Yawny at the Apocalypse.

Panorama dal belvedere di Pienza.Io l’ultima volta che andai a Pienza mi sa che era un periodo post nonerostatatanto bene. E l’altroieri ivece era una bella serata, non come quell’altra volta, ed essendo sera non c’erano neppure tanti turisti, ma solo cani. Tre, per la precisione, con un bassotto nero focato che somigliava tanto alla mia.
Eppoi l’aria lì, sulla terrazza verso Corsignano e l’Amiata. Bellissimo. Un tramonto che si andava a formare pian piano, tra le sfumature delle nuvole e la terra con quel marroneocra solo toscano. I cipressi in mezzo a stemperare il tutto. E l’arietta, il freschino, le luci che si accendevano, solo turisti.
Poi riprendere la SS146. Scoprirsi molto emiliani riconoscendo che no, tutte quelle curve non è possibile averle in una strada statale, non si può. Non potevano mica farla dritta la strada eh. E già che si è sulla strada salire a Montepulciano, e chiedersi perché esistono le salite. E le curve in salita. E la curva a gomito in salita per andare al parcheggio in salita. Insomma, scoprirsi parmigiani senza se e senza ma, ormai.
Mettere il culo per la prima volta sul terrazzino del Caffé Poliziano perché non c’erano turisti. A vedere il buio della vallata della Valdichiana, con le luci. A cercare un cocktail sulla lista. A sceglierne uno che si chiama Bomba. Chiedendosi perché si chiama così e rispondendosi al primo sorso, mentre la faringite ringraziava. E poi fare tutte le stradine mica tanto dritti, per Montepulciano. Ah, ormai le medicine mica me lo fan reggere più l’alcool. Signora mia.

Tanz Bambolina.

Oggi è una di quelle giornate che si dicono di merda.
Però, non so come è, sarà il carico di medicine che prendo (spè le conto) (uhm, ora come ora sono solo otto, di cui 4 me le scodello tutte in bocca assieme prima di dormire) (dite che è quello?) (lo penso anche io) ma quanto pare ormai queste cose le prendo con filosofia e non è che mi incazzo più. Anche perché è caldo, e mi è bastato uscire per sentire questa bellissima fitta che ora sento da parte a parte qua sull’arco del’aorta e he mi ha portato a dire una imprecazione che non ricordo ma mi pare fosse perdindirindina. Ecco, quindi figuriamoci se mi incazzo cosa fa il dolore lì, che tiene compagnia al mal di testa che ho in zona occipitoparietale destra da due giorni, fisso, e a ormai i resident dj che sono le coliche-crampi alla pancia. Non sarebbe bello.

Ma dicevo, stamani vado prima di andare al lavoro lì in una segreteria di dipartimento a prendere un certificato tipo quattro mesi dopo che glielo ho lasciato lì. Ricordo che quattro mesi fa già gli dissi che ero in ritardo di quattro mesi, per portarglielo a firmare… ma insomma, stamani gli vado lì e lo trovo non firmato, perché mica si ricordavano il mio attestato. Alché espongo una vibrata protesta dicendo immanentemente che insomma, me l’aveva detto lei -la segretaria- che aveva visto l’attestato ed era tutto ok, e ora che facevamo, tiravamo ‘sta storia fino a Natale prossimo? Allora la segretaria -da qui capite il grande potere decisionale dei prof e dei prof medici- è salita su in corsia e si è fatta firmare il certificato. E si è pure scusata. Ma ho aspettato qualcosa come tipo mezz’ora lì e ho curiosato cartelle e note spese per la nia. Ah, la privacy. Da domani mi metto a ricattare un po’ di gente.

