Un grande Pablo Echaurren a Roma

a cura di Angelandreina Rorro

Il fulcro concettuale della mostra che la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea dedica a Pablo Echaurren è rappresentato dall’impegno politico che connota la sua ricerca.
Pittore ad appena 18 anni, ottiene un precoce riconoscimento da Arturo Schwarz, “patron” del Dada-Surrealismo, ma nel 1977 decide di abbandonare la professione per immergersi nel clima sociale complesso e teso del periodo. Nell’idea del superamento dell’arte a favore della creatività della vita, Echaurren trova linfa per le sue pagine ironiche e satiriche e per le sue future elaborazioni pittoriche.
L’esposizione sottolinea il periodo della sospensione dell’attività propriamente artistica
; non si tratta quindi di una antologica, ma di una mostra tematica che intende mettere in luce l’aspetto più importante dell’arte di Echaurren e il suo avanguardistico contributo al pensiero contemporaneo.
Il percorso espositivo, che presenta oltre 200 opere dell’artista – tele, disegni, collage – dagli anni settanta ad oggi ed un’ampia sezione di documentazione, comincia con i lavori d’esordio, i “quadratini”, acquerelli e smalti di piccole dimensioni che riflettono i miti generazionali (la politica, la musica) e le inclinazioni personali (per le scienze naturali, il collezionismo).
La sezione centrale e cuore della mostra è dedicata ai disegni e collage (qui esposti per la prima volta) legati all’esperienza dei cosiddetti “Indiani metropolitani” che, nel 1977, si sono appropriati dei linguaggi estetici dell’avanguardia artistica per denunciare il mondo illusionistico dei media. In questo ambito appare evidente il desiderio di trasformare l’esclusiva ricerca di Marcel Duchamp in uno strumento a disposizione di tutti, secondo un progetto di collettivizzazione dell’avanguardia storica.
Seguono una serie di grandi tele degli anni ottanta e novanta, che fanno i conti con gli eventi contemporanei e con la problematica ambientale, e alcuni collage degli anni novanta composti con manifesti politici e pubblicitari.
La mostra illustra anche le più recenti «pitture da muro», che creano un nuovo alfabeto simbolico, una serie di quadri sul sistema dell’arte che rivelano la dimensione critica del lavoro dell’artista e i lavori di dimensioni minori, come le “Decomposizioni floreali”. L’attenzione è pertanto focalizzata sulla “contropittura” di Echaurren e quindi anche tutti i lavori non esposti sono parte integrante di una poetica coerente. In essa, la pittura “scende” fino al foglio stampato, il fumetto assurge a quadro, e la riflessione concettuale di stampo Dada-futurista stimola una visione ironica del presente.


Pablo Echaurren. Contropittura
a cura di Angelandreina Rorro 20 novembre 2015 – 3 aprile 2016
Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea Roma, viale delle Belle Arti, 131

Un coloratissimo Giacomo Balla alla Fondazione Magnani Rocca

Balla coloratissimo nella Villa dei Capolavori

La mostra GIACOMO BALLA Astrattista Futurista allestita alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, dal 12 settembre all’8 dicembre 2015, a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi, presenta l’intero percorso artistico di Balla (Torino 1871 – Roma 1958) attraverso l’analisi del manifesto Ricostruzione futurista dell’Universo, uno dei testi teorici più rivoluzionari dell’arte del Novecento, nel centenario della sua pubblicazione, sottoscritto ‘Astrattista Futurista’ dallo stesso Balla e da Fortunato Depero.
La mostra è articolata per temi, ripercorrendo i punti programmatici del Manifesto del 1915:
1. ASTRATTO – la luce nelle opere di inizio ‘900 realizzate a Villa Borghese – in particolare Fontana che piange della Banca d’Italia, mai esposta in precedenza, e il magnifico trittico Maggio della Corte Costituzionale – e negli studi dell’iride del 1912, per concludersi con l’affascinante Finestra di Düsseldorf, l’ultimo documento pittorico del tormentato trapasso tra pittura oggettiva e astrattismo, ritrovato dalle figlie Luce ed Elica Balla nel 1968.
2. DINAMICO – il dinamismo nel volo delle rondini, nell’automobile che sfreccia, nella velocità astratta.
3. VOLATILE – la figura femminile: dal Primo ritratto di Elisa che cuce (1898), al nudo della moglie con i veli di qualche anno successivo, al Dubbio (1907-1908), ai magnifici ritratti degli anni venti e trenta.
4. DRAMMATICO – l’interventismo in guerra, con Dimostrazione interventista del 1915, recentemente riscoperto sul retro del dipinto Verginità del 1925, e il potentissimo collage La guerre.
5. AUTONOMO – gli autoritratti come ecce homo dell’artista, ironici e provocatori.
6. TRASPARENTISSIMO – i cicli delle Stagioni e delle Trasformazioni Forme Spiriti.
7. COLORATISSIMO E LUMINOSISSIMO – il paesaggio artificiale con Linee forze di paesaggio + sera del 1917-18, mai visto in una mostra prima d’ora, Feu d’artifice e i Fiori in 3D.
8. SCOPPIANTE – la linea della velocità nelle sculture: dal rossissimo Pugno di Boccioni al Complesso plastico.
9. TRASFORMABILE – il vestito e il mobile futurista dalla caleidoscopica Casa Balla, fino al celebre La famiglia del pittore del 1945.
Le opere provengono da prestigiose collezioni private e dai principali musei italiani che custodiscono opere di Balla, fra i quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, gli Uffizi di Firenze, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria d’arte Moderna di Torino, il Mart di Rovereto. Chiude l’esposizione un apparato di documenti originali (fotografie d’epoca, cataloghi, manifesti) dell’Archivio Gigli di Roma.

Questi gli intenti dichiarati all’inizio del Manifesto: “… Il futurismo pittorico si è svolto quale superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo … Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione … Il parolibero Marinetti ci disse con entusiasmo: «L’arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicità, amore, paesaggio) perciò nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l’arte diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l’arte diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’universo. Le mani dell’artista passatista soffrivano per l’Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare» … Le invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d’Inghilterra o di Germania intuì prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cioè il genio più costruttore e più architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo Stile, che dominerà inevitabilmente su molti secoli di sensibilità”.

Nel 1917 Balla sperimenta una serie di scomposizioni della natura in chiave puramente teosofica (Trasformazioni Forme Spiriti). Nel 1918, alla galleria di Anton Giulio Bragaglia, espone, tra le altre opere dedicate all’intervento in guerra, il Complesso plasticopubblicato nel manifesto del 1915 accanto a sedici dipinti dedicati alle “forze di paesaggio” unite a diverse sensazioni. Accanto a queste ricerche, lo studio della natura trionfa nei motivi delle Stagioni: dalla fluidità, morbidezza o espansione della primavera, alle punte d’estate al drammatico dissolvimento autunnale; sono lavori sperimentali volti a quella particolare ricerca astratta del tutto europea ma al tempo stesso lontana e nuova rispetto alle contemporanee ricerche astratte dei pittori in voga in questi anni sicuramente conosciuti da Balla (come Kandinskij e Arp, Léger e Larionov, Mondrian e Goncarova). Periodo, dunque, questo di Balla del tutto internazionale che viene a chiudersi col viaggio a Parigi nel 1925 per la “Exposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes”, particolarmente importante perché segna l’inizio dello stile Art Déco.

Il Manifesto Ricostruzione futurista dell’Universo
L’11 marzo del 1915, insieme a Fortunato Depero, Balla firma il manifesto
Ricostruzione futurista dell’Universo che rappresenta una delle tappe più significative nell’evoluzione dell’estetica futurista. Con questo manifesto trova una completa maturazione la volontà del Futurismo di ridefinire ogni campo artistico secondo le sue teorie e di rifondare le forme stesse del mondo esterno fino a coinvolgere anche gli oggetti e gli ambienti della vita quotidiana. Questo principio artistico non costituisce una novità storica, infatti è già principio fondamentale della poetica dello Jugendstil, ma mentre in quel caso si fa riferimento a un’idea d’arte come valore assoluto, ora le finalità sono del tutto diverse: per il Futurismo l’arte non è più fine a se stessa e non ha come obiettivo la pura esperienza estetica ma diviene uno strumento per affermare una diversa concezione della vita e un suo rinnovamento, nel quale predomina un intento di trasformazione culturale verso l’idea che il Futurismo ha della modernità. La più importante innovazione proclamata dal manifesto Ricostruzione futurista dell’Universo è la proposta di estendere l’estetica futurista a tutti gli aspetti della vita quotidiana. I campi della ricerca sembrano illimitati: arredo, oggettistica, scenografia, moda, editoria, grafica pubblicitaria: nulla sembra essere estraneo alla sensibilità dei due artisti. I futuristi imposero il loro segno distintivo fin dalle prime celebri “serate”, durante le quali gli artisti–autori-declamatori indossavano abiti da loro stessi disegnati e maschere che suggerivano la robotizzazione e meccanizzazione dell’uomo.

GIACOMO BALLA Astrattista Futurista
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 12 settembre all’8 dicembre 2015. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì 7 dicembre. Ingresso: € 9,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 12,00 (ingresso e guida).
Ristorante e Caffetteria nella corte del museo tel. 0521 848135.
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi. Catalogo con saggi di Antonio Carnevale, Mario Ceppi, Elena Gigli, Giovanni Lista, Stefano Roffi.
La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CARIPARMA CRÉDIT AGRICOLE.
Media partners: Gazzetta di Parma, Kreativehouse.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Aon S.p.A. – Fine Arts & Jewellery Specialty, Butterfly Transport, Hotel Palace Maria Luigia, SINA Fine Italian Hotels, TEP, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

Dal 26 settembre al 4 ottobre si terrà la 29^edizione della BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze.

Fabrizio Moretti: “Sarà Jeff Koons ad inaugurare la vetrina mondiale dell’’arte italiana”


88 mercanti d’arte
antica e moderna, di cui 27 stranieri, arriveranno a Palazzo Corsini sull’Arno per esporre opere di altissima qualità attentamente selezionate: ci saranno grandi ritorni come Jean-Luc Baroni, Londra, ma anche illustri novità, tra cui Otto Naumann Ltd, New York, e Dr. Joern Guenther Rare Books AG, uno dei più importanti mercanti di libri e stampe con gallerie a Stalden e Basilea, oltre alle gradite conferme di Mullany, Londra, De Jonckheere, Parigi e Ginevra, Cesare Lampronti, Londra e Roma, Robilant+Voena, Milano e Londra, Bacarelli Antichità, Firenze, Antonacci-Lapiccirella Fine Art, Roma, Botticelli – Via Maggio, Firenze, Carlo Orsi, Milano, W. Apolloni, Roma, Giovanni Pratesi Antiquario, Firenze, Alessandra Di Castro, Roma.

Apertura sempre maggiore verso l’arte moderna con opere d’arte che datano sino al 1979. Esporranno, infatti, per la prima volta la Galleria Tega di Milano, la Galleria d’Arte Frediano Farsetti di Firenze e la Tornabuoni Arte, Firenze, Milano, Parigi, che si vanno ad aggiungere a Sperone Westwater di New York, già presente da qualche edizione.

Ancor più internazionale grazie al “patto” stretto con la fiera HIGHLIGHTS di Monaco di Baviera. Una delegazione di 11 antiquari tedeschi esporrà in due stand al piano terreno di Palazzo Corsini un’importante selezione di opere d’arte italiana. Inoltre, la prossima edizione di HIGHLIGHTS, che si terrà a Monaco di Baviera dal 28 ottobre al 1 novembre 2015, ospiterà una selezione degli antiquari italiani presenti alla BIAF.

Ogni singola opera proposta in Fiera sarà severamente vagliata dal Comitato Vetting, completamente rinnovato e composto da 36 esperti internazionali e 10 garanti, con un diverso coordinatore per ciascuna disciplina, mentre la provenienza delle opere è garantita dal Comando del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.

“Ancora più qualità e più internazionalità per confermarsi la vetrina più qualificata, ampia e affascinante della grande tradizione artistica italiana” afferma il nuovo Segretario Generale Fabrizio Moretti, che ha annunciato che sarà Jeff Koons ad inaugurare la prossima edizione della Biennale e che per l’occasione alcune opere dell’artista verranno presentate in città. Mio compito – continua Moretti- è quello di portare avanti il prestigioso lavoro di Giovanni Pratesi che tengo a ringraziare enormemente e che rimane nostro modello per la professionalità e la passione riversata nella Biennale”.

Il regista e scenografo di fama internazionale Pierluigi Pizzi proporrà alcune novità lungo il percorso espositivo, ispirato come sempre alla sontuosa architettura di Palazzo Corsini: sarà messo in evidenza lo scalone monumentale recentemente restaurato, l’accesso dai Lungarni sarà reso più funzionale ed accogliente, ma soprattutto il Salone del Trono, ampia stanza di 320 metri quadri realizzato da Antonio Maria Ferri tra il 1684 e il 1696, per la prima volta non sarà spazio espositivo ma luogo di incontro, relax e intrattenimento e potrà essere goduto dagli ospiti della Biennale in tutto il suo splendore.

Per la prima copertina della nuova rivista BIAF Magazine, che sostituirà il catalogo, è stato chiamato Aurelio Amendola. Il fotografo che “fa emergere l’anima dal marmo” regalerà la foto di copertina della scultura Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini alla Biennale che, potrà a sua volta venderla e devolvere il ricavato a favore del restauro di un’opera antica.

Il programma della Biennale prevede l’anteprima per la stampa giovedì 24 settembre alle ore 11.30. La stessa sera, nel Salone del Trono,si terrà la cena di benvenuto in onore degli ospiti con vini delle Cantine Antinori, seguita da uno spettacolo pirotecnico sulla terrazza di Palazzo Corsini. Il 28 settembre alle 16 il Salone del Trono accoglierà la Tavola rotonda “Un repertorio per la ricerca: il Catalogo Natura morta della Fototeca Zeri”. Martedì 29 settembre alle 11 saranno assegnati il Lorenzo d’oro, riconoscimento per autori o registi di documentari o film dedicati all’arte, e i premi per la scultura e il dipinto più belli tra quelli esposti in mostra.

Sarà una Biennale, così come altre esposizioni internazionali quali il TEFAF di Maastricht o la Biennale des Antiquaires di Parigi, vissuta a 360° dalla città che la ospita, come auspicato dal Sindaco di Firenze Dario Nardella, Presidente del Comitato direttivo di BIAF. A tale scopo sono state coinvolte numerose realtà economiche, strutture ricettive, hotel, ristoranti e boutique del centro storico fiorentino, che accoglieranno i visitatori della Biennale.

Inoltre, dalle Gallerie, dai Musei e dall’Associazione Via Maggio saranno proposte iniziative in collegamento con la Fiera che celebreranno l’arte italiana e internazionale: lo Stibbert ospiterà la mostra Le opere e i giorni. Exempla virtutis, favole antiche e vita quotidiana nel racconto dei cassoni rinascimentali, a cura di Andrea De Marchi e Lorenzo Sbaraglio, con una ricca selezione di cassoni nuziali quattrocenteschi di proprietà del museo restaurati grazie alla collaborazione di antiquari italiani e stranieri, tra cui alcuni espositori della Biennale; Palazzo Strozzi inaugurerà il 24 settembre la grande mostra “Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana”, con biglietto scontato per i visitatori dei due eventi: BIAF e Palazzo Strozzi; inoltre, acquistando il biglietto per il Museo Ferragamo e la mostra “Un palazzo e la città” dal 26 settembre al 4 ottobre sarà possibile visitare gratuitamente BIAF e viceversa.

La Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e riceve il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Interno e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Si avvale del prezioso contributo della Camera di Commercio di Firenze, dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Main sponsor tre new entry: Axa Art Insurance e Salvatore Ferragamo SpA., Banca Federico del Vecchio.
Ringraziamenti a Maserati, il Bisonte, Dr. Vranjes, Silfi spa, Tendecias del Mercado

Per info: www.biaf.it

Orari: 10.30- 20.00
Ingresso: 15 euro

Moreno & Lupin III / Anteprima mondiale su ITALIA 1 dal 30 Agosto in prima serata!

