Questo settembre il Poesia Festival a Modena

DA MICHAEL KRÜGER A MICHELE SERRA, DA LUIS BACALOV AD ALDO NOVE: ECCO POESIA FESTIVAL 2015Dal 24 al 27 settembre la poesia sarà protagonista nei borghi antichi di otto comuni modenesi. Grandi autori – capeggiati dall’ospite internazionale dell’edizione 2015 Michael Krüger – testimonieranno la vitalità della poesia oggi. Insieme a loro salgono sul palco anche noti artisti come Luis Bacalov, Têtes de Bois, Dente, Almamegretta, Michele Serra e tanti altri, per oltre 30 eventi in quattro giorni, tutti gratuiti

Poesia Festival presenta la sua undicesima edizione e dal 24 al 27 settembre la provincia modenese che si adagia ai piedi del primo Appennino sarà lo scenario per l’ormai tradizionale rassegna di inizio autunno dedicata alla poesia e ai poeti dell’Unione Terre di Castelli (formata dai comuni di Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto e Vignola) e dei comuni di Castelfranco Emilia eMaranello. Voci che testimoniano quanto la poesia sia uno strumento prezioso e malleabile, in grado di parlare alle donne e agli uomini del nostro tempo. Un festival che parla di poesie e di un intero territorio ricco di bellezza, gastronomia ed eccellenze produttive.

I poeti Franco Loi, Umberto Fiori, Aldo Nove, Milo De Angelis e Livia Candiani e l’editore e traduttore Nicola Crocetti saranno tra i principali protagonisti dell’edizione 2015 di Poesia Festival; a conferma di una vocazione internazionale contribuirà la presenza di Michael Krüger, poeta tedesco la cui opera in versi riflette sulle perdite e lo spaesamento del cittadino globale con raffinate e ironiche analisi.

Inoltre il Giro d’Italia della Poesia, una rassegna che punta a utilizzare la poesia come lente di ingrandimento per leggere le città e i luoghi della Penisola, presenterà al pubblico numerose importanti voci del panorama italiano. Ai poeti di oggi faranno da controcanto le esibizioni dedicate a grandi maestri del passato e spettacoli in bilico tra verso e performance: saranno a Poesia FestivalLuis Bacalov e Cosimo Damiano Damato con Cinema Soundtrack, il cantautore Dente nella doppia veste di scrittore e musicista, i Têtes de Boiscon un omaggio a Leo Ferré, Paola Pitagora che darà voce al Leopardi “privato” attraverso rari documenti e corrispondenze, Giovanni Lindo Ferretti narratore delle sue storie d’Appennino e Michele Serra che assieme al gruppo folk degli Enerbia ricorderà la figura del poeta Giorgio Caproni, un protagonista della cultura italiana del secondo Novecento.

Poesia Festival è un modello di festival diffuso originale, che per quattro giorni anima otto comuni, uniti nell’intento di offrire al pubblico un momento di scoperta, apprendimento e un intrattenimento di qualità completamente gratuito.

Quando: dal 24 al 27 settembre 2015
Dove: Unione Terre di Castelli in provincia di Modena (Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola) e comuni di Castelfranco Emilia e Maranello (MO)
Quanto: Gli eventi di Poesia Festival sono tutti gratuiti
Per informazioni e dettagli sul programma www.poesiafestival.it

Sotto gli occhi dei visitatori riemergono gli affreschi medievali della Rocca Borromeo di Angera

Sorpresa alla Rocca Borromeo di Angera.
Sotto la calce riemerge la meraviglia delle tappezzerie medievali affrescate
I visitatori potranno assistere all’intervento in corso.

Per chi le ha conosciute nel livido biancore del calce, la sensazione che si prova entrando nei grandi ambienti medievali della Rocca Borromeo di Angera, è assolutamente straniante.

Ci si trova immersi in un rutilare di colori, vivaci, allegri, positivi. Sui quali gli antichi arredi, decisamente severi, sembrano stemperarsi, perdendo la rigidità delle forme.

Quella che sta emergendo da sotto le molte mani di calce, le prime stese probabilmente all’indomani della Grande Peste seicentesca, è la fantastica fantasmagoria di colori del Medio Evo. A confermarla, pochi ambienti più in là, c’è la rinata Sala della Giustizia, dove battaglie e storie sono descritte con largo uso di colori bellissimi.
Qui non vi sono figure. Ma meravigliose geometrie, coloratissime, di tappezzerie dipinte che ricoprono interamente le alte pareti dei Saloni. E che, ritrovate e via via sapientemente restaurate da Carlotta Beccaria (cui era stato affidato anche il recente restauro della Sala della Giustizia), sembrano brillare ai riflessi del sole sulle acque del sottostante Lago Maggiore.

Entro il prossimo ottobre verrà completato il restauro della Sala dei Fasti e a quel punto il cantiere si sposerà nella Sala di San Carlo in cui i saggi di indagine hanno rivelato, sempre nascoste dalla calce, analoghe tappezzerie dipinte medievali. L’intervento è stato approvato dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Milano sotto la direzione di Isabella Marelli.
Alla conclusione dei lavori, sarà sicuramente emozionante scoprire la meraviglia duecentesca degli affreschi della Sala della Giustizia insieme alle ritrivate, magnifiche tappezziere affrescate trecentesche.

