Ode.

Stampabile e distribuibile.Io lo sapevo, da quando tutti i vecchietti lì alle terme o in hotel mi facevano i complimenti ah signorina quanto è carina, ah il caffè lo prendo solo se me lo fa lei, ma sa che quando vedo lei è come vedere il sole, quanto è caruccia e via di abbracci e baciamano.
Io, che guardavo le file alla mescita egli anziani e a volte vociferavo a colleghi o amici:
"vah, gli dai un pezzo di sapone, un cencio, gli dici che vanno alle docce e invece… zac, e lì risani il buco che c’è nelle pensioni…"
"…"
"sto scherzando, era una battuta…"

Io me lo sentivo, quando gli ammalati a letto cagavano e guardavano me in camice bianco anziché il medico e io mettevo quel sorriso lì un po’ da campagna elettorale e una faccia angelicata che però non derivava dalla pietas, ma derivava che siamo al terzo o al quarto anno e noialtri non si sa ancora una sega di farmacologia, se non sulla nostra pelle, e in corsia farmacologia serve come il pane.
Invece le signore e i signori pensavano che fossi una dottoressa tanto caruccia e gentile.
Io, che mandavo i colpi alla segreteria e ai prof. Tutti i colpi mi si sono ritorti contro, difatti. Ora inizierò a spargere petali olentissimi, incensi e augurare ogni beltade ai prof, vediamo così se finalmente la mia vita avrà una Svolta, o perlomeno meno Sfiga eh, mica si chiede molto.

Io ce lo sapevo quando tutti quelli che mi cercano e mi si confessano un po’ come se fossi un pastore (non quello che abbaia e scodinzola, ma son fedele euguale) e io sto lì ad ascoltare, oppure mi arrivano dopo secoli che mi cagano sì e no e in me ci trovano tutte le virtù di cui quella maggiore è "tu metti tranquillità e sicurezza", e loro credono che io ci abbia le spalle larghe come se avessi due spalline anni 80 infisse sottocute.
Io quando mi specchio mica mi faccio lo stesso effetto.

Ma poi quando siamo arrivati a tutta la gente che mi sogna, a volte anche se non ci si è mai visti. L’ultima volta mi han detto: "Sai Franni (lo so, ormai non mi sorprendo più dei soprannomi) stanotte ho sognato che tu mi ringraziavi per qualcosa… poi boh ci siamo abbracciate e messe a piangere". Ma meglio di tutti è il mio amico che tutte le volte mi sogna radiosa, sorridente, vestita catarifrangente o con colori che causano disfunzioni retinali e labirintite ma con un’aura quasi lì, da beata-martire-nonloso.
A me ste cose mi lasciano un po’ così, esterrefatta, se riuscissi a dirlo e quindi opto soprattutto per allibita visto che non ci sono erre.

Vah, ora tutti che mi volete bene ci avete il santino. Già l’han tumblerato e già nei commenti sul flickr parlano di prodigi.
Son cose.

P.s. Se volete pezzetti delle mie vesti… anche no eh. Però sappiate che quando avevo in viso l’acne peggiore lasciavo i cuscini sporchi di sangue ogni mattina, un po’ come se c’avesse dormito un padrepio (in realtà pensavo anche di commercializzarli, ma dopo pare brutto)

Un (altro?) pastore tedesco che zampetta per Roma.

Aridatece Tobias Moretti.

Ché invece secondo me la scelta di Kaspar Capparoni (con tutto il rispetto, ma ehm, talvolta cambiarsi nome…), che ricordo solo perché una volta vidi in uno show di Frizzi e aveva un cane bellissimo (altrimenti a me lui non sembra figo invece come era il sor Gedeon Burkhard), è fatta apposta per ricordare l’indimenticato commissario accompagnatore di Rex italo-austriaco. Dai, dalla trama "lei lo chiama campione come faceva Moser" a il nome e il cognome del biondiccio.
Suvvia.

Sappiate che qui si è ferrati in Rexologia. Non ho voglia di andare a cercare i post fatti sull’argomento, ma io so a memoria quasi tutti gli episodi. Non so se c’è da andarne orgogliosa, ma capita così anche per tutti i live dei Muse e per gli sketch di Panariello.

Ma Rex produzione paneuropea, diciamocelo, fa un po’ tristezza.
E non per il cane, che anzi è una bestiola assai bella, ma per lo smashup iniziale con questo pastore tedesco in sottofondo: un po’ ispettore Coliandro, un po’ RIS all’amatriciana, un po’ Maresciallorocca con una puntina di Distretto di Polizia lassista.

Infatti la serie è permeata da un goliardico checcefrega-checcemporta-semogentedeborgata.
Non lo dico io, ma Capparoni nel ruolo del commissario Lorenzo (o come dicevan tutti Renzo, cit.) fa a Rex in macchina: "ma che ti vuoi mettere la cintura? guarda che siamo a Roma…" e simili sparsi per tutta la puntata.
Sì, dicevo, la serie sarà venduta a livello europeo.

