Un magnifico settembre darte si profila per il grande Popolo delle Mostre.
Settembre vedrà un susseguirsi di inaugurazioni di esposizioni davvero molto molto interessanti. Mostre allinsegna delloriginalità, del mai visto, del curioso, occasioni stimolanti per chi cerca qualche cosa di diverso dalle infinite riprese o riedizioni di eventi già visti o di mostre che celebrano i soliti noti.
Cominciamo dal Veneto che a settembre mette in campo tre affascinanti proposte. La prima (dal 10 settembre) è la mostra Larmonia del vero. Vita e paesaggi tra terre e acque dedicata alla pittura veneta a cavallo tra Otto e Novecento. Opere bellissime, tutte selezionate dal collezionismo privato e quindi prima viste solo sulle pareti delle case dei proprietari. Affascinante la sede: Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, la Versailles del Veneto, appena restaurata dalla Regione del Veneto.
Una importante doppietta a Vicenza: in Basilica Palladiana (dal 17 settembre), uno stimolante confronto-dialogo tra arte italiana e arte cinese, con i grandi protagonisti del contemporaneo dei due paesi. La rassegna, intitolata Flow è anche occasione per un dialogo in ambito filosofico tra Occidente e Oriente. Al Palladio Museum, ancora a Vicenza, dal 23 settembre, Thomas Jefferson e Palladio. Come costruire un mondo nuovo, lesposizione che spiega come larchitettura migliora la vita delle persone. Due figure storiche vengono messe a confronto mostrandone le idee e le soluzioni: dai centri di potere degli Stati Uniti al rivoluzionario modello di Campus universitario, al disegno del territorio americano: Jefferson guarda a Palladio per dare forma al futuro.
Affascinante la mostra e altrettanto affascinante litinerario sul tema di Canova e la Bellezza che viene proposto (dal 26 settembre) al Museo e Gipsoteca di Canova a Possagno, nel Trevigiano. Il ritorno in Italia della celebre Venere di Leeds, viene festeggiato con una mostra e un itinerario canoviani tra Possagno, Asolo e Crespano del Grappa, luoghi tra i più belli di quella Marca Amorosa et Gioiosa che ha in Venere il suo naturale nume tutelare.
Il 12 settembre, in Friuli, ed esattamente alla Galleria Civica Harry Bertoia di Pordenone, prima esposizione italiana di Pordenone Montanari, il pittore più segreto e nascosto del nostro Novecento, scovato nel suo buen retiro piemontese da appassionati giunti dalla lontana India e fatto conoscere a livello internazionale con la recente grande mostra a Londra.
La Fondazione Magnani Rocca, la celebre casa-museo dei capolavori a Mamiano di Traversetolo, dal 12 settembre propone una propria, originale analisi su un nome noto, quello di Giacomo Balla. Anche in questo caso, non si tratta dellennesima retrospettiva ma di una mostra ben mirata, su un aspetto preciso, quello del periodo astrattista e futurista dellartista.
In Italia manca da molto tempo una vera, grande retrospettiva sulla pittura di Amos Nattini, il celebre illustratore della Divina Commedia. A riempire questo vuoto provvede ora la Pilotta a Parma (dal 26 settembre) con la mostra Amos Nattini, Pittore di altri mondi, mostra che fa riscoprire un artista fuori dal tempo, linterprete appunto di altri mondi.
Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979 Reenactment è il titolo di una rassegna che ripropone gli esiti degli anni di ricerca che la sede espositiva ferrarese promosse, nel settimo decennio del secolo scorso, intorno allallora nuova video arte. Le opere raccolte in quegli anni da quello che era il centro di riferimento italiano per il settore, opportunamente restaurate, tornano ad affascinare. Oggi documento storico, allora oggetto di discussione e contrasto.
Infine due appuntamenti che hanno un valore oggettivamente internazionale. Il primo è a Firenze, in Palazzo Corsini (dal 26 settembre al 4 ottobre) con la Biennale Internazionale dellAntiquariato. Quello che è da sempre uno dei maggiori appuntamenti mondiali del settore, questanno si presenta in veste rinnovata. Da non perdere.