Questo “disvelamento”, per volontà del principe Vitaliano Borromeo, sarà totalmente pubblico. I visitatori della Rocca potranno infatti assistervi, partecipando così alla graduale riscoperta di un tesoro da secoli nascosto.

“Le pareti delle due sale evidenziavano – afferma la restauratrice – una stesura monocroma biancastra molto disomogenea, che era stata stesa in più mani e con materiali differenti in vari interventi effettuati durante i secoli passati.
Da alcune aperture stratigrafiche già presenti e dai test da noi eseguiti si è potuto verificare che, sottostanti alla finitura cromatica, erano presenti le decorazioni originali della sala”.

Lo stato di conservazione degli intonaci e delle murature si è rivelato molto disomogeneo alternando zone ben conservate ad altre che presentavano fessurazioni, distacchi profondi, decoesioni e perdite superficiali.
Questa prima parte di intervento è risultata molto lenta e laboriosa ed è stata eseguita con metodologie differenti a seconda della situazione che si evidenziava zona per zona.
Anche le decorazioni ritrovate apparivano in uno stato di conservazione disomogeneo ma che comunque consentiva una lettura d’insieme delle pitture geometriche; queste erano state eseguite tracciando su ogni parete dei decori diversi per andamento e coloritura, uniti da una stessa fascia inferiore e superiore che riunisce la composizione.
Le pitture sembrano realizzate a mezzo fresco con finiture a calce.
Le decorazioni potrebbero appartenere a un periodo subito successivo a quello della Sala di Giustizia, probabilmente attorno alla metà del Trecento, secolo in cui è stata innalzata questa parte della Rocca.
Nel corso dei lavori è riemersa anche la sagoma di una antica finestra che nel tempo è stata tamponata, probabilmente quando sono stati appesi al muro i grandi dipinti ancora oggi presenti.
Una volta terminata la fase di “descialbo”, ovvero di rimozione degli strati di calce, si è proseguito con un intervento di consolidamento e di chiusura delle fessurazioni e delle lacune.
“Con la Direzione ai Lavori – continua la restauratrice – si è concordato di effettuare un intervento di ritocco pittorico ricostruttivo vista la ripetitività degli elementi decorativi, in questo modo è stato possibile restituire unitarietà di lettura a questa particolarissima e coloratissima sala”.

Info: www.isoleborromee.it

Al palazzo dei Diamanti il meglio della videoarte internazionale

Tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta del Novecento, Ferrara è stata un laboratorio di sperimentazione della videoarte di rilievo internazionale. Il Centro Video Arte, diretto da Lola Bonora con la collaborazione di Carlo Ansaloni e l’assistenza tecnica di Giovanni Grandi, ha prodotto le sperimentazioni di artisti della statura di Fabrizio Plessi, Christina Kubisch, Angela Ricci Lucchi, Yervant Gianikian o Marina Abramovic che facevano i loro primi passi con i mezzi elettronici. Il corpus di opere giunto a noi è una preziosa testimonianza delle pratiche artistiche pionieristiche sviluppatesi in quegli anni attraverso il linguaggio video, all’intersezione tra Arte concettuale, Body art, Performance art, Land art. Questo patrimonio affascinante quanto fragile è però minacciato da un rischio di dissolvimento che grava su tutta la produzione in videotape, dovuto alle alterazioni strutturali del supporto analogico, all’obsolescenza delle piattaforme tecnologiche che ne permettono la riproduzione, ma anche alle profonde trasformazioni delle modalità di visione.

Per recuperare e riportare in vita questo straordinario “archivio” di memoria artistica e storica, le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara hanno avviato un progetto di preservazione e restauro che si giova della collaborazione con uno dei centri di riferimento internazionale in quest’ambito, i laboratori La Camera Ottica e CREA del DAMS di Gorizia – Università di Udine, sotto la supervisione della professoressa Cosetta G. Saba. Nel 2013 ha preso il via una vasta campagna conservativa, che prevede l’archiviazione, la migrazione digitale, lo studio e la video-preservazione del vasto corpus di videotape del Centro Video Arte, secondo un protocollo adottato dai laboratori di Gorizia. A dare un contributo fondamentale a questa iniziativa è stato il generoso sostegno della Fondazione Pianori che ha finanziato un ampio intervento nell’ambito del suo impegno nell’incremento e nella salvaguardia del patrimonio artistico e culturale di Ferrara, in particolare delle collezioni civiche d’arte moderna.