Al suo fianco Fabio-salirò-Ferri.
Recuperato al commissariato di Vienna l’unico sopravvissuto agli episodi con Burkhard e i due sciacquetti dell’ultima serie solo crucca. Smagrito, affiancato da una squinzia biondina che capitolerà al primo italiano visto (Nicola Farron, che io ricorderò sempre per Edera, chi ricorda sto sceneggiato?)
Trama deboluccia, ma il primo episodio era incentrato su sbolognarsi il pastore crucco poliziotto e abbandonarlo a ‘sto cretino di Roma ché ormai ‘sto Rex (sfigato coi padroni, morti o non pervenuti) non se lo piglia più nessuno, signora mia.

Finirà che il prossimo episodio sarà più o meno così:
–Quartiere Tiburtino: omicidio della mala cinese in un ristorante–
– Rex entra nel ristorante e mentre gli altri fanno i rilievi lui si ciuccia un biscotto della fortuna
– il commissario interroga i lavoranti nel ristorante e Rex li controlla con muso interrogativo abbaiando, una volta che essi se ne son andati dalla questura, al suo sottoposto [e l’abbaio va a significare: "ahò (dacchè il cane si è subito ambientato da Vienna a Roma, dal wurstel alla coratella) qua c’è quarcosa che non me quadra"]. Il commissario biondo e un po’ truzzo gli darà ragione.
– Il commissario farà lo sborone coi colleghi e intanto Rex metterà a posto ufficio e schedario.
– Il commissario pasturerà senza successo una gnocca cinese, ma Rex sarà geloso e torneranno a casa assieme. Il biondo lo farà pesare al pastore tedesco, dicendogli che è un po’ ingerente nella sua vita privata. Rex lo guarderà con un muso che sottointenderà l’espressione tipica: "embé? sticazzi"
– Rex porterà il telefono sbavato al suo compagno: hanno sequestrato la gnocca cinese
– Capparoni andrà in ufficio dopo il sopralluogo nel posto del rapimento. Si mette a ragionare con Rex e trova la soluzione.
– Il commissario umano si invola nel loco della risoluzione, e un inseguimento di Rex o un suo lanciarsi sul cattivone di turno salva capre e cavoli.
– Inquadratura finale sul cane e la sua colf… ehm, il suo padrone che si abbracciano. Sigla.

Da segnalare inoltre una sigla mariobiondeggiante e quell’escamotage grafico della zampetta canina vicino al nome Rex fatta coi colpi d’armadafuoco.

Poi boh, c’ho sonno, ma sennò domani me lo scordavo.

[lo so, il titolo è bivalente e da tumblerare. Tanto non mi tumblerate mai, ehm. Spero solo che non ci sia in programma un omicidio sotto il colonnato del Bernini, sennò inizio a ridere e chi me ripija…]

Laureificio italico.

Anzitutto grazie per il popolo delle email. Siete tanti, ché ormai ci metto settimane a rispondervi e mi dovete scusare, ma io non son abituata eh. Non è questione d’esser sgrusi (che è una parola pamigiana che mi garba assai), ma proprio di carenza di neuroni qui.

Pubblico però volentieri una mail che vi fa capire il senso di inadeguatezza dei nostri laureandi nei confronti del mondo in cui viviamo.
  • Salve,sono una ragazza che studia scienze della comunicazione presso l’università della Calabria a Cosenza , sto redigendo la tesi è ho intenzione di menzionarla ,infatti sto scrivendo circa i corrispondenti all’estero, sarebbe per me molto utile se potesse inviarmi al mio indirizzo e-mail qualche considerazione di cosa significhi oggi essere corrispondente,so che siete sicuramente molto impegnato ma io sarei lusingata se poteste darmi qualche consiglio,ho grande stima di voi e della vostra scrittura.
    cordialmente
Apprezzabile anzitutto il tono da telefoni bianchi misto a Babelfish.
Io, "ho grande stima di voi e della vostra scrittura" credo di averlo riletto in una mail di spam di un tizio che mi chiedeva se mi poteva prenotare delle camere in casa perché lui e la sua squadretta di calcio venivan qua a fare i provini con il Parma. Solo che almeno lui mi prometteva 2500 euri di anticipo, per dire.
Corrispondente all’estero poi mi ha fatto sentire in qualche modo un po’ Caprarica. Anche se io mi sento tanto Frajese che prende a zampate Paolini. Tzé, lo sapevo io che questa francesizzazione culturale del blog e questa ventata di sapere condiviso avrebbe sviato qualcuno.
Pensate a quando svolterò al germanico, mi arriveranno mail in crucco?
Altra cosa, ma uno studente di scienze della comunicazione (o della disoccupazione, come la chiama un mio amico ivi laureato) non riesce a mettere bene le spaziature? Non dico la forma eh, ma almeno sapere che la virgola va attaccata all’ultima lettera e poi ci va lo spazio, cazzate così eh.
  • Buongiorno,
    signorina per quanto mi risulta Parma è ancora in territorio italiano, quindi mi perdoni ma, seppur sforzandomi, non capisco lo scopo della sua email. Nonché parte del suo italiano, mi scusi.
    Inoltre so che probabilmente il nick non rende bene l’idea le assicuro che sono una donna. Ma non mi chieda prove.
    Mi faccia sapere, auguri per il suo lavoro.

