Awuasgnaps.

Non riesco a formulare i soliti 3-4 post che mi frullano nella testa dopo che ho in mente due cosine:
– Negli ultimi 10 metri della 100 sl maschile davo già per perso il titolo mondiale di Magnini.
– Ho visto la cerimonia del podio e non mi aspettavo Popov. Cielo. Quanto è ancora bono Popov.

[poi sì, essere premiati da Popov deve essere stato bellissimo, ma non sono in grado di proferire considerazioni tecniche dalle 12:20 circa]

Io, te e quattro quintali di ferraglia.

Che poi, qua già ne parlammo.

‘Sta cosa che per gggiovani e moccini* sia tremendamente figo e romantico andare su Ponte Milvio, mettere il lucchetto e buttare giù nel Tevere [che ormai non è più biondo da un po’, secondo me ci navigano pure le pantegane, altresì nominate in lazio del nord con un nomignolo così signorile che non posso non riportare, ossia le sorche] le chiavi la trovo una cosa che mi intristisce profondamente.

Già che a me da noia leggere "Chicca T.V.U.M.D.B" o quella cosa dei tre metri sopra il cielo [che, percaritàdiddio son sempre meglio di due metri sottoterra eh] non solo là sui muri di periferia, dove l’aria è popolare e dove è facile sbagliare (la sintassi, tipo) ma anche su -argh- bellezze artistiche.
Tipo, ehi gggiovane, se mi deturpi una cosa artistica io quella bomboletta te la metterei da un altro posto dove usualmente tendi a propellere gas. Ma questo è sicuramente un mio atteggiamento solito intollerantefascista che mina il fondamento dell’espressione gggiovanile. Io non le capisco ‘ste cose, scusate. Sarà che da piccina son cresciuta con la musica di Raul Casadei tutti i pomeriggi e la mazurca di periferia. Ma era sempre meglio quando era peggio.
Che ce ne frega a noi di avere a Roma, Roma cazzo.. mica alla periferia di Kabul (se lì ci metto anche un ferro rigirato lo posso far passare per arte, viste le condizioni generali della città), di avere dei caschi di banane fatti di lucchetti ai lampioni di Ponte Milvio. Perdiana.

Mappoi farci i servizi. Certo, quando i lucchetti sparirono al tg dissero che dei vandali avevano fatto sparire quei cosi attaccati al lampione. Eccerto, quelli eran vandali. Quelli prima allora erano primati microcefali. Altro che "cioè, sssenti nesssuno deve rovinare il nossstro sogno d’amore capitoh?"**
Io ti manderei a raschiare col frullino tutte le gomme ammerrigane attaccate sui monumenti. Anzi, altro che frullino: con il raschino e la paglietta di rame, a mano. Alla trentesima gomma vedi che sogno d’amore hai. Ti passa.

Alla fine ha ragione Stark. Inventiamoci un romanzo fffigo che piace ai gggiovani e lanciamo una nuova moda, oltre ai lucchetti di Pontemilvio. Sì, cagare nella fontanaditrevi già sarebbe di tendenza, ma vediamo anche un’altra cosa:
  • fabbrone: Lucchetti a Roma.. e se a Milano…
    a Roma mettono i lucchetti sul ponte NonSoDove e buttano la chiave a simbolo del loro ammmòre…
    e se a Milano i nostri ometti trovassero il modo di attaccare i loro c@zzo di Blackberry ad un lampione qualsiasi di viale Zara come dimostrazione del loro ammmòre per noi donzelle?
    Mirtillosa
  • Fran: …
  • fabbrone: dai è bellissima. Oramai sono drogato del forum della rodotà
  • Fran: eh, poi passerei io a prendere i blecberri e li rivenderei in stazione

* Sì, abbiamo l’invidia del Moccia. Mbeh?
**da pronunziarsi nasale e con della marcata zeppola e/o lisca.

Trenitalia suca*

*ho troppi contatti con la Sicilia, e imparo in fretta. Perdonatemi il titolo populistico.

