Don't kid yourself.

Cioè, sapete che io abito in un complesso di case fatte un po’ esteticamente così, come se fossero case vecchie del centro.
Alla fine non è male, a vedersi. Certo, al catasto risultano come case con lavori in econ… ehm, dicevo, non è male. Solo che il problema di stare in una corte come questa è che si hanno alcune cose in comune che alla fine ti rompi i coglioni e un po’ li capisci, lì, i coniugi di Erba, che insomma, non è che a volte anche te sei sulla via lì della santità. Anzi, sei più sulla via dell’orchite anche se i tuoi genitali esterni non abbiano coltal guisa che permette l’affezione.

Calcolate che io sono due giorni che mi sento stanchissima. Mi sveglio alle otto, vado a vomitare, torno a letto e penso: "oh, figo, sembra che ho fatto la maratona di Nuova York e poi son tornata qui in continente a nuoto". Poi mi alzo, dondolo su qualsiasi appoggio la mia casa abbia a disposizione e penso sempre che insomma, c’ho ‘sta stanchezza enorme che mi fa sentire spossata un po’ come un mocio intorcinato nel secchio. Vado al frigo, prendo dell’acqua fresca per infastidire la colite (ormai io e i miei organi interni coesistiamo. Sono anarchici, loro, fanno quel cazzo che gli pare) e vedo che il frigo è spento. Toh, penso, è spento il frigo. Poi mi viene in mente: sia mai che c’è già il blackout, no, mica quello della canzone dei Muse, mica son così monotematica quando penso, ma quello lì che tutti accendono il condizionatore. Vi dirò, oggi è pure freschino, si sta bene qui in Pianura. Ma poi ho pensato pure che no, non era possibile che a me fosse saltato l’automatico della corrente. Così mentre ragionavo su tutto questo e mi stavo anche scordando di bene da quanto le interconnessioni sinaptiche neuronali erano così eccitate ho sentito vociare gli operai Enia sotto. Che poi, mica c’era scritto che erano operai della locale azienda dell’elettricità. Dico, poi si lamentano che frodano gli anziani, ma fagli una divisa, chessò, blu di prussia.
Sentivo vociare gli operai e poi questi mi han chiesto: "Scusi signorina…"

Ché poi son contenta quando mi dicono signorina, perché sta cosa di chiamare tutti signora nell’italiano è brutto. Io siccome so che le donne si appagano con piccoli gesti chiamo quasi tutte signorina, così molte pensano anche di dimostrare meno anni e son più ben disposte a darti informazioni.

Ecco mi han chiesto, mentre ero lì a spuntare il timo con le forbici: "…sa mica dove è l’interruttore generale che qui è saltato tutto e siete da due ore al senza energia elettrica?"
Lì ho realizzato anche perché non m’era suonata la sveglia.
"Mah, guardi, è quella colonnina lì se lei prosegue là a destra all’ingresso del giardino dove c’è scritto Enia-Interruttori generali"
"Ma no, guardi, secondo noi non è quella, deve essere dentro un palazzo"
"Scusi sa, ma se è l’interruttore generale di tutto perché deve essere dentro un palazzo?"
"Perché ci han detto così"
"…"

Son tornata dentro casa a posare il timo e a pensare che insomma, forse nessuno mi crede a volte perché sono giovane e ci ho ‘sti capelli sul biondorosso.
Dopo mezz’ora mi rifà voce sotto il balcone ‘sto operaio qui, e io mi affaccio e lui mi fa:
"Scusi sa, ma allora secondo lei quale era?"
Io son dovuta scendere e fare tutto il conglomerato in ciabatte e poi come fa la mamma al bimbo gli ho indicato indove era sto interruttore generale. Così accolto quasi da un oooh che neppure i puffi solevano fare si è risolto tutto. Poi io ho rifatto i miei 17 scalini e son tornata a bermi il té che intanto avevo fatto, e che per accendere il gas ho un po’ sbruciacchiato col fiammifero della Gasthof Zur Rose l’unghia del pollice.
Poi mi son sentita stanca ma almeno ho capito di aver salvato la giornata.
Manco fossi un Petrelli (la capite in pochi, ma fa tanto blogger figo).

Ho paura, allora, dove s'apponga il timbro.

Girovagando per dipartimenti universitari se ne vedono più di quando ci si mette sulla panchina al parco.

La cosa bella è che girando per codesti posti vedi come la figura modaiola della donna si sta evolvendo nella società contemporanea. Roba da studio sociologico.

Il problema è che sembra che talune si vestano alle poste.
O perché hanno le infraditine fatte di spago, o perché ecco, diciamo che c’è poco di vestiti.

