Quella roba che poi tutto l'anno snobbano.

C'è questa signora novantenne ancora bellissima che si chiama Ludmilla Helga Siersch.
Viennese ebrea, di una famiglia agiata con la nonna regina dei salotti dell'epoca. Poi l'Anschluss, e dopo quella madre, nonna e bisnonna deportate a Theresienstadt. Ella fu l'unica di questa famiglia di donne a salvarsi dalle deportazioni. Il modo rocambolesco in cui ci riuscì lo racconta nel libro, senza tralasciare i particolari più scabrosi.
Quando, nel 1938, Vienna è invasa dall'armata tedesca, la protagonista scopre di essere in grave pericolo. Iniziano gli anni del terrore e delle rocambolesche fughe per la sopravvivenza. Le deportazioni colpiscono la sua famiglia ma Helga, grazie al carattere spregiudicato, dopo un periodo di clandestinità tra Austria e Germania, troverà il modo di nascondersi riuscendo infine ad approdare in Italia. Finita la guerra, verrà rinchiusa per nove mesi in un campo di prigionia, perché accusata di collaborazionismo. Poi la libertà e l'arrivo a Roma, dove otterrà lavoro come costumista a Cinecittà e, accolta nel mondo intellettuale della Capitale, diventerà amica, tra gli altri, di Mario Monicelli. La prefazione la fa proprio Monicelli. Il libro si legge veloce.


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