Cornuti e Mazziati

Breve recap sull’essere fotografo: dopo questo torna il mio discorso… se vi piace fotografare chiedete pass dove non vi cale nulla del festival o del live. Altrimenti succede come il mio Primavera Sound 2014: lunghe code per entrare nei pit, lunghi percorsi per raggiungere i palchi, set visti a spizzichi e bocconi perché sei il solo accreditato per testata e la sveglia sul telefonino per ricordarti di mangiare senno’ alle 5 sul bus non capisci più quale cazzo sia la tua fermata.

Io credo che il Primavera da festivalgoers sia bellissimo. Un po’ più sfiancante decidere di “lavorarci”.

Il fatto è che essendo quest’anno un festival come il Down The Rabbit Hole piuttosto intasato da accrediti (hanno vinto un award a Groningen, sicchè la gente si è svegliata e vuole vederlo) non riesco ad andare. Ho avuto uno scambio da “awww che brutto non esserci” e loro dicendo che peccato, speriamo l’anno prossimo ho ribattuto “beh, non è colpa mia, niente pass… pero’ adoro il vostro festival e spero di tornare” che un po’ in tutte le latitudini è normalissimo. Non pero’ per qualcuno che dovrebbe lavorare in una agency di storytelling e che tiene un side account per cercare, dai che lo sappiamo noi blogger navigati, di ravanare inviti e similia.

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Patricia Cronie other account trolling photographers

Il fatto è che se questi puntacazzismi li fanno giornalisti e soprattutto gente che si proclama social media qualcosa specialist sono grandissimi autogol. Specie se poi mi blocchi quando scopro il tuo vero nome (visto che hai il link a instagram sul tuo account: non ci vuole molto) e fingi il “trovo buffo” e “differenze culturali”. Suoni razzista, o stronza. O entrambi.

Il punto chiave è che sebbene in questi giorni in Arena e a Casalecchio ho visto chiunque con delle Reflex, le macchine professionali non potrebbero entrare. E io, da fotografo, se non ho un regolare photopass non posso pubblicare una foto per cui non ho avuto permessi, specie se è fatta dopo le prime 3.

Ai festival le reflex non entrano. A me interessano i festival per fotografare, se non ho un pass quindi non vado ma mi pago il concerto del singolo artista (credo succederà cosi’ per Andrew Bird, ad esempio: è a quel festival dove non sono accreditata ed è l’unico mio preferito. Quindi gita a Ferrara e amen!)

Io spero davvero che questa donna del 1971 non sappia come vada il mondo, perché le scuse le sto ancora aspettando, ma sto spiegando a voi, prima che facciate i pirla come lei, come vanno le cose: fotografare è una scelta. A me piace tantissimo. Ma già avevo imparato che i concerti che mi piacciono vanno comprati (eccezione: non comprate i grandi eventi come negli stadi, perché i biglietti dei Muse a Torino li facevano 20 euro e a Roma 30 anziché 60 del biglietto comprato regolarmente. In Italia va cosi’, i bagarini esistono ad ogni evento… se non ci sono fuori Expo è solo perché non hanno guadagno)

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Il fotografo si paga: perché non solo si fa la strada per vedere poco e male un evento ma è un artista. Il fotografo spesso si trova a fotografare in condizioni di merda. Dici “beh, ma non paga il biglietto”. Beh, ma seriamente lavora. So che scattare foto ed editarle poi per molti non è un lavoro: parliamone, è meglio che zappare, ma allora anche fare volantinaggio per lo stesso motivo non è un lavoro dato che cammini e interagisci con la gente.

Ci sono tante cose poi che dobbiamo ancora snocciolare. Ma quando qualcuno che dovrebbe lavorare in ambiti affini non capisce che no, non è pagare o meno ma capire che in un weekend dove in europa ci sono 12 festival e tu vai in uno per lavoro ma ne avresti preferito un altro perché è mille volte più tranquillo ma ehy! non scegli te… beh, cazzo: che tristezza la internet.

[poi magari mettere il proprio ig con il nome in un account “anonimo” non è una mossa astuta. Torna il mio discorso che “ehy hai trovato il mio ig!” dopo che te lo metti in bio è un po’ come dire a tuo marito “oh, hai visto la spazzatura!” dopo che gliela metti sopra la zuppa che mangia. Imparate a usare il mezzo, su.]


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