Altro che Macao o Singapore.

Il bilocale più densamente popolato è codesto che mi confina con la camera: due nonni parlanti idiomi del sud che non riconosco se calabresi o pugliesi mai sentiti, due genitori che si insultano dicendo che tu sei un fallito, ma io tanto ti lascio eh da un momento all’altro perché mi fai schifo (del resto, uno che russa così tanto con un’apnea notturna di 22 secondi ogni due respiri -scusate deviazione professionale- se non schifo ecco minimo compassione); un bimbo che piange sì tanto che si sveglia alle 4 di notte piangendo e poi viene percosso alle 8 se non si sveglia a piangere e non viene uscito ai giardinetti neanche col sole.

Più.

Adesso c’è un martire: il cane. Il cane che finalmente quando abbaia fa meno casino di tutti.

Lodato sia bau.

Non è che facciano non solo lattine.

Redbull Music Accademy Radio è un bel database di concerti e interviste che rimangono in stream a titolo gratuito. Un po’ come scoprire tutto l’universo Red Bull al di là delle lattine, la F1 e gli sport estremi…

RBMA Radio   Brian Fallon  The Gaslight Anthem  USA    On The Floor    Live at The Press Room  Asbury Park  USA

Tra gli altri show interessanti ci sono quelli di M83, Yeasayer, Dum Dum Girls, Everything Everything, Liars, Of Montreal, The Rapture, Thw low anthem, Washed out, The asteroid galaxy tour, The Walkmen, Cloud Nothings, Passion Pit, Zola Jesus, A place to bury stranger, Low, Surfer Blood, Battles, Liars, Martina Topley Bird, Jamie Woon, Primal Scream, Toro y Moi, Stephen Malkmus, EMA, Factory Floor, Plaid, Veronica Falls, Friendly Fires e molti altri che potete cercare qui.

Naturalmente, mentre spippolavo i vari siti redbull vedendo cosa quella che è davvero una enorme agenzia di media (degli eventi sportivi ad esempio vengono messe a disposizione foto in HD per fini di comunicazione…) sono inciampata sull’ultima sessione, con Brian Fallon dei Gaslight Anthem.

Molto bella, circa 50 minuti puri di suonato e qualche sua chiacchiera… ma non sull’album che sta per uscire.
<!–

Amici, se avete il CRAL dello zio possiamo avere ben 500 euri da spendere in alcool dalla provinciadiviterbo. Seriously.

A volte voi mi chiedete: perché stavi tra la bassa Toscana e l’Alto Lazio e sei venuta a Parma.

Altre volte io mi domando come abbia resistito, onesta come sono, in un posto pieno di furbi. Ove io ero l’ultima degli stronzi, ovviamente. La cosa mi ha portato a muovermi, un po’ come voi pensate ad emigrare in Inghilterra. Per me era abbastanza l’equipollente, visto che dove ero alle 20 c’era morte sociale e anche paura a scendere il cane pei bisogni, nessun tipo di lavoro al di là dell’impiegatizio, soventi liti con altre persone che volevano imporre le loro idee non con il sottile mobbing che fate qua al nord (ciao, sto parlando di voi datori di lavoro scrivente) ma proprio si risolveva a ceffoni e strangolamenti.

[mh, e adottare questo metodo anche qui? Mmm…]

Comunque, a volte bisogna capire di non essere fatti per quel luogo. Mia mamma però ancora lavora come guida per la provincia di Viterbo (e tutti quelli che sanno come si chiama a volte l’hanno chiamata sul cellulare quando non rispondevo io, per dire come è pubblico il tuo contatto una volta che sei nel turismo) anche se “lavora” è un parolone. Il flusso turistico da gruppi nella zona è inesistente: voi se foste un tour operator mandereste gruppi in una zona non ben raggiungibile da treni, aerei e anche su ruota neppure tanto? No, non parlo di Matera. Parlo di questa cittadina a 82km da Roma che può essere usata come surrogato dai romani per dire “ah, gli arretrati”.

[Anche se molti miei compagni di liceo mi dicevano “Ma quelli che abitano a Roma dicono che qui si sta bene” “scusa, ma dipende da che zona di Roma vengono” “ah, abitano a Roma” “ok, anche io se abitassi a Tor Bella Monaca troverei bello anche il Bronx” “…”]

Ma quello che voglio dire è che oltre alle 119 colleghe/i di mia mamma che già lavorano quasi per niente (devono fare come i giornalisti: accumulare diversi lavori) ora si pensa a fare un’altro bando per altre guide turistiche. Naturalmente uno poi guarda cosa intende fare la provincia per il rilancio del territorio: bello, artisticamente interessante, con molti luoghi tenuti male -però- e molti fondi europei non utilizzati negli ultimi anni perché si sono dimenticati -ops- di consegnare dei progetti in cui avrebbero impiegato tal danaro, e… dai non era una cosa difficile. Però loro si impegnano a far altro, eh!

