Sbonk.

Per primo: gli infermieri e anestesisti del comparto operatorio di cardiochirurgia a Parma son persone meravigliose. Seriamente, mai vista gente brava e premurosa così, mica solo per dovere. Io davvero li stimo abbestia dopo stamattina (nonché però sto correndo a farmi cambiare connotati, ché se mi rivedono secondo me mi linciano).

Seconda cosa: mi vergogno peggio che se avessi scassinato il bussolotto delle offerte sotto la statua di Sant’Antonio in chiesa.

Raccontiamola, sono svenuta in sala operatoria alla prima operazione non mia. E sono svenuta a ultimo quarto di intervento, mica all’inzio o a cose così appena entrata. Son stata benissimo seguendo e interagendo quasi tutto l’intervento. In posizioni scomodissime, da circo Togni. Da tigrotto del circo Togni. In realtà non ho trovato alcuna cosa trascendentale e/o spaventevole. Però è bello, molto. Cavolo, spippolare con un ago vicino al cuore di uno addormentato lì. Anche perché magari pensi che non sei te per una volta e quindi boh, ti senti sollevato. Ma andiamo sui torbidi dettagli.

Io mi ricordo una cosa tipo il chirurgo operatore che ricuciva ben bene la coronaria alla protesi e poi boh, il fotogramma successivo sono io a terra con la anestesista che mi schiaffeggia e l’infermiera che dice: "maccazzo, mi ero allontanata proprio solo ora!" e io che guardo verso uno dei due chirughi e chiedo:
"oddio, non è che ho fatto casino?".
Mi caricano in tre in barella (modestamente io ci ho un fisico imponente) e loro continuano a chiedermi come sto. Io stranamente rispondo che sto bene, ma chiedo se ho fatto danni. Loro mi imbarellano, mi alzano le gambe, rispondono che no, son caduta sulla sonda (di una macchina da trecentomilaeuri) ma non ho fatto danni, ma continuavano a chiedermi come stessi, dacché ero pallidissima e sudavo. Io ho risposto che stavo bene, mi sentivo solo frastornata. Da lì l’anestesista… dico, l’anestesista diobono… ci abbiamo di là un anziano col torace aperto e tu vieni a vedere come sto io… l’anestesista mi prende la pressione e si accorge che è 145/90. Da lì l’infermiera mi porta un té, e l’altro infermiere si intrattiene a parlare con me su quanto è bella la Toscana. E che chi fa il primario lì in mezzo son svenuti tutti. Io che lì ero a dirgli che in realtà mi vergognavo e basta, e che ne avrei fatto a meno. Lì allora mi dicono: "beh, la ragazza nell’altra sala ha vomitato". Non sapevo se andare più orgogliosa di non aver sporcato o deprimermi sentendomi mezzasega. Poi ci avevo tutti i ferristi che venivano a vedere come stavo, e io lì che allora mi sentivo ancora quasi più in colpa, vedete voi. Poi mi son tirata su e via.
[ecco, quando sto tanto ferma in piedi mi schizza la pressione in alto a volte. Solo che per occuparmi a seguire mi son dimenticata che avevo le gambe di legno. Che pirla.]
Da lì il capoccia (il primario, diobono) mi dice di andar di sotto al Pronto Soccorso. Io che sono allergica ai medici. Io, che non ci sarei andata se non avessi intenzione di rientrare in comparto operatorio la prossima settimana (non posso risvenire, dai, due volte nello stesso posto no, dopo mi umilio in mail col prof e gli chiedo di vedere un’altra operazione, eh). Al pronto al triage becco uno che conosco che mi fa "aaaaaah, ma anche io son svenuto lì a Cardiochirurgia… certo che magari iniziare col cuore fa così."
Non è vero una sega, iniziare in cardiochirurgia è bello. Vi assicuro che anche vedendo (spiego: purtroppo si assiste stando su una specie di scaletta/sgabello con le ginocchia rivolte verso la testa del paziente, guardando il campo operatorio dall’alto) il torace aperto non fa impressione nonché a livello odoroso poi non si sente granché, solo quel odore dolciastro del sangue. Non so, vedere lì lavorare sul cuore è bellissimo, non so spiegarvi. So solo che vorrei ritorrnare a vedere.
Da lì aspettare in sala d’aspetto vedendo la Clerici alla tv, entrare in ambulatorio, subire l’ennesima infermiera che non mi trova la vena (ho un ponfo sulla mano destra che non vi dico, ché me l’han presa lì) nonché i lividi/escoriazioni/bozzi me li terrò (orgogliosa, quasi eh). Tornare a casa in bici con il compagno di università e la mamma che si sono un po’ incazzati perché son tornata da sola. Però boh, ehm, devo mandare quella mail al prof eh…

