Alla talpa nulla è come sembra.

Ieri sulla A2 austriaca si è verificato il seguente fatto:
"Uh, ma mettono anche le madonnine illuminate a bordo strada?"
"…"
"Ah, ehm, no sono le colonnine SOS"

Vabbè, era l’imbrunire e non dormivo da due giorni. Però sta cosa delle visioni mistiche va indagata.

Ero a Wiener Neustadt, arrivo lì stanca morta, l’hotel prenotato a novembre era CHIUSO per ferie.
Eh.
Avvertire pareva brutto.
Ora sono a Vienna, in un hotel figoso e trappoco riparto. Ho la password per la wifi solo qua nella lobby. Scomodissimo. Vabbè.

Ieri sera credo che dopo la visione mistica ho declamato tutto il calendario.
Son cose.
Ah, se non ci becchiamo pria auguri e tante belle cose eh. Si sa mai. Statemi meglio di come sto io.

Oggi parliamo di Graz.

Panorama dalla collina di Graz.[respirone profondo: riprendiamo a scrivere uscendo dalla blogfest tentando di normalizzare l’onda anomala che si è creata in questi giorni, tanto tempo una settimana e si torna alla normalità eh]

Dunque, Graz. Graz è bellina, dicono che sia il più esteso centro storico dell’Europa centrale, ha 70km di piste ciclabili, il centro tutto pedonale, una città verde piena di parchi e giardini circondata di colline. Proprio per le colline il clima di per se è diverso un po’ da tutto il resto. Cioè, è molto più caldo. Specie quando ci vai d’estate capita spesso di arrostirsi. Peggio di Vienna. Quasi afa padana con un po’ di venticello alpino. Ed ha tutta la frescura delle piante e bene o male è bagnata dal Mur, ma c’è sto clima che per convenzione, paragonandolo un po’ all’Austria tutta, lo chiameremo del cappero.

Graz rispetto alle altre città dell’Austria è più mittleuropea. Non si parla solo l’austriaco (occhio, mica è tedesco. Vi ci voglio a imparare il tedesco e poi girare nei paesi di lingua germanica) ma comodamente anche l’italiano e anche l’inglese come se fossero lingue del posto. Ah, e anche lingue arabe. Beh, sì, perché negli ultimi sei anni c’è stata, nel provincialismo di Graz, una escalation di immigrazione. Prima c’erano soltanto ungheresi, sloveni e via dicendo. Ora la strada che porta da Europaplatz alla Rathaus è in pratica un ghetto asia-africano condiviso con gelaterie di italiani che fanno gelato per mittleuropei. Perlomeno lì fino al ponte sulla Mur.

Graz ci ha sto problema del provincialismo. Infatti un po’ come tutti quelli che vengono sul lago di Garda per le ferie l’orario medio in cui gli stiriani scorrazzano è dalle 6 A.M. fino alle 18. E di conseguenza i locali si chiudono e la vita notturna è meno roboante di quella di Viterbo (che non ha una vita notturna, bensì un coprifuoco). La città è pulita, ci son tram per ogniddove, c’è un senso civico assurdo. Però bene o male ci ha due cose per cui è bello rimanerci un giorno lì a guardarsela un po’.

Graz: schlossberg
Di certo una è la collina sulla quale ha sede il castello Schloßberg, che domina la città da nord. Da essa si può ammirare Graz sopralzati di un centinaio di metri. Fatevela a piedi, ci si fa, anche se siete rottami, fidatevi. Dopo tutti i vialetti salite e iniziate ad ammirare la Torre dell’Orologio, la Uhrturm (occhio sempre la specificità della lingua tedesca. Del resto, per mandare affanculo una persona gli si dice "buco-di-culo". Qui siamo al letterale torre-delle-ore)
Intorno c’è tutto un complesso più o meno specifico. Di cui parlarne, ecco, già stiam facendo notte, diciamo alla prossima.