L’esposizione Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979. Reenactment, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, intende presentare i primi esiti di questo lavoro d’equipe, riconsegnando al pubblico una selezione di opere video degli anni Settanta. A questo fine si è scelto di ri-allestire la parte iniziale della mostra Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979 ospitata nel Foyer della Camera di Commercio di Torino nell’aprile del 1980, che ha costituito uno snodo particolarmente significativo nella storia della videoarte, non solo perché offriva un primo bilancio delle ricerche d’avanguardia prodotte dal Centro, ma più in generale perché faceva emergere la riflessione sulla natura del video, sulle sue culture, sul suo immaginario, sulla sua estetica, nel momento in cui la posta in gioco era il nesso arte/società e, conseguentemente, la definizione di un nuovo statuto dell’opera d’arte.
La mostra sarà allestita nelle sale Benvenuto Tisi da Garofalo di Palazzo dei Diamanti, che sono state uno dei teatri delle multiformi iniziative del Centro, e si focalizzerà sulle 19 opere monocanale che figuravano nella sezione “videoarte” della mostra torinese, ossia sui videotape nati dalla sperimentazione creativa sulle possibilità espressive del segnale elettronico e messi in onda su un singolo monitor. Ritrasmesse attraverso i dispostivi di visualizzazione degli anni Settanta in grado di farne risaltare la trama luminosa ed evanescente, queste video-creazioni saranno corredate dalla documentazione e dalla strumentazione che ne hanno accompagnato la nascita, in un percorso che punta a far trasparire il processo creativo con il quale l’artista ha pensato, esplorato e reinventato il video in una stretta relazione tra l’arte e l’esperienza quotidiana.
Ad aprire la mostra sarà uno dei primi videotape di Fabrizio Plessi, Travel (1974), un viaggio nell’immaginazione poetica e proteiforme dell’artista, nutrita di suggestioni dall’elemento acquatico e dal contesto veneziano, che si rispecchiano nella fluida densità dell’immagine elettronica. Il percorso presenterà poi alcune delle opere più significative prodotte dal Centro Video Arte negli anni Settanta, tra cui Filo d’Arianna di Claudio Cintoli (1974), Stille Nacht di Christina Kubisch (1975) o Trace of Shadow di Giuliano Giuman (1976), nelle quali gli artisti fanno leva sull’ironia tipica dell’arte concettuale e la presa diretta che caratterizza le arti performative, mettendo alla prova la natura intermediale del video tra musica, arti visive e teatro.
Una sala della mostra si concentrerà poi su due opere di Ricci Lucchi-Gianikian, Viaggio di La Rose ed Essence (1975). La celebre coppia, in questa fase iniziale della ricerca comune, avvia la propria riflessione sulla memoria attraverso l’espediente del catalogo degli “oggetti trovati”, manufatti carichi di suggestioni come i giocattoli, mettendo in gioco un complesso sistema di relazioni tra immagine, ricordo e odorato. Su queste cruciali “opere prime” si è andati oltre la video-preservazione, attuando un intervento di restauro in collaborazione con gli artisti che mira a restituire il valore espressivo dell’opera senza comprometterne la storicità, secondo un protocollo tecnico e un modello decisionale sperimentali, conformi alle linee guida condivise con centri di ricerca europei, di cui verranno illustrate le procedure.
La rilettura e ricontestualizzazione dell’esposizione del 1980, nella cornice di uno degli spazi espositivi del Centro stesso, associata alla presentazione dell’intervento di recupero su due opere di acclarato rilievo internazionale, rappresenta un primo importante momento di studio e di reenactment del fondo video, nella prospettiva della messa in valore dell’archivio nel contesto del futuro assetto museologico delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea a Palazzo Massari.

Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973-1979
Reenactment
Ferrara, Palazzo dei Diamanti, Sale Benvenuto Tisi da Garofalo, 26 settembre – 18 ottobre 2015

Mostra a cura di Cosetta G. Saba, Lisa Parolo, Chiara Vorrasi, in collaborazione con Lola Bonora e Carlo Ansaloni
Organizzatori Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara

Orari di apertura: 10.00 – 18.00, chiuso il lunedì
Ingresso gratuito

Informazioni e Prenotazioni Mostre e Musei
tel. 0532 244949 | diamanti@comune.fe.it
www.palazzodiamanti.it

La Fondazione Magnani Rocca presenta Giacomo Balla Astrattista Futurista

GIACOMO BALLA
Astrattista Futurista

Fondazione Magnani Rocca
Mamiano di Traversetolo – Parma
12 settembre – 8 dicembre 2015

