Quando è che scrivi un nuovo post?

Ho sta domanda, che mi pongono.

Io ve lo dico, io vorrei scrivere, però le cose secondo me le esprimo male in questi giorni. Vi dico, mi sveglio molto presto, cammino un’oretta, mi metto a studiare quelle 3 ore, esco e lavoro come una trottola. Non sono stanca per un solo motivo, è che ho voglia di tirare fisicamente più avanti che posso, ché se mi fermo e guardo chi mi circonda minimo mi chiedo davvero se le cose vanno o no, e siccome come risposta mi do sempre no e temo di vedere le cose brutte [sì, chiamasi PHIPPAE] dove non è che poi siano così tipo baubau mi smazzo lavorando e camminando.

Ho le vesciche ai piedi, due unghie spaccate dei piedi e un male al collo/spalle causa trasporto pesi.

[tipo, ieri ho portato con la borsa quella con le ruote sei risme di giornali da casa mia al comune in Piazza Garibaldi. Pesavano. Poi son tornata a casa e ne ho portate due al DUC. Cheppoi ste riviste indirizzate agli emigrati secondo me facciano schifo e siano troppo pesanti è cosa a lato, però cioè, ok che io son pagata quei sei euri all’ora per consegnarle, ma la trovo una cosa economicamente controproducente e inutile. Pensa te le istituzioni come scialano i fogli e i soldi…]

Ah, sì, la cosa fondamentale è che sarebbero 5 anni che sto qui. Io ormai amo Parma, pensate voi. Sia perché dove stavo io oggettivamente stavo peggio (sì, sì, dal mio punto di vista, è sottointeso) per molteplici fattori. Sia perché suvvia, oggettivamente Parma è caruccia.

[oh, presidente dell’Apt, potresti anche pagarmi. E anche voi, pelandroni del Comune. Vah che promoter che sono, cazzarola]

Dicevo.

Sì, son 14 anni che è morto mio nonno e sono 5 che sto qui. A me non piace far bilanci. Ma posso dire che un rapporto con Parma e la mia vita qui a Parma non è così male. Mi piace, la trovo casa, non ho il magone se son lontana e debbo ritornare. Per come mi ci sto attaccando spostarmi potrebbe essere una soluzione dolorosa e irreale, chi l’avrebbe mai detto. E manca solo un anno per far diventare di Parma il posto ove son vissuta più a lungo. Incredibile.

A Norberto Roveri.

Ho dei problemi coi tappi a prova di bambino.

Non sono mai stata soddisfatta dello smalto dei miei denti. Ho dei denti piccini, non bianchissimi e con uno smalto di cartapesta. Soffro di bruxismo, a volte. Quindi ci ho sti chicchi di riso in bocca che insomma, in una società dove va di moda il sorriso bianco ghiaccio dell’Artide e la ceramica che la Pozzi Ginori ha in surplus nei bidet e ricicla nell’implantologia ortodontica stona un po’.
Vi ho sempre detto io che sono molto alternative.

La cosa bella dei miei denti è che non ho mai avuto una carie e non posseggo i denti del giudizio.
Ciò solletica e titilla assai il mio lato genovese/scozzese/ebreofinanziariamenteparlando, perché va a significare che io e il dentista possiamo anche non avere una liason stretta e madida.
Poi, che i miei denti facciano schifo di default è un’altra cosa.
Io e l’ortodonzia abbiamo una storia travagliata e frastagliata. Io e la mia madrina di battesimo. Io ci ho i padrini di battesimo dentisti e il testimone di nozze di mio padre anche esso dentista. Ma mentre i primi sono attaccati al danaro come una cozza allo scoglio il secondo è un uomo buonissimo che si offende se lo voglio pagare. Mi fa "ma no, dimmi piuttosto come vanno gli studi…". Ecco, e lì vorrei pagarlo e uscire in fretta, e invece ecco no, non posso.
Ho portato sia apparecchi tipo questo, sia quello standard a mo’ di macchinetta, sia un coso a metà palato che mi massacrava la lingua ogni volta che deglutivo (sono della scuola che deglutisce con la lingua contro il palato, non contro i denti) e che era volto a fratturarmi il palato per allargarmerlo, con una chiavetta interna a cui dovevo dare mezzo giro tutti i giorni, facendo leva sul mio radicato masochismo.
Due coglioni, non immaginate quanto. Ho smesso di prendere droghe per il mal di testa in quel periodo. E ora vi dico, visto che lo tolsi a 17 anni l’apparcchiame dico, ci ho l’incisivo destro che non so, tende a fare saluti fascisti. Perché, cazzo, fino ai 24 anni si rimodella tutto. Tristezza.