[dio che vergogna, anche se tutti mi dicono che son svenuti pure loro. Vah, che tristezza.]

La cosa del mattino e dell'oro in bocca insomma la odio.

Io ve lo dico, aumentarsi il dolore scatena sì tante endorfine da rendersi felici.

Ora, questo non è l’elogio del Tafazzismo, ma è solo che nella merda in fin dei conti c’è sempre qualcosa di positivo. Tipo, sto così male che è impossibile incazzarmi. Zoppico, e somiglio al Dr.House. La Chiara stamani ha detto che per come sono ridotta ispiro istinti di soccorso. Cioè, grazie, io aspetto ancora il prossimo che mi dice che sono un rottame, ché invece per altre scuole di pensiero fortunatamente non lo do ancora a vedere.

Però tutto ciò è bellissimo. Del tipo, adesso io sto qui in università, stamani non ce la facevo ad alzarmi ché la soglia del dolore viscerale si è rialzata che è una bellezza. Appena ho trovato un rantolo di orgoglio mi sono alzata e mi son messa in bici, che causa piedi malridotti io e camminare, insomma, non è che siamo due entità vicine. Poi che c’era? Ah, sì. E io non è che in bici ci ho sto controllo, ora come ora. E son andata a lavorare. E il capo mi ha pagato. Pagato, capite? Cioè, pagato, spontaneamente. Cosa che domani come minimo accadono avvenimenti insperati, tipo cade il governo Prod… no, spetta, quello lo sperano in tanti. Dicevo, m’ha pagato e mi ha dato anche 16 euro in più. Sono sconvolta, vi giuro. Ma andiamo oltre. Poi sono arrivata a lezione e c’era il cardiochirurgo e facevamo le angine pectoris. Ché è bello spesso fare celo celo mi manca. Si risparmia sugli appunti, vi dirò. Poi ci sono sti risvolti de ‘ste frasi che ti rimarranno scolpite e te tenterai di rispacciarle per simpatiche durante le cene cogli amici, del tipo che il dolore anginale a volte trova sollievo nell’eruttazione. Quindi dopo ci avrai tutti gli amici in birreria che dopo aver ruttato tutto l’inno di Mameli si spaventeranno pensando di essere cardiopatici. Invero potrebbe essere un bel giuoco, però insomma, non si è così bastardi.

Poi tipo te ste due ore di lezione le sei state a sentire su una sedia mezza rotta buttata a caso in stanza, ché siamo tantissimi. E quindi non è che potevi neppure tanto scrivere o dormire. Però poi dopo sei andata dal prof a chiedergli se invece che in cardiologia (ché vedi sempre la stessa gente che ti cur… ehm) ci puoi fare l’attività didattica interattiva (cagata per dire tirocinio). Naturalmente lui mica sa nulla. Eh.

Bum, protopompom, zumbum.

