Il Guggenheim presenta la grande retrospettiva di Alberto Burri.


Dal 9 ottobre 2015 al 6 gennaio 2016 il Solomon R. Guggenheim Museum ospiterà un’importante retrospettiva dell’artista italiano Alberto Burri (1915– 1995), la prima in oltre trentacinque anni e la più completa mai allestita negli Stati Uniti. Esplorando la bellezza e la complessità del processo creativo che sta alla base delle opere di Burri, l’esposizione elegge l’artista a protagonista della scena artistica del secondo dopoguerra, rivedendo la tradizionale letteratura sugli scambi culturali tra Stati Uniti e Europa negli anni ’50 e ‘60. Burri prese le distanze dalle superfici pittoriche e dallo stile gestuale propri sia dell’Espressionismo astratto americano sia dell’Arte informale europea, rimaneggiando pigmenti singolari, materiali umili ed elementi prefabbricati. Anello di transizione tra collage e assemblaggio, Burri raramente ricorreva all’uso della pittura e del pennello, prediligendo la lavorazione della superficie per mezzo di cuciture, combustioni e lacerazioni, per citare alcune delle sue tecniche. Ricorrendo a sacchi di juta strappati e rammendati, tele con gobbe in rilievo e plastiche industriali fuse, le opere di Burri alludono spesso a corpi umani, membrane e ferite, ma lo fanno attraverso un linguaggio totalmente astratto. La qualità tattile del suo lavoro anticipa il Post­minimalismo e il movimento artistico femminista degli anni ‘60, mentre i suoi “monocromi materici” rossi, neri e bianchi sfidano i concetti di purezza linguistica e semplificazione delle forme tipici del modernismo formalista americano.

Raggruppando oltre 100 opere, molte delle quali mai esposte al di fuori dei confini italiani, la mostra sottolinea come Burri abbia attenuato la linea di demarcazione tra dipinto e rilievo plastico, creando una nuova poetica di dipinto-oggetto che influenzò direttamente il Neodadaismo, l’Arte Processuale e l’Arte Povera.

La mostra Alberto Burri: The Trauma of Painting è organizzata da Emily Braun, Distinguished Professor presso l’Hunter College e il Graduate Center della City University di New York, Guest Curator del Solomon R. Guggenheim Museum, con il supporto di Megan Fontanella, Associate Curator per le Collezioni e le Provenienze del Solomon R. Guggenheim Museum, e da Carol Stringari, Vice Direttore e Conservatore Capo della Solomon R. Guggenheim Foundation che ha collaborato al catalogo.

Richard Armstrong, Direttore del Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation, ha commentato “Attraverso il sapiente lavoro del nostro team, guidato da Emily Braun, stiamo ponendo l’accento su aspetti inediti relativi agli innovativi e sperimentali processi creativi di Alberto Burri. Rianalizzare le mostre e le pubblicazioni del Guggenheim dedicate a Burri nel secondo dopoguerra ci permette di approfondire la nostra storia con questo importante artista. Siamo lieti di poter celebrare il centenario della nascita di Burri attraverso questa importante retrospettiva”.

Alberto Burri: The Trauma of Painting è stata resa possibile grazie al sostegno di Lavazza.

Si ringrazia inoltre anche The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts che ha sostenuto questa iniziativa e la generosità dimostrata dal Leadership Committee dell’esposizione, presieduto da Pilar Crespi Robert e dal consigliere d’amministrazione Stephen Robert. Un ringraziamento speciale va a Maurice Kanbar, nonché a Luxembourg & Dayan, alla fondazione Richard Roth, Isabella del Frate Rayburn, Sigifredo di Canossa, Dominique Lévy, Daniela Memmo d’Amelio, Samir Traboulsi, Alberto e Gioietta Vitale, e tutti coloro che preferiscono mantenere l’anonimato.

Ulteriori fondi sono stati messi a disposizione da Mapei Group, E. L. Wiegand Foundation, Mondriaan Fund, Italian Cultural Institute of New York, La FondazioneNY e il New York State Council on the Arts.
Il Guggenheim Museum ringrazia la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri per la collaborazione.

Francesca Lavazza ha affermato: “Il 1915, anno di nascita di Alberto Burri, rappresenta un momento cruciale nella storia italiana, ovvero l’entrata del paese nel primo conflitto mondiale, ma allo stesso tempo segna l’apertura della storica sede di Lavazza a Torino. Quest’anno, Lavazza è onorata di celebrare il proprio 120° anniversario sostenendo questa ampia retrospettiva dedicata ad uno dei precursori del Modernismo. Lavazza è al fianco del Guggenheim nell’esporre le opere di Burri e testimoniare la sua duratura influenza sul panorama artistico di entrambe le sponde dell’Atlantico”.

L’opera più conosciuta di Burri è la serie Sacchi realizzata con resti di sacchi di juta lacerati, rammendati e rattoppati, a volte combinati a frammenti di stracci sgualciti. Molto meno note al pubblico statunitense sono le altre serie dell’artista, trattate in maniera approfondita in questa esposizione: Catrami, Muffe, Gobbi (tele con gobbe in rilievo che si aggettano nello spazio), Bianchi (monocromi), Legni (combustioni di legni), Ferri (rilievi costituiti da protuberanze di pezzi prefabbricati di lamiera in metallo), Combustioni plastiche (fogli di plastica fusa), Cretti(effetto craquelure) e Cellotex (truciolato intagliato e decorticato).

L’esposizione si svela al pubblico lungo le rampe del Guggenheim sia cronologicamente sia attraverso le fasi artistiche di Burri, riproducendo il percorso dell’artista attraverso vari supporti, superfici e colori. Nel corso della propria carriera Burri dimostrò infatti un particolare interesse alla storia della pittura, forte di un profondo legame con l’arte rinascimentale dovuto alla sua terra natale: l’Umbria. La mostra sottolinea inoltre il dialogo con il minimalismo americano che ha plasmato le ultime opere dell’artista. Una sezione sarà dedicata all’imponente opera Grande cretto (1985–89), un memoriale in stile Land Art dedicato alle vittime del terremoto che nel 1968 colpì la cittadina siciliana di Gibellina.

Nato a Città di Castello (Perugia) nel 1915, Burri studiò medicina e prestò servizio in Africa settentrionale come ufficiale medico nell’esercito italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943, a seguito della cattura della sua unità in Tunisia, venne recluso nel campo di prigionia di Hereford (Texas), dove iniziò a dipingere. Nel 1946 Burri fece ritorno in Italia e si dedicò interamente all’arte, una decisione nata dall’esperienza diretta della guerra, della privazione e della catastrofica sconfitta dell’Italia. La sua prima personale, allestita nel 1947 presso la Galleria La Margherita di Roma, riuniva paesaggi e nature morte, ma a seguito di un viaggio a Parigi tra il 1948 e il 1949 iniziò a sperimentare con sostanze catramose, pomice macinata, vernici industriali e strutture metalliche per creare accrescimenti e squarci che devastassero l’integrità della superficie pittorica. Successivamente cercò di stravolgere la struttura profonda del quadro forando, esponendo e ricostituendo la superficie del supporto. Alla tradizionale, intonsa tela tesa, Burri preferiva assemblare le proprie opere partendo da brandelli di stracci, frammenti di impiallacciature di legno, fogli di alluminio saldati o strati di plastica fusa, il tutto in un processo che lo portava a cucire, fissare, saldare, pinzare, incollare e bruciare i materiali. Il suo lavoro rase al suolo e riconfigurò la tradizione pittorica occidentale, muovendosi al contempo verso una riconcettualizzazione delle dimensioni e del potere emozionale del collage modernista.

