Paesaggio culturale Lednice-Valtice: 25 anni sotto le ali protettive dell’Unesco

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Tra nuovi riconoscimenti e anniversari, in Repubblica Ceca è tutto un festeggiare sotto l’effige dell’organizzazione delle Nazioni Unite. Nel Paese con ben 14 siti accolti nella Lista Mondiale del Patrimonio dell’Umanità, c’è un capolavoro unico, plasmato dalla natura e dall’uomo, che vi aspetta.
Tra beni materiali e immateriali riconosciuti come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, la Repubblica Ceca –soprattutto in proporzione al proprio territorio- è un Paese da record. Negli anni (e ancora adesso), l’Unesco ha saputo scovare qui monumenti, siti, tradizioni, maestrie e paesaggi assolutamente da tutelare. Appartengono al mondo, a tutti noi. Scoprirli è doveroso. Oltre che emozionante…

Se proprio doveste avere bisogno di un pretesto, eccolo qua: il 14 maggio scorso, il paesaggio culturale di Lednice-Valtice, in Moravia meridionale, al confine con l’Austria, ha compiuto 25 anni sotto l’effige Unesco.  E’ anche grazie a questo riconoscimento che la sua bellezza e unicità sono rimaste intatte…

Splendido esempio di compenetrazione tra capolavori della natura e dell’uomo, è uno dei siti più vasti del mondo nel suo genere. Esteso per ben 300 chilometri quadrati tra le città di Lednice, Valtice e Breclav, è caratterizzato da scorci bucolici di prati, alberi secolari, stagni e laghetti, solcati dal fiume Thaya e punteggiati di tenute di caccia, castelli, giardini alla francese e all’inglese, vigneti pregiati e bizzarre architetture, come per esempio un minareto e un obelisco.

I monumenti –armoniosamente inseriti nel paesaggio- si devono alla dinastia dei Lichtenstein. Come accennato, accanto ai castelli di Lednice e Valtice –che danno il nome al grande parco culturale- e alla Tenuta di caccia della famiglia, svettano verso il cielo un Obelisco di 23 metri, a memoria della pace stipulata tra Francia e Austria nel 1798, e la torre di 60 metri in stile moresco del Minareto. Quest’ultimo è il più grande edificio del genere in un Paese non musulmano. Vale la pena salire i 302 scalini che conducono in cima, per godere di un favoloso panorama a 360° sull’intero paesaggio.

Tra gli altri edifici del parco culturale, anche il Castello di Jan. Frutto di un capriccio di Luigi I del Liechtenstein, fu commissionato direttamente in forma di rovine. Poteva un ricco casato non possedere i ruderi di un antico maniero di famiglia? Detto, ordinato e fatto. Tra le sue mura artificialmente semi-diroccate, si riunivano per banchettare i nobili invitati alle battute di caccia. Nel parco c’è anche una cappella intitolata a Sant’Uberto, protettore dei cacciatori. E poi, un rincorrersi di castelli e palazzi “minori”, tempi e tempietti, statue, colonnati, architetture verdi, sculture romantiche…

Lo sfarzoso palazzo di Valtice è anche culla di un’antica tradizione vitivinicola (le cui origini affondano addirittura ai tempi dell’imperatore romano Marco Aurelio, che pare abbia importato qui la prima vigna), tuttora perpetuata. A palazzo si fanno degustazioni dei migliori vini locali. Il parco culturale è solcato da bellissimi sentieri da percorrere a piedi o in bicicletta.
I meno sportivi, o i più romantici, possono concedersi in alternativa una crociera panoramica a bordo dei battelli che solcano tutto l’anno le acque del fiume Thaya.

Libertà in bicicletta, nel verde di Cechia

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Lungo la Cortina di Ferro e lungo il fiume Becva

Lasciamo i pensieri dell’ultimo periodo a casa. E soprattutto lasciamo casa. E’ tornato il tempo di viaggiare. Di assaporare di nuovo, in totale sicurezza, le emozioni cui abbiamo troppo a lungo rinunciato. La Repubblica Ceca invita a pedalare nella natura e nella storia.
La quiete dopo la tempesta. Di più, la libertà dopo il lockdown. E’ più che mai il tempo di salire in sella alla bicicletta, pedalare nel vento e scacciare contemporaneamente i postumi dell’inverno e l’oppressione da pandemia. Sono tantissimi i percorsi e le ciclabili dedicati alle due ruote in Repubblica Ceca, riconosciuta come paradiso da biker esperti e semplici cicloturisti, ma visto che di ritrovata libertà stiamo parlando, abbiamo pensato di portarvi su una ciclovia storica, che ripercorre luoghi e tempi in cui la libertà, dal regime comunista, era ancora un sogno.

The Iron Curtain Trail

La ciclovia della Cortina di Ferro, parte dell’itinerario transnazionale Eurovelo 13, è assolutamente da mettere in agenda. Una cinquantina d’anni fa, ai tempi della Guerra Fredda, qui correva l’impenetrabile Cortina di Ferro, confine militare invalicabile tra Europa orientale e occidentale. Oggi, in tempo di pace, ben 16 Paesi sono coinvolti nella costruzione e nel coordinamento di un percorso ciclabile e pedonale che, una volta ultimate le ultime tratte, sarà lungo 10.000 chilometri.

