Viva la vida.

La mia compagna di banco era la versione acreativa, imbecille, brutta e ciellina di Frieda Kahlo.

Sì, io ho un particolare ascendente sull’attirare nei miei confronti gente senza coraggio, con strane turbe psichiche, che si attacca come una cozza monitorandomi anche quante volte rutto al giorno (che sono in media cinque, ma non le conto più neppure io).
Non lo chiamerei carisma.
In realtà non ricordo come finii al banco con lei, visto che i primi giorni di liceo stavo vicino a una ragazza a modino. Ma capite che ho un meccanismo di eradicazione dei traumi che funziona molto bene, quindi non ci starò a pensare. Anche perché ci ho pensato diverse volte e mi sfugge ancora.

Fatto sta che siccome lei era odiata da tutti di riflesso vivevo l’odio anche io. Io che inizialmente vivevo il liceo come quella scocciatura che mi faceva svegliare presto la mattina e sottraeva del tempo alle mie preziose attività sportivocommerciali. Difatti siccome io avevo la Stagione andare a scuola a Giugno e a Settembre mi penalizzava pecuniariamente. Dunque sopportai la scuola come si sopporta stare in un parcheggio alla fine di un concerto con la calca verso l’unica uscita, sempre stando attenta a non discostarmi dalla carta da parati con cui facevo perfetto pendant.

F. aveva dei problemini coi peli. Tanto che dopo quattro anni che non aveva fatto nulla per epilarsi sopra il labbro superiore ci teneva tantissimo a mostrare a tutti (anche perché la cura del suo corpo iniziò quando un giorno stavamo studiando chimica e lei chiuse il libro, sbattendo sopra la copertina il pugno ed esclamando: "dobbiamo trovarci un ragazzo!". Io continuai a guardare gli orbitali e le dissi: "non è un problema mio, sono già apposto") i risultati, ma un gruppetto le disse: "ok, e ora come fai per la barba? suggerimenti?".
Naturalmente litigammo l’ultimo anno di liceo perché lei voleva essere accettata a tutti i costi dai compagni di classe. Io le dissi che magari era un po’ troppo tardi, visto che dopo quattro mesi saremo stati tutti all’università. Lei non fu dello stesso avviso, anche perché secondo lei io ero un parassita sulle sue spalle visto che mi doveva passare gli appunti e i compiti a causa del mio star male l’ultimo anno di liceo e per quello le augurai una morte lenta ed atroce (ero giovane e non atarassica: lei non è ancora laureata e ha cambiato 3 volte corso di laurea, godo come un riccio per questo)
Oltre quindi a non essere gnocca e neppure simpatica (uhm, due persone che non capivano le battute…), non avere interessi, né gusti musicali, né essere allegra ed essere incommensurabilmente spaccaballe (si alzava alle sei per ristudiare dopo che io e lei s’era studiato dalle 15 alle 19) ed estremamente lenta nel fare le cose aveva anche la sua realizzazione nello scoutismo.

Ora, a me, gli scout come organizzazione fan paura. Ed è tutta colpa dei suoi racconti.
Qualche volta mentre ero a casa sua ho subito anche qualche riunione scout, ma ho rimosso tutto. Non sono cose che fanno per me e per di più pensare a scaricare ‘sti figlioli al freddo e al gelo nei boschi nelle mani di gente a cui non lascerei neppure il mio rottweiler con istinti killer per la toeletta è un pensiero che mi mette un bel po’ di pensiero.
Oltre a parlarmi di scene di aggrovigliamenti beduini durante le giornate della gioventù [a cui lei non partecipava perché all’epoca diceva che le faceva anche schifo baciarsi, poi fece "le scarpe" alla nostra comune amica rubandole il tipo, ma son dettagli] che iniziavano quando davano la parola d’ordine notturna.
Quella frase era: Viva la figa.
Poi mi raccontava di quando si sperdeva in campeggio sui monti della Sila. Una volta eravamo a mangiare io, la mia amica omonima e lei. D’un tratto ci parla di questo campeggio così rocambolesco e del maltempo subito. Io cercavo di captare una parola ogni trenta dette per non annuire erroneamente ma improvvisamente la nostra attenzione venne destata d’improvviso, visto che io e Francesca siamo due fan sfegatate dell’igiene personale (F. meno, infatti come dire, starle vicino d’estate era come star vicino a un cocker spaniel): "… beh, siccome non ci potevamo lavare al fiume presi la bottiglietta in dotazione e mi feci il bidet sotto la tenda dopo una settimana, ché non ne potevo più."