Lei ha ripreso l’oroscopo di Brezsny. Che almeno, Brezsny, non va accanto a Magalli con dei maglioncini fantastici a sogghignare un mi raccomando elencando una serie di cose così a caso. Per dire. Almeno Brezsny fa letteratura. Meglio di Moccia, meglio del resto. Dico eh.
Ma dicevo, l’oroscopo. Già io son toro.
[cielo, appena l’ho detto han sparato un fuoco d’artificio che parea l’incipit della guerra dei centanni. Son cose.]
Dicevo io son toro.
[non è successo nulla]
Solo che negli ultimi anni più che toro mi son sentita tanto un cavallo del Palio. Una bestiola coccolata, vezzeggiata, che guardava con gli occhioni un po’ così tutti i contradaioli che davan pacche dappertutto. Sì, e pensando "oh, sfacciati, il culo sarebbe anche il mio, e se lo facessi a te?". Una bestiola stressata, pronta al pronti e via che non sa poi bene perché bisogna correre ma lo fa (quindi, quel peperoncino dell’orifizio culifero… possiamo anche farne a meno). Solo che se la bestiola cade e inciampa, si sa, i cavalli da corsa soffrono e meglio se non stian lì, povere bestie a soffrire.
[uh, i fuochi, esco eh]
Dicevo, il periodo è un po’ così. Di merda. Ho il difetto di dire e pensare quello che penso. E tutto ciò non è lineare. E pensando ragiono pure. E ma nessuno mi capisce. Non nel senso pacca sulla spalla. Possibile che ci sia così differenza nel capire che quella che loro chiamano oggetto rotondo di gomma o a volte di altri materiali che prevedono talora il rimbalzare del suddetto oggetto io la chiamo palla? E poi alla domanda: "ma palla? io non credo, sia una palla. Non è a rettangoli cuciti di cuoio." E io penso che beh, è una palla piccina, di quelle fuffa da tirare al cane, ma è una palla.
Solo che per una delle due sottosituazioni, della grossa situazione, può essere approcciata con discorsi sulla filosofia del significante in 300 comodi volumi. L’altra no, e per l’altra, come direbbe il poeta, so’ cazzi. O come la direbbe un Sir: It’s a sad, sad situation (and it’s getting more and more absurd)
Per l’altra. Beh. Spero di dirla, prima di farla vedere scritta qui. A volte parliamo della stessa cosa. Ma non proprio possiamo semplificarla a livello di palla, via.
Andiamo sul medico.
Eh, gioco in casa almeno. Vediamo se mi spiego.
C’è una malattia, anzi, una parassitosi, che è dovuta al Trypanosoma. Solo che mica ne esiste uno, di tripanosoma. Ennò. La natura è bastarda per quanto è bella, e mica ce ne può essere uno solo, di protozoo flagellato di merda.
Magari io ti dico, al telefono, senza dirti dove sto: "eh, ci ho la tripanosomiasi"
Io parto subito a pensare: "Vah, sto poraccio, che non aveva la zanzariera nerazzurra ma soltanto la maglietta di Sforza perché quella di Ronaldo era finita e quindi si è beccato la malattia del sonno, visto che il tripanosoma brucei gambiense con la mosca a tzè tzè che ti punge… mmm, ma sarà il rhodesiense visto che intrattiene ancora una valida conversazione telefonica con me e lui non stramazza ma invero mi risponde pure?"
Sarei così gnucca dal non considerare che se la controparte, al telefono, non mi ha detto che si stava limonando un lama andino solo perché magari pensava che io ci potessi anche arrivare a considerarlo. O che perlomeno lo lasciassi a spiegare. E quindi ha solo (solo? mecojoni) la malattia di chagas perché una cimice mordendolo ha scagazzato sulla sua ferita e lui si è grattato.
E quindi?

Sticazzi, il paziente soffra pure con dignità. Mica sono io. Era un esempio.
Quindi oltre ad essere insultata da House perché gli ho fregato una trama di una puntata il punto è (stretta la foglia larga la via): non è perché ti dico che ho una cosa, sento una cosa, è riconducibile a determinati sintomi. No. Per me non è così. Ho una cosa, la ho. Io la chiamo in un modo. Però sappi che quella che io chiamo in un modo non è quello che tu indichi con la stessa parola. Lo so, è macchinoso. Ma anche io sono così. Io, io lo sai che giro con 39 di febbre e che anche se la notte prima non chiudo occhio dalle coliche il giorno dopo sono in piedi. Nulla può essere dritto. Il problema è che, quando non parliamo di palla, è così tutto maledettamente difficile da spiegare. E spiegarlo come un’anamnesi. Beh, cazzo, è svilente. Però, però se serve ci si può provare.