Il tratto ceco dell’Eurovelo 13 si snoda dall’estremo Sud del Paese, al confine con Germania e Austria, fino a Lanzhot, a un soffio dalla Slovacchia. Una delle tappe storicamente più interessanti è quella presso il memoriale del taglio del filo spinato, simbolicamente eseguito nel 1989 nei pressi di Nové Domky, nella regione di Tachov, non lontano dal confine ceco-tedesco.  Da visitare il Museo della Cortina di Ferro della Repubblica Ceca, a Rozvadov. La ciclabile prosegue poi verso la Selva Boema (Šumava). Qui la vegetazione rigogliosa nasconde le tracce della dominazione comunista, come per esempio la stazione ferroviaria di confine a Železná-Bavorská Ruda, letteralmente divisa in due da una barriera di filo spinato. Nei pressi del villaggio di Bučina, ecco il museo all’aperto della Cortina di Ferro. Lungo il canale di Schwarzenberg si scende poi a valle, fino a Vyšší Brod. Attraversando il cosiddetto Canada Ceco si approda a Slavonice, nei cui pressi si scorgono i resti delle fortificazioni cecoslovacche pre-guerra. Da qui si raggiungono infine le colline della Moravia meridionale. A Čížov, in Vysocina, la ciclabile costeggia 350 metri di recinzione in fil di ferro, molto ben conservata e ancora corredata di torre di guardia. A Mikulov sono da concedersi una deviazione lungo il Sentiero della Libertà (Stezka svobody), dedicato a coloro che tentarono di eludere i controlli e attraversare la pericolosa cortina, e una pedalata nel paesaggio culturale di Lednice-Valtice, inserito dall‘UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale dell‘Umanità. Nel museo di Valtice, tra l’altro, viene documentata anche la storia della Cortina di Ferro. La ciclovia transnazionale che ne porta il nome abbandona infine la Repubblica Ceca alla confluenza dei due più grandi fiumi dell’area: la Morava e la Thaya (Dyje), nei pressi della città di Breclav.

Lungo il fiume Becva, nel cuore della Valachia morava

E’ un viaggio nella storia -quella del popolo valaco, minoranza etno-culturale che difende fieramente la propria identità e le proprie tradizioni- anche quello lungo la ciclabile che costeggia il fiume Becva e ne esplora il territorio. In totale sicurezza, quasi esclusivamente lontano dal traffico e su tratte in gran parte di nuova realizzazione, per ben 160 chilometri (ovviamente percorribili in più tappe) conduce attraverso i paesaggi verdissimi e variegati della Moravia-Slesia, culla appunto della cultura valacca ceca. Lungo il percorso –al cospetto dei monti Beschidi– piccoli villaggi dalle tipiche case in legno, cittadine antiche, castelli, musei, siti storici e naturalistici, il museo all’aperto di Roznov pod Radhostem e altre sorprese aspettano i biker.

Green & safe: la Repubblica Ceca in treno

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Sui binari della storia, tra paesaggi e curiosità

Con uno tra i più estesi sistemi ferroviari d’Europa, il Paese invita a un turismo lento ma non troppo, consapevole e sicuro. Dalle grandi linee internazionali ai percorsi nostalgici, sono possibili itinerari per tutti i gusti e comode combinazioni. Le strade ferrate ceche sono veicolo di storia, ma anche di sorprese. Da scoprire senza pensieri, nell’Anno Europeo delle Ferrovie.

Nonostante le sue dimensioni, né troppo piccole né troppo grandi, la Repubblica Ceca è “ricamata” in lungo e in largo da fitti doppi fili d’acciaio… La sua rete ferroviaria è infatti tra le più estese e ramificate di tutta Europa. I primissimi binari furono posati agli inizi del 1800. Con il treno oggi si può arrivare praticamente ovunque. Nell’Anno Europeo delle Ferrovie, dunque, scopriamo un po’ di storia, qualche curiosità e soprattutto tanti spunti turistici sulle strade ferrate ceche.

Sbuffo d’anticipo

Pochi forse sanno che, in fatto di ferrovie, la Repubblica Ceca detiene un primato europeo: la primissima linea dell’Europa continentale fu costruita proprio qui all’inizio del XIX secolo, per collegare Ceske Budejovice (in Boemia meridionale) a Linz (in Austria), allora appartenenti entrambe all’Impero austroungarico. Attiva fin dal 1828 con convogli trainati da cavalli, dovette aspettare il 1839 per vedere la “concorrenza” di treni a vapore: il 6 giugno di quell’anno fu inaugurata la prima tratta della cosiddetta linea ferroviaria settentrionale dell’imperatore Ferdinando, voluta come collegamento tra Vienna e Breclav. Seguirono a ruota, è il caso di dirlo, le altre tratte, compresa quella di Olomouc, che si innestava nella linea internazionale. Quanto alla capitale, il primo treno si fermò nella stazione ferroviaria di Praga –allora nuovissima, oggi monumento storico, più volte sottoposto a restauri conservativi- il 20 agosto 1845, dopo aver attraversato un tunnel da poco scavato nelle mura della città. Quando, a dire il vero non moltissimi anni fa e più precisamente nel 1981, i treni a vapore nel Paese furono mandati in pensione (salvo rari casi, impiegati per rievocazioni storiche e itinerari turistici di charme), l’unica ferrovia completamente elettrica sul territorio ceco esisteva già da 80 anni: si tratta della linea Tabor-Bechyne, in Boemia meridionale, inaugurata nel giugno 1903.

