Arte a Copenaghen: Cinque mostre da non perdere in autunno

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Weekend d’autunno a Copenaghen – e dintorni – per dedicarsi alle grandi mostre. Dalla fotografia di McCurry alle installazioni di Yayoi Kusama, la città propone cinque appuntamenti da non perdere in siti espositivi che già da soli valgono il biglietto.

Yayoi Kusama IN INFINITY, Louisiana Museum of Modern Art (fino al 24 gennaio 2016)

La mostra svela l’intera produzione di Yayoi Kusama, dai primi acquerelli alle opere rivoluzionarie degli anni ’60, ’70 e ’80: film psichedelici, performance, installazioni, dipinti. L’artista giapponese, che nel corso della sua vita ha lavorato con un’immensa gamma di mezzi e materiali – pittura, scultura, collage, tessuti – è considerata la più grande artista moderna vivente, anticipatrice della pop-art e in grado di influenzare Andy Wharol e Claes Oldenburg. In mostra al Louisiana numerose installazioni create di recente e una serie di dipinti realizzati da Kusama, oggi 86 anni, appositamente per questa retrospettiva. Inoltre, per la prima volta, sarà possibile ammirare alcune delle sue opere giovanili e comprendere fino in fondo l’interesse dell’artista giapponese per la moda e il design. La mostra è visitabile dal martedì al venerdì dalle 10 alle 22, il sabato, la domenica e nei giorni festivi dalle 11 alle 18. Costo del biglietto: Dkk 115/€15. Sito:

http://en.louisiana.dk/exhibition/yayoi-kusama

Treasures in The Royal Library, Biblioteca Reale (fino al 31 Dicembre 2015)

Tolte dalle maestose volte della Libreria reale di Copenaghen opere come la Bibbia di Gutenberg, gli appunti del filosofo Søren Kierkegaard e le fiabe di Hans Christian Andersen sono state immerse in una jungle pop art. Il connubio tra i preziosi tesori della Biblioteca Reale di Copenaghen (il cosiddetto Diamante Nero) e la pop art è stato possibile grazie all’intervento dell’artista russo Andrey Bartenev il quale è stato sapientemente in grado di creare un legame tra antichi manoscritti, libri, scritti e la moderna e vivace cultura dell’informazione in cui siamo immersi quotidianamente. La mostra è visitabile gratuitamente dal lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 19.00. Sito: http://www.kb.dk/en/dia/udstillinger/skatteudstilling.html

Steve McCurry, Castello di Frederiksborg (17 ottobre – 31 dicembre 2015)

Steve McCurry, è considerato uno dei migliori fotografi del mondo, insignito dei maggiori premi dedicati alla fotografia. Conosciuto soprattutto per i suoi scatti a colori, McCurry, nella migliore tradizione documentaristica, riesce a catturare l’essenza delle sfide e delle gioie umane. Alcune delle sue immagini sono ormai delle icone, indimenticabili testimonianze di momenti unici. Nato a Philadelphia, McCurry si è laureato al College of Arts and Architecture della Pennsylvania State University. Dopo aver lavorato in una redazione per un paio d’anni, parte per l’India come freelance. È proprio in India che McCurry impara ad osservare ed attendere. “Se aspetti, la gente dimenticherà la tua macchina fotografica e potrai vedere l’anima”. La sua carriera s’impenna quando, in incognito in abiti tradizionali, attraversa il confine e dal Pakistan raggiunge l’Afghanistan appena prima dell’invasione dei Russi. Lo scatto più celebre, considerato da molti la foto più riconoscibile al mondo, è la fotografia di una giovane rifugiata afghana dagli occhi chiari.

È possibile visitare la mostra dal lunedì alla domenica dalle 11:00 alle 15:00. Costo del biglietto: DKK 75/€10. Sito: http://www.dnm.dk/UK/Steve_McCurry.htm

Bjørn Wiinblad, Arken Museum of Modern Art (fino al 17 Gennaio 2016)

Bjørn Wiinblad è una figura leggendaria della vita culturale danese, uno degli artisti più amati della seconda metà del XX secolo. L’obiettivo di Bjørn era comunicare un mondo di bellezza e sogno con la sua arte, attraverso oggetti che fossero accessibili a chiunque. Il Museo di arte Moderna Arken presenta una mostra omnicomprensiva dei lavori di questa figura unica nel panorama artistico danese. Con disegni, poster, acquarelli, ceramiche e tessuti l’esposizione permette l’accesso a nuovi e sorprendenti aspetti del genio di Bjørn. La mostra è visitabile da martedì a domenica dalle 10.00 alle 17.00, il mercoledì orario prolungato fino alle 21.00. Costo del biglietto: DKK 95/€12. Sito: http://uk.arken.dk/udstilling/bjoern-wiinblad/

Rising from darkness, Staten Museum for Kunst (fino al 17 Gennaio 2016)

Un’emozionante corsa sulle montagne russe dei sentimenti che pervasero gli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. La mostra si focalizza sulle opere di un’epoca oscurata dagli orrori della Guerra, dalla corsa agli armamenti nucleari e dal cupo affacciarsi della Guerra Fredda. Dodici artisti hanno dato voce a questo periodo, ritraendo l’esteso senso di ansia, paura e solitudine di quegli anni. Palle Nielsen, Svend Wiig-Hansen, Dan Sterup-Hansen, Henry Heerup, Jane Muus e gli altri artisti esposti, hanno rappresentato gli eventi politici e la realtà della loro era raccontando le storie in modo differente: si va infatti dalle riflessioni sulla violenza alle scene di vita quotidiana fino a immagini che ritraggono una grande compassione e la capacità di fare comunità. La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 17.00, il martedì l’orario è prolungato fino alle 20.00. Costo del biglietto: DKK110/€15. Sito:

http://www.smk.dk/en/visit-the-museum/exhibitions/rising-from-darkness/

Non solo Copenaghen: nuove prospettive a Odense e Aarhus

Selfie, Brandts (fino al 25 ottobre 2015)

Un tour nel mondo della presentazione del sé. Come formato fotografico e come fenomeno sociologico il selfie è diventato parte integrante e indelebile della nostra vita. Un modo di posizionare visualmente noi stessi al centro del palco e del contesto. Ma queste foto non sono altro che istantanee seduttive della realtà? La mostra presenta le opere di grandi artisti che hanno lavorato sulla realizzazione di autoritratti, da Andy Warhol a Cindy Sherman, accanto alle celebrity che hanno fatto del selfie un metodo nuovo per creare le proprie storie, come Caroline Wozniacki e Kim Kardashian. Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 17.00. Il giovedì dalle 12.00 alle 21.00. Costo del biglietto: DKK 75/€10. Sito:

http://brandts.dk/en/udstilling/selfie-2/

Monet – Lost in Translation, ARoS (9 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016)

Con una selezione speciale di opere degli Impressionisti francesi, 50 dipinti, di cui un terzo del solo Monet, ARoS desidera dare nuova linfa proprio a Monet e ai suoi colleghi partendo da due domande: qual è il valore dell’arte impressionista per lo spettatore di oggi e perché queste opere sono ancora rilevanti? I visitatori delle mostre vengono oggi accompagnati in un’era di consapevolezza che dichiara che l’arte non è quello che si coglie al primo sguardo. Quello che inizialmente si osserva è l’opera, il materiale grafico. In termini di documentazione storica e oggetto estetico il significato emerge solo se chi osserva è disposto a fare uno sforzo. Oggi, Monet e compagni non sono più visti come autori di un’arte scandalosa ma leggende le cui opera si sono trasformate in icone da merchandising: poster, magliette, tazze, calendari.

