Auf Achse.

Controllavo a che punto si era.
Per dire, una volta (ante duemilacinque) io l’avrei fatto, a prender su e andare a un concerto un po’ fuori zona. Sorridevo e vedevo come magari occasioni del genere ti davano una scusa per andare in giro. Perché magari c’era la voglia ma dovevi buttare giù delle scuse perché sembrava brutto andare a zonzo senza altre scuse. Ora è l’inverso, non c’è voglia, ci sarebbe l’occasione, ma non va. Per quello ci son delle poche volte che esci, non per dovere né per voglia proprio di respirare ma per cazzeggio. Ed è per quello che anche andare a rastrellare magliette con scritto andiamo avanti magari sono ottimo viatico per passare delle ore a scordati quello che hai preso per scordare quelle cose che il tuo fisico porta appresso.

Ché poi. Averci andiamo avanti scritto sulle spalle è galvanizzante. Pensa te a leggerlo in fila. Ma avere sulla tetta sinistra, o sul cuore se siete più romantici e non gradite toponimi anatomici più immediati, io voglio andare avanti ti fa pensare a una cosa e poi ridacchiare. Ormai c’è questo mood basato sull’adagio, non parlo politicamente, "di solito serviamo due cose, torta di riso o prenderla nel culo. E la torta di riso è finita." che credo si chiami rassegnazione. La rassegnazione non è una cosa brutta eh, perché a me la rassegnazione accende e conduce a se il sarcasmo. Certo, ti alzi la mattina che ce l’hai con il mondo intero, ma intanto mantieni la tua solita faccia da chansonnier francese, che sembra che ti manchi il brandy nella mano destra e la sigaretta nella sinistra. E poi gorgeggi sul secours che magari avresti voluto come piatto del giorno, ma quando sei arrivato era finita.

Sì, non si può avere tutto, ma di norma a me basta il menù turistico.

Una cosa che ho avuto sempre come fortuna è collegare le canzoni al momento. Al momento c’è questa, ed è bizzarro.
Perché io ho odiato sempre una cosa, della vita in generale. Le scadenze, E non perché sia di braccino corto, è perché non vivi bene un cazzo sapendo che hai quei quattro cinque punti fissi che faranno da picchetti. Dici che forse svegliarsi e non sapere a cosa si fa o si va incontro può essere peggio? Non so, credo sia bello inventare. Mi sono accorta che tutti gli esami che ho passato finora all’università sono stati nel momento in cui ho improvvisato un attimo in più, colta dal quel misto di guasconeria e disperazione che hai quando vedi che devi raddrizzare una situazione. Il sapere cosa si deve fare per forza alla fine ti fa essere un automa che vive per arrivare a quel punto e prendere quel gettone di presenza. Perché poi arrivi lì e ti chiedi: "quindi?". Dico troppi di quei quindi ultimamente. E no, non mi piace. Non è sentirsi vivi così. Io sono per vivere quegli attimi piccoli e improvvisi che valgono un intera vita. Ricordarsi di una risata di mesi prima e riderne ancora o perlomeno sorridere è più bello e utile di stare a pensare che a metà del mese prossimo hai una cosa un po’ più grande del solito, che non è che ti fa sorridere o chissà se ti consentirà di farlo dopo. Lì sì davvero ti chiedi cose. I can’t shake this feeling I’ve got. E ti chiedi anche perché all’inizio volevi condividere il momento e affidare la tua fragilità a qualcuno. Ma sì, in fondo dopo vent’anni in solitudine era difficile realizzare qualcosa così d’impronta, visto che non si dipendeva solo da se stessi. Now someone turn us around, Can we start this again?*

Avere la coscienza di impegnarsi in una moltitudine di cose che vanno nel verso opposto e avere la coscienza che meno te ne frega delle cose più quelle vanno bene è uno scherzo del destino. Poi sì, secondo me il ciclismo è un po’ sempre il paradigma della vita. I compagni di fuga. La cima più alta. La volata. L’osare a scattare quando vedi che è il momento giusto. Mettersi in scia per consumare meno. Alzarsi sui pedali. Beh, sì, anche doparsi, capita anche quello.

[non è stato maltrattato nessun neurone nella scrittura di questo post. Anzi, tutti stanno scioperando amabilmente in attesa di porre una croce su una scheda elettorale e votare l’idolo ciclistico giovanile di mio nonno. In fondo, dopo essere stati impegnati i neuroni nella conta degli etti di salume trafugati ieri sera, si può fare. Spesa proletaria signora mia, ci si arriva fino a fine mese. Ringrazio i pensionati che ieri sera hanno fatto come me e i miei due ecs colleghi di CTF che hanno trafugato viveri e bevande con me, grazie compag… ehm.]

0 thoughts on “Auf Achse.”

  1. ogni volta che ti leggo mi sembra che tu sia qui davanti, a parlare.

    ci sono discorsi migliori, più divertenti, ma ciò che siamo a volte è più bello di ciò che facciamo o siamo costretti a fare.

    bacio.

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