Piacenza non è bella. Piacenza è dozzinale, nordica, sporca, approssimativa. Nulla da dire, nulla da segnalare. Una piazza e un centro concentrico. Piacenza ti fa nuovamente amare Parma e ti fa chiedere quanto Margherita d’Austria fosse scema.

Ma andiamo con ordine. Trenitalia, sì, essa. La mattina inizi con 20 minuti di ritardo, sul regionale. Poi arrivi a Piacenza, e sotto quella specie di grattacielo grigio, unico nello skyline, alberga l’ufficio affissioni. Al primo piano, a sinistra. Non si trovano la ricevuta del pagamento, quindi aspetti una mezzoretta per avere il fax della ricevuta. E pensi che mezz’ora prima avevi chiesto sul treno:
"Mammì, perché ho accettato di venire a Piacenza, che piuttosto che venire a Piacenza… cioè, ho sempre detto piuttosto andiamo a vedere Paullo, no?"
"Mah, a te piacciono le novità e sei un’entusiasta…"
"Ah, è un giro di parole per dire che son cogliona?"
"Mannò pulcicchiotto non dirlo neppure"

Chi mi chiama pulcicchiotto può perdere la vita. Solo la mamma può.
Mi dirigo random verso la zona centrale. Inzia a piovere, prosegue diluviando. Io e la mia mise da rapinatore di banca giriamo col manifesto di Panariello. Ah, che bello vien quapanariello? Ah, signora mia come èsimpaticopanariello? Ci ha dei bigliettigratis per Panariello? Ah, son cose, me lo lasci qui che appena padoaschioppa riduce le tasse lo attacco. Perché da rapinatore? Mi ingobbisco nella giacca impermeabile. Aborro gli ombrelli. Sono una cosa inutile e potenzialmente dannosa. Che voi, di un metroessessanta, prima o poi mi ci caverete un occhio con un ombrello, ecco. E poi spiegatemi un’altra cosa: perché ovunque io vada ho qualcuno che mi chiede informazioni stradali?
Ero in via Vittorio Emanuele e due mi fermano, sotto il diluvio, chiedendomi dove fosse via XX settembre.
Mi giro, gli indico quella casa rosa prospiciente a piazza (dei) Cavalli.
Già, perché io da eoni conosco Piacenza. Meglio di quando alle due e mezza in boulevard des Capucines (mentre ero seriamente quasi ubriaca) due tedeschi mi chiesero informazioni. Ci ho i in fronte, ma spero che significhi informazioni.

Poi ci fermiamo a mangiare. Ci credo, io vado con poco in crisi ipoglicemica non avendo più glicogeno nei muscoli (ho il fisico di una creme-caramel) e quindi sbrocco come se fossi ubriaca. Mia mamma se ne è accorta da me che imitavo nei dintorni di via XX settembre dicendo: "ohilalà, e questa cosa era? Via daprrocida?"
Mi sono addentata un panino. Il casino è che ero in un wine bar. Non vi dico. Sì. Ehm, lo ammetto. Ho bagnato il becco. Ma la cosa più bella è stata:
"Certo che appena prendi un po’ d’aria ora sembra che ti sei fatta una canna…"
"…"
Nell’indecisione commento la cosa mascherando un rutto di assestamento della rucola e della bresaola.
Dunque, bene o male il lavoro si finisce. Ho bisogno di un massaggio alla schiena, trappoco mi prendo il matterèllo e mi spiano la gobba. Solo che per la prossima volta, oltre a dare un resoconto lavorativo simile alla guerra del Vietnam, apporrò scuse simili a "ho testè contratto l’ebola, sono indisponibile a ciabattare fuori dal suolo parmigiano".
Poi vabbè, al ritorno il treno ha letteralmente inchiodato prima di Fiorenzuola. Correva troppo. Mah, mi sento ancora un po’ la mano sinistra informicolita, veramente. Ma son cose.

