Chi si somiglia si piglia.

Io ci ho un amico. Che sebbene sia sonato nel senso proprio din don dan (io o non sono scemi o non sono miei amici, ma noi estrosi si vede che ci attiriamo) io gli voglio un gran bene. E lui, dice, a me. Io lo vedo che mi legge tutti i giorni anche se magari a volte non ci sentiamo, e sta cosa a me tranquillizza. Un po’ come se penso che se arriva a leggermi significa che non ha grandi casini.

Ora, io mica gli dirò in tatangelostyle che gli voglio bene. Apparte che lui credo sarebbe più soddisfatto di un vaffanculo. Anche perché credo che, e ne discutevamo una volta mentre io fumavo passivamente con la Chiara mentre lei lo faceva attivamente, se tra amici ci si manda affanculo significa che c’è una grande confidenza e un’altissima stima.

Io, ho avuto ‘sto amico che in settimana passata era in vacanza per il ponte della liberazione e stava in barca con gli amici. Solo che ‘sta barca in pratica era difettata, visto che l’albero maestro si è spezzato e momenti ci stava per scappare il morto. Poi loro si son trovati alla deriva con quelli dei traghetti che gli passavano vicino e li filmavano senza aiutarli. Che bello eh. E poi una serie di altre cose, che non andrò a dire e a raccontare, per non turbare la sua praivasi.
Poi mi ha detto che d’ora in poi andrà solo in baita, in montagna. Secondo me con la sfiga che c’hai si stacca una slavina dulla baita, eh.

E lui m’ha prima messo in gtalk, mentre ero al giro, il link della notizia scherzando come al solito (per prendere fortemente per il culo una serie di persone) dicendo "mi sono inventato tutto".

In realtà sì, qui l’articolo parla di 20-25enni e te sei più vecchio: buscjardo (cit.).

Sono indietrissimo con le email:

poi ricevo mail così e mi blocco pure a rispondere… che rispondo?
  • Ciao, ho appena visitato il tuo blog e l’ho trovato molto carino. Mi piacciono quelli della piattaforma “SPLINDER” soprattutto perché sono molto più veloci nel caricare le pagine e non come quelli di blogspot.com. Io il mio blog l’ho creato proprio su blogspot e mi dispiace proprio rifare il tutto, anche se non lo escludo. Un motivo che mi tiene ferma è che su splinder, da come mi è sembrato di capire, non si possono inserire gli annunci di google. Su blogspot infatti si ha la possibilità di recuperare qualcosa in termini economici, dai click effettuati appunto sulle pubblicità inserite. Si ha infatti diritto ad una remunerazione in base ai click ricevuti. Mi sai dire per caso se ho capito bene e se quindi non si possono inserire le pubblicità? Io non ho visitato solo il tuo blog ma tantissimi su splinder e non ne ho trovate. Per avere un’idea di cosa stò parlando, se per caso sconosci l’argomento, vai sul mio blog al seguente link http://NONVELODICOPERLAPRAIVASIDELLASIGNORINA.blogspot.com e ne troverai nella parte alta sotto l’intestazione del blog stesso. Nell’occasione se vuoi effettuare un paio di click il tutto è ben gradito. Fammi sapere per favore se sai se su splinder si possono insere. Ciao e grazie, aspetto tue informazioni. M**** da C*********.
Nonché:
  • Domenica 27, sarà il mio genealitico, 34 per la precisione.
    Pensavo di festeggiarlo con vecchi e nuovi amici, nonché sconosciuti..al solito posto in caffarella (
    http://ARICENSURIAMOLURL.blogspot.com ), tanto per allargare la socializzazione a mondi paralleli senza distruggere casa… dalla tarda mattinata al tramonto.
    Ognuno porti amici bevande e cibo da condividere…
    Date notizia
     
    M**** X

Ma io lascio che le cose passino e si sfiorino, Perché non sono in grado di comprenderle.

Io ormai son nel periodo sì, sì, ci vediamo per un caffè poi né io né la controparte ci si becca mai.

Fortuna volle che c’era sto concerto al Fuoriorario, sicché io e la Frine abbiamo coniugato il caffè (dilemma: bar coi cinesi o bar fighetto? Abbiamo optato per il secondo, visto il procrastinament… la procrastinazione della consumazione che doveva verificarsi già un paio di mesi or sono.) al concertillo denominato serata Indie. Difatti c’erano due artisti che bene o male [marchetta mode on] ho conosciuto facendo radio su Radionation. [mode marchetta quasi off] ossia gli Amari (ricordo che me li passò la Bellocchio, pensate voi) nonché Paolo Benvegnù.

[naturalmente tralascerò che dopo il post di ieri non ho dormito una beneamata phava a causa di malanni fisici che mi avevano quasi fatto venir voglia di prendere il calendario e bestemmiare i santi dei 366 giorni (ho desistito perché poi mi son persuasa a prendere farmaci e perché mi son domandata: ma il santo del 29 febbraio, come lo estraggono?), però la sera prima me la son goduta, ecco]

L'oscuro scritto di Benvegnù.

Dicevo. Io, Elisa, Andrea Pelodia (ché pensano sia il cognome ormai) e Marco (ho fatto una figura splendida con ‘sto ragazzo: gli ho detto "ah, che ti sei laureato in ingegneria?" "no, geologia…". Poraccio, l’ho offeso) siamo arrivati in un fuoriorario che praticamente era vuoto. C’eravamo noi le bariste e altre sette persone. Poi qualcuno si è aggiunto. Solo che mi son vista il concerto in pratica in prima fila (con gli Amari che ci han invitato a venire avanti. Orcazzozza, dippiù?). Eppoi Elisa che saluta Benvegnù mentra l’accompagno a sfumazzare fuori e io sto lì con la lingua scollegata dal cervello più del solito e lui a salutarmi col baciamano.