Caro prof Roveri.
Io non so se ‘sto microrepair fa, ma tanto ci ho già lo smalto che pare l’asfaltatura delle strade di Parma, peggio non può fare.
Il vero dramma è un altro: io non so aprire il tappo del Listerine. Il Listerine, diobono, coi suoi olii essenziali, quanto brucia in bocca. Altro che una bomba per l’igiene orale, pare che mi sciacqui con l’acquaragia. Non so c’è sempre ‘sto masochismo latente, che vi devo dire.

E io dovrei ma spiegami, contro di me che cos' hai.*

Vi dirò, io non so se architettonicamente amo la mia facoltà. Ma anche a livello fauna non lo so.
Come vi testimonia [*] oggi l’addetto a tenere l’aula pc (quella colle tastiere pulitissimissime) era in piena retrospettiva Pooh. In pieno corridoio. In falsetto. Cosa che a un certo punto quando è passato a "chi fermerà la musica" uno di quelli che stanno lì a battere la loro tesi su uno dei macbookpro che si son comprati gli ha urlato "basta che ti fermi te".

Non so, poi siccome, vi ho detto, architettonicamente è fatta male per andare in segreteria ti ci vuole un cane guida.
Toh, è per quello che oggi molti han fatto entrare i cani. Ce ne era uno nero bellissimo. Quasi spero che abbia fatto l’ammissione, il cane, così si può dire che a medicina facciamo entrare porci e cani.
Dicevo, la segreteria è al piano di sotto, come le aule di medicina. Però non è che è indicata. Quindi se ti metti lì a studiare nei tavoli appena entri ti scambiano per la portiera.
"Scusi ha un foglio?"
"mi avanza un foglio per le attività didattiche elettive, ci scriva dietro"

"Scusi, ma la segreteria?"
"scenda le scale, a metà corridoio gira a destra…"

"Scusi, ma le graduatorie di ammissione?"
"Nelle bacheche avanti alla segreteria…"
"Ehm, quindi?"
"scenda le scale, a metà corridoio gira a destra…"

"Scusi…"
"Segreteria, di sotto, a destra."

Cosa che comunque mi tengo ancora gelosa che l’unico bagno praticabile è quello nel corridoio di Patologia. Che ci ha la carta e il sapone, e le tavolette non sono state bagnate a mo’ di oggetto investito dall’aspersorio. Per chi (coff) ha problemi che richiedono frequenti visite al bagno è un’oasi. Specie perché, cielo, siamo a medicina e non c’è sapone? e vogliamo parlare dei nemici dell’igiene che si prendono al bagno? No, non parliamone.

Io se tornassi indietro medicina ribadisco che la farei.
Non la farei qui, a Parma. In 5 anni è cambiato piano di studi cinque volte. E lì dici vabbè. Ma fissare propedeuticità che non c’erano e che se non hai rispettato ti cancellano gli esami retroattivamente anche se li hai fatti due anni prima della norma… permettetemi ma conseguentemente mi girano le palle, tanto.

This is to certify that:

Attestati di corsi.Per certificare che si sglapsano rantoli di vita reale, voilà: questo a sinistra è il certificato (il secondo del genere, il primo era stampato su carta lucida, con grammatura scarsa e con nome a pennarello, tipo come se me l’avesse scritto Muciaccia) di quella cosa che vi narravo prima.

[poi sembra che questi post non vi interessano, o non commentate perché da me non scrivete, vivaddio, primo! secondo! contorno! o cagate varie come fanno nei blog di quelli là famosi. Ora, io vi apprezzo eh, ma non so… meno male che c’è chi tumblra.]

Dicevo oggi invece dopo aver fatto del lavoro al solito sottopagato come una simpatica bestia da soma ed essermi cibata di sedanini rigati barila in bianco con un filetto, uno, di sgombro sottolio mi accingo ad andare lì al corso che almeno penso così mi tolgo il dente e prendo sto certificato e così alla fine prendo i crediti dei corsi opzionali a scelta (adoro questi panegirici).

[poi vabbè, ho pensato cosa dovrò fare per prendere questi crediti. Noi che siamo nell’epoca di internette e chiamando la gente diciamo vedi un po’ se ci hai internette sotto e mi guardi se c’è la correzione di fisiologia? ah, sarebbe tra mezz’ora? facciamo che nessuno me l’ha detto che torno a casa e svengo sul divano, tanto non cambia nulla, noi, no noi no non possiamo fare in modo che $segreteriadidipartimento dialoghi via rete o perlomeno via colombo ammaestrato con $segreteriacentrale. E quindi devi portarti l’attestatino, lasciarlo in segreteria di dipartimento col foglio precompilato. Sperare che il prof lo timbri e lo firmi, riandarlo a prendere, farsi la fila in segreteria centrale che in questi giorni coincide con le iscrizioni della gente che ha passato l’esame di medicina nonostante che le domande siano a sesso di segugio. Ma meglio ragazzi che incontrate subito cose così eh, almeno vi abituate. Su, tempra.]