Figo, in tutto questo nessuno mi chiede più come sto fisicamente. Ho vinto.

Dovrei farmi un header con la croce verde (ma anche arancio) tipo farmacia.

Premessa: io mi sento bene, rispetto a tutto quello che è successo negli ultimi venti giorni. Occhio, non sto dicendo che domani vado a correre, non riuscirei neppure a portare l’auto, né che scendo ad aiutare gli uomini dell’est a piantare siepi qui sotto eh.

Credo che la prolungata esposizione all’ossigeno mi sta rendendo una donna migliore.
Già vi vedo a regalarmi bottigliette di ossigeno aromatizzato, altro che bacardi breezer.
L’ho sempre detto che a me l’ossigeno fa sballare, di brutto. E infatti essere in ossigeno terapia mi rende in uno stato mentale tra il nowomannocry e il esistono anche problemi a questo mondo ma per ora sono impegnata a contemplare l’infinito.
Quello e il frequentare da vicino un alcaloide a caso che mi avvicina ai poeti maledetti. Figata eh?
Oggi ho mal di testa, di denti, alla spalla destra (la solita), al polso destro, alle costole, al ginocchio sinistro, un’algia che dalla mandibola si espande al parietale, la diarrea, del vomito, brividi, sudori freddi e crampi allo stomaco che si propagano anche alla flessura sinistra del colon.
Però vi dirò, in confronto agli altri giorni mi sento benissimo e quasi allegra, mi da noia solo che quando mi alzo mi gira la testa e che non mi sia accorta che ieri sera, che non è che il capo era qui con me, mi sia scorticata la porzione di pelle vicino il naso.
Non scherzo, nella media va benone. Davvero eh. Sembro anche contenta nelle 3 ore che ho della residua energia.
Pensa se fossi anche ipocondriaca.

In tutto questo stanotte non è che stavo sì bene. C’era il famoso chest pain ad albergare e a rompere i maroni. E secondo me va meglio eh, finora mi svegliava la voglia di vomitare, perdire. Poi finisce che alle 3, tre e mezza, mi addormento. Ma alle 5 mi han svegliato.
Ché io ci ho sto problema qui, ho il sonno leggero.
Le cronache narrano che io da piccola al minimo rumore saltassi nel carrozzino. Ora, stanotte dicasi che abbia fatto lo stesso appena ho sentito due che ridevano scompostamente fuori in strada. Io, checcazzo avevo lasciato a fare la finestra aperta, che l’acustica lì è un qualcosa di tremendo, in bagno?
La cosa bella è che qui ormai passan tutti: chi cerca del polmone collassato (celoavevo), linfonodi linguine (sì, trenette e piccolini) ingrossato, video drenaggio pneumotorace (ho il dvd dell’operazione, volete?), verruche sul batacchio (mi manca), nimesulide e piorrea (non prendo la nimesulide), peli incarniti nelle gambe uff (a chi lo dici). Mah, ecco, è uno sglaps ormai di utilità sociale. Son cose.

Io oggi pensavo di spiegarvi perché bevendo alcool si piscia di più. Ma dopo temo che studioaperto mi copi. Boh, ve lo dico domani vah.

Morti bianche.

Mi da fastidio il pressappochismo. Io, che ci ho una cultura nozionistica.
Visto che anche il concertodelprimomaggio verrà dedicato alle morti sul lavoro magari sarebbe d’uopo far sapere un po’ a tutti che le morti bianche, che si chiamano così come termine tecnico sids, indicherebbero in realtà la morte da culla dovuta in specialmodo ad alcune affezioni mitocondriali. Peccato che in internette non ho trovato moltissimo: mea culpa, ho cercato in italiano. Però se volete la wikipedia parla di mt DNA, e io volendo, se non avessi studiato tutto il giorno, potrei scrivere qualcosa desunto (!!) dai miei studi. Coff coff.