Perché, diciamolo, mi sa che il campanilismo mi sa che me l’han fornito con la residenza.
[chissà cosa avrò scritto finora, non ho voglia di rileggere quello che ho scritto. Mi sento come mezza mbriaca. Mah, speriamo che domani non mi invadano casa]
Ché poi io non avevo capito una cosa, e ve la riassumo, sebbene ci sia da fare un post.
Dunque, io provengo dalle stesse terre pure della famiglia Farnese. La stessa emigrò visto che il Papa gentilmente donò alla sua discendenza il ducato di Parma e Piacenza. Solo che la famiglia si imparentò con la figlia naturale del re Carlo V, tal Margherita D’Austria.
Fin qui ci siamo?
Dunque, arriviamo alla banalizzazione che tanto mi contraddistingue.
Chiamiamo tal Margherita col nome di Scazzata. Ella difatti odiava il consorte, Ottavio Farnese, considerandolo una merdaccia. E diceva che siccome lei la prima volta l’aveva data a un De Medici considerava ‘sto secondo matrimonio un po’ un ripiego, quindi prima di concedersi gliela fece sospirare (insomma, dovette intervenire il papa affinché Ottavio andasse in rete) un bel po’. Ora inutile dire che Ottavio è un po’ parecchio il mio idolo, e gli perdono quasi tutto visto la mugliera che gli imposero. Scema guasta come tutta la dinastia austriaca. Da questa unione nacque Alessandro Farnese, condottiero delle Fiandre [vah che bella foto, veh, si vedono anche i maroni del cavallo] e figura della quale parleremo più approfonditamente come tutto il resto. Però ora non per dire: la scazzata mollò Parma ché preferiva Piacenza.
Chioserei come nel titolo, sostituendo solo trenitalia.

Non vado a Piacenza per piacervi.

Centoquarantasette per Piacenza.Sì, quello in basso a sinistra è il mio piede, quello bianco è il mio divano, quello in alto a sinistra sono due appuntini sulle cose che mi ha ordinato il capo.

Per di più ho appena scoperto da un’ora che nell’olimpo trenitalia esiste il regionale veloce. Un ossimoro. Chissà.

Dunque, ve l’avevo accennato. Ma facciamola più strappalacrime, come se fosse la storia di Piero Mazzocchetti.

Caro Giorgio,
con la o chiusa, che quassù scazzan sempre gli accenti, ‘sti settentrionali. Una volta persi del tempo, in facoltà, a spiegare la differenza, ad una veronese, tra vénti e vènti. Con applausi degli astanti, icché a volte mi si prende una vena teatrale, specie quando mi girano i coglioni.
Dunque, conterraneo, sappi che mentre te istrioneggi sul palco prima c’è tutto un lavoro che insomma, ecco, son due coglioni tanti. Ora che ci penso, quante volte si dice coglioni dialogando tra toscani? Troppe.
Ma andiamo con ordine. Domani dovrò spudoratamente mentire all’ufficio affissioni. Ma come ha detto il mio capo "con la tua angelica faccia di culo ci riuscirai sicuramente". Dovrò andare in giro per Piacenza, e chi l’ha mai vista Piacenza. So che dal grattacielo della stazione si va dritti, che c’è una piazza, e poi una via tutta lunga. Ora non so, per piazzare centoquarantasette locandine spero sia lunga dieci chilometri, ché sennò la vedo male.
Anzi, a me viene sempre da ridere quando mi trovo nella merda e già sto ridendo. Magari è meglio, perché pensano che essendo del tuo entourage almeno ci pensano allegri e sgarzoli. E tutti a chiedere se ho biglietti gratis. Me ne fossi veduto uno, di spettacolo a cui facevo promozione. Una sega. Nulla. Pioggia, vento, neve ma neanche una visione frontale del palco.
Già, che tristezza. Mi fo triste da sola, ci manca che ci metta che domani sbarco alla stazione di Piacenza con ‘ste centoquarantasette locandine di cartacencio (ché costa di meno la carta con la grammatura minore, e il capo a ‘ste cose ci guarda. Mi ha gentilmente chiesto pure se evito di prendere l’intercity, per dire) sotto braccio legate con lo spago. Già che oggi ho dovuto mettere io quelle fascette adesive con la data dello spettacolo, datosi che abbia sol io le unghie.
Giorgino, su, apprezza lo sforzo e che ne so, invitami al prossimo show televisivo. Visto che tra toscani ci si aiuta. Magari ti serve un autore, qualcheccosa, basta che sia al coperto, al calduccio e per un prezzo superiore ai sei euro all’ora. Eh? Ci conto?