Così come nessun appassionato di fotografia e darte può non tener conto che, appena traguardato settembre, ovvero dal primo ottobre, aTorino, apre Camera il Centro Italiano per la Fotografia, che nella sua sede in via delle Rosine avvia lattività proponendo, tra le diverse iniziative, la grande, attesa mostra di Boris Mikhailov.
intervistozze e giornalaismi
“Festa del pane e della tradizione contadina” di Trentinara (SA)
Gastronomia e musica popolare da sempre sono andate di pari passo nelle culture di tutto il mondo, a scandire i cambi di stagione e i raccolti che essi portano.
È da questo semplice incipit che nasce la “Festa del Pane e della Civiltà Contadina” di Trentinara (SA), con l’obiettivo di riportare in auge quelli che erano gli usi e i costumi dei nostri antenati.
«La “Festa del Pane e della Civiltà Contadina”, che si terrà a Trentinara dal 15 al 20 agosto, ha come obiettivo la promozione delterritorio attraverso la riproposizione delle usanze della tradizione contadina; pietanze, musica, usi e costumi di quella civiltà che fa parte della nostra storia», ci dice Alfonso Marino, presidente della Pro Loco di Trentinara.
Ad attendere i partecipanti, fra i viottoli caratteristici e le piazze del centro storico, stand gastronomici con pietanze della tradizione locale come la pizza cilentana, fusilli e cavatelli al sugo, pizza fritta dolce o salata, ciambotta, soffritto e spezzatino di maiale, sfriuonzolo, zuppa di ceci, verdure di stagione con pane, vicci o biscotti di grano duro e dolci cilentani, il tutto accompagnato dall’immancabile vino locale.
Da segnalare, all’interno del programma gastronomico, anche una postazione gluten free.
«L’amore per la nostra terra, per le tradizione, nel ricordo dei nostri avi, ci spinge ancora oggi, dopo undici anni, a portare avanti questo evento con la speranza che possa diventare un giorno anch’esso parte della nostra storia».
A completare il quadro e a trasformare un momento di convivialità in una festa vera e propria musica dal vivo (rigorosamente popolare) e artisti di strada, forni didattici dove si potrà apprendere l’arte della panificazione, laboratori pomeridiani di danze popolari (pizzica, tarantella cilentana e tammurriata), visite al museo del contadino, il mercatino dell’artigianato locale e percorsi di trekking.
«La musica è, insieme ai prodotti della terra, l’altro elemento importante della nostra tradizione, di quando si cantava per rabbia, per amore o per festeggiare un buon raccolto con l’allegria di chi, nonostante le tante difficoltà, viveva la propria vita con grande dignità!»
Di seguito il link della performance di Piera Lombardi durante l’edizione 2014 della manifestazione: https://www.youtube.com/watch?v=mOCagiJalN8
PARCHEGGIO CON SERVIZIO NAVETTA
INGRESSO LIBERO
PER INFO
SITO: www.festadelpane.eu
FACEBOOK: https://www.facebook.com/festa.delpane
E-MAIL: info@festadepane.eu
TEL: 349 12 53 370 – 349 61 45 362
PROGRAMMA MUSICALE
Concerti di musica popolare in Piazza dei Martiri
15 Agosto: Kiepò :::::: Fratielli SpA
16 Agosto: Spaccapaese & Gerardo Amarante
17 Agosto: Lisarusa
18 Agosto: Poterico ::::::: Parecanò
19 Agosto: Mascarimirì
20 Officine Popolari Lucane
Musica itinerante nel centro storico
Sette Bocche
A Paranza ro’ Lione
Kiepò
Versus Festival: in arrivo il documentario del festival internazionale del viaggio e del cammino
XXVI Busker Festival di Carpineto Romano, 25 e 26 agosto: nell’epoca dello street food l’arte si fa in strada
Dalle ore 21.00
Brixia: occasioni speciali per il mese di agosto
FERRAGOSTO ai Musei Civici
Dall 11 al 23 agosto per tutti ingresso gratuito ai Musei Civici e ingresso speciale 2×1 alla mostra Roma e le genti del Po e al Santuario Repubblicano.