Lo sguardo mio e di Francesca si tramutò nella stessa espressività odierna della Carfagna.

Da quel giorno non bevo più ferrarelle da mezzo litro neppure se sto per svenire.

L'essere 2.0. per le persone informaticamente diversamente abili.

agineSalve.
Mentre voi state leggendo la richiesta di amicizia a lato, potere dell’ignore, non esiste più.

Un passo indietro.
C’è questa cosa chiamata Feisbuc. Ora tutti si iscrivono lì. E’ una moda. Noi tutti ci abbiamo la sindrome della lavandaia. No, non ditemi che siete superiori, ché siamo tutti lì sulla spiaggia a schiacciarci punti neri e a leggere Dippiù con la scusa che tanto costa poco, ma in realtà non vediamo l’ora di cercare la cellulite sulle cosce della Santarelli.
Ecco, se estendiamo ‘sta cosa nell’ambito famiglia-amici-lavoro ‘ste fantasie da portinaia si impennano: te credo che facebook sta soppiantando i siti porno. Quanto si gode come mandrilli a sapere che il compagnuccio fighetto delle superiori invero ora è finito a fare i lavori socialmente utili perché è stato beccato con due chili di hashish? Dai, non dite di no, è l’istinto di sopravvivenza. L’homo-homini-lupus. Il fatto perché tutti noi che si ha un blog si legge Rectoverso facendo f5 compulsivamente o sperando che qualcuno lo shari in fretta. Dai. Su, un po’ di schadenfreude non si nega a nessuno.

Per esempio c’è sta mia ex compagna delle superiori. Burina all’inverosimile. Una che il primo anno di liceo diceva che mi avrebbe aiutato lei a vestirmi con stile (e due: la seconda che me lo disse infatti ha fatto la stessa fine. Lo devo usare come criterio scremante per le amicizie) quando lei si vestiva che ossignur. Una che ha fatto la triennale (scoperto con facebook eh) in biotecnologie finendola quest’anno (cazzo, ero davvero il genio della classe). Una che faceva due cose. Anzi, tre: o menava, o criticava, o si confondeva con l’arredamento scolastico. Una che copiava sempre le mie versioni di latino (non che mi desse noia, anzi, i quaderni io li facevo girare: mi dava solo noia improntare le traduzioni quando la prof credeva che io le rendessi meglio di quanto avessero fatto i miei compagni) e che d’un tratto, quando ebbi bisogno io diventò tra il passivo e l’aggressivo.
Odio i passivoaggressivi. Sono il male della società. Ma pare che ci abbia una calamita, pare. Checcazzo.

Ecco, dopo aver tenuto a decantare quella richiesta lì ci ho fatto l’ignore sopra con molto gusto.
Stronza, non ci si cagava da tempo, il mio numero è sempre lo stesso, e mi aggiungi lì per cosa? Mavaffanculo, va. Che ipocrisie.

Per solutori abili.

A me i reggiani stan simpatici. E oggi son passata a Reggio Emilia. Ora io Reggio Emilia non la conosco tanto bene ché non ne ho avuto modo e tempo, però mi sembra una graziosa cittadina.

Solo che ha una cartellonistica stradale un po’ alla sesso di segugio. Mi son trovata due volte davanti allo stesso monumento seguendo la segnaletica per Parma. Prima del terzo giro ho deviato a senso verso Mantova e dopo ho trovato i cartelli esatti.

No, i navigatori satellitari impigriscono le menti, non servono. A meno che non siate casi clinici come quest’uomo, che si perde anche nei suoi pantaloni. Se li usate cazzivostri eh, ma vi stimo meno.
E anche no, se uno deve fare Parma-Modena per 60km prendere l’autostrada mi da noia. Voi non capite, ci avete tutte le strade diritte. Noi che abbiamo una curva sì e una dopo pure ‘ste cose le apprezziamo. Il casino è che sulla via Emilia c’è un sacco di mezzi pesanti, ma superato quello non è male.

Poi ho rivisto Modena e mi son accorta che la strada lì verso il Policlinico la ricodavo benone. Mi chiedo quanta capacità hanno i miei neuroni, in storaggio della memoria.
E insomma, il centro di Modena non è male, ma il resto della città anche insomma, meglio Parma.