Burri sposò la ballerina Americana Minsa Craig e nel 1963 iniziò a trascorrere ogni inverno nella residenza di Los Angeles, ma ciò nonostante fu sempre considerato un artista italiano. Nel 1978 l’artista istituì la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri a Città di Castello. La Fondazione Burri è oggi attiva in due siti museali che espongono opere di Burri installate dallo stesso artista: il Palazzo Albizzini e gli Ex Seccatoi del Tabacco. La Fondazione ha gentilmente prestato due opere appartenenti alla propria esposizione permanente: Grande Bianco(1952) e Grande Bianco (1956). La prima opera rappresenta uno dei tre grandi collage tessili che Robert Rauschenberg aveva visto nello studio di Burri a Roma, durante una visita agli inizi del 1953. Tutte e tre queste grandi opere saranno riunite nell’esposizione.

In concomitanza con la mostra il Guggenheim Museum ha condotto un approfondito studio conservativo delle opere selezionate per la retrospettiva unitamente a numerosi altri lavori tratti dalle varie serie di Burri. Grazie ad un team multidisciplinare di curatori, esperti in conservazione e restauratori di dipinti, documenti, artefatti e tessuti, lo studio ha analizzato l’enorme varietà di originali e complessi materiali e processi creativi dell’artista.

INFORMAZIONI AI VISITATORI
Ingresso: adulti $25, studenti/oltre i 65 anni $18, soci e bambini al di sotto di 12 anni gratuito. L’App gratuita del Guggenheim offre un’esperienza unica ai visitatori. L’App presenta contenuti relativi a mostre specifiche e permette di accedere ad oltre 1.500 opere delle collezioni permanenti del Guggenheim, fornendo, inoltre, informazioni sugli storici locali del museo in inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo. Per alcune esposizioni selezionate sono anche disponibili audio guide per visitatori non vedenti. L’App del Guggenheim è promossa da Bloomberg Philanthropies.
Orari di apertura del museo: dom.–merc. 10.00–17:45, ven. 10.00–17.45; sab. 10.00–19:45; chiuso il giovedì. Il sabato a partire dalle 17.45l’ingresso è a offerta volontaria (formula “Pay What You Wish”). Per qualsiasi informazione contattare il numero +1 212 423 3500 o visitare il sito internet del museo all’indirizzo: guggenheim.org

Creval Contemporary a Milano e Sondrio

All’’indomani della Grande Guerra, collezionare arte contemporanea per una piccola banca della Valtellina non era cosa del tutto ovvia.
Così come è stata una scelta innovativa, per la medesima banca, nel frattempo cresciuta in dimensioni e per visione, quella di offrire alla città una Galleria “pubblica” dedicata all’arte contemporanea nel cuore di Milano, presso il Refettorio delle Stelline nel centralissimo Corso Magenta. Una sede espositiva presto assurta a riferimento per il sistema dell’arte, che ha portato a Milano e in Italia, sotto la direzione artistica di Giovanni Quadrio Curzio, grandi artisti internazionali come Andy Wharol, Sebastian Matta, Joseph Beuys, Georg Baselitz, Rodcenko, Victor Brauner, Olivier Debré, Meret Oppenheim, Max Ernst, Jannis Kounellis ed esponenti della giovane arte italiana, poi diventati celebri.
Da questo progetto, il Gruppo Credito Valtellinese ha derivato altri, attivissimi spazi espositivi a Sondrio, presso la sede centrale dell’Istituto, ad Acireale nella sede del Credito Siciliano e a Fano, sede della banca Carifano, anch’essa entrata nella galassia del Credito Valtellinese. Nel tempo, per le quattro sedi sono stati ideati programmi espositivi di ricerca, sempre con un occhio al territorio e l’altro al mondo internazionale. Un progetto tutt’ora vivacissimo, rinnovato dalla nuova direzione artistica, curata da Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra.

“Il progetto Creval Contemporary vuole idealmente rappresentare – dichiara Giovanni De Censi, Presidente del Credito Valtellinese – il compendio dell’intensa attività promulgativa svolta dal nostro Gruppo nel settore artistico nell’arco degli ultimi trent’anni. Con questa iniziativa si intende offrire al pubblico, nell’anno di Expo, un significativo spaccato della pregevolissima collezione di opere d’ arte – nello specifico arte visiva – che il Gruppo ha nel tempo raccolto.”

Grazie ad uno scenografico allestimento, che modificherà letteralmente lo spazio della galleria milanese, verrà restituita al pubblico quella sensazione di domesticità che troppo spesso si è perduta negli ambienti di lavoro e che le sedi del Gruppo Creval continuano a mantenere. Un catalogo caleidoscopico, a cura della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, che raccoglie testi tra gli altri di Dominique Stella e Mario Piazza, accompagnerà questa iniziativa culturale tesa a valorizzare e presentare al pubblico le opere d’arte presenti nelle collezioni del Gruppo dagli anni ‘20 del Novecento fino ad oggi.
L’excursus proposto tocca i grandi nomi dell’arte italiana e internazionale, tra cui Andy Warhol, Sebastian Matta, Emilio Vedova, Arturo Martini, Roberto Crippa, Ruggero Savinio, Augustin Cardenas, Max Ernst, Arnaldo Pomodoro, Novello Finotti, Ettore Sottsass, Emilio Isgrò, Takis, Giovanni Ragusa, Giuseppe Terragni, William Congdom, Turi Simeti, Anselmo Bucci, Tullio Pericoli, Daniel Spoerri, Filippo Avalle… Alcune opere portano alla ribalta artisti giovani ma quotati, come nel caso di Marco Anelli, Gianfranco Pulitano e Luca Conca. Altri nuclei collezionistici intendono invece valorizzare l’humus artistico del territorio d’origine del Credito Valtellinese, con opere di Luigi Bracchi, Velasco, Mario Negri, Václav Sedý, Paolo Punzo, Giorgio Albertini ed Enrico Della Torre.
Il progetto espositivo si completa grazie ad una sezione speciale dedicata alla grafica – allestita presso la Galleria Credito Valtellinese di Sondrio e negli spazi del MVSA Museo Valtellinese di Storia e Arte – che propone una selezione di cataloghi d’arte, manifesti e grafica integrata, che hanno costellato quasi trent’anni di prestigiosa attività espositiva.

“Il progetto Creval Contemporary – ideato e prodotto a cura interna – si pone”, afferma Miro Fiordi, amministratore delegato del Gruppo, “quale obiettivo principale la prosecuzione e il potenziamento della promozione culturale in ambito valtellinese e lombardo già attuata dal Credito nel corso di quasi trent’anni.
Nella consapevolezza del ruolo fondamentale che l’arte riveste nel processo di sviluppo civile e culturale della comunità, rendere fruibile ad un pubblico più vasto possibile il patrimonio culturale che il Gruppo ha costituito negli anni è la mission conclamata della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese. Questo impegno è rimasto costante negli anni proprio perché, attraverso la condivisione del proprio patrimonio culturale e artistico, il Gruppo intende educare ai linguaggi propri dell’arte il pubblico del proprio territorio di appartenenza, aprendosi anche ad orizzonti nazionali ed internazionali”.