Un’evoluzione che può portare a pensare che gli Impressionisti e il loro immaginario si siano svalutati. Molti hanno perso la visione dell’epoca impressionista e la prospettiva da cui questi artisti sono partiti.

L’apprezzamento del loro lavoro si è perso. Sono stati ridotti a cliché o marchi iconici. Sono, come

affermato nel titolo della mostra, “Lost in Translation”. Il percorso della mostra attraversa diverse sale che ricostruiscono un viaggio nell’esperienza impressionista. Non si tratta di un’esposizione classica, è un percorso familiare e straniante allo stesso tempo. Attraverso l’alienazione, s’intende scompigliare l’aspettativa dei visitatori e fornire loro una nuova, fresca prospettiva sull’arte di Monet. La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 17.00. Il mercoledì l’orario è prolungato fino alle 22. Costo del biglietto: DKK 110/€15. Sito: http://en.aros.dk/exhibitions_/2015/monet/

Venerdì al via Motorgallery a Modena

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Nel corso della terza edizione, in programma a ModenaFiere sabato 26 e domenica 27 settembre, hanno luogo due importanti esposizioni collaterali, con foto e pezzi unici: una dedicata a quella che per oltre 20 anni fu la piccola Indianapolis europea e l’altra, dal titolo “La Tecno di Bologna: quando una piccola azienda sfida il mondo delle competizioni”, che consentirà non solo di ammirare le splendide monoposto create dai Fratelli Pederzani, ma anche di ripercorrere i momenti più importanti della loro singolare avventura rievocati dalla viva voce dei protagonisti

Modena Motor Gallery, già affermata in Europa come la più grande mostra mercato d’auto e moto d’epoca italiane, quest’anno si apre anche alle auto e moto storiche di altri paesi e presenta numerose novità: la manifestazione – in programma questo fine settimana presso il quartiere fieristico – propone infatti un fitto programma di eventi collaterali. Uno dei principali è la grande mostra sullo storico Aerautodromo di Modena, che racconta avventure di uomini, ingegno e motori legati a questo luogo. Organizzata in partnership con il Circolo della Biella – uno dei più blasonati Club italiani – la mostra collaterale sul glorioso Aerautodromo illustra come abbia rappresentato un’importante traccia della crescita dell’automobilismo da competizione tra gli anni ’50 e ’60: Maserati, Ferrari, De Tomaso, Stanguellini e officine artigiane di straordinario valore hanno avuto la possibilità grazie a questa “pista” di sviluppare, trasferire velocemente idee e concetti vincenti da impiegare nelle gare. Tra gli altri sono esposti alcuni pezzi unici come: Ferrari F2 monoposto, 1950 Stanguellini Delfino, Maserati 250F, Barchetta Maserati, Fiat 1100. Tra le moto una MV4 cilindri e una HD 250 Villa tanto per citarne un paio.A 65 anni di distanza Modena Motor Gallery racconta l’Aerautodromo con una mostra di grande fascino per ricordare un’epopea della storia motoristica italiana: costruito nel 1949, fu inaugurato il 7 maggio 1950 con il Gran Premio di Modena riservato a vetture di Formula 2, vinto da Alberto Ascari, e il suo impianto fu attivo principalmente negli anni ‘50 e ‘60. L’Aerautodromo è stato un vero magnete industriale, sociale ed economico in grado di attirare piccoli e grandi costruttori di automobili, tecnici, piloti e anche avventurieri. Una pista per correre nel progresso dell’automobile da corsa grazie alle conoscenze tra persone e imprese appartenenti a un’unica comunità. La mostra racconta proprio questo periodo e questa alchimia industriale confotografie inedite e pezzi mai esposti prima. Non solo automobili e motociclette che si sono cimentate sulla pista di Modena in quel periodo, provenienti da collezioni private, ma anche un suggestivo percorso scenico, ricco di tante foto storiche: dal taglio del nastro alla presenza del Ministro della Marina Mercantile Alberto Simonini, al volo inaugurale, da Juan Manuel Fangio sul Ferrari 166FL a dodici cilindri da 2.000 cc. ad Alberto Ascari sulla Ferrari 166FL a dodici cilindri da 2.000 cc.
Modena Motor Gallery propone poi una seconda mostra, sulla Tecno di Bologna, mostrando come sia possibile che una piccola azienda sfidi il mondo della Formula 1 portando due fratelli bolognesi a confrontarsi con le più importanti realtà mondiali nel campo delle competizioni automobilistiche. L’esposizione, intitolata “La Tecno di Bologna: quando una piccola azienda sfida il mondo delle competizioni”, consente non solo di ammirare le splendide monoposto create dai Fratelli Pederzani, ma anche di ripercorrere i momenti più importanti della loro singolare avventura rievocati dalla viva voce dei protagonisti. Quella della Tecno è una storia di amore per i motori tipicamente italiana, o per meglio dire tipicamente emiliana. È la storia di come, cinquant’anni fa, la passione e la creatività, unite alle grandi capacità tecniche, portarono due fratelli bolognesi a confrontarsi con le più importanti realtà mondiali nel campo delle competizioni automobilistiche. La cavalcata che li condurrà alla Formula 1 comincia quando, il 17 gennaio del 1962,Luciano e Gianfranco Pederzani, costruttori di kart, danno vita alla Tecnokart. Il loro rivoluzionario modello “Piuma”, che a distanza di mezzo secolo costituisce ancora la linea base degli attuali kart, dal 1963 al 1966 conquista 3 titoli mondiali, 3 europei e 36 nazionali in 16 paesi diversi.Dopo aver ottenuto i risultati più prestigiosi con i kart, si procede verso la Formula 3. Nascono, in rapida successione, nel 1965 la K250 (formula ibrida inventata dai Pederzani come traît d’union fra kart e vetture di formula), nel 1966 la Formula 850 e nel 1966-67 la Formula 3. Quest’ultima è circondata dallo scetticismo generale per l’originalità della struttura e dell’impostazione, che la fa distinguere nettamente dalle monoposto tradizionali di scuola inglese allora dominanti. Anche in questa categoria le idee innovative si dimostrano vincenti: ed ecco le affermazioni nel Campionato Europeo, nel 1967, 1968, 1969, e in 9 campionati nazionali, con circa 300 gare vinte; intanto le oltre 200 vetture costruite conquistano i mercati mondiali. Nel 1968, anno in cui la Tecnokart diventa Tecno, inizia la sperimentazione della Formula 2; la prima vittoria arriverà con François Cevert a Reims. Ma il vero fiore all’occhiello sarà la vettura approntata per il 1970, con soluzioni che verranno poi adottate anche da costruttori di F1 e che, senza lasciare nulla al caso, vincendo 8 delle 13 gare disputate, si aggiudicherà il Campionato Europeo, con Clay Regazzoni, e il Trophée de France de Concurrents.
Una storia come questa, una bella storia italiana, meritava di essere celebrata, e lo è con la mostra, organizzata dallo storico Circolo della Biella, che si tiene presso il padiglione C.
Sabato 26 ha poi luogo una Tavola Rotonda moderata da Mauro Tedeschini con Gianfranco Pederzani, Nanni Galli (pilota della vettura di F1 nel 1972), Carlo Facetti (pilota di F3 e di F2), Fiorenzo Fantuzzi costruttore delle carrozzerie e Alessia Regazzoni, figlia di Clay. A Motor Gallery è anche esposta la F2 con cui Clay vinse il Campionato Europeo nel 1970, oltre a quella pilotata da Cevert e a due F1 (del 1972 e del 1973, realizzate in Inghilterra).
La terza edizione di Modena Motor Gallery è organizzata da Vision up srl e Modena Fiere srl con la sponsorship di BPER Banca e gode del patrocinio della Camera di Commercio di Modena, Promo, Comune di Modena, ACI Storico, Circolo della Biella.