Unoccasione imperdibile per vivere lo straordinario patrimonio culturale della città
Al fine di promuovere e favorire, con sempre maggior attenzione, laccessibilità al patrimonio artistico e storico della città da parte di tutti i visitatori, Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei hanno deciso di aprire gratuitamente tutti i Musei Civici per due settimane,dall11 al 23 agosto. Cittadini e turisti avranno lopportunità di godere liberamente delle bellezze che i musei offrono: il Museo di Santa Giulia, la collezione della Pinacoteca Tosio Martinengo esposta a Santa Giulia, Brixia. Parco archeologico di Brescia romana, i Musei del Castello.
In Castello, presso le sale del Piccolo Miglio, sarà ad ingresso gratuito anche la mostra EXPO1904. Brescia tra modernità e tradizione, una speciale occasione per vedere le fotografie, stampate dalle lastre originali, delle architetture di gusto liberty progettate da Egidio Dabbeni, oltre ad altri materiali, della grande Esposizione che si svolse nel 1904 in Castello che, proprio per loccasione, fu acquistato dal Comune e restituito alla cittadinanza.
In queste due settimane verrà inoltre offerta una imperdibile opportunità: a tutti sarà regalato un biglietto a fronte dellacquisto di un biglietto intero per visitare la grande mostra Roma e le genti del Po. Un incontro di culture III-I sec. a.C. (allestita al Museo di Santa Giulia) e lo straordinario Santuario Repubblicano, dall8 maggio aperto per la prima volta in assoluto al pubblico.
Due settimane che saranno arricchite dai percorsi tematici in programma sino alla fine di settembre tutti i mercoledì sera alle 20.45 e dallespeciali visite guidate alla mostre temporanee in programma il mercoledì sera alle 19.00 (Roma e le genti del Po), il sabato (Expo1904. Brescia tra modernità e tradizione) e la domenica (Roma e le genti del Po) alle 15.00.
Due settimane davvero speciali, durante le quali ognuno potrà dedicarsi, con calma e tranquillità, al piacere di trascorrere tutto il tempo che si desidera immersi nella bellezza del patrimonio storico-artistico bresciano
A Villa Contarini in mostra il grande Ottocento veneto
Un duplice motivo per non perdere una grande mostra, Larmonia del vero. Vita e paesaggi tra terre e acque (1842-1932), a cura di Luisa Turchi: la qualità dellesposizione innanzitutto, una delle più importanti e nuove sino ad oggi allestite sulla pittura veneta di genere e di paesaggio tra Otto e Novecento, e poi il contenitore, la sontuosa Villa Contarini, una vera e propria reggia, più che una normale villa veneta, a Piazzola sul Brenta, nei dintorni di Padova.
Lesposizione, promossa dalla Regione del Veneto nellambito delle iniziative per Expo, prenderà il via il 10 settembre e si potrà visitare sino al 30 novembre.
“Veneto, mondo novo” è lo slogan che la Regione ha scelto per Expo 2015. Ed è questo mondo nuovo, raccontato nella sua quotidianità di vita e di ambiente, moderno ma con radici antiche, che la mostra di Villa Contarini ci fa conoscere, attraverso le opere di eccellenti maestri della pittura del vero nel Triveneto, noti in Italia e allestero tramite Esposizioni darte nazionali e internazionali dellepoca e ancora oggi presenti in musei, gallerie e fondazioni.
Luisa Turchi ha selezionato tele che descrivono, infatti, la vita popolare, il paesaggio lagunare e agricolo dellentroterra veneto, quello che ebbe nelle campagne e nelle grandi ville, con i loro lussureggianti giardini, il suo fulcro.
Un percorso scandito da sessantacinque magnifici dipinti, noti e meno noti, della metà dellOttocento fino ai primi decenni del Novecento, provenienti da importanti collezioni: opere documentate, alcune delle quali molto famose e tuttora patrimonio privato e quindi difficilmente godibili al pubblico.
