Sempre meglio parlarne a posteriori.

Credo di essermi presa una bella incazzatura, chiamiamola così.
Fa piacere parlare di alcune cose con il senno del poi. Ora mi dilungherò in un noioso e inutile cappello introduttivo che vi potrà sembrare tra il populistico e lo stucchevole. Giovedì parlavo con la mia capo del non sapersi comportare di alcuni medici che, sebbene professionisti ineccepibili, fanno pesare la condizione di malato ai pazienti. Così, ragionando, le ho detto con il mio pacco di locandine tra le mani che bisognerebbe comportarsi come i portieri d’albergo: sempre gentili, disponibili, cordiali anche se non sai chi hai davanti né se lo rivedrai. Per inteso, né lecchini né scazzati. Quella media cerimoniosità che non ti fa sentire uno zerbino. E lo dico perchè nel letto di ospedale parecchio ci sono stata.
Venerdì pomeriggio ero a lavorare sebbene ultimamente il fisico non vuole seguire quello che si impone di fare la testa. Quindi non essendo molto sicura delle condizioni fisiche ero in giro con mia madre. Mi squilla verso… mmm, le 17? Sì, suppergiù alle cinque mi risquilla il telefonino. Pensavo fosse il mio compagno di università che poco prima mi stava chiedendo per strada se la curva di Michaelis Menten fosse una conica o una retta. Non so neppure cosa gli abbia risposto. Pensavo fosse lui a rompere di nuovo i maroni, e che stavolta lo facesse con l’anonimo affinchè gli rispondessi.
Sento una voce stridula femminile che cerca al mio numero mia madre.
"Dall’ospedale di Viterbo…"
Io, rincoglionita e con un mal di testa che mi fa pulsare le tempie, non capisco di che parli. Pensavo a qualche visita che doveva fare la mamma e che non mi aveva detto, oppure che me l’aveva detta… ma chi se le caga queste cose… si presenta come la dottoressa non ricordo come e continua a chiedere il grado di parentela tra me e mia madre.
"Senta, ma lei è la figlia?"
"Signorina, sono il cane. Suvvia, che cavolo mi deve dire…"
In pratica mi dice che mia nonna si è sentita male e che è al pronto soccorso.
"Ma è grave?"
"No, guardi se non è parente non glielo posso dire…"
"Se è incapace di mettere insieme un pensiero di senso compiuto può passarmi uno dei suoi genitori o un medico col dono della parola? Anche un portantino…"
"La mettiamo in cardiologia. Si sbrighi a venire…"
"Si sbrighi a venire lo dice a qualcun altro con quel tono, si può sapere che cosa ha?"
Mi attacca il telefono in faccia. Io guardo mia madre e le dico che la nonna non si è sentita bene. Non si sa nulla. Lei torna a casa a telefonare, ma in pratica fino alle 19 non si trova un’anima pia che risponda al telefono al reparto. Alla fine un dottore si degna di darci quadro della situazione e ci fa parlare con la nonna.
 
La nonna….
Oggi l’han dimessa e quando l’ho chiamata era incazzatissima.
Non incazzata per il pacemaker, non incazzata per essersi sentita male ma incazzatissima per come è stata trattata.
Si è sentita male allo studio medico del nostro medico di famiglia [famoso perchè ogni volta che ci vado io e sto male sgrana gli occhi impaurito e per tranquillizzarmi mi dice subito: "Oddio, è un bel problema"] e con il 118 viene trasportata d’urgenza all’ospedale. Più che trasportata viene scossa e sballonzolata nell’autoambulanza. Raggiungere difatti il nosocomio di Belcolle è complesso come la Parigi-Dakar. Ma appena arrivati la scena migliore, con delle forbici la liberano dei vestiti e appena tentano di misurarle il polso sentono che è soltanto a 18 battiti al minuto. Con il battito basso così infatti collassa un paio di volte.
"ODDIO è MORTA!"
"OMMADONNA!!! Signora!!! Signora ci parli…"
Mia nonna mi racconta di aver fatto segno con la mano all’infermiere di avvicinarsi perchè le mancavano le forze e la voce era flebile:
"Che devo parlà? Io sono incazzata per il casino che state facendo…"
Ma alla fine la sindrome dell’ER porchettaro non era sopita. Ode infatti provenire una simpatica domanda da uno dei cerusici: 
"Ehm, ma come fa a parlare se non ha battito?"
Chissà, mia nonna c’ha poteri paranormali. Ora chiamo il cicap.
"Beh, un caso del genere non ci era mai capitato…"
Lei resta cosciente e sente il defibrillatore che la fa saltare sul tavolo e l’infermiere che dice: "Uh, non funziona mica… mica arriva tutta la corrente… ANSEEEEEEEEELMOOO, ci VAAAAAAAAI A PRENNE NER MAGAZZZINO UNO DE STI COSI NUOVO CHE NUN VAAAA?"
Cioè… pazzesco.
 
