Long road (im Checkpoint Charlie)

Potrei parlarvi del fatto che in 40 ore ne avevo dormite circa 3, col risultato che io tiravo in giro come una cocainomane e invece mia mamma era palesemente rincoglionita dal caldo di Siena. Potrei parlarvi degli animalisti che dicono al Papa che l’ermellino non è cristiano da portarsi e che se la ricerca svizzera riesce io posso passare a prendere LSD per la depressione (se non da dipendenza per davvero, magari)
Potrei rispondere ai commenti qui sotto e invece no, faccio un nuovo post.
Anche perché ho dormito 15 ore e mi sento palesemente rincoglionita.

Berlin: Check point charlie.

Corredato da alcune fantastiche foto "dal web" (che stanno su Flickr, ma si sa che ai signori del Corriere pesa il culo mettere la fonte e il link da dove si prendono le foto. Come lo so che sono di Flickr e dei suoi utenti? Ho aperto un gruppo su Berlino, quindi ho in testa una buona panoramica sulle foto presenti) parlano in un mirabolante articolo del Checkpoint Charlie.
Io, come potete vedere dalla foto, piombai a Friedrichsstrasse un po’ verso sera, visto che i miei impegni non consentivano prima. Ma sono cazzi miei. Il punto è, che camminando da Stadtmitte al Check Point il sole non c’era più. Si vedevano le luci dei negozi chiusi, si vedevano dei locali dove si mangiava italiano. E si parlava anche italiano. E si vedevano altri turisti italiani, lì nei giorni del voto. Tutti con la loro guida verde sotto braccio e il loro modo di camminare un po’ da ubriachi e un po’ da processione mariana, quando stanno in gruppo.
Io quando ci sono tutti questi italiani di solito mi faccio più piccola possibile per quanto il mio fisico possa permettermelo, e cerco di far notare solo i miei colori leggerissimamente teBerlin: check point charlie.deschi tanto da mimetizzarmi così bene che mi chiedevano informazioni ovunque. Non è per vergogna, o forse sì, boh. Masticazzi.

Fatto sta che sono arrivata lì e non c’erano ‘ste persone lì che con un euro ti ci fai la foto vicino. A me fa vergogna anche mettermi in posa per le foto, figuriamoci se mi fo fotografare che ne so, a Roma con un centurione di fronte ar Colosseo o lì a Berlino con un finto soldato dell’armata Rossa. Chemmefrega. Però da fuori ho visto il museo del Checkpoint e mi è sembrato una gran cazzata. Quindi concordo ‘sta visione che tutto ciò è un troiaio. Sarà perché ci ho l’animo puramente romantico su queste cose, sarà perché quell’arco storico mi piace assai. Però ho trovato molto bello tutto il cartonato che circonda la zona che fa parte di un cantiere: c’è tutta una serie di fotografie su quello che era e rappresentava negli anni del secolo passato il Checkpoint Charlie. E sta cosa va al di là della spiegazione che puoi mettere su due righe su una guida turistica. Perché magari ognuno di noi, simpatizzando intrinsecamente per un blocco o quell’altro la storia la si rilegge un po’ come vogliamo farla leggere. Invece guardando le foto uno le idee se le fa un po’ più con la sua coscienza.

Però ecco, diciamolo, se volessimo far apparire il tutto meno commerciale magari è da togliere la pubblicità della Nivea. Anche perché i suoi sciampi mi fan venire la forfora, quindi mi sta sulle balle.

Trovo molto poetiche nel ricordo struggente di queste persone, che periodicamente si ricontano, un po’ come se  una in più o una in meno cambiasse, quelle croci che vanno a rappresentare i morti che ci sono stati nel tentato attraversamento del muro. Perché morire per la libertà è una cosa che va oltre ogni spiegazione e concezione. Però che vi devo dire, credo che a Berlino gli assestamenti tellurici da fare e da subire saranno ancora molti. Quindi non so, se volete parliamo dell’ermellino e del camauro visto che quelle mi sa che son questioni che non si risolvono.

[da aggiungere a tutto il discorso questa foto]

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