Poi io non capisco questa tendenza di quest’anno di tenere gli stivali anche ora che fa palesemente caldo. Davvero eh.
Cioè, bene. Perché io ho la tendenza a tenere la giacca sopra anche con temperature più che gradevoli. Non so se son retaggi lavorativi, insicurezza o cazzoneso. Però mi capita.
Ora tenersi anche lo stivale modello eroapescareesonquipercaso però abbinato a una canottierina e uno di quei top da figa che ora fanno passare come gonne… non so, lo incamero come strano.

Donne che ti dicono che no, senza la loro seduta trisettimanale di danza non sanno più avere un equilibrio psicofisico. Lì in quel momento capisci a quale target si riferiscano le riviste femminili. Donne che vengono fermate dal compagnodiuniversità che dice loro "hai due dita di mutande fuori". Donne che camminano in modo tale che già la poca retromarcia di seno pare ancora minore a causa di una postura che tiene indietro le spalle ma molto avanti la cintura pelvica. Magrezze a caso, che nel senso che io, che non sono sta bellezza (vedere nel contest di Velenero) e ho un fisico impostato purtroppo sullo sci giovanile non è che mi dia sto stacco di coscia. Anzi. Dimostro anche meno della mia altezza a causa di ciò, signore mie. Però sembra sempre che c’ho meno panza di queste, che son sì pelle ed ossa ma hanno ‘ste panze da malnutrizione. Poi di contro ci son quelle anche più abbondanti di me, eh. Cielo, come amo osservare, mi fa sentire normale a volte.

Estendiamo i Darwin Awards come prove di ingresso.

Io cerco di girare e vedere gente molto poco per evitare di programmare lo sterminio dell’umanità con Stewie Griffin, dacché -non è possibile- ovunque io vada si creano dei nugoli di acefali attorno.

Stamani a un esame ho rivisto una ragazza bellina ammodino caruccia tanto graziosa che però non mi ricordavo come si chiamava. Ormai non me ne vergogno più e paleso agli altri che sono rincoglionita e non mi ricordo il nome ed incipio subito con:
"Ma io ce l’ho il tuo numero? Calcola che non mi ricordo come ti chiami e quindi devi dirmi come ti hanno battezzata per farmi controllare in rubrica…".

In realtà non sono rincoglionita. Ho una mente strettamente selettiva. Mi ricordo esattamente le cose dette all’una del 3 maggio, non sapendo magari che era quella data lì ma collocandole a casaccio nella memoria, ma non ricordo una beata fava del compito di oggi fatto alle ore 13.
Cosa che Alessio recitava le domande a memoria sia della prima parte del compito che della seconda e io gli ho chiesto, col mio solito sguardo affascinante da astigmatica di quando tolgo gli occhiali e le ciglia delineate dal mascara:
"Sì, ma di che esame stiamo parlando?"

Dicevo, ho rivisto sta ragazza bellina (discretamente gnocca e anche molto solare di modi, non è un bellina da donna, io sono obiettiva) e caruccia che per la cronaca si chiama Linda. Ecco, devo ricordarmelo. Linda mi ha detto che tutte le volte che facciamo esami assieme lei lo passa.
"Ok, quindi mi offri una pizza stavolta…"
Linda però è all’ottavo, nel senso ha tutte le frequenze fino al sesto ma gli stessi esami miei. E il moroso che sta tentando di entrare in scuola di specializzazione in nefro. Non so se in lei sarei sì contenta, a me girerebbero i coglioni se il mio moroso, che ha iniziato con me, se ne sta già lì a pensare di esercitare. Ma si sa, io ho un senso della competizione da coltello tra i denti, eppoi troppi medici in famiglia è brutto.
Ma dicevo, e lei viene bocciata agli esami per delle cazzate. E con la storia di essere all’ottavo, su sei anni, la massacrano di domande bastarde e stronze che neppure un laureato medio conosce. Povera.

Di contro spesso vo a studiare a psicologia inteso come un dipartimento provvisto di tavoli, mura e aria condizionata e mi accorgo che da loro non c’è test di ingresso.
Ovviamente non sto parlando di tutti gli psicologi, anche da noi ci sono quelli con l’intelligenza di una paglietta di rame per pentole e l’espressività di un mocio vileda. Ad ognuno il suo.
Non dico scarsa intelligenza, a volte ti chiedi se scuotendo (non ho detto scotendo nel senso toscosessuale) la persona che hai innanzi come una di quelle palle con la fintaneve dentro magari la situazione migliora. Estraiamo da un dialogo una cosa come:
"Mmmm, ma quando i genitori sono un po’ così che fanno fare ai figli quel cazzo che vogliono si dirà lassisti o lascivi…?"
Nel caso di Pamela Anderson direi la due.