Bel concerto, per me era il primo e quindi non so dare paragoni. [per le foto guardate qua] Sia degli Amari che di Benvegnù. Lui e il gruppo sono simpaticissimi (e via di -issimi che solo in un post di una aspirante missitalia potrebbero esserci).

Poi alla fine, dopo il concerto io e Elisa siam salite a salutarlo. Molte chiacchiere anche perché pure la mia compagna di concerto mi ha detto che porta bene. E poi la cosa qui sopra che è stata firmata sul mio libretto universitario. Mi ha detto "guarda che ho scritto peggio di un medico…" "eh, ma io rischiavo di fare la farmacista prima". E lui m’ha stimato visto che è mancino, e io gli ho detto che mi sporco l’anulare destro come se fossi mancina, quando scrivo.

Son cose.

A margine volevo dirvi che molte tracce di Benvegnù verranno messe in Radiosglaps di domenica, dalle 21 circa ad esaurimento conduttrice. Se volete partecipare via voce potete aggiungermi a skype (nick, viva la fantasia, franfiorini) e ci faremo una chiacchierata in diretta. Per gli altri, per ascoltare basta cliccare qui.

Brugolatevi.

Io stamattina alle 9 ero lì, fuori, a prendere del freschino per tentare di svegliarmi. Ché qui senza caffeina non si sta in piedi. Poi ci fa entrare, la tizia dell’Ikea sebbene io già 5 minuti prima ero entrata a chiedere se insomma si facevano lì i colloqui e cose così.
Dopo un po’ ci fan salire la scala e ci mandan nel salone. Ci liberiamo dalle giacche (sì, la nike modello operatore ecologico) e ci mettiamo seduti a una serie di 4 tavoli ikea come quello che ho io in casa.
Ci guardiamo così, tipo bimbi dell’asilo che passano alle elementari, e facciamo finta di nulla. Alla mia sinistra ho l’unico più giovane di me, uno nato il 29 giugno dell’85, studente di architettura. Gli altri si attestavano su una età media di 35-40 anni. Mi sono improvvisamente sentita giovane e, vi dirò, anche figa visto che la più figa era una delle risorse umane e somigliava a una delle due Gretel&Gretel.
Ci danno una cartellina da ricompilare. Mannò, maccazzo, per la terza volta da riscrivere il curriculum vitae. Non ne posso più. Lo compilo nuovamente, riscrivo tutto, metto le firme anche a un documento che autocertifica che la mia schiena non è a pezzi e da montare con delle brugole.

[poi qui, come insegna il sommo Sassi, la pratica non sarà della malattia ma dell’infortunio sul lavoro, ma ve ne parleremo, giovani lavoratori]

Iniziano i primi fogli pirla. Mi ricordano gli esercizi quelli scemetti di inglese che dovevi fare anche a quegli esami tipo PET o come erano: mettere in ordine di preferenza cinque valori (non ricordo quali, ma sono i primi 5 della mission IKEA, li ritrovate lì), fare le crocette su due paginette di aggettivi che secondo te le persone usano pensando a te (credetemi, ho cercato pirla ma non c’era) e la seconda pagina aveva gli aggettivi ripetuti, ma te non potevi tornare indietro a guardare, un altro foglio dove dovevi mettere le tue taglie in caso t’assumano per la divisa, e il foglio migliore, quasi commovente ove spiccavano le domande:
– Cosa vende l’ikea?
– Conosci altre aziende che vendono e producono mobili?
– Quali stili di arredamento conosci e quale è il tuo preferito?
E altre due domande, tra cui una mi pare era su come vedevamo l’ikea e cosa ci aspettavamo da essa. Perdonatemi, non ho memoria per ‘ste cose.

Finita la compilazione del temino qui ci han detto: "fate il cavaliere".
Ciò ha creato scompiglio tra i presenti, facendo emergere che tutti con la brugola in mano sarebbero delle mezze seghe, invece significava soltanto piegare un foglio a prisma triangolare in modo che scrivendo su una faccia il nostro nome poteva essere visto dai selezionatori al tavolo come se fossero quelle targhette lì da tavolo da congresso, i cosidetti cavalieri (perché portatori del nome?).
Dopo questo breve momento art attack ci chiedono di presentarci a loro e agli altri disgraziati. Inizia questo momento in cui sembriamo tutti alla alcolisti anonimi cercando di trattenerci il più possibile dall’enumerare le nostre sfighe. Qualcuno ce la fa, altri un po’ meno. Alcuni più di dire "ciao", l’età e cosa era lì a fare non son riusciti. Ma il bello deve venire. Tra parentesi vi metterò cosa pensavo ma non ho esplicato, altrimenti pareva brutto (ma sarebbe stato divertente).

