha condotto una campagna di catalogazione e studio degli affreschi, delle sculture e dei frammenti lapidei al fine di identificare, per quanto possibile, l’origine di questo ingente patrimonio, con l’intento di integrare e perfezionare l’esposizione già presente. I reperti cronologicamente e artisticamente più significativi sono stati selezionati per essere presentati nel modo più efficace lungo un rinnovato percorso museale.

Nel chiostro, ad accogliere il visitatore, il nuovo ordinamento prevede sei statue, rappresentanti le Virtù e le città di Verona e Vicenza, provenienti dal recinto delle Arche Scaligere, inserite in tale contesto al fine di creare un ideale dialogo con i pezzi trecenteschi esposti nelle sale superiori.

Proseguendo, mediante un percorso cronologico, la nuova apertura del museo consente di compiere un viaggio attraverso i secoli nella città dipinta. Partendo dall’anno Mille, in un suggestivo ambiente che rievoca il sacello scarpiano del Museo di Castelvecchio, sono esposti frammenti lapidei e architettonici, iscrizioni, capitelli, mensole e patere di grande valore decorativo, provenienti da edifici religiosi distrutti (la chiesa di San Daniele e quella di Tombazosana) coevi al ciclo affrescato della grotta di San Nazaro. Tali rarissime pitture ­ il cui primo strato è datato 955 ­ in occasione della riapertura del museo, sono state smontate e ricomposte secondo la nuova restituzione studiata dalla prof.ssa Tiziana Franco dell’Università di Verona.

Nell’adiacente salone sono esposti gli imponenti sottarchi con ritratti di imperatori romani, provenienti dal Palazzo scaligero di Cansignorio affrescati da Altichiero a partire dal 1364 e staccati nel 1967. Dopo un accurato restauro, eseguito dal Laboratorio di Restauro dellaSoprintendenza per le Belle Arti e il Paesaggio delle province di Verona, Rovigo e Vicenza, i sottarchi vengono presentati con un particolare sistema a sospensione che ne consente una lettura dal basso simile a quella che il ciclo decorativo aveva originalmente. Accanto agli undici sottarchi, trovano posto una monumentale Crocifissione e gli affreschi trecenteschi provenienti dal chiostro di Santa Eufemia, dalla chiesa di Santa Felicita e da altre chiese locali, con elementi lapidei riferibili al periodo scaligero e post scaligero, come i medaglioni marmorei con profili di imperatori romani, quale sviluppo umanistico del tema scelto da Altichiero.

Nel corridoio laterale del secondo piano è collocato il lungo fregio continuo affrescato da Jacopo Ligozzi e bottega (1547-1627) per una sala di Palazzo Fumanelli, raffigurante la Cavalcata di Carlo V e Clemente VII a Bologna nel 1530, staccato e donato ai musei civici veronesi alla fine dell’Ottocento. Esso è costituito da tredici grandi frammenti che caratterizzano un ciclo di circa trenta metri lineari. Dieci elementi che lo compongono vengono presentati nella fascia sommitale della parete, a richiamare l’antica collocazione, mentre tre elementi contigui sono abbassati all’altezza dello sguardo dello spettatore, per consentirne un più diretto apprezzamento.
Da questo punto in avanti il percorso museale si connette con quello esistente, riprendendo il racconto della città dipinta con gli affreschi di Bernardino India e Domenico Brusasorzi per Palazzo Fiorio della Seta, e prosegue con le tele di Felice Brusasorzi, Anselmo Canera, Paolo Farinati. Queste ultime, commissionate da Pellegrino Ridolfi nel 1584, rappresentano tre episodi della vita di Mosè e furono esposte a Castelvecchio fino al 1944, quando vennero danneggiate da un evento bellico.
Nella medesima sala sono esposti 16 bronzetti affiancati ad una importante statua in bronzo di inizio Seicento raffigurante San Rocco, proveniente dal Lazzaretto di Michele Sanmicheli, presentata in precedenza solo in sporadiche occasioni.

L’ordinamento espositivo è corredato da ampi testi illustrativi e da un adeguato apparato grafico-didascalico, integrato da strumenti multimediali con informazioni collegate alla storia della città.
L’inaugurazione del rinnovato Museo degli Affreschi G.B. Cavalcaselle è fissata per sabato 14 novembre 2015, con ingresso gratuito a partire dalle ore 14.30.
La gratuità sarà estesa sino a tutta la giornata di domenica 15 novembre.