Peterpan syndrome.

Io ad esempio mi chiedo come gli ultimi due anni siano passati (cioè, lo so, a star male e quindi non si son notati), ma pare che il mondo continui a girare anche senza di me, e a me sta cosa mi fa pensare.
Cioè, ti pare, pensa che avrei potuto avere un’esistenza se la mia vita fosse stata priva di problemi.
Cheppalle, ora vado al punto eh.

Tipo la mia compagna di banco delle medie, quella a cui passavo i compiti di tutte le materie scientifiche. Lei era piccina, coi denti bianchissimi come tutti i sardi (Sardi, perché avete tutti i denti bianchi di famiglia? sta genetica va studiata), ossuta. Un vero talento a disegnare. Cosa che, quando iniziai a disegnare bene a metà della seconda media, folgorata non so da quale dio, ma davvero riuscivo a disegnare bene oltre che a sapere la storia dell’arte come Sgarbi, la prof mi chiese se i disegni me li faceva Maddalena.
Ora Maddalena, che ricordo ancora che il suo compleanno era il 2 ottobre, è sposata e madre. Capisco, lei non continuò a studiare, e si è realizzata nella famiglia. Ma sapere che quella donnina lì, alta la tua metà e con quasi sei mesi meno di te è sposata a uno che lavora nell’esercito e che vuol diventare medico (medico nell’esercito, gran botta di culo, hai migliaia di persone che per un tuo certificato ti si appecoreranno ad ogni tuo desiderio) beh, ecco, ti fa riflettere:

me: mioddio

  la mia compagna di banco delle medie
 Sw4n: ho letto ora su twitter… :D
  fantastico!
 me: è sposata da 3 anni e ha figliato 2 mesi fa
 Sw4n: che dice che dice?
  argh.
 me: fantastico? ha la nostra età
  sono sconvolta
2:55 PM Sw4n: io mi sento ancora così bimbo.
 me: dimmi che siamo ancora piccoli noi
 Sw4n: è precoce lei. Decisamente.
  eccheccazzo.
 me: sì, sicuro
2:56 PM noi abbiamo ancora 5 o 6 anni da vivere, no?
  
 Sw4n: beh, io prima dei 31 non ci penso proprio, nè a sposarmi, nè a figliare.

Ahò, chiamateci bamboccioni, ma io questo lo vedo come il primo privilegio di essere emigrata al nord: qua a 24 anni è normale cazzeggiare (comedelrestofacc… coff, ciao mamma, sempre eh)

Babi, Bubi, Cicci, Pippi, Solli, Ginger, Step e Oronzo.

Ché poi, a volte i commenti son migliori.
Io tutte le volte in cui penso che il mondo sia un bel posto e che le persone siano intelligenti ho i miei metodi per ritornare alla disillusione. Guardate cosa scrive il Notoscrittoreamatodaigiovani:

  • [#1] C’è un tempo per tutto, dicono. Per studiare, per lavorare, per riordinare casa, per il nostro telefilm preferito, per innamorarsi e andare oltre. Solo che la percezione che ne abbiamo è talmente relativa e soggettiva che dire a qualcuno "su, passerà, dai tempo al tempo" diventa un consiglio un po’ buttato lì. Perché il tempo, specie in amore, fa dei giri che il quadrante degli orologi nemmeno se li sogna. Altro che 360°. Altro che senso orario, da destra verso sinistra.
  • [#2] Una volta Step mi disse "Non puoi odiare qualcuno solo perché non ricambia il tuo amore." A volte invece restiamo attaccati a quel senso di impotenza e rabbia che nasce in noi quando il nostro cuore ne insegue un altro che fa di tutto per seminarci. Oppure, peggio, quando abbiamo camminato fianco a fianco per un certo tempo e poi l’altro cambia strada. Di chi è la colpa? Ma poi ha davvero senso parlare di colpa? [….] Ecco. Nella tua domanda, già la risposta. Nel tuo dolore, già la speranza. Ma tra poco inzierà il nuovo anno… E la roba vecchia si butta, e si sorride ai giorni che verranno.