Due i filoni principali del racconto espositivo. Il primo ci introduce nellambito delle scene di genere a carattere aneddotico che obbediscono ai criteri del Vero e della contemporaneità, ritraendo il popolo nelle sue abituali occupazioni giornaliere, nella quiete domestica delle case in Silvio Giulio Rotta, Giuseppe Barison e Vittorio Emanuele Bressanin, nellaffaccio alle finestre o al balcone di eleganti gentildonne, da Eugenio De Blaas e Stefano Novo a Virgilio Costantini, nelle piazze animate di città o nellatto di esercitare i mestieri, in Cecil Van Haanen, Angelo DallOca Bianca e Cesare Laurenti, in giro per gli assolati e vivaci canali con le imbarcazioni tipiche in Antonio Paoletti, Leo Franz Ruben ed Egisto Lancerotto o in serene passeggiate sul lago di Garda, in Napoleone Nani.
Di gusto differente, ma egualmente scene di genere, sono quelle incentrate sul revival settecentesco, che hanno il sapore delle commedie goldoniane, con dame e gentiluomini in costume e in posa, in amabili conversazioni nei salotti borghesi e in piazza San Marco o impegnati in passatempi come la caccia di farfalle, in Giacomo Favretto, Alessandro Milesi, Oreste Da Molin e Silvio Giulio Rotta, oppure a passeggio nel verde dei parchi, così ben eternati da una pittrice di fama europea dalla vocazione paesaggistica quale Emma Ciardi.
La campagna e lentroterra montano sono indagati nelle scene bucoliche di pittori quali Noè Bordignon, Pietro Pajetta e Luigi Cima.
Grande protagonista della mostra è poi il passaggio dal vedutismo al Vero come trapasso dal paesaggio tradizionale concepito ancora secondo una visione prospettica canalettiana a quello en plein air rivisto in unottica elegiaco-sentimentale, non esente da influssi nordici e declinazioni macchiaiole e impressionistiche.
La Venezia dellepoca rivive così nella monumentalità altisonante del Canal Grande e di Piazza San Marco con Palazzo Ducale e Riva degli Schiavoni attraverso le vedute cristalline di Carlo Grubacs, Federico Moja, Antonietta Brandeis e Rubens Santoro, o in quelle che uniscono alla ricerca di aspetti luministici una sensibilità dispirazione romantica, di Luigi Querena, Friedrich Nehrlich (Nerly) e Ippolito Caffi.
La laguna e lentroterra veneto, con i canali baluginanti solcati dai bragozzi dei pescatori al lavoro, i casoni da caccia e da pesca, vengono successivamente esplorati dai pittori in diverse stagioni e in condizioni differenti di luce, secondo le ore della giornata: fondamentale in tal senso lapporto del grande maestro Guglielmo Ciardi e Luigi Nono. Il realismo si accompagna ad un gusto più intimistico, dando luogo ad un tipo di paesaggio lirico in cui la presenza umana si attenua e la natura, interiorizzata, assurge a rappresentazione di uno stato danimo universale, come in Pietro Fragiacomo. Visioni atemporali silenziose e rarefatte, di luce riflessa e crepuscolare, come in Giuseppe Miti Zanetti, si accompagnano a impressioni pittoriche dalle luci brillanti e a colorazioni più ardite, quale quelle di Beppe Ciardi, fino a giungere a Pieretto Bianco, in cui la pittura del vero connessa al figurativo si inserisce ormai nel filone del sintetismo decorativo ed espressionista, aprendo la strada a nuove armonie e dissonanze che nasceranno con la nuova pittura contemporanea.
Info: www.villacontarini.eu
Giacomo Balla in mostra alla Fondazione Magnani Rocca
GIACOMO BALLA
Astrattista Futurista
Fondazione Magnani Rocca
Mamiano di Traversetolo – Parma
12 settembre 8 dicembre 2015
Balla coloratissimo nella Villa dei Capolavori
La mostra GIACOMO BALLA Astrattista Futurista allestita alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, dal 12 settembre all8 dicembre 2015, a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi, intende presentare il percorso artistico di Balla (Torino 1871 Roma 1958) attraverso lanalisi del manifesto Ricostruzione Futurista dellUniverso, uno dei testi teorici più rivoluzionari dellarte del Novecento, nel centenario della sua pubblicazione, sottoscritto Astrattista Futurista dallo stesso Balla e da Fortunato Depero.