Ci consegnano in mano il catalogo Ikea2008 e un foglio con delle istruzioni. Un nostro caso di studio a cui dovevamo dare una nostra risposta concreta in fatto di arredamento. Il problema era un po’ alla cazzo, vediamolo assieme:
  • Una famiglia composta da 4 persone vive in un appartamento di 100mq composto da cucina, bagno, camera matrimoniale, cameretta, soggiorno/sala. Con un budget di di quindicimila euro fate delle proposte di arredamento per la cucina, la cameretta e il soggiorno/sala tenendo presente che: a) la mamma non lavora b) il padre è architetto e spesso lavora in casa c) il bambino ha 7 anni d) la nonna vuole la sua indipendenza.
Ci danno 10 minuti per focalizzare un po’ la cosa poi da lì partono i rotfl.
Io ero per una soluzione molto semplice: bambino e babbo che si giostravano la cameretta per far dormire la pulce e lavorare/studiare papà/pischello e la nonna metterla nel divano letto in soggiorno, così poteva russare e rantolare nonché darsi all’areofagia in tranquillità (così come il pischello raggiunta la pubertà poteva darsi a giuochi di mano senza l’ansia che la vecchia lo bloccasse). In pratica mi lapidano, ma capisco. La mia è una visione giovane, la gente già si rivede nell’anziano messo nel letto e io nel bimbo.
Tizia: "Scusa, ma metti che poi la signora anziana sta male, che la fai stare, senza camera?"
Fran: "(no, c’è il reparto di semeiotica) Eh, vabbè, e allora consideriamo magari anche che suocera e nuora si scannano litigando tutti i giorni in cucina e facciamo due fuochi separati?"
Intanto il reparto pragmatici, ossia io, il signore che lavorava all’arquati e il giovine architetto (che presentandosi ha detto: "vorrei lavorare all’ikea perché essendo fidanzato già penso al mio futuro a due. A 22 anni. Argh) iniziamo a fare la conta media dei metri quadri della casa e considerando stanze standard ci accorgiamo che in pratica ‘sto soggiorno è grosso quanto un bilocale: 58mq (ecco, vedi che si può tirar su un tramezzo e metterci la vecchia?).
Dopo che lascio un po’ scannare la gente su dove mettere ‘sta vecchia sento la tizia dell’ikea dire che abbiamo gli ultimi dieci minuti per trovare una soluzione. Lì, sentendo fiatella odorante di truciolato sul collo, ho operato un ribaltone che neppure un Mastella riuscirebbe a fare e trascino tutti sull’opzione Vecchia-in-cameretta dicendogli:
Fran: "e siamo tutti d’accordo che in cucina ci vuole un tavolo grande, vero? visto che staranno sempre lì le donne…"
Ci accordiamo alla meno peggio, ma a tempo scaduto gli over40 del gruppo vogliono ancora dire la loro dopo la mia relazione della cosa (che vi ho sommariamente raccontato, eh). La Tizia di cui sopra era per un letto a castello "perché ai bimbi gli piace arrampicarsi in alto" (col cippero, a me dava noia. Sul traghetto ci mandavo mio padre, 130kg, di sopra), perché, perché la tizia ha chiesto se avevano voglia di aggiunger qualcosa a quello che avevo riassunto? A sto punto mi scazzo e gli dico che comunque non avendo la planimetria dovevamo fare una proposta così, nell’ordine delle idee e una cosa che potesse andar bene in qualsiasi occasione, neutrale.
 Mi sale la voglia di chiedermi checcazzocifacciaiolì ma arriva la cosa migliore: il powerpoint della azienda dove ci spiegano come si sia passati dalle sementi alla libreria Billy, quanto è povero il nostro contratto nazionale al quale sarà affiancato uno integrativo se lo store venderà tanto e bene e poi i cotillons:
– ci sono i pranzi aziendali, le feste aziendali, le gite aziendali (lì mi son figurata anche il cinema aziendale con titoli scelti solo da Moretti in una specie di Sacherikea con rassegne indipendenti di cineasti svedesi tipo fantozziano)
– all’ikea ci si da tutti del tu e ci si veste tutti in divisa, perché si è tutti uguali anche se il tuo capo guadagna di più, ma c’è amicizia. Inoltre esistono più di una giornata no-alla-burocrazia con quelli degli uffici che vengono tutti vestiti con la divisa al reparto vendite per vedere che tutti siamo una grande famiglia.
– alla mensa aziendale si mangia con un euro.
– c’è lo sconto dipendenti (unica cosa positiva finora)
– se figli o ti sposi ti danno dei buoni omaggio (in pratica ti fanno la camera o la cucina)
Poi ho paurosamente spento il cervello, visto che in pratica per una depressa uscire di casa e fare tutto questo è già sovraumano.

Pausa pre-colloqui individuali. Vado al bagno, è libero solo quello per gli handicappati e tanto da quando son stata operata lì all’intestino non è che ci sia differenz… ehm, ecco. Però, dicevo, entro e ehm, evacuo non troppo felice. Alla fine cerco per tirare l’acqua: panico, non c’è. C’è solo una cordicella molto lontana (di fronte) tirabile, sembra l’allarme "aiuto-ho-un-coccolone" che io ho sotto la doccia e quindi mi vergogno. Apro la finestra. Chiudo la porta a chiave dall’esterno (dite, ciavevi paura che il baubau uscisse dalla ceramica? eeeeeh, beh, insomma…) e fingo nonchalance lavandomi le mani e uscendo facendo la vaga dal locale toilettes pensando di rispondere "grazie altrettanto" ad ogni madonna che la donna delle pulizie mi tirerà contro.