Comunicato Stampa
Balla coloratissimo nella Villa dei Capolavori

La mostra GIACOMO BALLA Astrattista Futurista allestita alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, dal12 settembre all’8 dicembre 2015, a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi, intende presentare il percorso artistico di Balla (Torino 1871 – Roma 1958) attraverso l’analisi del manifesto Ricostruzione Futurista dell’Universo, uno dei testi teorici più rivoluzionari dell’arte del Novecento, nel centenario della sua pubblicazione, sottoscritto ‘Astrattista Futurista’ dallo stesso Balla e da Fortunato Depero.
La mostra è articolata per temi, ripercorrendo i capisaldi del Manifesto del 1915:
1. ASTRATTO – la luce nei pastelli di inizio 900 realizzati a Villa Borghese – in particolare Fontana (che piange) della Banca d’Italia, mai esposto in precedenza – e negli studi dell’iride del 1912, per concludersi con l’affascinante Finestra di Düsseldorf, l’ultimo documento pittorico del tormentato trapasso tra pittura oggettiva e astrattismo, ritrovato dalle figlie Luce ed Elica Balla nel 1968.
2. DINAMICO – il dinamismo nel volo delle rondini, nell’automobile che corre, nella velocità astratta.
3. TRASPARENTISSIMO – i cicli delle Stagioni e delle Trasformazioni Forme e Spirito.
4. COLORATISSIMO E LUMINOSISSIMO – il paesaggio artificiale con Linee forze di paesaggio + sera del 1917-18, mai visto in una mostra prima d’ora, Feu d’artifice e i Fiori in 3D.
5. AUTONOMO – autoritratti come ecce homo dell’artista.
6. TRASFORMABILE – il vestito e il mobile futurista dalla caleidoscopica Casa Balla.
7. DRAMMATICO – l’interventismo in guerra, con Dimostrazione interventista del 1915 recentemente riscoperto sul retro del dipinto Verginitàdel 1926.
8. VOLATILE – la figura femminile: dal primo pastello con Elisa che cuce (1898) al Dubbio (1907-1908), dai ritratti femminili degli anni venti al celebre Noi 4 allo specchio (1945).
9. SCOPPIANTE – la linea della velocità nelle sculture: dal rossissimo Pugno di Boccioni al Complesso plastico (studi e progetti da Casa Balla).
Le opere provengono da prestigiose collezioni private e dai principali musei italiani che custodiscono opere di Balla, fra i quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, gli Uffizi di Firenze, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria d’arte Moderna di Torino. Chiude l’esposizione un apparato di documenti originali (fotografie d’epoca, cataloghi, manifesti) dell’Archivio Gigli di Roma.

Questi gli intenti dichiarati all’inizio del Manifesto: “… Il futurismo pittorico si è svolto quale superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo … Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione … Il parolibero Marinetti ci disse con entusiasmo: «L’arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicità, amore, paesaggio) perciò nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l’arte diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l’arte diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’universo. Le mani dell’artista passatista soffrivano per l’Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare» … Le invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d’Inghilterra o di Germania intuì prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cioè il genio più costruttore e più architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo Stile, che dominerà inevitabilmente su molti secoli di sensibilità.”

Nel 1917 Balla sperimenta una serie di scomposizioni della natura in chiave puramente teosofica (Trasformazioni Forme e Spirito). Nel 1918, alla galleria di Anton Giulio Bragaglia, espone, tra le altre opere dedicate all’intervento in guerra, il Complesso plastico pubblicato nel manifesto del 1915 accanto a sedici dipinti dedicati alle “forze di paesaggio” unite a diverse sensazioni. Accanto a queste ricerche, lo studio della natura trionfa nei motivi delle Stagioni: dalla fluidità, morbidezza o espansione della primavera, alle punte d’estate al drammatico dissolvimento autunnale; sono lavori sperimentali volti a quella particolare ricerca astratta del tutto europea ma al tempo stesso lontana e nuova rispetto alle contemporanee ricerche astratte dei pittori in voga in questi anni sicuramente conosciuti da Balla (come Kandinskij e Arp, Léger e Larionov, Mondrian e Goncarova).
Periodo, dunque, questo di Balla del tutto internazionale che viene a chiudersi col viaggio a Parigi nel 1925 per la “Exposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes”, particolarmente importante perché segna l’inizio dello stile Art Déco.

Il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo
L’11 marzo del 1915, insieme a Fortunato Depero, Balla firma il manifesto della
Ricostruzione Futurista dell’Universo che rappresenta una delle tappe più significative nell’evoluzione dell’estetica futurista. Con questo manifesto trova una completa maturazione la volontà del Futurismo di ridefinire ogni campo artistico secondo le sue teorie e di rifondare le forme stesse del mondo esterno fino a coinvolgere anche gli oggetti e gli ambienti della vita quotidiana. Questo principio artistico non costituisce una novità storica, infatti è già principio fondamentale della poetica dello Jugendstil, ma mentre in quel caso si fa riferimento a un’idea d’arte come valore assoluto, ora le finalità sono del tutto diverse: per il Futurismo l’arte non è più fine a se stessa e non ha come obiettivo la pura esperienza estetica ma diviene uno strumento per affermare una diversa concezione della vita e un suo rinnovamento, nel quale predomina un intento di trasformazione culturale verso l’idea che il Futurismo ha della modernità. La più importante innovazione proclamata dal manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo è la proposta di estendere l’estetica futurista a tutti gli aspetti della vita quotidiana. I campi della ricerca sembrano illimitati: arredo, oggettistica, scenografia, moda, editoria, grafica pubblicitaria: nulla sembra essere estraneo alla sensibilità dei due artisti. I futuristi imposero il loro segno distintivo fin dalle prime celebri “serate”, durante le quali gli artisti–autori-declamatori indossavano abiti da loro stessi disegnati e maschere che suggerivano la robotizzazione e meccanizzazione dell’uomo.

GIACOMO BALLA Astrattista Futurista
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 12 settembre all’8 dicembre 2015. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì 7 dicembre. Ingresso: € 9,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 12,00 (ingresso e guida).
Ristorante e Caffetteria nella corte del museo tel. 0521 848135.
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi. Catalogo con saggi dei curatori, di Giovanni Lista e di Antonio Carnevale.