Info: https://museodegliaffreschi.comune.verona.it

Esce un libro per i 125 anni dei biscotti Gentilini!

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Compie 125 anni una delle più prestigiose aziende di biscotti italiane che, indubbiamente, rappresenta un fiore all’occhiello per l’eccellenza del “Made in Italy” e che continua a veder crescere consensi e fatturati in controtendenza a quella che è la crisi economica italiana.
Si tratta dell’azienda Biscotti P. Gentilini, esempio nei decenni di successo, serietà, tradizione, romanità e autorevolezza, la cui affascinante storia è ora un libro dai mille risvolti scritto da Daniela Brignone e pubblicato da Palombi Editori.
Un saggio e una biografia, una raccolta di preziosi documenti d’archivio e dati economici, un percorso di ricostruzione analitica di una realtà imprenditoriale che parte dalla provincia bolognese per approdare nella Capitale, dove un giovane con le idee chiare riesce a sviluppare in pochi anni un impero attraverso il sudore di un sano lavoro, una volontà ferrea, una fantasiosa creatività ed una lungimirante mentalità imprenditoriale.
Il ragazzo è Pietro Gentilini, capostipite di cui si traccia il percorso dalla giovinezza a Vergato per approdare alla descrizione dell’attuale azienda presieduta dal nipote Paolo, ricostruendo in dettaglio – tra eventi e contesti storici diversificati, carteggi epistolari e racconti familiari – l’eroica sfida di un uomo determinato a realizzare i propri sogni: dolcetti composti da farina, zucchero, burro, miele e vaniglia sapientemente miscelati (la ricetta è ancora segreta) e confezionati in scatole di lusso per pochi privilegiati, ma diventati nel tempo un prodotto ricercato da famiglie di ogni estrazione sociale.
Una storia semplice e pulita, quella narrata dall’autrice, che abbraccia un modello di tradizione alimentare italiana tracciando un ritratto sull’evoluzione dei consumi e dell’immaginario collettivo ad essi connesso, oltre che sulla storia di Roma legata alle sue attività commerciali, industriali e iconografiche da fine Ottocento ai giorni nostri.
In ogni cofanetto di biscotti è raffigurato un pezzo della Città eterna, un elemento bucolico o uno stereotipo grafico atto a generare ricordi e visioni collegati all’infanzia: un packaging d’immagine che nel corso degli anni si è adeguato con originale creatività anche alle logiche del marketing pubblicitario.
Insieme alla fotografia sociale di un’epoca che cambia con i suoi prodotti di consumo alimentare, si racconta delle profonde relazioni affettive di una famiglia numerosa che mai si scoraggia di fronte ad eventi imprevedibili e vince la partita con il consumatore il quale, più che cliente, risulta un affezionato e costante seguace, innamorato da più generazioni di sapori genuini ed inequivocabili.
Le tracce legali e contabili dell’evoluzione dell’azienda – anno per anno – sono frutto di una ricerca d’archivio che, accorpata a inedite immagini d’epoca, sia private che pubblicitarie, e ad una scorrevolezza testuale che accresce la curiosità di fatti storici come di aneddoti personali, fanno di quest’opera una testimonianza completa di una vicenda aziendale unica nel suo genere.
Il 125esimo anniversario dell’azienda sarà anche celebrato, in collaborazione con Poste Italiane Filatelia, attraverso la realizzazione di un folder in edizione limitata contenente due cartoline raffiguranti il mitico trenino di biscotti Gentilini risalente agli anni ’30 ed un catalogo dei prodotti dei primi del 1900. Entrambe le cartoline saranno allestite con il francobollo dedicato alla Biscotti P. Gentilini emesso nel 2010 e con l’annullo filatelico celebrativo della manifestazione.
Biscotti P. Gentilini
125 anni di bontà
(1890 – 2015)
196 pagine
ISBN 978-88-6060-684-6
Testi di: Daniela Brignone
Cura e coordinamento editoriale: Francesca Germanò
Editore: Palombi Editori
© 2015
Tutti i diritti spettano a:
Biscotti P. Gentilini S.r.l.
Via Affile, 16-18
00131 Roma
www.biscottigentilini.it