Di Frank Turner, Scott Hutchinson e la salute mentale

Questo è un post scritto di getto, come non ne facevo da secoli, e che non rileggerò.
Ieri è morto il cantante dei Frightened Rabbit. Band che è sempre un po’ stata ai margini e che nessuno conosceva così bene. Ricordo che una volta parlavamo di nomi delle band indie con il mio ex e lui non li conosceva e trovava buffo il nome. Vedere il nome di Scott in trending topic su Twitter mi ha fatto una strana sensazione. In questi giorni sembra che la salute mentale sia una cosa che è cura di ogni persona sui social, almeno nella mia bolla. Invece poi esci e non è così. In UK sta sfiorando la prima posizione un album bellissimo di un cantante davvero molto bravo: Frank Turner. Frank è un’altra persona che ha parlato nell’album della sua terapia cognitivo comportamentale, delle sue dipendenze, degli up, dei down. Frank è un ragazzo che sorride e che mette un’energia della madonna nei suoi live: il fatto che molti pensino che da depressi o se si ha un problema mentale si debba apparire come giullari sotto acidi o come tristoni inenarrabili è un’altra cazzata bella grossa. Be more kind è un album che secondo me può servire moltissimo anche a chi non conosce bene cosa possa essere avere a che fare persone con problemi di depressione, e ve lo consiglio.

Ma, vi ho detto, non è un cazzo facile. Se già per altre battaglie della società civile è difficile far capire alle persone che stanno pensando merda, quando si hanno in mezzo condizioni biologiche il quoziente intellettivo delle controparti va a finire a valori difficilmente referibili sull’asse reale.

Vi spiego: nel linguaggio comune, che è lo specchio della società, oltre ai soliti insulti sessisti e omofobi ci sono sempre stati il “sei pazzo” o “è un cancro”. La seconda poi è un po’ in disuso, ma se pensate in alcune parti si augurano ancora i cancheri qua e là al posto dei vaffanculo. Tipo, in Olanda è molto diffuso, e anche in Romagna mi pare. Il guardare uno, etichettare qualcuno come pazzo viene visto ancora come una cosa normalissima, quasi senza problemi di sorta.

Negli anni passati però chi moriva di cancro o chi aveva un cancro lo teneva nascosto perché si vergognava. Di cosa? direte. Eh, esatto. Cosa c’è da vergognarsi di una condizione clinica che è dettata da una serie di interazioni geniche e ambientali. Già. E invece tanta gente lo teneva nascosto ancora: ad esempio mio padre è morto tre anni fa, e ancora la moglie in giro diceva che è morto, a 63 anni, per il diabete. Sinceramente è una donna molto anziana e dalla scarsa cultura: capisco perché lo faccia. Non è un Rolling Stones che dice di aver avuto un cancro e buona lì o un Silvio che si vantava addirittura di averlo sconfitto.

Poi ci sono ad esempio i genitori di una mia amica, che quando è stata ricoverata per depressione perché non ce la faceva proprio più si sono vergognati tantissimo. Genitori che le hanno anche detto “Non ti ricoverare più, perché sennò noi stiamo male”. E tra qualche anno secondo me anche in questo diremo “E di cosa si sono vergognati? E’ una condizione clinica dettata da interazioni geniche e ambientali”. Già.

Capite che vedere le malattie mentali come capriccio o disturbo di serie B fa emergere alcune cose: che molti sono ancora gretti, ignoranti, con una cultura molto bassa, poco aperti e rispettosi. Oppure molti hanno paura di quello che stanno vivendo loro, e quindi tu siccome impersonifichi il loro problema ti attaccano. Oppure sono delle merde e basta, dai.

Ero un po’ in dubbio se scrivere questo post o meno. Poi ho pensato che scoprire il fianco a teste di cazzo che potrebbero goderci a leggere dei miei momenti brutti passati è un danno minore rispetto a quello che potrebbe essere il sollievo per qualcuno per cui soffre il leggere queste righe. Io e molti altri stiamo facendo e abbiamo fatto un percorso abbastanza pesante e complesso, di cui non dobbiamo vergognarci (mi sembra molto dire di dire che bisogna andarne orgogliosi)

Credo che la cosa più carina e più giusta che mi ha detto un’altra donna che ha avuto problemi, che ha appena perso un amico importante e che è molto attiva nell’abbattere lo stigma è stata “Be kind to yourself. You have nothing to be shameful of! And you are 100% not alone in these feelings”.

Se tu hai bisogno, in questo momento, sappi che questa frase calza anche per te.