Donpasta: ode alla cucina romana a Villa Pamphili

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Sabato 18 luglio Donpasta arriva a Roma, sul palco di Villa Pamphili, con un’anteprima assoluta dedicata alla cucina tradizionale romana. Sul palco, ad accompagnare i racconti e le storie di Donpasta, suonerà dal vivo Adriano Bono.

Donpasta è andato nella cucina di otto romani nelle borgate di San Lorenzo, Testaccio, San Basilio, San Giovanni e Acilia. Cinque nonne, un oste importante come Pommidoro, e due ragazzi, una cuoca e un contadino. Hanno cucinato per lui la trippa, la Coda alla Vaccinara, la carbonara, la gricia, la cicoria e raccontato la loro Roma.

Lo spettacolo racconta questo suo viaggio in una istallazione multimediale su tre schermi con due vj e un dj che remixano tutto dal vivo : questo documentario su Roma si sviluppa sia dal punto di vista musicale che da quello del video e della grafica. Il filmato è continuamente interrotto dalle incursioni teatrali di Donpasta mentre cucina e da Adriano Bono con i suoi stornelli ispirati alle poesie di Belli.

Tre saranno quindi gli ingredienti principali dello spettacolo: il cooking show, le videoproiezioni che raccolgono le testimonianze di alcune veraci incarnazioni della tipica “sora Lella” romana su ricette doc della cucina capitolina, e l’intervento musicale live di uno dei più apprezzati volti della nuova generazione cantautorale romana, Adriano Bono.

Adriano Bono lega musicalmente i vari episodi di girato/cucinato tramite canzoni della tradizione popolare romana. Dalla Trippa al Pommidoro, dalla Cacio e Pepe al Gattò, fino alla Coda alla Vaccinara e alla Cicoria. In particolare Bono si esibisce in una sonorizzazione di alcuni sonetti di Gioacchino Giuseppe Belli, sommo poeta romano ottocentesco, già pubblicati in disco dal titolo “996. Vol.1”.

 «Il mio è un lavoro di ricerca meticolosa, nelle interviste ai protagonisti popolari della tradizione gastronomica parto sempre dall’elemento affettivo che sottostà a ogni preparazione di un piatto – afferma Donpasta – con l’idea di ricostruire nel nuovo millennio una memoria dell’arte culinaria territoriale e l’evoluzione della città, con commenti musicali alle immagini».

«Raccontare una ricetta significa andare a capire cosa sia cambiato nella cucina tradizionale, nella sua geografia, nelle sue testimonianze, ma anche raccontare la storia di chi la racconta. Significa fare una fotografia non solo della cucina romana ma di Roma stessa, parlando però anche della città del nuovo millennio col suo precariato e la sua disoccupazione, le migrazioni in entrata e uscita, il fallimento delle utopie e i conflitti generazionali».

 

PRIMA ASSOLUTA

Villa Doria Papmhili

via San Pancrazio 10

Inizio spettacolo ore 21.30

Biglietti:

Poltrona Numerata 11,50 euro (intero); 9,50 euro (ridotto under 14-over 65)

Poltronissima Numerata 13,80 euro (intero); 11,50 (ridotto under 14-over 65)

Performance multimediale di

Daniele De Michele Donpasta – ideazione, narrazione e cooking show

Adriano Bono – voce, ukulele, stomp box
Videoproiezioni

Antonello Carbone – fotografie e montaggio

Camilla Nizzera – illustrazioni

Daniele De Michele – regia

Tutte le informazioni e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficialewww.donpasta.com e sulla pagina Facebook ufficiale https://www.facebook.com/pages/Don-Pasta/.

Roma è ‘Smart Camp’: 18 e 19 luglio, il primo parco urbano su innovazione culturale, tecnologica e sociale

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Roma è SMART CAMP: una finestra sul Futuro a Villa Ada – Roma incontra il Mondo

il 18 e 19 luglio Tecnologia, Sostenibilità, Qualità della Vita e Innovazione a Villa Ada