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Ecco la nuova sigla: LUPIN III – L’AVVENTURA ITALIANA

MORENO feat. GIORGIO VANNI

 

www.youtube.com/watch?v=at2j1BWrRrM

 

Da venerdì 28 Agosto su iTunes!

 

Nel nuovo ciclo Lupin si sposa e viaggia nell’Italia di oggi.

 

Dopo 30 anni Lupin III è tornato!

In realtà, nei cuori degli appassionati e degli spettatori di più di una generazione, non è mai andato via. Il ladro gentiluomo, che nel cartone animato giapponese del 1971 diventava forse meno rubacuori del personaggio originale ideato da Manuel Leblanc nel 1907, con la sua “fissa” per Fujiko-Margot, sembrava essersi ritirato dall’attività televisiva nel 1985, data del suo ultimo “colpo” sul piccolo schermo.

Ma dopo 30 anni è arrivato il momento di tornare in scena, perdipiù in trasferta in Italia (e aSan Marino)!

Il nuovo Lupin III – nel ciclo inedito intitolato “Lupin III- L’Avventura Italiana” – andrà in onda in anteprima mondiale esclusiva su Italia 1 – casa storica anche del cartoon originale – da domenica 30 agosto in prima serata.

 

Un’anteprima mondiale – anche rispetto al Giappone, dove andrà in onda dopo qualche settimana rispetto alla trasmissione italiana – favorita dal fatto che il personaggio trascorrerà l’intero nuovo ciclo di puntate in Italia (e San Marino), tra le bellezze del Bel Paese ma anche tra storture, tic e difetti propriamente italiani, toccando altresì piaghe sociali come la corruzione politica e quella nel mondo del calcio.

 

Spiega Laura Casarotto, Direttore di Italia 1: “Il nostro Arsenio Lupin è calato nella realtà. Affronta l’Italia della corruzione, della mafia, del doping del calcio. L’Italia della cronaca degli ultimi anni. Ma si muove anche nello scenario bellissimo di questo paese, il nostro. Vuole essere un  Lupin vero, vivo, contemporaneo, esattamente come vuole essere Italia1”.

 

E le sorprese non mancano fin dalla prima puntata, che si apre, addirittura, con il matrimonio di Lupin (!). Il ladro playboy capitola a San Marino portando all’altare la giovane ricca ereditiera Rebecca Rossellini – vagamente ispirata a Paris Hilton, verrebbe da dire – la quale nasconde un segreto che verrà svelato al termine dell’episodio e che la legherà a Lupin per tutta la nuova stagione. Inutile dire che il fatidico “sì” del protagonista scatenerà la centellinata gelosia di Fujiko-Margot, da sempre preda amorosa di Lupin il quale ora sembra aver indirizzato le sue mire sulla giovane bionda sanmarinese altolocata.

Ma il matrimonio di Lupin non sarà la sola sorpresa delle nuove puntate…

 

La produzione, appena ultimata (2015), è firmata dalla stessa del cartoon originale, TMS Entertainment Co. Ltd, e conta 26 episodi nuovi di zecca. Alla notizia dell’arrivo delle nuove puntate su Italia 1, si è scatenata una sorta di Lupin-mania dei tempi d’oro con l’hashtag #Lupin perennemente nei trend topic e oltre 13.000 tweet in meno di una settimana.

 

La sigla di “Lupin III – L’Avventura Italiana”, intitolata “Lupin, un ladro in vacanza”, è affidata a Moreno (feat. Giorgio Vanni) che così spiega il suo link affettivo col cartoon cult: “Lupin per me è storia, è parte della mia infanzia, è un modo per far tornare in mente ricordi come quando uscivo da scuola e nella pausa pranzo mi facevo rapire dalle puntate del ladro gentiluomo più famoso al mondo”. Appena pubblicata su internet, la nuova sigla ha ottenuto il boom di oltre 50.000 visualizzazioni in meno di una settimana (e ad oggi siamo intorno alle 900.000 visualizzazioni)!

 

Lupin, un ladro in vacanza

Interpreti: Moreno feat. Giorgio Vanni

Testo: Moreno, Giorgio Vanni, Max Longhi

Musica: Max Longhi, Giorgio Vanni

Produzione musicale: R.T.I. SpA

© 2015 R.T.I. SpA

 

 

M.o.r.e.n.o, ye, ci siamo

 

Lupin

 

Mi hanno detto che è un ladro in vacanza

Tanto da noi ne hanno visti abbastanza

Fatti un giro che non ci si sbaglia

Gira, rigira è un giro d’Italia

Vai a una festa e chiunque ti guarda

Forse sarà perché in testa hai una taglia?

Meglio dire scompaio sull’abarth, ahia

Commissario Zenigata

Se quella ragazza ti squadra sai cosa ti dico?

E’ una gazza ladra e si chiama Fujiko

Goemon non ride ma è forte

Jigen fuma le sue siga storte

Oltre a questo ti posso dire di chiudere finestre e porte

Dalla Monnalisa alla torre di Pisa

Guardate un pochino chi arriva

 

E sei arrivato qui in Italia Lupin

Perché il tuo istinto non si sbaglia Lupin            Il tuo istinto non si

sbaglia e te

Sei pronto per un’altra grande sfida

Questa è la tua vita Lupin

Tra calcio, mafia e zombie c’hai da fare             Mi hanno detto c’hai

da fare

A te non piace mai esser banale                          Non ti piace il gioco

facile

Hai poco tempo per il grande amore

Ma colpisci al cuore Lupin

Colpisci al cuore Lupin

 

Ahi ci siamo, Lupin

Lui è Lupin

 

Raga, ma la nuova sigla di Lupin?!

 

Devo avere un dejavu

Quando sei arrivato ho pensato potessi non essere tu

Forse sono stato ingannato dal nuovo look

Spacca di più la giacca è blu

Come il cielo, come il mare

Ti da un certo tono

Vero come Lupin inizia per elle ladro gentiluomo

Non hai un lavoro come tanti

Ti piacciono i contanti i diamanti i patrimoni degli altri

Farne tanti tipo a sacchi senza sbatti chiudo agli atti

Questo è Lupin, uno più abile fidatevi che non c’è

Ora, l’incorreggibile, inafferrabile non sai dov’è, dov’è?

 

E sei arrivato qui in Italia Lupin

Perché il tuo istinto non si sbaglia Lupin            Il tuo istinto non si

sbaglia e te

Sei pronto per un’altra grande sfida

Questa è la tua vita Lupin

Tra calcio, mafia e zombie c’hai da fare             Mi hanno detto c’hai

da fare

A te non piace mai esser banale                          Non ti piace il gioco

facile

Hai poco tempo per il grande amore

 

Ma colpisci al cuore Lupin

 

Da ste parti guarda un pò chi c’è,

Il tuo fiuto non si sbaglia e te,

Qua, vince chi più osa Lupin.

 

Tra calcio, mafia e zombie c’hai da fare             Mi hanno detto c’hai

da fare

A te non piace mai esser banale                          Non ti piace il gioco

facile

Hai poco tempo per il grande amore

Ma colpisci al cuore Lupin

Colpisci al cuore Lupin.

 

L.U.P.I.N.

Colpisci al cuore Lupin!

 

 

 

 

A Parma gli altri mondi di Amos Nattini

Finalmente una mostra su Amos Nattini pittore.
Come incisore Nattini ha avuto momenti di vera celebrità, come quando il Duce volle la Divina Commedia illustrata dall’artista quale omaggio ufficiale al Fuhrer, considerando Dante e Nattini massimi esempi del genio italico.
Alle cento tavole per la Commedia Nattini aveva lavorato per più di vent’anni, dal 1915 al ’39, creando un capolavoro che ebbe risonanza mondiale.
Non era per altro la sua prima grande impresa, visto che appena diciannovenne, aveva illustrato, in uno stile liberty di sapore raffinato, le Canzoni delle Gesta d’Oltremare di Gabriele d’Annunzio con il quale entra presto in contatto.

Ora questa mostra, attraverso una cinquanta dipinti di cui diversi inediti, disegni, studi preparatori e una cospicua serie di apparati, racconta a tutto tondo un grande artista che, dopo anni di celebrità, dopo l’adesione al movimento partigiano e la cattura da parte della Gestapo, scelse di ritirarsi in un ex convento benedettino del parmense. Abbandonando Milano, il grande mondo, le committenze ufficiali, il giro di artisti e galleristi per dedicarsi ad una pittura del tutto intima, privata.
I suoi oli raccontano le tradizioni contadine, la quotidianità di vita nello scenario a volte aspro a volte dolce dell’Appennino Emiliano.
Il suo è un voluto, sentito, ritorno al classico, teso a privilegiare e valorizzare tradizioni, momenti, situazioni che rappresentavano l’attualità di una storia millenaria, quasi immutabile. “Sono diventato il pittore dell’Appennino, della gente che tira la vita coi denti, dei muli che zoccolano sui sentieri della montagna”, annota in quegli anni.

Negli stessi anni Nattini, su committenza di una nuova imprenditoria illuminata, realizza un filone di grandi tavole di ispirazione allegorico-mitologica in cui traslittera il mondo del lavoro e la ritualità delle moderne tecniche produttive.

Questa mostra riunisce per la prima volta la grande produzione di Nattini realizzata tra gli anni quaranta e sessanta, opere a carattere mitologico o a soggetto storico. Tra i grandi capolavori (alcuni grandi anche per le loro dimensioni fisiche), i due magnifici oli con cui Nattini ha celebrato una delle più celebrate imprese del Regime, lo svuotamento del Lago di Nemi dal cui fondale sono riemerse le celebri navi romane.
Sono opere in cui Nattini non descrive l’impresa in sé ma il suo valore simbolico, traslando in forme mitologiche “La bonifica agraria” e “L’energia idroelettrica”. Una altra opere imponente è “La battaglia di Fornovo” concessa delle Collezioni d’Arte di Cariparma. Ma sempre si salva dalle nebbie dell’astrazione.
“Quel che lo salva, scrive Ojetti a proposito di Nattini, è proprio l’apparente contraddizione tra la sua spietata incisiva insistente conoscenza del corpo umano e il suo impeto lirico verso l’irreale”.

Accanto alle grandi opere rievocative o celebrative, i piccoli deliziosi quadri di scene d’ambiente. Dalle una e dagli altri emerge un Nattini fedele all’imperativo dell’equilibrio formale e dell’accuratezza tecnica, della tradizione, della classicità evitando la sperimentazione stilistica e rifugiandosi spesso nel mito e nella allegoria. Di qui la definizione di Nattini come “Pittore di altri mondi”.

“Amos Nattini. Pittore di altri mondi”. Parma, Pilotta, 26 settembre – 15 novembre. Ingresso gratuito. Mostra promossa dalla Associazione Amici della Pilotta in collaborazione con il Polo Museale dell’Emilia Romagna. A cura di Elisabetta Bernardelli, Cinzia Cassinari, Valeria Depalmi. Organizzazione dell’evento Educarte soc. coop., La Domenica s.r.l. Main sponsor CREDEM Private Banking; Synergetic Srl. Catalogo Silvana Editoriale.

info: info@amicidellapilotta.it

A Villa Contarini in mostra il grande Ottocento veneto

Un duplice motivo per non perdere una grande mostra, L’armonia del vero. Vita e paesaggi tra terre e acque (1842-1932), a cura di Luisa Turchi: la qualità dell’esposizione innanzitutto, una delle più importanti e nuove sino ad oggi allestite sulla pittura veneta di genere e di paesaggio tra Otto e Novecento, e poi il contenitore, la sontuosa Villa Contarini, una vera e propria reggia, più che una “normale” villa veneta, a Piazzola sul Brenta, nei dintorni di Padova.
L’esposizione, promossa dalla Regione del Veneto nell’ambito delle iniziative per Expo, prenderà il via il 10 settembre e si potrà visitare sino al 30 novembre. Si avvale di un prestigioso comitato scientifico composto da Myriam Zerbi e Stefano Cecchetto, oltre che da Luisa Turchi.
“Veneto, mondo novo” è lo slogan che la Regione ha scelto per Expo 2015. Ed è questo “mondo nuovo”, raccontato nella sua quotidianità di vita e di ambiente, moderno ma con radici antiche, che la mostra di Villa Contarini ci fa conoscere, attraverso le opere di eccellenti maestri della “pittura del vero” nel Triveneto, noti in Italia e all’estero tramite Esposizioni d’arte nazionali e internazionali dell’epoca e ancora oggi presenti in musei, gallerie e fondazioni.
Luisa Turchi ha selezionato tele che descrivono, infatti, la vita popolare, il paesaggio lagunare e agricolo dell’entroterra veneto, quello che ebbe nelle campagne e nelle grandi ville, con i loro lussureggianti giardini, il suo fulcro.
Un percorso scandito da sessantacinque magnifici dipinti, noti e meno noti, della metà dell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento, provenienti da importanti collezioni: opere documentate, alcune delle quali molto famose e tutt’ora patrimonio privato e quindi difficilmente godibili al pubblico.
Due i filoni principali del racconto espositivo. Il primo ci introduce nell’ambito delle scene di genere a carattere aneddotico che obbediscono ai criteri del “Vero” e della contemporaneità, ritraendo il popolo nelle sue abituali occupazioni giornaliere, nella quiete domestica delle case in Silvio Giulio Rotta, Giuseppe Barison e Vittorio Emanuele Bressanin, nell’affaccio alle finestre o al balcone di eleganti gentildonne, da Eugenio De Blaas e Stefano Novo a Virgilio Costantini, nelle piazze animate di città o nell’atto di esercitare i mestieri, in Cecil Van Haanen, Angelo Dall’Oca Bianca e Cesare Laurenti, in giro per gli assolati e vivaci “canali” con le imbarcazioni tipiche in Antonio Paoletti, Leo Franz Ruben ed Egisto Lancerotto o in serene passeggiate sul lago di Garda, in Napoleone Nani.
Di gusto differente, ma egualmente scene di genere, sono quelle incentrate sul revival settecentesco, che hanno il sapore delle commedie goldoniane, con dame e gentiluomini in costume e in posa, in amabili conversazioni nei salotti borghesi e in piazza San Marco o impegnati in passatempi come “la caccia di farfalle”, in Giacomo Favretto, Alessandro Milesi, Oreste Da Molin e Silvio Giulio Rotta, oppure a passeggio nel verde dei parchi, così ben eternati da una pittrice di fama europea dalla vocazione paesaggistica quale Emma Ciardi.
La campagna e l’entroterra montano sono indagati nelle scene bucoliche di pittori quali Noè Bordignon, Pietro Pajetta e Luigi Cima.
Grande protagonista della mostra è poi il passaggio dal vedutismo al “Vero” come trapasso dal paesaggio tradizionale concepito ancora secondo una visione prospettica canalettiana a quello en plein air rivisto in un’ottica elegiaco-sentimentale, non esente da influssi nordici e declinazioni macchiaiole e impressionistiche.
La Venezia dell’epoca rivive così nella monumentalità altisonante del Canal Grande e di Piazza San Marco con Palazzo Ducale e Riva degli Schiavoni attraverso le vedute cristalline di Carlo Grubacs, Federico Moja, Antonietta Brandeis e Rubens Santoro, o in quelle che uniscono alla ricerca di aspetti luministici una sensibilità d’ispirazione romantica, di Luigi Querena, Friedrich Nehrlich (Nerly) e Ippolito Caffi.
La laguna e l’entroterra veneto, con i canali baluginanti solcati dai bragozzi dei pescatori al lavoro, i casoni da caccia e da pesca, vengono successivamente esplorati dai pittori in diverse stagioni e in condizioni differenti di luce, secondo le ore della giornata: fondamentale in tal senso l’apporto del grande maestro Guglielmo Ciardi e Luigi Nono. Il realismo si accompagna ad un gusto più intimistico, dando luogo ad un tipo di paesaggio lirico in cui la presenza umana si attenua e la natura, interiorizzata, assurge a rappresentazione di uno stato d’animo universale, come in Pietro Fragiacomo. Visioni atemporali silenziose e rarefatte, di luce riflessa e crepuscolare, come in Giuseppe Miti Zanetti, si accompagnano a “impressioni” pittoriche dalle luci brillanti e a colorazioni più ardite, quale quelle di Beppe Ciardi, fino a giungere a Pieretto Bianco, in cui la pittura del “vero” connessa al figurativo si inserisce ormai nel filone del sintetismo decorativo ed espressionista, aprendo la strada a nuove armonie e dissonanze che nasceranno con la nuova pittura contemporanea.