Dalla collina vedi un po’ tutta Graz. Sovente vedi anche un po’ la cappa di inquinamento-nebbia che la soffoca. Comunque ci sono i binocoli e tutte tavole per capire che ne so, quale sia la Hauptplaz, che è la piazza pedonale, o la Herrengasse è la via principale, che collega le piazze Hauptplaz e Jacominiplaz, ed è quella con tutti i palazzi dipinti.

GrazLa seconda cosa che a me sembra particolare è la Grazer Murinsel. Costruita quando Graz è stata capitale europea della cultura nel 2003. In pratica è un isolotto artificiale collegato con due passerelle alle sponde della Mur. Dentro questa specie di navicella, tra le acque impetuose della Mur c’è una specie di Anfiteatro, un caffè, e i giuochi per bambini.

Ecco.

The transporter.

Insomma, stavo lì in un area di servizio dell’autostrada che congiunge Budapest a Vienna e non avevo fatto colazione. Mi stavo smangiucchiando uno di quei Milka lì che in Italia non li trovi, che insomma è anche un male anche se lì, la mucca viola, non è che sia proprio cioccolato di quello buono. Però ognuno di noi mangia la sua quota schifezze. Beh, insomma, stavo lì in auto avendo appena parcheggiato un po’ lontano dalle altre auto, per due motivi: uno è che nel parcheggio straniero di un’autostrada straniera che ne sai tu di un campo di grano, due perché se parcheggi tra due macchine la probabilità che la tua carrozzeria rimanga intonsa viene mal valutata sull’asse reale.
Insomma, stavo lì, con la mia barretta della mucca viola che si squagliava e ho visto due macchine della Polizia avvicinarsi. La mia sindrome intrinseca da spacciatore si innervosiva uno zinzinello, ma vabbè: loro han puntato decisi al Ducato targato Romania dove c’eran dentro suppergiù 3-4 persone.
I poliziotti erano sei.
Hanno controllato tutto: dopo averli fatti scendere dalla macchina li hanno invitati a svuotare totalmente il vano bagagli, controllato i loro documenti, quelli del loro veicolo (la legge magiara vuole che il guidatore debba essere proprietario del veicolo o ci debba essere una carta notarile che deleghi la guida), controllato lo stato delle gomme, controllato la macchina sotto se stesse nascondendo qualcosa, perquisito sommariamente i bagagli. Poi li hanno ringraziati e sono andati via.
Tutto questo su un’autostrada ungherese.
Ci hanno il metodo, non c’è che dire, mica come da noi. Punto.

***

Questa, pensando alla salute delle nostre ferrovie, mi ha fatto un po’ ridere. Nel senso, da noi ormai i vagoni sono dei luna park per entomologi, e all’estero vanno a pensare al puzzo. Puzza, che posso dirvi non è che ci sia più di tanto nei vagoni della S-Bahn. Per di più sono larghissimi, ci puoi portare le bici senza sovrapprezzo, non c’è pericolo di prendersi a ginocchiate coi vicini. Le fermate, poi come in U-bahn, sono annunciate. E loro pensano all’odore di kebab quando noi sui treni regionali troviamo i sedili pisciati e vomitati. Ah, beati loro, beati.

Beelitz-Heilstätten.

C’è questa cosa che uno pensa che su internet trova di tutto. Insomma, mica è tanto vero. Oppure trovi di tutto se hai una conoscenza paurosa dei mezzi 2.0 della rete e ci hai una buona conoscenza delle lingue, sennò mica è tanto facile.

C’è questo posto che si chiama Beelitz-Heilstätten e che io non conoscevo. Ci son rimasta male: è un po’ più a sud di Potsdam, in mezzo alla foresta. C’è questa specie di ex sanatorio che stan mandando giù in rovina. Ma se vedi anche le foto -e vivaddio i fotografi di flickr germanici che ne fanno tante, alcune raccolte anche in un pool– c’è questa decadenza che non è che ti mette solo desolazione a guardarla. C’è questo abbandono che per come si sta presentando è quasi un’opera d’arte moderna. Non so perché e non so come mai, ma durante i miei giretti su Flickr mi ha tremendamente conquistata.