Coordinate mostra

Titolo
CREVAL CONTEMPORARY

Sedi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta n. 59 – Milano

Galleria Credito Valtellinese
Piazza Quadrivio 8 – Sondrio
MVSA
Via M. Quadrio, 27 – Sondrio

Durata
Milano –
30 ottobre 2015 – 27 febbraio 2016
Sondrio – 28 ottobre 2015 – 27 febbraio 2016

Inaugurazioni:
martedì 27 ottobre ore 18.30
Sondrio, Sala dei Balli Palazzo Sertoli giovedì 29 ottobre ore 18.30
Milano, Galleria Gruppo Credito Valtellinese



Orari e ingressi
Milano
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
da lunedì a sabato 13.00-19.00
chiuso domenica, 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 gennaio e 6 gennaio

Sondrio Galleria Credito Valtellinese
Piazza Quadrivio 8 – Sondrio
MVSA
Via M. Quadrio, 27 – Sondrio
Ma-Ve h 09.00-12.00 15.00-18.00
Chiusura sabato, domenica e lunedì, 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 gennaio e 6 gennaio

INGRESSO LIBERO

Informazioni al pubblico
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
tel. +39 0248.008.015
galleriearte@creval.it – www.creval.it

Arte Contemporanea nel Mediterraneo, a Palermo.

NEL MEZZO DEL MEZZO
ARTE CONTEMPORANEA NEL MEDITERRANEO
a cura di
Christine Macel
Marco Bazzini
Bartomeu Mari

Museo Riso
Albergo delle Povere
Palazzo Sant’Elia
Cappella dell’Incoronazione

Palazzo delle Aquile
PALERMO

10 ottobre – 30 novembre 2015

La mostra Nel Mezzo del Mezzo, è dedicata alla memoria, al sacrificio ed al coraggio dell’archeologo Khaled Al-Asaad, barbaramente ucciso dall’IS. Uomo che fino alla fine ha custodito l’arte e la cultura del mediterraneo, trasmettendone i valori senza tempo all’umanità intera.
Il Mediterraneo, culla dei miti occidentali, luogo di scambi dall’origine della sua storia, è oggi in preda a profonde trasformazioni ed a violente convulsioni socio-politiche. Pur non trascurando gli eventi attuali, che hanno dato luogo ad una recente spettacolarizzazione mediatica del conflitto e del disastro, posto che il fenomeno delle migrazioni ha costituito anche un processo di costante arricchimento, l’esposizione Nel Mezzo del Mezzo, che relativizza la nozione di centro in rapporto al nome stesso del Mediterraneo (il mare di mezzo), mira anche ad evidenziare dei valori universali e soprattutto una delle dialettiche fondanti della sua cultura, quella del dionisiaco e dell’apollineo, caratterizzata dall’oscillazione tra l’attrazione per la scienza, la conoscenza e la razionalità da una parte, il piacere ed il godimento dei sensi, talvolta portato fino alla distruzione, dall’altra. Le opere presentate saranno l’espressione di queste tensioni dalle forme più astratte, ossia spirituali, a quelle più contingenti, carnali, materiali e politiche. Verranno messe in luce numerose tematiche, dai legami con l’antichità alla questione degli scambi, delle migrazioni e delle frontiere, della diaspora e dei conflitti, senza ignorare il substrato culturale caratteristico del Mediterraneo attraverso la convivialità, la tradizione marittima, lo scambio dei prodotti, la musica e la danza. Questi temi scandiranno il ritmo espositivo del Museo Riso che offrirà degli incontri inediti, per esempio tra le opere degli artisti siciliani del Gruppo Forma 1 (Accardi, Sanfilippo, Consagra), e l’astrazione di artisti libanesi (Choucair, Adnan, Caland). L’opera dell’artista sarda Maria Lai sarà messa a confronto con quella di Luca Francesconi collegate entrambe ai prodotti della terra. L’eredità di Alberto Burri e del suo famoso «Grande Cretto» di Gibellina si collegherà con le opere degli artisti contemporanei Raphaël Zarka e Marzia Migliora. Un gruppo di opere verrà riunito intorno al vulcano “Stromboli” di Giovanni Anselmo, a Masbedo, passando per il documentarista Vittorio De Seta. Saranno inoltre esplorati i temi del Mediterraneo e del suo territorio (Emilio Isgrò, Michele Ciacciofera, Mona Hatoum), della città e del mare, della vita quotidiana e della abitudini socio-culturali. La musica sarà evocata sia da Hassan Khan che da Luca Vitone, senza dimenticare i concerti litofonici delle pietre di Pinuccio Sciola.
80 artisti saranno presentati lungo un percorso articolato in cinque sedi espositive: Museo Riso (2.000 mq), Albergo dei Poveri (3.000 mq), Cappella dell’Incoronazione, Palazzo Sant’Elia e Palazzo delle Aquile. Ritmando il percorso dell’antico Albergo dei Poveri, un insieme di opere esplorerà ugualmente il legame con l’antichità attraverso Christodoulos Panayiotou o Etienne Chambaud. La tematica degli spostamenti, migrazioni o turismo saranno richiamati attraverso le visioni incrociate dello spagnolo Carlos Aires e dell’italiana Marcella Vanzo. Intorno ai riti religiosi ed al rapporto con la spiritualità saranno riunite le opere di numerosi fotografi oltre alle installazioni specifiche di Rachid Koraïchi e Younès Rahmoun, ispirate al sufismo, che saranno esposte nella Cappella dell’Incoronazione. Questa mostra, promossa dalla Regione Siciliana e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nell’ambito delle iniziative del POIn Asse II, concepita dai curatori Christine Macel (capo curatore del Centre Pompidou, Parigi), Marco Bazzini (storico e critico d’arte) e Bartomeu Mari (direttore del museo MacBa di Barcelona da 2008 a 2015) sotto l’egida del Museo Riso di Palermo, nasce dal progetto di François Koltès e Michele Ciacciofera, artista presente in mostra. Essa trova una particolare ragione nell’attuale contesto siciliano, per la sua stessa centralità in seno al Mediterraneo, cosi come per la sua storia scandita da momenti di confronto ed integrazione che si sono susseguiti in fasi successive (greci, arabi, normani e spagnoli etc.). I luoghi espositivi, concentrati nel cuore della città dove in epoche diverse siciliani, arabi, normanni, aragonesi e catalani hanno storicamente converso dando luogo ad una miscellanea culturale unica, che sino ad oggi contraddistingue l’immagine dell’Isola, permetteranno di scoprire o riscoprire, parallelamente agli artisti viventi provenienti dal Mediterraneo o più semplicemente da esso transitati negli anni più recenti, delle grandi figure storiche che vi hanno lavorato come Maria Lai, Emilio Isgrò o Nagasawa. Opere nuove e commissionate (Mohamed Bourouissa; Benoît Maire etc.) saranno presentate a fianco di opere documentarie provenienti dalla Sicilia. Il vernissage di sabato 10 ottobre sarà l’occasione di un momento di convivialità ritmato da performances (Gabriella Ciancimino, Pinuccio Sciola o Kader Attia, tra gli altri).

InfoWeb:
www.palazzoriso.it
https://www.facebook.com/Museo-Riso-502482159865147/timeline/?ref=br_rs
https://twitter.com/RisoMuseo

Il Centenario di Burri entra nel vivo tra New York, Gibellina e l’Umbria

Il Centenario della nascita di Alberto Burri (Legge 14.04.2014 n°63)
entra nel vivo: la Fondazione annuncia l’uscita del
Catalogo Generale,
la
grande mostra al Guggenheim di New York (dal 9 ottobre),
il completamento
del Cretto di Gibellina
(Vernice per la stampa 17 ottobre ore 17.00,
ex Chiesa di Santa Caterina a Gibellina Vecchia)
Convegno Internazionale a Perugia (20 e 21 novembre) insieme ad altre iniziative in Italia e in Europa.