E’ possibile scaricare tutte le foto relative al Salone e ai suoi eventi collaterali al link
:
https://www.dropbox.com/sh/ayc94ds4wezycdk/AACtxU5tAky1mM8TvUS-l5PAa?dl=0

Modena Motor Gallery – Orari per il pubblico: sabato 26 settembre dalle 9.00 alle 19.00 e domenica 27 settembre dalle 9.00 alle 18.00.
 

Van Gogh nella Villa dei Capolavori a Traversetolo

Van Gogh nella Villa dei Capolavori
La sedia di Vincent: ritratto di una struggente (disperata) umanità
dal 25 settembre all’8 dicembre 2015


Nasce dal prestigioso rapporto di collaborazione tra la National Gallery di Londra e la Fondazione Magnani Rocca questo evento unico che, per la prima volta in Italia, permette di ammirare nella Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo (Parma) una delle icone della Storia dell’Arte mondiale: La sedia di Van Gogh (1888). Il celebre ed enigmatico quadro di Vincent Van Gogh viene esposto al pubblico dal 25 settembre all’8 dicembre 2015.
Questa è l’unica occasione per vedere l’opera nel nostro Paese al di fuori della sua sede storica.

La sedia, autoritratto di un desiderio
Lo splendido dipinto – eseguito durante il soggiorno del pittore ad Arles, quando egli intendeva creare una comunità di artisti nella celeberrima ‘Casa gialla’ di place Lamartine – venne concepito insieme a un altro, La sedia di Gauguin (1888). È infatti proprio attraverso il rapporto con Gauguin che si comprende l’assenza/presenza della vagheggiata collaborazione tra i due artisti, fortemente idealizzata, di fatto durata solo nove settimane e che trova nel motivo della sedia l’emblema di un desiderio artistico travagliato, un autoritratto a tutti gli effetti, che racchiude un’enigmaticità che prelude ai drammatici eventi successivi, fino alla tragica morte di Van Gogh. Si manifestano in questo modo la dichiarazione di umiltà e l’introduzione alla vita più intima del pittore già proposte nel dipinto La stanza di Vincent ad Arles (1888), con la stessa sedia inserita come una firma personale, e quelle che l’artista chiamava dècorations ad abbellire le pareti del suo rifugio privato. La ricerca di un ideale domestico ordinato che rispondesse ai desideri dell’artista, ma di fatto non certo alle sue inclinazioni, trova oggi una speciale presentazione nella Villa sede della Fondazione, il cui proprietario Luigi Magnani aveva saputo, all’opposto, con grande ordine, valorizzarne gli ambienti con opere di fine gusto estetico e grande rilievo artistico.

Nella Villa dei Capolavori
Oggi, l’umile sedia di Van Gogh – con la pipa dell’artista in primo piano e la cassetta delle cipolle dove campeggia la celeberrima firmaVincent – viene offerta eccezionalmente allo spettatore in un nuovo allestimento nella sala più sontuosa della Villa, tra i preziosi arredi in stile Impero, in dialogo inedito con le opere della collezione permanente, che vanta nomi di artisti tra i più famosi al mondo. Originale celebrazione della creatività di un pittore diventato mito, che aveva compreso, precorrendo i tempi, il nuovo senso che avrebbe di lì a poco intrapreso la storia dell’arte.

Un’eccezionale operazione culturale frutto della collaborazione tra la Fondazione Magnani Rocca e il prestigioso museo britannico. “È un grande onore essere riusciti a portare in Italia per la prima volta un capolavoro talmente intenso che talvolta persino commuove coloro che hanno la fortuna di poterlo ammirare dal vero” – afferma Stefano Roffi, curatore artistico della Fondazione. “Vorrei che il pubblico si ponesse davanti a questo quadro non soltanto come a un’icona assoluta dell’Arte, ma anche come a uno struggente testamento dell’artista, traccia eterna della sua disperata passione per la vita e per la pittura”.


Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 25 settembre all’8 dicembre 2015. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì 7 dicembre. Ingresso: € 9,00 – € 5,00 per le scolaresche.

Con lo stesso biglietto è possibile visitare anche la mostra ‘Giacomo Balla Astrattista Futurista’ e la Collezione permanente.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 infomagnanirocca@.it www.magnanirocca.it
Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, Van Gogh e Balla con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 12,00 (ingresso e guida).
Ristorante e Caffetteria nella corte del museo tel. 0521 848135.

Ecco Poesia Festival 2015

Dal 24 al 27 settembre la poesia sarà protagonista nei borghi antichi di otto comuni modenesi. Grandi autori – capeggiati dall’ospite internazionale dell’edizione 2015 Michael Krüger – testimonieranno la vitalità della poesia oggi. Insieme a loro salgono sul palco anche noti artisti come Luis Bacalov, Têtes de Bois, Dente, Almamegretta, Michele Serra e tanti altri, per oltre 30 eventi in quattro giorni, tutti gratuiti

Poesia Festival presenta la sua undicesima edizione e dal 24 al 27 settembre la provincia modenese che si adagia ai piedi del primo Appennino sarà lo scenario per l’ormai tradizionale rassegna di inizio autunno dedicata alla poesia e ai poeti dell’Unione Terre di Castelli (formata dai comuni di Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto e Vignola) e dei comuni di Castelfranco Emilia e Maranello. Voci che testimoniano quanto la poesia sia uno strumento prezioso e malleabile, in grado di parlare alle donne e agli uomini del nostro tempo. Un festival che parla di poesie e di un intero territorio ricco di bellezza, gastronomia ed eccellenze produttive.