Vediamo di farne un po’ di storia: molti di voi, che ci avranno occhio nel guardare le cose si saranno accorti che in questi luoghi è stato girato ‘Stauffenberg’ con Tom Cruise ma soprattutto le scene finali del Pianista di Polański con Adrien Brody che ivi si rifugiò più allampanato che mai lì nelle stanze di un ospedale fintanto che non arrivarono lì a bruciare tutto con benzina e lanciafiamme, così si dovette gettare dalla finestra.
Venne costruito alla fine del 1800 dal Landesversicherungsanstalt e risultava l’ospedale più grande dei dintorni di Berlino, composto da più di sessanta edifici (la sapete l’architettura ospedaliera che non voleva un comparto unico come ora ma tutti comparti separati, vero?).
Venne inizialmente utilizzato come sanatorio, ma durante le due guerre mondiale venne utilizzato per accogliere i soldati feriti (tra cui, nel 1916 anche Hitler, che era sottoufficiale della riserva infantile Bavarese durante la prima Guerra mondiale). Durante la seconda guerra mondiale venne utilizzato invece dalle truppe russe, come si può vedere dall’architettura esterna. O anche quella interna: ad esempio l’ascensore delle chirurgie. Il primo piano tedesco dai russi era considerato come secondo piano.
Nel 1994 con l’abbandono da parte della Russia della Germania Est ha iniziato la sua decadenza fino a ridursi così, in rovina. Un vero peccato.
Nel 2001 venne acquistato da una società con l’intento di restaurarlo. Ma ora la società è fallita, e nell’ospedale c’entrano un po’ tutti, specie i graffittari che hanno vandalizzato la sala operatoria che sopra vedete ancora intonsa.

[foto di deNNis gErbECkx ]

Long road (im Checkpoint Charlie)

Potrei parlarvi del fatto che in 40 ore ne avevo dormite circa 3, col risultato che io tiravo in giro come una cocainomane e invece mia mamma era palesemente rincoglionita dal caldo di Siena. Potrei parlarvi degli animalisti che dicono al Papa che l’ermellino non è cristiano da portarsi e che se la ricerca svizzera riesce io posso passare a prendere LSD per la depressione (se non da dipendenza per davvero, magari)
Potrei rispondere ai commenti qui sotto e invece no, faccio un nuovo post.
Anche perché ho dormito 15 ore e mi sento palesemente rincoglionita.

Berlin: Check point charlie.

Corredato da alcune fantastiche foto "dal web" (che stanno su Flickr, ma si sa che ai signori del Corriere pesa il culo mettere la fonte e il link da dove si prendono le foto. Come lo so che sono di Flickr e dei suoi utenti? Ho aperto un gruppo su Berlino, quindi ho in testa una buona panoramica sulle foto presenti) parlano in un mirabolante articolo del Checkpoint Charlie.
Io, come potete vedere dalla foto, piombai a Friedrichsstrasse un po’ verso sera, visto che i miei impegni non consentivano prima. Ma sono cazzi miei. Il punto è, che camminando da Stadtmitte al Check Point il sole non c’era più. Si vedevano le luci dei negozi chiusi, si vedevano dei locali dove si mangiava italiano. E si parlava anche italiano. E si vedevano altri turisti italiani, lì nei giorni del voto. Tutti con la loro guida verde sotto braccio e il loro modo di camminare un po’ da ubriachi e un po’ da processione mariana, quando stanno in gruppo.
Io quando ci sono tutti questi italiani di solito mi faccio più piccola possibile per quanto il mio fisico possa permettermelo, e cerco di far notare solo i miei colori leggerissimamente teBerlin: check point charlie.deschi tanto da mimetizzarmi così bene che mi chiedevano informazioni ovunque. Non è per vergogna, o forse sì, boh. Masticazzi.