Facciamo due calcoli.

L’Assessorato al Turismo della Provincia di Viterbo, nell’ambito della propria attività di promozione turistica, considerata l’importanza della valorizzazione del proprio territorio al di fuori della provincia e il crescente interesse da parte degli operatori turistici nei confronti della Tuscia, ha stabilito una serie di incentivi, a favore dei TOUR OPERATOR (Agenzie di viaggi e turismo in possesso dell’autorizzazione di tipo A oppure A+B), e dei CRAL secondo le modalità di seguito indicate:
1. PROVENIENZE ENTRO 500 KM
– da 40 a 112 presenze € 300,00
– da 113 a 226 presenze € 400,00
– oltre 226 presenze € 500,00
2. PROVENIENZE OLTRE 500 KM
– da 40 a 112 presenze € 500,00
– da 113 a 226 presenze € 600,00
– oltre 226 presenze € 700,00
3. PROVENIENZE AEREO/NAVE + BUS
– da 40 a 112 presenze € 800,00
– da 113 a 226 presenze € 900,00
– oltre 226 presenze € 1.000,00
 

Oltre a porsi la domanda: “ma serve davvero?” oppure “questi soldi li togliete a cosa, stanziandoli qui?” L’idea è una: fàmo un gruppetto di 41 persone, andiamoci per treni scontati (il nuovo Italo?) più regionali-della-speranza e poi una volta lì spendiamoci ‘sti 500 euri tutti in alcool. E daje: così si fa! Avemo ‘n idea pel capodanno, trovate un cral compiacente. Così si migliora la ricchezza di una provincia! Bravi!

(c’è sarcasmo)

Perché Dave Gahan un attimo ci manca.

Sono quasi sicura sia di averla postata sui social network e forse anche su Radionation. Ma non so se voi leggete Radionation. Comunque ecco, avete presente i Soulsavers Rich Machin e Ian Glover, manipolatori di trip-hop ed elettronica? Ricordate che nel disco di ormai 5 anni orsono partecipò Mark Lanegan con una collaborazione non solo vocale, ma su dieci tracce totali il cantante di Ellensburg cantava in otto di esse e cinque le firmò proprio in coppia con i Soulsavers, compresa la rivisitazione di quella “Kingdoms Of Rain” che era pezzo pregiato del suo capolavoro “Whiskey For The Holy Ghost”.

[poi ora Lanegan gira solista, con la band, dopo mille collaborazioni. E invece nel 2009, in Broken, i Soulsavers ci misero un po’ tutti dentro: Lanegan, Mike Patton, Gibby Haynes, Jason Pierce, Bonnie “Prince” Billy e Richard Hawley.]

Ecco, la stessa cosa sta per succedere con Dave Gahan: nell’album ‘The Light The Dead See’, fuori il 21 maggio, da cui è tratta questa Longest day. Che è bella.

Un po' a me Lana del Rey faceva tenerezza e volevo capire perché.

Povera piccina. Piccina perché alla fine ha quei tre anni meno di me e quindi sapete come è, sebbene in tutti i Paesi del mondo al di fuori del mio -l’Italia- dopo i 25 anni si diventa maturi in diverso grado, fino alla fermentazione. In Italia fino ai 45 siamo giovani, quindi per me la venticinquenne Lana Del Rey è una bimba, alta e cresciuta sì, ma una bimba. Che ora suona ovunque, viene ben presentata per la sua immagine glamour ed è stata apprezzata per quei modi un po’ retrò. Facendola breve per quanto riguarda la musica.

Bellina, educatina, dalla voce profonda forse ancora non ben assestata. Ma di certo qualcosa di nuovo nel panorama delle mode musicali mainstream. Di certo a me è molto simpatica, proprio dal lato umano, a pelle.

Gliene dicono un po’ di tutti i colori alla povera Lizzie. Figlia di papà, donna la cui immagine mediatica suggerirebbe la pedofilia (meh) donnina che ora si accompagna un po’ ad ogni cantante sprovvisto di buon gusto nell’estetica come l’onorevole reverendo Marylin Manson e soprattutto Axl Rose. Non so che altro, perché un po’ perso il conto e mi ero focalizzata sulla musica, perdonatemi.