Frasi con cui ingannare l'operatore Fastweb.

Una conversazione personale tra me e la mia talpa in un noto networktelevisivoapagamento mi ha fatto capire che il mio numero di telefono, non in elenco perché usato solo per strette emergenze casalinghe, è finito nelle liste sky/fastweb/tele2/salcazzi. No, l’unico ente che ha il mio numero di casa è l’ospedale. Poi ce l’hanno le mie amiche strette e basta. Quindi la cosa mi pare piuttosto strana, visto che non ho dato consensi a telecom stessa. Ma vabbè, ho capito una cosa: noi singles ventenni siamo appetibili come potenziali clienti. Peccato che a me manchi il potenziale monetario, forse sfugge questo.

$talpa: eh lo sapevo
:D
Fran: …
$talpa: non eri nelle liste dei clienti nostre
quindi ti hanno chiamata :P
una cosa sono i potenziali
una cosa sono i clienti
in pratica loro ti chiamano come potenziale, io non c’entro
sei appetibile
Fran: ..
$talpa potenziale e appetibile
io ho provato a dire che non sei appetibile nel senso commerciale ma sei da sposare
ma non mi credono
Fran: …
$talpa: :D

Ora, tralasciando che la talpa mi vuole bene e quello ultmo era un complimento gratuito [ora esco e ti faccio una raccomandata, tesora] qui la cosa è rabbrividente. Anche perché diciamolo, l’operatore è un ventenne come me, squattrinato come me, che tenta di vendermi una cosa che già mi viene a stare sulle palle perché trovo volantini ovunque (e siccome ci lavoro, con l’impiastricciamento pubblicitario, quando stacco dall’ambito lavorativo tendo a sclerare se vedo qualsiasi pubblicità in giro) attaccati al cancello di casa. Però boh, ti si stringe il cuore, perché simpatizzi per il tuo simile e ti da noia maltrattarlo, in fondo. Empatizzi e pensi: "oddio, potrei essere lui, beh, già a me mi maltrattano al lavoro… quindi mmm, fammi inventare delle cose vah":

"La signora Fiorini?"
"No, non c’è…"
"Ah, e la posso trovare più tardi?"
"No, non credo."
"Ah.."
"è in ferie, torna tra dieci giorni…"
"Beata lei."
"Eh, già."

"Cerco la signora Fiorini."
"Mmm…"
"…"
"No, è che non è casa mia, sa…"

"Buongiorno sono tizio di Fastweb, c’è la signora Fiorini?"
"No."
"Ah, torna per cena?"
"Non penso che la dimettano dall’ospedale prima di quaranta giorni, e fossi in lei al ritorno non chiamerei, visto che dopo tutto quel tempo sicuramente tornerà incazzata."

"Buongiorno, chiamo da Fast…"
"No guardi io sostengo fortemente Telecom, sono interista e voglio ripagare Guidorossi di averci dato uno scudetto e poi almeno il presidente Tronchetti può finalmente fare più aerei diretti col carnevale di Rio per i nostri giocatori. ‘rivederci eh."

Ululare alla luna.

Sto fissando da mezz’ora l’anta kalsebo della cucina per non incazzarmi.
Ora mi passa eh, con calma, però ecco uff.

