avere ventanni
A Norberto Roveri.
E io dovrei ma spiegami, contro di me che cos' hai.*
This is to certify that:
Per certificare che si sglapsano rantoli di vita reale, voilà: questo a sinistra è il certificato (il secondo del genere, il primo era stampato su carta lucida, con grammatura scarsa e con nome a pennarello, tipo come se me l’avesse scritto Muciaccia) di quella cosa che vi narravo prima.Ho sonno.
1700.
Vorrei smontare un mito e non è babbonatale.
Continuo a dire che magari ricordo meglio le terga di Bellamy, e non so perché.
Scalino.
[perché uno deve tenere due broswers a disposizione: a volte splinder non ti fa postare con uno dei due]
Dicevo, lo scalone… altro che a 65 anni.
Lo scalone, il K2, il Passo Sella ce l’hai a vent’anni, cazzo.
Vi spiego: io sono innamorata della mia facoltà. Innamorata autolesionista, visto che per amore della mia facoltà sto sopportando un po’ tutto. Dai professori, al non andare a cazzeggiare, all’aver perso vista e capelli in mezzo ai libri, a pagare 100 euro di libri la volta, a svegliarmi presto per le lezioni da seguire e presenziare, al tenere il culo fermo su una materia per due mesi, quando tutto è veloce.
Quando ci vediamo lì, al plesso, a dare esami ormai tutti sbottiamo, tra l’incazzato e il rassegnato. Ché è vero, abbiamo quell’età variabile tra i 24 e i 28 anni e lambiremo o supereremo i 30 per laurearci in una delle quattro lauree rimaste a ciclo unico. Che bello che era, signora mia, il ciclo unico. Noialtri mica abbiamo il piano di studi neppure. O quell’esame o quell’esame. Blocchi, propedeuticità, conta dei crediti alla cazzo, corsi opzionali obbligatori, tirocini professionalizzanti. Tutto ciò è meraviglioso, e ti porta in un tale stato di frustrazione che o ti viene voglia di scrivere un blog, o di ubriacarti, o di farti saltare in aria a Londra, o di far pagare a tutti 200 euro a visita una volta laureato. O anche tutte le cose assieme.
Ché io mi laureo magari a 30 anni. Prenderò 800 euro lorde da specializzando (occhio allo sciopero che fanno ora, la situazione è paradossale) a cui dovrò sottrarre tasse universitarie, polizza, iscrizione all’ordine (ne rimangono 300?). In pratica quasi meno di adesso, che non ho un lavoro stabile, ne cerco uno ultraflessibile, precario e a termine e non lo trovo.
Non ditemi che ci sono. O non mi vogliono a me o è una cazzata che esistono molti più lavori a termine.
Una fava.
Mi sono accorta che ho la data di scadenza. Nah, sciocchi, non parlo del contatore biologico, mica sono così donna. Mi sono accorta che in tutti gli annunci di lavoro c’è la consueta apposizione:
massimo 25 anni.
Ho 24 anni e due mesi. Ho solo 10 mesi ancora di probabilità di essere scelta, poi probabilmente la caducità dei denti e dei capelli sarà un mio elemento distintivo, soffrirò di artrite e di aterosclerosi galoppante.
Mi spieghi perché non vuoi un oltreventicinquenne? Perché pensi che si sia laureato o se non è laureato è tardi per fare qualsiasi di lavoro perché stagionato per il mercato del lavoro? Ovvìa, spiegatemelo.
E non capisco anche perché magari ultimamente, negli ultimi due anni, guardandomi nel curriculum, facevano strane facce.
Io, io che nel curriculum potrei mettere anche ho corso alcuni metri al parco col capo dei Ris.
Sì, perché di contro c’è un’altra cosa. A volte, finora, mi han guardato, puntineggiando nella loro mente dicendo, "beh, per il lavoro per cui si candida ha anche troppa esperienza".
Ma cazzo, dammi ‘sto lavoro, chettefrega.
E non dirmi che no, io non posso fare tanto perché ho una facoltà impegnativa. Sì, lo so anche io che è impegnativa, siamo in due. Ma io sono abituata a lavorare dalle 6 di mattina, volendo. A ottobre, alle 7 e 45 di mattina ero di fronte all’Opera di Parigi a capire checcazzo si dovesse fare di un lavoro che non avevo mai fatto, con gente che non conoscevo, che non parlava la mia lingua madre, che però mi aveva scelto guardando curriculum e attitudini. E pagato più di sei euro all’ora. E pagato non in nero. E rimborsato la ritenuta d’acconto/iva/salcazzi.
Poi dopo si lamentano se ci si incattivisce a far pagare le parcelle. Mamma mia. Più passa il tempo e più credo che il primo paziente che mi chiederà lo sconto gli farò le fatture a morte. Ssst, lo so che son superstizioni, mamagari ci casca e io gli vendo i sacchetti di sale del mar morto, che per quelle stronzate, invece, ci spendono.