Info: www.villacontarini.eu

Sponz fest: si parla della riconversione dei borghi abbandonati

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Il 25 agosto lo Sponz Fest entra nel vivo. Il Festival diretto da Vinicio Capossela in Alta Irpinia, fino al 30 agosto, nella sua seconda giornata  promette di far riscoprire il sapore e le tradizioni antiche della terra, che sembrano essersi smarrite per strada.

L’edizione di quest’anno, “RAGLIO DI LUNA – le vie dei muli, i sentieri dei miti” è costruito intorno all’idea del camminare, del viaggiare accompagnati, per auscultare il ronzio  dei “siensi” perduti e riscoprire il rapporto con la natura. E allora ecco che martedì 25 agosto la giornata sarà dedicata a “La passione del grano”: attività per bambini a tema, i mestieri tradizionali svolti nei campi, i canti tipici della tradizione contadina.

Si inizia al mattino (dalle 9 alle 12) in località Mattinella (Andretta), con le attività dedicate ai più piccoli diAgricola Laboratorio di grano e fantasia. Esaminando la trasformazione “dal chicco di grano alla farina”, i bambini potranno imparare la coltivazione della pianta, l’estrazione della farina e l’impasto degli ingredienti per fare il pane o la pasta, sviluppando la loro capacità di manipolare. Comprenderanno come da pochi e semplici ingredienti si possano ottenere una varietà infinita di prodotti, e conosceranno il loro grande valore nutrizionale. (Per informazioni e prenotazioni info@sponzfest.it +39389.2379170 / +39 389.2337151)
Al primo pomeriggio l’appuntamento è al Formicoso con i percorsi del mito e i canti della terra sui sentieri dei muli e del grano. Nel campo non mietuto, verranno illustrati i mestieri tradizionali di falciatura, legatura e trebbiatura con il Gruppo della pesatura di Teora, gruppo amante delle tradizionali tecniche di coltivazione.
Non mancherà la musica, tratto distintivo di ogni giornata dello Sponz Fest, con i canti a stisa di mietitura delle cantrici dell’Ofanto, coordinate da Enza Pagliara.
La sua voce arcaica, che affonda le radici nell’esperienza della tradizione popolare salentina, è una continua ricerca che attraversa la spontaneità e la fatica del mondo contadino dell’Italia meridionale e si nutre delle sonorità della cultura orale di queste terre.

Nel pomeriggio avranno luogo una serie di incontri nelle radure tra Mattinella e Formicoso per illustrare leESPERIENZE RESILIENTI: colloqui sull’agricoltura e l’architettura sostenibile svolti da chi ha scelto di tornare alla terra e ripopolare luoghi spesso abbandonati.
Verrà presentato Rural Hub, un progetto di ricerca finanziato dal MIUR che mira a individuare modelli human centered che coniughino sostenibilità economica e responsabilità sociale nel rispetto degli ecosistemi ambientali.Terra di resilienza Cooperativa Sociale, la prima generazione “alfabetizzata” agli studi universitari che ha scelto di ritornare nei campi cercando una sinergia tra cultura accademica e il saper fare, in nome dell’agricoltura sociale. E infine E.Colonia, ideato dallo studio di architetti e ingegneri +tstudio e finanziato dal GAL CILSI (Centro di Iniziativa Leader per lo Sviluppo dell’Irpinia). E. Colonia ha preso il via a giugno e punta a ripopolare il borgo di Carbonara abbandonato dopo il terremoto del Vulture del 1930. Al posto di ruderi e rovine – a partire da settembre – sorgeranno vere e proprie “capsule” abitative ad alta efficienza energetica e antisismiche. Il borgo tornerà a vivere grazie allo sviluppo di un distretto formativo/produttivo neo-artigianale, in grado di competere con la scena nazionale ed internazionale. Nascerà una vera e propria “accademia del design”, dove giovani makers impareranno a costruire oggetti seguendo le linee della tradizione e della modernità.

A seguire la sezione Emergenze: si discuterà dei problemi ambientali con l’attivista  Rocco Miele che illustrerà ilcaso Formicoso, la lotta contro la discarica e l’eolico selvaggio.

Sempre martedì troverà spazio anche il tema dell’emigrazione con l’Archivio Epistolare,  una raccolta di corrispondenze degli sposi separati dai flussi migratori realizzato da Mariangela Capossela, sorella di Vinicio, con l’aiuto dello scrittore Alfonso Nannariello e lo storico Toni Ricciardi.
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Sempre di emigrazione si parla con la presentazione del libro “MORIRE A MATTMARK, l’ultima tragedia dell’emigrazione italiana” (Donzelli editore). L’autore Toni Ricciardi, storico delle migrazioni presso l’Università di Ginevra, con l’intervento di Andrea Covotta, caporedattore del Tg2, parlerà della tragedia avvenuta cinquant’anni fa in Svizzera, dove 88 operai (di cui 56 italiani) morirono nella costruzione di una diga travolti da un crollo di un ghiacciaio. Nessun colpevole, nonostante le gravi carenze di sicurezza a cui erano sottoposti gli operai, alloggiati proprio sotto il ghiacciaio per risparmiare sugli spostamenti in pullman.

La sera sarà invece la volta de “La passione del grano”: teatro e musica si fonderanno insieme nello spettacolo di Enza Pagliara(cantante, ha  portato con  la  sua  voce  il “canto  contadino”  nei  più  importanti  teatri d’Europa e del mondo, uno tra tutti il BOLSHOIJ di Mosca); Mariagrazia Madruzzato (attrice professionista, ha lavorato con diverse compagnie  di teatro italiane e europee);  Silvia Lodi (attrice professionista, pedagoga e cantante); e il coinvolgimento delle cantrici dell’Ofanto.
Tre donne, tre corpi, tre voci, che con la loro forza evocativa conducono un percorso tra narrazione e canto, per simboleggiare la fecondità della terra e il ciclo della rinascita nella cultura arcaica: il grano e la mietitura, i principi base della civiltà rurale.

Si prosegue con “È fatto giorno”: Il riscatto del Sud contadino nei versi di Stiso e dei poeti meridionalisti  a cura di  Paolo Speraza (docente, pubblicista e autore di libri di storia contemporanea). Un reading dedicato ai maggiori poeti irpini e meridionali del secondo Novecento, che con i loro canti (e spesso con un attivo impegno politico e sociale) hanno accompagnato e narrato il processo di emancipazione culturale e riscatto civile dei contadini del Mezzogiorno interno dal dopoguerra agli anni Sessanta. Il reading sarà accompagnato da video, musiche e canzoni di autori e gruppi dell’Alta Irpinia.

Si potrà assistere al concerto dei Mariachi Mezcal e “Resistenza e Cupa Cupa”, di Antonio Infantino e i Tarantati Ruotanti. Musicista, poeta, pittore, regista teatrale, antropologo, Infantino ha lasciato il segno in ognuno dei campi toccati: è un personaggio che incarna in senso letterale alcune tra le cose migliori della cultura e dello spettacolo di questi ultimi quarant’anni.

La giornata si chiuderà con il CINEMA ALL’APERTO. Verranno presentati e proiettati in anteprima alcuni brani del documentario “Il Cammino dell’Appia antica” di Paolo Rumiz e Alessandro Scillitani, alla presenza del regista. Grazie alla collaborazione con la cineteca Lucana seguirà poi la proiezione di alcuni brevi documentari sultema del grano realizzati negli anni 50 e 60  da grandi documentaristi come Gian Vittorio Baldi Lino Del Fra, (La passione del grano e  L’inceppata, 1960) Francesco De Feo (La terra nuova, 1952)
Lo Sponz fest prosegue fino al 30 agosto, tra i molti appuntamenti in programma, quello con la NOTTE D’ARGENTO, il concerto ricco di ospiti con cui sabato 29 agosto Vinicio Capossela celebrerà i 25 anni di sposalizio con la musica.

IL PROGRAMMA DEL 25 AGOSTO NEL DETTAGLIO

Martedì 25 agosto – 72,0% di luna nei cieli del Formicoso
SENTIERI DEL RACCOLTO: LA PASSIONE DEL GRANO
Andretta e Formicoso
Al mattino:
Località Mattinella (Andretta):
Attività per i più piccoli con Agricola Laboratorio di grano e fantasia – laboratorio di conoscenza e lavorazione della pasta fresca. [Per informazioni sul laboratorio clicca qui]
A mezzogiorno:
Radura del vallone della madonna (sopra la Mattinella)
pranzo ancestrale
dal primo pomeriggio
RIABITARE L’ IRPINIA: ESPERIENZE RESILIENTI
Incontri di conoscenza con esperti su semi, agricoltura e architettura sostenibile.
I) Sezione proposte:
Terra di resilienza Cooperativa Sociale
E.colonia, accademia del design rurale
Rural Hub, innovazione tecnologica per la ruralità
II) Sezione emergenze:
Il caso Formicoso, la lotta contro la discarica ed eolico selvaggio. Interviene Rocco Miele
Progetto Archivio epistolare
Alfonso Nannariello
Toni Ricciardi
Mariangela Capossela (video)
III) Emigrazione “Morire a Matmark” di Toni Ricciardi
Presentazione di “Morire a Mattmark, l’ultima tragedia dell’emigrazione italiana” (Donzelli).
Con l’intervento di Andrea Covotta, caporedattore Tg2.
tardo pomeriggio
Al Formicoso
percorsi del mito e canti di terra sui sentieri dei muli e del grano.
Nel campo non mietuto, i mestieri tradizionali di falciatura, legatura e trebbiatura con Gruppo della pesatura di Teora.
Canti a stisa di mietitura con le donne dell’ Ofanto, coordinate da Enza Pagliara.
Laboratorio di canti rituali, con donne del posto e con cantrici.

A sera:
PASSIONE DEL GRANO
Spettacolo Teatrale e canoro con canti di mietitura di Enza Pagliara, Mariagrazia Madruzzato, Sivia Lodi e il coinvolgimento delle cantrici dell’Ofanto.
È fatto giorno.
Il riscatto del Sud contadino nei versi di Stiso e dei poeti meridionalisti.
Con Paolo Speranza, versi letti da Franco Cafazzo, Antonella Coppola, Giovanna Di Paola, Sonia Guerriero, Michele Morano, Pasquale Morano, Antonella Grazia Pasqualicchio, Teresa Stiso, Aldo Vella e interventi musicali di Enza Pagliara, Antonio Pignatiello, Makardìa.
Resistenza E Cupa Cupa
concerto di Antonio Infantino e Tarantati Rotanti.
Mariachi Mezcal in concerto.
a seguire:
IL CINEMA ALL’APERTO
Presentazione e proiezione in anteprima di brani del documentario “Il cammino dell’Appia antica” di Paolo Rumiz eAlessandro Scillitani alla presenza del regista.
a seguire:
LA PASSIONE DEL GRANO nel patrimonio del documentario etnografico. Proiezione di documentari sul tema, a cura e in collaborazione con la Cineteca Lucana.
– Vigilia di mezza estate, regia Gian Vittorio Baldi (1959) – 11min.
– La passione del grano, regia Lino Del Fra (1960) – 11 min.
– L’inceppata, regia Lino Del Fra (1960) – 10 min.
– La terra nuova, regia Francesco De Feo (1952) – 10 min.

IL CONCERTO DEL 29 AGOSTO: I 25 ANNI DI SPOSALIZIO CON LA MUSICA DI VINICIO CAPOSSELA
I BIGLIETTI PER IL CONCERTO DEL 29 AGOSTO SONO IN VENDITA SU MAILTICKET AL LINKHTTP://WWW.MAILTICKET.IT/EVENTO/6063  AL PREZZO DI 15 EURO MENTRE L’ACCESSO AL RESTO DEGLI SPETTACOLI E DEGLI EVENTI DEL PROGRAMMA DELLO SPONZFEST È LIBERO E GRATUITO.
I biglietti saranno disponibili in vendita anche allo SponzOffice di Calitri al prezzo speciale di 10 Euro.
L’ingresso è gratuito per bambini e ragazzi fino a tredici anni.
Sul sito ufficiale del Festival, al link http://www.sponzfest.it/2015/programma/ e sui canali social ufficiali si può consultare il programma che sarà ulteriormente ampliato nei prossimi e si possono trovare inoltre tutte le informazioni relative a trasporti e ospitalità.

Progetto del Comune di Calitri (Comune Capofila) in partnership con i Comuni di Cairano, Andretta, Conza e Aquilonia ammesso ai Fondi PAC – “Piano strategico per il turismo – programma di eventi promozionali” – Avviso pubblico di selezione ex D.G.R.C. n. 45/2015 – “ITINERARI” – Regione Campania Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali PIANO di AZIONE COESIONE
Prevendite per Notte D’Argento: http://www.mailticket.it/evento/6063
Tutti gli aggiornamenti su www.sponzfest.it
Per info generali: info@sponzfest.it 
Facebook: https://www.facebook.com/calitrisponzfest?fref=ts
Twitter: @sponzfest  hashtag ufficiale: #sponzfest15

Festival Filosofia 2015: i prigionieri del presente

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Da venerdì 18 a domenica 20 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo quasi 200 appuntamenti fra lezioni magistrali, mostre, concerti, spettacoli e cene filosofiche. Tra i protagonisti Bodei, Bauman, Cacciari, Galimberti, Recalcati, Rodotà, Augé, Bauman, Nancy e Sennett

Dedicato al tema ereditare, ilfestivalfilosofia 2015, in programma aModena, Carpi e Sassuolo dal 18 al 20 settembre in 40 luoghi diversi delle tre città, mette a tema la diffusa percezione che si sia interrotta una continuità culturale, tanto nei rapporti tra le generazioni, quanto nella trasmissione dei saperi e dei valori. La quindicesima edizione del festival prevede lezioni magistrali, mostre, spettacoli, letture, giochi per bambini e cene filosofiche. Gli appuntamenti saranno quasi 200 e tutti gratuiti.
Il festival, che negli ultimi due anni ha superato le 200mila presenze, è promosso dal “Consorzio per il festivalfilosofia”, di cui sono soci i Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, la Provincia di Modena, la Fondazione Collegio San Carlo di Modena, la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
Piazze e cortili ospiteranno oltre 50 lezioni magistrali in cui maestri del pensiero filosofico si confronteranno con il pubblico sulle varie declinazioni contemporanee dell’ereditare: dagli attuali cambiamenti nelle forme della trasmissione culturale, ai mutati rapporti fra le generazioni; dal ruolo del patrimonio storico-artistico per la memoria all’urgenza educativa, nella scuola e non solo; dallo statuto – anche economico – del debito, alle frontiere dell’ereditarietà genetica, fino alla responsabilità verso le generazioni future che erediteranno il pianeta.
Quest’anno tra i protagonisti si ricordano, tra gli altri, Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Gianrico Carofiglio, Roberto Esposito, Umberto Galimberti, Tullio Gregory, che fa parte del Comitato scientifico del Consorzio, Michela Marzano, Salvatore Natoli, Federico Rampini (lectio Rotary), Massimo Recalcati, Stefano Rodotà, Chiara Saraceno, Carlo Sini, Gustavo Zagrebelsky e Remo Bodei, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio. Nutrita la componente di filosofi stranieri: tra loro i francesi Jean-Luc Nancy, François Hartog, François Jullien e Marc Augé, che fa parte del comitato scientifico del Consorzio; i tedeschi Aleida Assmann, Jan Assmann e Christoph Wulf, i britannici Zygmunt Bauman e Richard Sennett, l’americano Robert Darnton, l’indiana Vandana Shiva.
Il programma filosofico del festival propone anche la sezione “la lezione dei classici”: esperti eminenti commenteranno i testi che, nella storia del pensiero occidentale, hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti per il tema dell’ereditare, dalla lezione di disobbedienza di Socrate alla dottrina del tempo di Aristotele e a quella della memoria di Agostino. Per misurare la rilevanza del tema nell’epoca contemporanea cruciale è lo snodo di Sull’utilità e il danno della storia per la vita di Nietzsche, così come Materia e memoria di Bergson con la sua concezione della durata. Se Essere e tempo di Martin Heidegger pone la temporalità al cuore del discorso filosofico novecentesco, I sommersi e i salvati di Primo Levi passa contropelo gli stereotipi della testimonianza.
Se le lezioni magistrali sono il cuore della manifestazione, un vasto programma creativo coinvolge performance e conversazioni che avranno per protagonisti Massimo Bottura e Marino Niola, Lella Costa, Chiara Gamberale e Paolo Di Paolo, Valerio Massimo Manfredi, Neri Marcorè, Moni Ovadia, Arrigo Sacchi. Nutrito anche il programma musicale (tra cui spiccano il concerto di Danilo Rea e la serata di canzoni e parole con Niccolò Fabi). Non mancheranno i mercati di libri e le iniziative per bambini e ragazzi.
Oltre trenta le mostre proposte in occasione del festival, tra cui una personale di Carlo Mattioli e una di Franco Guerzoni (con il sostegno del Gruppo Hera), una grande collettiva di arte contemporanea, soprattutto americana (con il sostegno di Confindustria Modena), una sulle recenti acquisizioni nelle collezioni fotografiche di Fondazione Fotografia, una sui processi di industrializzazione alimentare per come sono rappresentati nelle figurine, una sul progetto perduto per la Collegiata di Carpi, e una sugli scavi del Tempio di Minerva a Montegibbio presso Sassuolo.
E, accanto a pranzi e cene filosofici ideati dall’Accademico dei Lincei Tullio Gregory per i circa settanta ristoranti ed enoteche delle tre città, nella notte di sabato 19 settembre è previsto il “Tiratardi”, con iniziative e aperture di gallerie e musei fino alle ore piccole.
Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel. 059/2033382 e www.festivalfilosofia.it
I comunicati stampa e le fotografie ad alta risoluzione relative al festivalfilosofia si possono scaricare dal sito www.festivalfilosofia.it