Il primo parco urbano dedicato all’innovazione culturale, tecnologica e sociale
Dalle 10.30 alle 20.30
Via di Ponte Salario 28 – Ingresso Gratuito
Nel cuore verde di Villa Ada – Roma incontra il Mondo, il 18 e 19 luglio 2015 arriva Smart Camp: una no-stop di due giorni di fitta programmazione per scoprire le più interessanti novità in materia di tecnologia, sostenibilità e innovazione culturale…per rendere Roma sempre più smart e a portata di “ambiente”.
Green Technology, nuove frontiere, giovani proposte innovative, buone pratiche ed esperienze eccellenti per regalare al pubblico un assaggio di futuro all’insegna della vivibilità, una finestra sulle potenzialità offerte su qualità della vita, attraverso workshop ludici e didattici, incontri e momenti di confronto aperti a tutti, contest di idee e tanto altro.
Dopo il successo dello scorso anno, con un’edizione che ha coinvolto moltissimi operatori e curiosi, Smart Camp si svolgerà il 18 e 19 luglio nella cornice di Villa Ada e avrà una dimensione nazionale: accoglierà le migliori realtà dell’innovazione del panorama italiano dalla cultura al design, dall’artigianato digitale alla domotica, dall’educational alla ricerca scientifica, dalle energie rinnovabili all’agricoltura sinergica.
Con quattro aree di attività (Talk, Make, Play, Show), con conferenze informali, aperitivi-network, workshop, openlab e speech per incontrare, lavorare e imparare da makers, artigiani digitali, creativi, smart communities, fablab, Smart Camp trasformerà l’isolotto di Villa Ada in uno spazio catalizzatore in grado di produrre uno shock positivo sul pubblico, stimolando suggestioni, dinamiche di creazione, collaborazione e condivisione nella direzione dell’innovazione tecnologica, del design e della smart community.
 “La vita sociale, l’ambiente, la cultura, il lavoro sono ambiti oggi in grande trasformazione, che le nuove espressioni del fare e le nuove forme di collaborazione stanno ridefinendo in un’ottica di compatibilità e sostenibilità” ha dichiarato Walter Celletti, ideatore e coordinatore della rassegna. “Smart Camp è il luogo in cui queste visioni possono esprimersi, raccontarsi, fare pratica, conoscersi e connettersi per attivare nuovi ragionamenti, dar vita a suggestioni, a nuove forme di business”.

Smart Camp sarà presente su web, social network e app grazie alla capacità comunicativa di partner come Funweek.it, tra i principali content provider italiani, supporter sin dalla scorsa edizione.Smart Camp è un progetto nato dall’incontro tra Social Energy, start up innovativa nel settore delle energie rinnovabili e del social innovation, e LSD | Lostudiodorme, laboratorio multidisciplinare di design della comunicazione, in collaborazione con Social Fablab e Vite Culture.
Mediapartner: Funweek.it
Sponsor:
Car2Go, Mercedes, Associazione MEDeMED,Altay Scientific

 

Spotify svela ‘la mappa musicale del mondo’

La mappa analizza circa 20 miliardi di canzoni per mostrare i trend di ascolto localizzati in più di 1.000 città

  • Live map si aggiorna in automatico ogni due settimane e può essere incorporata online

 

 Spotify svela la Mappa Musicale: Città del Mondo – una guida illustrata interattiva su come le persone ascoltano la musica nelle diverse città del mondo. La mappa mostra circa 1000 playlist di città specifiche che riflettono i gusti musicali di ogni singola area. Spotify ha creato la mappa basandosi sulla musica “distintiva” di ogni area – vale a dire quelle canzoni che sono ascoltate di frequente in alcune città e non in altre.

 

La Mappa si aggiorna automaticamente ogni due settimane permettendo agli ascoltatori di viaggiare musicalmente nel mondo e stare al ritmo dello scenario musicale di ogni città. Ogni aggiornamento include l’analisi di circa 20 miliardi di canzoni ascoltate dagli utenti di Spotify.

 

I top trend di ascolto a livello globale mostrati dalla Mappa, rivelano che:

  • Il Mondo ama l’Hip Hop – è il genere più in evidenza nelle playlist, indipendentemente dal luogo geografico o dalla lingua.
  • La componente locale regna – gli artisti locali sono molto più popolari nelle aree in cui vivono e vale per tutti i generi musicali.

Ecco alcuni musicisti di tendenza di oggi tra le principali città degli Stati Uniti:

 

E dalle città del mondo:

 

Gli utenti possono vedere anche una lista semplificata della ‘Mappa Musicale: Città del Mondo’ che include le playlist per tutte le città menzionate: http://everynoise.com/everyplace.cgi. Per maggiori informazioni sulla Mappa Musicale basta visitare Spotify Insights qui.    

Possagno: Canova, la bellezza mutilata

Quando con la testa di Paolina si giocava a pallone
A Possagno, i Canova esplosi dalla guerra.
La cronaca fotografica dello scempio. La Ebe dimezzata.
E la cronaca del conflitto nel diario di una bambina di allora
.

A mancare è la più emblematica delle immagini possibili: quella di un nugolo di soldati francesi che giocano a calcio con un pallone unico al mondo: la testa di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.
Scena della singolare disputa: il giardino della Casa-Gipsoteca dello scultore, a Possagno, ai piedi del Grappa, teatro di quella che passerà alla storia come la Grande Guerra.
Stefano Serafin si limitò a osservare, con orrore, quell’affronto al “suo” grande Canova, senza avere il coraggio, e forse neanche il tempo, di consegnarne per sempre la memoria ad una delle sue lastre fotografiche.

Serafin di orrori ne aveva già fotografati diversi, ma anche di azioni di salvataggio. E da quelle lastre, conservate come cimeli di famiglia, aveva tratto positivi che ancora oggi, un secolo dopo, colpiscono per qualità e potenza.
Riuniti in un piccolo album con copertina ricamata dalle donne di casa, come era d’uso per le memorie di famiglia, quell’album è oggi patrimonio dell’istituzione canoviana mentre le lastre originali sono conservate al FAST Foto Archivio Storico Trevigiano, insieme ad altre immagini sul tema, non meno importanti, di mano di Siro Serafin.