I poeti Franco Loi, Umberto Fiori, Aldo Nove, Milo De Angelis e Livia Candiani e l’editore e traduttoreNicola Crocetti saranno tra i principali protagonisti dell’edizione 2015 di Poesia Festival; a conferma di una vocazione internazionale contribuirà la presenza di Michael Krüger, poeta tedesco la cui opera in versi riflette sulle perdite e lo spaesamento del cittadino globale con raffinate e ironiche analisi.

Inoltre il Giro d’Italia della Poesia, una rassegna che punta a utilizzare la poesia come lente di ingrandimento per leggere le città e i luoghi della Penisola, presenterà al pubblico numerose importanti voci del panorama italiano. Ai poeti di oggi faranno da controcanto le esibizioni dedicate a grandi maestri del passato e spettacoli in bilico tra verso e performance: saranno a Poesia Festival Luis Bacalov e Cosimo Damiano Damato con Poetry Soundtrack, il cantautore Dente nella doppia veste di scrittore e musicista, iTêtes de Bois con un omaggio a Leo Ferré, Paola Pitagora che darà voce al Leopardi “privato” attraverso rari documenti e corrispondenze, Giovanni Lindo Ferretti narratore delle sue storie d’Appennino e Michele Serra che assieme al gruppo folk degli Enerbia ricorderà la figura del poeta Giorgio Caproni, un protagonista della cultura italiana del secondo Novecento.

Poesia Festival è un modello di festival diffuso originale, che per quattro giorni anima otto comuni, uniti nell’intento di offrire al pubblico un momento di scoperta, apprendimento e un intrattenimento di qualità completamente gratuito.

Quando: dal 24 al 27 settembre 2015
Dove: Unione Terre di Castelli in provincia di Modena (Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola) e comuni di Castelfranco Emilia e Maranello (MO)
Gli eventi di Poesia Festival sono tutti gratuiti
Per informazioni e dettagli sul programma www.poesiafestival.it

Photolux Festival a Lucca da novembre

Photolux Festival 2015
Biennale Internazionale di Fotografia
A Lucca, dal 21 novembre al 13 dicembre

Il tema: Sacro e Profano
Photolux Festival per l’edizione 2015 sceglie il tema “Sacro e Profano”. Declinarlo attraverso la fotografia permette, da un lato, di compiere un viaggio intorno al mondo, che è anche un viaggio interiore, alla scoperta dei luoghi dello spirito e degli uomini che li animano sperimentando una tensione verso il divino di volta in volta diversa e sempre affascinante. Dall’altro, di rileggere l’iconografia sacra in chiave dissacrante o provocatoria, di avventurarsi in territori ritenuti generalmente non rappresentabili, confrontandosi con le pulsioni e i sentimenti più terreni dell’animo umano e le sue aberrazioni.
Senza tralasciare tutto quanto si trova nel mezzo, nelle sottili sfumature che sempre colorano contrasti che non possono essere netti. Il mezzo fotografico, dunque, come linguaggio privilegiato per svelare questa dualità e indagarne le diverse declinazioni e interpretazioni possibili.


Le mostre
L’edizione 2015 di Photolux Festival indaga il tema Sacro e Profano attraverso il lavoro di importanti autori della fotografia contemporanea e del fotogiornalismo internazionali:

Joel-Peter Witkin: (a cura di Enrico Stefanelli)
Il grande maestro americano Joel-Peter Witkin (Brooklyn, USA, 1939) è l’ospite d’onore di Photolux 2015, con una retrospettiva presentata che approfondisce il rapporto tra sacro e profano, visti attraverso il suo sguardo unico e provocatorio.

Ernst Haas: La Creazione (a cura di Enrico Stefanelli)
Ernst Haas (Vienna, 1921) è stato uno dei pionieri della fotografia a colori. La Creazione (pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1971) è considerato uno dei pilastri della storia della fotografia.

Bettina Rheims: INRI (a cura di Enrico Stefanelli)
Attraverso un’attenta rilettura dei testi, lavorando sulle fonti originali e cercando di combinare la storia e la leggenda, in questo lavoro del 1999 Bettina Rheims (Neuilly-sur-Seine, 1952) ha trasposto le storie sacre nel nostro tempo.
Kenro Izu: Sacredness (a cura di Enrico Stefanelli)
A Lucca per la seconda volta dopo la grande retrospettiva del 2011, Izu presenta gli ultimi sviluppi del suo lavoro, dove trova spazio per la prima volta la rappresentazione della figura umana.

Aurelio Amendola: San Pietro (a cura di Enrico Stefanelli)

Aurelio Amendola (Pistoia, 1938), nel corso della sua lunga carriera, ha lavorato più volte sull’opera di Michelangelo e in particolare sulla basilica di San Pietro. In via di pubblicazione un nuovo volume sulla basilica illustrato con le sue fotografie, edito da Franco Maria Ricci, che verrà presentato in occasione di Photolux 2015.

Ivo Saglietti: Sotto la tenda di Abramo
Ivo Saglietti (Tolone, 1948) è dagli anni Settanta uno dei più attivi e apprezzati fotogiornalisti italiani. Nel suo reportage Sotto la tenda di Abramo racconta di un possibile e necessario dialogo tra le religioni e gli uomini, documentando l’esperienza del monastero siro antiocheo di Deir Mar Musa el-Habasci.

Patrick Willocq: I am a Walé Respect me (a cura di Azu Nwagbogu),

Il progetto di Partrick Willocq (Strasburgo, 1969) indaga un rito d’iniziazione diffuso tra i pigmei Ekonda del Congo. Le fotografie sono la rappresentazione della canzone che ciascuna Walé (giovane madre) canta il giorno in cui finisce l’isolamento che devono rispettare dopo la nascita del primo figlio.

Charles Fréger: Wilder Mann (a cura di Mariateresa Cerretelli)
Nella serie Wilder Mann il fotografo francese Charles Fréger (Bourge, 1975) esplora riti e tradizioni europee in cui l’abito diventa maschera, travestimento, incarnazione del mito.

Jordi Pizarro: The Believers
(a cura di Lucy Conticello)
The Believers è un progetto ongoing del giovane fotografo spagnolo Jordi Pizarro (Barcellona, 1985), che esplora le comunità religiose di dieci differenti Paesi, in quattro continenti, focalizzando l’attenzione anche su gruppi di fede minoritari.

James Estrin: Observance
James Estrin è senior photographer del New York Times. In questo lavoro ha documentato esperienze spirituali di ogni genere, nel tentativo di catturare l’essenza di qualcosa di invisibile e impalpabile in un’immagine visibile.

Michele Borzoni: titolo da definire (a cura di Renata Ferri)
Michele Borzoni (Firenze,1979) ha dedicato più di tre anni a questo lavoro sulle comunità cristiane del Medio Oriente, viaggiando in ogni singolo Paese in momenti diversi per concentrarsi sulla morfologia umana e geografica del territorio.

France Keyser: Nous sommes français et musulmans (a cura di Dimitri Beck)
France Keyser (Francia, 1970) ha realizzato nel 2008 questo reportage che racconta la vita quotidiana dei musulmani di Francia: ritratti di uomini e donne perfettamente integrati nella società francese, in alcuni casi anche di personaggi pubblici.