(no, spettate. Buono sto caffè. Ah, la mamma ha stemperato la cicoria con un cucchiaino di cappuccino nescafé, ecco perché è buono) (oh, voi non vi cagate il nescafé, ma non sapete quanto è ganzo farlo in ospedale in camera con l’acqua calda) (perché poi invece il caffè quello che è ai congressi o all’estero in realtà è una miscela che non ve la raccomando, ma qui sarebbe da farci un altro post)

Poi son arrivata al lavoro, e siccome son quella che ha il culo che pesa di meno mi han detto "oh, la stampante sta iniziando a stampare male, non è che andresti a prendere te le cartucce perché qui se non ci si stampa più il nero siamo nella merda? è colpa di tutti i cosi stampati per Beppegrillo, vah…"
E allora lì stavo per uscire quando arriva il capo e mi dice "oh, insomma, compro compro e non scarico nulla, ora torna indietro e ti do i dati e ste spese fatturamele". Allora lì aspetto i dati e i soldi tipo bimba che attende che il nonno le dia i soldini per il gelato. Sfido la canicola del mezzogiorno e vado all’ipermercato vicino. Intanto la lista dalle cartucce si era leggerissimamente allungata, ma è così, al lavoro purtroppo sono sfruttabile e perdo la dignità. Per questo faccio di buon grado medicina.
Prendo tutte le robe ma manca la cartuccia nera. Vado a far fatturare e c’è una tizia nuova che si scusa e mi dice di pazientare che lei ste cose mica le sa fare. Poi dopo dieci minuti arriva la collega e finalmente mi fa la fattura. Cosa che se per fare le fatture ci vuole così tanto ora capisco perché i cartomanti spillano tanti soldi.

Poi rivado in ufficio e mi fanno che "insomma, ora senza sto nero… potresti andare…" ora lì ci ho detto che insomma ci avevo l’intestino in panne e che insomma ecco, come è la storia lì della natura che chiama e cose simili? "Ah, sì sì, certo, vai", mi fanno "te tanto ad Agosto ci sei per lavorare?".
"Non so, ti scrivo una mail".
Qualcuno ha rudimenti di vodoo?

Ci sono casi riportati in letteratura.

Panorama del Duomo di Ferrara.Ferrara come città mi sembra un compendio delle buone cose che hanno altre due città vicine: Mantova e Verona. Solo che Ferrara supera, a una prima vista, i difetti di quelle sopra e coniuga un po’ quel che han di buono.
C’era solo un piccolo problema.
Ehm.
Non so come, cosa, sarà la risacca, sarà che il tempo cambia, sarà che è un po’ il leit motiv della mia vita, ma non invidio quella puzza di fognature che un po’ a tratti, specialmente il sabato, avvolgeva la città in modo così, scarsamente poetico. Non ve la meritate. Poi vabbè, io, con due anni in cui ci potevo fare la zuppetta in tali cose ci ho fatto il naso, però non è bello.

Sabato… beh, tolto il caldo bestia subito sotto il palco (gente con occhiali annebbiati e io che ho evaporato circa due litri di liquidi) non c’era altro da dire. Ho fatto un giretto per la città, scattato diverse foto, maledetto la vecchia fotocamera che ormai perde un po’ il ritmo (come del resto la proprietaria, mi somiglia), bivaccato in attesa che il concerto iniziasse trincando una Lowenbrau bella fresca seduta sul coprifili nero di plastica del concerto.

Per quanto riguarda il martedì vorrei dire agli iscritti dell’unife che ho abbondantemente ammortizzato le vostre tasse visitando i vostri bagni. Del resto sapete che io son dipendente dai -ehm- bisogni del Sor Pampurio, sicché, per la notoria regola stilata nell’ultima annata post operazione, i cessi universitari sono da me catalogati come bagni più puliti in caso di peristalsi eccitata. Specialmente in periodo di non-lezioni.
Io, a fare quella cosa un po’ più solida in posizione spazzaneve per non appoggiarsi a cessi in cui le persone hanno scaricato la loro vescica per mezzo di un aspersorio non ce la faccio. Anche perché vi dissi, è una sofferenza ormai per me.

