Ci siamo ispirati a Skrillex, ai Dalek, e al cinguettio primaverile del Martinpescatore.

In primis REGISTRATE TUTTO CHE VENERDI’ HO DA FARE: pare che venerdì sera i cialtroni del Devon si esibiscano alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Insomma, è tutto segreto ma per fughe di notizie in puro stile “mio cuggino” (tipo “un tizio ha retwittato la tipa di tomkirk che ha detto che”) pare sia così. Poi magari non so, è tutta ‘na strunzat e ce li vediamo alla cerimonia di chiusura, che però notoriamente è quella che fregacazzi a tutti, anche se gli admin del forum ufficiale continuano a dire che è il 12. Ma ecco: venerdì registratemi tutto.

E l’esibizione dovrebbe essere sempre molto low profile in linea con la sobrietà dei Nostri: un palco esagerato suonando Map of the problematique, Uprising e Survival. ‘Na cosetta a modo, insomma.

Per di più è uscito il nuovo numero di NME, e al solito quel giornale di trollonzi rincoglioniti (ah, quando una volta poteva essere un punto di riferimento) li copertinizza assieme ad altri album fighi che usciranno nei prossimi mesi.

Diciamolo chiaramente: io sto ancora aspettando che una warner a caso me lo faccia ascoltare ma la vedo molto male. Sì, è un appello disperato.

Ma ecco, l’anticipazione a NME. Per questo ringraziamo molto Musemuseum che si è sobbarcato il resume e la scansione dell’intervista: Continue reading “Ci siamo ispirati a Skrillex, ai Dalek, e al cinguettio primaverile del Martinpescatore.”

Perché io lo so che durante le olimpiadi fate gli sportivi da divano e volete la merenda dei campioni.

Visto che lo so che sebbene i tg dicano di prendere roba leggera noi tutti amiamo la sugna vi suggerisco ‘na frittatina da alternare a quella di cipolle + birra per rutto libero durante il periodo olimpico, mentre ve ne state in mutande in poltrona.

La frittata alla Santelli o uova alla Santelli (in ungherese Santelli-rántotta) è un piatto della cucina ungherese a base di uova. Prende il nome da Italo Santelli, sciabolatore italiano nonché allenatore della nazionale magiara, che fondò una scuola di scherma a Budapest.
Si tratta di una ricca frittata, con molti ingredienti, ma facile da preparare.
Vediamo insieme come si fa.
Ingredienti:
– gr. 300 di salsiccia di Debrecen,
– gr. 120 di pomodori freschi,
– gr. 240 di peperoni verdi,
– gr. 120 di lardo affumicato,
– gr 40 di strutto,
– 12 uova,
– sale,pepe macinato,
– gr.120 di formaggio.
Esecuzione:
Togliete la pelle delle salsicce, pelate i pomodori, togliete i semi dei peperoni e tagliate tutto quanto a fette. Rosolate in poco strutto il lardo tagliato a cubetti, a cui avrete tolto la cotenna, fate saltare in questo grasso la salsiccia, versatevi i peperoni e, quando questi cominciano ad ammorbidire, i pomodori. Nel frattempo sbattete le uova e aggiungete al resto degli ingredienti. Fate cuocere la frittata. Al momento di servire, cospargete con formaggio grattugiato.

How does it feel to live your life where nothing is real?

Francesca Fiorini17 July at 01:20·

‎[Patetico?] Lo diciamo chiaramente? In questi cinque anni di depressione brutta e incontrollabile se non avessi avuto la musica non sarei stata così a contatto col mondo. Sembra esagerato dire che alcuni gruppi mi abbiano davvero ancorato alla realtà (Editors, Ours, Muse…) ma è così. Se non li avessi avuti non sarei qui. E davvero, continuerò a stare nella musica perché è la sola cosa che mi consola veramente.

Qualche giorno fa questa roba qui scritta di getto prima di andare a dormire mi ha fatto avere più di 45 like su facebook (neanche mi fossi laureata o sposata) e tante metaforiche pacche sulle spalle e tante testimonianze del tipo “anche per me”.