Io, da donna, quando l’ho vista esibirsi da Letterman, perché voi non lo sapete ma in uno dei canali della tv italiana lo show americano viene sottotitolato e messo alla mercé di colui che non capisce l’humor di oltremanica. Un giorno devo provare con mia nonna.  Dicevo, io da donna, quando l’ho vista esibirsi da Letterman sono solo rimasta ipnotizzata dalla sua manicure, forse un po’ fuori dai miei canoni estetici.

Sì, noi donne siamo acide su questo. Mi pare che le doppiepunte stessero bene.

Fu una esibizione dignitosa, perché invece quella di gennaio, dove la mandarono un po’ allo sbaraglio al Saturday Night Live, proponendo al pubblico il singolo Video Games e Blue Jeans, la buona Juliette Lewis, sintonizzata in quel momento sulla NBC decise di scrivere su Twitter, acida come tutti noialtri: “Wow, guardare la ‘cantante’ al SNL è come guardare una di quelle dodicenni nelle loro camere da letto quando pretendono di cantare ed esibirsi.”

Povera Lana.

Da lì l’hanno tenuta protetta in showcase e hanno deciso che non era pronta a spiccare il volo, mettendoci l’etichetta “usciamola ad Aprile, almeno la vestiamo anche meno”. Povera. Anche perché tutti a vederla lì come un prodotto, un qualcosa di commerciale, una costruzione cavata fuori perfettamente da un progetto ben delinato.

E lì allora i blocchi in contrapposizione: come sarà Lizzie, o ma io l’ho intervistata ed è graziosissima, ma secondo me quella voce sbadigliata e annoiata è fastidiosa, etc etc. E la sottotraccia: vedete? Nessuno le è indifferente. Non stiamo parlando di me.

Da lì tutti a formarsi per forza un’opinione. Ma noi vi diciamo qualcosa di altro che era sfuggita a tutti i giornalisti: anche perché non sanno davvero di cosa potremmo parlare. Mentre io sì.

[Tié]

Tipo che nel 2009 lei postò sulla pagina facebook di Jimmy Gnecco, YAYO (!) che pare una canzone ispirata a lui, o perlomeno alla di lui toponomastica dei tatuaggi (ehi, spesso è stato a torso nudo, se cercate su youtube. Che non emergano strane idee, perché molti americani con cui ho parlato e intervistato sembra che abbiano avuto paura di qualunque contatto fisico. Neppure i norvegesi.)

E lei pucci si firmava come Lizzy ancora.
[e io mi stavo affettando credo su Mercy che so terribilmente a memoria e mi piacerebbe sapere anche lei se]

[pensate la scena:

Fran: “ciao Lanadelrey, ho alcune domande ma la prima è sta cosa di Jimmygnecco. Secondo me una versione sbadigliatamaconpiùpathos di Mystery ti verrebbe bene… me la fai?” o “Hai mai chiesto anche tu Miseryhead a un concerto di Jimmy?”

la volta buona che mi gioco la label]

Fatto è che come in tutte le tradizioni di “ma c’era qualcosa prima del fenomeno”, ecco che esce la compila dei suoi demo a nome Kung Fu, mandati in giro per farsi pubblicare, in cui una traccia va a chiamarsi Jimmy Necco.

Poi lì dopo capisci perché ti era simpatichina. Sono come quelle cose generazionali di noi che ascoltavamo un po’ lo stesso artista e ti senti parte di una famiglia, mioddio. Come ad esempio la scorsa settimana ho rivisto l’altro collega che uscì prima di me dall’intervistare Jimmy e mi disse “un po’ ce lo siamo cagato solo noi, quel giorno. Pensa che del resto alla FNAC l’hanno messo sotto gli Italiani…”

[poi nei commenti di youtube, adoro i commentatori di youtube perché mi fanno capire che forse il digital divide è una buona cosa, c’è gente che pensa oddio-ma-allora-stavano-assieme-e-quello-lì-di-cui-parla-nelle-canzoni e tu a pensare quanto riesce a incassare una rivista di Gossip. Comunque no, nel 2009 Jimmino era in ferie in Europa e non con lei e chiudiamola lì sennò capite che mi dedico alle biografie-dei-cantanti-come-fosse-stalking]

E poi noi ci capiamo, via. Fanciulla bella affascinata dagli anni che furono. Torna tutto. Tranne che io piuttosto limonerei Shirley Manson che Marylin Manson.