Ufficio stampa MediaMente
Tel. 339.8850143
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FESTIVALFILOSOFIA 2015: LE SFIDE DELLA TRASMISSIONE CULTURALE
FESTIVALFILOSOFIA 2015: LE SFIDE DELLA TRASMISSIONE CULTURALENelle piazze e nei cortili del festival si discuterà di tempo e memoria, rapporti tra generazioni e crisi della trasmissione, patrimonio culturale e debito, senza dimenticare che ereditare significa lascito per l’avvenire

Il nostro tempo è reso inquieto dal senso di una interruzione di continuità culturale che pare spezzare la catena tra le generazioni ed erodere ogni forma di trasmissione. L’articolazione tra passato, presente e futuro ha perduto evidenza, mentre l’accelerazione, trainata dalle tecnologie, genera uno squilibrio tra esperienza e attesa che ci rende “prigionieri del presente”, tanto ansiosi di previsioni e innovazioni, quanto preoccupati di conservare la tradizione.
       A partire dall’analisi dell’esperienza del tempo e della memoria culturale, il lavoro dell’edizione fornirà riflessioni per riformulare l’opposizione tra tradizione e innovazione, eredità e cambiamento, autonomia individuale e retaggio.
       Strutturato per gruppi di questioni, il programma filosofico porterà pertanto in primo piano un lessico concettuale a più voci dove si confronteranno prospettive filosofiche plurali e anche divergenti.
1. Il senso del tempo
       La prima pista apre il cantiere del tempo e della memoria come orizzonte nel quale far emergere i rapporti tra passato, presente e futuro. François Hartog mostrerà come nell’attuale “regime di storicità” viga un primato del presente per cui ci si accosta al passato non per segnarne una distanza storica, ma per farne un uso sociale. Remo Bodei (Presidente del Comitato scientifico del festivalfilosofia) mostrerà d’altro canto la natura paradossale tra le dimensioni del tempo, sottolineando come l’idea cumulativa e progressiva sia solo una tra tante, perché spesso il tempo non passa (ad esempio in molti fenomeni psichici) o viceversa è elastico e sovrappone le sue dimensioni, come quando si progetta un futuro o si modifica l’effetto di un passato, ad esempio perdonando o riconciliandosi. Anche la meccanica quantistica, di cui discuteranno Mauro Dorato e Vincenzo Barone, propone un modello per il quale il tempo con le sue dimensioni è un’illusione, inesistente in natura, segnalando così una sfasatura tra il tempo della fisica e quello dell’esistenza (in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare).
       Su un piano più politico e antropologico, l’assottigliamento del rapporto col passato è evidente nell’interconnessione istantanea della rete, in cui le esperienze cosiddette social sembrano in realtà essere forme di solitudine, come segnaleranno in un dialogoZygmunt Bauman ed Ezio Mauro.
       Benché si dia senso culturale del tempo solo entro configurazioni collettive, esse si ripercuotono sulle esperienze individuali e mobilitano speciali virtù, che declinano la condotta in relazione al tempo. Una di esse è certamente la “perseveranza” di cui tratteràSalvatore Natoli.
2. Generazioni
       Al cuore dell’esperienza contemporanea vi è la percezione di una crisi nei rapporti tra generazioni, qualitativamente diversa dai conflitti e dalle “incomunicabilità” che pure hanno segnato in passato il rapporto tra giovani e adulti: prefigura invece una vera e propria interruzione nella trasmissione sociale. Si è peraltro di fronte a generazioni i cui confini sono mobili e inediti, perché le “età della vita” sono cambiate rispetto alla concezione classica: ne parlerà Remo Bodei, mentre Umberto Galimberti si soffermerà su una tra le più enigmatiche (e più nuove) di esse, ossia l’adolescenza. L’urgenza della questione spinge d’altronde ad appellarsi a un nuovo “patto generazionale”, come farà Gustavo Zagrebelsky. In casi eccezionali ma, proprio per questo, significativi, il patto implicito decade e l’eredità non viene raccolta, anche in senso proprio, legale, come accade con i “beni vacanti” di cui Jean-Luc Nancy propone un’interpretazione filosofica.
       Tra le soglie che è necessario varcare nel percorso della vita, Umberto Curi privilegerà il “diventare maggiorenni”, inteso kantianamente come una conquista di autonomia che presuppone l’uccisione del padre e l’emancipazione dalla tradizione. Viceversa,Marco Aime sottolineerà la novità della condizione contemporanea, nella quale la crescita e la maturazione paiono venire richieste senza il sistema di riti di passaggio che in altre culture e in passato segnava la transizione tra le varie fasi della vita.
       Sospesa tra natura e cultura, la catena delle generazioni è organizzata da un lato dall’ereditarietà genetica che presiede alla trasmissione dei caratteri, di cui discuterà Edoardo Boncinelli, mentre dall’altro storicamente esprime differenti relazioni tra generi e generazioni: alle trasformazioni della famiglia contemporanea dedicherà il suo intervento Chiara Saraceno. Entro di essa prendono forma nuove esperienze simboliche e nuovi ruoli sociali, come nel caso delle madri (analizzate da Massimo Recalcati) e dei nonni (su cui si soffermerà Silvia Vegetti Finzi).
       Il tema culturale della filiazione, cardine del rapporto tra generazioni, si inscrive anche entro un contesto teologico e biblico:Massimo Cacciari ne discuterà lo statuto storico e filosofico in un confronto tra interpretazioni.
3. Trasmettere-apprendere
       Per garantire la propria continuità, le culture hanno elaborato molteplici meccanismi di trasmissione, tanto intellettuali, quanto pragmatici, tanto intenzionali, quanto involontari. Il terzo nucleo del programma filosofico è dedicato proprio ad articolare questo insieme di modi del trasmettere e dell’apprendere, partendo dalla constatazione che lo scenario contemporaneo offre due sfide alla trasmissione, dovute da un lato alla globalizzazione e dall’altro all’accelerazione. Della prima, e della necessità di una compiuta educazione al globalismo, si occuperanno Zygmunt Bauman e Christoph Wulf (quest’ultimo sottolineando come la diffusione di un “patrimonio culturale immateriale” possa favorire l’intercultura). Della seconda, per sottolineare come i processi neurofisiologici del cervello indichino una fondamentale “lentezza” riflessiva del pensiero umano, tratterà invece Lamberto Maffei.
       Nel processo di tramissione è in gioco innanzitutto la questione stessa della verità, di cui si occuperà Nicla Vassallo mostrando come la testimonianza sia centrale nella trasmissione del sapere. Medium cruciale di trasmissione, luogo di scelta per antonomasia, sistema di ricordo e, per contro, strumento che determina l’oblio del “fuori testo” è certamente la scrittura, la cui esperienza sarà al centro dell’intervento di Marc Augé, che è membro del Comitato scientifico del festivalfilosofia. Complesso sistema di negoziazione, essa implica comunque sempre un trasferire (tradere) che ammonta anche a un atto di traduzione, come mostrerà Tullio Gregory, anch’egli membro del Comitato scientifico del festivalfilosofia.
       Tra le modalità con cui si trasmettono valori, capacità e saperi, una è quella che presceglie un maestro da seguire, di cui è modello la sequela di Gesù discussa da Enzo Bianchi. Altre forme più orizzontali e cooperative saranno discusse da Richard Sennett in una disamina delle culture del lavoro. Talvolta il maestro, con il suo esempio, può insegnare anche l’arte della disobbedienza al potere, come ha fatto Socrate, divenuto un modello della resistenza etica contemporanea (ne parlerà Simona Forti).
4. Cultural Heritage
       Il lavoro di plasmazione del passato, nel quale esso viene valutato per farne un modello canonico e viene selezionato per stabilire cosa debba venire conservato, è evidente nel concetto di “patrimonio culturale” e nelle politiche che esso implica. È questo l’insieme di questioni sollevato dalla quarta pista tematica del programma.
       Premessa teorica generale è l’idea di “memoria culturale” avanzata da Aleida Assmann, che illustrerà il funzionamento del ricordo collettivo; talora, come le farà eco Jan Assmann, nella forma di un ritorno del rimosso (emblematico il caso della ripresa mosaica del culto monoteistico, promosso originariamente dal faraone Akhenaton, ma poi cancellato dalla memoria egizia). Una “storia della memoria”, in questo caso attraverso la ricezione di un motivo figurativo, è quella che Philippe Daverio dedicherà al mito di Enea, irradiando la sua lezione a partire dal gruppo scultoreo del Bernini che costituisce anche l’immagine ufficiale di questa edizione del festival.
       Da questa mossa discendono una serie di aspetti, tra i quali l’idea che la memoria è sempre mediatizzata, essendo di per sé un medium (ne discuterà Paolo Jedlowski), e che la cultura e il tempo possono rendere i singoli inconsapevoli del contenuto di verità di quanto ricordano e testimoniano, come mostrerà Gianrico Carofiglio in un intervento a partire dal campo letterario e dall’esperienza del legal thriller.
       Mai passivamente ricevuta, ma sempre continuamente reinventata, la tradizione non può dunque mai essere letta semplicemente come una difesa delle radici (Maurizio Bettini discuterà gli abusi della memoria pubblica connessi a questa metafora). A volte, anzi, il superamento delle tradizioni ereditate diventa occasione per recuperare potenzialità perdute, come mostrerà Alberto Melloni parlando delle nuove forme d’amore possibili a seguito della crisi del matrimonio istituito con il Concilio di Trento.
       Anche il patrimonio storico-artistico, in cui si condensano spesso le più solide istanze di identità collettiva e nazionale, non può sfuggire alla necessità di ritrovare una «significazione contemporanea» che ne valorizzi l’utilità pubblica (come mostrerà Simone Verde). Ciò anche accogliendo la sfida delle nuove tecnologie e cogliendone l’opportunità, come per esempio nel caso della digitalizzazione dei beni librari, di cui Robert Darnton discuterà le prospettive relative all’accesso al sapere e ai processi di democratizzazione.
       Non solo processo mentale, la dimensione inventata delle tradizioni è evidente anche nel contesto materiale delle politiche urbanistiche e architettoniche, come mostrerà Livio Sacchi discutendo il caso emblematico della islamizzazione dell’architettura contemporanea nei Paesi arabi.
5. Debito
       La quinta pista tematica parte dal riconoscimento che l’eredità si configura spesso come un debito, non solo economico ma di vita, spesso inestinguibile, per cui non si può mai restituire (al passato o ai genitori) tutto quel che è servito per renderci ciò che siamo.
       Roberto Esposito traccerà i contorni fondamentali di questo tema mostrando il nodo teologico-politico che lega il debito alla colpa e che apre la possibilità di un dominio sulla vita di cui c’è ancora traccia nell’attuale scenario economico. Da una prospettiva più propriamente antropologica, Pier Giorgio Solinas mostrerà come il debito preceda il denaro perché è incluso in quell’azione simbolica rituale che indica l’indebitamento della vita nei confronti della morte. Analogamente, ma situandosi nel campo della scrittura, Carlo Sinisosterrà che essa comporta un debito costitutivo, che la pura volontà di verità non può mai “corrispondere”. Sarà Federico Rampini(nella Lectio Rotary) a discutere il rapporto tra moneta e debito e le conseguenze della crisi economica, tanto nella finanza, quanto per la vita quotidiana.
       I debiti col proprio passato, nonché la necessità di farci i conti per riconciliarsi con se stessi, saranno invece il tema dell’intervento di Michela Marzano.
6. Ereditare il pianeta
       Solo un’illusione ottica ci fa pensare che l’eredità abbia a che fare con il passato, mentre essa invece riguarda prevalentemente l’avvenire, come è evidente nel caso della responsabilità collettiva per la salvaguardia del pianeta, da consegnare in lascito alle generazioni future. È questo il sesto nucleo tematico del programma.
       Responsabilità di tutti, il pianeta è prima di tutto un bene comune, il cui ecosistema climatico deve essere tutelato mettendo a frutto le acquisizioni della meteorologia e delle scienze del clima, di cui parlerà Costante De Simone.
       Per questa sua caratteristica, non può essere posseduto da alcuni, né la terra può essere vincolata a brevetti sulla semina:Vandana Shiva sosterrà in questa chiave i diritti di libertà per tutti i coltivatori. Per converso, Stefano Rodotà mostrerà che altrettanto universale è il diritto al cibo, perché attraverso l’accesso all’alimentazione passa la definizione stessa di dignità e cittadinanza.
       In confronto con il pensiero cinese antico, François Jullien mostrerà d’altro canto come il nutrimento vitale si riferisca a un processo che oltrepassa la dicotomia tra anima e corpo.
      