Cioè, io non potrei mai scrivere, "fa dei giri he il quadrante degli orologi nemmeno se li sogna" e seguenti non mi sarebbero mai venuti in mente.
Avrei messo una metafora o medica o alcolica, io.
Non sarò mai un bravo scrittore, io.
Io, non riesco a entrare nelle menti dei Giovani. A toccare i loro cuori. A mettere tra una riga e l’altra un luogo comune. No, non ci riesco. Ah, perdinci. E non riuscirò neppure a fare un film per i giovani e farli sognare. Che tristezza. Dovrò aspettare i quarantanni, mettermi un cappellino da baseball in testa e riprovare. Ché secondo me il cappellino in testa, è lì il segreto: è come la piuma di Dumbo.

[però sono spiritosa, arguta, e scrivo come un uomo (cit.)]

Tonni e balene.

Collezionare buoni auspici.Io devo ringraziare Paolo, Francesco e Alberto.
Il primo per l’esecuzione (non per nulla, non ci conosciamo più di tanto se non per lettura reciproca continua), ma gli altri due perché sono amici meravigliosi.
Quello che penso di voi resta qui, tra le briciole negli spazi tra tasto e tasto della tastiera. Posso solo dirvi che anche dalle piccole cose si capisce che amici meravigliosi ho. Davvero.

Certo che uno va a vedere come al Luccacomics di tempo fa era il clima, e ora Wally mi dice che lui è passato come l’amico di Fran e mi vien da ridere.
Poi noto come fu per il cartoncino di un anno e mezzo fa.
[Dio, sono con questo umore e sta tristezza da tutto questo tempo? Ma che palle eh]
Eriadan, spero stavolta la balena basti tutta, perché mi sa che il lupacchiotto ha tirato le cuoia dallo sforzo.

[certo, dovrei ringraziare anche molti che han mandato email e le pastiglie Valda, ma cazzo volete, dopo qui divento più buonista cariata di Veltroni. Ma anche no.]

Siamo tutti un po' decadenti.

Io quando si parla sempre che i giovani non sono più quelli di una volta ‘sta cosa non la capisco.

Due sere fa al Tg5 [io di norma ormai seguo il tg1, ché mi garba la scenografia e ché invitano sempre qualcuno per fare qualche marchetta. Tipo, iersera c’era il titolare lì della focacceria San Francesco di Palermo, e lì mi sono ricordata che siccome mi fecero aspettare per la focaccia qualcosa come venti minuti e non mi avevano strappato lo scontrino della bottiglia d’acqua io ne presi due, di bottiglie d’acqua, pagandone una. Friullillì….] c’erano questi giovani incazzati contro Fioroni.
Ora, io che da piccina vedevo Fioroni entrare nella sede della DC del palazzo di fronte li capisco.
Ma questi giovani incazzati e rivoluzionari come si è da giovani (chi, di noi non ha fatto lo sciopero credendo fermamente nei principi scioperativi e facendo conseguentemente sega/tela/nonsovoicomelachiamate ma solo come mera conseguenza dello sciopero in cui noi credevamo) hanno fatto benissimo capire che ora come ora la scuola è un troiaio.
Inquadrano una ragazzina ed ella esclama: "… beh, i nostri edifici sono decadenti…"
Decadenti?
Significa dire che D’Annunzio era un rottame?
Diobono, fatiscenti, pericolanti, vecchi… Io non lo so, quando sono nervosa e mi si azzera il quoziente intellettivo uso i soliti aggettivi-pronomi-lemmi da deficiente, tipo brutto, bello, freddo, caldo, rotto, sporco, sozzo, cacca, pipì, pupù, pappa, mamma, bua.
Come cazzo ti viene in mente di dire decadenti?
A ‘sto punto accettavo meglio se avesse asserito un old fashion, vi dirò.

Avevo una voglia di tirarle uno Zingarelli sul collo solo per puro spirito rivoluzionario ma anche un po’ decadente.

E benvenuti a 'sti bamboccioni.

Caro Padoaschioppa,
ti parlo di cose che non mi riguardano, ché io ormai iniziano a essere 5 anni pieni che me ne sto fuori di casa, mi faccio il mazzo (inteso emorroidario) per mantenermi e per studiare e sinceramente mica mi sento addosso i miei 24 anni, me ne sento 6-7 in più. Non parlo delle zampe di gallina, ché io ci ho ancora l’acne juvenilis. Ma parlo della stanchezza, della disillusione, dello smazzarsi ad andare avanti anziché godere dei frizzi e lazzi della giovine età.

Difatti, ora non per dire, ma io a metà mese devo sempre contarmi i soldi che ho per vedere se ci scappa finalmente di comprare i libri oppure no. Ultimamente un po’ meno eh, però spesso è così.