Postresurrection day

Diciamo la verità: il lunedì di Pasquetta, storicamente parlando, non è successo un cazzo di nulla. Secondo quel simpatico agglomerato di nonsense che è la religione cattolica è il giorno in cui si ricorda l’incontro dell’angelo con le donne accorse al sepolcro. Nulla, in pratica. O, quantomeno, nulla che meriti di essere festeggiato. Era una notifica di miracolo, mera burocrazia cattolica.

“Cercavamo il Cristo”

“E’ risorto”

“Benissimo, grazie mille”

“Arrivederci e buona giornata” Continue reading “Postresurrection day”

Le raspe, anche, si dice.

Lo stato del rock, la salute della musica italiana, il potere dei critici.

Poi giri un sacco per vedere la Musica dal basso e al solito le cose girano in modo diverso. C’è a chi viene chiuso il proprio posto per parlare-di-musica-come-erano-abituati a fare e se ne cruccia iniziando il discorso del cosa non va che non è coincidente proprio con la Realtà. Ma no? Tanto non capita mai neppure negli altri ambiti, questo.

Potrei dirvi che in realtà le recensioni che i recensori fanno, non quelle brevi anticipazioni a colonna di 500 battute che sono uno spoiler che potremmo nominare “de che stamo a parlà” ma quelle lunghe e ombelicali delle riviste o wannabe tali, non sono musicalmente giuste. Nel senso proprio per chi ha studiato. Ed essendo la musica la coniugazione di arte e intrattenimento le modalità sarebbero che o ne parli come se fosse una forma d’arte, con il codice artistico e menate varie (ma sai il sonno, no?) o ne parli nel modo che la tua audience ama. Ma se fai il secondo non fai qualcosa di giusto, eh. Scrivi di musica come ne vedi tu, e fai parte di un circo, di una catena. Non ti va bene qualcosa? Impuntati: se fai comunella coi tuoi amichetti e non rompi il cazzo non cambierai mai nulla. Ma insomma, come cazzo vivi, sennò, in Italia, te?

Il grosso problema è che dovremmo trovare il modo di far ascoltare la musica a tutti. Che è un po’ il casino culturale che abbiamo alla base noi qui in Italia. Altro che fli flu flooo nel flauto alle medie e poi basta. Io vi ricordo che abbiamo i locali che devono ospitare le cover band perché sennò la gente non va a sbevazzare (e ti fanno iniziare i cazzo di concerti tardi perché vogliono la gente che beva, anche, diobono)

Poi dovremmo capire anche che c’è posto per tutti per parlare di quello che ci piace. E non c’è un modo giusto o sbagliato, però smettila di rompermi il cazzo con giudizi assolutistici. Ormai sappiamo come funziona: soldi = successo, nella maggior parte dei casi. Sarebbe da combattere quello, no, da parte di noi visionari meritocratici?

Ho la fortuna di parlare della musica che mi piace e avere della gente che mi legge e che scopre cose nuove. Per poterlo fare ho avuto la fortuna di trovarmi un altro lavoro che mi copre al millimetro le spese. E per campare? Tranquilli, ce ne è un’altro. Questo è il brutto, se proprio guardiamo.

[dall’altro capo, se volete supportarmi leggendo quello che pubblico ogni giorno su Redbull.it, mi fa piacere]

Lui ha 4444 followers, dice. Su tumblr.

In tutto questo i giornalisti temono che i blogger gli ciulino il lavoro (old, ma sempre attuale), ma chi parla di musica ora deve temere anche che i musicisti -perlomeno quelli ritirati- si mettano a intervistare i gggiovani fregandoti il lavoro.

Michael Stipe, sul suo tumblr,  intervista Chris Crocker

[sì, ricordate bene, quello del tormentone video “Leave Britney alone”]

Da questa cosa si possono trarre delle domande:

  1. Se sei una internet celebrity (!) in Italia, che cantante può intervistarti?
  2. Secondo me anche la settimana prossima Michele rintervista Parfume Genius, diventando ciclico come me sui Muse. No?
  3. Quanto costa assoldare Michael Stipe come intervistatore via Skype? Potrebbe giovare a molti magazine…
  4. <pensiero da vedova dei/gli R.E.M.>
  5. Cioè, seriamente: e io ora cosa faccio, se lui intervista?

Ok, andiamo a zappare.