Il libretto dove lo metto.

Poi uno dice che insomma magari si mangia pesante.
Io questo incubo ce l’ho avuto.
Ora, dico per ora questo lasso di tempo che va nelle ultime settimane (scusate, ero così impegnata dal farmi insultare dalla mia famiglia che ho perso un po’ la conta del tempo. Ma non posso parlarvene: non si dicono le proprie cose agli sconosciuti ché dopo ti pugnalano alle spalle senza aspettare le idi di Marzo. Uhm, e poi ci sono i Ris in caso? Mah), io ho avuto un’evoluzione di quel sogno.
No, Green, mica ti dico come lo risolvevo io. Ci avevo una risoluzione che se me la legge JJ Abrams mi ci fa 4 serie televisive figose.
Però aveva anche la variante che mi chiamavano dal mio liceo e mi dicevano che c’erano dei mesi aggiuntivi da fare prima di fare l’università e io non avendoli fatti avevo invalidato tutto. Ora Fioroni mi ruberà l’idea, me lo sento.

Dicevo, l’evoluzione.
Ho fatto un sogno che suppergiù era una cosa simile a questa (io non ricordo i sogni. Quindi sai quante volte magari mi sono limonata selvaggiamente in sogno Wentworth Miller e non ne tengo ricordo, porca di quella troia):
[scenario che non si capisce perché sono lì, ma sono in una stanza, squallida, piccola, schifosa, rettangolare, con la luce gialla. Neppure le nostre aule nei sottoscala erano così. Ricordo al solito il sogno in medias res e a spezzoni]
Io insomma ero lì, in mezzo a ‘sta gente. Riconosco alcuni miei compagni del liceo.
Ora, io vorrei essere Sarkozy solo per avere i codici atomici e sperimentarli sulle persone di quel periodo.
Dicevo, ero lì in mezzo a quelle emerite teste di cazzo e non so perché ma avevo il mio libretto universitario.
Ora, mi sfugge anche come la cosa che io avevo lasciato lì il mio libretto, che me l’han fatto a pezzi in modo strano rincollandoci in mezzo altre cose, ché sto lavoro qui neppure nel decoupage o nel patchwork si riuscirebbe a fare, e io mi ritrovavo con il libretto inservibile e 300 euro da pagare.
Sì, io e le cifre…
Ma non era la cifra che mi faceva incazzare: ora, sappiate che io sul libretto ci ho le firme anche dei miei prof di CTF, e insomma il libretto non vale un cazzo, ma anche voi mi darete ragione e ci avete goduto come dei maialichenonsietealtro quando il $profstronzoditurno vi ha firmato il voto per cui avreste donato primogenitura e reni.
Ecco, a me roderebbe quello.
Ma tanto eh, cazzarola quanto.
Quindi il colpo di genio: individuo la colpevole.
Cazzo ne so come ho fatt… ehm, un detective non rivela mai le sue armi segrete. Dicevo, e la inividuo in Elisa C. Un anno più di me, di Soriano, non brutta, persona che però (uhm, tipo altri) nascondeva un po’ una cattiveria celata da santarellina. Le peggiori, signore mie.
La chiamo, recuperando il telefono da non so dove.
Lei prima risponde, poi dice che non è lei. Eh, no. Poi io l’affronto, inizia a confessar… ehm, mi arriva un sms che mi sveglia e quindi non lo so. Son cose.

0 thoughts on “Il libretto dove lo metto.”

  1. il sogno che c’erano degli anni aggiuntivi di liceo da fare l’ho fatto anch’io qualche mese fa.

    penso che questo sia periodo di sogni assurdi. credo sia il clima o gli anticorpi di peluche che Natura ci ha donato, quella grandissima r**a!

  2. io, però, la sera prima dell’incubo (diciamo per convenzione martedì ultimo scorso) verso mezzanotte mi si era aperto come un buco nello stomaco e mi sono mangiato una (due) porzione di lasagne. Fredde.

    Mi sa che è stato quello per me.

  3. “…significa anche che elaboro solinga.”

    Sarà anche, il termine “solinga” che vorrebbe dire ?

  4. ehm. io recentemente ho sognato di tr****re una cassiera del gs sotto casa mia. non so cos’avevo mangiato la sera prima, so che il mattino dopo son stato male. nonostante la cassiera fosse figa.

  5. I nostri avi (ovvero i genitori) sognavano (incubavano) l’esame di maturità e pensavano che noi nati dopo il sessantotto avremmo avuto sonni tranquilli. Invece a quanto pare…

    sporad

  6. anch’io anch’io lo faccio sempre sto sogno…almeno una volta al mese

    (con un sacco di varianti)

    M_L

  7. Anche per me l’esame di maturità da rifare è stato il mio incubo ricorrente dell’ era universitaria; mi veniva puntualmente a disturbare qualche giorno prima di dare qualche esame importante, come se mi si palesasse davanti il fantasma di un ‘imminente sconfitta (per la cronaca, l’esame di stato mi andò una schifezza, con la versione di greco, uno pseudo-Plutarco, completamente zeppa di errori ed un orale tutto in salita tra panismo dannunziano ed inni manzoniani).

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