Rientro nella stanza e hanno fatto due gruppi, uno di sei per la stanza uno, uno di sette per la stanza tre.
Io sono la penultima della stanza uno, e finirò per penultima prima del sovracitato architettino.
Naturalmente placchiamo le prime uscite per sentire le domande, e già lì capisco che devo scordarmi chi sono, cosa penso di me e cosa ci faccio su questa terra: imposto il cervello in modalità velina.
Le tre ore di sonno ormai fisse aiutano, debbo dirvi. Per farla breve arriviamo al momento in cui io entro nello stanzino (il mio bagno al confronto è Versailles) e ci sono ‘sti due delle risorse umane che si erano presentati a noi quando c’era lì il momento alcolistianonimi. Io metto su quella faccia che il mio trendsetter mi aveva consigliato e come un Derek Zoolander di noantri formulo un’espressione tra il sognante e l’entusiasta del lavorare in Ikea. In realtà vorrei riandare al bagno, e parte dell’espressione deriva da ciò.
La prima domanda è innovativa: "si descriva".
Io, pensando di essere al casting del Grande Fratello per un momento ripiazzo la tiritera dell’alcolistanonimo di cui sopra, ingigantita e addobbata di voilant e pizzi con qualche frase simpatica. I due continuano a scrivere come se io stessi parlando della fame del mondo ed arriva la Domanda:
"mi dica 3 aggettivi con i quali si descriverebbe… che sente che la rappresentano, ecco…"
(Fran non sei a Salsomaggiore, non rispondere Solare, ti prego, ti prego)
Attendo due minuti facendo la solita commedia del "vediamo che ci penso" e tiro fuori uno schietta, dicendo che è la caratteristica principale di noi toscani (tiè, ed è anche uno degli aggettivi della mission), un collaborazionista (e la tipa mi chiede in quali occasioni… diobono, quali secondo te? Per cambiare le gomme forate sulla statale?) e un testarda (e la tipa mi chiede in che senso…).
Poi mi chiedono cosa pensi dell’ikea. E cosa mi aspetto dall’ikea. Tiro giù delle cose come "lavoro stimolante" e simili. Mi sento convincente e continuo su questa cosa.
Mi fanno tirare poi fuori la foto di casa mia e qui recupero un’aria sognante-entusiasta dicendo che nel montare lì la roba mi vennero anche le vesciche alle mani (…) ma poi dopo ci passo avanti e penso che l’ho fatto io e sono soddisfazioni. Però la foto, dopo che la guardano ammirati, la voglion loro. Uff.
Poi mi chiedono delle altre esperienze lavorative, del mio corso di studi ("ma poi come concilia a…" ahò, saranno cazzi miei? e invece gli ho dovuto pure cercare una risposta diversa da "senta, o venivo qui o al macdonals, ma almeno qui non c’è puzza di fritto"), di nuovo del mio corso di studi e di cosa volessi fare da grande. Io gli dico che comunque in futuro voglio fare il medico, e loro mogi mi dicono "beh, sa, perché noi selezioniamo anche gente che resta con noi anche nel futuro…" e lì parte la supercazzola dicendo che insomma il futuro, cosa è il futuro se io sono qualcosa in divenire che non lo so neppure io anche se alla fine voglio fare il medico, ma ci ho ancora 8 anni di studii? Comunque mi faranno sapere da qui a ottobre. Io punto allo stagionale/week-end, avevo scritto la X su tempo determinato/fine settimana, ma quanto pare non si cagano le preferenze. E non più di un anno, sennò inizio a vedere brugole ovunque.

Domanda finale: "come si vede lei tra tre anni".
(sì, qui mi son trattenuta dal "chissà se ci arrivo tra tre anni" e dal "ah-ah, non riesco a dire tvatveanni")
Rispostone: "va bene: ancora non laureata?"
[fine, son stanca, ronf]

HP: abbiamo un problema col mio flash…

Ora mi capite perché non faccio autoscatti compulsivi: potrei perdere la vista. Iersera undici persone si sono rese conto che il flash della mia hp scrausoclick è peggio del lampo al magnesio di inizio secolo scorso. Mi dispiace e vi indirizzo al locale reparto di oculistica, tanto s’è compreso che abbiamo molti agganci sglapsers al locale nosocomio (diobono, ma facciamo tutti medicina? ecco perché ci bocciano massivamente)

Dunque, ora ci sarà un simpatico resoconto dalle 20 all’una di ieri sera. Quello che mi ricordo eh:
Arrivo alle 20 in piazza Garibaldi. La prossima volta devo dire come al barcamp "ho una giacca che si nota e sono alta coi capelli rossi". Mi aggiro con passo felpato sul sagrato del comune fingendo indifferenza. Un fare che poteva sembrare quasi quello di uno spacciatore, presumo. Incontro, mentre suona il campanile delle 20, Ripellina, una delle prime bloggers con cui ci siamo linkate da quasi 4 anni. Baci, abbracci e autocomplimenti per essere più precise di quelle nate in svizzera (friullillì). Iniziamo a parlare del più, del meno e del per e poi arriva anche Adamo. Naturalmente taceremo il resto dell’ordine di arrivo per non far sfiguare nessuno (da annoverare però Limine che mi chiede: "sono sotto la statua di Garibaldi, voi dove siete?" "calcola che io sono cecata, ma in questo momento c’è una deficiente col giaccone azzurro che si sta sbracciando, guarda dalla parte opposta della statua" "oddio… anche io non ci vedo tanto bene, però ti vedo!")
Sfido io che mi vedeva, con la giacca che tengo.