Capitemi, ormai è una droga. Ho capito dove pescano i concorrenti del Milionario dove non sanno cosa sia un trespolo: lì.
Gente che si ritrova a dover pronunciare Nietzsche con grossi problemi e incastronarsi successivamente in plurinegazioni dell’ Über-Mensch che te vorresti star lì a spiegarglielo, ma ci hai il picco notturno dell’ACTH che non dipende dal feedback negativo della surrenale che in realtà a te qualcosa ti serve, non è che puoi stare lì a parlare dell’incessante divenire della conflittualità visto che non è che ti stai grattando la placca sugli incisivi. Ma poi, sei psicologo, perché ti fanno masturbare con zio Federico? Vabbè che anche io ho dato un esame dove si parlava della danza di corteggiamento dei piccioni e in realtà poi ad anatomia abbiamo un po’ saltato i denti e se sentiamo parlare dell’intercuspidazione dentaria pensiamo c’entri Uforobot, però ecco… mah. Sticazzi eh.
E non parliamo della sociologia della vestizione delle donne all’università, ché sarà il post di domani che questo è già prolisso (ah, state ancora leggendo?), ma fermiamoci qui.

Auf Achse.

Controllavo a che punto si era.
Per dire, una volta (ante duemilacinque) io l’avrei fatto, a prender su e andare a un concerto un po’ fuori zona. Sorridevo e vedevo come magari occasioni del genere ti davano una scusa per andare in giro. Perché magari c’era la voglia ma dovevi buttare giù delle scuse perché sembrava brutto andare a zonzo senza altre scuse. Ora è l’inverso, non c’è voglia, ci sarebbe l’occasione, ma non va. Per quello ci son delle poche volte che esci, non per dovere né per voglia proprio di respirare ma per cazzeggio. Ed è per quello che anche andare a rastrellare magliette con scritto andiamo avanti magari sono ottimo viatico per passare delle ore a scordati quello che hai preso per scordare quelle cose che il tuo fisico porta appresso.

Ché poi. Averci andiamo avanti scritto sulle spalle è galvanizzante. Pensa te a leggerlo in fila. Ma avere sulla tetta sinistra, o sul cuore se siete più romantici e non gradite toponimi anatomici più immediati, io voglio andare avanti ti fa pensare a una cosa e poi ridacchiare. Ormai c’è questo mood basato sull’adagio, non parlo politicamente, "di solito serviamo due cose, torta di riso o prenderla nel culo. E la torta di riso è finita." che credo si chiami rassegnazione. La rassegnazione non è una cosa brutta eh, perché a me la rassegnazione accende e conduce a se il sarcasmo. Certo, ti alzi la mattina che ce l’hai con il mondo intero, ma intanto mantieni la tua solita faccia da chansonnier francese, che sembra che ti manchi il brandy nella mano destra e la sigaretta nella sinistra. E poi gorgeggi sul secours che magari avresti voluto come piatto del giorno, ma quando sei arrivato era finita.

Sì, non si può avere tutto, ma di norma a me basta il menù turistico.

Una cosa che ho avuto sempre come fortuna è collegare le canzoni al momento. Al momento c’è questa, ed è bizzarro.
Perché io ho odiato sempre una cosa, della vita in generale. Le scadenze, E non perché sia di braccino corto, è perché non vivi bene un cazzo sapendo che hai quei quattro cinque punti fissi che faranno da picchetti. Dici che forse svegliarsi e non sapere a cosa si fa o si va incontro può essere peggio? Non so, credo sia bello inventare. Mi sono accorta che tutti gli esami che ho passato finora all’università sono stati nel momento in cui ho improvvisato un attimo in più, colta dal quel misto di guasconeria e disperazione che hai quando vedi che devi raddrizzare una situazione. Il sapere cosa si deve fare per forza alla fine ti fa essere un automa che vive per arrivare a quel punto e prendere quel gettone di presenza. Perché poi arrivi lì e ti chiedi: "quindi?". Dico troppi di quei quindi ultimamente. E no, non mi piace. Non è sentirsi vivi così. Io sono per vivere quegli attimi piccoli e improvvisi che valgono un intera vita. Ricordarsi di una risata di mesi prima e riderne ancora o perlomeno sorridere è più bello e utile di stare a pensare che a metà del mese prossimo hai una cosa un po’ più grande del solito, che non è che ti fa sorridere o chissà se ti consentirà di farlo dopo. Lì sì davvero ti chiedi cose. I can’t shake this feeling I’ve got. E ti chiedi anche perché all’inizio volevi condividere il momento e affidare la tua fragilità a qualcuno. Ma sì, in fondo dopo vent’anni in solitudine era difficile realizzare qualcosa così d’impronta, visto che non si dipendeva solo da se stessi. Now someone turn us around, Can we start this again?*

Avere la coscienza di impegnarsi in una moltitudine di cose che vanno nel verso opposto e avere la coscienza che meno te ne frega delle cose più quelle vanno bene è uno scherzo del destino. Poi sì, secondo me il ciclismo è un po’ sempre il paradigma della vita. I compagni di fuga. La cima più alta. La volata. L’osare a scattare quando vedi che è il momento giusto. Mettersi in scia per consumare meno. Alzarsi sui pedali. Beh, sì, anche doparsi, capita anche quello.