Anzitutto una la mattina s’alza e vede la conferma di quello che aveva nasato. Carampane: ci riesumano Rex. Ora, ve lo confesso, io e la mia amichetta Francesca da piccine si seguiva Rex. Abbiamo pianto come due vedove vedendo Rexuccio con la zampina lì a toccare il corpo senza fintavita di Tobias Moretti e poi abbiamo convenuto assieme, guardando gli episodi successivi, che Gedeon Burkhard era mediamente bono. Anzi, cavate di torno il mediamente. Qui se ne dedicarono diversi post di orgoglio adolescenziale, capitemi. Praticamente passavamo i venti minuti prima di tornare a casa a discutere di ciò, anche di ciò [oltre che a sparlare degli altri, scusate ma era la cosa che mi riusciva megl… ehm, tutt’ora ora che ci penso…].
Ora scopri che riesumano Rex, lo girano a Roma e il poliziotto assistente del pastore tedesco lo fa Kaspar Capparoni, a cui trovo un solo grosso pregio: ho visto il suo cane e mi ci sono innamorata (del cane eh, tendo a specificare e sottolineare eh). Però sta cosa mi mette tristezza. Sarebbe come riesumare dalla naftalina Uan e Four e fargli fare un programma con Mastrota e Marco Liorni, con Four che mi vende la batteria di pentole al posto della gnocca e Uan che sostituisce Platinette come opinionista del grandefratello berciando contro Floriana. Non so se mi capite, forse no, ma fatemi scrivere così non penso all’incazzatura.

Ma non è ciò che mi ha fatto incazzare. Anzi, mica so se scriverlo, perché purtroppo mi è partita la sign in email da quanto ero incazzata e c’è la mia uerreelle sopra. Però posso dire solo questo: non farò gesti avventati perché Taormina costa troppo e io ho Gnappo sotto casa. Ma io a lavorare con alcune donne mi ci trovo ehm non molto benebenebene. Ovvero, dimmelo che non gliela fai, perché se io ti considero come se fossi normale dopo perdiamo tempo in due eh. Son cose, ma anche no.

Più che sanValentino istituiamo sanBordone?*

Per me oggi è una bella ricorrenza.

A-aha! ci siete cascati eh!

No, invero la ricorrenza è che ben 7 anni fa iniziai a scrivere su it.sport.calcio.juventus proprio il 14 Febbraio.  Perché sì, dopo la mamma e i Muse viene anche la Juventus (che quanto pare è anche l’eccezione alla regola emme, se continuiamo tutta la lista), e sebbene questo anno sia sabbat… di rifless… ehm, interlocut… dicevo, sebbene questo sia un anno di merda per noi juventini la Juve è la Juve, e il newsgroup è il newsgroup sebbene ora faccia qualitativamente schifo, ecco.

Che poi sennò io quelle altre feste le odio.
Santiddio, tra festadelpapà, festadellamamma, festadelladonna, festadeinonni e salcazzi vari non se ne può più. Già io sopporto solo la Pasqua. Figuratevi vedere tutte queste altre feste che ci hanno le cadenze tipo rateo del mutuo. Madonnasanta, l’angoscia. Credetemi, sarà che ‘ste cose le vivo male, ma il forzato a tutti i costi m’angoscia. Certo, avessi una cioccolateria, o un ristorante o una qualsiasi attività commerciale la penserei diversamente. Una cosa tipo: "meno male che esistono ‘sti coglioni che mi raschiano i fondi di magazzino così io a ottobre vo in ferie alla barba loro".
Non è mancanza di romanticismo, è che poi non posso fare gli occhioni dolci al contocorrente. Non sono neppure il suo tipo, già mi si è spezzato il cuore diverse volte con il mio 18831etcetc.
Perché poi noi ventenni single la prendiamo un po’ nel didietro ovunque. Siamo appetibili per il marketing [con me cascano male, prima che escano soldi dalla mia palanca passano circa 72 ore piene di riflessione con grafici sulle ripercussioni correntizie derivate dal mio gesto], siamo più tassabili dal governo perché non abbiamo quei cinque figli a carico [altro che contributi a un ventiseienne che ci ha cinque figli a carico, ma passiamogli un lavoro a cottimo e una vasectomia, per la madosca] e siamo lì, a cercare come rabdomanti un lavoro. Non fisso, ma un lavoro.
E che almeno la collega del lavoro non chiami più te della sua famiglia o del suo moroso. Ho dovuto rassicurare mia madre che no, lei non è il mio tipo. Pensate voi.