In tutto ciò dimenticai il primo dei tre aneddotiROTFL della serata.
  • Mentre stavamo lì ad aspettare, vengono incontro a me e a Ripellina un gruppetto di giovincelli (presumo classe ottantase…. ehm, scusa Stella), che fanno il consueto scherzetto al laureato: vestito come un giuocatore di calcio con pettorina fosforescente da allenamento doveva reclutare malcapitate per far fare loro tre palleggi. Io con baldanza prendo il pallone ma mi accorgo solo mentre lo alzo col piede che è molto più leggero di quanto mi aspettassi. Ergo svirgola e io mi deprimo quasi. Uno degli amici del tizio mi fa: "non preoccuparti, è fatto apposta". Quasi mi riprendo (mentre Ripellina almeno un rimbalzo riesce a coglierlo) e il malcapitato mi chiede di mettere il mio numero sulla sua pettorina ("anche falso eh", mi dicono i suoi amici. Io infatti pensavo di mettere il vecchio numero di cellulare del Beggi. Suvvia, non posso lasciare i miei contatti ai lattanti) così almeno non lo faranno bere per pegno da pagare. Io sto per prendere il pennarello in mano quando esclamo, quasi con teatralità: "no, scusate, perché non dovrei farlo bere?". Boato degli amici che mi dicono che sono grande ed ho capito tutto dello scopo della serata. Pff, se pensavate alla donna crocerossina non sapevate che io son cresciuta in mezzo a maschi ove si facevano simpatici ischerzi al limite del sadismo.
Ma torniamo a noi. Mentre il povero Felter cercava un parcheggio (da segnalare che Stella ogni volta che squillava il suo telefonino mi faceva: "AAAAAAAA, tieni, parla tu", facendo dipingere sulla mia faccia la tipica espressione "…") la simpatica combriccola composta da me, Stella, Ripellina, Limine, Adamo e Marco entrò nella pizzeria. Dopo un cambio di tavolo e un rendez vous con un cameriere che ci segnerà tutta la serata. Ma del resto anche la pizzeria era scelta ad hoc, visto che la maggiorparte di noi non è di natali parmigiani, visto che si sentiva un vago accento campano. Dopo ci raggiungono in colpevole ritardo (tiè, ma era annunciato, è solo per far fiction) Ekatherine e Minerva84 (le uniche due parmigiane, ecco).
  • Io naturalmente per non smentire il mio BAVDYSMO ho preso la pizza Pippo show. Non chiedetemi perché. Poi il croccantino al rum, sebbene il cameriere non è che riuscisse bene nei conti. Però questo cameriere bellissimo, con savoir faire, delicato, leggiadro quasi come un robertobolle della ristorazione (vi dirò, prima di andare via avrei voluto sparecchiare per non dargli incomodo) che ha sbattuto bicchieri, piatti, ogniccosa bussando anche all’ascensorino portavivande con un certo incazzamento perché da sotto non gli mandavano i piatti. Che vi posso dire, uscendo l’ho salutato caramente, perché non so voi, ma io se lo incontro per strada non ci vorrei neppure avere una discussione per una precedenza (oppure dovrei farmi difendere da uno dei crucchi che alle ottoemezza avevan finito di cenare. Un paio notevoli ce ne eran…cofff). Dalla cena abbiamo capito che una caratteristica di noi a Parma che abbiamo un blog è la personalizzazione della bici, ma non ve lo diciamo, sennò ci riconoscete in giro e noi dopo ci imbarazziamo. Come quando Stella mi ha passato Stefigno che mentre mi faceva i complimenti gli ho detto "paraculo" per cercare di minimizzare gli incensamenti.
Da lì usciamo, scattiamo delle foto, perdiamo pezzi (le due parmigiane, che dovevano andare ad una festa di laurea, e Marco, che doveva andare a un compleanno) ma ne riacquistiamo due alla volta del Dulcamara. Infatti incredibilmente senza occhiali, e per me è miracoloso, riconosco Joshuavox da lontano. Saluti e presentazioni anche con la di lui morosa che è nata esattamente un giorno prima di me (ora trovatemi qualcuno nato il primo maggio così ci ho tutti i giorni di maggio fino al 5 occupati).
  • Tra la varia polvere del tavolo che è stata immortalata benissimo dai flash (mamma mia, ho ancora le retine fritte) c’è da dire che eravamo prossimi alla porta della toilette, quindi abbiamo visto sfilare una varia umanità. Tra queste (io ero di spalle) una certa virago darkettona e gente che ha un barbiere che è molto fantasioso nel disegnare barbe. Poi le ordinazioni tra spritz e il gintonic senza gin di Felter, solo che anche al cameriere sembrava qualcosa di alcolico. Ma è una tradizione di Felter, abituato ad essere fermato dalla Madama visto che anche ebbe macchine che sembravano da spacciatore. Il momento in cui mi sono sentita quasi una blogstar è stata quando Joshuavox-Francesco mi ha detto: "tu hai una foto con AndreaBeggi". Oserei dire son cose e signora mia, che tempi, che robe, son cose. Eppoi abbiam parlato di tutto, e abbiamo manifestato un mezzo desiderio di organizzare un barcamp qui, con calma e gesso però eh.
Dopo accorgendoci che si andava oltre la mezzanotte e mezza siam tornati a piazzagaribaldi e ci siam divisi a due a due (Joshua e tipa eran rimasti al dulcamara) per tornare alle nostre magioni o alle auto. Io ho rifatto tutta la strada con Limine, parlicchiando ancora un po’, che però aveva ancora i chilometri fino a Vignola e una sveglia presto stamattina che la attendevano (io vi dirò che fino alle 4 e mezza non ho dormito, ma ormai è abitudine).
Quando si replica? Eh? Eh?

Altri resoconti anche qui, qui, qui, qui e qui. Foto qui, quo e qua. Prendetene e rosicatene.

Di Svedesi assemblate.

Minchia che mortorio, ma scrivo così male? Ecco perché nessuno mi propone collaborazioni editoriali e son costretta a scegliere tra reparti cucine e divani.