La mostra è articolata per temi, ripercorrendo i capisaldi del Manifesto del 1915:
ASTRATTO la luce nei pastelli di inizio 900 realizzati a Villa Borghese – in particolare Fontana (che piange) della Banca dItalia, mai esposto in precedenza – e negli studi delliride del 1912, per concludersi con laffascinante Finestra di Düsseldorf, lultimo documento pittorico del tormentato trapasso tra pittura oggettiva e astrattismo, ritrovato dalle figlie Luce ed Elica Balla nel 1968.
DINAMICO il dinamismo nel volo delle rondini, nellautomobile che corre, nella velocità astratta.
TRASPARENTISSIMO i cicli delle Stagioni e delle Trasformazioni Forme e Spirito.
COLORATISSIMO E LUMINOSISSIMO il paesaggio artificiale con Linee forze di paesaggio + sera del 1917-18, mai visto in una mostra prima dora, Feu dartifice e i Fiori in 3D.
AUTONOMO autoritratti come ecce homo dellartista.
TRASFORMABILE il vestito e il mobile futurista dalla caleidoscopica Casa Balla.
DRAMMATICO linterventismo in guerra, con Dimostrazione interventista del 1915 recentemente riscoperto sul retro del dipinto Verginità del 1926.
VOLATILE la figura femminile: dal primo pastello con Elisa che cuce (1898) al Dubbio (1907-1908), dai ritratti femminili degli anni venti al celebre Noi 4 allo specchio (1945).
SCOPPIANTE la linea della velocità nelle sculture: dal rossissimo Pugno di Boccioni al Complesso plastico (studi e progetti da Casa Balla).
Le opere provengono da prestigiose collezioni private e dai principali musei italiani che custodiscono opere di Balla, fra i quali la Galleria Nazionale dArte Moderna di Roma, gli Uffizi di Firenze, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria darte Moderna di Torino. Chiude lesposizione un apparato di documenti originali (fotografie depoca, cataloghi, manifesti) dellArchivio Gigli di Roma.
Questi gli intenti dichiarati allinizio del Manifesto: … Il futurismo pittorico si è svolto quale superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo … Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione … Il parolibero Marinetti ci disse con entusiasmo: «L’arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicità, amore, paesaggio) perciò nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l’arte diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l’arte diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’universo. Le mani dell’artista passatista soffrivano per l’Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare» … Le invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d’Inghilterra o di Germania intuì prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cioè il genio più costruttore e più architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo Stile, che dominerà inevitabilmente su molti secoli di sensibilità.
Nel 1917 Balla sperimenta una serie di scomposizioni della natura in chiave puramente teosofica (Trasformazioni Forme e Spirito). Nel 1918, alla galleria di Anton Giulio Bragaglia, espone, tra le altre opere dedicate allintervento in guerra, il Complesso plastico pubblicato nel manifesto del 1915 accanto a sedici dipinti dedicati alle forze di paesaggio unite a diverse sensazioni. Accanto a queste ricerche, lo studio della natura trionfa nei motivi delle Stagioni: dalla fluidità, morbidezza o espansione della primavera, alle punte destate al drammatico dissolvimento autunnale; sono lavori sperimentali volti a quella particolare ricerca astratta del tutto europea ma al tempo stesso lontana e nuova rispetto alle contemporanee ricerche astratte dei pittori in voga in questi anni sicuramente conosciuti da Balla (come Kandinskij e Arp, Léger e Larionov, Mondrian e Goncarova).
Periodo, dunque, questo di Balla del tutto internazionale che viene a chiudersi col viaggio a Parigi nel 1925 per la Exposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes, particolarmente importante perché segna l’inizio dello stile Art Déco.
