FestivalFilosofia 2015: le sfide della trasmissione culturale

Nelle piazze e nei cortili del festival si discuterà di tempo e memoria, rapporti tra generazioni e crisi della trasmissione, patrimonio culturale e debito, senza dimenticare che ereditare significa lascito per l’avvenire

Il nostro tempo è reso inquieto dal senso di una interruzione di continuità culturale che pare spezzare la catena tra le generazioni ed erodere ogni forma di trasmissione. L’articolazione tra passato, presente e futuro ha perduto evidenza, mentre l’accelerazione, trainata dalle tecnologie, genera uno squilibrio tra esperienza e attesa che ci rende “prigionieri del presente”, tanto ansiosi di previsioni e innovazioni, quanto preoccupati di conservare la tradizione.
       A partire dall’analisi dell’esperienza del tempo e della memoria culturale, il lavoro dell’edizione fornirà riflessioni per riformulare l’opposizione tra tradizione e innovazione, eredità e cambiamento, autonomia individuale e retaggio.
       Strutturato per gruppi di questioni, il programma filosofico porterà pertanto in primo piano un lessico concettuale a più voci dove si confronteranno prospettive filosofiche plurali e anche divergenti.
1. Il senso del tempo
       La prima pista apre il cantiere del tempo e della memoria come orizzonte nel quale far emergere i rapporti tra passato, presente e futuro. François Hartog mostrerà come nell’attuale “regime di storicità” viga un primato del presente per cui ci si accosta al passato non per segnarne una distanza storica, ma per farne un uso sociale. Remo Bodei (Presidente del Comitato scientifico del festivalfilosofia) mostrerà d’altro canto la natura paradossale tra le dimensioni del tempo, sottolineando come l’idea cumulativa e progressiva sia solo una tra tante, perché spesso il tempo non passa (ad esempio in molti fenomeni psichici) o viceversa è elastico e sovrappone le sue dimensioni, come quando si progetta un futuro o si modifica l’effetto di un passato, ad esempio perdonando o riconciliandosi. Anche la meccanica quantistica, di cui discuteranno Mauro Dorato e Vincenzo Barone, propone un modello per il quale il tempo con le sue dimensioni è un’illusione, inesistente in natura, segnalando così una sfasatura tra il tempo della fisica e quello dell’esistenza (in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare).
       Su un piano più politico e antropologico, l’assottigliamento del rapporto col passato è evidente nell’interconnessione istantanea della rete, in cui le esperienze cosiddette social sembrano in realtà essere forme di solitudine, come segnaleranno in un dialogo Zygmunt Bauman ed Ezio Mauro.
       Benché si dia senso culturale del tempo solo entro configurazioni collettive, esse si ripercuotono sulle esperienze individuali e mobilitano speciali virtù, che declinano la condotta in relazione al tempo. Una di esse è certamente la “perseveranza” di cui tratteràSalvatore Natoli.
2. Generazioni
       Al cuore dell’esperienza contemporanea vi è la percezione di una crisi nei rapporti tra generazioni, qualitativamente diversa dai conflitti e dalle “incomunicabilità” che pure hanno segnato in passato il rapporto tra giovani e adulti: prefigura invece una vera e propria interruzione nella trasmissione sociale. Si è peraltro di fronte a generazioni i cui confini sono mobili e inediti, perché le “età della vita” sono cambiate rispetto alla concezione classica: ne parlerà Remo Bodei, mentre Umberto Galimberti si soffermerà su una tra le più enigmatiche (e più nuove) di esse, ossia l’adolescenza. L’urgenza della questione spinge d’altronde ad appellarsi a un nuovo “patto generazionale”, come farà Gustavo Zagrebelsky. In casi eccezionali ma, proprio per questo, significativi, il patto implicito decade e l’eredità non viene raccolta, anche in senso proprio, legale, come accade con i “beni vacanti” di cui Jean-Luc Nancy propone un’interpretazione filosofica.
       Tra le soglie che è necessario varcare nel percorso della vita, Umberto Curi privilegerà il “diventare maggiorenni”, inteso kantianamente come una conquista di autonomia che presuppone l’uccisione del padre e l’emancipazione dalla tradizione. Viceversa, Marco Aime sottolineerà la novità della condizione contemporanea, nella quale la crescita e la maturazione paiono venire richieste senza il sistema di riti di passaggio che in altre culture e in passato segnava la transizione tra le varie fasi della vita.
       Sospesa tra natura e cultura, la catena delle generazioni è organizzata da un lato dall’ereditarietà genetica che presiede alla trasmissione dei caratteri, di cui discuterà Edoardo Boncinelli, mentre dall’altro storicamente esprime differenti relazioni tra generi e generazioni: alle trasformazioni della famiglia contemporanea dedicherà il suo intervento Chiara Saraceno. Entro di essa prendono forma nuove esperienze simboliche e nuovi ruoli sociali, come nel caso delle madri (analizzate da Massimo Recalcati) e dei nonni (su cui si soffermerà Silvia Vegetti Finzi).