Fatto sta che sono arrivata lì e non c’erano ‘ste persone lì che con un euro ti ci fai la foto vicino. A me fa vergogna anche mettermi in posa per le foto, figuriamoci se mi fo fotografare che ne so, a Roma con un centurione di fronte ar Colosseo o lì a Berlino con un finto soldato dell’armata Rossa. Chemmefrega. Però da fuori ho visto il museo del Checkpoint e mi è sembrato una gran cazzata. Quindi concordo ‘sta visione che tutto ciò è un troiaio. Sarà perché ci ho l’animo puramente romantico su queste cose, sarà perché quell’arco storico mi piace assai. Però ho trovato molto bello tutto il cartonato che circonda la zona che fa parte di un cantiere: c’è tutta una serie di fotografie su quello che era e rappresentava negli anni del secolo passato il Checkpoint Charlie. E sta cosa va al di là della spiegazione che puoi mettere su due righe su una guida turistica. Perché magari ognuno di noi, simpatizzando intrinsecamente per un blocco o quell’altro la storia la si rilegge un po’ come vogliamo farla leggere. Invece guardando le foto uno le idee se le fa un po’ più con la sua coscienza.

Però ecco, diciamolo, se volessimo far apparire il tutto meno commerciale magari è da togliere la pubblicità della Nivea. Anche perché i suoi sciampi mi fan venire la forfora, quindi mi sta sulle balle.

Trovo molto poetiche nel ricordo struggente di queste persone, che periodicamente si ricontano, un po’ come se  una in più o una in meno cambiasse, quelle croci che vanno a rappresentare i morti che ci sono stati nel tentato attraversamento del muro. Perché morire per la libertà è una cosa che va oltre ogni spiegazione e concezione. Però che vi devo dire, credo che a Berlino gli assestamenti tellurici da fare e da subire saranno ancora molti. Quindi non so, se volete parliamo dell’ermellino e del camauro visto che quelle mi sa che son questioni che non si risolvono.

[da aggiungere a tutto il discorso questa foto]

Simpatici consigli per gli amici che mi han scritto che faranno le ferie in Austria.