Il Manifesto della Ricostruzione Futurista dellUniverso
L11 marzo del 1915, insieme a Fortunato Depero, Balla firma il manifesto della Ricostruzione Futurista dellUniverso che rappresenta una delle tappe più significative nellevoluzione dellestetica futurista. Con questo manifesto trova una completa maturazione la volontà del Futurismo di ridefinire ogni campo artistico secondo le sue teorie e di rifondare le forme stesse del mondo esterno fino a coinvolgere anche gli oggetti e gli ambienti della vita quotidiana. Questo principio artistico non costituisce una novità storica, infatti è già principio fondamentale della poetica dello Jugendstil, ma mentre in quel caso si fa riferimento a unidea darte come valore assoluto, ora le finalità sono del tutto diverse: per il Futurismo larte non è più fine a se stessa e non ha come obiettivo la pura esperienza estetica ma diviene uno strumento per affermare una diversa concezione della vita e un suo rinnovamento, nel quale predomina un intento di trasformazione culturale verso lidea che il Futurismo ha della modernità. La più importante innovazione proclamata dal manifesto della Ricostruzione Futurista dellUniverso è la proposta di estendere lestetica futurista a tutti gli aspetti della vita quotidiana. I campi della ricerca sembrano illimitati: arredo, oggettistica, scenografia, moda, editoria, grafica pubblicitaria: nulla sembra essere estraneo alla sensibilità dei due artisti. I futuristi imposero il loro segno distintivo fin dalle prime celebri serate, durante le quali gli artistiautori-declamatori indossavano abiti da loro stessi disegnati e maschere che suggerivano la robotizzazione e meccanizzazione delluomo.
GIACOMO BALLA Astrattista Futurista
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 12 settembre all8 dicembre 2015. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì 7 dicembre. Ingresso: € 9,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 12,00 (ingresso e guida).
Ristorante e Caffetteria nella corte del museo tel. 0521 848135.
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi. Catalogo con saggi dei curatori, di Giovanni Lista e di Antonio Carnevale.
La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CARIPARMA CRÉDIT AGRICOLE.
Media partners: Gazzetta di Parma, Kreativehouse.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Aon S.p.A. – Fine Arts & Jewellery Specialty, Hotel Palace Maria Luigia, SINA Fine Italian Hotels, TEP, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.
Dal 31° agosto al 6 settembre a Pienza, la 53° Fiera del Cacio al Fuso
Il contesto è unico al mondo: il cuore di Pienza, vale a dire il centro alchemico della Città Ideale voluta da Papa Pio II Piccolomini e per lui inventata da Bernardo Rossellino.
Qui, tra e urla di incitamento, sudore che scorre, certo per il caldo ma soprattutto per il peso della responsabilità, persone che nella vita fanno i liberi professionisti, i commercianti, gli agricoltori o gli studenti si misurano con la capacità di saper far rotolare una forma di cacio. Cosa che sembra facile ma che invece facile proprio non è.
Cominciano i più giovani, alle 18 di tutti i giorni dal 31 agosto al 2 settembre. Il loro confronto può valere un passaggio allonore di essere riconosciuti nel mondo degli adulti. Poi alle 21, sempre in Piazza Pio II, cominciano le prove ufficiali. Nelle settimane precdenti, di fatto per tutto lanno, in ogni contrada ci si è allenati, ciascuno ha studiato la sua tattica migliore ma adesso comincia la prova del fuoco.
Il 3 settembre , alle 18, uno spettacolo di Sbandieratori e Tamburini, segna la fine dellattesa e linizio della competizione vera. Con la presentazione del Palio, realizzato questanno da Bennati Caterina. Latto successivo, coram populo per evitare accuse di intrighi e favoreggiamenti, è la Marchiatura a fuoco delle forme di cacio utilizzate per il gioco. Poi, tutti insieme per un momento conviviale a base di Pasta fatta in piazza dalle signore del paese (sotto le Logge del Palazzo Comunale), seguito dai festeggiamenti delle contrade con cena tipica, musica e ballo con Orchestra Allegria.