In occasione delle celebrazioni per il Centenario della nascita di Alberto Burri (1915-2015) la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, nata nel 1978 per volontà dello stesso Artista, annuncia la prossima uscita del nuovo Catalogo Generale delle Opere.L’opera editoriale, promossa e curata direttamente dalla Fondazione presso cui è attivo l’Archivio Burri, è stata concepita in sei volumi e in due distinte edizioni, una in lingua italiana e l’altra in lingua inglese. L’intera opera documenta il lavoro del Maestro mediante tavole a colori delle opere accompagnate da schede tecniche scientifiche, da saggi originali di carattere storico, critico ed estetico, presenti in ciascun volume. Frutto dell’incessante opera di studio e archiviazione che la Fondazione svolge da più di trent’anni, il Catalogo Generale si propone come un esauriente strumento di studio e ricerca che per la prima volta abbraccia la totalità della produzione artistica di Alberto Burri, in un periodo storico che va dal 1945 al 1995, data della sua morte, al fine di rendere maggiormente fruibile la consultazione e la conoscenza del vasto repertorio del grande Maestro dell’arte contemporanea.

Il 9 Ottobre 2015 avrà luogo l’apertura della mostra antologica retrospettiva delle opere di Alberto Burri presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, a cura di Emily Braun. La mostra, con oltre cento opere, è la più ampia ed esauriente mai realizzata negli USA da un museo di arte contemporanea. Per tale importante avvenimento sono state scelte opere molto significative dei maggiori cicli della pittura di Burri, concesse da istituzioni museali e collezioni private americane ed europee, nonché dalla stessa Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello.

Tra le prime iniziative del Centenario figura la mostra Rivisitazione: Burri incontra Piero della Francesca (31-10-2014/12-3-2015) negli spazi della Pinacoteca Civica di Sansepolcro (AR), a cura della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, della Pinacoteca Civica e dell’Associazione Sbandieratori di Sansepolcro con il patrocinio dei Comuni di Sansepolcro e Città di Castello. All’emblematica manifestazione, che consente un ideale incontro tra la pittura dei due sommi artisti – nati a pochi chilometri di distanza – ha dato il suo attivo contributo la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico della Provincia di Arezzo.

In collaborazione con l’Associazione per la Tutela dei Monumenti dell’Alta Valle del Tevere, a Morra nell’Oratorio di S. Crescentino, il 30 maggio 2015 si è svolto un incontro di studio sulla pittura di Luca Signorelli alla quale Alberto Burri era attento e interessato. Gli importanti affreschi, come la stessa architettura che li accoglie, restaurati entrambi dal 1974 al 1977 grazie alla devoluzione del Premio Feltrinelli per la Grafica assegnato nel 1973 dall’Accademia dei Lincei a Burri, e da questi all’opera di restauro condotta sotto la guida di Nemo Sarteanesi, sono stati oggetto di riflessione critica sulla relazione tra i due Maestri dell’Alta Valle del Tevere.Gibellina (Valle del Belice, Sicilia) fu distrutta dal sisma del 1968. Artisti di chiara fama hanno risposto all’appello di Ludovico Corrao per la fondazione della nuova città in altro luogo, con progetti di piazze, architetture e opere monumentali. Burri decide di intervenire, però, sui ruderi della vecchia Gibellina. I resti della città vengono inglobati nel cemento riprendendo il vecchio assetto urbanistico. Il labirinto bianco copre come un sudario le rovine del sisma, ricordando con le fenditure del Cretto l’evento distruttivo e offrendo alla comunità un nuovo inizio. I lavori, avviati nel 1985 e interrotti nel 1989, coprono 70.000 mq. a fronte dei 90.000 mq. previsti. Nel Centenario della nascita di Burri la Regione Sicilia e il Comune di Gibellina e la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, hanno deciso di completare e restaurare questa grande opera di land art, senza eguali nel panorama artistico internazionale.
Il 25 luglio 2015 il Museo Riso di Palermo ha inaugurato una mostra, curata da Bruno Corà, interamente dedicata ai Cretti di Alberto Burri, conclusa il 20 settembre 2015. Burri si applica ai Cretti a partire dai primi anni Settanta e sino al 1976. Sono superfici che ricordano le fessurazioni delle terre argillose, quando la siccità raggiunge il suo apice. Su superfici di cellotex, quadrate o rettangolari, distende un impiastro di bianco, di zinco e colle viniliche, aggiungendo terre colorate nel caso l’opera dovesse presentare sfumature o colori diversi. Il resto lo affida al processo di essiccamento. Con l’aumentare delle dimensioni dei Cretti, gli impasti si arricchiscono anche di caolino, oltre che di bianco, di zinco e terre. A garantire la stabilità delle superfici Burri interviene, dopo l’essiccatura, con più mani di vinavil. Giunge a realizzare opere decisamente monumentali come i Cretti di 5 metri di altezza e 15 metri di base per i musei di Capodimonte e di Los Angeles.
La mostra Burri I Cretti ha offerto l’occasione per approfondire questa fase del processo creativo di Burri, attraverso importanti opere, disegni, foto, progetti.
Il catalogo della Mostra sarà presentato a Palermo il 16 ottobre p.v.

Il 10 maggio a Pistoia, a Palazzo Sozzifanti, si è aperta al pubblico fino al 26 luglio la mostra Burri e Pistoia. La Collezione Gori e le fotografie di Amendola, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e curata da Bruno Corà, con opere della Collezione Gori, della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello e fotografie di Aurelio Amendola. Il percorso espositivo ha presentato un nucleo significativo di lavori appartenente alla collezione di Giuliano Gori, grande amico di Burri fin dagli anni Sessanta, decennio in cui appaiono i “Legni” le “Combustioni”, i “Ferri”, le “Plastiche” che definiscono in modo emblematico il rapporto di Burri con ‘la materia’ da trasformare in pittura. Le opere in mostra sono state affiancate da un ricco repertorio di fotografie di Aurelio Amendola, a lungo collaboratore e testimone dell’azione artistica del Maestro. Istantanee che forniscono un fedele ritratto dell’artista e dell’uomo. L’immagine più celebre di Burri proviene proprio dall’obiettivo di Amendola: parte di una spettacolare serie di scatti delle “Combustioni” realizzate nell’atelier di Morra nel 1976.

Nel 1973 Alberto Burri in occasione della XV Triennale realizzò l’opera permanente Teatro Continuo, piattaforma scenica inserita nel Parco Sempione, divenendo parte integrante del parco stesso: anello di congiunzione ideale fra la Torre Filarete del Castello Sforzesco e l’Arco della Pace.Nel 1989 l’Amministrazione comunale decise di demolire il teatro.In occasione del Centenario della nascita del Maestro, la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri ha deciso di mettere a disposizione i disegni originali per ricostruire l’opera esattamente come l’aveva concepita il Maestro e di donarla al Comune di Milano e alla Fondazione La Triennale di Milano con il sostegno di NCTM, prestigioso studio legale milanese impegnato nella promozione e diffusione dell’arte contemporanea italiana e internazionale. Il Teatro Continuo è stato ufficialmente riconsegnato alla Città in data 23 maggio 2015.

