La capra crepa.

Insomma ci sono cose positive e cose negative di questa mostra sul Correggio.

Ora mi concentro ben bene e penso alle cose positiv… ehm.

Ovvìa, tra le cose positive c’è ad esempio che nel prezzo del biglietto vengano devoluti alcuni danari all’associazione per la ricerca sulla fibrosi cistica.
L’altra cosa positiva è che tra un raus e l’altro in pieno clima zuppo di xenofobia (suvvia, non è razzismo: gli stanno sulle balle tutti, specie agli anziani. Alla faccia che l’anziano con la guerra, avendone subite di ogni, dovrebbe essere tollerante. Sono tolleranti come rottweiler a dieta.) fortunatamente si parla bene di Parma. Peccato che però la cultura non interessi alle grandi platee ma piuttosto, se c’era uno spettacolo con molta figa, se ne sarebbe parlato di più.

Quindi quel volpone di Luca Sommi, uomo anche gradevole alla vista (non dico altro: metti che debba incontrarlo e dopo si legge lo sglaps che faccio, mica posso scrivere che se avesse qualche centimetro in altezza in più lo considererei un uomo pure anche piacevole), ha deciso di promozionare la mostra all’interno di Quelli che il calcio con delle donne che si dovrebbero considerare fighe: solo che una era Flavia Vento e l’altra era una Alessia Fabiani che ha dimostrato che la laurea in Beni Culturali che ha preso verteva più sulla scultura del novecento trascurando tutti i secoli venuti prima.
Diobono.
L’articolo su Repubblica Parma trasuda così tanto buonismo e piaggeria che mi è salita la glicemia: in pratica la Vento stava lì in puro nomen-omen, la Fabiani ha detto con spocchiosità solo il nome di battesimo del Correggio (Antonio Allegri, ma si capisce) per poi annaspare in tutte le altre domande. Ma dico: ti pagano, preparati eccheccazzo. Eppoi la Fabiani arriva lì con due stuzzicadenti per gambe e fa pure impressione (uhm, sarà per quello che ho trovato Sommi figo?)

Ah, hanno aumentato la capienza sui ponteggi. Anche perché qui a forza di pubblicizzarci ci verranno pure le cavallette.

E il primo dei problemi l’ho veduto oggi: i prezzi dei panini han superato i cinque euro. Panino. Col salume. Diecimila del vecchio conio. A sei euro mi prendo un piatto di tortelli, che almeno lì la manodopera c’è, e pure la preparazione nonché l’accensione del gas. Siamo matti, non c’è altro da dire.

[qualora i lettori volessero vedere la mostra e fare un Correggiocamp organizziamoci, ché a salire su ci terrei]


0 thoughts on “La capra crepa.”

  1. Bah, non è la prima volta che la Dott.ssa Fabiani viene chiamata a disquisire sui suoi studi universitari appena portati a termine, e con risultati un pò, come dire, non esaltanti; mi domando chi sia mai quel relatore, o quella commisssione, che le ha dato la laurea :(

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