7. La lezione dei Classici
       Completerà il programma filosofico la sezione “Lezione dei classici”, secondo la formula sperimentata con successo a partire dal 2009: grandi interpreti del pensiero filosofico discutono le opere che hanno maggiormente segnato la riflessione sul tema dell’ereditare.
       Mario Vegetti commenterà l’Apologia di Socrate di Platone per fare emergere come, in questo processo a un maestro, emerga un paradigma nel rapporto tra il filosofo e la città.
       La Fisica di Aristotele sarà discussa da Enrico Berti per mostrare come in quest’opera si definisca una dottrina del tempo che, mettendo a tema la sua relazione con l’anima, prepara le condizioni per immettere nel campo della memoria. A una concezione della memoria di lunghissima durata nella storia della filosofia, quella presentata nelle Confessioni di Agostino, sarà quindi dedicata la lezione di Maria Bettetini.
       Gli esiti contemporanei della riflessione su tempo, storia e memoria saranno meglio comprensibili focalizzando l’attenzione sull’opera di Nietzsche Sull’utilità e il danno della storia per la vita (commentata da Marco Vozza), dove si trova forse la più potente critica della rappresentazione monumentale del passato. Rocco Ronchi si concentrerà viceversa su Materia e memoria di Henri Bergson, per ricostruirne l’idea di «durata creatrice», mentre Donatella Di Cesare discuterà Essere e tempo di Martin Heidegger, ossia l’opera che ha posto la temporalità al cuore del discorso filosofico novecentesco.
       La costruzione culturale della testimonianza e il rischio che i suoi «stereotipi» ne minino la funzione è uno dei temi de I sommersi e i salvati di Primo Levi, che verrà discusso da Marco Belpoliti.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel. 059/2033382 e www.festivalfilosofia.it

MOSTRE, INSTALLAZIONI, MUSICA E NARRAZIONI: LA TRADIZIONE DEL NUOVO
MOSTRE, INSTALLAZIONI, MUSICA E NARRAZIONI: LA TRADIZIONE DEL NUOVOUn nutrito programma di eventi, tutti gratuiti, affiancherà le lezioni magistrali del festivalfilosofia dal 18 al 20 settembre a Modena, Carpi, Sassuolo

1. Il senso del tempo
Sempre inquadrate in “regimi di storicità”, le dimensioni del tempo si configurano in modi plurali e complessi, dando vita a relazioni tra passato, presente e futuro talvolta sfasate e, in questa circolare sovrapposizione, sempre creative
Pittore per antonomasia del lavoro del tempo, di cui ha portato nello spazio dell’arte la tensione tra costruzione e cancellazione, permanenza e lacuna, memoria e oblìo,Franco Guerzoni esibisce in “Fueros” il lavoro della memoria sulla propria personale traiettoria di ricerca. Grandi lavori recenti sono accostati ad alcuni esiti appartenenti a cicli dei primi anni Settanta, una stagione dimenticata di vagabondaggi con Luigi Ghirri e come rimossa, che ritorna come i “fueros”, i resti riemersi di cui Freud ha fatto la teoria (Modena, Palazzo Santa Margherita, curatore: Pier Giovanni Castagnoli. Produzione: Galleria Civica di Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Con il sostegno di: Gruppo Hera).
Parallela alla mostra è la conversazione “Fueros e relitti” in cui Franco Guerzoni dialoga con il “suo” critico Pier Giovanni Castagnoli ricostruendo le traiettorie della propria opera (Modena, Palazzo Santa Margherita, Chiostro, sabato 19 settembre, ore 21,00).

Il dialogo con la pittura antica e con le reliquie del tempo è evidente anche in “Riprese”, la mostra che documenta il processo creativo di Carlo Mattioli, sempre filtrato attraverso il deposito della memoria immaginativa e persino affidato a interventi compositivi su superfici già segnate da una vita precedente: libri, carte, legni antichi usati come supporti per nuove immagini (Sassuolo, Palazzo Ducale di Sassuolo, Promossa da: Galleria Estense di Modena – Palazzo Ducale di Sassuolo e Comune di Sassuolo in collaborazione con lo Studio Museo Carlo Mattioli).

Analogo gesto è quello compiuto da Luigi Ontani nelle sue immersioni nella lunga durata dell’arte. La mostra “Extralibris. Libri d’artista e cataloghi” esibisce questa operazione quasi rituale, per cui ogni opera di Ontani è  eseguita mediante un’esplicita citazione, un “d’après” di qualcosa d’altro, ma è, al contempo e inconfondibilmente,  fatta “alla maniera di”  Ontani, un unicum in cui soggetto e oggetto si confondono in maniera totalmente e giocosamente diversa, con interventi continui sui libri, sdrammatizzati da una calligrafia virtuosistica e decorativa (Modena, Palazzo dei Musei, produzione: Biblioteca Civica d’Arte Luigi Poletti).
In “Il manichino della storia. L’arte dopo le costruzioni della critica e della cultura” emerge il modo in cui la critica e l’organizzazione del mercato hanno tentato di catturare un divenire accelerato che ostenta sempre il superamento di un movimento artistico sull’altro, quasi che l’arte non fosse che “la serva stagionale del nuovo”, il manichino a cui far indossare l’ultimo guardaroba alla moda. Con oltre 40 artisti e 90 opere, realizzate negli ultimi tre decenni, soprattutto in ambito newyorkese, la mostra kolossal testimonia la direzione niente affatto provinciale del collezionismo locale (Modena, Manifattura Tabacchi, a cura di Richard Milazzo. Produzione: Comune di Modena, Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Regione Emilia-Romagna, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Apt Regionale. Organizzazione: Galleria civica di Modena).

“Il Tempio immaginato. Alla ricerca del progetto di B. Peruzzi per la Collegiata di Carpi”
esibisce un “futuro passato”, ovvero quello immaginato da un progetto cinquecentesco mai compiutamente realizzato. In questa appassionante caccia alla cattedrale esistita nella mente del suo progettista, la mostra si avvale anche delle tecnologie informatiche per tentare una ricostruzione del modello ligneo che sarebbe dovuto servire come plastico per la realizzazione dei lavori (Carpi, Musei di Palazzo dei Pio, a cura di: Andrea Giordano, Manuela Rossi, Elena Svalduz).
Una forma di eternità è quella raffigurata nelle opere di Tobia Ravà, che in “Codici trascendentali. Eternità e temporalità delle cose” stende fitte sequenze numerologiche su oggetti di uso quotidiano facendo emergere l’ermetica rete di immanenza con la quale essi attraversano il tempo (Carpi, Darkroom, SilmarArtGallery, curatrice: Chiara Iemmi).

Altro contesto di un tempo senza origine è quello della mostra “Mondi d’ombra. Memorie senza origine”, in cui, nelle opere di Olga Czewska, l’ombra pare emanciparsi dalla sua fonte materica, facendo emergere forme fluttuanti e immemoriali, enigmatiche e sospese tra luce e buio (Modena, Galleria phBroking e Atelier Mies).

Con “Nel tempo del Finemondo” siamo condotti nella zona misteriosa ed enigmatica del mondo interiore di Carlo Zinelli, artista irregolare e singolarissimo. Segnato dalla perdita della comunicazione linguistica e dal distacco dalla realtà esterna, fu avviato alla pratica dell’arte dallo psichiatra Mario Marini, fondatore dell’atelier di arte terapia nel Manicomio di Verona e successivamente a Villa Igea di Modena. In immagini sprofondate nella memoria personale dell’artista si ritrova la via espressiva e ancestrale del ritmo compositivo e dell’armonia cromatica (Modena, curatrice: Lorenza Roverato, a cura di: Galleria D406 fedeli alla linea, in collaborazione con: Escomarte, Moduli d’Arte, Villa Igea, Fondazione Zinelli, Eredi Marini).

2. Generazioni
Sequenza ininterrotta di viventi, le generazioni sono frutto della storia nel senso che ogni epoca ridefinisce non solo i rapporti tra di esse, ma anche i confini tra le differenti “età della vita”

Presso il Palazzo dei Musei una serie di mostre articola un medesimo concept, ovvero l’iconografia dei rapporti tra generazioni con le sue sequenze genealogiche, sia essa pittorica o miniata in illustrazioni di libro. Presso la recentemente riaperta Galleria Estense, la mostra “Generazioni dipinte. A partire dall’Autoritratto con Anna di Carlo Mattioli” irradia da questo “ospite illustre” piste tematiche che riconnettono al dipinto contemporaneo molte opere del patrimonio della Galleria dedicate al tema familiare e genealogico delle generazioni (sabato e domenica visite guidate gratuite). “L’illustrazione della dinastia. Genealogie celebrative estensi”, presenta manoscritti miniati, codici, volumi  – spesso corredati di tavole araldiche e incisioni con  i ritratti dei duchi e gli apparati cerimoniali che accompagnavano i matrimoni e le nascite  – per attestare l’instancabile lavoro di illustrazione e legittimazione dell’antichità e continuità del casato estense (Modena, Biblioteca Estense, curatrici: Annalisa Battini, Milena Luppi, Milena Ricci). Per converso, “Cognome e nome. Registri e genealogie estensi” presenta fondi “demografici” d’archivio, preziosi documenti, spesso sontuosamente istoriati, in cui, accanto a liste ed elenchi di cittadini e magistrature, non mancano registri di famiglie blasonate con ricco corredo iconografico di stemmi (Modena, Archivio storico comunale, curatrice: Franca Baldelli).

La mostra “Testamenti di grandi Italiani” raccoglie testamenti originali e in riproduzione di grandi personalità (da Cavour a Garibaldi, da Caruso e Pirandello), per mostrare come, in questo atto di eredità per eccellenza, la continuità tra le generazioni si realizzi anche per gli effetti pubblici e duraturi che tali lasciti morali hanno sulle loro comunità di riferimento (Modena, Palazzo comunale, Sala del Fuoco e Sala del Vecchio Consiglio, A cura di: Consiglio Nazionale del Notariato).

Sette generazioni di musicisti: tanti ne conta la dinastia dei Bach, cui il concerto realizzato da Grandezze & Meraviglie Festival Musicale Estense rende omaggio, mostrando gli impulsi a innovazioni e rivoluzioni nel passaggio tra padri e figli o all’interno di scuole musicali, come nel caso di Corelli e del suo discepolo Handel: “Padri & figli. Famiglie e scuole musicali” (Modena, Chiesa di San Bartolomeo, sabato 19 settembre, ore 21).
Altra filiazione non solo biologica, ma anche artistica e musicale, è quella riconosciuta da Alberto Bertoli nei confronti del padre Pierangelo. In “Di padre in figlio” verrà presentato in anteprima nazionale il docufilm “Una vita a muso duro”, dedicato dalla RAI a Pierangelo: la proiezione sarà preceduta da una conversazione tra Alberto Bertoli e l’ideatore del film, Giancarlo Governi (Sassuolo, Piazzale della Rosa, sabato 19 settembre, ore 19,30).
Passaggi generazionali sono anche quelli di “Padri e figli spa. Interviste sull’eredità imprenditoriale”, la mostra a cura di Confindustria Modena – Gruppo Giovani Imprenditori che in interviste a figure esemplari della vita imprenditoriale modenese mostrerà come “eredi della ditta” non si nasce, ma semmai si diventa (Modena, Complesso culturale San Paolo).

Percorsi di crescita spesso singolari, che avvengono entro forme di famiglia e di familiarità specialissime, sono quelli di molti dei personaggi dei romanzi di Chiara Gamberale, che discuterà questi temi in “Come si diventa grandi. Racconti di generazioni e nuove famiglie” sollecitata dalle domande di Paolo Di Paolo (Carpi, Piazza Martiri, venerdì 18 settembre, ore 21,00).

Le aspettative di una generazione orfana del proprio passato ma tenacemente in cerca di crescere e “partorire” buone idee saranno cantate e raccontate da Niccolò Fabi in “Padri di buone idee. Canzoni e parole”, una serata di musica e racconti con il cantautore romano (Carpi, Piazza Martiri, venerdì 18 settembre, ore 22,00).

Alla generazione cresciuta prima del digitale, è dedicata la conversazione semiseria e musicale “L’ultima generazione analogica”, in cuiNeri Marcorè, tra canzoni e parole, ricostruirà con tono umorale e umoristico il mondo di musiche, fumetti, narrazioni e tivù che esisteva prima che il digitale risucchiasse tutto nel suo eterno presente (Modena, Piazza Grande, sabato 19 settembre, ore 22,00).

La generazione jazz, con il contesto dei favolosi e rivoluzionari anni Sessanta in America, è al centro della conversazione tra Franco Fontana e Guido Harari, imperniata sulla figura di Art Kane in occasione della donazione alla Galleria Civica di Modena di una sua foto del 1958 ritraente Louis Armstrong (Modena, Palazzo Santa Margherita, Chiostro, venerdì 18 settembre, ore 21,00).

Le vicende di generazioni di emigranti italiani del Novecento sono al centro del concerto “Verso un nuovo mondo. Migrazioni musicali”, messo in scena dall’Orchestra regionale dell’Emilia-Romagna (Sassuolo, Piazza Garibaldi, venerdì 18 settembre, ore 21,30, in collaborazione con: Fondazione Arturo Toscanini).

La relazione generativa e i passaggi di madre in figlia sono tema dei lavori di Federica Poletti esposti nella mostra “Passaggi di luce. Transiti generazionali”, che mette in luce il continuo infinito del transito tra generazioni (Modena, Galleria ArtEkyp Open Studio, curatrice: Francesca Baboni).

3. Trasmettere-apprendere
Nell’epoca presente la trasmissione culturale è sottoposta alla duplice sfida della globalizzazione e dell’accelerazione. Mostre e laboratori la colgono in due ambiti fondamentali, quello dell’educazione scolastica e quello più ampio del “processo di civilizzazione”

Una delle forme di trasmissione più efficaci avviene nella lingua e nei libri. Al Libro per eccellenza, e alle sue traduzioni in diverse lingue, è dedicata la mostra “Dopo Babele. Traduzioni e lingue del Libro Sacro”, che presenta importanti edizioni del testo, tra cui spiccano la Bibbia miniata di Borso d’Este (nel facsimile edito da Franco Cosimo Panini) e la Bibbia poliglotta di Walton nell’esemplare che appartenne a Ludovico Antonio Muratori. A completamento del percorso, in tutte le tre giornate, alle ore 17.00, saranno celebrati in mostra i Vespri di rito bizantino, cantati in diverse lingue orientali (Modena, Chiesa di San Giovanni Decollato, a cura di: Arcidiocesi di Modena e Nonantola, con il sostegno di: BPER).

La mostra “Trasmettere. L’educazione ai saperi e agli affetti nella scuola” allestisce due spazi d’aula di una scuola elementare per ricreare il luogo della trasmissione culturale per eccellenza, dove si apprendono i fondamenti del sapere, del leggere e far di conto, e si realizza l’obiettivo primario della formazione civica, intellettuale e morale (Modena, Complesso San Paolo, a cura di: Associazione Amici del Sigonio).

Educazione alla memoria e alla consapevolezza civile si ritrovano nel concerto “Eredità esemplari. Il lascito morale delle vittime”, una selezione di brani musicali di diverse epoche e contesti in cui si narrano le gesta di personaggi che, sacrificandosi, hanno lasciato un insegnamento morale per il futuro (Modena, Piazza Pomposa, domenica 20 settembre, ore 21,00, a cura di: Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie – Coordinamento di Modena).

Scuola di vita e di etica è anche lo sport, in questo caso il calcio: in “Mister e master. Il calcio come scuola di vita” un allenatore dal formidabile palmarès come Arrigo Sacchi racconterà come allenare una squadra vuol dire anche trasmettere valori (Sassuolo, Piazza Garibaldi, domenica 20 settembre, ore 21,00).

A maestri del nostro tempo, personaggi carismatici e talentuosi che, ciascuno nel proprio campo, hanno aperto una strada e segnato un cammino per chi viene dopo è dedicata anche la rassegna di docufilm “The Master. Lezioni di vita e di lavoro”, curata da Alberto Morsiani. Al venerdì sono in programma Il gesto delle mani (di Francesco Clerici, Italia 2015, 77’, ore 19,30) dedicato alla scultura di Velasco Vitali, e Messi. Storia di un campione (di Alex de la Iglesia, Spagna 2014, 93’, ore 21,30), che presenta come in un prisma personalità e talento della “Pulce” del Barça. Sabato 19 sono in programma Il regno dei sogni e della follia (Giappone 2013, 118’, ore 19,30), con cui Mami Sunada ci conduce all’interno dello studio di produzione di Hayao Miyazaki, L’orologio di Monaco (di Mauro Caputo, Italia 2014, 63’, ore 21,45), che racconta l’albero genealogico dello scrittore Giorgio Pressburger, e Going Clear. Scientology e la prigione della fede (di Alex Gibney, USA 2015, 119’, ore 23,00). Domenica 20 sono in programma Il nemico. Un breviario partigiano (di Federico Spinetti, Italia 2015, 80’, ore 20,00), che ripercorre carriera ed esistenza di Federico Zamboni, fondatore dei CCCP e CSI, e Cobain. Montage of Heck (USA 2015, 132’, ore 21,30), un viaggio nell’intimità e nella carriera dell’ultima star maledetta del rock (Modena, a cura di: Associazione Circuito Cinema, Sala Truffaut).

A una pratica dell’educazione e della trasmissione del sapere più laboratoriale e collaborativa sono dedicate  le iniziative del Gruppo Pleiadi. In tre appuntamenti dedicati rispettivamente alla trasmissione del codice genetico, della memoria e dell’energia, i laboratori per ragazzi si prefiggono di far conoscere per via sperimentale i modi in cui la Natura si replica e si trasmette (Sassuolo, Villa Giacobazzi, Biblioteca per ragazzi Leontine, venerdì 18 settembre ore 16 e 17; sabato 19 ore 16 e 17; domenica 20 ore 10-11 e 16-17).