Au rendez-vous des amis, Opere e pensiero degli artisti contemporanei. Estetica ed Etica nell’arte odierna – Invitati da un Comitato Scientifico di respiro internazionale, una vasta assemblea di artisti appartenenti a diversi Paesi, generazioni e tendenze di linguaggio, si sono incontrati il 26 e 27 giugno 2015 a Città di Castello presso gli Ex Seccatoi del Tabacco per interrogarsi e discutere sullo stato dell’Arte Contemporanea, ponendo, a partire dalla propria opera, esempi e problemi da affrontare relativi alla condizione artistica in questa fase critica delle società contemporanee. L’incontro, attraverso nove tavoli di lavoro in grado di suscitare l’interesse degli artisti e del pubblico ammesso all’ascolto, su argomenti diversi riguardanti l’arte odierna, si è configurato come un ‘summit’ internazionale a carattere teorico sui temi estetici ed etici della nostra epoca. Gli Artisti invitati esporranno le loro opere nella prestigiosa sede rinascimentale di Palazzo Vitelli a S. Egidio fino al 13 dicembre 2015.

Materia, Forma e Spazio nella pittura di Alberto Burri. Convegno Internazionale, Università degli Studi di Perugia – All’importante appuntamento di riflessione storico-critica, che avrà luogo il 20 e 21 novembre 2015, parteciperanno studiosi e critici che nel tempo e più recentemente hanno svolto un’azione di rilettura dell’opera del Maestro.
Partendo dai fondamentali contributi poetici, critici e storici, offerti nel corso degli anni pionieristici ’50-’60, agli inizi della vicenda artistica di Burri, fino alle attuali posizioni critiche espresse sulla sua opera, negli ultimi anni del suo lavoro e dopo la sua scomparsa, obiettivo del convegno è verificare quanto il suo linguaggio sia tuttora vivo e attuale.

Un nuovo racconto filmico sulle vicende di Burri artista e uomo, partendo da un episodio avvenuto nel 1943, durante la sua prigionia nel campo texano di Hereford, dove la sua professione di medico si interrompe con una decisa svolta verso la pittura. Dopo la guerra, a Roma, Burri frequenta pittori, scultori, poeti, italiani e stranieri. Il racconto evidenzierà alcuni passaggi fondamentali della sua straordinaria esperienza artistica all’insegna della materia fino alla creazione della Fondazione di Città di Castello che custodisce larga parte della sua opera di pittura, scultura e architettura.

Altre iniziative, in alcune città italiane come Teramo, Napoli, Cosenza e Firenze, sono in avanzato stato di progettazione. Nella primavera del 2016, a conclusione delle manifestazioni del Centenario, a Città di Castello verrà organizzata una grande mostra sull’opera di Alberto Burri, in collaborazione con il Solomon R. Guggenheim Museum di New York.

Info: fondazioneburri.org

Il Moebius di Lugano a Di Corato e alla mostra “Roma e le genti del Po”

Luigi Di Corato e il Multimediale di “Roma e le genti del Po”
protagonisti al Moebius di Lugano.

Sabato 3 ottobre, Luigi Di Corato, direttore di Fondazione Brescia Musei, presenta al Premio Mobius Multimedia Lugano le innovazioni multimediali che accompagnano l’esposizione “Roma e le genti del Po. Un incontro di culture III-I sec. a.C.” in corso al Museo di Santa Giulia sino al 17 gennaio 2016. il Móbius Multimedia Lugano esplora l’ibridazione di linguaggi e di esperienze nel racconto dell’arte con il digitale. Dopo due decadi di attività, il Premio Móbius Multimedia Lugano approda quest’anno nel nuovo polo culturale luganese, adottandone tutto il respiro internazionale con una edizione di altissimo profilo, sia per la caratura dei partecipanti, sia per i temi trattati. Il simposio di quest’anno, presieduto dall’erede di McLuhan Derrick de Kerckhove, è dedicato a “Raccontare l’arte con il digitale”, nelle sue forme più innovative. Il tema, in relazione ai tanti modi per raccontare l’arte in maniera affascinante attraverso l’ibridazione originale di linguaggi e strumenti diversificati.
In questa edizione il Grand Prix Móbius, tenendo presente la complessità a vari livelli in cui si trova l’editoria tradizionale di fronte all’avvento del digitale su scala globale e di fronte al predominio dei grandi “monopolisti della rete” quali Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft, dedica la sua attenzione a prodotti multimediali e crossmediali particolarmente innovativi, che intendono mostrare percorsi praticabili e obiettivi ambiziosi a quella che oggi è a tutti gli effetti un’editoria in transizione e in difficoltà.
A spiccare tra essi, “Roma e le genti del Po”, in quanto “mostra plurimediale (“multidevice”) con lo schermo da indossare sul viso Oculus Samsung Gear VR.
Questo consente di inserire i capolavori riuniti in Santa Giulia nel contesto storico, virtualmente rivissuto, di cui sono testimonianza.
Per il Museo di Santa Giulia e per Brescia, questo riconoscimento – afferma Luigi Di Corato – è testimonianza di una innovativa capacità di comunicare la storia e l’arte, unendo informazione ed emozione, reperti originali ad ambientazioni che li riconducono al loro tempo e contesto”.

#SienaContemporanea: oltre 50 eventi per trasformare la città in un museo d’arte diffusa

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Dall‘8 al 31 ottobre arte contemporanea, musica, danza e teatro per animare periferie e centro storico

#SienaContemporanea: oltre 50 eventi per trasformare la città in un museo d’arte diffusa

Mostre, installazioni eperformance di Clet Abraham, Xu Hong Fei, Mikayel Ohanjanyan, David Glass, Alvin Curran e Craking Art. Grande attesa per “Verso” la Settimana di Arte e Architerttura Contemporanea  al Santa Maria della Scala.  E il 10 ottobre la prima Notte Bianca del Contemporano con negozi aperti e il bus elettrico a disposizione di cittadini e visitatori per raggiungere tutti i luoghi del Contemporaneo

 

L’arte contemporanea invade la città di Siena e la trasforma in un museo a cielo aperto. Con “SienaContemporanea” – il programma di eventi dedicati al Contemporaneo di Siena Capitale Italiana della Cultura 2015 – si realizza il primo esperimento di arte diffusa a Siena. Le piazze, i giardini, i parchi urbani del centro storico e della periferia, faranno da palcoscenico naturale a mostre e installazioni site specific, performance e concerti, spettacoli di teatro e di danza. I palazzi storici e i musei diventeranno laboratori di creatività e luoghi di sperimentazione artistica.

Una rivoluzione dolce che cambierà la percezione degli spazi urbani della città gotica per eccellenza, proeittandola nella contemporaneità. Più di 50 eventi in programma dall‘8 al 31 ottobre. E la prima Notte Bianca del Contemporaneo, sabato 10 ottobre, in occasione della Giornata Internazionale del Contemporaneo, con negozi aperti fino a notte e un bus elettrico a disposizione di cittadini e visitatori per raggiungere tutti i luoghi del Contemporaneo (servizio a cura della Tiemme attivo dalle 17 alle 24, partenza ogni ora da piazza Duomo a Isola d’Arbia e ritorno).

Clet Abraham, Xu Hong Fei, Mikayel Ohanjanyan, David Glass, Alvin Curran sono solo alcuni degli artisti internazionali ospiti della rassegna che entra nel vivo da sabato 10 a sabato 17 ottobre con “Verso” la Settimana di Arte e Architettura Contemporanea al Santa Maria della Scala, realizzata dal Tavolo “Arte e Architettura  Contemporanea degli Stati Generali dlela Cultura in collaborazione con il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato che proporrà la mostra TU35 dedicata ai giovani artisti toscani e per tutta la settimana talks, workshops, presentazioni, walks, seminari, mostre e aperitivi con gli artisti.