Palle (finirequiconaggettivoapposito)

Dunque, stamattina facendo pranzo (alle 11:30, pranzo, ma vabbè, ovvìa) mi sono messa al solito a leggere i giornali che metteva a disposizione la caffetteria omettoilnomefinchénonmidannodeibuonigratis ma quella lì che sta al piano due della torre delle medicine.
Ché poi lo dico sempre, ci dovrei fare le foto.
Solo che mi scordo di portare la fotocamera, è nel nuovo ingresso figoso da via Volturno. Quello con tutti i quadri che sembrano fatti dal nipote del direttore sanitario (stimatissimo, in caso dovesse leggere servili ossequi) nella migliore delle ipotesi [ma qui serve che io vi immortali almeno il quadro che ho ribattezzato "latrine e picnic a Scampia"]

Dicevo, leggevo la Gazzettadiparma.
Anzi, ero a guardare la copertina, vedo che a pagina 7 si parla di una donna che ha partorito ad agosto qui al Maggiore, e siccome il suo parto non era così immediato (si parla che il bimbo si fosse messo di traverso, in gergo non molto medico, ma teniamo quello per buono) sicché prima si decise per ovviare per un cesareo.
Quando presero la decisione di operare purtroppo (la Sfiga) la ferrista richiamata ebbe un incidente stradale. Da qui la decisione che a voi umani normali potrebbe sembrare cruenta ma vi giuro che si fa: l’ostetrica [quella figura professionale alla quale potete approdare dopo 3 anni di corso di laurea ed avere un posto di lavoro certo, come del resto scienze infermieristiche senza che vi stiate poi a lamentare che siete disoccupati] zompa sul pancione della donna in travaglio tanto da operare manovre espulsive.
Sicché il bimbo nacque, senza sofferenze o cose del genere. Naturalmente si opera uno spacchetto nelle zone basse della donna tale da favorire il passaggio del bambino.
La donna venne ricucita (devo segnalare che in casi del genere 36 punti sono normali. Non è un numero esagerato) ma le ostetriche operarono una cazzata, lasciando nel posto dove prima dimorava la discendenza una palla da tennis di garze.
Per farla breve. Da lì una via crucis finita solo da poco della poveretta, con nessuno che pensò di farle una Rx o un altro esame diverso da una sola ecografia per controllare se ci fosse qualcosa che non andava.

Mmm, mi sembra quasi di aver compilato uno spot per la contraccezione.

Dunque: io ho un problema. Non reggo neppure la narrazione di alcune patologie femminili.
Una volta sono rimasta piegata in due durante una lezione in un ADE (corsi opzionali) sull’infibulazione. ("purtroppo" il link non fornisce una risposta completa. Probabilmente potrei scrivere io le mie conoscenze, in futuro)
Sono riuscita ad alzarmi solo a fine lezione e per non farmi notare da medici e infermieri.
[bellissimo, diciamocelo. Una volta, tipo questa, voglio chiedere se c’è un medico in sala, oppure no]
Un’altra volta invece io e il lemma endometriosi ci incontrammo.
Diciamo che fortunatamente dissimulo bene. Ci saranno molti casi in cui potrò urlare "Signora, non si preoccupi (che già ci sono io a cagarmi sotto)", e fortunatamente il traparentesi non si legge. Eccetto infatti quelle 4-5 volte all’anno in cui mi incazzo e potrebbe succedere la qualunque il resto sembro una persona calma, paziente, seria ed accomodante. Però stavo per svenire sentendo di cosa si trattava, ecco.
Urgh, e se ci penso ancora, insomma. Brr.

Se i maschietti mi iniziano a prendere per il culo leggendo queste righe posso dirvi solo di iniziare a pensare ad una cosa: Alessio sviene alla sola idea di dover rigirare i gioielli di famiglia che hanno dolorosamente cambiato posizione rispetto alla normalità. Perché empatizza pensando di potersi trovare nella medesima situazione. Da bravi, meditateci pure voi.