E’ un po’ così quando Sergio Pizzorno ha intonato la Fee Verte sembrava che un po’ parlasse anche di cose mie meglio di quanto potessi farlo io. Il problema di sentirmi totalmente e spesso il senso di fallimento addosso non mi abbandona mai. E a volte sembra quasi una cosa generazionale. A volte sembra una cosa di tutti noi che ci facciamo dello stesso farmaco. A volte sembra che facciamo parte di una cazzo di marea di persone che si sentono sole e incomprese anche in mezzo al casino e agli Altri.

La musica invece è quella cazzo di cosa che non ti tradisce mai. Quando stavo immobile a letto a sentire “Escape the Nest” con Tom Smith che poi quando la cantava dal vivo mi veniva da piangere. Star male sdraiata e ascoltare “Citizen Erased” che rimbombava ancora di più nelle orecchie. Sapere che quelli a cui volevi bene ora non ci saranno più e sentire Gnecco straziare la corda vocale su “Black”.

Invece ora quando mi sento giù e vedo la mia vita a sfacelo mi ripeto tipo mantra “Sending the boys away, leaving them out to play/Throwing them miles away, now it’s another day/To shelter from the storm”. Che magari è la canzone che tutti cagano meno. Io gli smollerei dieci euri in mano per suonarmela, invece, vedi un po’.

Comunque è così: un po’ l’essere vissuta in posti dove cantanti non venivano, un po’ perché non ho avuto il tempo di essere adolescenze adesso fare fangirlismo ai concerti (e mettere a disposizione la stessa mole di interviste e foto che io ho consumato prima, in una sorta di equilibrio telematico del karma) un po’ mi sta tenendo su.

Poi a volte torno giù.

So descend me by the river.

 

99 blogger nelle Fiandre + me.

Quest’anno finalmente faccio un po’ di ferie. L’ente turistico delle fiandre mi ha selezionato assieme ad altri blogger (dovremmo essere rimasti in una settantina: ad occhio dovrebbe il più grande blog tour mai organizzato) (normale: io mai niente e poi becco solo le cose enormi) musicali per andare a raccontarvi Flanders is a Festival.

Metà musicblogger e metà travelblogger. Ok: sono io.

Ci sono già altri che ci sono stati e hanno fatto l’esperienza. Sinceramente sono tra i nervoso e il ammazzachefigata. Comunque sia qui che su twitter vi terrò aggiornati costantemente. Andrò a vedere il Suikerrock! (pensa: mi hanno dato il pass mettendo un pdf e un codice a barre. E farlo in Italia?)

Son cose.

Forevah alon.

Il fatto è che tutti gli uomini dovrebbero avere una ex moglie che ricordi loro con una certa regolarità quanto siano capaci di essere stronzi, superficiali, assenti o decisamente propensi al divertimento piuttosto che alle responsabilità. Purtroppo questo implicherebbe – per parcondicio e giustizia universale – lo stesso ruolo “educativo” agli uomini, destinati quindi a ricordare almeno a un elemento del genere femminile, la propria ex, quanto le donne siano in grado di essere ingannevoli, presuntuose, superficiali e bugiarde. Purtroppo questo ruolo comporta una responsabilità e per definizione l’uomo non se la può accollare. Nemmeno questa, anche se si tratta delll’investitura di ruolo di scassamaroni fuori tempo massimo. Ecco perchè il rischio di diventare “ex” funge da deterrente e il numero di esemplari maschi che tra una famiglia e la playstation scelgono la seconda è di gran lunga in crescita.
Lo trovo un pensiero molto nickhornbyano. Non è detto che io sia d’accordo ma credo sia vero.