Dicevo, vado lì e fuori a fumare c’è un tizio con cui ci parlo da anni e che bene o male dovrei conoscerlo. Ora io mica so come si chiama, però è uno che fuma e che somiglia a un ex ragazzo di Brescia che mi tampinava tipo quattro anni fa e secondo me mica era tanto normale. Quindi lo chiamo col nome di quello lì, quando lo devo incasellare in testa, ma per parlane con gli altri è un po’ un troiaio. Dicevo c’è sto tizio che mi dice che comunque ci sono già gli attestati. Io scendo e dico il mio cognome. La tizia lì lo cerca e vedo che va a cercare un po’ nelle lettere finali dell’alfabeto. Lì mi deprimo con me stessa e penso che, diamine, mi sa che sto perdendo un po’ la beltade che contraddistingueva il mio parlato. Poi la tizia mi guarda e mi fa: "ma la effe nell’alfabeto dove si trova?".

Poi prendo l’attestato e scendo giù nella sala, e noto che insomma di quattrocento persone ne son rimaste sì e no un centinaio.
Quindi mi pare brutto disturbare una cosa tra intimi e risalgo.
Mi fermano un paio di altri tizi che conosco. Qui bene o male mi fa bene, con lei ci avrò parlato ben quattro volte e so che ci ha un labrador bellissimo, lui era il tizio per cui la mia amica ci aveva un debole il primo anno di università, quindi come dire, bene o male so il cognome.
Insomma si inizia a parlare e si parla di esami. Che è un po’ come se a voi che ne so, chiedessero quanto ciulate e con chi. A me è una cosa che mette angoscia. Tipo l’età alle donne oltre ai cinquanta, son quelle cose che non van chieste e che van taciute così, per vergogna.
Io rilancio dicendo "uuuh, ma studiate microbiologia. Io non so darvi consigli, ché l’ho fatta con la disperazione da biochimica…".

Poi siam passati a una specie di simposio tra noi, in pratica:
– Come hai vissuto l’esame di Biochimica [cazzo, sembrava l’anonima alcolisti. Ognuno che raccontava la sua esperienza di pluribocciato col prof, con le reazioni del prof e le proprie. Da segnalare che il maschio del gruppo alla firma del 18 sullo statino è scoppiato in lacrime davanti al prof.]
– Perché ci evitano dopo che diciamo di studiare medicina. [con la tipa che fa: "a me i ragazzi mi evitano quando lo dico, tranne l’ex moroso che si fregava anche i miei libri per leggere cose di medicina… non era normale…" "mmm, per quello?" "no, per altre cose."]
– Perché la gente pensa che studiando medicina sapremmo già rianimare qualcuno che si strozza o va in overdose [invece sono cose che impari facendo il volontario e che poi hai terrore a praticare nonappena sai come va la teoria]
– Ma quanti corsi opzionali bisogna fare per la laurea, ah, 15 punti? [con conseguente faccia stralunata quando ho detto che io ne ho fatti 11 e loro che mi guardano chiedendo come, e allora io inizio il rosario dei cazzo di corsi che ho fatto, cosa che ormai mi manca "ammaestramento delle piattole e sanguisughe nella pratica clinica (e come dopolavoro da Moira Orfei)"]
– Ma ora danno anche da mangiare.

Su questo punto volgo l’attenzione.
Io avessi saputo che oggi davano da mangiare, io e il mio apparato gastroenterico anarchico saremmo andati a rifocillarci. Invece oggi davano da mangiare perché c’erano quattro gatti e pareva brutto buttare il cibo. Però son rimasta al coffee break, che era un po’ triste:
– caffè all’ammerrigana
– te
– biscotti secchi tipo quelli da té della busta del LIDL
– tramezzini con una maionese che sicuramente avrà contenuto 15 milioni di stafilococchi aurei (ma chissenefrega, tanto già sto male di mio)
– succhi di frutta.
Inutile dire che ho puntato su questi ultimi.
Inutile dire che i medici sono dei morti di fame assurdi, ne ho visto uno stipare otto minitramezzini e scofanarseli in bocca. Io non potevo, ché avevo Repubblica sotto il braccio e la manovra era complessa. Ma poi ci ho classe, io (e non ho pagato 1200 euro di corso, sennò avrei portato a casa anche un servizio di bicchieri per ammortizzare, credo).

Poi boh, sono uscita e son tornata lì alla bici. Non so, a sto punto forse ci sta una riflessione?

Ho sonno.

Stamattina erano le sette e ho detto "uh, guarda, sono le sette".
Ho tolto la sveglia, abbracciato Rodesindro e ho continuato a dormire.