Enrico Rondoni: Nel regno della luce
Enrico Rondoni (Napoli, 1953) è giornalista e vice direttore del tg5. Il reportage dal Laddak (India) Nel regno della luce, realizzato nel 1987, racconta la rappresentazione della lotta tra il bene e il male, con simbologie sacre e profane che si svolge ogni plenilunio d’agosto nel Monastero buddista del XVI secolo di Phyi-Yang.


Nicolò Degiorgis: Hidden Islam
Nicolò Degiorgis (Bolzano, 1985) documenta i luoghi di preghiera della popolazione musulmana nel Nord Est d’Italia: garages, negozi, magazzini e vecchie fabbriche. Hidden Islam ha ricevuto molti e importanti riconoscimenti internazionali, vincendo, tra gli altri, l’Author Book Award 2014 dei Rencontres d’Arles e il Photobook Award di Paris Photo.

Toni Meneguzzo: Divine Bovine
Quella di Toni Meneguzzo (Portogruaro, Venezia, 1949) è una lunga ricerca di esplorazione della tradizione Hindu di vestire e adornare le vacche sacre. Un lungo percorso di studi e viaggi, durato cinque anni, per ottenere il più vasto repertorio possibile di un’arte che sta scomparendo e lasciarne testimonianza.

Joana Choumali: Resilients
Joana Choumali (Abidjan, Costa d’Avorio, 1974) nei sui lavori indaga i temi dell’identità femminile, del rapporto della donna africana con le proprie tradizioni. In questo progetto si concentra sull’aspetto esteriore di queste tematiche: gli abiti tradizionali. Alla riscoperta dell’importanza del contatto con le radici per costruire appieno la propria identità.

Anna Maria Germontani: Momenti nella comunità ebraica di Milano nella prima metà degli anni ‘90 (a cura di Giuliana Scimé)
Le immagini che documentano alcuni momenti nella comunità ebraica di Milano, realizzate tra il 1991 e il 1995, fanno parte di un ampio lavoro di Germontani incentrato sulle comunità a-cattoliche del capoluogo lombardo.

Crimini contro l’umanità (a cura di Giuliana Scimé)
Una collettiva che raccoglie fotografie d’agenzia e video che raccontano i crimini contro l’umanità che il mezzo fotografico ha potuto documentare: dall’atomica all’Olocausto, dall’Apartheid alle recenti persecuzioni dei Cristiani da parte degli estremisti dell’Isis.

Nel programma espositivo si inseriscono anche la mostra del World Press Photo 2015, ospitata a Lucca per l’undicesimo anno consecutivo, le tre mostre dedicate ai progetti vincitori dei contest ROBERTO DEL CARLO PHOTOLUX AWARD, YOUNG CURATORS PHOTOLUX CONTEST, FUOCO SACRO, la mostra dei vincitori del Leica Oskar Barnack Award 2015, la mostra del vincitore del 2015 Documentary Photography Grant della Manuel Rivera-Ortiz Foundation e la mostra “Burma” di Carolina Sandrettoin collaborazione con Progetto Vitalità Onlus.

Insieme al ricco programma di mostre, fitto sarà anche il calendario degli eventi collaterali. I Leica Talk vedranno importanti relatori internazionali: tra gli altri, Karin Kaufmann (Art Director Leica Galleries International), Inas Fayed (Direttrice Leica Fotografie International) e Andrea Pacella (Marketing Manager, Leica Camera Italia) discuteranno del ruolo che Leica svolge nel mondo della fotografia anche grazie alle sue attività espositive, editoriali e didattiche; Lars Boering (direttore World Press Photo) con Alessia Glaviano (senior photo editor di Vogue Italia) e David Campbel (Inghilterra) discuteranno delle problematiche legate alla manipolazione dell’immagine e all’etica e al futuro del fotogiornalismo; i vincitori italiani del World Press Photo 2015 che presenteranno i propri lavori e discuteranno del ruolo del fotogiornalismo oggi; Lorella Zanardo che con Paolo Iabichino e Isabella de Maddalena parlerà dell’immagine e della rappresentazione della donna nei media; Oliviero Toscani che presenterà il suo ultimo libro Più di cinquant’anni di magnifici insuccessi.
I workshop proposti quest’anno vedranno coinvolti fotografi e esperti italiani e internazionali: i fotografi italiani Andrea Boccalini, Marco Casino per Leica Akademie Italia;Rebecca Simons, Senior Producer e Project Manager del World Press Photo con Magdalena Herrera, direttore della fotografia di Geo Francia; il fotografo Paolo Woods; i docenti di fotografia Alessandra Capodacqua e Martino Marangoni.
Il programma delle letture portfolio vede la partecipazione di esperti internazionali, photo editor, fotografi, curatori, docenti di altissimo livello.

Si rinnova anche quest’anno l’esperienza di Expolux, lo spazio espositivo dedicato agli editori, gli stampatori, i professionisti del settore e le scuole di fotografia, che animerà la sede del Real Collegio nel fine settimana del 28 e 29 novembre.

La Photolux Night, il 28 novembre, vedrà la premiazione di tutti i vincitori dei contest e la consegna del premio alla carriera all’ospite d’onore di questa edizione, il grande fotografo americano Joel-Peter Witkin.

Sabato 28 novembre si riunirà a Lucca la giuria (aperta al pubblico) del contest Sunday Photographers, organizzato in collaborazione con La Stampa: Mario Calabresi(direttore de La Stampa), Paolo Pellegrin (fotografo membro dell’agenzia Magnum), Lorenza Bravetta (direttore di Camera, Torino), Irene Opezzo e Giulia Ticozzi. (photo editor de La Stampa) prenderanno visione dei portfolio pervenuti e sceglieranno il vincitore.

La sera del 7 dicembre, una serata di fotografia e musica con il fotografo Pino Ninfa e il trombettista Paolo Fresu, organizzata in collaborazione con il Teatro del Giglio di Lucca.

Ulteriori informazioni e programma: www.photoluxfestival.it

Il festivalfilosofia da appuntamento al 2016 con L’Agonismo

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Ph© Baracchi-Campanini

Alta la partecipazione al festivalfilosofia di Modena, Carpi, Sassuolo: le presenze, circa 200mila, sono in linea con quelle dello scorso anno. “Agonismo” il tema scelto per l’edizione 2015

Tre giorni con i maestri del pensiero per (re)imparare a trasmettere i saperi. Da venerdì 18 settembre a oggi il tema “ereditare” ha fatto riflettere Modena, Carpi e Sassuolo e le loro piazze piene di giovani, studenti, stranieri e cittadini di ogni età.

Molto soddisfatti gli organizzatori, come sottolinea Stefania Cargioli, presidente del Consiglio direttivo del Consorzio per il festivalfilosofia e membro del Consiglio d’amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena: “Il successo del festival è dovuto a un pubblico attento e intelligente che è cresciuto con noi in termini quantitativi e qualitativi. Lezioni magistrali, spettacoli e manifestazioni artistiche sono ancora in corso, ma possiamo già stimare che l’affluenza di pubblico agli appuntamenti in programma – tutti gratuiti –  si attesta intorno alle 200mila presenze. Le date di quest’anno, poi, ci hanno consentito di intercettare l’apertura delle scuole e di coinvolgere un numero ancora maggiore di studenti”.