[no, le foto con le tette di fuori per risollevare il tutto non ve le metto, per carità]

Siccome ormai qui mi snobbate sto dedicando il tempo che dedicavo alle letture impegnate a postare. Gné gné.
Diciamo che tra radio, cene, studio, salcazzi da bavosa-rottame non è che ho sto tempo che avanza. Ma maschero bene.

[perché le visite ci sono, ma temo vi stiate spippolando sulle foto di Lourdes a sto punto. Ah, vecchi porcelloni]

Detto ciò, ricordate questo post? Ecco, pomeriggio mi ha chiamato una signorina. Parlante italiano senza alcuna flessione, quello mi ha stupito e mi ha rallegrato. Mi ha detto che aveva ricevuto il test e che andava benone e quindi mi ha fatto altre domande.
TizIkea: "è lavorativamente libera?"
Fran: "UH! altroché…"
TizIkea: "ah, benissimo, quindi sarebbe disponibile a iniziare a lavorare anche a  giugno…"
Fran: "certamente…"
TizIkea: "fine settimana, part-time…"
Fran: "sa, dovrei anche studiare… se riusciamo a coniugare le due cose è preferibile"
TizIkea: "certamente. Allora è universitaria… facoltà?"
Fran: (AAAAAAARGH LA SOLITA DOMANDA) "ehm, medisssssscinn…"
TizIkea: "Ah! Medicina, bello, bene"
Fran: "…"
TizIkea: "ora le spiego dove deve venire, mi raccomando massima puntualità sennò se è fuori è fuori…"

Poi mi ha chiesto se le porto il curriculum aggiornato (ancora? ellazozza, mai mandato tante volte un curriculum, manco mi assumessero alla UE), una fototessera (cazzolehofinite, devo rendermi presentabile, cancellare le occhiaie e sbiancare i denti), un documento d’identità (ce lo ho sempre, peccato con la vecchia residenza) e dulcis in findus la cosa che mi ha quasi fatto riderle in faccia:
TiziKea: "Ci porti anche una foto di una stanza di casa sua…"
Fran: "… su che supporto?"
TiziKea: "ehm, uhm, ahm, boh… ce la stampi…"

Se mi assumono sulla percentuale di cose ikea che ho in casa sono a cavallo.
Io ve l’ho detto che non fregandomene una ciospa mi avrebbero ricontattato. Va sempre così, le cose che mi interessano ciospa, non vanno.
Naturalmente aspettiamo ‘sto colloquio di gruppo, cosa che mi fa molto ridere [ci sarà una prova su: "come mettete i divani" o "e ora montate ‘sto pensile"o "se qualcuno vi chiede una brugola dove gliela mettete"?]

Paul: oh, dopo ci fai il post sul colloquio?
Fran: certo, perché?
Paul: volevo certezze
Fran: eh
Paul: Allora FrånFiörini ha funzionato
Fran: porti bene
vediamo se mi pigliano :P
Paul: Bah, se segui i miei consigli.
1. Tagliati i capelli tipo sberla.. petta che ti cerco una foto
Fran: mi vesto di gialloblu?
Paul: ecco.. tipo questi tagli qui
Come un mocio vileda caduto in testa.
Fa molto nordico, ggiovane e sbarazzino.
Fran: ah, ecco. Ok.
Paul: Fai anche la faccia sognatrice.
Non sorridente, sognatrice.
Sorridente ti fa sciocca, triste ti fa italiana. Sognatrice. Pensa a quanti pini vengono ripiantati ogni anno grazie all’Ikea.
Fran: tipo stordita
fico, sì
Paul: ecco, stordita. Metti degli orecchini etnici e parla con gli scarafaggi del magazzeno.
Fran: ma tra figlia-dei-fiori e sanfrancesco?
Paul: Per i vestiti: prendi un sacco della spazzatura, metti tutti i vestiti che non metti dagli anni ’80, mescola e pesca al buio. Successo assicurato.
Poi per tutto il resto vai già benissimo cosi’ di tuo.
Fran: sei il mio trendqualcosalì
Paul: eh, già.

[Paul mi ha detto che da questa conversazione ne uscirò male. Smentitelo]

Di Svedesi montate.

Per uscire da una situazione di stallo permanente e garantirmi la palanca ripiena ho deciso di mandare un curriculum in un’area ancora da me inesplorata.
L’Ikea.
Gné gné, sì, lo so, la mia casa è made in Ikea, ricordo ancora quando ero ancora una giovine forte e ganza e assemblai le librerie Billy e le tirai su con un certo compiacimento. Siccome ricordo anche felicemente quei tempi di forza, di gajezza e di spese vorrei tanto ritornare a quei tempi, ma con un guadagno in più.

Uno pensa, ragionando sulla torta Almond della bottegasvedese e sulle brugole in ogniddove che ti chiedano al massimo, oltre all’inserimento del tuo curriculm vitae (vi giuro, ricordavo quando avevo finito il liceo, ma ho fatto fatica a pensare all’anno in cui l’ho iniziato. Sì, lo so, bastava fare meno cinque…), due o tre cosette attitudinali per vedere se servi meglio torte o riesci meglio a fare i progettini delle cucine al computer con il programmino apposito.
Ah, e per ricordarmi la data di decorrenza della residenza ho dovuto consultare Flickr.
Lo ammetto, non è che spasimo per esser presa (e quindi, siccome non me ne frega un ciospo, probabilmente andrà in porto), ma al massimo io ci terrei a far le cucine lì col programmino, ché è uno sballo. Eppoi avrei un posto di lavoro finalmente temperato e una paga sicura. Cose a me sconosciute.