Curiosità sui binari

I tanti patiti del treno e i numerosi club amatoriali cechi, sempre a caccia di notizie e particolari insoliti, scovano di continuo chicche semi-sconosciute. Eccone alcune. La rete ferroviaria ceca comprende 160 gallerie e 7000 ponti. Di questi ultimi, il più lungo è il Viadotto Negrelli, a Praga: con i suoi 1100 metri, parte dalla stazione e scavalca la Moldava. Tra i ponti più scenografici, invece, ecco il viadotto di Krystofovo Udoli, sulla linea ferroviaria Liberec-Ceska Lipa, sempre in  Boemia. Iscritto nell’elenco dei monumenti culturali cechi, è un perfetto esempio di integrazione nel paesaggio. Non solo per la sua costruzione sono stati utilizzati materiali locali, come diorite e granito, ma i suoi pilastri in pietra si incastonano perfettamente nella scenografia di rocce. Di viadotto in viadotto il viaggio si fa lungo… Quello di Zampach, in Boemia centrale è davvero impressionante con le sue alte arcate in pietra. Costruito tra il 1898 e il 1900 da operai italiani, con i suoi quasi 42 metri d’altezza è il ponte in pietra più alto del Paese. Doppio livello di arcate, invece, per il viadotto nei pressi di Sychrov, parte della ferrovia Pardubice-Liberec e alto 32 metri. Trenta metri d’altezza, 9 di larghezza e 300 di lunghezza per uno dei ponti ferroviari più grandi d’Europa: il viadotto di Dolni Loucky, lungo la Brno-Havlickuv Brod. Ad arco unico, realizzato in ferro e cemento, è del 1953.
Parlando invece di record d’altitudine, la stazione ceca più in quota è quella di Kubova Hut (995 metri), nella Selva Boema. Ne tengano conto gli escursionisti, che possono partire da Praga e cambiare treno a Strakonice…

Il treno fischia e va (piano)

Inutile nascondersi dietro l’alibi di accontentare i bambini: un bel viaggio nostalgico, a bordo di carrozze storiche, trainate da locomotive che ancora sbuffano fischiando come secoli fa, ha un fascino senza età. Soprattutto nella stagione estiva, non mancano le opportunità di vivere l’esperienza di una gita su antichi treni a vapore o su binari a scartamento ridotto. Senza fretta, all’insegna del paesaggio e dell’atmosfera. Provare per credere, a bordo del treno a vapore della linea che parte da Jindrichuv Hradec, perla rinascimentale nel cosiddetto “Canada boemo”, e tra fitti boschi e lucenti specchi d’acqua conduce a Nova Bystrice oppure a Obratan. Tutte le fermate, punteggiate da deliziose stazioncine di campagna, che talora offrono anche possibilità di alloggio, sono buone per scendere e imboccare uno dei tanti sentieri escursionistici che solcano la zona. Sul treno è ammesso il trasporto di biciclette. Sempre in Boemia ecco anche la cremagliera Tanvald-Harrachov. Del 1902, corre (si fa per dire) a un soffio dal confine polacco. Fu costruita nell’ambito di un ambizioso progetto che voleva collegare su binari l’impero austroungarico a quello prussiano. I suoi convogli –che scivolano per 7 chilometri lungo un itinerario suggestivo, per un dislivello di diverse centinaia di metri, tra le alte pareti di roccia e gli strapiombi del Parco Nazionale dei Monti dei Giganti- in estate sono presi d’assalto dai biker e in inverno dagli sciatori. Costruita sempre sotto gli austroungarici, la ferrovia a scartamento ridotto di Osoblaha entrò in servizio il 18 dicembre 1898 tra Tremesna ve Slezsku e appunto Osoblaha, villaggio rurale della Slesia ceca, sede di una raffineria di zucchero. Una curiosità: il regolamento dell’epoca concedeva la costruzione di strade ferrate solo oltre i 20 chilometri di lunghezza. I progettisti trovarono allora l’escamotage di inserire numerose curve lungo il percorso: ben 102. La linea è tuttora in funzione, con regolare servizio passeggeri su convogli diesel ed elettrici. La storica ferrovia Tabor-Bechyne, a trazione elettrica, funziona oggi solo per rievocazioni e viaggi nostalgici. Costruita all’inizio del XX secolo dall’ingegnere ceco Frantisek Krizik e prima del suo genere a comparire sotto l’impero austroungarico, è tra i vanti storici della Boemia meridionale. L’antica via ferrata boema tra Ceska Kamenice e Kamenicky Senov, la cui costruzione tra le pieghe dei monti iniziò nel 1886, è ormai dismessa, ma è stata parzialmente mantenuta in attività come museo ferroviario. Le corse a vapore sono in calendario durante l’estate, nelle feste comandate e in occasioni speciali.

Di stazione in stazione

Apparse contemporaneamente alle ferrovie, tra XIX e XX secolo, le vecchie stazioni sono oggi storiche, primo approdo ma anche prima attrazione di un viaggio in treno. In Repubblica Ceca sono tenute da conto e oggetto di oculati restauri, che le ammodernino adattandole alle attuali esigenze dei viaggiatori, ma ne rispettino contemporaneamente l’identità storica e architettonica. Un esempio per tutti, dopo quella già citata di Praga che sposa in maniera ardita ma splendida lo stile Art Nouveau e quello “brutale” modernista? Sicuramente quella di Brno (Moravia), tra le più antiche stazioni ferroviarie del Paese, reduce da un’accurata ristrutturazione che l’ha riportata all’aspetto originario, del 1905.