Cioè, io con la detrazione di 40 e rotti euro mensili mi ci potrei fare le abluzioni. Ché 40 euro minimo te ce le hai in un mensile di bollette se tieni acceso poco e nulla, se usi il gas solo per caffè e pasta, se ti riscaldi il minimo per non contrarre malattie da raffreddamento, se ti lavi con l’acqua fredda. Detto con pochi giri di parole, sì, è bello, ché almeno voi vi riempite la bocca dicendo che aiutate i giovani, ma invero non fate una sega.

Io vorrei andare sul demagogico e chiedere, a Tommy, se le sue figliole/figlioli hanno avuto ‘ste difficoltà. Ché magari lui non so, magari non sa come è la vita dei giovani ché lui è stato fortunato e noi gliela si spiega volentieri.

Esempio, c’è la mia amica Letizia, che lei si è laureata in CTF tipo l’anno scorso, poi è entrata a medicina. Vi spiego però come la studia medicina. Fa la ricercatrice a Milano sui neuroblastomi. I soliti 800 euro. Infatti siccome non bastano (c’è la favoletta che li portino a 1400, ah, sì, parliamo di lordo eh) lei il weekend va a lavorare in un ristorante. Pensa te, le migliori menti della nostra generazione. Per dire eh. E intanto studia anche medicina, ché noi ci abbiamo la frequenza. E a lei va bene, ché l’ho sempre vista dormire 5 ore a notte.
Per me non è che sia meglio. Lavoro in nero, e sono al Nord, e non diciamo che lavorare in nero è solo cosa da Sud. Non è che mi piace lavorare in nero, ma siccome appena sentono che studio medicina non mi vuole nessuno. Lavoro in nero a sei euro all’ora, e vi dirò, che non lo so neppure io, ma alla fine riesco a mantenermici. E vi dirò, io ci ho quasi paura a finire l’università, perché da specializzando (oltre a non avere ferie, malattia e maternità) ci avrò quelle 800 euro lorde a cui togliere spese universitarie, iscrizioni all’albo varie, tasse e simili. Però nei momenti liberi (tipo il sabatonotte) se riesco posso fare guardiemediche sull’appennino a studiare e sperare che i vecchietti non si sentano male in festivo (e lì ti va bene, che in festivo son 24 euri all’ora, per dire).
Sinceramente io e la mia generazione sul lavoro siamo messi malissimo. Mi si prende proprio la tristezza.
E secondo me noi siam fortunate eh, che già ragioniamo da persone "grandi".

Io, tipo, quando ci ho come il mese scorso bollo/tassauniversitaria/bollette/spazzatura mi vien da piangere e dai 1000 euri al mese si schizza a cifre che altro che manovrina e tesoretto… 

Io li capisco quelli che stanno in casa, magari anche con gli scazzi coi genitori, mica c’è da crederci che uno è contento di stare in casa. Ma mica lo capisce nessuno oltre che noi. Perché mica sono più i tempi che magari ti sposi e uno sta a casa e l’altro a lavorare. Perché ieri sentivo una al tg che si lamentava di questo e io mi son incazzata dicendo, tipo gli anziani del nord, che oh, insomma, potrebbe anche andare a lavorare. Perché qui da una parte il governo ci voleva tutti laureati, ma ormai se hai una laurea di 3 anni non ti vuole nessuno, ché preferiscono la specialistica o solo il diploma. Però in compenso cercano tanti operai, carrellisti e cose così, solo che se uno si laurea capisco che gli rode andare a lavorare lì, ma allora insomma, o tutti laureati o tutti fuori di casa, dico boh, mettiamoci d’accordo, tipo pagate di più i precari per rischio biologico (nel senso, che se si è precari ci si stressa e fa male).

Tipo, a me adesso se arrivasse un lavoro da 200 euro al mese da fare seduta col culo sulla sedia io mi sentirei tipo Grosso ai mondiali e correrei qui sotto nel cortile. Oh, 200 euro eh. Mi cambierebbe la vita. Tipo, con 200 euro in un mese e mezzo ci prenderei l’Harrison finalmente.

Però ecco, Padoa, cioè, noi non è che ci si diverte a farci fare il caffè da mammà. Del resto, a te mica ti vengo a dire che prendi il tuo stipendio da tizio al governo e da docente universitario e quindi manterresti me e la maggiorparte dei miei lettori. Mica te lo dico. Quindi non diciamocelo entrambi, su.

Tutto è perduto fuorché l'onore.

Ora vi faccio la mia timeline dalle 7 di questa mattina. Jack Bauer mi fa una gigantesca pippa.