Potete chiederlo ieri a lui  come fosse la mia forma mentale.
"Ehm, sei te quello avanti al conad, no, col cellulare in mano?"
"Sì, ma tu dove sei?"
"Quella di fronte all’hotel figoso, che sta tenendo la mano in alto agitandola…"
"Non ti vedo…"
"Su, che io mi faccio i capelli rossi apposta, che son ciecata e spero che almeno mi riconosca la gente…"

Cheppoi uno dopo chiede una coca con molto ghiaccio e trova solo 4 cubetti, beh, questa è una storia di cui può parlare Lennon ["certo che uno che di nick si fa chiamare Lennon e attraversa le strisce pedonali" "eh, peccato non aver avuto la fotocamera"].

Sì, ieri è stata una giornata piena.
Tipo alle otto ero lì, per registrarmi al congresso. Ora, tutti i miei compagni di università già si erano registrati. Cazzo si fa sta gente per stare in piedi, che io già ad andare a dormire alle 2 per studiare e risvegliarmi alle 8 per studiare mi sento tipo cencio? Non lo so. Ma vabbè, vedevo la signorina avanti a me frugare tra i cartellini, aspetto che la sua intelligenza si accenda e le faccio: "se guarda in terza fila posto due da sinistra quello è il mio cartellino".
Non lo vede ugualmente.
Poi le chiedo quando consegnano gli attestati, memore della scorsa volta che momenti sembrava dovessero chiamare la tipografia. Mi guarda come se le avessi chiesto chi ha ammazzato Laura Palmer. La guardo. Lei si gira verso le colleghe e dice: "eh, sì, penso venerdì". Poi mi guarda ancora come dire cazzovuoiancora? Io le dico che magari il cartellino, anche se è plastica e carta, forse dovrebbe darmelo. E lei sì, me lo da e mi da anche il kit del congressista: tre fogli A4 e una bic.
La guardo un po’ così.
Scendo e mi metto da una parte così, in silenzio.
Socializzo coi miei simili e alla fine elaboriamo quella bella teoria là, che insomma, esiste l’essere umano, lo studente, lo studente di medicina…
"E la cavia."
La cavia, mi chiedono?
Beh, sì, rispondo. Almeno la cavia la nutrono. A noi ci negano anche il coffee break.
Fermiamo il preside con la faccia da kossovari. Il preside sarebbe circondato da persone, colleghi, figa, baci e abbracci. Però il mio collega di uni gli chiede come mai, insomma, manco un caffè professore che noi si sta qui dalle otto a dormire sforzandoci di non ridere sentendo il traduttore che le spara a caso così come se io dovessi tradurre il francese medico.
Io di francese medico so ‘na sega. Ho seguito solo sei puntate di Grey’s Anatomy e le seguivo perché ero così stanca che non avevo sonno.

[a margine devo dire che però le cose del congresso sono interessantissime, dovrei farci un post su come spiegarvi di avvelenare il vostro BYNBO col sale senza poi dover chiamare Taormina a difendervi…]

Dicevo, il preside ci guarda un po’ così. Dice che ora domanda, ci lascia dieci minuti così, facendo esclamare al mio piccolo (di taglia, sennò ci ha 34 anni) collega che vabbè, non ci sta cagando. Poi invece torna, e guarda solo me dicendo che eh, no, ragazzi, voi qui sareste come a lezione.
Poi devo averlo guardato malissimo perché mi ha detto: "eh, sì, ci sono stati tagli di budget assurdi rispetto a due anni fa". Io che gli rispondo che me ne sono accorta perché quest’anno la borsa del congressista fa un po’ pena, e se tra due anni passiamo direttamente alle borse biodegradabili coop e ai thermos col caffè.
Usciamo e prendiamo il caffè.
Io tanto sto un cencio e in pratica visito tre bagni dell’hotel. Tralascio dettagli pulp anche se sappiate che sto ridendo ripensandoci (ridendo per non piangere, lol, se penso a quella situazione).
Ho avverato il mio sogno di star male a un congresso di medici.
[continua]

1700.

 Quando me l’han detto una settimana fa mica ci credevo. Alla mia epoca, 2003, a fare il test per medicina qui a Parma eravamo in 800, iscritti. Io arrivai al Polo Biotnologico di via Volturno e mi dissero di andare alle Aule Nuove. Cazzo, ero tesissima, ma con quella tensione che dici oh, ora vado e pratico del fisting ai passeri senza che la Lipu mi persegua. Mi era andata buca l’anno prima a Modena, e la sera del 2002, quella prima del test a Modena, la passai a piangere alla finestra. Dalle 2 alle 3 di notte. Nel 2003 feci Fisica, uno degli esami più complessi a CTF e la sera ero completamente sballata, visto che mi interrogò alle 17 del giorno che si stava completando. Avevo il terrore di rimanere al palo eh, per me entrare a seguire i corsi del mestiere che voglio fare significava (significa) molto.
Però l’anno passato autoinfliggendosi chimica [nel mio liceo più della stechiometria non facemmo] mi servì tantissimo. A livello nozionistico, tipo che temo sia l’unico esemplare medico a cui non dan noia le pipette da laboratorio, e a livello mentale. Niente è mai perduto fino a che non si vede più.
Si, l’ho scordato negli ultimi due anni.