Treni da esposizione

Il Museo delle ferrovie ceche a Lužná, presso Rakovník in Boemia centrale, è il più grande del suo genere nel Paese. Del complesso fa parte anche un circuito ferroviario a scartamento ridotto, sul quale i visitatori possono concedersi un giro turistico. Accanto a locomotive a vapore, dalle più antiche alle più recenti, e molti vagoni passeggeri e merci, si ammirano anche vari oggetti della storia delle ferrovie, come apparecchiature di segnalazione e di sicurezza, attrezzi speciali in disuso, modellini di treni e officine ferroviarie dove si riparano e ristrutturano vecchi reperti. Interessante anche il Museo delle ferrovie industriali di Zbysov, non lontano da Brno, in Moravia. Anche qui c’è la possibilità di fare un percorso a scartamento ridotto su treno a vapore, con partenza dalla cava dismessa che ospita oggi l’esposizione a tema. Affonda ancora più in là nei secoli il Museo delle ferrovie a cavalli di Bujanov, nei dintorni di Cesky Krumlov, in Boemia meridionale. Vagoni ferroviari in miniatura, di tutte le epoche, in mostra invece al Museo dei trenini elettrici di Studenka, in Moravia-Slesia. Infine una vera chicca, a Praga. All’interno del Museo Tecnico Nazionale di Letna è possibile ammirare addirittura il vagone-salotto dell’imperatore Francesco Giuseppe I, oltre a due locomotive a vapore.

Wimbledon: scopri la storia, il patrimonio e le tradizioni

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Di nuovo in piena attività per l’estate 2021, i Campionati di Wimbledon sono uno degli eventi sportivi più amati della Gran Bretagna. Ma altrettanto avvincente quanto i servizi, le volée e i rovesci mozzafiato che si vedono sull’erba verde santificata sono le tradizioni, il glamour e la storia che stanno dietro al più antico e prestigioso torneo di tennis del mondo.

Dal concedersi le tradizionali fragole e panna alla scoperta della moda ispirata al tennis o alla visione delle partite mozzafiato sul grande schermo, ci sono molti modi per godersi un assaggio di Wimbledon.

Un torneo molto vittoriano

Il primo campionato di tennis su prato si tenne nel 1877 al The All England Croquet Club, in Worple Road a Wimbledon, nel sud-ovest di Londra. Questo emozionante evento vide un Grande Slam solo maschile giocato da 22 dilettanti, che si concluse con un’emozionante finale vista da circa 200 spettatori. Vinto dallo sportivo locale Spencer Gore, ricevette con orgoglio dodici ghinee di premio (equivalenti a circa 790 sterline di oggi). Le competizioni di Singolo Femminile e Doppio Maschile furono aggiunte nel 1884, mentre il doppio femminile e il doppio misto furono introdotti nel 1913. La sua crescita fu tale che nel 1922 i campionati si trasferirono in una sede più grande in Church Road, nella stessa area del sud-ovest di Londra, dove si giocano tuttora.

campo di wibledon di giorno© visit britain

Con la pioggia o con il sole

I campi di Wimbledon sono cambiati molto dagli esordi, sono state fatte migliorie per riparare dalle intemperie e dalle bizze del clima britannico facendo sì che non ci siano tempi morti dovuti alle condizioni meteo: dal 2009, il campo centrale di Wimbledon non soccombe ai ritardi dovuti alla pioggia grazie a un tetto retrattile, in grado di coprire il manto erboso in soli dieci minuti. I miglioramenti hanno anche incluso un sistema di aria condizionata all’avanguardia che acclimata lo stadio. Il primo match ad essere giocato con questo sistema è stato lo scontro tra la leggenda scozzese Andy Murray e lo svizzero Stanislas Wawrinka, l’anno in cui è stato installato.

Radici reali

Prima che il Grande Slam di Wimbledon diventasse famoso, il tennis era praticato principalmente dall’alta società britannica e dai Reali. Il più antico esempio di campo da tennis sopravvissuto in Inghilterra risale al XVI secolo e si trova annidato nei terreni dello storico Hampton Court Palace. Gioco preferito dal Re Enrico VIII, il “Tennis Reale” era uno sport amato da alcuni dei più alti nobili e dalle persone più ricche del paese.

Il tennis su prato, che differisce dal “Tennis Reale” e richiede meno spazio, fu giocato per la prima volta nel 1873 dal maggiore Walter Wingfield. Creato come un gioco da praticare all’aperto, si giocava di solito sui green delle grandi case padronali appartenenti all’élite britannica.

Partite moderne

Oggi, le partite di Wimbledon attraggono fan da tutto il mondo e sono seguite in oltre 200 paesi. Anche se il torneo vanta 18 campi in erba, alcuni degli accadimenti più avvincenti e le partite più emozionanti si vedono spesso dal Centre Court, uno stadio da 15.000 posti che è considerato il campo da tennis più iconico del mondo. Il calibro degli ospiti che si accaparrano gli ambiti posti a sedere del Centre Court è altissimo; il Royal Box è riservato esclusivamente all’uso della Famiglia Reale e dei loro ospiti.