Insomma, ci son sti grandi disegni dietro di te che ti spingono da un posto all’altro, da una scelta all’altra, andando contro la tua volontà. Anche se tu cerchi di deviare con tutta la tua forza di volontà che puoi possedere. Le cose vanno nel modo come cavolo gli pare, e se le guardi dopo sei anni pensi che in fondo il grandedisegnodestaminchia che non ti ha permesso di iniziare medicina a Modena nel 2002 ma ti ha portato a Parma non era così male.
Ora, però, gli altri eventi capitati fuori dalla mia volontà non so se me li spiegherò così bene in futuro eh, non ne vedo l’utilità.

Rem tene, verba sequuntur.

Ché io, la regola base dell’oratore per principianti, non l’ho mai condivisa. Si può parlare tantissimo di nulla montato a neve senza alcun argomento, in una pura supercazzola, oppure avere un casino di concetti in testa e bloccarsi alla seconda parola.

In pratica finché si parla di cazzate ho la verve dialettica di Sgarbi, turpiloquio incluso, appena di passa alle cose pregnanti mi trasformo nell’assessore Cangini Palmiro.
Non è bello, ma il doc ha detto che è riconducibile ai miei piccolissimi problemi dell’ultimo anno con la memoria a breve termin… uhm, che stavo dicendo?

[Mamma, non svenire sulla tastiera. Era una battuta. Respira, scherzavo. Sì, mi mando a cagare da sola. Sì, già lo faccio abbastanza già senza forzare, hai ragione.]

Quindi non so, scrivo giù due cose che mi stan passando per il capo prima che sgommino e vadano via.

#1: ‘Sta cosa della transitoria notorietà pizzaefichi riflessa mi fa restare un po’ così, quasi a disagio. Oggi son passata al lavoro ed ho scoperto che quella intervista sulla Gazzetta è girata molto, peggio di una canna a Woodstock. E ringrazio l’ex vicino di casa quindi che l’ha ostesa in giro a parenti e amici soprattutto per avermi fatto notare che la foto era riuscita bene. Un po’ come dire: non si sarebbe detto. Oh, non è colpa mia se io mi alzo la mattina e ho l’aria di quella che ha limonato tutta la notte con Dracula bevendo Assenzio&Plasil. Ché una delle tre cose, poi, alla fine è vera.

#2: Io e altri bravi giovinotti (come lei, lui e un’altra di cui non ricordo il blog, ma è normale che non lo ricordi, dico) stiamo organizzando per forza di cose un Barcamp a Parma. Per chi vuole unirsi, per chi ne ha organizzato uno e sicuramente mi legge e vuole darmi due info sugli sponsor da contattare (Feba, Maxime, sì, voi :P) può anche dirmi quando posso rompere in modo indefesso e strenuo. Ma in fondo sappiate che sono anche educata, e non ve le romperò tanto. Forse. Proposte? Noi abbiamo ancora vaghe idee e le stiamo acchiappando in retini.

#3: sempre per la storia del primanonmicagava nessuno. Ho risposto a due interviste, a orari tipo le 3, le 4 di notte. Non so cosa avrò scritto. Solo che al posto delle interviste io avrei preferito che si fosse rifatta viva quella azienda che mi contattò dicendo che m’avrebbe offerto mutande e reggiseni se l’avessi recensiti come aveva fatto Pulsatilla. Il giorno dopo mi riscrisse dicendo che l’azienda non voleva proseguire nella campagna. Ecco. Però al Carrefour di Casalecchio mi han regalato da bere un Alixir ai frutti rossi: fa schifo.

#4: ultimamente ho un rapporto occasionale con il mio cellulare. Nel senso che mi abbisogna risolvere l’equazione di Shroedinger per capire dove si trova in casa. E in giro non me ne accorgo. Credo che questa cosa viste però le mie condizioni sia un attimino da correggere, visto che oggi mia nonna non rispondeva e temevamo che fosse successo qualcosina di non bellissimo. Per dire, eh. Ah, che bella famiglia di sana e robusta costituzione, nonché fortunatissima che siamo.

#5: Costui è ancora senza nome.

Vista tangenziale.

Intervista @Gazzetta di ParmaRingrazio vivamente la conterranea (fiorentina, ma bene o male quando siam fuori Granducato…) Giulia Viviani per la bella intervista di stamattina che uscirà nell’inserto Parma Giorno e Notte della Gazzetta di Parma di Venerdì. Bella perché Giulia si era letta il mio blog prima di intervistarmi, e non è da tutti, e ha fatto domande personali. Una cosa graditissima, oltre ad essere lei molto simpatica.