Poi vabbé, la gadgettistica consumistica sanvalentanistica è splendida. Nel senso trash ovvio. Mica altro, anzi il post di Giorgia su tutto ciò è condivisibile e pregno di buon gusto, ecco. Cara, non stai rosicando, è che secondo me un perizoma (che già ci vuole il fisico per indossarlo, e in zone mediterranee io e molte siam carenti) tutto impestato di piume e paillettes è un qualcosa che suscita tra l’orrore e l’ilaritàgenerale. Oppure tutti questi uomini, che li vedi lì come forzati in fila dal fioraio. Loro che il lemma fioraio l’ultima volta l’avevan letto alla tre giorni del militare. Perché poi solo gli uomini. Sì, ok, ho capito cosa state pensando, ma menarla con la storia della parità e poi perché non regalare i fiori anche noi (non i fiori nel senso da romanzo di melissap) donnine. Beh, sì, costano troppo e non durano un cazzo. Tipo, eoni fa, all’ecs moroso: "Guarda, io i fiori li odio eh, una cosa che il giorno dopo già butti… mah, che spese inutili…"
Essendo scemo (secondo me le pallonate in testa fan male) mi mandò un mazzo di rose, io però essendo greve alla domanda se mi fossero piaciute dissi: "beh, ho dovuto tagliare un po’ i gambi, ma dopo son entrate bene di fronte alla lapide del nonno…"

*Il titolo richiama la stima infinita, mai confessata, che ho verso il sig.Bordone, stigmatizzato e fatto passare per un testadicazzoqualsiasi che se la tira ma non è anche vero. Ricercatevi il video su youtube. E poi, se proprio lo vogliamo far diventare icona dell’antipopulismo becero io ci sto, vado a stampare i santini.

Le bionde.

La Chiara la conobbi nei primi giorni di università.

Io conoscevo Anita, che era dietro di me al test di ammissione e conosceva Christian, un rompicoglioni ansioso pignoletto già mio collega a CTF che lì trovò la morosa, figlia di primario, che è un angelo, sia di modi sia perché secondo me a sopportarselo bisogna essere davvero innamorate eh.
Anita mi fece conoscere Chiara, visto che erano assieme a Biologia. Un gruppone di noi dell’83 in pratica.
Chiara ha due caratteristiche fondamentali. Fuma come un Camilleri turco e ha lunghi capelli biondi.

Lei è meno stabile mentalmente di me, una volta litigammo per un esame perché per lei era colpa mia. Poi adesso mi chiede ancora scusa perché per lei era un periodo un po’ così, ma vabbè, lo sa che ormai prima che mi rifidi di lei in periodo esami fa prima a passare in pensione un professore emerito.
Però in periodo non esami si sta bene. Tipo quando si va ai corsi ADE alle 20 e si deve passare per il parco, ma a lei offrono sempre del fumo e a me no. Non so come mai.

Io però alla Chiara le voglio bene, anche se i miei polmoni a causa sua saranno grigio ardesia come dicono sul Balboni. Mi manca il fumo passivo delle sue Camel e il suo capire le battute esattamente dopo 5 secondi.
Poi se lei dice di me che mi si riconosce perché son l’unica alta coi capelli rossi sappia che lei, anche senza occhiali la sgamo da lontano sebbene di secche coi capelli lunghi biondi ce ne siano a iosa. Ma è la sigaretta, che riconosco.

A friend in need's a friend indeed.