[lato per le bestemmie: porca di quella zozza di splinder, per una volta che non avevo salvato il post sti stronzi mi DELOGGANO, ma andate in culo, vah]
Carissimi.
Visto che ci sono un paio di amichette (e mi pare un lettore) che andranno in quel dell’Austria e Budapest. Ora io avevo scritto un post bellissimo pieno di poesia e link, perdonatemi quindi se condenserò un po’ tutto sembrando anche scazzata, ma non ce l’ho con voi. Spero di ricordarmi tutto, In caso fate domande che si aggiorna quasi ad libitum.
  • Innsbruck. Graziosa cittadina di cui conosco benissimo il locale e centrale nosocomio. Credo che le loro stanze vista monti e fiume siano un qualcosa di bellissimo. Ci ho lasciato molto di mio, tipo parte del gastrointestinale. Quindi oltre a fermarvi lì avanti per dieci secondi e recitare una prece posso dirvi le altre beltade del luogo. Diciamo che Innsbruck è un po’, secondo me, la più invernale delle cittadine austriache, ma anche d’estate può piacere. La popolazione è meno stronza che in altri angoli (coff, vedi sott… coff) di Austria, e c’è della vita eccetto che nelle ore in cui il sole picchia abbestia. Il centro storico è bellino, ma si snoda tra la porta e il fiume: da vedere chiesa barocca di San Giacomo, il palazzetto del Goldenes Dachl del Cinquecento, la Hofkirche e il palazzo imperiale e la Gasthof Goldener Adler. Per mangiare: un po’ fuori Bierwirt, dove si mangia tipico, in centro Speckladele, per fermarsi lo stomaco con formaggi e salumi. Il negozio da vedere è naturalmente quello di Swarowski, in centro sotto i portici, vicino al Mac Donald’s e di fronte al tetto d’oro. Non aspettatevi tanto da vedere, se proprio ci volete perdere due giorni di visita ci sta, al terzo già ci si chiede cosa ci sia da fare.
  • Salzburg: la conosco bene. Ha un qualcosa che boh, sarà dipeso dal perché ci son cose dietro, a me alla fine angoscia rimanere lì più di due giorni. Ma son fisime mie eh. Dunque, vediamo: Salisburgo è la Getreidegasse. Volente o nolente si passa tutti lì, c’è tutto, anche una delle due case di Mozart (la Natale, l’unica che imho vale la pena visitare). Altro turismo, beh, consiglio di vedere un po’ tutto, compresi i giardini di Hellbrunn fuori città, ché ci sono simpatici giuochi d’acqua (occhio, ci si bagna a volte). Insomma, anche se è uno sputo di città c’è molto da vedere. Come consigli cibo occhio ai prezzi. Imperdibili secondo me sono la pasticceria Getreide (sotto casa Mozart) e Peter’s, che è il ristorante nel cortile della Peterskirche, il più antico d’Europa (risale all’880) e vicino c’è il cimiterino della parrocchia (fa molto dark). Lì magnatevi i salzburger Nockerl (mioddio, salivo solo a scriverlo), un dolce fatto coll’albume d’uovo spettacoloso. Occhio che di vita notturna non c’è una fava, eh.
  • Il Wolfangsee: bella scelta, i paesi son tutti carini. Non ho qualcosa di ben preciso da segnalare.
  • Vienna ormai la conoscono tutti e dare consigli alternativi è complesso. Se vi preoccupate della lingua, smettete di preoccuparvi. Mi fionderò dicendo che le migliori pasticcerie per me, dopo lunga investigazione, sono quelle dei Mozart cafè (specie se vi piace il caffè vi consiglio il Theresien) e la Sacher. Per mangiare benone sarebbe da andare a Grinzing. Nei sobborghi si mangia bene e si spende meno. In caso in centro c’è l’Augustiner Keller. Imperdibile poi per quanto riguarda i ristoranti è Salm bräu, che è nata come birreria della chiesa vicina, e poi si è trasformata in trattoria. Si trova in Rennweg, vicino al Belvedere inferiore, dovrebbe passarci il 104 ma non fidatevi della mia memoria e guardate sulla piantina. Per me è il posto migliore dove mangiare a Vienna, e se scendete di sotto troverete anche tra i camerieri il sosia di Bellamy (essendo voi due musiane, farà piacere). Consigliabili lo stinco di maiale (lievemente affumicato) e la wiener schnitzel, che servono solo per due persone però (con 23 euri in due prendete sei pezzi di carne e vi sentirete tipo molto sazi. Il tutto va ammazzato con la litrata di birra, occhio che la gradazione è quella di fermentazione, non spaventatevi) [simpatico è anche il sistema di autopulitura del cesso, se volete farci il filmato… :P]
  • Budapest non la conosco ancora benone, anche perché stare male un giorno e girarla nel giorno seguente direi che ho fatto miracoli, che mi fanno suggerirvi soltanto cose come: i musei nazionali noi comunitari non li paghiamo, però possono ciularvi con la storia delle mostre contemporanee. Il parlamento anche si visita aggratis, però dovete correre la mattina a prenotarvi. Se dicono che Gerbeaud è cara… beh, è cara per gli standard locali, ma 3.50 per una fettona di torta seduti al tavolo noi in Italia ce lo sognamo. E consiglio la dobos torte e la estherazy (marò, io non arrivo sana alla fine di questo post). Dopo naturalmente consiglio di farvi tutta la salita al castello a piedi e non con la funicolare per smaltirla visto che avrà le calorie di una mattonella di burro. Ci sono comunque anche altre pasticcerie meno care in Andrassy ut, e sempre molto buone. Per mangiare, se amate gli ovini, c’è dietro Vorosmarty ter (quindi dietro Gerbeaud) un ristorante che li tratta. Piatti spettacolosi. Nonché mi han detto che anche in zona castello e al primo piano del mercato coperto si mangia bene, ma non ho provato. Diffidate da chi vi dice che la cucina ungherese non è buona: rispetto a quella ceca c’è un abiss… ehm. Si parla in giro anche italiano, la lingua è incomprensibile. L’inglese al solito è capito.
Per altre domande son qua. Spero di aver riscritto tutto, boh.