#CRE.DI (Creatività Diffusa) è il programma di installazioni urbane di cui sono protagonisti gli artisti internazionali ospiti della rassegna: Clet Abraham che il 10 ottobre inaugurerà la sua installazione Sorride Siena facendo sorridere la facciata del Palazzo pubblico in Piazza del Campo;Mikayel Ohanjanyan, lo scultore armeno che ha vinto il Leone d’oro per la Migliore Partecipazione nazionale alla Biennale di Venezia, presenterà a Palazzo Sansedoni sede della Fondazione Monte dei Paschi la sua opera Materialità dell’Invisibile #3; Alvin Curran il grande compositore e musicista domenica 11 orchestrerà 4 gruppi bandistici in uno spettacolo itinerante che coinvolgerà tutta la città; Xu Hong Fei, artista cinese tra i più apprezzati protagonista della performance Civil Happiness, installazioni urbane in luoghi aperti del centro e della periferia; Cracking Art il gruppo di artisti noto da più di vent’anni per le installazioni di animali giganti in plastica colorata rigenerabile nei contesti urbani di tutto il mondo che ha invaso la città con le rondini giganti  simbolo di libertà.

#Siena2015inprogress è il programma delle mostre in corso fino al 25 ottobre al Santa Maria della Scala: Giancarlo De Carlo. Schizzi inediti; Siena Città inviisbile opere di Ivano Tagetto, mostra dedicata Italo Calvino; Il Giardino di Alice, installazione di Barbara Lachi e Ayumi Makita, La Volte e il polledrino 20 tavole originali dal libro illustrato da Viola Niccolai, Ritratti 11 quadri di piccole dimensioni di Paul De Flers presso il Museo D’Arte per Bambini. La Pinacoteca Nazionale ospita la mostra “Piero Sadun Genesi di un artista 1938 – 1948” mentre a Palazzo Patrizi – Casa della Città è allestita fino al 15 ottobre la mostra multimediale Le visibili città invisibili, dedicata a Italo Calvino; presso la Biblioteca degli Intronati fino al 17 ottobre è in corso la mostra bibliografico-documentaria  Italo Calvino. Il libro, i libri.

In #SienaContemporanea grande spazio a #Siena2015Lab, il programma di performance musicali che propone la conferenza multimediale “Ascoltando Shutter Island” a cura del maestro Nicola Sani (8 ottobre), la musica rinascimentale del Madrigalisti Senesi (10 ottobre), il concerto della Siena Jazz School Ensemble (9 ottobre), gli omaggi alla grande musica classica contemporanea ed elettronica dei primi del Novecento della Scuola di Musica Diapason con la Music Academy Siena e dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Rinaldo Franci” ((10 ottobre) il concerto-spettacolo “Tutto per la grande Vittoria! Viva l’Italia!” a cura di Erminio Jacona e l’Orchestra a Plettro senese “Alberto Bocci” diretta da Giuseppe Baldesi (10 ottobre).

Protagonista anche la danza con “Lo Spazio Nudo” in programma domenica 11 ottobre alle 21 al Teatro dei Rinnovati, con performances a cura di Compagnia Adarte, Compagnia Francesca Selva/Consorzio Coreografi Danza D’Autore, Compagnia Motus, Associazione Verso l’estro, FUNDANZA, OblivionTango e Balletto di Siena.

Spazio al teatro con la performance collettiva Siena Featuring David Glass. Il regista e performer inglese  sorprenderà il pubblico con un evento unico al Parco Urbano Unità d’Italia con la complicità di Ares Teatro, Ensarte Artisti e Tecnic, LaLut, Opificio Badesse, Straligut Teatro, TeatrO2, Topi Dalmata e Teatro D’Almaviva.

 

#SienaContemporanea è un progetto di Siena Capitale della Cultura 2015, una produzione del Comune di Siena con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la Regione Toscana e la Provincia di Siena ed è realizzato in collaborazione con l’Università di Siena, l’Università per Stranieri, Fondazione Musei Senesi, Biblioteca comunale degli Intronati, Magistrato delle Contrade, Camera di commercio di Siena, Banca Monte dei Paschi di Siena, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Estra, Tiemme, Accademia Musicale Chigiana, Fondazione Siena Jazz, Istituto superiore di studi musicali Rinaldo Franci, Gruppo Polifonico Madrigalisti Senesi, Orchestra a Plettro Senese “Alberto Bocci” e Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino.

BIAF: primo week-end supera le aspettative

Bilancio positivo e aria frizzante per la XXIX edizione della BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, che ha visto un incremento del 55% dei visitatoririspetto alla scorsa edizione con oltre 15.000 presenze nei primi quattro giorni. Molte le trattative concluse e alcune ancora in essere ma indiscutibile il grande l’interesse suscitato dalle opere museali raccolte nel prezioso scrigno di Palazzo Corsini. La mostra prosegue fino a domenica 4 ottobre con molti appuntamenti che si terranno nel Salone del Trono, punto di incontro e di confronto per visitatori ed espositori.
Nei primi giorni della preview hanno visitato la Biennale molti rappresentanti delle più importanti case d’aste e fiere nazionali e internazionali, alcuni tra i più importanti direttori di musei al mondo, quali Till Holger-Borschert, direttore del Memling Museum di Bruges, Jean Patrice Marandel, curatore del County Museum di Los Angeles, Keith Christiansen, direttore del Dipartimenti Arte Europea del Metropolitan Museum di New York, Eike Schmidt, neo direttore della Galleria degli Uffizi. Tra gli ospiti anche i rappresentanti del Museo di Capodimonte, dell’Accademia di Brera, del Groeninge Museum del Belgio, del Boston Fine arts Museum, del J. Paul Getty Museum, del Jacquemart André di Parigi.
La Galleria Mullany di Londra, che è alla sua seconda volta a Firenze, fa sapere per voce del suo titolare Nicholas Mullany di aver notato una maggior internazionalità dell’evento e come la qualità delle opere proposte, già alta, sia ulteriormente cresciuta. Cosi come il numero di curatori e direttori e direttori di Musei è aumentato. La galleria ha invitato e accolto a Firenze i propri collezionisti molto “motivati” in arrivo da Europa, in particolare Gran Bretagna e Stati Uniti. “l’Italia è un centro significativo per noi- conclude Mullany – e la Biennale di Firenze è senza dubbio la più importante Fiera italiana. Vi torneremo sicuramente”.
Marco Voena ha sottolineato la coralità della manifestazione: tutti i galleristi si sono infatti impegnati a portare a Firenze le opere di qualità maggiore. Il Palazzo Corsini e la magnifica serata inaugurale hanno fatto poi il resto per entusiasmare ospiti con grandi aspettative. Tra questi collezionisti da Parigi e Londra ma anche molti americani top level. Per tutti i collezionisti giunti a Firenze la sicurezza di poter contare sul vetting internazionale di alto livello, sul modello di TEFAF Maastricht, seppure in numero minore di esperti, è stata determinante nella scelta di visitare la Fiera.
Giovanni Pratesi si è detto molto soddisfatto di queste prime giornate e di aver concluso la trattativa con alcuni collezionisti privati per un importante dipinto di Ridolfo del Ghirlandaio e per alcune sculture.
Enrico Frascione è molto fiducioso dell’interessamento della Cassa di Risparmio di Firenze per un dipinto del Puligo.
La Galleria Giacometti (Roma) ha segnalato una richiesta di prelazione da parte del Polo Museale della Campania per l’opera di Antonio Gargiulo. Si tratta di una trattativa diretta con il MIBACT Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Paolo Antonacci sabato ha fatto sapere di aver venduto 7 opere, due delle quali a importanti collezionisti americani. Inizio più che buono che fa ben sperare per i prossimi giorni.
Il dipinto di Luca Giordano, proposta dalla Galleria Antonacci-Lapiccirella di Roma ha destato grande attenzione prima ancora di arrivare a Firenze, o più correttamente “ritornare “: proviene infatti dalla collezione dei Principi Corsini e non era mai comparsa sul mercato. Al momento, per quest’opera che rappresenta “La Gloria di Sant’Andrea Corsini” sono in corso due serie trattative con una Fondazione ed un collezionista privato.
La stampa internazionale giunta a Firenze per l’occasione si è detta sorpresa e entusiasta, articoli compaiono su: New York Times, Financial Times, Apollo, Weltkunst, Suddeutsche Zeitung, Handelsblatt, Tendencias del Mercado, Burlington magazine e molti altri..

La Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e riceve il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Interno e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e della la Camera di Commercio di Firenze.
Si avvale del prezioso contributo della Camera di Commercio di Firenze, dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Main sponsor tre new entry: Axa Art Insurance, Salvatore Ferragamo SpA., Banca Federico del Vecchio.
Ringraziamenti a Maserati, il Bisonte, Dr. Vranjes, Silfi spa, Tendecias del Mercado
Per info: www.biaf.it
Orari: 10.30- 20.00
Ingresso: 15 euro

Paul Klee, dal 30 ottobre al MAN di Nuoro

Dopo la mostra dedicata al rapporto tra l’opera di Alberto Giacometti e la statuaria arcaica, il MAN_Museo d’Arte della Provincia di Nuoro prosegue la propria programmazione rivolta ad analizzare aspetti poco indagati della produzione dei più importanti artisti del XX secolo con una mostra dedicata a Paul Klee (1879-1940). La mostra conta circa 50 opere, tra dipinti, acquerelli e disegni provenienti da collezioni pubbliche (Museo della Città Locarno, Museo di Ascona – Fondazione Richard und Uli Seewald, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, GAM Galleria d’Arte Moderna e contemporanea di Torino, MART, Pinacoteca Nazionale di bologna, Museo del Territorio Biellese) e private, sia svizzere sia italiane.

Inedito in Sardegna, Klee è uno degli autori più complessi e originali del secolo scorso. Con questa rassegna, realizzata dal Museo MAN con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, della Provincia di Nuoro e della Fondazione Banco di Sardegna, curata da Pietro Bellasi e Guido Magnaguagno, con il coordinamento scientifico di Raffaella Resch, si intende esplorare un elemento fondamentale nell’opera dell’artista, ovvero la percezione della presenza di un principio vitale, generativo, insito nella materia delle cose.

“L’iniziale disorientamento di fronte alla natura si spiega con ciò, che si comincia con lo scorgerne soltanto le ultime ramificazioni, senza risalire alla radice. Una volta però che uno se ne sia reso conto, può riconoscere anche nella più lontana fogliolina la manifestazione dell’unica legge che regola il tutto e trarne vantaggio” (Paul Klee, Diari, n. 536).

In senso specifico Klee non ha mai parlato di “animismo”, tuttavia la sua opera appare permeata di uno spirito animato avvertito in tutta la realtà materiale ed evocatodall’azione creativa dell’artista. “Creatura superiore” (Diari, n. 660), l’artista, attraverso il proprio sguardo vivificatore, porta alla luce l’elemento generatore presente nei diversi mondi che popolano il cosmo, nascosto sotto la superficie delle cose. Che siano uomini, bambini, animali, oggetti, paesaggi o architetture, i mondi di Klee obbediscono tutti alla medesima legge della natura, che l’artista indaga e imita.

Un unico principio vitale governa l’intero ordine naturale, dalle cose grandi a quelle infinitesimamente piccole. Questo principio sembra palesarsi in molte opere dell’artista, in particolare nei disegni e negli acquarelli degli anni Venti e Trenta. Opere come Feigenbaum (Fico), del 1929, o Im Park (Nel parco), del 1940, presenti in questa mostra, o ancora l’importante dipinto Wohin? (Dove?) del 1920, proveniente dalle collezioni della Città di Locarno, esposto nel 1937 all’interno della mostra “Arte degenerata”, organizzata dal regime nazionalsocialista tedesco.

La rappresentazione del mondo animale offre una serie di parabole, di favole morali, dove l’animale è innalzato al ruolo di essere umano, nei suoi vizi e nelle sue virtù. Ecco che nel disegno Tierfreundschaft (Amicizia tra animali) del 1923, ad esempio, un cane e un gatto si accompagnano bonariamente in una tranquilla passeggiata, incarnando il senso di amicizia che può nascere tra due esseri umani.

Lo studio delle opere architettoniche rivela l’interesse di Klee verso la percezione della forma e la comprensione dell’elemento organico, vivo, dentro di essa, evidente in alcuni acquarelli come Americanisch – Japanisch (Americano – giapponese), realizzato nel 1918, dove a svettanti palazzi stilizzati è affiancata l’icona dell’occhio. “Una volta che si è compreso l’elemento numerico del concetto di organismo”, scrive Klee, “lo studio della natura procede più spedito e con maggiore esattezza” (Diari 536).

Ma il principio generativo insito in tutte le cose è ravvisabile soprattutto in quelle opere che, in maniera dichiarata, evocano o imitano il mondo dell’infanzia, come in Hier der bestellte Wagen! – Ecco la carretta richiesta, del 1935, ma anche nel finissimo dipinto Getrübtes – Turbato, del 1934, proveniente dalle collezioni della GAM di Torino, o ancora in quei lavori dove le figure sono rappresentate con tratti semplici, stilizzati, alla maniera dei bambini, come nel dipinto Gebärde eines Antlitzes (Espressioni di un volto), del 1939, proveniente dalla collezione del Museo del Territorio Biellese.

Forme di vita organiche e spiriti della materia animano i diversi soggetti presenti nelle opere di Klee. Un’immagine che sembra trovare una sintesi formale in un’opera comeFigurale Blätter (Foglie figurate), un lavoro del 1938 dove alcune figure antropomorfe, come piccoli feti, vivono rannicchiate all’interno di foglie–incubatrici.

Artista immerso nello spirito del suo tempo, dove si avvicendano eclatanti scoperte scientifiche, Klee recepisce gli sconvolgimenti provocati dalle teorie della relatività e della fisica quantistica, così come le evoluzione degli studi psicoanalitici, rielaborandoli in maniera indipendente all’interno di una visione magico-fenomenica dell’universo.

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L’esposizione sarà accompagnata da un catalogo pubblicato da Magonza Editore con saggi di Pietro Bellasi, Guido Magnaguagno e Raffaella Resch, oltre alla riproduzione completa delle opere in mostra e un apparato bio-bibliografico.

Pietro Bellasi è uno studioso di antropologia dell’arte, ha insegnato all’Università di Bologna e alla Sorbona, è curatore di diverse mostre e cataloghi, tra le quali “Giacometti e l’arcaico”, Nuoro 2014; “Corpo, automi e robot”, Lugano 2010, “I Giacometti. La valle e il mondo”, Milano e Mannheim, 2000-2001; “Un diavolo per capello”, Bologna 2005; Tinguely e Munari, La Spezia, 1994

Guido Magnaguagno, storico dell’arte svizzero; è stato vicedirettore del Kunsthaus di Zurigo e per lunghi anni direttore del Museo Tinguely di Basilea. Ha curato numerose mostre di arte contemporanea ed è studioso di storia dell’arte di elvetica.

Raffaella Resch ha organizzato e coordinato numerose mostre e cataloghi presso la Fondazione Antonio Mazzotta. Attualmente collabora con diverse istituzioni e artisti come free lance.