       Il tema culturale della filiazione, cardine del rapporto tra generazioni, si inscrive anche entro un contesto teologico e biblico: Massimo Cacciari ne discuterà lo statuto storico e filosofico in un confronto tra interpretazioni.
3. Trasmettere-apprendere
       Per garantire la propria continuità, le culture hanno elaborato molteplici meccanismi di trasmissione, tanto intellettuali, quanto pragmatici, tanto intenzionali, quanto involontari. Il terzo nucleo del programma filosofico è dedicato proprio ad articolare questo insieme di modi del trasmettere e dell’apprendere, partendo dalla constatazione che lo scenario contemporaneo offre due sfide alla trasmissione, dovute da un lato alla globalizzazione e dall’altro all’accelerazione. Della prima, e della necessità di una compiuta educazione al globalismo, si occuperanno Zygmunt Bauman e Christoph Wulf (quest’ultimo sottolineando come la diffusione di un “patrimonio culturale immateriale” possa favorire l’intercultura). Della seconda, per sottolineare come i processi neurofisiologici del cervello indichino una fondamentale “lentezza” riflessiva del pensiero umano, tratterà invece Lamberto Maffei.
       Nel processo di tramissione è in gioco innanzitutto la questione stessa della verità, di cui si occuperà Nicla Vassallo mostrando come la testimonianza sia centrale nella trasmissione del sapere. Medium cruciale di trasmissione, luogo di scelta per antonomasia, sistema di ricordo e, per contro, strumento che determina l’oblio del “fuori testo” è certamente la scrittura, la cui esperienza sarà al centro dell’intervento di Marc Augé, che è membro del Comitato scientifico del festivalfilosofia. Complesso sistema di negoziazione, essa implica comunque sempre un trasferire (tradere) che ammonta anche a un atto di traduzione, come mostrerà Tullio Gregory, anch’egli membro del Comitato scientifico del festivalfilosofia.
       Tra le modalità con cui si trasmettono valori, capacità e saperi, una è quella che presceglie un maestro da seguire, di cui è modello la sequela di Gesù discussa da Enzo Bianchi. Altre forme più orizzontali e cooperative saranno discusse da Richard Sennett in una disamina delle culture del lavoro. Talvolta il maestro, con il suo esempio, può insegnare anche l’arte della disobbedienza al potere, come ha fatto Socrate, divenuto un modello della resistenza etica contemporanea (ne parlerà Simona Forti).
4. Cultural Heritage
       Il lavoro di plasmazione del passato, nel quale esso viene valutato per farne un modello canonico e viene selezionato per stabilire cosa debba venire conservato, è evidente nel concetto di “patrimonio culturale” e nelle politiche che esso implica. È questo l’insieme di questioni sollevato dalla quarta pista tematica del programma.
       Premessa teorica generale è l’idea di “memoria culturale” avanzata da Aleida Assmann, che illustrerà il funzionamento del ricordo collettivo; talora, come le farà eco Jan Assmann, nella forma di un ritorno del rimosso (emblematico il caso della ripresa mosaica del culto monoteistico, promosso originariamente dal faraone Akhenaton, ma poi cancellato dalla memoria egizia).
       Da questa mossa discendono una serie di aspetti, tra i quali l’idea che la memoria è sempre mediatizzata, essendo di per sé un medium (ne discuterà Paolo Jedlowski), e che la cultura e il tempo possono rendere i singoli inconsapevoli del contenuto di verità di quanto ricordano e testimoniano, come mostrerà Gianrico Carofiglio in un intervento a partire dal campo letterario e dall’esperienza del legal thriller.
       Mai passivamente ricevuta, ma sempre continuamente reinventata, la tradizione non può dunque mai essere letta semplicemente come una difesa delle radici (Maurizio Bettini discuterà gli abusi della memoria pubblica connessi a questa metafora). A volte, anzi, il superamento delle tradizioni ereditate diventa occasione per recuperare potenzialità perdute, come mostrerà Alberto Melloni parlando delle nuove forme d’amore possibili a seguito della crisi del matrimonio istituito con il Concilio di Trento.
       Anche il patrimonio storico-artistico, in cui si condensano spesso le più solide istanze di identità collettiva e nazionale, non può sfuggire alla necessità di ritrovare una «significazione contemporanea» che ne valorizzi l’utilità pubblica (come mostrerà Simone Verde). Ciò anche accogliendo la sfida delle nuove tecnologie e cogliendone l’opportunità, come per esempio nel caso della digitalizzazione dei beni librari, di cui Robert Darnton discuterà le prospettive relative all’accesso al sapere e ai processi di democratizzazione.