Però dicevo, eravamo 800, entrati in 200 più gli extracomunitari e quelli che avevano passaporti interisti. Ora boh, al quarto erano in trenta.
Domani loro saranno 1700. Cazzo, ci vorrà Bertolaso per smistarli. Ma c’è la moda di far medicina? Su, non la fate. Non la fate a Parma. Ve lo dico da amica. Non conviene, vi fate un culo e un fegato tanto. Non so, io l’ho scelta con cognizione di causa, spero che altri lo facciano così.
[io spero che qualcosa di quei novantamila euro intascati con le tasse di iscrizione venga impiegato per sapone e carta nei bagni eh. E magari pulizia delle tastiere, ma quelle quasi ci tengo alle simpatiche patine batteriche e la loro sopravvivenza..]
Oh, io non è che l’ho scelta solo con cognizione, mi ricordo 10 giorni di Limbo in cui pregavo "fa che tutto questo anno di CTF non sia stato vano, fa che aver studiato botanica faccia di me un medico migliore alle cene coi colleghi, Iddio". Pazzeschi. Se penso che dopo la laurea c’è l’ammissione alla specializzazione già mi sento in dovere di fare incetta di antiacidi. Brr.

Approposito di cose cittadine, Andrea Marsiletti sta mappando i blog parmigiani.
Con conseguenza che qui di gente di Parma o simili quindi ne sta arrivando parecchia (qualcosa mi dice che dovrò iniziare a postare pettinandomi, non so mi mette soggezione).
Ricordando che qui si sarà magari splendidi e brillanti come una stoviglia lavata da Montrucchio, ma che, carissimi concittadini che pensate di offrire lavori nelle vostre aziende, si abbisogna di un impiego molto flessibile. Cielo, detta così pare la descrizione dello spaccio o della prostituzione. Flessibile e legale, vah.

Vorrei smontare un mito e non è babbonatale.

Si regalano link a pacchi.
Volevo dire che sì, quest’uomo ha davvero il vetro scheggiato dal brecciolino e la opel un po’ così.

In compenso incontrarlo è come boh, incontrare Sasaki e vedere che ha un pc o incontrare il Confuso e vederne le forti capacità analitiche. Sappiate che Greenwich riesce a piazzare battute che raggelano un abitacolo, tanto che ha portato a farmi riflettere sulle mie peggiori battute: non è humor tedesco, ma chiancianese, quanto pare a volte tocchiamo la creta, ci sputiamo sopra e invece di creare l’uomo assembliamo cazzate. Quindi ecco, ehm, magari nei post rende meglio. [Tsk, non puoi picchiarmi]

Poi, il compaesano, è come me.
Nel senso, siamo gli unici due chiancianesi normali, non viziati e non in comunità di recupero.
Cioè, lui fuma, ma è un vizio col beneplacito dello Stato. Però che ne so, non siamo come il figliolo dei miei vicini di casa a cui lui, nobile, allungava il giocattolo affinché l’altro, viziato, la smettesse di frignare.
Ora, nobile possiamo dirlo perché due complimenti dovevo farglieli, ma invero con quei lasciti non voleva rotture di coglioni, e posso assicurarvi che il figliolo dei vicini è un montato, spocchioso, viziato, testa di caz… ehm, è tutto i suoi genitori. Ora, non beatifichiamo i di lui gesti, orsù.
Dicevo, è come me perché anche lui emigrò.

Però da buon emigrante si scorda le cose sul nostro paese.
Ora, non è che ci sia un cazzo da dire, quindi è questa la gravità della cosa. Ah, e non ricordarsi dei giuochi ai giardinetti comunali del paese vicino alle scuole. Insomma, boh. Secondo me è poco concentrato…

Continuo a dire che magari ricordo meglio le terga di Bellamy, e non so perché.

Lo so, latito. Me ne accorgo anche io. Ma che ne so, che ci posso fare, io dietro a questa scorza di cemento dentro sono tenerona. Io non ci posso far nulla se la persona di cui si diceva sotto (mmm, dovremmo iniziare coi soprannomi. Magnagatti, ok?) mi da un immediato feedback al post che scrivo e quel feedback come dire, vale più di un link scoperto su technorati e indicizzato anche in blogbabel per farti risalire la classifica, ecco.
[Oddio, io ho scoperto la sua esistenza guardando chi mi linkava su technorati. Ehm.]
E non è che scrivo cose tenerose solo perché lui prese a febbraio i biglietti in 15esima fila in Arena eh. No, no, son cose spontanee. Sennò avrei già dovuto ignorarlo visto che il concerto è finito. Però ecco, invecchiando si diventa teneroni, non quelli di casamodena.