[non è stato maltrattato nessun neurone nella scrittura di questo post. Anzi, tutti stanno scioperando amabilmente in attesa di porre una croce su una scheda elettorale e votare l’idolo ciclistico giovanile di mio nonno. In fondo, dopo essere stati impegnati i neuroni nella conta degli etti di salume trafugati ieri sera, si può fare. Spesa proletaria signora mia, ci si arriva fino a fine mese. Ringrazio i pensionati che ieri sera hanno fatto come me e i miei due ecs colleghi di CTF che hanno trafugato viveri e bevande con me, grazie compag… ehm.]

Decowing day.

Ieri insomma mi son venuti a trovare la Annika, la Ari e StM.
La cosa buffa è a un certo punto mi hanno spiegato come son arrivati sul mio sglaps e io temo di essermi pensa. Sto tralasciando l’importanza sociale che ho. Non son cose eh, nonché però c’è da rendersi conto che io veramente scrivo in base all’umore che mi ritrovo: in queste settimane sto davvero lievissimamente sclerando, o trovo un equilibrio o riuserò le bandierine qui sotto che si adoprano per individuare i punti di annaffio per circoscrivere una scena del delitto.

C’è da dire che infatti ieri eravamo svaccati (splendida definizione in titolo di StM) vicino alla sede Ris. Difatti ci appropinquammo al prato vicino, ove albergavano stormi di moscerini ["ci sarà un cadavere qui sotto?" "davanti al Ris?" "Posto più al di sopra di ogni sospetto…"] e cellulari abbandonati (e noi da onesti cittadini lo abbiam consegnato a un vigile. Ora probabilmente sarà dalla sorella del vigile, ma noi abbiamo fatto la nostra onesta figura. Cazzo, io se continuo con settimane così non riesco proprio a scendere in politica eh)

Però è bellissimo, da gioiose lavandaie quali siamo abbiamo passato in rassegna tutto e tutti, comprese le famigliole attigue con cane (bellissimo, sob) col papà in piena sindrome calciatoredaterzacategoria che usava la figliola come io usavo le sagome degli uominitipobarriera: le tirava il pallone sul volto. E che dire del bimbo che apertamente sostenevamo mentre bellamente se ne fotteva dei genitori che dicevano che se ne andavano. Genio, meraviglia.

Poi le pratoline, la mentuccia, le pose pirla. Le foto gentilmente offerte da Annika e Ari. Cielo, io uscibbi senza fotocamera. Ormai la scordo troppo spesso. Ma sticazzi.
Penso fosse dal 2005 che non prendevo il sole.
Cosa che il mio colore e le mie occhiaie da notte intensa di passione col conte Dggiacula testimoniano abbastanza. Ma soprattutto feci bene a non portarla, la fotocamera: la macchina di Annika rende fighe. Diobono, non mi ero mai vista sì topa in foto in tutta la mia vita. Ora ho un amore fisico per quelle foto, vi dirò. E ora non penserò ad altro che a ‘ste foto e ad Annika il giorno della mia laurea (tra 5-6 anni) a fotografarmi e a rendermi figa per ricordarmi quando sarò un medico bavoso 83enne in corsia che anche io una volta ero un bel bocconcino.

Ma non divaghiamo.
StM ora sa. Troppe cose. Miii.
Però ora non ricordo bene neppure i discorsi. Non so come mai, ora mi fischia pure l’orecchio destro. Cosa voleva dire? Mah, son cose.

Tipo, vah come siam bellini in foto.
Aggiungiamo: non è incredibile che io in quasi tutte le foto ridessi?

Son cose eh.

V1pòdaafc*

Moccia, fanculo.
Io non capisco perché il successo debba limonarsi FedericoMoccia.
Sarà, non capisco. Posso capire i meriti di altri, qui no.