Tra i vettori informazionali che fanno bene all’esistenza ci sono le storie: raccontarle fa trovare, e a volte ritrovare, le parole e insegna l’arte di una memoria condivisa, come in “A ritrovar le storie”, lo spettacolo messo in scena dal TeatrO dell’Orsa (Modena, Biblioteca Delfini, sabato 19 settembre, ore 19,00 e 21,00).

Quasi a prologo, il laboratorio di gioco e narrazione  Conta che ti conto presenta un grande gioco dell’oca: il tiro dei dadi immette in caselle di parole che liberano domande, ricordi e memorie condivise. Un gioco dove vince chi sa ascoltare e raccontare (dai 6 anni, Teatro dell’Orsa, Modena, Biblioteca Delfini, Sabato 19 settembre ore 18.00 e ore 20.00).

Sempre ai bambini, in questo caso alle avventure della disobbedienza, che fa rima con penitenza ma a volte porta a fare grandi scoperte, sono dedicati i laboratori “No eppoi no!” (Modena, Complesso culturale San Paolo, a cura di Memo e Zero in condotta, sabato 19 settembre ore 15-18, domenica 20 ore 10-12).

L’educazione militaresca che in passato si conduceva all’interno degli istituti di scuole primarie gestiti da religiose è richiamata dall’installazione “Spade da 5. L’educazione di una scuola delle suore” di Zazzarootto: le spade giocattolo incarnano questa duplice natura ludica e bellica, in una mensa scolastica che ricorda un rancio militare, coi bambini schierati che aspettano il via della suora “come centometristi sull’attenti” (Modena, Galleria EinMal).
Il lavoro di formazione che costruisce la personalità intellettuale e morale degli individui si inscrive in un più ampio e involontario processo di civilizzazione di lunga durata, dove il disciplinamento dei corpi e delle anime si esprime in codici di comportamento come quelli del galateo e delle buone maniere, sui quali la mostra “US – Usi sociali. La prova dei costumi” raduna molti documenti, focalizzati sulle regole d’abbigliamento (Modena, Galleria d’Arte La Darsena, curatori: Angela Balestri, Siro Leonelli).
Un insieme di attività a cura di Castello dei Ragazzi e Centro Zaffiria propone installazioni, laboratori e letture che reinventano l’atelier e le opere della protagonista dell’avanguardia Sonia Delaunay (1885-1979): ne emerge il lato attivo, negoziabile, della trasmissione. “La bottega reinventata” propone la realizzazione di un’installazione collettiva di abiti e forme colorate (Carpi, Palazzo dei Pio, Cortile d’Onore, sabato 19 e domenica 20 settembre, ore 16-19), mentre, nello stesso luogo e agli stessi orari, “Colori in scena” propone a bambini e ragazzi un percorso di narrazioni e musica che li guida nella realizzazione di grandi tavolozze, da montare a rotazione su appositi pannelli e da fotografare per serbarne ricordo. In Piazza Garibaldi (sabato 19 e domenica 20 settembre, ore 10,30-13 / 17-19) letture a tema aiutano a ricostruire “L’immaginario fiabesco di Madame Delaunay”, mentre, nello stesso luogo e negli stessi giorni, dalle 16 alle 19, “La bottega delle forme” propone laboratori di design, architettura e moda ispirati all’opera dell’artista.

4. Cultural Heritage

Canonizzare e conservare il passato, tutelandolo entro enti come i musei, è uno dei sensi fondamentali del processo dell’ereditare, di cui è opportuno segnalare la dimensione costruita, inscritta in pratiche e politiche di memoria dalla sempre più stringente valenza pubblica
Il “canone” dei beni culturali è ricavabile dalla lista dei siti che l’Unesco ha proclamato patrimonio dell’umanità per il loro «valore eccezionale universale», come nel caso del complesso di Duomo, Torre Ghirlandina e Piazza Grande di Modena. L’installazione multimediale “Il sito Unesco di Modena. Un patrimonio da trasmettere” ne rende possibile un’esperienza al contempo informativa ed espansa grazie alle tecnologie digitali (Modena, Torre Ghirlandina, a cura di: Coordinamento del Sito Unesco di Modena).
L’analisi del patrimonio monumentale ci rivela comunque che il rapporto degli artisti con il passato è stato spesso attivo e adattativo. Certamente questo è vero per l’epoca tardo-antica e medievale cui risalgono le “pietre di Modena”. Il percorso “Pietra su pietra. Il reimpiego dei materiali nel patrimonio Unesco di Modena”, intende rendere visibile la diffusa presenza di opere caratterizzate da varie tipologie di reimpiego, per cui elementi architettonici precedenti venivano riutilizzati a vario titolo in nuovi contesti di costruzione (Modena, Sito Unesco, Musei del Duomo, Lapidario Estense, A cura di: Museo Civico d’Arte – Coordinamento Sito Unesco, Musei del Duomo, Galleria Estense, venerdì 18 settembre ore 18.00, sabato 19 ore 11.00 e 18.00, domenica 20 ore 11.00).

A complemento di queste attività, la lettura di Marco Bertarini, “Doni miracolosi. L’avventura della costruzione del Duomo di Modena” racconta la storia meravigliosa narrata da una Relatio conservata nel locale Archivio Capitolare, imperniata sui vari interventi divini che avrebbero caratterizzato la costruzione del Duomo fin dal ritrovamento dei materiali utili alla sua edificazione (Modena, Giardino dei Musei del Duomo, venerdì 18 e sabato 19 settembre, ore 19).

A un’importante esperienza di recupero e tutela del patrimonio è dedicata anche la mostra “Minerva Medica. Un santuario romano a Montegibbio”, che presenta reperti e materiali video dedicati alla campagna di scavi che ha riportato alla luce, nei pressi di Sassuolo, un tempio romano dedicato alla dea, venerata qui per le sue virtù terapeutiche grazie ai benefici influssi delle acque, dei fanghi e delle polle di petrolio che le sono consacrati (Sassuolo, Galleria Paggeriarte, A cura di: Comune di Sassuolo, Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia Romagna, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena).

Ad Atena, precursore greco di Minerva, e ai suoi “rivestimenti” romani tra arte della strategia militare e custodia della giustizia è dedicata la conversazione “Il rivestimento di Atena. La dea da Atene a Roma”, con il campione di romanzi storici Valerio Massimo Manfredi (Sassuolo, Piazza Garibaldi, sabato 19 settembre, ore 22,00).

Ereditato dal passato, tutelato dal presente, consegnato al futuro, il patrimonio crescerà finché durerà il valore artistico. Lo si vede bene con la mostra “Fotografia contemporanea dall’Europa nord-occidentale. Un deposito da trasmettere”, con cui Fondazione fotografia di Modena presenta le sue recenti acquisizioni, mostrando come nelle sue collezioni si evidenzi il lavoro di selezione, classificazione e destinazione al pubblico (Modena, Foro Boario, curatore: Filippo Maggia).

Un mondo perduto da riesumare con l’atto vivificante della memoria è quello delle comunità khassidiche della diaspora ebraica, con la loro spiritualià metafisica e arguta e il loro patrimonio di narrazioni e storielle, in cui è depositata una saggezza molto umana e anti-idolatrica: rivivrà nell’interpretazione di Moni Ovadia nel monologo “Il registro dei peccati. Il mondo perduto della cultura khassidica” (Modena, Piazza Grande, venerdì 18 settembre, ore 22,00).

Più vicina è invece la parabola del “secolo breve” di cui la mostra-installazione “Cartoline dal Novecento” ricostruisce quattro diversi interni, corrispondenti a quattro diverse fase storiche, con il loro repertorio di oggetti, stili, gusti e memorie generazionali (Sassuolo, Piazzetta Posta Ducale, sabato 19 e domenica 20 settembre, ore 16,00-21,00, a cura di: Caritas diocesana di Reggio Emilia-Guastalla, Associazione NuovaMente).

In “La memoria del fuoco”, viceversa, si farà rivivere il sapere tradizionale della ceramica raku tramandato nei secoli da generazioni di maestri ceramisti giapponesi (Sassuolo, Piazzale della Rosa, domenica 20 settembre, ore 10.30-12.30; 15.00-17.00; 18.00-20.00; A cura di: Laboratorio “con le mani” In collaborazione con: Cerform).

Il percorso che conduce alla formazione del patrimonio porta gli oggetti d’uso quotidiano a divenire reperti di museo. La mostra“L’originale e la sua replica” lo inverte, interpretando il patrimonio dei reperti archeologici di epoca celtica del territorio modenese e dell’antica Gallia attraverso repliche eseguite da artigiani specializzati. Così gli originali stessi, custoditi nelle vetrine, sembreranno pulsare di quella vita che non hanno perduto: i visitatori potranno manipolarne le repliche (Modena, Palazzo dei Musei, Museo Civico Archeologico, A cura di: Museo Civico Archeologico Etnologico, in collaborazione con: Associazione Aes Cranna – Teuta Boica). Nell’ambito della mostra si terrà sabato 19 alle ore 21,30 il concerto di carnyx “Sonorità celtiche” (Modena, Musei Civici).

Connesso alla mostra è il laboratorio per bambini e famiglie “Guerrieri e principesse”, che trasforma i bambini e le loro famiglie in mastri artigiani d’epoca pre-romana e li guida alla realizzazione di braccialetti in perle di vetro, corazze in lamina di rame, collari e bracciali da guerriero, facendo assistere inoltre al conio di una moneta celtica (Modena, Palazzo dei Musei, Dida, A cura di: Museo Archeologico Etnologico, in collaborazione con: Associazione Aes Cranna – Teuta Boica).

Talmente originale da sembrare una replica, più vera del vero perché stereotipata fino a farne una vera e propria invenzione è la musica italiana diffusa nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, dove personaggi come Toto Cutugno, Pupo, Al Bano e Romina Power tra gli altri, riscuotono un successo da divi. Lo racconta il documentario “Italiani veri” di di Marco Raffaini, Marco Mello e Giuni Ligabue (Sassuolo, Piazzale della Rosa, domenica 20 settembre, ore 19,30, in collaborazione con D.E-R – Documentaristi Emilia-Romagna).

L’impegno alla custodia riguarda anche l’obbligo del ricordo, come emerge dalle iniziative della Fondazione Ex Campo Fossoli, il cui compito è valorizzare il significato di questo “luogo di memoria”. L’installazione “Ai figli, e ai figli dei figli”, presso il Museo Monumento al Deportato, propone una riflessione sul ruolo della testimonianza attraverso l’ascolto di brani dedicati all’esperienza della deportazione, mentre “Metamorfosi della memoria”, di Roberto Zampa, è un racconto per immagini che, nel ricostruire l’esperienza della deportazione, mostra anche la “storia della memoria”, ossia le trasformazioni che il ricordo ha subito nel corso del tempo e nei diversi contesti in cui si è espresso (Palazzo dei Pio, Cortile delle Stele). Una storia di cambiamenti è anche quella de “La memoria di una storia. Trasformazioni del Campo di Fossoli, 1942-1970”, un reading del Teatro dell’Argine che ne documenta la lunga traiettoria, da campo per usi militari a campo di transito utilizzato dalle SS come anticamera dei Lager nazisti, fino alla sua trasformazione in luogo di accoglienza nel dopoguerra (Carpi, Palazzo dei Pio, Cortile delle Stele, venerdì 18 settembre, ore 19,30).

Un articolato progetto è dedicato presso la Biblioteca Delfini di Modena al libro inteso come oggetto mutisensoriale e vettore per eccellenza nella trasmissione del sapere. L’installazione “Materiali e saperi delle arti e del libro” rende omaggio alle tecniche degli editori-tipografi e in particolare al più grande del passato, Aldo Manuzio (a cura di: Bunker, Rossella Ruggeri e Paolo Tinti), mentre il laboratorio “I buoni libri” accompagna i partecipanti alla produzione di un libro di aforismi (venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 settembre, ore 16,00-19,00, a cura di: Bunker, Rossella Ruggeri, Paolo Tinti, Officina Typo, Bottega dei Gozzi). “La soprendente storia di Bianca e Volta” è invece dedicato ai bambini, che potranno costruirsi in modo sorprendente il proprio libro (sabato 19 e domenica 20 settembre, ore 10,00-12,00, a cura di: Bunker e Biblioteca civica Antonio Delfini).

5. Debito

L’eredità è spesso debito, non solo economico, ma di vita, e per questo tanto più inestinguibile. Nella reinvenzione del passato, soprattutto nelle riprese artistiche e nelle rielaborazioni dei generi, vibra una tensione tra quel che si è ricevuto e quel che si aggiunge, là dove l’omaggio ai precursori slitta nel loro creativo superamento
Generi lontani sono annodati nel concerto di Danilo Rea, “Lirico. Piano solo”, che congiunge jazz e melodramma (interpretando così anche il “genius loci” musicale) accostandosi al repertorio classico con rispetto e inventiva e rileggendolo con un ricco e puro linguaggio jazzistico (Modena, I Giardini del gusto e delle arti, sabato 19 settembre, ore 21,30).

Analogo processo di rielaborazione presiede al lavoro dei The Pot, che in “Rifare i classici. Jazz e soul tra presente e passato”riscoprono i classici (in questo caso contemporanei) del jazz e del soul, in un remake tra nostalgia e innovazione che si posiziona come vero e proprio genere musicale (Modena, I giardini del gusto e delle arti, sabato 19 settembre, ore 23).

Riarrangiamenti e rivestimenti di brani di autrici italiane a partire dagli anni Sessanta sono anche quelli proposti dai La Metralli, che in“Rivestimenti d’autore” dedicano un concerto a come il rock e la canzone d’autore si sono nutriti di composizioni precedenti (Sassuolo, Piazzale della Rosa, venerdì 18 settembre, ore 23,00, In collaborazione con: Associazione giovanile Pandora).

Anche i Goldsmack nel loro concerto “A psychedelic pop trip to the future” presenteranno una musica che è profondamente debitrice della “Summer of Love”, reintepretando il futuro sognato in quel passato ormai lontano (Carpi, Circolo culturale Mattatoio, sabato 19 settembre, ore 00,30, A cura di: Mattatoio Culture Club).

In “Time Machine. Dal rock al blues”, Paul Venturi opererà un procedimento diverso: creerà una macchina del tempo musicale per viaggiare a ritroso, trasformando successi pop-rock contemporanei in preziose composizioni roots-blues, mescolandole a classici del blues (Carpi, Piazzale Re Astolfo, Cortile di Levante, sabato 19 settembre, ore 23,30, A cura di: Cookies Kitchen&Bar e Mattatoio Culture Club).

Anche “REdiVIVI”, concerto recitato, prende dei brani, in questo caso del repertorio del liscio, e li sottopone in diretta a un viaggio nel tempo, trasformandoli in sonorità elettronche contemporanee senza perdere tuttavia il connotato della tradizione dato dalla lingua dialettale (Sassuolo, Piazzale della Rosa, sabato 19 settembre, ore 23,30, di e con: Saverio Bari e Marcello Gori, produzione: Sanpapié, progetto artistico: Compagnia im exil, in collaborazione con: Associazione giovanile Pandora).

Citazioni, rimandi e reinterpretazioni sono al cuore anche di “La reinvenzione del violoncello. Partiture tra musica e immagini”, con cui Mattia Cipolli, Giovanni Franzoi e Giulio Zanet, tra pittura, esecuzione musicale e videomaking, omaggiano e rileggono le opere per violoncello solo di Domenico Gabrielli, Johann Sebastian Bach e Benjamin Britten, appropriandosi di una tradizione e della sua invenzione (Carpi, Galleria Spazio Meme, curatrice: Francesca Pergreffi).

Un debito nei confronti delle tecniche antiche è evidente anche nei tappeti afghani presentati nella mostra “Annodare il tempo”: qui lo sconvolgente cambiamento iconografico, dai consueti motivi floreali a drammatiche scene di guerra, esprime un “nuovo” che è già tradizione, perfetta rappresentazione degli scambi tra passato e presente, tradizione e trasformazione (Modena, Galleria THC, A cura di: THC architecture///visual communication e Till Passow).