Per tutti e per tutta la durata del Palio, nel Giardino dei Lecci, a disposizione anche lo Stand gastronomico gestito dal circolo Arci Pienza Chechi Giordano. Ci sono da accogliere e ben sfamare le migliaia di turisti che ormai da tutta Europa arrivano per il Palio e che volentieri si mischiano ai contradaioli.
Venerdì 4 settembre, in Sala Convegni, è il momento del Premio Pienza, il Concorso Caseario riservato ai Pecorini delle province di Siena, Arezzo e Grosseto, organizzato dalla Delegazione Siena Arezzo dellONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi). La valutazione tecnica è a cura di una giuria di esperti. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, soprattutto in fatto di gusto. Ed ecco che lalto parere degli Assaggiatori ufficiali (rigorosamente iscritti in un Albo professionale) si confronta con quello dei consumatori, che degustano i medesimi prodotti e scelgono il loro di preferito. Per conoscere i responsi bisognerà attendere la proclamazione ufficiale, domenica 7 settembre.
Per le vie del paese, continuano ad essere presenti i banchi per la degustazione e vendita del Pecorino di Pienza , mentre il concorrenti al Palio riscaldano ancora i muscoli e sono impegnati nelle ultime prove. Al pomeriggio, dopo lesibizione degli sbandieratori, ecco la disputa del Palio dei Giovani. Quindi canti folcloristici e, dopocena, la Serenata a Pienza Concerto della Corale Benvenuto Franci
Domenica 7 settembre, in una Pienza presa dassalto, la giornata clou del Palio.
La disputa è preceduta da dimostrazioni, dalla premiazione del Concorso Caseario da spettacoli di sbandieratori, tutte proposte decisamente interessanti per i turisti.
Ma i pientini sono già con la testa e con lanima sulla Gara del cacio al fuso delle contrade, che finalmente ha il via. Dopo eliminatorie che hanno infiammato le contrade, dopo che i contradaioli hanno adocchiato, attraverso lesibizione dei giovanissimi, i futuri talenti, allo scoccare della decima, davanti a una folla di paesani e turisti, ecco il Palio del Cacio a Fuso. Questo momento è stato sognato tutto lanno, per esso maschi di ogni età si sono esercitati mese dopo mese. Le forme selezionate per la gara sono già state marchiate a fuoco, per evitare manomissioni. Laria è elettrica, nessuno può permettersi di distrarre il giocatore. Qui in pochi attimi ci si gioca la fatica di una lunga preparaziobne e un po lonore proprio e della contrada, mix assolutamente micidiale. Comprensibile quindi la tensione e il tifo, entrambe stellari
Lobiettivo da colpire è un fuso, uno di quelli che servivano alla filatura delle lane, in verticale al centro della Piazza. Colpirlo, lanciando e facendo rotolare, o meglio scivolare, un forma di pecorino.
A complicare la difficoltà di far dolcemente rotolare 5 chili di formaggio sono la leggera inclinazione e le pietre sconnesse dello storico selciato. Come in un tiro a segno si po arrivare al fuso o avvicinarsi alla meta senza toccarla, oppure oltrepassarla. La precisione vale punti e la gloria. Al vincitore vanno gli applausi della folla e il Palio.
La consegna del Palio avviene in un tripudio di bandiere lanciate verso il cielo, al rullare di decine di tamburi e la tensione di una settimana si scioglie in festa per tutti.
Ai tempi andati la festa era occasione di incontro di giovani contadini con le belle arrivate dalle cascine ed era uno sbocciare d amori. Così anche oggi, ai tempi dei social, ragazzi e ragazze di ogni età concludono la festa al San Francesco, ascoltando le antiche ballate damore, raccogliendo le fila di un sentimento eterno, dimentichi anche grazie alle copiose degustazioni di pecorino e vini di ogni angustia e del peso degli anni.