L’avvistamento di celebrità al Centre Court aggiunge un tocco di glamour a Wimbledon, con David Beckham, Claire Foy di The Crown e Dame Maggie Smith tra quelli avvistati negli anni precedenti, insieme a reali come Kate Middleton e Meghan Markle.

campo di wimbledon di giorno© visit britain

Perché tutto bianco?

Oltre agli abiti firmati e alle giacche di lino che si vedono regolarmente sugli spalti, gli abiti indossati dai concorrenti rispettano una semplice regola: sono tutti bianchi dalla testa ai piedi. Questa è l’etichetta di Wimbledon fin dal 1800, quando il tennis veniva giocato in certi incontri sociali e i giocatori indossavano il ‘bianco da tennis’ per evitare che emergessero imbarazzanti macchie di sudore! Con l’eccezione di un centimetro di colore, ancora oggi i giocatori devono indossare una tenuta completamente bianca, dai pantaloni alla suola delle scarpe!

Al servizio della moda

I campi di Wimbledon hanno influenzato direttamente la moda attraverso il tre volte campione Fred Perry. Il logo di questo grande marchio britannico è la corona d’alloro, ispirata all’emblema di Wimbledon – una toppa che è cucita sul davanti di ogni polo iconica Fred Perry. Lanciata in occasione dei campionati di Wimbledon del 1952, la camicia da tennis bianca raggiunse il successo stilistico, portando alla creazione di una collezione più colorata che divenne una dichiarazione di moda per numerose sottoculture britanniche durante gli anni ’60 e oltre.

Campioni di Wimbledon

Diversi giocatori britannici hanno assaporato il successo al prestigioso torneo, tra cui Fred Perry, che ha vinto tre campionati di Wimbledon consecutivi negli anni ’30. Dorothy Round Little vinse solo l’anno dopo Perry, mentre Angele Mortimer vinse il trofeo nel 1961, seguita da Ann Haydon-Jones nel 1969. Nel 1977, anno del centenario del torneo, Virginia Wade vinse sotto lo sguardo di Sua Altezza Reale la Regina, che non aveva partecipato a una finale dal 1962.

La vittoria britannica più recente è stata nel 2016, quando il talento scozzese Andy Murray ha ottenuto la sua seconda vittoria a Wimbledon. Nel frattempo, la stella del tennis svizzero Roger Federer ha vinto il titolo di Wimbledon in ben otto occasioni fino ad oggi.

Murray Mound

Il successo di Andy Murray è stato onorato con la dedica ufficiosa dell’area erbosa intorno al campo n. 1 di Wimbledon, ora affettuosamente nota come ‘Murray Mound’. Precedentemente chiamata ‘Henman Hill’ dal nome dell’amato giocatore britannico Tim Henman, è nota per essere un punto di ritrovo per gli spettatori che qui si radunano abitualmente per guardare le partite su schermi giganti mentre gustano i tradizionali dolcetti di Wimbledon.

Tradizioni gustose

Un assaggio di Wimbledon è una semplice ma deliziosa porzione di fragole fresche e panna, innaffiata da un rinfrescante Pimms (con una selezione di frutta, menta fresca e limonata) o un bicchiere di fizz! Le fragole e la panna sono la quintessenza di Wimbledon, con circa 140.000 porzioni abitualmente consumate durante le due settimane dell’evento. Il torneo è molto orgoglioso di fornire fragole di altissima qualità coltivate nel Kent, che vengono raccolte il giorno prima e arrivano al sorgere del sole il giorno dopo!

Ad Eindhoven la prima casa abitabile realizzata con una stampante in 3D in Europa

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Uno sviluppo fondamentale per il futuro dell’edilizia

L’iniziativa porta il nome di Project Milestone ed è a una coppia di Amsterdam, Elize Lutz e Harrie Dekker, che è toccato l’onere e l’onore di trasferirsi – dal prossimo agosto – nella prima casa interamente stampata in 3D, collocata nel quartiere Bosrijk di Eindhoven. L’abitazione –  che dall’esterno ricorda un megalite, o a detta di altri la casa dei “Flintstone” – copre una superficie pari a 94 metri quadrati su un piano, con due camere da letto e un ampio soggiorno, ed è dotata di tutti i comfort, oltre ad essere estremamente efficiente dal punto di vista energetico.

Realizzata dall’impresa di costruzioni Saint-Gobain Weber Beamix di Eindhoven, la realizzazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione dell’azienda con la Eindhoven University of Technology(TU/e) e col Comune di Eindhoven.  La casa è composta da 24 elementi in cemento realizzati con una stampante 3D che utilizza un enorme braccio robotico dal quale fuoriesce cemento strato su strato. Per realizzare una casa di questo genere ci vogliono circa 120 ore, pari a 5 giorni.

Il progetto finale comprenderà cinque case, la cui tecnologia di stampa e il design diventeranno sempre più complesse. Mentre la prima casa a un piano è stata stampata fuori sede, la quinta casa – che sarà di 2 piani  e più ambienti – verrà interamente realizzata sul posto. Lo sviluppo della tecnica di stampa del calcestruzzo 3D sarà quindi ben visibile.  Lutze e Dekkers saranno gli ambasciatori della casa per i prossimi sei mesi e in questa veste dovranno tenere la porta aperta agli interessati. Il progetto Milestone sta infatti attirando l’attenzione di tutto il mondo e la fabbrica è già stata visitata da diverse decine di viaggiatori giapponesi e brasiliani, molto incuriositi.