Cioè, io non contribuisco in nessun modo alla omeostasi della letteratura italiana, ma almeno non la deturpo.
Poi, soprattutto, qualcuno mi parafrasa ‘sto post?
[i commenti, soprattutto. Meravigliosi. Da farci quasi uno speciale di sglaps. Cioè, guardate qui, è meraviglioso… non riesco a sceglierne uno soltanto…]
Anzi, ne ho commentati alcuni assieme al mio amico Massimo (le note son le sue eh):
  1. Ciao Fede,uffi nn mi pensi proprio,vorrei sfogarmi proprio con te ora (…n.d.m) ,per sentirmi dare quei consiglio che solo tu sai dare…i miei genitori nn l’accetteranno mai…quando sembrano aver capito,poi tornano cmq sui loro passi….come devo fare?sono solo stupido pregiudizi…perchè credimi lui mi rende felice ed è cambiato sul serio…! (figurati com’era prima, se i genitori non l’accettano ORA…n.d.m)perchè nn riescono ad accettarlo? (sarà mica colpa del pancino di lei? n.d.m) lui ha fatto di tutto si è anche presentato meglio (rotfl, spiace non aver assistito al primo incontro, con lui che vestito da pattumiera e/o da giacomo celentano dice al padre "ehi rimba, come butta? che mica ti avanza un cannone che il mio l’ho prestato all’altra tizia che mi sbatto a parte tua figlia?" n.d.m) a mio padre sta facendo di tutto per me…! (eh, soprattutto una cosa, mi sa…n.d.m)
  2. Il commento di bambi urgente x mr moccia 16 aprile 2007 
    e cs devo fare xnn stare+male?evitarlo?
    (mannò…eviRarlo semmai n.d.m) nn serve m cerca lui…e gliel’ho urlato in lakrime ma nulla nn demorde xkè sekondo te fa csi? (nei titoli di coda c’è? ho capito, è il tizio che spurga il lavandino a grissom n.d.m) io quasi nn m rikonosco+.pensa io ke sn una mangiona oggi nn hoxniente mangiato a pranzo e nn ho fame (grazie, la mucca in salsa tartara a colazione toglie appetito n.d.m) .pensa lavoriamo anke insiem e stamattina dp 1sms inkazzato k gli ho mand.ieri coninuava a kiedermi xkè fossi inkazzata nn c’èmotivo..poi lielo diko ke è"quella"e lui fa1gesto cn le mani cm a dire"t pareva".dice k nn sn+cme prima..(ha ragione, prima avrebbe scritto "nn sn+cme prma"…sono le vocali in più a fregarla n.d.m) ma cm faccio a ridere skerzare farlo star bene se prima io nn sto bene?nn c riesko.prima ero stimolata da quel bastardo d rapporto passionale e bello ke avevamo (la fiera della ciulata, insomma… n.d.m)
  3. oh fede,lo sapevi che hanno dovuto togliere i lucchetti su ponte Milvio perchè altrimenti il lapione cascava,l’ho letto oggi…(una donna che sta sempre sul pezzo, eh? ehm…senza doppisensi…n.d.m) cmq prima di ponte milvio c’era ponte vecchio a Firenze!!Ahò..(eh, questo ci sta sempre bbbene n.d.m) bellissimo.voglio diventare scrittrice,scrivo,adoro scrivere riesco a esprimermi,ed è fantastico..e mi trovo nel mondo dei sogni,favole,nutella con la panna sopra el a ciliegina,o come dice il mio ragazzo la fragolina ci sta mejo..! (il fidanzato si che ha capito tutto della vita… n.d.m) se vuoi ti posso mandare qualcosa di ciò che ho scritto ,adoro i tuoi commenti e consigli..sei un mito!! =ThE sHadOw drEaMer= (l’ombra dimmmee…?? n.d.m)  ps io credo ancora nell’Amore tra Babi e Step (evviva n.d.m)
  4. Sai ke giorno era ieri?Il mio compleanno….Cavoli,avrei voluto scriverti per condividere qst giorno cn te,ma senza volerlo nn ho avuto tempo…. (ossignore)
Moccia sta rovinando una generazione.
Moccia sta rovinando l’idea dell’amore. Cazzo, non puoi vedere il lucchetto come una roba lì a sugellare il tuo amore. Perdio, sembra come quando nel Medioevo gli sposi regalavano il cilicio alla moglie. Non so, mi fa quella impressione. Vabbè che finora anche per me talvolta l’amore è stato un mix tra riflusso gastroesofageo e l’Elicobaterpylori (e ieri mi è scappata una rassomiglianza alla persona che spupazzerei volentieri spesso e il prozac, temo sia una deformazione. Però non ho ancora parlato di clisteri, giuro), però anche che due maroni. Cioè, piuttosto ammiro le liriche di Gigggidalessio [insomma, cazzo sto dicendo? siamo alla frutta eh], ma argh, mah, bah. Sob.

Cioè, poi uno arriva innanzi a ponte Verdi, che è quello che porta dalla Pilotta a Parco Ducale o viceversa, e si trova il lampione centrale agghindato così.