Dicevo, ho incontrato un sacco di belle persone in giro, eh.
La gente che legge qui diciamo quindi che è bellabella e che questo sglaps attira belle persone, ne sono orgogliona e un po’ credo (ossignore, sto per farmi un complimento) che sia un po’ anche merito mio, via.
Facciamo che parto dal principio. Io ho conosciuto i genitori di quella che è la mia più grossa fan-amica-sostenitrice-ultra, ossia la Annina. Due persone meravigliose. E non lo dico perché leggono questo sglaps, ecco, ma perché sia mi son sentita a casa e un po’ rimpiango di non esserci andata prima. Ché la mamma di Anna, la signora Francesca, che è, se mi ricordo bene, di maggio come me e con la stessa iniziale del cognome mio poi ci ha scattato anche questa foto, a me e ad Annina. E anche la signora scatta trecento foto come me quando è in giro. E ci davamo ragione, quindi. E il suo papà, il signor Gianni mi ha detto che io ci avrei la sensibilità e insomma un po’ le carte da scrittrice, secondo lui. E l’abbiam detto dopo che si era lì, a parlare di tante cose e poi alla fine anche di Baricco, e si diceva che insomma, non è che serve la scuola da scrittori ma ci vogliono tante cose. Mi sa che son diventata rossa tipo la bandiera quella che si issa lì al mare quando ci sono i cavalloni.
E secondo me si è fortunati ad aver genitori in quel modo bello lì, lo dico.

Poi siamo arrivate a Verona. Io e questa donna qui, ossia la mia tesora.
Ricordo cose random, perché insomma, la notte prima non è che sia stata benissimo eh. Io che non ci ho sta gran salute. Quindi il giorno dopo mi sentivo la fotocopia di me stessa, di quelle fotocopie con gli annunci vendo/affitto con le frangette di carta staccabili per prendere il numero di telefono scotchate sul lampione. Ecco ricordo solo il caldo, la voglia d’acqua, il caldo, il sole, il cellulare che era un turbinio di sms e chiamate, la calura, la sete, l’Arena di Verona, io che seguivo queste terga e vari sprazzi così. Diciamo che volevo preservare l’intelletto pel concerto, ché poi mi son presa anche la maglietta del tour stavolta, proprio a crepi l’avarizia, signora mia.
Una small da uomo. La maglietta. Ed ero indecisa con quella che sembrava uno smashup tra Muse e Ferrari, ma alla fine ci ho quell’altra che poi fotograferò o ci andrò a quei raduni di blogger lì, che dopo ti lincan tutti come se fossi amico di tutti.
Io poi credo di aver collezionato una innumerevole serie di figure di merda, ma invero neppure me le ricordo tanto. So che ero stanca, e quando sono stanca il cervello va da se, io lo saluto con la manina, mi faccio un pisolino ma intanto il cervello sta lì e insomma si comporta come un bischeraccio che pare Benigni quando fece il monologo sulla patonza lì alla Carrà.

Io, che son passata allo sharing del mio scibile nozionistico da sapete che se ti trapiantano il rene non è che te lo sostituiscono e sì, perché esiste proprio il vino da celebrazione di messa.
Per capire come ero messa, eh.

Quindi non so come mi abbiano preso le belle persone che ho conosciuto quel pomeriggio/sera.
Ecco, per esempio, in ordine sparso: non so cosa abbiano pensato Barbara e Giacomo quando io allo Spizzico gli ho detto subito "li volete subito i biglietti?". Non so, magari mi han preso tipo persona spiccia, scazzata, ché io invece ero salita con la cosa di prendere i posti per mangiare e per ritrovare il mio zen interiore (simpatico modo per dire che ero stanca e almeno avrei tenuto il culo sulla sedia al climatizzato).
Poi io ci avevo da vedermi anche con lei. Ma mica ci siam ricordate.

In pratica la prima sconosciuta che ho veduto è stata lei, la Sere. Che mi ricordo benissimo in ipertensione e chiara confusione orgasmatica quando ci è venuta a cercare in platea e a dire che lei, ammanicata e raccomandata, aveva avuto i biglietti di prima fila, accanto alle morose dei due meno pesanti dei Muse. Ricordo anche la mia battutona: "se ti senti male e hai bisogno del medico chiedi solo di me, mi raccomando" consequenziale a quella di Annina: "ti vedo troppo agitata, vuoi che ci andiamo noi? facciamo scambio biglietti per il tuo bene".

Poi la Marlboro e moroso. Simpaticissimi. E per una cosa o per l’altra io e lei ci si vede sempre poco verso i concerti dei Muse. Complici le batterie dei cellulari sempre che van a troie. Quindi va a finire che ‘sti MuseCamp son poco proficui, ché qui è tutto un corricorri, signora mia.
Ora finirà anche che mi son scordata di qualcuno.
Tipo, mica ce lo stavo mettendo che c’era pure il mio amico Kap.