C’è la canzone su, del titolo che ripete tra l’ossessivo e l’ipnotico in ritornello "Day’s dawning, skins crawling". Ora non pensate che tutto quello che provo a scrivere nel totale incasinamento mentale. A volte usare le mie immagini metaforiche è qualcosa di ironico, a volte paradossale. Ho troppe cose in testa questi giorni. Alcune per via di alcuni avvenimenti forse sono riuscita a incanalarle. Altre non so.

Mia mamma a inizio settimana, mentre leccavo il cucchiaio con lo sciroppo e mi chiedevo perché il cucchiaio fosse rasposo ["figa, è uno dei cucchiai che m’ha allungato quello laggiù (mio padre), ma uno nuovo no? s’ha ‘a esse’ guasti"], mi ha detto di essersi sognata mio nonno, ovvero suo padre, ossia quello che per comodità chiamavo per nome preceduto da papà.
Limonavo il cucchiaio mentre mi diceva come era più o meno il sogno. Ora, io non me lo ricordo più, però pensavo a mio nonno e mi dispiaceva ecco. Dopo quasi quattordici anni mi rode ancora. Odio le foto ma l’unica che tengo incorniciata in casa è la sua. Quella che, incidentalmente, venne scattata per i documenti sei mesi prima che morisse. Sta lì, è la seconda cosa che guardo al mattino, là sul comò. Ora dovrei magari continuare quello che volevo scrivere ma non so, chiamiamolo pudore del ricordo. Quindi lascio il tutto incompleto.

Stamattina Francesca, che è la donna che mi sopporta e che sopporto da 12 anni -un record- sebbene ora non siam vicinissime, mi ha chiesto se fosse giusto andare con un viaggio gratis con le suore in Africa, o perlomeno io cosa farei.
"Dove sta la fregatura?"
Lei mi ha detto che dovrebbe accompagnare soltanto ‘ste tizie alle loro comunità laggiù. Io che sposo ogni teoria del complotto le chiedo pure se va in un posto dove non si ricordano neppure le minime condizioni igienicosanitarie.
"Francé, son suore. Si accaparrano sempre i posti migliori…"
"Allora vai e sfrutta."

All’esemplare maschio che conosco da 23 anni circa è successa una cosa che mi ha giurato che ci farà un post. Però ve l’accenno: una donna l’ha preso a borsettate. Ora, lui che ha il fisico da fassinoinsovrappeso mi fa tenerezza. Immagino ‘sta donnina figa con la borsetta da donna, quindi con 200 chili dentro, prenderlo a colpi vari in codesto locale figoso. Darei anche un rene per il video.

Poi c’è gente a cui scappa di dirti le cose.
Tu le sai che le pensa, le vedi quando senti o vedi la limpidezza dei suoi discorsi. Vederle scritte a volte però fa tutto un altro effetto. Sono una cinica di merda, ma solo con le persone a cui non voglio del bene. E riuscire a fidarmi e a voler bene per me è difficile. Diffidente come un gatto? Forse. Non so, non vado a guardare, purtroppo o per fortuna c’è quell’istinto che non ti frega ancora e ti fa trovare, facendole cadere dal cielo come novella manna, delle persone che non pensavi, non credevi, non potevi ritenere possibile esistessero neanche nel peggiore rigurgito d’ottimismo. Ogni parola da aggiungere è inutile, ma intuibile.

Dio è morto ma i miei capelli sono perfetti.

Fino alla prima liceo mi sarebbe garbato far filosofia poi cambiai idea.
Per due semplici motivi primari, poi declinabili come volete voi. Poi non so se furono motivi primari, però non riuscirei unicamente a enunciarli in due punti. Cioè, amo la reductio ad unum, però a volte è anche bello vedere le caleidoscopiche sfaccettature dei cambi di decisione che ti folgorano come sulla via per Damasco o come l’intestino quando sei senza imodium.

