E io che mi pensavo che la vita del giovine universitario fosse tutto un grattarsi.

Non ho il tempo neppure di pisciare in questi giorni, per farla breve. In realtà non mi si crea neppure urina, ché sto prendendo farmaci che hanno sto gradito effetto. Anche se giro col litro e mezzo d’acqua sotto braccio, come se fossi un francese con una baguette da me il passero i delpiero non arriva. Son cose.
Il mio frigo è vuoto.
Devo cercare di avre due o tre giorni tranquilli per avere tempo di fare duecosette, così. Ma facciamo un riassunto a punti della giornata:

  • Questa donna mi è andata all’estero e mi ha mandato tre, e dico tre, bottiglie di tonico clean and clear. Sono commossa e la abbraccio e ringrazio sentitamente. Fossero tutti così i lettor… ehm.
  • A Parma tutti leggono la Gazzetta. I conoscenti in bici si fermano e me ne parlano. Dell’intervista, dico.
  • Lei ormai si è accorta che io sono in una dimensione diversa: mi ha chiamato per mezz’ora in piazza e mi sono accorta di lei solo quando era a 50 centimetri da me. E inizialmente l’ho guardata dicendo: "uhm, questa non mi è nuova…". L’ho riconosciuta dalla voce. Sob.
  • Mi è partita una email verso la mia capetta (è bassa e giovane) lavorativa. Fortuna che l’ho scritta da stanca, così son stata garbata. Quasi. –

Cara S.,
visto che quanto pare nelle ultime settimane lavorative sta sfuggendo
il limite dell’umano sopportabile ti volevo suggerire due cosette da
dire ai committenti quando sclerano:

– C’è il Correggio e Verdi inamovibili dalle vetrine fino a fine mese.
– Non posso ripresentarmi nell’arco di due giorni dallo stesso
negoziante e pretendere che si piazzino le locandine (in vetrina è
quasi impossibile, a meno che quando il sabato-vivaddio- puliscono le
vetrine e tolgono tutto il lunedì è possibile trovare qualche
postazione. Ma non ora col Correggio, è una cosa molto più difficile
dei tempi normali) in luoghi molto visibili passando con la bici di
corsa di fronte alle vetrine. Da mercoledì scorso i negozianti del
centro mi hanno mandato direttamente affanculo. Io dopo sei anni sono
abituata, ma quanto pare qui tutta la mia serietà lavorativa non viene
calcolata. Io mica sono come altri vostri collaboratori che, visto con
i miei occhi, buttanavano direttamente il materiale nel secchio della
carta, ma lasciamo stare che non mi riguarda.
– Spesso, quando si mettono le locandine al sabato i negozianti
puliscono. E quindi tra i negozianti -pochi rimasti, in 6 anni circa
il 30% in meno di quelli di partenza è ancora disposto ad ospitare
locandine in vetrina- che accettano in vetrina molti la tolgono già
poche ore dopo quando ripasso al ritorno nella stessa via. Sarebbe una
cosa che mi fa molto incazzare, ma io abbozzo per il quieto vivere e
perché mica posso imporgli di tenere una cosa che non sono obbligati a
tenere.

Scusami ma sono arrivata proprio alla corrosione totale dei nervi, te
non te ne sarai accorta ma io ne ho le palle piene. Per quanto
riguarda noi, mi permetto due suggerimenti:
– Magari cerca di differenziarci nei giri: una volta il centro, uan
volta fuori. Altrimenti a me un giorno con l’altro davvero mi
picchiano, e non scherzo.
– A volte la mattina non posso rispondere. Stamani ero in ospedale. Domani pure.
– Se i lavori sono di "rifinitura" come quello delle Briciole
avvertimi. Perché entrare in un locale e fare la figura della ciecata
e della rincoglionita, nonché prendersi una sgridata perché qualcuno
già gli ha portato la locandina prima alla fine stanca, e ci si
mettono tante ore in più e la cosa non è conveniente né per me né per
voi.
– Se ci fossero lavori con committenti meno scleranti, in menopausa,
climaterio o con gravi problemi di vista o nervi sarebbero graditi.
Come ben potrai capire un lavoro da sei euro all’ora non si può fare
come prioritario nella vita (che poi io in sei anni non abbia avuto
mai riconoscimenti, biglietti di spettacoli, o aumenti per anzianità
non ne faccio mensione, quanto pare è così e devo accettarlo), quindi
qualche volta devi capire che anche io ho la mia vita. Questa non è
polemica, ma quanto pare oggi mi sembra come se vi abbia abituato
troppo bene essendo quasi sempre disponibile, e questo anziché un
pregio è stato visto come dovuto. E questa cosa non mi va giù. Come
del resto la richiesta di Marco a inizio anno era abbastanza folle: io
non so dare una disponibilità da qui a fine settimana. Non so
esattamente neppure quando rincaserò domani sera, quindi non saprei
proprio far programmi più a lungo termine di domani pomeriggio. Questa
cosa però non ha mai portato problemi alla nostra collaborazione in
SEI ANNI. Non capisco adesso tutta questa smania e questa gestione
soffocante. Tutto qui, non è polemica né voglia di litigare, solo di
chiarire.


0 thoughts on “E io che mi pensavo che la vita del giovine universitario fosse tutto un grattarsi.”

  1. Brava, ottimo messaggio, non sei stata né troppo né poco dura.

    Un solo minuscolo appunto (e scusa se mi permetto). Non scrivere “quanto pare”, ma per favore aggiungi una a: “A quanto pare”. Fa male agli occhi leggerlo :-) Forse è un regionalismo, non so. Ma è sicuramente sbagliato.

    Ciao!

  2. Anonimuccio: sono allergica alle preposizioni, spesso nel colloquiale non le metto, come elido tante robe superflue. E per la cronaca la collega non ha letto attentamente come te, pur avendo detto di aver letto attentamente.

    Insomma, l’ha presa malissimo.

    Barbara: tsk, il minimo.

  3. avrei bisogno di te come addetto stampa per filtrare i miei rapporti: quando apro il libro faccio troppi danni.

    tieni duro e mandali sempre là dove calienta el sol

    ciao F

  4. già, mi si riconosce sempre per la voce… ;-)

    comunque, come si diceva: e io che mi pensavo che una laurea quadriennale E un master ti mettessero al sicuro dall’attacchinaggio, ho notato che, ancora peggio di Correggio (non di Verdi, niente è peggio di Verdi) c’è “L’arte ai tempi di Correggio” che non lo so, non l’ho vista ma secondo me son croste, oltretutto…

  5. Quando c’è coinvolgimento e si scrivono di getto le proprie ragioni, può succedere che qualcosa sfugga: anche i tempi dei verbi.

    Graziella 2204

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