Ovvio. Poi al solito per avere più attenzione ha dovuto snocciolare il:
"Mia nipote, che c’ha più coraggio di voi qui dentro, fa medicina…. mio suocero era medico e mio genero anche…."
Da quel momento c’è stato un viavai di medici da lei. Strano. Ma la domanda principe era: "Signora, come ha fatto ad abbronzarsi così?"
L’abbronzatura….
Ma diobono, dille dello stato di salute. L’abbronzatura… vabbè che rosichi perchè hai fatto le ferie ma diobono…
Più che coraggio ho le palle alla rovescia. Sono davvero incazzata.

0 thoughts on “Sempre meglio parlarne a posteriori.”

  1. Etticredo che sei incazzata. La cosa tragica è che in un sacco di posti è così. L’anno scorso mio padre in un certo ospedale delle mie parti ha trovato UN infermiere in tutto l’ospedale (un ospedaluccio, eh) che non l’abbia trattato come una bestia.

    Il giorno del ricovero (per un’operazione al gomito, una cosa da 3 settimane fra operazione e convalescenza, dicevano, oltre poi alla riabilitazione) non potevano operarlo, e avevano rimandato al giorno dopo… ok, solo che non volevano dargli nemmeno la cena (poi il detto infermiere gli ha portato una minestrina). Fatta l’operazione, dopo 24 ore gli hanno tolto il tubicino di drenaggio, messo i punti e mandato subito via (che quando è arrivato a casa faceva impressione, era agitatissimo, non so sotto l’effetto di che sostanza fosse, tra l’altro aveva appena scoperto che le sim dopo qualche mese scadono e la stava prendendo sul personale); peccato che avessero fatto tutto alla BDC, e infatti siamo dovuti tornare lì 6-7 volte (e vai di ticket) perché la ferita non era guarita (si era formato un grumo di sangue, evviva) e anzi hanno dovuto riaprirla. Inutile dire che mio padre ha dovuto farsi medicare dall’infermiere di cui sopra, sennò eravamo ancora a fare avanti-e-indietro.

    Adesso dovrebbe fare un’operazione simile alla spalla, ma ha capito l’antifona e ci penserà BEN PIU’ di due volte.

    Insomma, viste queste cose, si rimane stupiti se di gente negli ospedali non ne muore di più (ma ho trovato grazioso il tatto di avere 3 pompe funebri nei pressi di quell’ospedale là): entri per una chiappa che fa male, esci con una gamba rotta e la leptospirosi.

    (aggià… anche le norme di sicurezza negli ospedali sono RISPETTATISSIME, sìsì – sempre nell’ospedale dell’anno scorso, appunto, una signora se ne stava uscendo dopo una visita ed è subito rientrata con una gamba rotta perché è cascata dalla ripidissime scale)

    In ogni caso, spero che alla nonna vada tutto bene, Fran (posso chiamarti Fran?).

  2. E’ sempre bella l’accoglienza nei nosocomi italiani….A siena, in cardiologia c’è l’assalto delle zanzare, manco fossimo in amazzonia. Perchè non è stata fatta la manutenzione all’impianto di condizionamento. Per trovargli un letto è toccato farsi raccomandare.Per non parlare di tante altre piccole cose…

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