       Non solo processo mentale, la dimensione inventata delle tradizioni è evidente anche nel contesto materiale delle politiche urbanistiche e architettoniche, come mostrerà Livio Sacchi discutendo il caso emblematico della islamizzazione dell’architettura contemporanea nei Paesi arabi.
5. Debito
       La quinta pista tematica parte dal riconoscimento che l’eredità si configura spesso come un debito, non solo economico ma di vita, spesso inestinguibile, per cui non si può mai restituire (al passato o ai genitori) tutto quel che è servito per renderci ciò che siamo.
       Roberto Esposito traccerà i contorni fondamentali di questo tema mostrando il nodo teologico-politico che lega il debito alla colpa e che apre la possibilità di un dominio sulla vita di cui c’è ancora traccia nell’attuale scenario economico. Da una prospettiva più propriamente antropologica, Pier Giorgio Solinas mostrerà come il debito preceda il denaro perché è incluso in quell’azione simbolica rituale che indica l’indebitamento della vita nei confronti della morte. Analogamente, ma situandosi nel campo della scrittura, Carlo Sini sosterrà che essa comporta un debito costitutivo, che la pura volontà di verità non può mai “corrispondere”. Sarà Federico Rampini (nella Lectio Rotary) a discutere il rapporto tra moneta e debito e le conseguenze della crisi economica, tanto nella finanza, quanto per la vita quotidiana.
       I debiti col proprio passato, nonché la necessità di farci i conti per riconciliarsi con se stessi, saranno invece il tema dell’intervento diMichela Marzano.
6. Ereditare il pianeta
       Solo un’illusione ottica ci fa pensare che l’eredità abbia a che fare con il passato, mentre essa invece riguarda prevalentemente l’avvenire, come è evidente nel caso della responsabilità collettiva per la salvaguardia del pianeta, da consegnare in lascito alle generazioni future. È questo il sesto nucleo tematico del programma.
       Responsabilità di tutti, il pianeta è prima di tutto un bene comune, il cui ecosistema climatico deve essere tutelato mettendo a frutto le acquisizioni della meteorologia e delle scienze del clima, di cui parlerà Costante De Simone.
       Per questa sua caratteristica, non può essere posseduto da alcuni, né la terra può essere vincolata a brevetti sulla semina: Vandana Shiva sosterrà in questa chiave i diritti di libertà per tutti i coltivatori. Per converso, Stefano Rodotà mostrerà che altrettanto universale è il diritto al cibo, perché attraverso l’accesso all’alimentazione passa la definizione stessa di dignità e cittadinanza.
       In confronto con il pensiero cinese antico, François Jullien mostrerà d’altro canto come il nutrimento vitale si riferisca a un processo che oltrepassa la dicotomia tra anima e corpo.
      
7. La lezione dei Classici
       Completerà il programma filosofico la sezione “Lezione dei classici”, secondo la formula sperimentata con successo a partire dal 2009: grandi interpreti del pensiero filosofico discutono le opere che hanno maggiormente segnato la riflessione sul tema dell’ereditare.
       Mario Vegetti commenterà l’Apologia di Socrate di Platone per fare emergere come, in questo processo a un maestro, emerga un paradigma nel rapporto tra il filosofo e la città.
       La Fisica di Aristotele sarà discussa da Enrico Berti per mostrare come in quest’opera si definisca una dottrina del tempo che, mettendo a tema la sua relazione con l’anima, prepara le condizioni per immettere nel campo della memoria. A una concezione della memoria di lunghissima durata nella storia della filosofia, quella presentata nelle Confessioni di Agostino, sarà quindi dedicata la lezione diMaria Bettetini.
       Gli esiti contemporanei della riflessione su tempo, storia e memoria saranno meglio comprensibili focalizzando l’attenzione sull’opera di Nietzsche Sull’utilità e il danno della storia per la vita (commentata da Marco Vozza), dove si trova forse la più potente critica della rappresentazione monumentale del passato. Rocco Ronchi si concentrerà viceversa su Materia e memoria di Henri Bergson, per ricostruirne l’idea di «durata creatrice», mentre Donatella Di Cesare discuterà Essere e tempo di Martin Heidegger, ossia l’opera che ha posto la temporalità al cuore del discorso filosofico novecentesco.
       La costruzione culturale della testimonianza e il rischio che i suoi «stereotipi» ne minino la funzione è uno dei temi de I sommersi e i salvati di Primo Levi, che verrà discusso da Marco Belpoliti.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel. 059/2033382 e www.festivalfilosofia.it


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