Un po’ meno a mio agio con le foto, sia perché era il mio primo servizio fotografico professionale dopo le foto della cresima. Anche perché il set è stato quello, a detta della fotografa, pluriusato dei platani fuori della Gazzetta. Tanto che mi ha detto a un certo punto, mentre ero con il laptop di Giulia in mano ["è una cosa di computer? allora mettiglielo in mano…"] mi ha detto "ti vedo un po’ rigida". Mah, sarà stata la vista tangenziale? Alcune foto son qua, a causa della mia mamma.

Jack: immagino che tu scrivi tutti i tuoi post appoggiata ad un albero col portatile in mano :D

1:54 PM me: sicuramente
  cerco tutti gli alberi per scrivere, e le panchine per far radio
  infatti la domenica sera c’è una disquisizione col barbone qui daccapo alla via
1:55 PM vorrei cambiare fascia, ma insomma, lui ora è irremovibile… son problemi
1:56 PM Jack: rispetto per i nostri tecnici eh?

Approposito di Radio. Intanto ringrazio Jimmy2k che ha messo a vostra disposizione i podcast del Blogfestino di Radionation. Per i temerari, naturalmente.

Blogfest/5: i quasi retroscena.

In realtà debbo dirlo. Io che avevo vinto qualche cosa l’avevo capito in questo momento qui: mi stava chiamando Ilaria Mazzarotta e il dialogo si sviluppò suppergiù così
Ilaria: "dove sei?"
Fran: "sono con Beggi, siamo all’ultimo piano del centro congress…"
Ilaria: "no, perché tra cinque minuti inizia la premiazione"
Fran: "sì, stiam facendo radio ma ora sc…"
Ilaria: "ok, scendi. A dopo."

Naturalmente la mancanza della categoria blogger depressi a livello di David Foster Wallace o blogger con il peggior sistema immunitario non mi vedeva sicura vincitrice di un prezioso Macchianera blog awards.
[per tutti coloro che stanno accedendo in massa: purtroppo qui, come l’ottimo Leonardo, si aspetta di essere pagati non solo per scrivere, ma anche per lavorare, per dire.] 

Quando arrivo di sotto quindi mi metto in seconda fila, per scappare meglio il prima possibile e risalire a far radio. Però sentivo due problemi: i vol-au-vent ai funghi offerti da style.it mi si erano piantati nello stomaco. Sicché quando Andrea Beggi mi aveva chiesto se volessi qualcosa da bere presi una birretta. Solo che l’anidride carbonica della birretta mi stava giustappunto risalendo in quel momento lì, mentre dialogavo coi vicini di poltrona e stavo in società, diciamo. Quindi ero già inibita dal fare un rutto dodecafonico, a causa dell’educazione impartitami (ciao mamma!), però avevo quel peso lì, che mi metteva ansia e pensavo "ora se salgo e rutto al microfono magari mia mamma dopo mi disconosce, ecco". Quindi meno male che due categorie prima di me sono riuscita, grazie ormai a lotte intestine col mio apparato gastrointestinale, a liberarmi in modo silenzioso da questo ingolfamento e salire sul palco soltanto provata da pioggia, stanchezza, e poca assunzione di acqua per via non percutanea.

Avevo pensato anche di buttarla come l’ha intesa imod ma sia mai che poi dopo chiamava in diretta da Lourdes Benny su skype e mi scomunicava: pareva brutto.
Ma diciamocelo, durante il concerto dei La Crus pensammo, io e Frine, alla probabilità di una premiazione. Siccome mi aspettavo una atmosfera un po’ più ufficiale di quella che si era andata a creare, o perlomeno un atmosfera simile a quella della sagra del Carciofo di Sezze, io volevo salire sul palco con sommo SNOBYSMO e l’allegria della buonanima di Frajese dire "eh, da quando ho aperto lo sglaps ho vinto solo due cose: questo premio e dei biglietti per un concerto di Renga".
Invece, siccome regnava un’allegria mai vista neppure a un funerale di un interista il sei maggio duemiladue ho deciso di essere alternativa eugualmente: fingere una gioia che non c’era. Il premio, appena ho tempo, lo userò come pratico fermalibri nella libreria Billy all’ingresso di casa, sperando che funzioni anche come deterrente per eventuali ladri.
Va da se che devo ringraziare tutti i lettori di Travaglio che mi hanno votata a caso e voi affezionati, nonché anche i miei medici per avermi ridotto fisicamente male proprio nell’unico periodo dell’anno dove mi hanno immortalato in un centinaio di foto e tre videointerviste.
La prossima volta mi porto vestiti di ricambio e mi cambio al cesso (un momento, ora ci metterete tutte webcam, vi conosco. Non son stata furba a dirlo…)
Naturalmente se qualcuno (PULIAFITO DOVE SEI???) ha i video della premiazione è una bella cosa. Ricordo vagamente cosa ho detto, una cosa del tipo "filmate questo premio, ché se si scopre che era l’arma di Cogne voglio che ci sia la testimonianza che io l’ho ritirato soltanto ora".