È “Agonismo” il tema della prossima edizione. Un argomento complesso, come tutti quelli scelti finora, come sottolinea Michelina Borsari, direttore scientifico del festival: “L’agone nell’antica Grecia era la gara regolata tra avversari: nel corso del festival andremo a indagare le declinazioni dell’agonismo contemporaneo, le forme dell’atletica interiore e sociale, dalla ricerca del costante miglioramento del proprio corpo fino alla dimensione sportiva e di squadra. Ma punteremo anche l’attenzione su come sia proprio la democrazia un agone che trasforma l’antagonista in avversario, integrandolo nel gioco politico”.

Anche Tullio Gregory, membro del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia, sottolinea come il nuovo tema consenta di affrontare molteplici nodi di riflessione: “Seguiremo tutta la parabola dell’agonismo: dall’antichità in cui venivano privilegiate la bellezza e la virtus fino al “malato” doping odierno. L’intera storia dell’uomo può essere letta in chiave agonistica, come una lotta continua contro grandi mali come la fame, la povertà e la guerra stessa”. Gregory si sofferma anche sull’ottima affluenza di pubblico: “L’immagine simbolo del festival è quella dei centinaia ragazzi e studenti seduti nelle piazze che prendono appunti e seguono con attenzione le lezioni dei filosofi. Molti licei italiani, poi, hanno inserito il festivalfilosofia nel loro programma di offerta formativa: ciò significa che la manifestazione e i temi affrontati rimangono oggetto di discussione per l’intero anno scolastico”.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel.059/2033382 e www.festivalfilosofia.it

Che artista Matisse! al Museo in erba

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Che artista Matisse!

Esposizione interattiva ideata e realizzata dal Musée en Herbe di Parigi.

Dal 26 settembre 2015, al Museo in erba di Bellinzona, Matisse accoglie i bambini e li coinvolge nella

scoperta attiva della sua vita e della sua opera. Li invita, subito, a ritrovare i suoi occhiali

(“Autoritratto”) per osservare meglio i suoi quadri e poi presenta i suoi familiari (“La famiglia

dell’artista”) e i suoi interni con i pesci rossi (“I pesci rossi”). I piccoli visitatori incontrano anche

“Icaro” e l’“Odalisca con i pantaloni rossi”, e si travestono come lei. Provano a disegnare sdraiati con

la matita attaccata a un bastone e scoprono l’arte del collage (“Nudo blu III”). Matisse aveva

esclamato: “Evviva la pittura!” La mostra, ideata da Sylvie Girardet e Norbet Journo, comunica ai

bambini la passione per i colori dell’artista francese, li avvicina all’armonia delle sue tele e del suo

universo fresco, tranquillo ma ricco di vita e di movimento. Non solo, muovendosi fra i moduli di

questo coloratissimo e divertente percorso i bambini fanno proprie alcune chiavi di lettura:

accolgono la poetica dell’artista e riconoscono i variegati aspetti che contraddistinguono la sua figura

poliedrica. Ai visitatori “globetrotter” ricordiamo la mostra “Matisse et son temps” alla Fondation

Gianadda di Martigny (fino al 22 novembre) dove ritrovano gli originali di alcune opere del percorso

Nell’atelier i bambini entrano attivamente in contatto con l’arte di Matisse. In modo giocoso,

conoscono e sperimentano alcune tecniche pittoriche e possono esprimere liberamente le emozioni.

Continuano gli appuntamenti mensili “Amico artista” (realizzazione di un personale “primo libro

dell’arte”), “Baby atelier” (per i bambini di 2/3 anni) come pure gli incontri domenicali per tutta la

famiglia. Programma www.museoinerba.com (da settembre).

Catalogo della mostra: S. Girardet, N. Salas, Che artista Matisse!, “Ciao Artista!”, Museo in erba –

L’Albero della gioia

Opere scelte della collezione di Villa dei Cedri

Una novità assoluta per il Ticino nasce dal dialogo fra l’esposizione interattiva “Che artista Matisse!”

e la mostra allestita al Museo Civico Villa dei Cedri di Bellinzona “L’Albero della gioia”, una scelta di

opere della collezione dedicata ai temi cari all’artista francese – gioia, danza, luce e colore. Il

museo didattico e la mediazione culturale del Museo s’incontrano e si completano.

La mostra “L’Albero della gioia” nasce dal dialogo fra l’artista Mariarosa Mutti e la storica dell’arte

Carole Haensler Huguet, conservatrice del Museo. Propone una scelta di opere della collezione

presentate in modo assolutamente originale. Le cinque sale del piano terreno diventano rami di un

albero che crescono in cinque direzioni e da cui nascono fiori e frutti sotto forma di opere d’arte.

L’allestimento è quindi stato pensato partendo dal punto di vista dei bambini con altezze modificate,

associazioni originali legate a tematiche di lettura e di sperimentazione come l’orientamento, la

percezione delle misure in relazione al proprio corpo, la montagna e l’albero come simboli.

Un’esperienza interessante anche per il pubblico adulto che si trova a confrontarsi con l’opera d’arte

da un nuovo punto di vista, non solo per la focalizzazione sugli oggetti che cambia sensibilmente ma

anche perché l’opera diventa elemento di un’istallazione. Mariarosa Mutti guiderà le classi in un

incontro-percorso interattivo.

CONFERENZA STAMPA: VENERDÌ 25 SETTEMBRE 2015

ORE 10.00 AL MUSEO IN ERBA E A SEGUIRE A VILLA DEI CEDRI

INAUGURAZIONE: SABATO 26 SETTEMBRE 2015

dalle 15.00 trenino per Villa dei Cedri

Museo in erba: dalle 14.00 porte aperte e animazioni

Villa dei Cedri: 15.30 incontro con Mariarosa Mutti, porte aperte

Alle 17.00 inaugurazione ufficiale e torta per due compleanni!

26 settembre 2015 – 24 gennaio 2016

Museo in erba, Piazza Buffi 8, 6500 Bellinzona (Svizzera)

Orari: lu – ve: 8.30-11.30 * 13.30-16.30 /

Sabato, domenica e vacanze scolastiche: 14.00 – 17.00. Chiuso: festivi, 24 e 31 dicembre

Per informazioni e prenotazioni (visite scolaresche, gruppi e atelier): tel. + 41 (0)91 835.52.54;

ilmuseoinerba@bluewin.ch; www.museoinerba.com

Museo Civico Villa dei Cedri – Piazza San Biagio 9, Bellinzona (Svizzera)

Orari: me-ve: 14.00 – 18.00 * sa – do: 11:00 – 18:00. Chiuso: lu – ma, 24, 25, 31 dicembre e 1°

Animazioni per le classi su appuntamento dal martedì al giovedì: tel. + 41 (0)91 835.52.54;

Per informazioni: tel. +41 91 821 85 18; www.villacedri.ch

Il Museo in erba di Bellinzona è stato inaugurato nel 2000. Nato come prima antenna estera del Musée en

Herbe di Parigi, è diventato autonomo nel 2010 aprendosi a nuove collaborazioni svizzere e internazionali.