Ore 7-8
Vestizione alla Fantozzi dopo aver dormito 4 ore, ché ci avevi un’amica che stava male e vomitava anche l’anima. Ora te ci hai il sacro fuoco dell’amicizia misto a quello della medicina e assisti, però hai un tallone di Achille: appena senti il rumore di un conato il tuo stomaco reagisce da se. Aggiungi che ci hai 37.8 fisso da due giorni causa farmaci e tu alle 7.15 verso il bus per Suzzara… non sei tu che cammini, ma una proiezione astrale. Arrivi e non funziona la convalidatrice. La anziana accanto, 87 anni, ti attacca una pezza che finirà soltanto a Suzzara. Ché lei è sola e va a trovare la sua amica di 86. Perché la sua amica di 86 è anziana. No, non ho riso. Non so, ormai rido a comando, sappiate che coi prof serve.

Ore 8-9.
La stazione di Brescello esiste. Diobono, e sembra ferma lì con la musichetta di Don Camillo. E ti viene in mente il film con Don Camillo dove i compaesani lo salutano a Gualtieri, e te vedi Gualtieri. Una linea che ha passaggi a livello incustoditi. 15 minuti di ritardo che ti portano alla stazione di Suzzara. Al grido di tutto è perduto fuorché l’onore, del resto lo pronunciò un omonimo, si trova un cantuccio in fondo e si vomita non dico anche l’anima, ma anche il riso alla cantonese di 20 ore prima. Maddopo che uno si libera è così, va tutto bene.

Ore 9-10.
Va tutto bene una sega. Il tuo stomaco è sì rifiorito ma la diretta discendente del dimonio, circa 14 mesi è vicino a te e urla. Si ferma solo quando inizi a fare quelle stronzate che non so come ma rincoglioniscono i bimbi se non riconglioniscono prima te. Ti fermi e la bimba ti da una sonagliata sulla protesi del ginocchio. E te, non puoi bestemmiare sia perché la mamma è straniera, sia perché sarebbe la prima volta, sia perché non ti sovviene.
E fu sera, e fu matt… no, scusate.

Ore 10-11
Mica ci ho tanti pensieri. Il primo è caffè. Il secondo è caffè. Il terzo: evitiamo il latte. Poi sì, mi vengono a prendere 3 baldi giovani. Mi dissero che, tranquilla, loro ci hanno il gps e non si perdono. A metà strada:
"…"
"ehm, scusa, posso? in che direzione dobbiamo andare?"
"fiera…"
"ehm, dovremmo andare a destra allora…"
"…"
"ehm, non è per… in fondo io qui ci son stata sei volt… ehm"
Cheppoi si arriva lì in quell’edificio dell’università di Verona. Te ti vedi lì sbarbato, incravattato, un po’ a disagio in giacca e cravatta (l’ha notato il tuo capo, cosa vuoi: io l’ho buttata in cagnara peggio del mio prof di Virologia sennò parlava dicendo che gli faceva impressione, ché tu eri lì tutto rigido-strano, te rigido?-vestito così. Cheppoi, si può sostituire il mio capo, che mi sta chiamando ora e io gli ho messo giù, col tuo visto che sono identici di immago ma diversi di spirto?) e soprattutto teso. Più teso di me quando diedi biochimica [ché per me va così: mi cago sotto la sera prima, poi quando entro lì l’istinto di sopravvivenza prende due gigantesche ventose e vai sul K2]. Teso ma bello. Che poi se lo dice anche tua mamma insomma, sta cosa o è che chi ti vuole bene è offuscata da altro o che insomma, non ti si butta via (io propendo per la due, ansomma). Perché io temo che ti trovi bello anche quando rutti, ma lì c’è da dire che anche la mia sensibilità è portata al gastrointestinale.

Ore 11-14
Chiamiamolo: Black holes and revelations. Nel senso, che non è che ricordo una mazza (toh, sul bugiardino c’era scritto), ma spero di aver dato la meno peggio impressione che si poteva dare.
Lui, che mi sorprende alle spalle con "Signorina Fiorini" già conferma che sembravo uno straccio. Ora, so che lui è uno tendenzialmente stronzo, ma mi son riguardata al bagno (eh, chissà che ci avrò fatto. La morosa di un mio compagno di uni spesso mi si immagina abbracciata al cesso. E ha ragione) e ci avevo sta bella cera di persona che non so, minimo era appena sbarcata a La Spezia da 300 giorni di navigazione e limonamento con il vibrio cholerae. E lì mi han chiamato tutti: il mondo. Cazzo, sono indispensabile. In sequenza m’ha chiamato:
– Alessio, per sapere come si fa l’anticipo delle frequenze
– il capo, per sapere io quando è che passavo in ufficio nonché io, se son libera per lavorare più spesso.
– il mio migliore amico, a Parigi, che si era perso a Bercy.
– il mio oncologo
Io, che mi ricordo solo come qualcuno ha esposto la sua tesi. Io che ci ho lì nella mia borsa arancione operatore del 118, là dove c’era la cinta per regalo e ora c’è sta cosa qui rilegata in cartoncino. Che metto se riesco, di sotto, ma ci ho le vesciche ai piedi che ormai mi fanno zoppicare come House.