Ringrazio anche Giove Pluvio: maglietta, pantaloni (rigirati due minuti prima della premiazione), scarpe (messe quando son scesa in sala) e capelli fradici. Il mio sistema immunitario, rincoglionito e stordito come la sottoscritta, si sta accorgendo ora di tutto ciò e lentamente nei prossimi giorni come minimo mi verrà la legionellosi. Ma fa nulla.

Linkare tutti è davvero impossibile, e me ne scuso, ma i più grandi ringraziamenti vanno ai miei colleghi di radio Daniela_elle, Smeerch, Asended, JimmY2K e Jack, Stefigno con i quali abbiam passato splendidi momenti di delirio e liveradio prossimamente disponibili nel podcast del blogfestino di Radionation e naturalmente infine a Gianluca e Ilaria.

E ora, visto che all’Isola dei Famosi si preannuncia un uragano mi sento in dovere di dirvi che la prossima Blogfest si terrà lì.
Sicuramente scordo qualcosa ma male che vada ci scappa un altro post.

Blogfest/3

[mioddio, ‘sti post ora li legge anche gentediuncertolivello e quindi dovrò almeno azionare il correttore ortografico: MAMMAAAAAA!?]

Dunque.
Il Corriere ha dedicato un articolo alla blogfest. Ha citato così, vincitori alla sesso di segugio ma soprattutto non ha citato Radionation. Caro Germano Antonucci, non ti si slogava l’indice a scrivere www.radionation.it, anche perché altri link li avevi messi. Non stavi come me a un Garni che puzzava di fogna colla wifi che la dovevi cercare col portatile tipo rabdomante. Eccheccazzi, sto vizio del link come salcazzo ci pare. Non ve lo insegnano a scienze della comunicazione?
 
Sto mettendo fotine su Flickr. Trappoco anche altri racconti. Ora, ho una fame degna di un’alpinista.

Blogfest/2

Cazzo che giornata piena.
Alle nove e mezza ero in piazza cavour per coordinare il Barcamp generalista. Ci han portato i mezzi due ore dopo. Uno scazzo tremendo, ergo. Ero stanca, sin da lì, causa pioggia, ma avevo visto molte facce e gente. Ho fatto un rapido raid al foodcamp sotto il diluvio per poi aver puntato al fashion camp: il motivo principale era il cibo, chevvelodicoaffà.
Anche lì saluti vari e solo una rapida visione di un tedesco in bermudoni che somigliava molto ad Andrea Beggi. Era Beggi, che poi ho abbracciato fuori dal Tiffany e scoperto in lui un abbracciabile accumulatore termico.
Arrivano in tanti, elencarli è quasi impossibile. Anche perché devo ancora riavvolgere un nastro di una giornata che pare essere durata tantissime ore. E l’umidità mi ha rincoglionito più del solito.

Arriva Asended, gli tengo cibo da parte.
Richiederò il favore per andare nel bagno dell’hotel che lo ospitava: credo che se i marines entreranno nel bagno dei portatori di handicap dell’hotel Portici lo abbatteranno in quanto penseranno che vi erano presenti armi di distruzione di massa. Perdonatemi, se siete entrati poscia di me.
Ma sappiate che la situazione era migliore della mia stanza, ove pare ci sia stato una nebulizzazione di essenza Califlower n°5. Si soffoca. Aiuto.
Comunque dal bagno esco una persona migliore, e arrivo a sentire Bloggo ed Elena che parlano di utilizzo della carta igienica. Quello proposto da Bloggo, debbo affermare, che è assurdo, in quanto vorrebbe nettare le parti meno nobili con un ripiegamento di carta quasi a fisarmonica. Ma non dirò di più.
Ho visto una marea di fisici: quattro.

Ho fatto una decina di km dopo che il patron mi ha detto che non si poteva far radio al centro congressi. Dopo un’ora di pianti quasi come una prefica (non una strafiga, ma la piangitrice prezzolata) troviamo un gazebo che invece che ospitare Aranzulla ospita noi. Ma dopo aver cercato di resistere alle intemperie corriamo al centro congressi salvando e proteggendo il mixer anche a scapito della nostra vita.
In tutto questo c’erano Jimmy e Jack a fare la radio. Bravissimi. Che diventeranno poi ancora più bravi col passare delle ore.