È un museo diverso, uno spazio didattico dove sono presentate esposizioni concepite per i bambini. Unico

nel suo genere in Ticino, ha accolto, dalla sua apertura, più di 110’000 visitatori. Stimolando la fantasia

dei giovani visitatori, coinvolgendoli emotivamente nel momento della scoperta e attivamente

nell’atelier, dà loro delle “chiavi” per avvicinarsi con attenzione diversa alla cultura, in particolare alle

opere d’arte conservate nei musei. Il Museo in erba ha ricevuto il Premio Coop Cultura nel 2001 per

l’originalità dell’iniziativa e nel 2011 il Premio cultura della Città di Bellinzona.

Il progetto «Che artista Matisse!» – «L’Albero della gioia» è sostenuto da :

La mostra «Che artista Matisse» è sostenuta da :

Repubblica e Cantone Ticino–Fondo Swisslos, Fondazione Lucchini, LaRegioneTicino, Ticino Turismo,

Organizzazione Turistica Regionale Bellinzonese e Alto Ticino, uessearte.

MATISSE E IL SUO TEMPO alla Fondation Gianadda di MARTIGNY

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Alla Fondation Pierre Gianadda a Martigny, in Svizzera

MATISSE NEL SUO TEMPO

la mostra

fino al 22 novembre

tutti i giorni 9 – 19

Oltre novanta opere provenienti dalle collezioni del MNAM/Centre Pompidou di Parigi e

da collezioni museali e private svizzere sono raccolte attorno ad un interessante nucleo di dipinti

di Henri MATISSE per raccontare anni fondamentali dello sviluppo dell’arte della prima metà

La figura di Matisse domina l’arte della prima metà del XX sceolo. Artista prolifico, curioso e

socievole, è stato per tutta la sua carriera al centro del dibattito della scena artistica: ora a capo del

movimento dei Fauves, allievo e amico dei più anziani Signac, Renoir, Maillol e Bonnard, maestro

di una Accademia, rivale di Picasso, precursore dell’arte pop per artisti giovani come quelli del

movimento Support Surface.

Mostrare l’opera di Matisse attraverso un contesto preciso, quello delle amicizie e degli scambi

artistici del pittore, permette un approccio originale e ricco fondato su una corrispondenza e una

documentazione ampie e che parte dalla presentazione di capolavori dell’arte del XX secolo di Picasso,

Gris, Braque, Derain, Severini, Léger, Bonnard…

In un percorso cronologico si approfondiscono le prime esperienze dell’artista e i primi incontri

nell’atelier di Gustave Moreau, quindi gli anni e le esperienze con i Fauve, poi gli anni del cubismo

con i suoi influssi e le relazioni con Picasso e Braque (interessanti alcuni raffronti tematici sulle

odalische e gli atelier), e a seguire gli anni di Nizza con le frequentazioni di Renoir, Maillol e Bonnard,

per giungere ai modernismi del dopoguerra con l’approdo alle gouache ritagliate cariche di colore.

Un percorso interessante in cui si intersecano con le opere di Matisse quelle dei maggiori artisti francesi

della prima metà del ‘900. Un ripasso interessante di un periodo della storia dell’arte che ha

condizionato e condiziona l’arte di oggi.

Oltre alla mostra Matisse en son temps sono visitabili alla Fondation Pierre Gianadda

la Collection Franck, il Parco delle Sculture, il Museo gallo-romano, il Museo dell’automobile

fino al 22 novembre tutti i giorni dalle 9 alle 19.

FONDATION PIERRE GIANADDA

Rue du Forum 59 – 1920 Martigny (Svizzera)

Tel.: (+41) 27 722 39 78

www.gianadda.ch

Il biglietto di ingresso

adulti CHF 20.- terza età: CHF 18.-

famiglie: CHF 42.-

bambini oltre 10 anni e studenti: CHF 12.- € 10,00

Ai Diamanti il meglio della Videoarte

Tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta del Novecento, Ferrara è stata un laboratorio di sperimentazione della videoarte di rilievo internazionale. Il Centro Video Arte, diretto da Lola Bonora con la collaborazione di Carlo Ansaloni e l’assistenza tecnica di Giovanni Grandi, ha prodotto le sperimentazioni di artisti della statura di Fabrizio Plessi, Christina Kubisch, Angela Ricci Lucchi, Yervant Gianikian o Marina Abramovic che facevano i loro primi passi con i mezzi elettronici. Il corpus di opere giunto a noi è una preziosa testimonianza delle pratiche artistiche pionieristiche sviluppatesi in quegli anni attraverso il linguaggio video, all’intersezione tra Arte concettuale, Body art, Performance art, Land art. Questo patrimonio affascinante quanto fragile è però minacciato da un rischio di dissolvimento che grava su tutta la produzione in videotape, dovuto alle alterazioni strutturali del supporto analogico, all’obsolescenza delle piattaforme tecnologiche che ne permettono la riproduzione, ma anche alle profonde trasformazioni delle modalità di visione.

Per recuperare e riportare in vita questo straordinario “archivio” di memoria artistica e storica, le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara hanno avviato un progetto di preservazione e restauro che si giova della collaborazione con uno dei centri di riferimento internazionale in quest’ambito, i laboratori La Camera Ottica e CREA del DAMS di Gorizia – Università di Udine, sotto la supervisione della professoressa Cosetta G. Saba. Nel 2013 ha preso il via una vasta campagna conservativa, che prevede l’archiviazione, la migrazione digitale, lo studio e la video-preservazione del vasto corpus di videotape del Centro Video Arte, secondo un protocollo adottato dai laboratori di Gorizia. A dare un contributo fondamentale a questa iniziativa è stato il generoso sostegno della Fondazione Pianori che ha finanziato un ampio intervento nell’ambito del suo impegno nell’incremento e nella salvaguardia del patrimonio artistico e culturale di Ferrara, in particolare delle collezioni civiche d’arte moderna.