Paul: Vabbè.. sul CV per essere presa devi scrivere Från
Fran: lol
non ci ho pensato.
Io pensavo, che ne so, che come test attitudinali ti mettevano di fronte il Lego e ti dicevano "dicci cosa sai fare".
Paul: invece ti hanno fatto il minnesota, credo
Fran: abbastanza
la prima domanda del test numerico era "se tizio ha X soldi e li vuole dividere in modo proporzionale ai suoi figli di 23, 25 e 28 anni, quanti soldi spetteranno al figlio di 23?"
Paul: spettacolo
Fran: il milionario è più banale
Paul: FrånFiörini, il divano definitivo. Solo 39# Euro.
Fran: difatti son bella morbida.

Infatti il test era un attimo impegnativo.
Cinque (o sei? non ricordo bene) blocchi di domande a tempo, da fare entro 30 minuti che riguardavano informatica, logica numerica, lingua inglese, comprensione bilingue del testo. Da domande banali ad alcune da test di ingresso ad un diploma di laurea.
Ora, comprendo che per capire le istruzioni di montaggio a volte ci si impazzisce un po’, ma i test così per dare un posto di lavoro a molta gente che ne ha bisogno per mantenere la famiglia mi sembrano un tantinello pretenziosi (ora, per me non ci son problemi, anzi, io non ho richiesto il full time perché non riesco ancora a sdoppiarmi) eh. Detto tutto questo ora io mi aspetto veramente il cubo di rubrik al colloquio di persona, perché le premesse son queste. Di lavori più seriosi a cui mi son approcciata debbo dire che le selezioni erano meno complesse e più seriamente mirate. Non è che mi lamento io (a me mi va bene, mi son solo persa la visione dei Simpson in tv, e magari non era da farsi dopo cena con l’abbiocco, sarebbe uscito meglio), ma se arriva anche sulla freepress insomma, qualcosa c’è.
[ah, nel curriculum non ci ho messo che sono blogger. Mi vergogno, se poi la pensano come Vespa?]

Appunti sparsi torinesi.

Quella che avete visto ieri era una persona che da novembre era uscita di casa solo alcune volte per l’ospedale o simili. Mai per più di 3-4 ore. Una persona che passa(va) la maggior parte del suo tempo a letto e che ha lasciato esterrefatta sua mamma per non essersi lamentata per circa 12 ore, sebbene la forma fisica non sia un granché: gonfiore da farmaci e carenza di muscoli dovuta al non movimento, nonché un pellegrinaggio al bagno che mi ha fatto incrociare lì la maggioranza delle blogger. Nonché per il secondo raid alla toilette (che era sopraelevata, in fondo a sinistra poi a destra) ho salutato frettolosamente Neri e Mazzarotta e non so cosa avran pensato. Ma scusate, ubi major, Fran it cessum.

Però, cazzarola, se tutto questo mi ha giovato al morale. Io ve lo dissi sempre: quando mi crasha la testa non mi va anche il fisico. Ora ci ho quest’aura di contentezza che non so quanto perdura, ma è bella.
Ero stanca, immensamente stanca tanto da non captare né ricordare bene tutto quello che succedeva.
Al bar, in via Po, a farmi un marocchino per svegliarmi, alla cassa poi:

barista: "son 18 euro allora…"
[Fran estrae intanto una moneta da due euro…]
barista: "ah-ah, no, scherzavo…"
Fran: "certo, son 36 euro no?"
barista: "eh, esatto…"
[intanto batte 3,60 sullo scontrino, io glieli do spicci]
barista: "ah! precisa come una svizzera"
[io continuo a non reagire]

Ero stanca.
Non ricordo più esattamente tutti i discorsi. Ricordo bene una battuta "e adesso andiamo nel bagno dei maschi a videochiamare (nomedellablogger)" e il silenzio che susseguentemente cala attorno. E io e un proprietario di un cane immaginario (ché a un certo punto, essendo immaginario, ho coccolato facendo grattini all’aria mentre eravamo vicini lì all’arco con le tazze) che ci siam guardati. Succedeva spesso, alle battute. Son cose eh.
Ricordo che vedendo un tumbler che ha il collega che mi segue indefesso ho pensato "vah, è il mariobiondi della rete, gli somiglia". Poi ho pensato che in un sogno avevo sognato di dire la stessa cosa. Un attimo, vado a vedere se è un effetto collaterale delle medicine.
Ricordo la sua gentile metà, e i discorsi che facevamo sulle coppie sfasate che stan sul divano e chattano tra loro. E la sua gentile metà pure ha un tumblr. Ma mica dialogano così.
Ricordo che faceva così caldo che ho bevuto un frego ma non ho prodotto urina (al bagno era per altre cose, tsk). Ricordo che con una blogger gnocca abbiam fatto tagliaecuci, e che davanti a un blogger famoso fresco di invasioni barbariche mi è scappata un "eh, ma fai un video ogni sei mesi".
Ricordo anche che in giro per Torino ho visto le stesse locandine che a Parma. Gli Uccelli.
Ricordo di aver parlato con una mia omonima dalla stazione al circolo, per poi perderla di vista.
Ricordo di aver parlato con un sacco di gente pur non essendomi presentata e di non essermi presentata a parecchia gente e non per snobismo, ma per una sorta di timidezza-eoraparecheglirompaicoglioni.
Ricordo che quella che doveva essere la compagna di viaggio è stata sabotata da trenitalia, e quando è arrivata ha nominato il mio nick, sebbene avesse riconosciuto prima, trafelatissima, solo il padrone del cane immaginario. Rammento poi, che un blogger proprietario di un cane golder retriver invece ha tentato di presentarmi a un responsabile di blog editoriali, ma la risposta dell’interlocutore conteneva le parole "stiamo per lanciare anche un portale per gay e lesbiche". Vi confesso che sono ancora etero e non me la sento di cambiare eh, neppure per danaro. Ma non credo che le cose sian collgate.
Ricordo che avrò chiesto a mia madre 40 volte se si stesse rompendo le balle.