Ho fatto tutto il viaggio tenendo le gambe contro il torace distrutta dagli attacchi e dalla febbre. Poi sono arrivata a Ferrara, ho fatto un giretto, ho assunto più caffeina possibile perché ero tra il collasso e la letargia (cappuccini, caffè, cocacolazero…) bevuto senza al solito aver bisogno di togliere gli introiti e stramazzata alla fine sempre lì in attesa per terra, sul coso nero copricavi che mi regalava in piedi quegli 8 cm in più che mi portavano al metroenovanta con somma gioia dei vicini, che arrivati per ultimi si lamentavano che quelli alti devono star dietro (se la natura ti ha fatto rasoterra prenditela coi tuoi geni. Io, ad esempio, nel sedile posteriore della clio sto scomoda, ma mica me la prendo coi nonalti), quando mi son bevuta la Forst mi son sentita un attimo ciucca. Cribbio, quando sto male non riesco neanche a bere decentemente. Poi boh, non lo so, ho retto fino al ritorno a casa. Ora però gnafaccio più. Come dire, fino a che devo reggere io con senso del dovere reggo. Ora sono un catorcio che si deve riprendere in vista 26-arenacivica-milano. Se ci penso mi si prende male e mi vien voglia di sniffarmi il nescafè. Ce la posso fare però (appenamipassalafebbre, forse)

Non so se abbia più influito in me la farfalla di Lorenz o di Bellamy.

Massimo: quant’è normale che cinque pagine di un libro non ti facciano dormire fino alle tre di notte perchè ti rendi conto che l’umanità è davvero una merda e, improvvisamente, ti fa sentire il peso del mondo sulle tue spalle?
 me: è normale
1:50 AM Massimo: ho una domanda mistica
 me: ossio
  oddio
 Massimo: no, vabbè, l’ho letta da terzani, però non si stacca più
1:51 AM andiamoci per esempio
 me: …
  MASSIMO SON LE DUE, SPARA
 Massimo: se tu sogni di essere una farfalla, sei davvero tu che sogni di essere una farfalla o è una farfalla che sogna di essere te?
  …
1:52 AM me: sono io, perché io vedo il mondo. La farfalla chi ce lo dice che lo vede come me?
 Massimo: …
 me: eh
 Massimo: ..
  uao
1:53 AM me: sono un genio.
 Massimo: vero
 me: sono sei neuroni rubati alla filosofia

[tranquilli, siam gli stessi che due minuti prima han detto questo]

Del resto noi sognamo l'ubiquità.

Del resto già per i concerti, per la propria vita, per andare a sprecare inutilmente del tempo in noiose visite medicali (del resto la nostra salute già è stata indicata come -ciao mamma- non una delle priorità della vita) abbiamo invocato diverse volte come Dono l’ubiquità, pur accontentandoci soltanto della bilocazione.

Eppure già diverse persone, contavano prodigi dovuti a mie apparizioni. Però questi eventi non possono venire incontro a un grave problema che sopraggiungerà  il 3 luglio: come si fa ad assistere a due concerti simultaneamente?
Ma questo post non è dedicato a quisquillie ma al miracolo che la settimana scorsa, dopo la partita dell’Italia ho operato alla riunionedicondominio.
In pratica ero presente sebbene stessi anche facendo radio.
Io, lì, con nome e cognome.
E conseguentemente mi hanno bocciato, irati e mestruati come bloggers che han scoperto di aver perso 100 posizioni su Blogbabel, la mia idea di mettere il condizionatore sotto la finestra anziché sul balconcino-ino-ino. Perché non gli andava bene. Al solito io non capisco quando la gente agisce contro me cosacazzoglidanneggi. Ma stavolta posso far qualcosa, e quindi farò maturissimi gesti di ripicca:
– i vicini vogliono una saracinesca fuori l’atrio garages perché "un tossico ci può aggredire mentre parcheggiamo" [me: "maddai, il tossico. Io allora devo girare armata in ospedale visto che rapiscono anche gli infermieri? che cazzate" mamma: "eh" me: "se vivi con la paura allora murati in casa o fidanzati con una camiciaverde, checcazzi… che io devo tirare fuori soldi per gente ansiosa?" mamma: "ma infatti, 4000 euro" me: "anche perché se mi rapinano è meno rapina di quella che mi esce con la mia quota. Poi io manovra come la faccio? mannò, se ne vadano affanculo, è una innovazione, io son contraria."]
– i vicini vogliono un tappetino nuovo ignifugo [me: "sì, in caso se lo fanno poi ci deieziono sopra… cazzo ci devi fare col tappetino, dai!"]
E in tutto questo abbiamo problemi più gravi, ma si sa che se ci sono queste brutture agli occhi, signora mia…
Ah, e si sono lamentati soprattutto quelli che non pagano il condominio da anni tre.