Ore 14-15
Io lo dico, il primo che mi fa gli ischerzi alla laurea gli incerotto le gonadi alle pale dell’elicottero del 118.
Non è SNOBYSMO, ma che io dopo 10 anni di università appena mi laureo il primo che mi rompe i coglioni muore. Detto ciò, tutto con somma amicizia, ché vi voglio bene e non voglio farvi trovare male nel momento che io sarò lì e penserò "abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene (ché da domani finalmente posso ammazzare legalmente esseri umani)" e penserò seguentemente "oh, tra 2 minuti si beve" non voglio rotture di cazzi. Ché io mica sono esile.
Qualsiasi ischerzo può essere fatto le ore successive quando mi metterò svaccata e sarò già mezza ubriaca. Frega nulla, lì potete fare di me quasi qualsiasi cosa volete. Quasi. Prima no. Mordo.
Oh, poi da noi non usa. No, non siamo tristi, siamo per la convivialità a tavola. Ché a me a convivialità in costume Bavarese, oddio, c’è gente che sa e se racconta io son sputtanata. Ché un giorno ci faccio un post così risolvo tutto, Corona non mi avrà.
[chebbello avere gli amisci che leggono lo sglaps: /me ciao ciao con la manina]
[mappoi ecco, poi dopo uno ti chiede "come hai conosciuto tizio" e tu dici a te stessa "mbeh, come gli dico". E allora butti là quelle frasi che la gente poi non ti chiede più tipo "eh, è una storia un po’ complicata", ché mentre stai lì in piedi sul marciapiede mica ti chiedono altro.]
Che comunque secondo me, ma saranno le mie scarpe, oltre ad esserti smagrito (un altro po’, cazzo: Alessio, prepara il cibo e rimpinzamelo come un maiale da ammazzo) sembravi anche un po’ meno alto. Non lavarti più in acqua calda, sisamai.

Ore 15-16
Se io avessi letto prima, se ci fosse stato un papiro di laurea prima di quello che ci ha ste foto qui anche, che una delle tue frasi standard è "non me la sento" mi sarei risparmiata un 70% di segh…. dubbi.
Ché poi la cosa bella di leggere come una persona è vista dai suoi amici è che te metti tutte ‘ste tessere assieme e le unisci per avere una visione di insieme che si incastra con la tua. E ti fa piacere di aver visto al di là, e ti fa piacere integrare. Al di là dell’affezione eh, ‘ste cose mi piace saperle anche di Pietro Pacciani, sta tranquillo. Che sennò non vorrei che ti sentissi osservato e dopo mi ti nascondi un altro po’. Qui a volte mi sento tanto ostetrica. E detta così fa strano, anche se insomma oh, io avrei anche voluto far filosofia prima di scoprire che è lavorativamente inutile. E quindi boh, però son contenta, di conoscerti al di là. Quando uno dice che ha fortune, io ne ho imbroccata un’altra, sempre con la stessa iniziale, dopo la facoltà. Ecco, chiudiamo vah.
Ingollo delle cose a caso, ché se tamponi bene o male dovrebbe migliorare la situazione. In compenso però nelle due ore dopo rutto al sapore della quiche al salmone cosa che pare che il salmone risalga l’esofago. Ché poi il solito capo chiede se sono astemia, e invece si finisce per parlare di vini. Vini, io che adesso apro le bottiglie e le annuso tipo i tossici. Io, che l’alcool sì, ok, ne facciamo a meno ma il caffè pure no, fanculo. Momenti polverizzerei il nescafé e mi metterei a tirarlo con le 50 euro.
Cheppoi si va in stazione con New Born che inizia a suonare in auto, con io che stringo la tua mano verso il binario 12. Con tu che mi abbracci. Ché insomma quelle cose lì son belle e uno non vorrebbe che ci avesse più tempo, mica l’ansia che poi quel treno parte anche se dopo accumula ritardo.

Ore 16-19
Ora te mi spieghi come fai a rincontrare il compagno di CTF palesemente più bono in stazione a Modena. Fissarvi per mezz’ora, socchiudere gli occhi entrambi e pronunciare "ommadonnaseitu?". E chiaccherare di cosa è successo in 5 anni. Lui, senza più capelli rasta. Lui che secondo me ci ha dei tratti bellissimi: biondo, con la pelle chiara e non tendente al rosso, con due occhi bellissimi. Eppoi sto carattere che ci hanno i reggiani. Oh, pensa te le cose. Trenitalia ti ritarda di 20 minuti e te rincontri la gente che avevi visto l’ultima volta all’esame di Chimica Generale. Pensa te. Le cose.
Le vesciche ai piedi, tipo.