Brixia. 5 incontri per scoprire “Roma e le genti del Po”

Dal 30 settembre grandi esperti a Brescia per raccontare i segreti della mostra
più amata dalla stampa
BRIXIA. 5 INCONTRI PER SCOPRIRE ROMA E LE GENTI DEL PO
Saranno ripercorse le principali tappe storiche e “i dietro alla quinte” che hanno gettato
le basi della nostra comunità

La mostra Roma e le genti del Po. Un incontro di culture III-I sec. a.C. rappresenta un’importante occasione per riflettere sul clima culturale di uno speciale momento storico che va dal III al I secolo a. C., durante il quale avvenne un profondo mutamento della Cisalpina, attraverso confronti, scontri e integrazioni tra genti di diversa origine e cultura. La mostra di Brescia vuole infatti narrare la vicenda dell’incontro tra Roma e le popolazioni locali con lo scopo di narrare una realtà che non fu solo uno scontro, ma che ebbe molteplici sfaccettature.

Al fine di conoscere meglio le principali tematiche affrontate nel percorso espositivo, vengono quindi proposti a tutti gli interessati, ed in particolar modo ai docenti e agli studenti, una serie di incontri con studiosi e personalità di spicco del panorama archeologico dell’Italia settentrionale che sono stati direttamente coinvolti nell’organizzazione della mostra.

Grazie alla voce degli esperti sarà quindi possibile ripercorrere le principali tappe storiche della cosiddetta “romanizzazione” e conoscerne i protagonisti, grandi uomini politici e condottieri; seguire l’evoluzione del territorio che fu intensamente trasformato con la razionalizzazione dei paesaggi e delle campagne e la nascita delle grandi città e comprendere profondamente le nuove dinamiche sociali ed economiche della nuova società. Infine, un incontro è dedicato a conoscere le moderne tecnologie digitali che sono state utilizzate per facilitare, in modo emozionante e avvincente, la comunicazione di tutti i temi affrontati.

Aprono il ciclo Luigi Malnati, Soprintendente Archeologo dell’Emilia Romagna, ideatore e curatore della mostra e Filli Rossi, archeologa e co-curatrice dell’esposizione.

Tutti gli incontri sono ad ingresso libero e si tengono alle ore 18.00 presso la White room del Museo di Santa Giulia.
Su richiesta viene rilasciato un attestato di partecipazione.


PROGRAMMA

Mercoledì 30 settembre 2015 Galli e Romani. L’idea di una mostra Relatori: Luigi Malnati (Soprintendente all’archeologia dell’Emilia Romagna); Filli Rossi (Archeologa), curatori della mostra

Mercoledì 7 ottobre 2015 I popoli dell’Italia settentrionale alla vigilia della romanizzazione Relatori: Serena Solano (Funzionario archeologo Soprintendenza Archeologia Lombardia); Margherita Tirelli (già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Altino)
 
Mercoledì 14 ottobre 2015 Una grande avventura tra conflitto e integrazione Relatori: Valentina Manzelli (Funzionario archeologo Soprintendenza Archeologia Emilia Romagna); Francesca Morandini (Responsabile del Servizio specialistico di supporto ai Musei d’Arte Comune di Brescia)
 
Mercoledì 21 ottobre 2015 Il quadro storico- sociale Relatore: Ermanno Arslan (Accademico dei Lincei)
 
Mercoledì 28 ottobre 2015 Realtà aumentata e realtà virtuale per comunicare l’archeologia Relatori Luigi Maria Di Corato (Direttore Fondazione Brescia Musei) conGualtiero e Roberto Carraro (Telecom Design) e Antonio Scuderi (ArtGlass)

Museo Santa Giulia
White room, ore 18.00

Via Musei 81/b – Brescia
Ingresso libero

Per informazioni:
www.bresciamusei.com

Grande Mostra per il Centenario dell’Amarena Fabbri

I cent’anni di un dolce mito italiano.
Celebrati a Bologna con la nuova edizione del
Premio Fabbri, quest’anno tutto al femminile,
e con un secolo di testimonianze tra arte, gusto e storia del costume

Quello dell’Amarena Fabbri è un nome che accomuna le generazioni, un gusto socialmente trasversale, che sa di famiglia, di piacevoli momenti, di bella normalità.

Per questo ricordare, anzi “celebrare” un secolo di Amarena non è azione commerciale ma sociale, è il vivere insieme, con gioia e buon sapore, un modello di vita che continua ad essere nel cuore di tutti. E’ qualcosa che fa bene e che fa star bene.

L’invenzione di donna Rachele Fabbri merita certo una mostra.

Niente di paludato e nemmeno smaccatamente pubblicitario, ma un felice momento di conferma e di certezza. La certezza che quando c’è Amarena c’è vera empatia e nulla, in tempi di solitudini tecnologiche, può essere più ambito della bella normalità di condividere serenamente un piccolo, grande piacere.

La Fabbri ha da poco celebrato i suoi primi cento anni. Ma la vera celebrazione del “secolo insieme” più che alla realtà burocratica, al compimento del secolo da atto notarile, va legata al prodotto che per il pubblico è il simbolo di Fabbri nel mondo, indiscutibilmente l’Amarena.

La mostra, allestita con freschezza, con semplicità nella qualità, con un pizzico di giocosità, con un taglio da Famiglia per le famiglie, deve essere una occasione per rivivere, attraverso Amarena, i propri ricordi personali e familiari.
I Caroselli, le pubblicità, i celebri vasi: fotogrammi di una storia che appartiene a tutti.

Non solo “Amarcord”. Ma anche Fabbri oggi nel mondo, da Bologna ai cinque continenti, una grande storia di successo italiano. Fatta di tradizione e capacità di guardare sempre avanti, di orgoglio e intraprendenza. Di capacità di mettere a frutto il patrimonio del passato, di cogliere il presente e anticipare il futuro.

Con mente aperta. La stessa che portò Fabbri ad anticipare i tempi scegliendo Guttuso e Capogrossi come propri testimonial e che recentemente ha dato vita al Premio Fabbri per l’arte contemporanea. Quest’anno, non a caso, tutto al femminile, dalle artiste alla curatrice.

“Le artiste sono state chiamate a pensare un’opera che fosse in qualche modo – ma ognuna a suo modo – collegata alla storia della Fabbri, afferma Lea Mattarella che del Premio è il coordinatore artistico. “Da un po’ di tempo a questa parte non si fa che parlare di arte e cibo, un connubio che certamente offre grandi suggestioni. Il Premio Fabbri per l’arte le ha scoperte ben dieci anni fa. Questa volta siamo arrivati alla quinta edizione. E insieme all’azienda, abbiamo voluto declinarla dalla parte di lei”.

E le opere selezionate per Il Premio Fabbri 2015 entrano da protagoniste nella grande mostra per i cent’anni dell’Amarena. Compongono anzi una vera e propria mostra nella mostra, per unire l’arte strettamente intesa, ad un’altra straordinaria arte: quella del bel vivere, di cui Amarena Fabbri, da cent’anni, è un piccolo, meraviglioso ingrediente.

Orario: tutti i giorni escluso il lunedì dalle 9 alle 19
Ingresso libero

Inaugurazione: domenica 8 novembre, ore 17,30

Per informazioni:
www.premiofabbri.com
335.8159218, tutti i giorni esclusi sabato, domenica e festivi dalle 11 alle 14 e dalle 16 alle 19.
Visite guidate gratuite su prenotazione: 335.8159218

Produzione: Anonima Talenti Srl

Catalogo edito da Silvana Editoriale