Alla seconda liceo iniziai biologia. E fino alla quarta liceo il prof, grezzo quanto la carta vetrata del sette, aveva stima per me. Poi alla fine del quarto liceo seppe che a me garbava fare medicina e quindi iniziò a trattarmi male. Perché? Lui non aveva potuto farla, perché doveva lavorare.
Per non parlare dei miei prof che il giorno degli orali quando mi chiesero cosa avessi scelto si erano messi a ridere. Ma vabbè. Io l’ho detto, poi finisce che mi capita come all’ultima puntata di House. Io sono molto ortodossa quando rivedo i vecchi prof: "tu medico lavorerai con sudore ché s’è rotta la climatizzazione, te donna non è arrivato l’anestesista e quindi partorirai con dolore e te ciellino, visto che t’ho conosciuto prima di giacere con ippocrate, soffrirai e noncifarecasosemomentaneamente il medico che ti sta curando sverrà nel momento in cui ti dovrà salvare la vita. Avevi ragione, era meglio se mi mettevo ad arare, è che volevo farti morire con questo conforto".

Ma la filosofia. Perché alla fine la scartai.
Io ebbi buoni rapporti con qualsiasi professore di Filosofia del liceo. Non so, c’era stima. Vabbè, anche il prof di Biologia della classe della mia migliore amica mi si appolipava quando chiedevo spiegazioni, ma è un’altra storia. Dicevo, nella classe della mia migliore amica la prof di Filosofia era una collega di mamma. Suonata quanto la Brandeburghese di Bach, aveva avuto un incidente e ne era uscita veramente offesa, non ricordava neppure dove parcheggiasse di giorno in giorno ed era ridotta fisicamente come Don Backy. Il prof dell’altra classe, ché avevamo fraternizzato perché i toscani in terre straniere fraternizzano sempre, sebbene lui fosse fiorentino,  sebbene parlasse da solo a volte era un granduomo. Cioè, non ero sua alunna ma mi aiutò nel famigerato percorso dell’orale della maturità [D’Annunzio, Schnitzler, Roth e Wilde] e diceva che la mia era una erre tedesca.
Poi c’era il mio prof favorito del Liceo. Ogni volta che vado in banca lo incrocio, e lui parla bene di me a tutti. La prima volta che lo vidi non ci capii un cazzo come parlava. L’ostetrica l’aveva rovinato col forcipe e quindi parla tutt’ora tutto strano. Tolto il primo handicap direi che è il primo e unico insegnante trovato con una cultura e una umanità invidiabili; diciamo che solo di lui e di una prof di Inglese conservo buoni ricordi, il resto preferirei omettere per decenza. Però credo che già ci parlai qui sopra di lui.

Poi vabbé, il mio primo moroso faceva filosofia. Quindi già colmai il gap con il mondo della filosofia. Perché non so come è ma l’uomo emaciato, che parla parla e pensa di più, magrino e bianchiccio a me attira. Naturalmente non capisco ancora perché iniziano così bene e poi finiscono per parlar da soli. Quindi questa cosa è da studiare a livello scientifico, ecco.
Ma alla fine dissi, porcavacca, io non sono portata all’insegnamento quello liceale. Cioè, spiegare a una mandria di persone a cui non frega un cazzo è svilente, dai. Dopo cosa faccio. Madonna, devo cercarmi un lavoro… cioè, capite. Poi fare filosofia è con quelli di lettere come la storia dei fisici e degli ingegneri. Pensai che essere Bernard-Henry Lévy e fare il filosofo ti aiutava a filosofare bene. A farlo di mestiere, qualcosa che piace parecchio e che non vedi relato a qualcosa che riesci a vedere lavorativo… merda, è un bordello. Non si può. Troppe pippe ecco.
Oh, poi qui a Parma al terzo emigrano tutti da medicina a far filosofia. Solo che non ho voglia di imitarli eh. Magari finiti i miei 12 anni di corso ne aggiungo altri tre, ma anche no. Piuttosto termino CTF eh.