Io se trovo due che attaccano il lucchetto, prima di fargli compiere il gesto li getto nella Parma, il torrente. E siccome sovente è in secca magari il trauma cranico li fa rinvenire.
Non so voi, ma qui non va a puttane solo il letterario e il cinematografico. Vanno a puttane tanti settori, e non ce ne accorgiamo. Cioè, è una cosa che facciamo passare per bella e romantica. Per me già gettare i soldi nella fontanaditrevi era una trojata perché il mio portafoglio diventava più leggero, figuriamoci andare dal ferramenta [voglio aprire un ferramenta], prendere un lucchetto, scriverci col pennarello, attaccare il lucchetto e gettare la chiave [magari su una nutria, ah che gesto romantico…]
Madiodellecittàedelleimmensità.

Capisco che il target giovanile è quello dei fessi che leggono il manifesto/totem dell’unipr e dovrebbero iscriversi qui [cielo, le madonne che ho tirato mentre attaccavo quel manifesto, vi giuro… due tizi, una con la faccia un po’ da chiesina e un ciufolotto con lo sguardo ebete e un fumetto vicino. Mi son cascate le balle…] però…

Tristezza.

*tentavo, nel giovenil linguaggio, di scrivere il sintagma: vedi un po’ d’annattene affanculo. Ma non son perita nel gesto.

Faccio troppi post composti, e pensare che con questi spunti ci potrei andare avanti per giorni.

Benedetto il cielo, il mio televisore ha già due anni. Lo comprai alla mediaworld il giorno dell’elezione di Ratzinger al soglio pontificio. Ché è un po’ così, tutti ci ricordiamo tutti dove eravamo per gli avvenimenti importanti, tipo l’undici settembre ero appena ritornata a magnare un boccone a casa tra due turni di lavoro, il cinque maggio in giro a lavorare con un gruppo di religiose e con la radio che non prendeva tra tombe rupestri. Ecco, io il giorno che morirà Benedetto quattordicipiùdue temerò per il mio quattordici pollici.
***
Ora però mi sovviene che ci ho sempre le vicine-di-sopra che in casa camminano coi tacchi. Dico, ci hai il parquet, cammina scalza… mettiti le ciabatte… non gli zoccoli olandesi o il tacco 12, perdio. Sei nana, non cambia la natura, anzi sciacquetta: ti verrà l’alluce valgo e le dita a martello.
O perlomeno spero nel contrappasso [in realtà io tutte le mattine glielo auguro, inconsapevolmente. In dormiveglia sono pericolosa… la privazione o l’interruzione di sonno mi scombussolano alquanto…]
Approposito anche di scassacazzi: questo post di Massimo mi apre scenari affascinanti. Voi sapete quanto io abbia in simpatia i protagonisti della sampdoria sovralinkcitati. Cioè, se ora si mettono a declamare le cose loro anche tipo donne è arrivato l’arrotinoelombrellaio io potrei seriamente perdere la brocca e non so reagire come. Sia mai che facciano passaparola con l’eventuale sezione parmigiana [è che qui non ci passa manco il prete da noi, però i tizi quisopra sì, ah, la scusa migliore è sussurrare: "scusi, ma mio marito fa la notte e sta dormendo", quando non si ha voglia di fanculizzarli. Funge anche con quelli della folletto. Io per farmi depennare dalla lista ho usato mia moglie sta dormendo… ]
Immaginate che bello: la finestra del mio bagno è a favore dell’ingresso di casa. Immaginate solo quello e declinate scene alla marchesedelgrillo. Orina, monete arroventate… sarebbe maraviglioso.
***
Cioè, io qui sopra vi enumero tutte le sfighe, che poi magari il personaggio brillante e sfigato fa tanta simpatia e anche della tenerezza. In realtà sì, rileggendomi a volte scordo l’opinione del mezzaseghismo che ho di me (sì, oltre a considerarmi bruttina, con la pelle brutta, i piedi brutti… forse ci ho solo le mani discrete) e mi faccio solo tenerezza. Però cioè, capitemi, io sono dell’idea che se si parla di alcune cose porti sfiga, per la questione trapattonialmente parlando del gatto e del sacco. Ma mica posso dirvi che tutto va sempre male, perché sennò quando ci va nuovamente, tutto male, dopo neppure ve ne accorgete. Però c’è anche che io in questo momento ho il lato affettivo che dopo aver fatto anticorpi per un bel periodo sta affrontando una bellissima affezione. E non vi dico la voglia che ho di rimanere ammalata così. Certo, speriamo che il sistema anticorpale che ho sviluppato negli anni non faccia lo stronzo, sennò sarebbero cazzi però boh, ho timore a dire che son feli… ehm, cosa è quella cosa là che hai all’angolo della bocca, o lettore? Pare prezzemolo, controlliamo? Come.. stamattina ho preso solo il caffelatte?? Uhm, quindi è muffa…
***
Sto sglaps, seguendo il criterio ndo cojo cojo o il più prosaico "spariamo nel mucchio, qualcosa si becca", ha deciso di iscriversi all’ultimo giorno disponibile al Grinzane sezione web. Considerando che all’unico concorso (femminile, forse era lì l’inghippo) ove partecipai venni giudicata troppo innovativa [se mi guardo dietro infatti vedo il futuro, potrei fare l’astrologa] come minimo adesso mi troveranno 1.0.
Per ora sono creativa. Sto facendo tornare certi conti lavorativamenteparlando che in realtà non tornano. PoVca puttana e poVca tVoia.
***
Merda, stasera c’è la riunione di condominio, e me la perdo.
Nonglielafodifisico. Eppure sono così in vena, sprizzo sarcasmo da tutti i pori, è un peccato. Da circa due giorni riesco a rispondere a tono a chiunque, dalla portiera della facoltà di Ingegneria al vicecapo. Tipo, dunque, stamani, il medico mi ha fatto: "se continui a fare come cazzo ti pare ti lego al letto" io ho pausato venti secondi e gli ho detto: "in realtà preferisco le cose tradizionali…"
(sipario, applausi e petali di fiori olentissimi dal pubblico)