Per la prima volta, quegli originali saranno esposti, tutti insieme, proprio nel luogo dove furono “scattati”, ovvero alla Gipsoteca Museo del Canova a Possagno, nell’ambito di “Antonio Canova. l’arte mutilata nella grande guerra”, progetto espositivo a cura di Alberto Prandi e Mario Guderzo.
A promuovere la mostra ed il progetto sono la Provincia di Treviso (cui appartiene il FAST), la Fondazione Canova, con il determinante contribuito dell’Assessorato alla Cultura della Regione del Veneto che ha scelto questo progetto tra quelli prioritari nel proprio programma di attività ed iniziative per i Cent’anni della Grande Guerra. Al progetto partecipano anche il Consorzio di Promozione Turistica Marca Treviso e la Fondazione Stepan Zavrel di Sarmede.

Tale è la forza rievocativa di quelle piccole istantanee che alcune di esse sono diventate icona dei danni che le guerre arrecano, in ogni tempo, al patrimonio artistico. Gli squarci sul busto di Napoleone o Paolina decapitata hanno la forza che, nelle guerre di oggi, posseggono le immagini dei saccheggi e delle distruzioni di Hatra o di Nimrud, in Irak, o dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan.

Molti dei Canova violati, meglio martirizzati, dal cannoneggiamento del 1917, “fermati” dalle immagini di Stefano e Siro Serafin, non sono mai più stati esposti. In questo secolo, diverse opere sono state restaurate, molte altre, le più dilaniate, sono rimaste protette nei depositi.
Da cui usciranno per la prima volta proprio in occasione di questa mostra, riunite in un’ampia sezione, come reliquie di una sfregiata bellezza.

Per una di queste opere violate, la magnifica effigie di Ebe coppiera degli dei, è prevista anche la restituzione.
A Possagno sono conservati sia il modello originale di Ebe, una delle opere più celebri e ammirate del Canova, sia quanto rimane della replica in gesso voluta dall’artista di quella che fu la prima versione della scultura. Le Ebe in marmo sono due una è a Berlino alla Nationalgalerie, l’altra a Forlì Nei Musei di San.
Sia il modello originale che il gesso sono stati pesantemente dilaniati dal bombardamento del ’17.

Per una di queste opere violate, la magnifica effige di Ebe, la coppiera degli dei, è prevista un’azione didattica che presenterà il gesso danneggiato accostato ad una ricostruzione realizzata con le nuove tecnologie e che permetterà di percepire come sia, oggi, possibile presentare alla Storia una ricostruzione.
Canova realizzò due sculture di Ebe, una è a Berlino, Nationalgalerie, l’altra è a Forlì, al Museo di San Domenico, Istituzione che ha autorizzato l’utilizzo dei dati matematici per la produzione in stampa a 3D delle parti mancanti al gesso di Possagno e di tutti i frammenti. (Tra l’altro va ricordato che nel tour della mostra sarà Forlì la sede finale). Il procedimento è già stato positivamente sperimentato per le integrazioni su Paolina Bonaparte, per la Danzatrice con i cembali, Il Principe Lubomirski e Le Grazie.

Antonio Canova. L’arte mutilata nella Grande Guerra offrirà quindi l’intero corpus di immagini di Stefano e Siro Serafin, a documentare lo scempio di cui sono tutt’ora testimonianza tragica le opere dilaniate del Canova, opere che escono per la prima vota dai depositi. Una di esse, la magnifica Ebe, ritroverà dopo un secolo la dignità perduta.

Inoltre, a cent’anni dal rilevamento fotografico realizzato dai Serafin lo sguardo di due fotografi ritorna oggi sulle opere ferite di Canova. Guido Guidi e Gian Luca Eulisse rileggono i gessi canoviani mutilati e frammentati dalle granate e ci propongono una serie di immagini che tornano a far parlare i corpi, che pur se corpi rappresentati, così offesi e menomati, ancora oggi non sanno tacere, testimoni senza tempo della più tragica e ingiustificabile delle esperienze umane, la guerra.
Nelle nuove immagini fotografiche sia che i gessi canoviani siano racchiusi nell’immobile universo miniaturizzato di Guido Guidi, sia che lievitino immateriali nelle impalpabili atmosfere luminose di Gian Luca Eulisse, rimangono icona insuperata della tragica violazione dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sull’arte.»
Ma il progetto, grazie alla collaborazione della Fondazione Stepan Zavrel, offrirà anche un ulteriore elemento di interesse: un originale “modulo didattico”.
Nascerà infatti un nuovo libro dedicato ad Antonio Canova, alle opere della Gipsoteca Canoviana di Possagno e dei Musei Civici di Bassano, illustrato da Gabriel Pacheco,il famoso illustratore messicano, distribuita nelle librerie a livello nazionale e presso strutture museali.
Il progetto guarda positivamente e attivamente al futuro rivolgendosi anche ai più piccoli per giocare con l’arte, per conoscerla, per amarla e dunque tutelarla, sempre”
A offrire un percorso – come sottolinea Monica Monachesi, direttore artistico della Fondazione Zavrel – senza carnefici da stigmatizzare, un percorso per riflettere, ricordare e soprattutto per amare e non distruggere mai più”
E’ stato inoltre ritrovato il diario di Elisa Fagnolo Zanardo, all’epoca quattordicenne, scritto durante il conflitto, nella sinistra Piave, là dove la guerra era più cruenta. La bambina consegnò al diario il dolore, la disperazione, il desiderio di riscatto. Le parole di Elisa hanno ispirato i 5 reading che Cinzia Zanardo, nipote di Elisa, proporrà in Gipsoteca nei mesi di apertura della mostra.