Un doppio movimento, dall’abito storico verso i costumi contemporanei e dal cerchio magico dal presente verso il passato teatrale è quello percorribile in “Memoria del possibile. Irraggiamenti da un costume di Virginia Reiter”, dove, irradiandosi da un bianco abito di scena della Reiter, artista di primo piano del teatro tra Otto e Novecento (messo a disposizione dall’erede Anna Reiter),Francesca Vecchi e Roberta Vecchi, propongono loro costumi per il cinema e con essi il lavoro di scavo che serve per cucirli addosso non tanto agli attori, quanto ai personaggi (Modena, Ridotto dei Teatro Storchi, Produzione: Associazione Virginia Reiter). Domenica 20 settembre alle ore 19,30 l’universo teatrale femminile verrà celebrata da “Atto unico 125”, una performance a due di live painting e casual music con Stefano Ricci e Antonio “Rigo” Righetti.

La mostra “Framed Memories” di Martina Della Valle indica una dimensione fondamentale del modo in cui il passato ci si presenta interpellandoci: spesso, come appunto in questo caso, in modo fortuito e frammentario, offrendo alla nostra attenzione tracce che tocca a noi inseguire e ricomporre, per quanto è possibile. Fotografie rinvenute casualmente sono divenute possibilità di un lavoro inedito, fatto di integrazioni e sovrapposizioni, alla ricerca del loro tempo tutto da immaginare e ritrovare (Modena, Galleria Metronom / Fuorimappa, curatrice: Marcella Manni).

Nessun debito è più inestinguibile di quello nei confronti di un padre o di una madre, talvolta però sotto forma di colpe che paiono tramandarsi tra le generazioni, destini da cui non si riesce ad emanciparsi. Così può essere letto il film di Carl Theodor Dreyer, “Il presidente”, imperniato su storie di adulteri ricorrenti di padre in figlio, di cui il Centro Musica di Modena offre una sonorizzazione live ne“Le colpe dei padri” (Modena, Palazzo Santa Margherita, Chiostro, venerdì 18 settembre, ore 22,30).

“La parte che resta. Documentario di resilienza umana” è una testimonianza dall’interno dei Centri di accoglienza Caritas Porta Aperta di Modena, per la regia di Cristiano Regina, che mostra come si possano anche estinguere i debiti nei confronti della vita e trovare l’energia per ripartire (Modena, Piazzetta de’ Servi, sabato 19 settembre, ore 21,00, A cura di: Associazione Porta Aperta Modena).

Un nuovo inizio all’indomani di una catastrofe che ha distrutto l’umanità è anche quello raccontato in Umanità un film del 1919 di Elvira Giannanella, di cui Cabeki presenterà una sonorizzazione live in “Un mondo nuovo” (Modena, Palazzo Santa Margherita, Chiostro, sabato 19 settembre, ore 22,30, A cura di: Centro Musica del Comune di Modena).


6. Ereditare il pianeta

Nell’anno di Expo non poteva mancare una pista dedicata al nutrimento del pianeta, declinato prevalentemente nelle sue valenze culturali, per mostrare come il sistema sociale ruotante attorno al cibo e all’alimentare vada compreso nei termini di un complesso scambio simbolico con il passato e le tradizioni, non solo culinarie

Se il cibo è il pensiero dominante del nostro tempo, tanto per addizione quanto per sottrazione, saranno un grande chef, Massimo Bottura, e un acuto antropologo, Marino Niola, a confrontarsi su passioni, ossessioni e tabù che attraversano la tavola contemporanea, dove, come sempre, si affermano identità e si mangiano soprattutto simboli (Modena, I Giardini del gusto e delle arti, Giardini ducali, domenica 20 settembre, ore 21,00).

La lettura quasi integrale de Il pranzo di Babette, il già classico racconto di Karen Blixen portato sugli schermi cinematografici da Gabriel Axel, rinnoverà, attraverso la voce di Lella Costa, il “miracolo” di riconciliazione dei corpi e delle anime attorno alla mensa sontuosa realizzata dall’arte di Babette, la più grande chef del suo secolo. (Modena, I Giardini del gusto e delle arti, Giardini ducali, venerdì 18 settembre, ore 21,30).

Che la  tavola sia spazio in cui si leggono i codici alimentari, i riti domestici e collettivi, i valori cerimoniali condivisi, emerge da “Tutti invitati. Tavole e tavolate festive”, un’installazione di immagini storiche di cibi, pranzi, tavolate che fanno parte della nostra tradizione novecentesca e che i visitatori possono ammirare sedendosi a tavola come invitati speciali (Carpi, Musei di Palazzo dei Pio, Museo della Città, A cura di: Natascia Arletti e  Manuela Rossi).

Riti e cultura del cibo e della tavola dipendono a loro volta anche dalle innovazioni tecnologiche. Focalizzandosi sugli effetti dell’industrializzazione, con la produzione dei primi cibi in scatola tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, la mostra “Figurine di gusto. Trasformare” coglie l’emancipazione alimentare dai ritmi delle stagioni attraverso quel medium ad altissima diffusione e dal segno grafico all’avanguardia che sono le figurine pubblicitarie (Modena, Palazzo Santa Margherita, Museo della Figurina, Produzione: Museo della Figurina e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena a cura di Alberto Capatti).

Non c’è nutrimento possibile se non si conserva il pianeta. Con “Terra alma et amara” Franco Fontana, fotografo tra i più autorevoli nel panorama internazionale, propone alcuni dei suoi inconfondibili paesaggi per trasmettere il senso profondo della necessità di conservare e difendere la bellezza del nostro paese e il valore intrinseco della madre terra che ci nutre e sostenta, quali lasciti preziosi per le generazioni future (Modena, Bottega Consorzio Creativo).

Due documentari, entrambi presso l’Auditorium Loria a Carpi e in collaborazione con D.E-R – Documentaristi Emilia-Romagna, indagano l’emergenza ambientale, le conseguenze devastanti dello sfruttamento industriale sulla salute e anche i lati oscuri di talune politiche ambientalistiche: “Green Lies” di Andrea Paco Mariani e Angela Gentilini mostra le anomalie nella gestione delle energie rinnovabili (venerdì 18 settembre, ore 21,00), mentre “Terra nera”, di Danilo Licciardello e Simone Ciani, dà voce ai nativi di Canada e Congo per mostrare come l’estrazione di sabbie bituminose per produrre idrocarburi metta a repentaglio non solo la sopravvivenza di quelle popolazioni, ma anche la salvezza dell’umanità e del pianeta (sabato 19 settembre, ore 21,00).

Più in positivo, “Il pianeta che vorremmo” propone laboratori e giochi di strada in cui è in palio il lascito di un pianeta sano per le generazioni future (Modena, Piazzetta de’ Servi, sabato 19 settembre, ore 16,00, A cura di: Associazione Porta Aperta Modena).

Sulla stessa lunghezza d’onda, il laboratorio “La cura del mondo” insegna ai bambini a custodire la natura attraverso manipolazioni di elementi naturali e piccole semine che permettono il ciclo di rinnovamento della vita (Sassuolo, Villa Giacobazzi, Parco Vistarino, sabato 19 e domenica 20 settembre, ore 9,30-12,30 / 15-19. A cura di: Servizi educativi per l’infanzia, Centro per le Famiglie, Centro di Educazione Alla sostenibilità Pedecollinare).

Sempre nella prospettiva della conservazione, ma in questo caso nel senso della lotta allo spreco e del valore del riuso (di memorie da non scartare pena l’impoverimento del presente), va interpretata la mostra “La lezione della soffitta. Tra riuso e scarto”, che allestisce uno “spazio-soffitta” per evidenziare come gli oggetti possiedano una ricchezza di significati che trascende la loro dimensione fisica e utilitaristica (Carpi, Palazzo dei Pio, Torre dell’Uccelliera, a cura di: Recuperandia – Associazione Porta Aperta, Carpi).

L’EREDITÀ NEL PIATTO. I MENU FILOSOFICI DI TULLIO GREGORY
L'EREDITÀ NEL PIATTO. 
I MENU FILOSOFICI DI TULLIO GREGORYIl noto filosofo e gourmet ha ideato un percorso gastronomico che verrà proposto per tre giorni in 80 ristoranti ed enoteche di Modena, Carpi e Sassuolo. Tradizione, ironia e buona cucina ispirano anche la “razionsufficiente”, il cestino del festival per pranzare e cenare a 5.00 euro

Eredità è l’ingrediente principale degli otto “menu filosofici”ideati da Tullio Gregory che verranno proposti dal 18 al 20 settembre in 80 ristoranti ed enoteche di Modena, Carpi e Sassuolo. L’iniziativa, ormai consolidata, sottolinea la centralità del convito nella civiltà umana e ne celebra gli artefici di cucina e di bottega.

Tullio Gregory
firma la sezione “cucina filosofica” del festivalfilosofia fin dalla prima edizione. Già professore di Storia della Filosofia alla “Sapienza” di Roma, fondatore del Centro Studi del Cnr sul Lessico intellettuale europeo, direttore dell’Enciclopedia Italiana di scienze, lettere e arti, edita dall’Istituto Treccani, membro del Comitato scientifico del festivalfilosofia e noto gourmet, Gregory ha ideato menu per pranzi e cene filosofici all’insegna della tradizione e a partire dai prodotti tipici modenesi e della cucina dell’Emilia-Romagna (menu completi e indirizzi dei ristoranti si possono consultare nel sito www.festivalfilosofia.it).
Spiega Gregory: “Approfittando del tema del Festivalfilosofia di quest’anno – ereditare – abbiamo colto l’occasione per rivendicare e riproporre la grande eredità della cultura gastronomica emiliana: di contro alle spume sifonate e alle emulsioni psichedeliche, diffidenti di fronte a incerti itinerari sperimentali, abbiamo voluto affermare la validità di una cultura e di una civiltà che sta a noi conservare e trasmettere con tutti i suoi gesti, sapori e valori”.
Ecco dunque serviti in tavola il principio e fine della gastronomia emiliana, che si concretizzano nel trionfo della pasta sfoglia: dalle lasagne, alle tagliatelle – persino nella torta – senza dimenticare i maccheroni e il risotto, rigorosamente al lambrusco. Si passa poi alletradizioni edeniche, paradiso dei vegetariani, dove si comincia con l’erbazzone e si finisce con le pere, passando dal risotto, tortelli, fagioli e spinaci, tutto declinato in salsa emiliana. Alla via del fuoco non sfuggono faraone, anatre e piccioni serviti come arrosti, ma neppure il riso che viene trasformato in una “bomba”. L’omaggio a Nettuno è dedicato agli amanti del pesce “povero”: ecco le frittelle di baccalà, il pesce gatto in padella e il tonno sapientemente accompagnato da fagioli e cipolla. Ai più golosi si consiglia un intermezzo di sublimazioni tradizionali con delle croccanti fritture alla modenese con calzagatti, carne, verdure, frutta e crema; si passa poi alle tradizioni festive dei tortellini e passatelli in brodo accompagnati dal bollito misto. La tradizione enciclopedica per eccellenza è quella del maiale, servito in tutte le sue declinazioni: gnocco fritto e tigelle con lardo e affettati misti, gramigna al torchio rigorosamente con salsiccia, piedini e guanciale di maiale al lambrusco e salame persino come dolce…ma di cioccolato.
Si chiude con tradizioni della notte, un menu più semplice ma altrettanto saporito pensato per le ore piccole nelle enoteche, dove i pasti sono più rapidi, all’insegna di stria, gnocco al forno, prosciutto e affettati, parmigiano reggiano, pecorini e lambruschi modenesi, per chi è alla ricerca di fugaci ma appetitosi incontri.
Non manca una soluzione veloce ed economica per pranzare e cenare, che permette di seguire i ritmi delle lezioni magistrali e di assaporare piatti e prodotti tipici della provincia di Modena. È la “razionsufficiente”, in vendita a 5,00 euro nei giorni del festivalfilosofia, con tanti mix secondo la fantasia della bottega. Il cestino del pranzo è in vendita a Modena al mercato coperto Albinelli, vicino a piazza Grande, alla Palazzina dei Giardini Ducali (a cura del Consorzio Modena a Tavola), a Carpi al Circolo culturale Mattatoio, vicino a Piazzale Re Astolfo, e a Sassuolo in diversi esercizi tra Piazzale della Rosa e Piazza Garibaldi.

Ad arricchire l’offerta gastronomica torna l’iniziativa “La portata dello chef”: poche essenziali ricette, realizzate da mani esperte con i prodotti tipici del territorio, stimolate da estro creativo. È lo street food proposto dagli Chef del Consorzio Modena a Tavola, quest’anno a Carpi nel chiosco di Piazza Martiri a fianco del Municipio.

CUCINA FILOSOFICA 2015

1. Principio e fine
Lasagne verdi al forno
Tagliatelle ai funghi
Pasticcio di maccheroni
Risotto al lambrusco con salamella
Torta di tagliatelle

2. Tradizioni edeniche
Erbazzone
Risotto con le verze o Tortelli di erbette
Fagioli in umido
Spinaci al burro e parmigiano
Pere al lambrusco

3. La via del fuoco
Bomba di riso o Maccheroni al pettine
Arrosti misti di faraona, anatra e piccione
Radicchio verde con aceto balsamico tradizionale di Modena
Crostata con amarene brusche di Modena IGP

4. Omaggio a Nettuno
Frittelline di baccalà
Spaghetti al tonno
Pesce gatto in padella
Insalata di tonno, fagioli e cipolla
Pesche all’alchermes

5. Sublimazioni tradizionali
Gran fritto con calzagatti, verdure, carni, frutta e crema
Tortelli dolci fritti e al forno col “savor”

6. Tradizioni festive
Tortellini o Passatelli in brodo
Bollito misto con purè di patate di Montese, cipolline in agrodolce e salse cotte e crude
Zuppa inglese

7. Tradizione enciclopedica
Tigelle, lardo, gnocco fritto e gnocco ingrassato con affettati misti
Gramigna con salsiccia
Piedini di maiale alla griglia o
Guanciale di maiale al lambrusco
Pote con pancetta e aceto balsamico tradizionale di Modena
Salame di cioccolato

8. Tradizioni della notte – Menù per enoteche
Stria, gnocco al forno e pane comune
Prosciutto di Modena Dop e affettati misti
Parmigiano Reggiano Dop 30 mesi e Pecorini dell’Appennino con marmellata di amarene brusche di Modena Igp
Selezione dei Lambruschi doc modenesi: Sorbara, Castelvetro, Salamino di Santacroce e Modena

QUASI DUE MILIONI DI PRESENZE IN QUATTORDICI ANNI: IL FESTIVALFILOSOFIA DÀ I NUMERI
Un milione e 844 mila presenze dal 2001 al 2014, 2.132 eventi in tutto. Quattordici anni con risultati da record per una grande iniziativa di pedagogia pubblica e di comunicazione moderna dei saperi, che porta la filosofia nelle piazze delle tre città emiliane, con importanti ricadute culturali e sociali, ma anche economiche

Dalle 34 mila presenze del 2001 alle oltre 206 mila del 2014: un pubblico sempre più numeroso per assistere a un programma sempre più ricco. I numeri lo confermano: la prima edizione del festivalfilosofia proponeva 98 iniziative, lo scorso anno – quattordicesima edizione – gli eventi sono stati complessivamente 183 per una manifestazione che ha importanti ricadute non solo culturali e sociali,  ma anche economiche, con un impatto diretto di oltre 3 milioni di euro.
Era il settembre 2001 quando debuttava il festivalfilosofia, il primo caso europeo di festival filosofico in senso proprio. Avviato per iniziativa di un Comitato di Enti locali (i Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, la Provincia di Modena, la Regione Emilia-Romagna) e di due Fondazioni (la Fondazione Collegio San Carlo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena), poi costituitisi in Consorzio per il festivalfilosofia, la manifestazione propone una formula, sostanzialmente inalterata nelle tredici edizioni realizzate, imperniata su un tema che muta ogni anno e ispira tutte le iniziative in programma. Felicità (2001), bellezza (2002), vita (2003), mondo (2004), sensi(2005), umanità (2006), sapere (2007), fantasia (2008), comunità (2009), fortuna (2010), natura (2011), cose (2012), amare (2013),gloria (2014), sono i temi affrontati fino ad ora dal festival: parole che individuano al tempo stesso concetti chiave della tradizione filosofica e questioni calde dell’esperienza contemporanea.
Dalla prima edizione sono stati realizzati 2.132 eventi: tra questi sono ben 586 le lezioni magistrali tenute da 286 filosofi di cui quasi 60 stranieri. Sono proprio le lezioni magistrali il cuore del programma, tenute dai maggiori pensatori contemporanei italiani e stranieri, ciascuno dei quali presenta la propria tesi e risponde a domande del pubblico. A queste dal 2009 si sono aggiunte le lezioni dei classici, in cui studiosi di spicco commentano le opere che hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti nella storia del pensiero occidentale.
Un vasto programma di iniziative declina poi il tema nei diversi ambiti della creazione, per sottolineare la stretta connessione tra forme dell’esperienza, dell’arte e del pensiero. Fino ad ora sono stati 1.797 gli eventi collaterali come mostre e installazioni (418), letture e conversazioni (103), concerti (165), spettacoli (127), film (195), attività per bambini e ragazzi (422).
Il festival si presenta anche come occasione per condividere i piaceri della buona tavola. Tullio Gregory firma la sezione “cucina filosofica” fin dalla prima edizione: dal 2001 il filosofo e gourmet ha ideato ben 110 menù filosofici a tema.
Quanto ai dati di pubblico, dalle 34 mila presenze del 2001 si è giunti alle oltre 206 mila del 2014, con un totale di oltre 1.800.000 presenze complessive nelle prime 14 edizioni.