Non è che ricordo bene bene eh.

Everybody Hurts (& everybody lies)

Da quando ho visto la pubblicità di Mediasetpremium mi sono accorta che Hugh Laurie quando interpreta Gregory House porta un parrucchino sulla tonsura.
Son traumi, come sapere dopo 20 anni che Derrick portava il parrucchino.
A sto punto diteci che Rex ha le pulci, così facciamo filotto.
 

Canale5 per lanciare l’orrido programma (come fate a vedere Amici?) defilippiano ha riscodellato l’ennesima replica di House. Ormai inizierò a saperle a memoria come per Rex. Ma quale è la cosa bella? che se già ne parlai qui che amavo il personaggio ma il telefilm insomma, ecco, a volte fa schifetto, ora ne vorrei riparlare.
 

House per noi (sic) scazzati operatori medicali è una mano santa. D’ora in poi chi sarà schizzoide e scostante lo si guarderà sornioni dicendo: "il mio medico è come Aus".
Se House vivesse in Italia non riuscirebbe ad esercitare, in quanto (spieghiamo con un paio di esempi veloci veloci, ché oggi non ci ho voglia di scrivere e anzi devo andare in una stanza con molte maioliche al più presto possibile):
  • Egli prescrive per qualsiasi cosa una risonanza.
"Dottore, il paziente ha una pustol…"
"Facciamogli una risonanza, biondino"
Qui per fare una risonanza, se non in urgenza (e l’urgenza vuol dire entro 24h) perché vi state spegnendo serenamente, ci son liste d’attesa, non tutti i nosocomi son attrezzati eppoi -càsso- costa. E siccome costa prima che voi vi addentriate in esami del piffero andate a rispolverare la semeiotica.
  • Sebbene sia un telefilm su un diagnosta, insomma, la diagnostica la si opera solo per immagini.
Io mai vidi né Gregorio né i suoi assistenti fare un nonsoché di manovra semeiologica (i.e. abbassare la lingua, smanacciare una pancia, far dire trentatré sebbene si sia a Parma), e lì è un Male anche del medico moderno, che ti guarda da lontano e non ti tocca neppure con la pertica come si faceva con gli appestati.
  • Americanizzazione delle procedure, o procedure alla cazzo.
Mica solo il criterio "ex adiuvantibus" (ovvero: mah, sarà quello, quel che non strozza ingrassa). Ad esempio ieri c’era quell’episodio di una con il baubau al fegato. Ormai il carcinoma al fegato non si opera più, ma si mettono grosse siringone esternamente.
[ora si prega i deboli di stomaco di soprassiedere all’episodio nosocomiale che vado a enumerare e di passare al prossimo puntino dove scriverò una chiosa non irresistibile, ma dopo potete commentare anche oggi dicendo: "che cagata"]
Io ci ho il mio epatologo che è un po’ un Gagà, ma quando vuol spiegare è simpatico. Tratta tutti di merda tranne le fighe e me. Quindi un giorno mi fece, dopo le cose mediche mie che non vado a spiegarvi: "su mettiti un camice che ti faccio vedere una termoablazione". E lì iniziò a spiegarmi che ormai i carcinomi si trattano in due modi, e che il trattamento è per guarire uno, e l’altro per farti andare avanti alla meno peggio. Il primo consiste nella termoablazione: una specie di siringone con all’interno una specie di pinza che si allarga come i raggi dell’ombrello una volta inserita nel parenchima epatico (nel fegato dove c’è il nodulo). Una volta inserito sviluppa un calore con un meccanismo simile al micronde, quindi il vostro fegato verrà cotto nel punto del baubau. Sì, fa male, perché si sviluppano un centinaio di gradi, però venite assistiti da anestesisti e mezz’ora dopo andate a casa.
Il secondo caso, quando il tumore ormai infiltra tutto (la vascolarizzazione si vede con l’ecografia con mezzo di contrasto) è iniettare alcool puro per creare una necrosi dei tessuti. E poi come va va.
Son ‘sti metodi che son belli, perché ormai si tende ad operare poco e nulla nel gastrointestinale se non in medicina d’urgenza. (ora, io so che me li fan vedere tutti perché da quando ho detto che non c’è niente di più bello di vedere un torace aperto e operare sul cuore fermo loro ci han paura che io non faccia più il diagnosta, lo so ché i prof medici mi voglion bene ormai…)
  • Ansomma il Dr House da noi al massimo sarebbe sbattuto nell’Appennino a fare le guardie mediche, coi vecchi che lo minaccerebbero col bastone, senza riuscire a fare una diagnosi.
Pare un po’ triste, perché sinceramente l’intreccio di House, i tratteggiamenti dei personaggi e cose varie son molto belle, ma medicalmente stan tirando fuori dei casi che sono delle complete troiate, ve lo dico eh. [cheppoi dopo voi dite che siete cultori della medicina ma in realtà vi formate su ‘sti telefilm e non sapete una ciospa. Era meglio quando c’era solo ER, mi sa, con Ciccio e Ross]