Uno sviluppo fondamentale per il futuro dell’edilizia

I partner del progetto Milestone vedono lo sviluppo come una grande innovazione che può essere dirompente nel settore dell’edilizia, permettendo di realizzare strutture abitative in tempi più rapidi e a un prezzo più accessibile, evitando trasporto e sprechi di materiali.

https://www.hureninmilestone.nl/project/

Bunker trasformati in alloggi lungo la costa olandese

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Un soggiorno in mezzo alla natura immersi nella storia

Dopo 76 anni dalla liberazione dei Paesi Bassi dall’occupazione tedesca, i primi bunker nella zona di Hoek van Holland sono stati convertiti in alloggi sostenibili con vista sulle dune.

Lungo la costa olandese si trovano ancora numerosi bunker nascosti tra le dune.  L’associazione no-profit Cocondo ha lanciato un programma di ricostruzione e mantenimento per dare una seconda vita a queste strutture, un tempo ermetiche e buie e considerate invincibili. A queste costruzioni viene dato un nuovo scopo, trasformandole in luoghi di soggiorno molto speciali; una sorta di edilizia costiera sostenibile, ecologica e mimetizzata con l’obbiettivo di preservare il patrimonio storico, la sua natura circostante e scoprire come il patrimonio e la natura possono completarsi a vicenda.

Grazie alla collaborazione con designer e artisti, i bunker delle dune di Hoek van Holland vengono trasformati in alloggi unici e sostenibili per la cui trasformazione si utilizzano materiali naturali ed ecologici che tengono conto delle caratteristiche esistenti del bunker e della natura circostante.

Il progetto pilota è iniziato nel 2020 con la trasformazione dei primi bunker che è durata 1 anno.

Da vecchio bunker telefonico ad alloggio per famiglie

Hoek van Holland comprende l’area Natura 2000 e il monumento nazionale ‘Het Vinetaduin’ che ospita circa 60 bunker protetti. Qui si trova anche un ex bunker telefonico. Questo rifugio militare tedesco costruito nel 1943 consisteva in un centralino telefonico in cemento armato e un’abitazione in muratura. Durante la guerra il bunker era presidiato da due persone e ora, dopo la trasformazione, il bunker può ospitare una famiglia di 4 persone. Dotato di soggiorno, bagno e una bella camera da letto, una volta la stanza del centralino telefonico, mentre la seconda camera è stata ricavata da una ex finestra interna  con vista direttamente sul terrazzo all’esterno.

I lavori in legno sono stati disegnati da Remko Verhaagen e realizzati da Thijs Brandsma con una quercia di 75 anni per ricordare i 75 anni dalla liberazione.

Il ricavato degli affitti viene interamente investito nella conservazione e nello sviluppo del patrimonio e della natura circostante. Questo progetto servirà inoltre per preservare la storia della regione, visto che pochi conoscono la storia della costa olandese durante la ricostruzione che seguì la Seconda guerra mondiale.

https://cocondo.nl/en/concept/

Nuovi alloggi galleggianti e sostenibili nel porto di Rotterdam

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Quattro piccole case galleggianti realizzate con materiali riciclati

Le houseboat sono state installate nel porto di Rijnhaven, dietro il quartiere Kop van Zuid di Rotterdam, nell’ambito di “Floating Rotterdam” Quattro case “Wikkelboats”, ormeggiate a un molo lungo 36 metri, offrono spazi accessibili a tutti durante il giorno e una sistemazione assolutamente originale a chiunque voglia trascorrervi la notte. Le prime Wikkelboats apriranno i battenti il ​​1° luglio. Sono in gran parte autosufficienti e la parte superiore è composta da 24 strati di cartone ondulato riciclato), dispongono di vasca idromassaggio e di un pontile dal quale si gode una vista spettacolare sullo skyline della città. Possono essere sfruttate per molte funzioni: di giorno come area meeting o lounge per ospiti; di notte per accogliere 6-8 persone. Le Wikkelboats sono ormeggiate, pertanto non è possibile navigare con esse, non essendo state progettate per questo.

Sander Waterval ne è l’ideatore, oltre a essere fondatore e comproprietario del porto turistico “The Red Apple Marina”, sempre a Rotterdam. “Siamo molto felici che il nostro piano abbia ricevuto il via libera e che ora possiamo contribuire a rendere questa parte di Rotterdam ancora più divertente e bella, insieme al comune e ad altre iniziative dentro e intorno al Rijnhaven”. Infatti Floating Rotterdam collaborerà con molti partner: il Comune di Rotterdam, LantarenVenster, il Consiglio distrettuale di Katendrecht, Sportmonding Rijnmond e 010Sports.

Nel settembre 2018 venne organizzato un incontro per i residenti intorno al Rijnhaven. All’epoca, il piano prevedeva di posare un ampio molo lungo il Wilhelminakade, in combinazione con posti barca per residenti e passanti, dieci Wikkelboats e il padiglione galleggiante da spostare. Poiché il Comune stesso stava per costruire un grande parco sul molo e non c’era più spazio per il Padiglione galleggiante nel Rijnhaven, il progetto è stato adattato a quello attuale, che di Wikkelboats ne prevede solo quattro.  Ma piccole e accoglienti, senza confronti con le abitazioni tradizionali di Rotterdam.

 https://wikkelboat.nl/en/

La Norvegia rilancia il turismo con una visione audace e più verde

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Mentre i piani per riaprire il turismo in Europa iniziano a prendere forma, Visit Norway, con il contributo dell’industria dei viaggi norvegese, ha presentato questa settimana a Oslo una nuova e ambiziosa strategia nazionale per il turismo .