Non va dimenticato il vero protagonista, ovvero le piccole forme del Cacio OPientino. Il saporito latticino è stato creato con ogni cura, ciascuna forma risente dellanima di cha ha raccolto il latte, delle erbe dei pascoli prima, della tecnica di cagliatura e cottura e soprattutto dellinvecchiamento, almeno 90 giorni in barrique di legno di rovere poi, esattamente come per i grandi rossi con cui va accompagnato.
Per essere a tutti gli effetti un Pecorino di Pienza bisogna rispettare un dettagliato disciplinare cui ciascun produttore aggiunge la propria personalità, creando prodotti che gli esperti mettono a confronto.
Info:
Ufficio Turistico Comunale: Tel. 0578.749905
Informaturista: Tel. 0578 748359; info@ufficioturisticodipienza.it
I Cretti di Alberto Burri al Museo Riso
Al Riso una grande mostra sui Cretti di Burri,
in concomitanza con il restauro e il completamento del Grande Cretto di Gibellina
Il Museo Riso di Palermo e la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri propongono una importante mostra monografica sul tema “Burri e i Cretti”,
In coincidenza con il completamento del Grande Cretto a Gibellina,
Il tutto nell’ambito delle Celebrazioni del Centenario della nascita del grande maestro umbro.
L’esposizione, curata dal professor Bruno Corà, Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, resterà allestita nelle sale del Museo Regionale palermitano dal 25 luglio al 15 settembre. In occasione di questo eccezionale appuntamento il Museo riaprirà il primo piano, che è stato oggetto di un attento progetto di riqualificazione realizzato con fondi europei.
Burri si applica ai Cretti a partire dai primi anni Settanta e sino al 1976. Sono superfici che ricordano le fessurazioni delle terre argillose, quando la siccità raggiunge il suo apice. Su superfici di cellotex, quadrate o rettangolari, distende un impiastro di bianco, di zinco e colle viniliche, aggiungendo terre colorate nel caso l’opera dovesse presentare sfumature o colori diversi. Il resto lo affida al processo di essiccamento.
Con l’aumentare delle dimensioni dei Cretti, gli impasti si arricchiscono anche di caolino, oltre che di bianco, di zinco e terre. A garantire la stabilità delle superfici Burri interviene, dopo l’essiccatura, con più mani di vinavil. Giunge a realizzare opere decisamente monumentali come i Cretti di 5 metri di altezza e 15 metri di base per i musei di Capodimonte e di Los Angeles.
L’apice lo raggiunge allorchè decide di creare un enorme sudario sul vecchio abitato di Gibellina, distrutto dal terremoto nel 1968. Il Grande Cretto di Gibellina, diviene una delle più grandi, ma anche simboliche opere, di Land Art mai realizzate.
I lavori per il Grande Cretto furono avviati nel 1985 e interrotti nel 1989. Si era giunti alla copertura di circa 65.000 mq. a fronte degli 85.000 mq. previsti. Il progetto di Burri nelle sue forme riporta la dimensione, le strade, i rilievi della città. Esattamente come un sudario riporta le forme del corpo che avvolge. Le fessure sagomate dal cemento dell’opera ripercorrono le strade e le piazze della vecchia Gibellina, congelandone per sempre non solo la forma ma anche la memoria.
In occasione del Centenario della nascita di Burri, la Regione Siciliana, il Comune di Gibellina in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri ha deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale e di ridare dignità alla parte già realizzata dall’artista.
“La coincidenza del progetto di completamento del Cretto e l’avvio del progetto di restauro curato dal Museo Riso, che accoglie la mostra, afferma il Direttore del Riso Valeria Li Vigni, sono segnali di una nuova attenzione per il Contemporaneo in Sicilia. Sono testimonianza delle attività legate alla valorizzazione della Rete del Contemporaneo che è attivamente promossa dal nostro Museo e sono anche occasioni di approfondimento in un settore di grande interesse qual è quello del restauro del Contemporaneo”.
La mostra “Burri e i Cretti” offre l’occasione per approfondire questa fase del processo creativo di Burri, attraverso importanti opere, disegni, foto, progetti.
Prenotazioni ed informazioni: www.palazzoriso.it www.fondazioneburri.org