[non rileggo, abbiate pietà]

Voglio il posto di Onder, subito.

Io agli altri cioè mica gli consiglio di far medicina. Medicina mica è bello farla. Nel senso se te la fai pel mercedes non è che ti va tanto bene. Tipo, c’è il moroso di una tipa che conosco che ci ritroviamo un po’ sempre agli stessi esami. Lei è del vecchio ordinamento, quello che facevi frequenza e passavi gli anni e mica ti rompevano. Lei ci ha 29 anni e ci ha tipo un esame mi sa che differiamo, tipo lei non ci ha patologia e io sì, e io non ci ho immunologia e lei ce lo ha. E quindi tipo ieri mi diceva che insomma, mentre lì ci lamentavamo dei prof dell’esame che ora per convenzione (ché qui ci leggono porci e cani, non è una cosa intelligente non essere blogger anonimi) chiameremo l’esame BauBau, lei ci ha il moroso entrato là in specializzazione di cardiochirurgia e con la cosa lì che gli specializzandi se la prendono un po’ nel didietro senza panetto di burro (sembra un quadro da b-movie tipo che ne so ultima rumba a Parma) perché non hanno contratto e son in agitazione ma mica abbisognano di benzodiazepine. Il punto è che insomma lui mica lo pagano. E mica si vive di aria lì. E quindi ecco, ‘somma, te ti fai medicina qui a Parma che già ti ci vogliono nove anni in media perché abbiamo gli esami preclinici che ti affettano le gonadi e poi entri in specializzazione e vivi di aria e di amore (per la medicina, ovvio).

[Però se fai il medico di famiglia ancora ti va bene eh. Diciamolo. Che si guadagna bene, lì. Solo che io ho detto che faccio tutto tranne che il medico di famiglia, il pediatra e il ginecologo. Quindi ecco, al solito scelgo le strade in discesa io]

Ma insomma, poi noi giovani fanciulli che pascoliamo lì nel plesso dove c’è freddo, zanzare e mosche mica stiamo tanto bene. Cosa che se volessero fare una scrematura aggiuntiva basterebbe al terzo anno che ci facessero la valutazione psichiatrica a tutti e rimarrebbero tipo i 30 meno peggio.
Oh, mica scherzo. Anoressici, bulimici, gente con le crisi di pianto croniche, gente che tenta il suicidio e soprattutto c’è una che insomma, a me un po’ mi ha preoccupato, ché pure io mica ci sto molto bene con la brocca, però se arrivassi a quel punto non so, mi preoccuperei.
C’è sta ragazza qua che ha 28 anni ed è già ostetrica e ora sta facendo medicina. Che insomma ora prende gli ipnotici per dormire e il valium durante il giorno. Non so, io se prendo anche un farmaco per i dolori mi abbiocco, figuriamoci col valium come potrei studiare, io che mi scolo 5 caffè al giorno e già dormo ovunque.
A me ste cose preoccupano, sul serio.

Poi boh, ci sono anche quelli che come me han fatto farmacia-ctf prima di passare di qua. Per esempio c’era un tizio che se lo senti parlare dici apperò senti te questo come parla anche di come va il tempo con soavità e proprietà di linguaggio che io al confronto paio antoniolubrano. Poi ti ritrovi con lui infatti che non passiamo uno scritto, e tu però ci hai meno oratoria. E finisci a parlare con lui lì di quello che insegnava biologia vegetale nell’altra facoltà, ci fai la vocetta del prof e ne narri battute e anche che lui mica ti spiega le cose ma le legge da un vecchio libro che non è più in produzione ma lui continua a leggerlo virgole incluse.
[cheppoi una volta lui ci faceva le domande a fine paragrafo chiedendoci che parola dovesse dire e noi guardavamo il capoverso dopo e alzavamo la mano rispondendo. Poi sghignazzavamo soffocandoci, ché lui mica lo sapeva che noi stavamo lì a sottolineare col pastello le frasi che voleva. Poi alzava lo sguardo sdegnato dal leggere e pronunziava frasi come "cheschifo che ora vi appallottate nei corridoi, andate nei prati. Eppoi una volta gli uomini incantonavano le donne e ora le donne incantonano gli uomini…", alché la mia compagna di uni, la Elena, di Reggio, fece: "a me mi sa che la moglie lo ha incantonato da ubriaca"]
Dicevo, stavamo lì e dicevamo che insomma, giù al campus a farmacia si stava meglio. Come clima e con i prof, che erano tanto buoni, bravi e perbene. Però ecco, ci abbiamo sto sogno di una vita che è medicina e quindi si soffre qui perché per amore si fa questo ed altro.

Però insomma, a guardarci dal di fuori sembran discorsi da alcolisti anonimi eh.