La strategia è stata commissionata dal governo norvegese nel gennaio 2020 e ora è stata consegnata al ministro del Commercio e dell’Industria, Iselin Nybø.

Visit Norway e l’industria dei viaggi norvegese ha utilizzato la pausa forzata in seguito alle restrizioni della pandemia per lavorare alla ricostruzione del settore in un modo migliore e più sostenibile, concentrandosi sull’essere parte della soluzione alla crisi climatica.

Una delle principali iniziative della strategia nazionale per il turismo è l’impegno del settore a ridurre del 50% le proprie emissioni climatiche entro il 2030 (sulla base dei livelli del 2019) e a ridurre del 10% le emissioni annuali dei trasporti. Ciò non influisce sulle ambizioni di crescita del paese per il turismo né sul reddito da esportazione né sui tassi di occupazione.

“La crescita sostenibile nel settore del turismo deve essere combinata con una minore impronta climatica del settore nel suo complesso. L’industria dei viaggi non può essere in prima fila mentre la lotta al cambiamento climatico continua. Dobbiamo agire in modo responsabile e unire le forze per fare la nostra parte per salvare le fondamenta stesse del nostro settore. Questo è il motivo per cui la strategia afferma che la sostenibilità non è negoziabile “, ha affermato Bente Bratland Holm, Direttore del turismo di Visit Norway.

Una delle raccomandazioni della strategia è lo sviluppo di un calcolatore chiamato Klimasmart (“Climate smart”). Questo rivelerà il consumo per chilo di emissioni di CO2 per i vari mercati turistici nella parte di trasporto del viaggio. Uno strumento di questo tipo renderà più facile per tutti gli elementi del settore turistico valutare meglio il rapporto tra impatto sui consumatori e costi climatici nelle proprie iniziative strategiche.

Il settore dei viaggi è un settore in crescita e svolge un ruolo importante nel plasmare le comunità locali e nella creazione di posti di lavoro tanto necessari. Seguendo le raccomandazioni, la strategia suggerisce che entro il 2030 verranno creati quasi 43.000 nuovi posti di lavoro (25%) nel settore dei viaggi norvegesi.

Ecco una selezione di iniziative concrete già in atto in Norvegia:

  • Sustainable Destination è l’unico sistema di accreditamento nazionale della regione nordica per le destinazioni di viaggio. È uno strumento per lo sviluppo sostenibile di imprese e destinazioni per quanto riguarda l’ambiente, la comunità locale, il patrimonio culturale e l’economia. L’accreditamento non significa che le destinazioni siano ancora sostenibili al 100%, ma mostra che sono impegnate in un processo a lungo termine per uno sviluppo sostenibile. Le destinazioni vengono valutate ogni tre anni.
  • «CO2rism», è uno strumento digitale lanciato da Visit Norway nel 2020 per il calcolo delle emissioni di CO2 causate dal trasporto di turisti verso e in Norvegia. I gruppi di utenti di questo calcolatore sono aziende e operatori di marketing di destinazioni, interessati a conoscere le emissioni causate dagli ospiti che vogliono attirare in Norvegia. I dati di input riguardano sia i viaggi di piacere che quelli di lavoro.

Leggi la strategia nazionale per il turismo per la Norvegia qui .

A tutta birra e tutta frutta nel nuovo birrificio di Rotterdam nell’ex magazzino della frutta più grande d’Europa