L'alternativa c'è (è dentro di me ed è sbagliata)*

Essere studenti di una certa materia porta a un concerto di casini.
 

Vi spiego. Ho un amore sperticato per la mia facoltà, a livello proprio di materie. Temo che mi si illuminino gli occhi quando parlo di medicina o di cosa voglia dire o essere la professione medica, trovo stimolante pensare che dovrò studiare tutta la vita per fare il mio lavoro al meglio. Cioè, è amore. Io davvero me la son sposata, la medicina [certo, lo abbiamo fatto in Spagna, maliziosoni], un po’ parecchio adesso da paziente, poi spero da operatore medico.
Io medicina non la lascerei per nulla. Certo, mi gireranno i coglioni a mulinello [ah, quindi dite che per questo particolare anatomico potrei sposarmi la Medicina anche in Italia?] a laurearmi verso i trentanni, ma pazienza. Cioè, momento: pazienza una sega, ma l’importante è uscirne, ché dopo c’è pure la specializzazione e sennò arrivo alla pensione con soli 5 anni di contributi (macheccefrega, tanto noimedici ci restiamo fino agli ottanta, a rincoglionirci ai nosocomi). Però ecco, è un amore tormentato. Spesso mi fa spasimare là sotto la finestra e arriva anche qualche secchiata di piscio.
Ma è pipì santa, su.
 

Quindi vi ho spiegato.
Ora vi dico un’altra cosa. Fare medicina porta a un concerto di pierferdinandi che non vi dico.
Nel senso, la prima cosa è non poter avere un lavoro fisso, serio e in regola.
Stamani mi è sorta una domanda, visto che rientravo al lavoro oggi, ci avevo 105-60 di pressione, dovrei essere convalescente ed ho dato uno dei due esamoni l’altroieri. Cioè, stranamente si erano accumulati i lavori peggiori o stranamente sono vista come taumaturga dei casi impossibili (l’ho detto io, che c’è da fare i santini, plastificati casomai):
Fran: "Domè, senti un po’, scusa eh. Mi sovvenne un dubbio, che se non te lo dico rosico tutto il dì…"
Vicecapo: "Dimmi cara…"
Fran: "…no è che, osservando il daffarsi… non è che per caso ti stai approfittando della mia eccessiva bontà?"
Vicecapo: "Mannò, perché ti viene in mente?"
Fran:  "Mah, così… è che stranamente i lavori che dovevano essere fatti 15 giorni fa sono in ritardo sebbene siano da fare entro sabato nonché debbo riparare una somma di casini delle altre due. Che dire, ho il vago sentore che me stai a cojonà e mi passi i lavori peggiori…"
 

Tutto ciò detto dopo che quell’uomo lì, con la sua voce melliflua e il fare accattivante, riesce a fare leva sul mio senso crocerossinoso e cruccostakanovista e riuscì anche a mandarmi a Piacenza (e non per piacervi).
Però il problema è uno: fatico a trovare lavoro. Sul serio. Ho lavorato più io nella finestra 13-19 anni che negli ultimi 5. E anche ho guadagnato davvero molto meno. Oggi per otto ore, di cui cinque sotto il sole a 26 gradi ho preso 48 euro. Sì, magari sono tanti, o magari sono pochi, ma sono arrivata al punto di non lamentarmi più, che se perdo ‘sto lavoro per studiare sono eccessivamente problemucci.
Dici, perché ci penso? Perché un cameriere mio padre lo paga circa 2000-2500 euro al mese. A me ne basterebbero circa 500, ma purtroppo non c’è questa sensibilità famigliare. E purtroppo io ho l’orgoglio di non mendicare, ma vorrei quello che si chiama (coff) lavoro intellettuale. Una sega. Niente. Ho trovato tutti lavori in cui serve e serviva un minimo di fervore fisico. Ora ‘sto fervore è un lumicino, quindi permettetemi ma c’è il famoso tournement de couilles di cui già scrissi.
 