Poi alla fine, dove c’era l’amica di Ari quella che ha scritto il libro con la frase lì di Citizen erased, mi pare, ho risposto solo un: "Cazzarola. Ehm, scusa, so che non è un commento da farsi ma ora mi viene in mente solo questo".
Poi abbiam visto anche la Nicole, che si è messa a parlare con l’Annina della Ca’Foscari, e ci aveva anche il cartello, ma al solito se non salutava lei col cavolo che me ne sarei accorta eh.
Io che pensavo lì tipo come quando Winnie the Pooh pensa al miele ma io pensavo a qualcosa da bere, che insomma ci avevo sete. Ché l’avevo detto alla componente maschile di cui sopra "uomo, vai a prendere da bere", ma mica ci era andato subito. Non son cose. E insomma, manco mi ricordo cosa le ho detto, alla Nicole. Quindi in caso di ingiurie le chiedo scusa, ma ero in panne io, ricordo solo che al parcheggio mentre gli altri adopravano i clacsons (e non il gruppo) io falsettavo Knights of Cydonia. Cosa che mi sa che se avessi tenuto giù il finestrino credo e immagino ci avrebbero fatto uscire per prime. Ma boh, son cose.
Poi parlo anche del concerto eh, in toni carampanosi.

Scalino.

[perché uno deve tenere due broswers a disposizione: a volte splinder non ti fa postare con uno dei due]

Dicevo, lo scalone… altro che a 65 anni.
Lo scalone, il K2, il Passo Sella ce l’hai a vent’anni, cazzo.
Vi spiego: io sono innamorata della mia facoltà. Innamorata autolesionista, visto che per amore della mia facoltà sto sopportando un po’ tutto. Dai professori, al non andare a cazzeggiare, all’aver perso vista e capelli in mezzo ai libri, a pagare 100 euro di libri la volta, a svegliarmi presto per le lezioni da seguire e presenziare, al tenere il culo fermo su una materia per due mesi, quando tutto è veloce.
Quando ci vediamo lì, al plesso, a dare esami ormai tutti sbottiamo, tra l’incazzato e il rassegnato. Ché è vero, abbiamo quell’età variabile tra i 24 e i 28 anni e lambiremo o supereremo i 30 per laurearci in una delle quattro lauree rimaste a ciclo unico. Che bello che era, signora mia, il ciclo unico. Noialtri mica abbiamo il piano di studi neppure. O quell’esame o quell’esame. Blocchi, propedeuticità, conta dei crediti alla cazzo, corsi opzionali obbligatori, tirocini professionalizzanti. Tutto ciò è meraviglioso, e ti porta in un tale stato di frustrazione che o ti viene voglia di scrivere un blog, o di ubriacarti, o di farti saltare in aria a Londra, o di far pagare a tutti 200 euro a visita una volta laureato. O anche tutte le cose assieme.
Ché io mi laureo magari a 30 anni. Prenderò 800 euro lorde da specializzando (occhio allo sciopero che fanno ora, la situazione è paradossale) a cui dovrò sottrarre tasse universitarie, polizza, iscrizione all’ordine (ne rimangono 300?). In pratica quasi meno di adesso, che non ho un lavoro stabile, ne cerco uno ultraflessibile, precario e a termine e non lo trovo.
Non ditemi che ci sono. O non mi vogliono a me o è una cazzata che esistono molti più lavori a termine.

Una fava.
Mi sono accorta che ho la data di scadenza. Nah, sciocchi, non parlo del contatore biologico, mica sono così donna. Mi sono accorta che in tutti gli annunci di lavoro c’è la consueta apposizione:
massimo 25 anni.
Ho 24 anni e due mesi. Ho solo 10 mesi ancora di probabilità di essere scelta, poi probabilmente la caducità dei denti e dei capelli sarà un mio elemento distintivo, soffrirò di artrite e di aterosclerosi galoppante.
Mi spieghi perché non vuoi un oltreventicinquenne? Perché pensi che si sia laureato o se non è laureato è tardi per fare qualsiasi di lavoro perché stagionato per il mercato del lavoro? Ovvìa, spiegatemelo.
E non capisco anche perché magari ultimamente, negli ultimi due anni, guardandomi nel curriculum, facevano strane facce.

Io, io che nel curriculum potrei mettere anche ho corso alcuni metri al parco col capo dei Ris.
Sì, perché di contro c’è un’altra cosa. A volte, finora, mi han guardato, puntineggiando nella loro mente dicendo, "beh, per il lavoro per cui si candida ha anche troppa esperienza".
Ma cazzo, dammi ‘sto lavoro, chettefrega.
E non dirmi che no, io non posso fare tanto perché ho una facoltà impegnativa. Sì, lo so anche io che è impegnativa, siamo in due. Ma io sono abituata a lavorare dalle 6 di mattina, volendo. A ottobre, alle 7 e 45 di mattina ero di fronte all’Opera di Parigi a capire checcazzo si dovesse fare di un lavoro che non avevo mai fatto, con gente che non conoscevo, che non parlava la mia lingua madre, che però mi aveva scelto guardando curriculum e attitudini. E pagato più di sei euro all’ora. E pagato non in nero. E rimborsato la ritenuta d’acconto/iva/salcazzi.
Poi dopo si lamentano se ci si incattivisce a far pagare le parcelle. Mamma mia. Più passa il tempo e più credo che il primo paziente che mi chiederà lo sconto gli farò le fatture a morte. Ssst, lo so che son superstizioni, mamagari ci casca e io gli vendo i sacchetti di sale del mar morto, che per quelle stronzate, invece, ci spendono.