Nel Rotterdam Makers District si sta costruendo una combinazione senza precedenti di fabbrica di birra artigianale e ristorazione: la Stadshaven Brouwerij. Nell’edificio dell’ex magazzino della frutta che risale a 100 anni fa e completamente ristrutturato, su una superficie di 5000 mq hanno appena iniziato a produrre le nuove birre, prevedendo una produzione di 2 milioni di litri all’anno. Tutto questo nell’area portuale Merwehaven con un enorme potenziale, in piena fase di riqualificazione, dove l’arrivo della Stadshaven Brouwerij darà un importante contributo alla vivibilità e alle dinamiche sociali. L’apertura di tutto il complesso è prevista per la primavera del 2021.
In termini di capacità, il birrificio Stadshaven è tra i primi 4 birrifici artigianali dei Paesi Bassi, oltre a Jopen, Brouwerij ‘t IJ e Texelse. Inoltre, questo tipo di birrificio consente all’esperto mastro birraio Wesley Aarse di produrre birre di eccellente qualità. Nel caratteristico edificio, Stadshaven Brewery inaugura inoltre un locale molto “urban-trendy”, con 350 posti, dotato di una terrazza di 750 mq affacciata sull’acqua, comprendente un menù ricco di gustosi piatti e di una scelta infinita di birre artigianali prodotte in casa, con vista sui silos di birra. Il menu si basa su piatti a base di prodotti sostenibili regionali preparati sul BBQ e nel forno a pietra. La birreria Stadshaven si concentra su combinazioni di birra e cibo molto innovative, serve cocktail di birra d’autore e non mancano i tavoli con la spillatrice self service.
Un fattore distintivo del birrificio Stadshaven è il fatto di essere aperto al pubblico, si organizzano tour della birra e si può vedere la produzione dietro le quinte. In questo modo, gli ospiti possono vedere l’intero processo di produzione della birra, dal bollitore alla bottiglia. Dopo il “tour della birra”, le varie birre artigianali possono ovviamente essere degustate.
Il birrificio Stadshaven è un’iniziativa del suo direttore Harm van Deuren che per questo progetto ha riunito un gruppo di appassionati ed esperti della birra. Sono stati investiti più di 10 milioni di euro per realizzare un ‘ambiente’ unico per i Paesi Bassi: un vasto birrificio in cui vengono prodotte le principali birre artigianali, accessibile ai visitatori. Ispirata dalla storia del Rotterdam Fruit Port, un tempo il più grande porto di frutta d’Europa, viene introdotta una nuova linea di birre artigianali contemporanee che, oltre ai soliti ingredienti quali malto, luppolo e lievito, sono arricchite di frutta. .
Queste birre possono essere gustate non solo presso il birrificio Stadshaven, ma anche a casa o in altri locali. L’ambizione della Stadshaven Brouwerij è quella di diventare il marchio di birra artigianale più distintivo e leader nei Paesi Bassi con le sue birre contemporanee (alla frutta).
Qui si potranno anche vedere spettacoli dal vivo in compagnai di amici e conoscere il nuovo “shuffle board”, una combinazione tra biliardo olandese, bowling e curling che la Stadshaven Brouwerij ha portato a Rotterdam. Oltre al birrificio e al settore della ristorazione, il birrificio Stadshaven è molto adatto per incontri di lavoro grazie alla diversità delle sale riunioni: le aziende possono svolgere presentazioni e piccoli workshop, nonché organizzare riunioni di lavoro e gite aziendali.
https://stadshavenbrouwerij.nl/

L’Evoluon di Eindhoven riacquista la sua vecchia funzione e diventa un museo sul futuro del Pianeta

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Architecture

Per la sua forma particolare, che ricorda un UFO, l’Evoluon è da sempre considerato un’icona della città di Eindhoven. Fu già museo della scienza e tecnologia e, dopo essere stato per lungo tempo un moderno centro per eventi e congressi, riprende la sua funzione originale diventando un museo sul futuro della terra.

“Sarà un museo “ottimista”, dice l’artista-tecnologo Koert van Mensvoort, che ha sviluppato il progetto: “Deve mostrare la connessione tra uomo, tecnologia e natura”. La forma dell’edificio è un’importante fonte di ispirazione. “Sarà una specie di astronave in cui impareremo ad essere un equipaggio migliore per la nave madre Terra”.

Van Mensvoort, fondatore di “Next Nature Network” si è fatto un nome negli anni con progetti sorprendenti come quello della carne coltivata artificialmente per risolvere il problema alimentare mondiale. Crede nel progresso dove la tecnologia ci aiuterà a risolvere i problemi della terra. “Nell’Evoluon esploreremo il futuro: Ci vuole poco sforzo per vedere che tutto va male; ce ne vuole di più per immaginare un futuro pieno di speranza, nel quale si vorrà vivere con piacere”.

Percorso nel museo

Il museo porterà il visitatore dal Big Bang all’Antropocene, l’era della comparsa dell’uomo, e oltre in uno spazio che comprenderà la sala sotto l’enorme cupola e le quattro gallerie. Il primo anello riguarda la nascita della terra, il secondo l’evoluzione della vita. Il terzo anello si concentra sul modo in cui la tecnologia sta trasformando la terra, mentre la prima e la quarta galleria mostrano ai visitatori come l’uomo può far fronte a tutti questi cambiamenti.

Si tratta di un progetto molto ambizioso che verrà realizzato in diverse tappe. Quest’anno si inizierà con un’installazione di realtà virtuale dove, indossando occhiali VR e un’imbracatura da alpinista, il visitatore viene sollevato e trasportato in immagini 3D, lontano nel futuro”. Dopo di che, il museo sarà sviluppato a tappe per poi completarsi definitivamente nel 2025. Il museo collaborerà con il museo della scienza e tecnologia di Amsterdam “Nemo”.

Storia

Nato come museo della scienza, l’originale edificio è stato fino ad oggi un moderno centro per eventi e congressi, che ospitava fino a 1500 persone con annesso ristorante. Gli architetti Louis Kalff e Leo de Bever avevano realizzato un progetto audace, dove la cupola di cemento del diametro di 77 metri era tenuta da 169 chilometri di cavo di tensione.

Venne costruito nel 1966 dalla Philips come museo della tecnologia: Era una vetrina per tutto ciò che Philips aveva da offrire. Negli anni 70 riscosse un notevole successo, attirando oltre 500.000 visitatori grazie alle sue mostre tecnologiche e stimolanti che già allora incoraggiavano l’interazione con il pubblico, dove i visitatori potevano fare i propri esperimenti, un concetto innovativo per l’epoca. Alla fine degli anni ’80 venne poi trasformato in un centro congressi.

Brainport

Evoluon si trova nella zona Brainport di Eindhoven, conosciuta come incubatore di tecnologie e innovazione. Qui sono infatti presenti una serie di aziende top e istituti di ricerca nel campo della tecnologia.