Oggi parliamo di Budapest.

Panorama di Pest da Buda.

Io avevo un grande sogno, un viaggio in bici Vienna-Budapest. Ora per problemi fisici credo sia da accantonare, ma ho una gran voglia di tornare in una città vista per dieci ore soltanto.
Diciamo che per riportare le esatte parole alla partenza "ce devo ritornà per mette il culoabbagno".

Budapest: bastione dei pescatori.

Budapest l’ho vista sotto il diluvio. Ma è bellissima. Non ho parole, e dire che io non c’ero andata per rimorchiare nei nightclub tipo esponente italico medio. Ma la città, non so, c’è una sorta di magnetismo che viene emanato nelle vie, piazze, strade. Non so se influisca anche la miriade di hotspot wifi a scrocco trovati aperti (ovunque, eccetto che in zona hotel: approposito, ne cerco uno a modo che diventi il mio hotel a Budapest, suggerimenti?), ma c’era un aria meravigliosa, che non mi sarei mai aspettata.
Moderno, antico, gente che parla quasi solo la loro lingua e dell’inglese, controlli severissimi in metro, i venditori più scazzati nel mondo, i dolci meravigliosi, la pioggia, gli impiegati più solerti del mondo, il più vasto assortimento di prodotti per l’acne mai visto (ora, non ditemi che in Italia abbiamo l’acne solo io e Cassano, non ci credo), la roba che costa poco, salire la collina di Buda e piano piano vedere tutto il panorama, ricordarsi di non saper nuotare vedendo il Danubio scorrere sotto le giunzioni del ponte delle catene, prendersi la pioggia, incontrare gli unici italiani in un similstarbucks, arrivare a piazzale degli eroi con le luci ormai accese e scattare foto usando come cavalletto il semaforo per velocipedi, camminare da sole al buio nella strada deserta e non avere rotture di coglioni.

371 foto a dirlo.

Riprendere Berlino.

Berlin: Marx e EngelsIo non so come si fa a raccontare Berlino se la vivi un po di più che in un tour citirama. Un casino, un bordello, un troiaio dipanare la matassa di pensieri se ci stai solo pochi giorni. Chissà che deve essere, passarci più tempo. Ve l’avevo un po’ detto, tempo fa, che c’è st’atmosfera, ‘sti spazi grandissimi, che tu non riesci neanche a immaginare finché non sei lì.
Bello.
Come quando stavo andando via e puntare verso Dresda, che son passata su un ponte ad est dell’Oberbaumbrucke ed ho veduto vicino alla sede dell’Allianz i due uomini di molecole a bagno sulla Sprea. E poi passare nelle vie lì, di domenica, nelle zone residenziali dei quartieri della ex Berlino Est e constatare l’architettura ripetitiva, minima, a volte abbandonata e sciatta, di quelli che erano i dettami dell’Europa orientale nel Dopoguerra.

Berlin: verso il palast der republik

Berlino è l’austerità del Mitte, il centro, elegante e teutonico, la vitalità diurna di Friedrichstraße e Kurfurstendamm con i loro negozi che sono uguali a quelli del resto del mondo, tanto da importare anche i magazzini francesi più famosi e farne un palazzo intero lì. Berlino è tutta uno scavo: lavori in corso in ogni dove, tira giù il Palast der Republik e chissà che tirano su ora. Nuove costruzioni in spazi immensi, gru, cantieri, calcinacci, si rade al suolo e si ricostruisce, resta qualcosa di vecchio. Magari dietro ai palazzi nuovi, ché è un po’ una cosa che vidi anche a Palermo: palazzi belli sulle vie del centro principali, e appena imbocchi il vicolo palazzi che sembra che stan su ancora per miracolo. Però per i berlinesi sta cosa di costruire e ricostruire, fare e disfare, sembra un po’ una condanna da Penelopi novelli. Berlino ha un sacco di luci: somiglia all’America lì dove non c’era nulla fino a vent’anni fa: Potsdamer platz. Poi risali verso Unter den Linden e vedi quei tubi azzurri, e li rivedi poi a Dresda. E ti fai le pippe sul perché non li hanno interrati, i tubi dell’acqua. E pensi al fosforo bianco e a tutte le teorie del complotto, così tante che anche te potresti fare una puntata di Voyager come Giacobbo, lì, sotto il Reichstag.