Info: www.museocanova.it tel. 0423 544323

FLOW_1 – arte contemporanea italiana e cinese in dialogo

FLOW_1 – arte contemporanea italiana e cinese in dialogo
a cura di Peng Feng e Maria Yvonne Pugliese
A Vicenza, mostra e convegno tra artisti e filosofi italiani e cinesi

25 artisti italiani e cinesi per 25 visioni, per riprodurre nel salone d’onore della Basilica Palladiana di Vicenza (dal 17 settembre al primo novembre 2015) il valore della varietà che simultaneamente vive e convive nella contemporaneità.
Flow_1 è una mostra d’arte contemporanea nuova e diversa, organizzata dall’Associazione Culturale YARC – Yvonneartecontemporanea in collaborazione con il Comune di Vicenza e con il patrocinio della Regione Veneto e il sostegno dell’Istituto Confucio di Venezia.
Per mettere in dialogo due culture, Occidentale e Cinese, i curatori, Maria Yvonne Pugliese e Peng Feng, hanno lavorato sul valore essenziale proprio di ogni opera d’arte, affermando in questa mostra la priorità dell’oggetto rispetto alla sua interpretazione. I 25 artisti italiani e cinesi invitati ad esporre hanno prodotto una o più opere che potessero esprimere al meglio la loro poetica. Infatti, pur essendo una mostra collettiva, ogni artista ha uno spazio importante adatto ad esprimere la propria visione del mondo.
Lo sguardo di ogni visitatore potrà cogliere e fare proprie differenze e somiglianze sia all’interno della stessa cultura sia nel raffronto tra di esse.
Proprio il visitatore è al centro del lavoro dei curatori che hanno predisposto la possibilità di accedere a tre ordini di lettura della mostra.
Il primo, appunto, lo sguardo personale dove il proprio sapere, la propria memoria e la propria cultura daranno un risultato di lettura in diretto contatto con “l’oggetto – opera d’arte”, senza barriere linguistiche, senza vincoli di codici prestabiliti. Il secondo è il contatto con lo sguardo dell’artista. Infatti ogni artista è stato invitato a produrre un contributo che potesse raccontare il processo fisico e mentale che lo ha portato alla produzione di quell’opera e alla propria poetica.
Il terzo è l’approfondimento di alcune tematiche che saranno frutto del dialogo tra artisti e filosofi italiani e cinesi invitati al FlowTalk del 17 settembre: il rapporto tra tradizione e innovazione, il rapporto con la natura, il valore dell’opera d’arte contro il simulacro della comunicazione, il ruolo dell’artista nella società contemporanea. In Basilica Palladiana sarà quindi possibile percorrere le sale espositive con quadri, video, installazioni, progetti, che parlano del sentire attuale nella varietà di due realtà antropologicamente diverse ma entrambe fotografate nel medesimo spazio/tempo contemporaneo.
Il progetto FLOW_1 (dove il numero sta ad indicare la prima di future e diverse edizioni) è frutto della collaborazione tra 25 artisti, 2 filosofi, 1 casa editrice filosofica, diversi sponsor, collezionisti e amanti dell’arte oltre a, fondamentale, la collaborazione del Comune di Vicenza.

Gli artisti in mostra: Aisa Jiang Tuerxun, Stefano Arienti, Bianco-Valente, Stefano Cagol, Piero Gilardi, Hu Guoqing, Huang Yan, Massimo Kaufmann, Li Hongbo, Marcantonio Lunardi, Iler Melioli, Mu Boyan, Laurina Paperina, Peng Si, Elena Pugliese, Tamara Repetto, Serse Roma, Wang Rui, Alberto Scodro, Cristina Treppo, Patrick Tuttofuoco, Dany Vescovi, Zhang Fangbai, Zhao Xu.
Molti di loro erano già presenti nel giugno 2014 alla prima Biennale Internazionale dello Xinjiang con tema “Incontro sulla via della Seta” a cura del prof. Peng Feng (già curatore del padiglione cinese alla Biennale di Venezia 2011) dove Maria Yvonne Pugliese era stata invitata a selezionare gli artisti italiani.

Vernissage e FlowTalk:
giovedì 17 settembre, ore 15.30

Apertura al pubblico:
sabato 19 settembre

Orari:
giovedì e venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20
sabato e domenica dalle 11 alle 19

Bloccato in città? Rilassati grazie a Groupon


Tenetevi pronti: dicono che la settimana che sta arrivando sarà torrida. E diciamocelo, già in Spagna stanno arrostendo a più di 42 gradi. Chi sarà nelle grandi città sarà davvero messo a dura prova: non basterà il deskstop con l’ombrellone o immagini marittime o di montagna su instagram…
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Buzzoole