Il museo delle storie d’amore finite male è una bellissima idea inzuppata di romanticismo alla rovescia, Perchè quel maglione che lei ti ha regalato proprio non lo vuoi più vedere. Quello sccoter su cui avete fatto tante gite al mare non trova più posto in garage. Quel disco che il precedente lui ha regalato alla vostra attuale lei va spaccato in mille pezzi o deve sparire da casa. Non parliamo di anelli, collane, bigiotteria, pupazzi, peluche, portafogli, cravatte, oggetti personali cui si dà un valore più affettivo che altro. Finisce tutto lì, nel Museo delle ralazioni finite, ovvero il brokenships, una sorta di memorabilia globale di tutte le coppie che potevano essere e non sono più. Un ‘astronave virtuale sicuramente piena di doppioni ma rappresentativa del modo che hanno gli umani di rappresentare il più volubile e intenso dei sentimenti. L’idea di fondare un museo che raccoglie i detriti delle storie finite è stata di Olinka Vistica e Drazen Grubisic, anche loro una ex coppia. “Ci siamo lasciati e abbiamo iniziato a parlare di cosa fare di tutti gli oggetti e di quanto rimasto della nostra relazione”, ha detto Vistica in un’intervista riportata dalla Reuters. Se capito da quelle parti – in Croazia, a Zagabria, ci faccio un giro. Assistere ai frammenti dei fallimenti altrui può essere desolante ma anche divertente, a seconda di come ti alzi la mattina.
E poi non si sa mai. Tira aria di ottimi affari e buoni prezzi.

Sei volte in undici mesi, manco ai tempi d'oro dei Muse, o Kasabian.

Vi confermo che è vero. Poi ieri ho unito le due cose: non pensavo di fare doppiettona Kasabian, ma Durex mi ha invitata per il loro LoveSummerTour: sono infatti presenti con il loro stand nei festival italici a proporre i loro prodotti a prezzi davvero popolari (approfittatene, che con quel che costano…) e mi ha fatto godere dell’esperienza di mezzo concerto dei Kasabian semiseduta su un palchetto.
Kasabian, live at Ippodromo Milano
Inutile dire che mai binomio è così azzeccato: mentre io mi perdo tipo tredicenne alla prima cotta per Sergio (che se a me cantasse anche solo le ninnananne come al piccolo Ennio, ANCHE IN PODCAST, andrebbe benone) la totalità delle mie amiche vede trasudare sesso da tutti i pori di Tom Meighan. Non che lui, sebbene padre di famiglia come ha tenuto a ricordarci a Ferrara, si tenga molto distante da avviluppamenti con i (le) fan. Quindi ecco: che concerto può essere migliore per essere ospiti di un brand che non vuole fermarsi al presidio medico chirurgico ma spiegare e far capire a tutti che il sesso va anche preso con le dovute cautele ma giocandoci su? Ecco!

[sperando sia la prima di molte: io mi son divertita. Ai Muse dobbiamo portare la eco di queste cose ai ragazzi, verovero?]

Le stelle ce le abbiamo messe noi, di carta.

Oh, voi lo sapete che quest’anno per fatti più grandi e più brutti Ferrara sotto le stelle non era più nella magica piazza solita. Quindi noi che gli vogliamo bene a quella manifestazione lì e a tutta la musica che ci ha dato ci siamo inventati un concerto su carta.

lestellesopralatavola

I testi e i disegni saranno pubblicati anche online sui server di Ciccsoft (se reggono, cit. Enver) dopo l’Ostensione delle Tavole della Fede. Il via libera per parlare della faccenda (per chi vorrà, ovviamente, non ci sono obblighi, siamo nella Casa delle Libertà?) sull’internet ci sarà dopo il post su Ciccsoft che spero di fare domani pomeriggio.

Il post è stato fatto ed è qui. Ecco.

Us vs them

C’è sempre questo cazzo di ragionamento a blocchi contrapposti che mi da noia. Noi e loro. Noi meglio, loro cacca. Non c’è voglia di confrontarsi o capire se c’è del buono. No, quindi ci sono i giornalisti e i blogger che non si capiscono a vicenda e gli anziani che non capiscono i giovani.

Tipo un giorno fa in coda un fotografo mi ha detto che lui i dischi li colleziona da anni, “i giovani d’oggi non sanno della musica e conoscono solo wikipedia”. Che non c’è cultura lì, come la aveva lui. Tutti lì a correre e consumare gli mp3 senza magari sapere chi fossero gli Stone Roses.

Anzitutto in anni di portiere d’hotel ho capito una roba. In discorsi del genere, come del resto qui su internet, è inutile controbattere. Ti guarderebbero male. Dacci ragione. Poi magari escitene con.

“no, il problema è che la musica non viene considerata come arte: quindi come alcuni che parlano di architettura e devono sapere che quello è un arco a sesto acuto, molti devono avere le basi di cose anche se non piacciono loro”

Da lì la conversazione è morta.