E tutto questo ha al pedice un corollario niente male. Qualsiasi cosa a cui tengo leggermente più della media è tribolata. Dei parti, in pratica. E non parlo di popolazione. E non è che alla fine le cose sofferte si apprezzino di più. Magari quelle inaspettate e liete son quelle più belle.

*Due citazioni in una. Son soddisfatta di me.

Poi i gggiovani non si muovono da casa.

Poi dicono i giovani mammoni, pizza, mandolino, mafia e spaghetti.
Cioè, ma dico, voi non sapete e non capite.
Vogliamo parlare delle spese condominiali? Vogliamo parlare che il mio amministratore in un anno tra compenso e spese vuole pupparsi cinquemila euri? Vogliamo parlare che per aver messo quattro specchi e due rastrelliere li abbiam pagati quanto due stipendi?
Parliamone.
Poi dopo dicono che non ci si smolla dai genitori. Voi che siete ancora in casa: fate bene. Non spostatevi. State lì a fare le malmignatte il più possibile. Eccheccazzi. Non basta il mutuo, le bollette, i casini vari. Anche il condominio.
Odio.

Poster di Baglioni è più solare di me ora.

Vi dirò, io faccio una fatica boia a rispondere e a trattenermi, ma spesso son lì, e come il mio segno zodiacale raspo in terra, carico, attendo che mi infilzino la banderilla in zone dove non batte il sole ma tento di non reagire.

Certo che però se te smanuzzi il tuo drappo rosso e io non mi sfogo son guai. Nel senso, prima mi girano i coglioni a manetta. Cosa che se trovassi Stefano Baldini prima lo affiancherei a correre poi gli darei metri. Poi mi deprimo e non riesco a ridere di nulla. Ma son cose.

Tipo. Oggi ho avuto un esame clinico, uno universitario e ora mi pastrugno il consuntivo del condominio. Ma ho paura ad aprire il pdf e l’ho inoltrato alla mia amichetta Annina.

Ma parliamo dello str… di una cosa.
Temo ci sia un immunologo veronese che mi odia. Non mi spiego altrimenti. Ho preso un voto ad un esame (che sì non mi permetteva di passare all’orale. Già mi fustigo da sola, cazzo) simile ad una ragazza che era lì a parlare con me. Lei le aveva sparate a caso, provando l’esame. Io avevo studiato per una quarantina di giorni. Sicché, il prof arrivando a trattare il di ella compito asserì: "eh, c’è ancora da studiare eh!". Passando da me ha fatto:
prof: "eh, lo so come è lei. Lei ha la faccia di quelle che le sparano a caso…"
Fran: "Prego?"
prof: "sì, io lo so che lei è una di quelle che fa la casualità più uno…"
Fran: "no, guardi, io veramente…"
prof: "lasciamo perdere."
Fran: "…"

Dunque, la nostra storia di stima reciproca ha radici profonde.
Un giorno io avevo il ciclo mestruale nel mezzo di una tempesta che chiamarla Mar Rosso era riduttivo. Io e la mia amica Chiara (la storia delle donne che vanno in due al bagno, a volte è vero) usciamo dalla lezione dopo aver firmato la presenza [sì, da noi si fa la presenza] ma il veronese decise di pescare noi due al contrappello. Alché io chiamai subito il pomeriggio chiarendo che non è che aveva firmato qualcuno per noi, anche perché non volevo far trovare nei casini la mia amica:
prof: "eh, ma io che ne so…"
Fran: "glielo sto dicendo. Non mi sentivo bene e la mia amica mi ha gentilmente assistito…"
prof: "così son capaci tutti a scusarsi…"
Fran: "non è colpa mia se sono donna una volta al mese, ma lei questa cosa forse non la sa"
prof: "ah, vabbè. Poi mi spiegherà…"
Fran: "…"

Visto che da quel momento tutte le sacrosante volte ci chiamava alla cattedra, a me e alla Chiara, tanto che l’uditorio coniò per noi il termine le immunoglobuline. L’humor medico sovente non è quello di House.
Una volta, solendo fare il simpatico, si rivolse a me dicendo:
prof: "sa che lei lavorando mi pagherà la pensione?"
Fran: "guardi, io fingendo di studiare già le pago lo stipendio, cosa cambia?"

Cambia che oggi mi girano i coglioni che gli pago lo stipendio per farmi smerdare. Cielo-quanto-mi-girano-i-coglioni. E non per non essere una delle nove persone su settanta ammesse all’orale. Ma perché mi son fatta trattare male e non ho neppure potuto rispondere.