Berlin: schloss Bellevue.

Odore di wurstel, odore di Kebab. Negozi di Starbucks come se piovesse, anche di fronte alla porta di Brandeburgo, con te che ti puoi scofanare un muffin mentre guardi i turisti farsi le foto. C’è qualche pezzo d’Italia, ci sono i manifesti di Silvestri che suona per il 25 aprile. Non trovi neanche più di tanti teutonici in giro, così come la tradizione li raffigura. C’è la pioggia. C’è poi il sole. Ci sono i chilometri fatti senza accorgersi. C’è il bus numero cento che ti porta attraverso i monumenti più famosi non spendendo una ciospa oltre all’abbonamento che fai la mattina lì alla fermata della metro. Basta mostrarlo all’inizio al conducente. Stando a piano terra riesci a fare delle foto della madonna, come quella dello Schloß Bellevue. Come neppure se ti ci fossi fermata a farla. E invece è dal vetro, e in corsa. E poi al ritorno ti soffochi al piano superiore, con l’aria consumata che filtra nei bronchi, con la stanchezza e il rincoglionimento. Con sotto le scarpe le confezioni di due SD da un giga scartate dal turista americano avanti a te.

Oggi parliamo di Potsdam.

Potsdam: dal muretto verso il laghetto.Col senno di ieri sera poi mi è anche dispiaciuto visitare frettolosamente Potsdam, vedendone le foto.
Mi è dispiaciuto per un insieme di cose, tra cui non poter vedere bene la città per dedicare tempo al parco del Sanssouci. Molti di voi non lo sapranno, ma Potsdam nel dopoguerra oltre ad essere stata protagonista per la conferenza lì, ma era anche famosa perché a Babelsberg, quartiere noto tra i cinefili anche per i teatri di posa Ufa film, il confine tra Germania orientale e Berlino ovest correva lungo il ponte Glienicker Brücke, divenuto famoso poiché qui i due blocchi si ’restituivano’ le spie durante la guerra fredda.
Son cose.

Io inizierei a parlarvene esordendo così: a Potsdam durante la seconda guerra mondiale un po’ gli ha detto culo. Un po’. Perché la maggior parte dei castelli non sono stati toccati dai bombardamenti, mentre la maggior parte del centro storico sì. Lo vedete infatti, che alcune parti sono state ricostruite a mo’ di caserme russe. Ed è per quello che mentre Berlino era un simpatico mucchietto di macerie Truman, Churchill e Stalin, decisero di riunirsi lì. Almeno non si impolveravano. Mica gnucchi.

Potsdam: Chinesische teehaus e parco.

Però Potsdam è da dire che è uno dei beni patrocinati dall’Unesco che vale.
Vi dico, il castello di Sanssouci era la residenza estiva di Federico il Grande. Fu realizzato tra il 1745 e il 1747 sulla sommità di una vigna, che d’estate vedete ancora in tutta la sua frondosità terrazzata da Georg Wenzeslaus von Knobelsdorff secondo il disegno del re. Il castello rappresenta la massima espressione dell’architettura rococò tedesca e ospita, tra gli altri, capolavori di Watteau, Panini e Pesne. Il parco Sanssouci è costellato di numerosi castelli, come il Neues Palais, l’Orangerie e il castello Charlottenhof.
Quando arrivi da Berlino alla stazione di Potsdam, e poi vai verso il centro ti trovi in mezzo a tutto ‘sto spettacolo di acque che io trovo sia di una bellezza strepitosa, ecco. Vale una visita, ecco.

[poi di Potsdam abbiamo già parlato anche qui]