I dati qualitativi
, poi, confermano il carattere nazionale e internazionale del festivalfilosofia: oltre la metà dei partecipanti arriva ogni anno da fuori provincia, soprattutto dal centro nord, ma con presenze significative anche dal sud e dalle isole e un numero crescente di presenze dall’estero. In sensibile aumento soprattutto i giovani, che costituiscono ormai quasi il 25% del pubblico. L’età media dei partecipanti è di 44 anni e il livello di scolarizzazione del pubblico risulta molto alto. Quasi il 60% ha una laurea, benché non si tratti di un pubblico di settore: più di una persona su sei non ha mai studiato filosofia, mentre il 30% di chi l’ha studiata lo ha fatto solo a scuola e non all’università.
La permanenza media si attesta intorno ai 2,3 giorni, dunque sono pochi i visitatori che si fermano un giorno soltanto: un partecipante su tre si ferma anche a dormire generando un impatto economico diretto sul territorio di oltre 3 milioni di euro.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel. 059/2033382 e www.festivalfilosofia.it

Nella magica Pienza la 53° Fiera del Cacio al Fuso

Il contesto è unico al mondo: il cuore di Pienza, vale a dire il centro alchemico della Città Ideale voluta da Papa Pio II Piccolomini e per lui “inventata” da Bernardo Rossellino.

Qui, tra e urla di incitamento, sudore che scorre, certo per il caldo ma soprattutto per il peso della responsabilità, persone che nella vita fanno i liberi professionisti, i commercianti, gli agricoltori o gli studenti si misurano con la capacità di saper far rotolare una forma di cacio. Cosa che sembra facile ma che invece facile proprio non è.

Cominciano i più giovani, alle 18 di tutti i giorni dal 31 agosto al 2 settembre. Il loro confronto può valere un passaggio all’onore di essere riconosciuti nel mondo degli adulti. Poi alle 21, sempre in Piazza Pio II, cominciano le prove ufficiali. Nelle settimane precdenti, di fatto per tutto l’anno, in ogni contrada ci si è allenati, ciascuno ha studiato la sua tattica migliore ma adesso comincia la prova del fuoco.

Il 3 settembre , alle 18, uno spettacolo di Sbandieratori e Tamburini, segna la fine dell’attesa e l’inizio della competizione vera. Con la presentazione del Palio, realizzato quest’anno da Bennati Caterina. L’atto successivo, coram populo per evitare accuse di intrighi e favoreggiamenti, è la Marchiatura a fuoco delle forme di cacio utilizzate per il gioco. Poi, tutti insieme per un momento conviviale a base di “Pasta fatta in piazza” dalle signore del paese (sotto le Logge del Palazzo Comunale), seguito dai festeggiamenti delle contrade con cena tipica, musica e ballo con “Orchestra Allegria”.
Per tutti e per tutta la durata del Palio, nel Giardino dei Lecci, a disposizione anche lo Stand gastronomico gestito dal circolo Arci Pienza “Chechi Giordano”. Ci sono da accogliere e ben sfamare le migliaia di turisti che ormai da tutta Europa arrivano per il Palio e che volentieri si mischiano ai contradaioli.

Venerdì 4 settembre, in Sala Convegni, è il momento del “Premio Pienza”, il Concorso Caseario riservato ai Pecorini delle province di Siena, Arezzo e Grosseto, organizzato dalla Delegazione Siena Arezzo dell’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi). La valutazione tecnica è a cura di una giuria di esperti. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, soprattutto in fatto di gusto. Ed ecco che l’alto parere degli Assaggiatori ufficiali (rigorosamente iscritti in un Albo professionale) si confronta con quello dei consumatori, che degustano i medesimi prodotti e scelgono il loro di preferito. Per conoscere i responsi bisognerà attendere la proclamazione ufficiale, domenica 7 settembre.
Per le vie del paese, continuano ad essere presenti i banchi per la degustazione e vendita del Pecorino di Pienza , mentre il concorrenti al Palio riscaldano ancora i muscoli e sono impegnati nelle ultime prove. Al pomeriggio, dopo l’esibizione degli sbandieratori, ecco la disputa del Palio dei Giovani. Quindi canti folcloristici e, dopocena, la “Serenata a Pienza” Concerto della Corale Benvenuto Franci
Domenica 7 settembre, in una Pienza presa d’assalto, la giornata clou del Palio.
La disputa è preceduta da dimostrazioni, dalla premiazione del Concorso Caseario da spettacoli di sbandieratori, tutte proposte decisamente interessanti per i turisti.
Ma i pientini sono già con la testa e con l’anima sulla Gara del cacio al fuso delle contrade, che finalmente ha il via. Dopo eliminatorie che hanno infiammato le contrade, dopo che i contradaioli hanno adocchiato, attraverso l’esibizione dei giovanissimi, i futuri talenti, allo scoccare della decima, davanti a una folla di paesani e turisti, ecco il Palio del “Cacio a Fuso”. Questo momento è stato sognato tutto l’anno, per esso maschi di ogni età si sono esercitati mese dopo mese. Le forme selezionate per la gara sono già state marchiate a fuoco, per evitare manomissioni. L’aria è elettrica, nessuno può permettersi di distrarre il giocatore. Qui in pochi attimi ci si gioca la fatica di una lunga preparaziobne e un po’ l’onore proprio e della contrada, mix assolutamente micidiale. Comprensibile quindi la tensione e il tifo, entrambe stellari

L’obiettivo da colpire è un fuso, uno di quelli che servivano alla filatura delle lane, in verticale al centro della Piazza. Colpirlo, lanciando e facendo rotolare, o meglio scivolare, un forma di pecorino.
A complicare la difficoltà di far dolcemente rotolare 5 chili di formaggio sono la leggera inclinazione e le pietre sconnesse dello storico selciato. Come in un tiro a segno si po’ arrivare al fuso o avvicinarsi alla meta senza toccarla, oppure oltrepassarla. La precisione vale punti e la gloria. Al vincitore vanno gli applausi della folla e il Palio.

La consegna del Palio avviene in un tripudio di bandiere lanciate verso il cielo, al rullare di decine di tamburi e la tensione di una settimana si scioglie in festa per tutti.
Ai tempi andati la festa era occasione di incontro di giovani contadini con le belle arrivate dalle cascine ed era uno sbocciare d amori. Così anche oggi, ai tempi dei social, ragazzi e ragazze di ogni età concludono la festa al San Francesco, ascoltando le antiche ballate d’amore, raccogliendo le fila di un sentimento eterno, dimentichi – anche grazie alle copiose degustazioni di pecorino e vini – di ogni angustia e del peso degli anni.

Non va dimenticato il vero protagonista, ovvero le piccole forme del Cacio OPientino. Il saporito latticino è stato “creato” con ogni cura, ciascuna forma risente dell’anima di cha ha raccolto il latte, delle erbe dei pascoli prima, della tecnica di cagliatura e cottura e soprattutto dell’invecchiamento, almeno 90 giorni in barrique di legno di rovere poi, esattamente come per i grandi rossi con cui va accompagnato.
Per essere a tutti gli effetti un Pecorino di Pienza bisogna rispettare un dettagliato disciplinare cui ciascun produttore aggiunge la propria personalità, creando prodotti che gli esperti mettono a confronto.

Info:
Ufficio Turistico Comunale: Tel. 0578.749905
Informaturista: Tel. 0578 748359; info@ufficioturisticodipienza.it

Pordenone Montanari: assedio alla forma

Lui ha quasi ottant’anni e da un quarto di secolo si è totalmente sottratto al mondo. La sua vicenda ricorda quella della fotografa statunitense Vivian Maier, nei termini analoghi di scoperta tardiva e per certi versi fortuita di una attività artistica di grande spessore condotta lungo un’intera esistenza.
Nel caso di “Pordenone” Montanari, a scoprirlo e a restare abbagliato dalla sua arte è stato un imprenditore indiano, nel 2007; a proporlo all’attenzione del grande pubblico un ampio ed entusiastico articolo in cui The Observer, annunciando la prima esposizione delle sue opere a Londra (2010), ne ha svelato la storia e ne ha celebrato il lavoro.
Quello dell’Observer è stato capofila di tanti successivi pronunciamenti della grande critica internazionale, che non ha lesinato i giudizi molto positivi su un artista che sino a pochi mesi prima era pressoché ignoto, essendosi ormai persa memoria delle sue mostre in alcune Gallerie milanesi negli anni ottanta.
Per Edward Lucie-Smith, il critico intervistato dal grande quotidiano britannico a margine della mostra del pittore da lui curata presso l’Istituto Italiano di Cultura a Londra, “Montanari è un artista unico, che scardina la storia convenzionale dell’arte postbellica italiana”.
“Le nature morte – aggiunge – fanno venire in mente Cézanne e Braque”, mentre gli elementi picassiani e i tratti riecheggianti Francis Bacon che emergono dalla sua pittura si manifestano con caratteri di forte originalità, “in maniera che ancora non avevamo visto mai”.
Molti dei dipinti, a partire da quelli ambientati nell’atelier con il pittore al cavalletto che dipinge una modella, sono caratterizzati da figure che contengono altre figure e riflessi nello specchio. Lucie-Smith in proposito ha detto: “Il messaggio è chiaro: ciò che sembra la rappresentazione oggettiva della realtà va invece letta come specchio della dimensione mentale dell’artista”.

Americo Montanari è nato a Pordenone (città da cui prende il nome d’arte) nel 1937. Comincia a dipingere frequentando in giovane età lo studio dello zio materno. All’inizio degli anni sessanta si trasferisce a Milano e sposa Flavia Cappellari; a Milano frequenta per un breve periodo la facoltà di Filosofia dell’Università Statale e un corso di scultura all’Accademia di Brera. Nel 1967 si stabilisce a Parigi, dove ha modo di frequentare lo studio del pittore Orfeo Tamburi. Visita con quotidiana “attenzione e tensione” il Museo del Louvre. Nell’albergo di Rue St. Placide, in cui abita con la moglie, realizza piccole tele, una serie di autoritratti e di nature morte. Nel gennaio 1969 parte per la Spagna del sud, dove si ferma a dipingere per sei mesi cercando nuovi modi espressivi. Dall’ottobre 1971 al novembre 1972 è in Germania. Già in questo periodo i suoi quadri sono caratterizzati da un’unità compositiva avente al centro la figura femminile, il cui mistero del resto ha quasi sempre alimentato la sua ispirazione, anche letteraria. Nel 1973 ritorna a Milano e vi rimane fino al 1990. Successivamente si trasferisce sulle colline biellesi, a Valle San Nicolao, lavorando per diciotto anni in completo isolamento, fino a ottobre 2007. Diciotto anni durante i quali l’artista ha scelto di vivere completamente ritirato, totalmente dedito a una costante ricerca figurativa – un vero e proprio “Assedio alla forma” – tradotta prevalentemente in termini pittorici su centinaia di tele e sulle pareti stesse della villa che lo ospitava, ma anche riversata nelle tecniche della scultura, dal legno alla terracotta.
Dal 2008 Pordenone Montanari è tornato a vivere nel Nord Est, fra Pieve di Cadore e Grado.
La scelta da parte dell’artista di un percorso così “solitario” è solo una delle componenti di una strategia di ricerca ben altrimenti articolata, ricca di sguardi rivolti alla storia dell’arte ma anche di volute trasgressioni di canoni formali, che attendeva di essere meglio valorizzata attraverso un’occasione espositiva di rilevante ampiezza.

Il Comune di Pordenone in collaborazione con FriulAdria Crédit Agricole rende ora omaggio con una vasta mostra a questo suo concittadino “segreto”, che ha scelto il nome della propria città come suo appellativo artistico.

La mostra avrà infatti una doppia sede: la Galleria “Harry Bertoia” dell’Amministrazione comunale e la sede direzionale di FriulAdria, che metterà a disposizione cinque grandi spazi che si affacciano sulla Piazza XX Settembre, dove saranno esposte alcune tele di grande formato a testimoniare la produzione più recente dell’artista.

A Pordenone Montanari viene così dedicata una grande antologica (Pordenone Montanari. Assedio alla forma) che è in assoluto la prima organica esposizione in Italia del lavoro di Pordenone Montanari, il quale – dopo le rare mostre milanesi negli anni ottanta – è stato presentato al pubblico con poco più di una decina d’opere solamente in occasione della personale dedicatagli entro la sezione regionale della Biennale di Venezia del 2011, al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste.

Tale esposizione si propone di indagare l’opera di Montanari nel momento in cui – sopitosi il clamore mediatico con cui era stato salutato pochi anni or sono l’improvviso irrompere dell’artista sulla scena pubblica – sembrano esservi le condizioni per sottoporre con maggiore serenità al vaglio di critica e pubblico un vasto complesso di opere che continuano ad apparire di sicura rilevanza e connotate da una spiccata originalità rispetto al contesto artistico italiano degli ultimi decenni.

Nella Galleria “Harry Bertoia” la mostra (composta da oltre 110 opere) si strutturerà in una sezione ordinata cronologicamente, che proporrà una sintesi del percorso di Pordenone Montanari da fine anni sessanta ad oggi, e in una piccola sezione dedicata ai disegni, entrambe punteggiate da scelte testimonianze della produzione plastica e ad intaglio. Ampio spazio verrà inoltre specificamente riservato al ciclo di grandi acrilici su tela che negli ultimi quattro anni ha assorbito gran parte della vis creativa dell’artista.
Ancora pittura, dunque, nella tarda attività di un artista che non ha mai condiviso con la ricerca visiva della stretta contemporaneità modalità operative slegate dalle tecniche tradizionali e il cui percorso creativo è stato sempre condotto su strade radicalmente alternative ai meccanismi di mercato e agli orientamenti di gusto da esso normalmente privilegiati.

La curatela è affidata allo storico dell’arte Fulvio Dell’Agnese.

A corredo della mostra, grazie alla collaborazione di Videe, realtà di eccellenza nel settore della produzione audio video, sarà realizzato un film documentario con riprese nello studio dell’artista e un’intervista esclusiva.

L’evento è patrocinato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dall’Istituto di Cultura Italiana a Londra, gode del sostegno della Provincia di Pordenone e della Fondazione CRUP.

Percorsi assistiti:
a cura dell’Associazione Amici della Cultura info 349 7908128.
Orari:
mercoledì-sabato: 15.30 – 19.30; domenica: 10.00 – 13.00 e 15.30 – 19.30.
Ingresso:
Intero € 3,00, ridotto € 1,00.
Info:
Comune di Pordenone: (+39)0434392916,attivitaculturali@comune.pordenone.it
www.comune.pordenone.it/galleriabertoia.