Tra cui Giorgio di Rimini.

Cioè, poi uno odia i medici. Quando vai a farti dare una controllata dopo che no, sei stata buonina a soffrire perché ormai hai la forma mentis che il medico è come il baubau e l’ospedale è il lager (per dire, è una visione da paziente) e ti senti dire ma no, ma lei è arrivata sulle sue gambe e poi è giovane di che si preoccupa e poi quando ti guardano ti dicono che ma non è meglio che rimanga qui un po’, che ci ha la coinquilina, la mamma, la zia, il moroso, il nonno ce lo dica a loro che è meglio che rimanga qui e dopo tu, con sommo scazzo gli rispondi che la media ponderata tra il "son giovane e son venuta sulle mie gambe" e rimanere qui è l’ottimo compromesso di darmi qualcosa e farmi andare sulle mie gambe a casa, così nessuno dei due rompe i coglioni all’altro.
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Ah, ieri è venuta nella mia modesta magione la mia ingegnera preferita.
La donna che termina le mie frasi e io termino le sue (sig.Ephram, non si preoccupi, tra me e la suddetta non ci può essere dell’amore fisico ma solo una stima illimitata, sa com’è, io sono ottusamente etero). Insomma, è venuta qua ed ha conosciuto Giorgio da Rimini. Si sa, Trenitalia ha gli scorpioni, le pulci, i ritardi, i partenopei sui binari che non pagano il biglietto e i controllori provoloni.
Iddio solo sa come rimpiango la Germania in questi frangenti, coi trenini locali che ti portano anche in culo al ramo del lago dove si ammazzò Ludwig.
Ora, io ormai devo farmi la Parma-Modena ad libitum finché non lo incontro, registro tutto e minaccio Trenitalia che se non mi da viaggi aggratis illimitati come ai figli dei ferrovieri [del resto, Annika, secondo me essersi sopportate mezz’ora di profferte di Giorgio da Rimini è come quasi essere parenti eh] non so, lo mando alle Iene (ché tanto in Italia funziona tutto dicendo che o chiami il Gabibbo o lo mandi alle Iene, tristezza). Poi magari non sono il suo tipo e magari a me non invita, a Rimini. Perché a me tacchina soltanto l’ultrasettantacinquenne. Checculo, direte voi. Beh, io a sto punto finirò per indagare sulle pensioni, mi faccio sposare e lascio che muoiano, mica posso continuare a non sfruttare ‘sto talento acchiappifero geriatrico.
Dicevo, è venuta a trovarmi cotanta ingegnera e mi ha allietato la giornata. Perché qui, puramente a casaccio, collo sglaps si sono trovate un sacco di persone belle eh. Tipo, lei è una di queste. Però mica mi può fare ‘sti bigliettini, ché dopo qui altro che commoz…. ehm, dico, dopo devo ripensare al Giorgio per riodiare il mondo o perlomeno per rivederlo nel modo giusto.
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Da ieri ho uno scaldatazze usb. Quanto amo quando mi regalano le cazzate, forse perché anche io amo regalare cazzate. L’unica cosa che il mug che mi regalò nel 2003 mi pare la mia amica Flora, quello brandizzato Juventus, non mi c’entra. Vabbè. Pensate, che bello, me lo regalò per il mio compleanno, ché ero andata a Roma a vedere Lazio-Juve. Che ricordi (di merda, pareggiarono per il mio compleanno perché eravamo anche sotto di un gol, e la tizia accanto a me si era tolta le ciabatte, ed eravamo in tribuna Tevere) signora mia.
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Ci ho pensato stamani, mentre non chiudevo occhio. Nel 2004 il mio cane si addormentava per sempre. Lo stato d’animo che avevo solo in quei giorni, in quella settimana, ora me lo porto appresso da un bel po’, solo con delle parentesi ogni tanto che ho paura che mi illudano che ci sia qualcosa di bello nuovamente. Di quel periodo mi dispiace solo non esserci stata, accanto a quell’esserino. Mi dispiace solo non aver dimostrato quanto mi dispiaceva neppure a me stessa, se non parlando col mio amico Massimo. Il mio carattere, il solito, che però piano piano sta capendo che non è che ci si può chiudere sempre su tutto.