Ci mettiamo lì al calduccio, riusciamo a portare ai microfoni moltissimi ospiti: a memoria sparsa son passati Kekkoz, Eìo, Bordone, Livefast (ti voglio del bene, sappilo, il più bel riassunto della blogfest mai sentito), Beggi, Camisani Calzolari, il Confuso, altri che ora mi sfuggono, ma c’è un podcast.
Il Confuso gufa per il premio. Oppure sapeva di più di quanto doveva sapere. Infatti poi mi chiama Ilaria-santasubito-Mazzarotta e mi invita a scendere entro cinque minuti per i premi.

Chiariamo: io la mattina ero un gioiellino di donna. Ma ho ricevuto anche i complimenti per i capelli e manicure al fashioncamp, eh. E non credo mi perculassero. Uhm, però, pensandoci, vabbè. No. Col passare delle ore mi sono disfatta. Sono arrivata bianca come uno straccio, coi pantaloni bagnati da metà coscia in giù, la maglietta mezza bagnata e con l’adesivo di Maxime sulla tetta destra, i capelli che sentivano tutta l’umidità lacustre.

Quando mi hanno premiato vicino alla Lucarelli parevo una profuga kossovara.
Anche perché, non potevo competere col sandalo fetish di Selvaggia, ma ho ricevuto i complimenti per il discorso (che non ricordo bene, ero in trance agonistica) da Giulia Blasi.

Il premio è bruttissimo ma un’utile fermalibri nel nuovo scaffale ikea. Non so che dirvi, è osceno, bruttissimo, ho teatraleggiato l’entusiasmo sul palco ma non so veramente come ringraziarvi di avermi votato. Cari lettori di Travaglio che avete messo una X sul mio nome dopo che avete votato il vostro beniamino, grazie del risultato fattomi ottenere. E ora, l’anno prossimo, vista la parlantina simile a Tremonti punto al premio di miglior blog economista.

Jimmy e Jack sono stati perfetti. Non ho parole. Anche se penso che gli ha fatto schifo un po’ tutto, ma sono troppo educati e signori per ammetterlo, loro son stati quasi commoventi. Si sono messi in galleria a fare la diretta dei premi. Ragazzi, cavolo, non avrò mai parole per dirvi quanto avete fatto secondo me oggi per la radio. Grazie di cuore.

Grazie a chi mi ha mandato sms, applaudito, perculato, gradito la torta e i liquori per festeggiare.
Mi sta sfuggendo sicuramente qualcosa, ma la serata è stata lunga. Presto foto (la canon ha fatto un bel volo ma ha solo un’ammaccatura e un graffio al display: esistevano paste apposite, vero?)
[P.s. Anche PaulBeggi diceva che la wifi fa cagare.]

Blogfest/1

L’albergo, tranne la uaifai, fa schifo: c’è così puzza di fogna che mi sento tanto una tartaruga ninja (del resto, scrivo su splinder….).

Ho rilasciato una intervista a Francesca e Valentina di Blogosfere che ho detto un mucchio di cazzate di cui non ricordo nulla anche io.
Ho finalmente conosciuto il Confuso: son stati baci, abbracci e baciamano (il secondo in un anno, dopo Benvegnù: uomini di una volta)
Ho finalmente incrociato Livefast: ti facevo più alto (non è vero. E ha i numeri di tutti, marò)
Ho trovato finalmente il coraggio di rivolger parola a Torriero: uomo delizioso.
Finalmente io e Ciocci abbiamo scambiato parole per più di 15 secondi (eppoi se ne è andato a cena con le due di blogosfere, ebbravo, si cucca eh)

Il Martcamp per me è stato Mart-irizzante: ok, ho il fisico della lungodegente ma gnafacevopiù.

Mi sembra di conoscere Daniela_elle da una vita. E anche il di lei consorte è uno spasso.

Non trovo Andrea Beggi. Neppure Eìo ma Beneforti l’ha visto, quindi c’è. Non ho salutato alcuni per timidezza, altri li ho fissati pensando: "chiccazzosono".
Il momento topico della giornata è stato il silenzio sul bus quando Livefast ha detto: "io ho parlato male di sole due persone"

Riva del Garda mi ha accolto con un temporale di dimensioni bibliche: trappoco veniva giù di ogni.
Per domani la vedo dura ma voglio divertirmi un sacco