In conclusione: sto godendo come un riccio dacché ho appena spedito una raccomandata per far invalidare l’ultima riunione di condominio.
Dando, con abili giri di parole, alla checcaisterica di amministratore dell’uomo che non sa moderare delle discussioni sebbene sia pagato solo per fare ciò.

Ora, io, in bacheca, ove già ci mettono annunci del tipo "vendesi letto singolo poco usato" o "ehi, ci ho l’adsl, la condividiamo? facciamo metà spesa?", ci appenderei un gigantesco foglietto con scritto: PVPPA.

Ma non lo capirebbero.

…

Ok, corro ad appenderlo.

Potrei fare (anche) marchetting per aziende di creme mani.

Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni.C’era una delle mie compagne di università, leccese, che ora è emigrata a Bologna e chilasentepiù, che durante le lezioni aveva la capacità di concentrazione, come dire, molto lieve.
Ed essendo io portata al cazzeggio era una cosa bella.
Figuratevi, mai letta tanta saggistica e letteratura quanto a lezione a medicina. In un semestre circa una trentina di libri, e non tutti i giorni, ché qualche lezione la seguivo e non servivo lì solo come cartonato parlante per gridare la mia presenza dal terzultimo banco.
Mi annoio perché molti prof hanno un ritmo di spiegazione alla bradipo ipoteso e allora è anche una noia starli ad ascoltare, ché ti impigrisci i neuroni. Per non parlare dei prof che spiegano sempre la stessa cosa. Duepalle.
Sicché anziché parlare (pff, parlare a lezione. Allora "esci a fumare", passivamente per quel che mi riguarda) lei soleva far disegnini.
Sulle altrui mano.
E con me era fortemente incazzata dacché i miei tegumenti sono troppo morbidi.
Quindi il disegno non veniva bene, e mi doveva tirare la pelle. Solo che la mia pelle è iperestensibile. Quini vedevi sta donnina che mi tendeva l’epidermide sollevandola dal dorso della mano per due centimetri. E non riusciva uguale a disegnare come voleva. E si incazzava, lei.
Io, eccetto le cicatrici dell’acne, ho la pelle tipo culetto di bambino non usando né creme né altre cose. E avendo la pelle di mio padre mi verranno anche pochissime rughe.
E poi sì, le mie mani son belle, bianche, lunghe e morbide.
E nessuno nota mai dove ho il buco fatto da una ustione di secondo grado del 2002 (plastica fusa sulla pelle per 8 secondi. Al nono mi sono accorta). Son davvero cose.

Bambini piangete che mamma ve lo compra.

Il mio cervello è ultimamente molto creativo e reattivo alle cazzate, peccato non possa dargli ascolto.

Ordunque, ieri sera, nel fare altro, mi è sovvenuto un ricordo d’infanzia, quando il mondo televisivo faceva un po’ meno cagare. Ma questa è una mia umilissima opinione.

Nei primi anni 90 esisteva nel pomeriggio su raitre una trasmissione, condotta da una signorina che si congedava sempre dicendo "e anche per oggi… caramella….. è fiiinita", che si chiamava giustappunto "Caramella". Nulla a che vedere con la lobotomia da teletubbies de "La Melevisione". La trasmissione dava molti consigli ai genitori sul come affrontare i problemi giornalieri dei bambini. Ricordo in particolare quando la telecamera scendeva "ad altezza bambino" facendoci vedere il mondo dei grandi dal loro punto di vista. Secondo me era un programma bellissimo, l’unico dove non parlavano come semideficienti e soprattutto non trattavano i bambini come idioti e davano consigli sensati ai genitori.
Difatti ora non ne esiste più uno simile neppure a pagarlo.

Ma andiamo al punto. Io mi ricordo con estrema nostalgia la sigla cantata dagli Specchio che diceva: "bambini piangete che mamma ve lo compra…"

Inutile dire che sugli Specchio ho trovato la pagina della wikipedia e il myspace.
Ora, chi mi ritrova tutta la sigletta non so cosa vince, ma sicuramente tutta la mia riconoscenza ce l’ha.
[ecco, oppure che ne so, se qualcuno che si occupa del maispeis degli specchio vuole aggiungere la canzoncina al playerino noi saremmo contenti eh. Per dire…]