L’esposizione Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979. Reenactment, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, intende presentare i primi esiti di questo lavoro d’equipe, riconsegnando al pubblico una selezione di opere video degli anni Settanta. A questo fine si è scelto di ri-allestire la parte iniziale della mostra Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979 a cura di Janus e ospitata nel Foyer della Camera di Commercio di Torino nell’aprile del 1980, che ha costituito uno snodo particolarmente significativo nella storia della videoarte, non solo perché offriva un primo bilancio delle ricerche d’avanguardia prodotte dal Centro, ma più in generale perché faceva emergere la riflessione sulla natura del video, sulle sue culture, sul suo immaginario, sulla sua estetica, nel momento in cui la posta in gioco era il nesso arte/società e, conseguentemente, la definizione di un nuovo statuto dell’opera d’arte.
La mostra sarà allestita nelle sale Benvenuto Tisi da Garofalo di Palazzo dei Diamanti, che sono state uno dei teatri delle multiformi iniziative del Centro, e si focalizzerà sulle 19 opere monocanale che figuravano nella sezione “videoarte” della mostra torinese, ossia sui videotape nati dalla sperimentazione creativa sulle possibilità espressive del segnale elettronico e messi in onda su un singolo monitor. Ritrasmesse attraverso i dispostivi di visualizzazione degli anni Settanta in grado di farne risaltare la trama luminosa ed evanescente, queste video-creazioni saranno corredate dalla documentazione e dalla strumentazione che ne hanno accompagnato la nascita, in un percorso che punta a far trasparire il processo creativo con il quale l’artista ha pensato, esplorato e reinventato il video in una stretta relazione tra l’arte e l’esperienza quotidiana.
Ad aprire la mostra sarà uno dei primi videotape di Fabrizio Plessi, Travel (1974), un viaggio nell’immaginazione poetica e proteiforme dell’artista, nutrita di suggestioni dall’elemento acquatico e dal contesto veneziano, che si rispecchiano nella fluida densità dell’immagine elettronica. Il percorso presenterà poi alcune delle opere più significative prodotte dal Centro Video Arte negli anni Settanta, tra cui Filo d’Arianna di Claudio Cintoli (1974), Stille Nacht di Christina Kubisch (1975) o Trace of Shadow di Giuliano Giuman (1976), nelle quali gli artisti fanno leva sull’ironia tipica dell’arte concettuale e la presa diretta che caratterizza le arti performative, mettendo alla prova la natura intermediale del video tra musica, arti visive e teatro.
Una sala della mostra si concentrerà poi su due opere di Ricci Lucchi-Gianikian, Viaggio di La Rose ed Essence (1975). La celebre coppia, in questa fase iniziale della ricerca comune, avvia la propria riflessione sulla memoria attraverso l’espediente del catalogo degli “oggetti trovati”, manufatti carichi di suggestioni come i giocattoli, mettendo in gioco un complesso sistema di relazioni tra immagine, ricordo e odorato. Su queste cruciali “opere prime” si è andati oltre la video-preservazione, attuando un intervento di restauro in collaborazione con gli artisti che mira a restituire il valore espressivo dell’opera senza comprometterne la storicità, secondo un protocollo tecnico e un modello decisionale sperimentali, conformi alle linee guida condivise con centri di ricerca europei, di cui verranno illustrate le procedure.
La rilettura e ricontestualizzazione dell’esposizione del 1980, nella cornice di uno degli spazi espositivi del Centro stesso, associata alla presentazione dell’intervento di recupero su due opere di acclarato rilievo internazionale, rappresenta un primo importante momento di studio e di reenactment del fondo video, nella prospettiva della messa in valore dell’archivio nel contesto del futuro assetto museologico delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea a Palazzo Massari.

Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973-1979
Reenactment
Ferrara, Palazzo dei Diamanti, Sale Benvenuto Tisi da Garofalo, 26 settembre – 18 ottobre 2015

Mostra a cura di Cosetta G. Saba, Lisa Parolo, Chiara Vorrasi, in collaborazione con Lola Bonora e Carlo Ansaloni
Organizzatori Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara

Orari di apertura: 10.00 – 18.00, chiuso il lunedì
Ingresso gratuito

Informazioni e Prenotazioni Mostre e Musei
tel. 0532 244949 | diamanti@comune.fe.it
www.palazzodiamanti.it

“Flow. Arte contemporanea Italiana e Cinese in dialogo”.

Flow: laboratorio di idee, più che una mostra
In Basilica si collauda un modello
nuovo di approccio all’arte contemporanea

“Flow. Arte contemporanea Italiana e Cinese in dialogo” è ormai al via. Aprirà al pubblico sabato 19 settembre, riservando la giornata di giovedì 17 alle autorità e agli addetti ai lavori.
Ciò che Maria Yvonne Pugliese e Peng Feng, professore di Estetica alla Peking University, hanno ideato e realizzato per la Basilica Palladiana, non è solo un progetto internazionale. E’ un modello nuovo di avvicinamento all’arte contemporanea.
Il titolo FLOW (flusso, corrente) intende garantire il naturale scorrimento del pensiero. Il sottotitolo “arte contemporanea italiana e cinese in dialogo” significa che viene interrogata l’arte contemporanea come stimolo autentico di dialogo fra le due culture. “La storia da cui arrivano Cina e Occidente è profondamente diversa. Perciò crediamo che aprire una piattaforma continuativa di confronto, un laboratorio aperto in ambito culturale, sia un progetto di grande utilità”. Infatti FLOW è anche un primo passo, è l’apertura di un work in progress. L’idea è quella di avere un’alternanza di incontri espositivi tra sedi in Cina e in Italia. La mostra proposta in Basilica Palladiana a Vicenza verrà riproposta a Pechino nel 2016.
Al centro di questo progetto gli artisti, la loro cultura di provenienza, ma anche il visitatore. Il percorso della mostra suggerisce occasioni di tangenza e di allontanamento tra le due realtà in dialogo ed è studiato affinché il visitatore possa cogliere autonomamente gli stimoli suggeriti dalle opere. Sono gli stessi artisti a raccontare il loro lavoro in alcuni contributi video predisposti nel percorso della mostra realizzati su richiesta dei curatori per FLOW. “Lo sguardo di ogni visitatore potrà cogliere e fare proprie differenze e somiglianze sia all’interno della stessa cultura sia nel raffronto tra di esse.” E’ inoltre in corso una collaborazione dell’ente organizzatore YARC con l’Istituto Confucio di Venezia e con il Liceo A. Pigafetta, sede dell’Aula Confucio, per cui gli studenti verranno chiamati ad approfondire alcuni aspetti della mostra e a condividere il loro lavoro con i visitatori in una giornata dedicata.
Una modalità di fruizione diversa insomma come diverso sarà l’evento inaugurale. Non la vernice di rito ma un confronto tra artisti e filosofi italiani e cinesi che occuperà l’intero pomeriggio del 17. Alle 15,30 in Basilica prenderà infatti il via il FlowTalk, al quale interverranno come relatori il curatore prof. Peng Feng della Peking University, il prof. Marcello Ghilardi, ricercatore in Estetica all’Università di Padova, esperto di estetica orientale, gli artisti Iler Melioli, Stefano Arienti e Zhang Fangbai. Ad introdurre il dibattito il vicesindaco Bulgarini d’Elci e la curatrice Yvonne Pugliese. Il tutto filmato, montato con i sottotitoli e poi mandato in loop durante tutto il periodo della mostra. In sala presenti anche gli altri artisti protagonisti della mostra che si tratteranno tutta la giornata per partecipare al vernissage delle 18.30 nel loggiato, insieme agli ospiti invitati.

Biglietto d’ingresso: 5 euro
FlowTalk: giovedì 17 settembre, ore 15.30
Vernissage: giovedì 17 settembre ore 18.30
Apertura al pubblico: sabato 19 settembre
Orari: giovedì e venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20, sabato e domenica dalle 11 alle 20