Quella che tutti chiamano depressione (e che mi fa incazzare tantissimo) è quel periodo di magari 3-4 giorni di tristezzina perché hai scazzo che le cose non girano come vuoi. O piove e a te garba tantissimo il caldo. Quella non è depressione. Si è giustamente scartavetrato i coglioni ad una traduzione di una frase di un giocatore juventino (che poi non ho più verificato fosse vera o meno, ma se fosse stata vera era da prendere a martellate su ogni parte del corpo) che un certo arbitraggio sarebbe stato come uno stupro. Ebbene: è un abuso di entrambe le cose.

Ragazzi, la depressione fa schifo. E nessuno vuole essere depresso. E’ una malattia. E come tutte le malattie quello che funziona per me, non funziona per te, e non funziona per lei. Ma magari funziona per tuo zio.

C’è una cosa che ho letto nei commenti di un mio contatto facebook (che ha risposto poi molto bene) che recita la solita frase fatta che contiene il “non capisco, la vita è un dono”. Mi pare poi che sia stato detto che per qualcuno che sta male non è così.

Sebbene faccia ormai un po’ schifo a tutti il cattolicesimo diciamo che dipende da questo, la visione del “dono”. Non trovo il fatto che il prodotto di due gameti sia da considerare un dono. Non abbiamo chiesto noi di essere messi al mondo. Non capisco quei genitori che reputino che i figli debbano essergli riconoscenti per averli generati infatti. Dovete capire che nella vita è davvero tutto relativo, e che quindi i giudizi nella maggior parte delle volte dovreste ficcarveli ove meglio vi aggrada.

Da sopravvissuta di un cancro ho sempre avuto gente che mi dava pacche sulle spalle enormi, mi ha detto di essere stata ganza, coraggiosa. Da battagliante contro la depressione nulla: anzi mi hanno scaricato tutti come un ferrovecchio. Quei tutti erano delle merde, ovviamente. Ma mica posso ringraziare la mia condizione clinica per essermi resa conto che fossero così: anzi mi sono chiesta per diverso tempo, prima che applicassi quel be more kind, cosa avessi io di sbagliato per avere a che fare con delle merde. Perché dai, una può capitare: ma quando hai una serie di discreti stronzi inizia ad essere patologico anche se si parla del tuo intestino solamente.

Cosa potete fare per essere persone migliori? Tutti possiamo essere persone migliori, ma dobbiamo volerlo. Non dobbiamo aspirare chissà a cosa, ma dobbiamo aprirci agli altri. Se qualcuno ti dice che non sta bene, ed è tuo amico, non devi dirgli che passerà. Gli diresti che passerà se ti dicesse che ha una massa nei polmoni? Puoi chiedergli cosa puoi fare per lui. Normalmente una persona che ha davvero problemi minimizzerà. Dovete avere pazienza. E ascoltare. Ascoltare è l’unica cosa che non farà danni ma aiuterà. Ascoltate. Non date giudizi. Ascoltate tantissimo.
Quando mi sono avvicinata per ben due volte al gesto di Scott non c’era persona esterna che mi potesse far qualcosa. Sei in una condizione talmente alienata e alimentata dal tuo dolore che sei tu e il Mostro. Non c’è altro per davvero. Per quello in alcuni casi la terapia serve: appena cogli segnali metti strategie in atto per svicolare. Altre volte non serve a un cazzo. A volte servono i farmaci perché è chimica del cervello. Altre volte entrambe. Altre volte va tutto bene e poi ti ritrovi a pensare che staresti meglio appeso come un prosciutto a Langhirano. Non è divertente. E’ brutto. Poi la psichiatria non interessa a big pharma: ci sono molecole vecchissime e ancora costosissime, e tutti invece pensano che il business siano i vaccini quando una compressa di Tavor ti costa come una esavalente. Sono questi i momenti che mi vengono in mente i miei prof delle medie che a volte dicevano “beati voi che nun capite un cazzo”. Lo penso anche io di molta gente, eh. Li invidio che vivano così alienati nelle loro cose e nel loro mondo di marshmellows.

Per favore, fate in modo che lo stigma della salute mentale diventi una cosa superata. Deve partire da voi però. Serve che ognuno non abbassi lo sguardo, che non lasci che gli altri facciano i bulletti. Dovete dire con gentilezza che gli altri che non capiscono stanno facendo una cagata. Solo così cambierà qualcosa.
E se gli altri non vogliono capire abbiano almeno il buon senso di stare zitti. Tutto prima o poi gira e ti colpisce nelle tue cose più care. E dopo sarai ripagato dal come hai vissuto.


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