Dunque però, le reazioni della tenutaria dello sglaps sono sempre abbastanza colorite.
Vi svelo una cosa: ho un pessimo rapporto coi medici. Certo, meno bestiale che coi docenti non medici di medicina. Però visto il passatopresente da malata e visto il mio carattere leggermente (vah che aggettivo piazzo) insofferente è un bel bordello.
Quindi non so, in ottica quella lì c’è da fare una premessa. Perché non si sa perché, ma le donne incinta son come gli anziani. Si consente loro un po’ tutto. Quindi credo che abuserò sia della prima che della seconda condizione per trattare di merda la gente, [un po’ come, per dire, Mike, che finge da anni di essere rincoglionito, e invece secondo me non lo è] e sarà bellissimo, sebbene questa chiosa faccia assomigliare il tutto a un testo di Tizianoferro.
Tipo: "Dunque, se mi ritrovo seriamente offesa te, collega, ti ritrovi con qualcosa di meno. Ché lo so che te ci tieni al tuo batacchio. Anzi, prima ti denunzio, ti suggo qualsivoglia danaro che tu hai guadagnato in questa vita, ti faccio odiare dalla tua assicurazione e cacciare a calcinculo dall’Azienda. Dallì ti faccio ripudiare in qualsiasi struttura. Poi mi avvicinerò mannaia-munita e farò piazza pulita di qualsivoglia orpello corporeo. Sì, volgarmente ce l’avrai nel culo, però sappi che ti servirà. Del resto probabilmente dopo il tuo errore l’unica carriera che ti si prospetterà sarà quella di trans in qualche viottolo di provincia. Quindi sta attento. E per le donne è peggio, ché sono misogina io."

(Sono nobildonna, lo so. Ma normalmente nel dolore subisco. Potrei fare un riassunto degli ultimi 12 mesi, tipo. Marò.)

Giovani uomini e giovani donne.

Esistono diverse inchieste sul rapporto medico-paziente.
Una volta discussi in zona fumo [io fumo passivamente, ma amo il cazzeggio] con il mio compagno di università basso, occhio chiaro, villoso e un po’ testa di cazzo circa nonricordocheproblema e lui ha disse:
"No, tra noi medici non possiamo parlare come l’altra gente. Non puoi dire angolo della bocca, ma commissura labiale…."
"…"
"Eh, carina…"
"A Marco, mavaffanculo, io a quest’ora non ricordo manco come mi chiamo…"

Tipo, Marco sarà il tipico medico cagacazzi da cui non capirete una beata fav… ehm, un nonnulla.
Io, che alle superiori ho avuto un prof che disegnava gli orbitali a doppia goccia sulla lavagna ed esclamava: "Te piasce queé? Va che roba, pare er reggipetto daaa Ferilli" oppure "Allora Fiorì, pija sto linguagggio tecnico. Se tu te piji ‘na boccia d’acqua e dentro ce butti ‘r sale… checciai?", potete capire che il mio linguaggio tecnico è scarsamente aulico ma ricco di suggestioni.

In codesti giorni, dopo avermi chiesto la qualunque circa drammi intestinali siamo passati alla richiesta delle spiegazioni andrologicoginecologiche. Vediamo ad esempio cosa successe ieri, tutelando la privacy e il rapporto medico-paziente, ma dandovi una dimostrazione che il medico deve capire i problemi della gente e scendere al registro linguistico della controparte per far capire appieno il tutto:

(18.45) Ghepardino: dicevamo…quanto ne sai del vaccino contro il papillomavirus?
(18.46) Fran: quello che vogliono fare ora a tutte le bimbe?
(18.46) Ghepardino: si
l’ho sentito oggi
(18.48) Fran: bimbe, diciamo che lo fanno a 12 anni perché almeno son sicuri di prenderti prima che ciuli, poi sì, c’è anche una questione di efficiacia ma non mi son puppata su tutto lo studio.
(18.48) Ghepardino: perchè te lo becchi ciulando?
(18.48) Fran: eh, sì
(18.48) Ghepardino: umm
(18.48) Fran: un po’ tutte le malattie laggiù le becchi ciulando.
non è che passa l’angelo e ti ritrovi toccato tipo le stigmate
(18.49) Ghepardino: cioè le passa il tizio col cosino alla tizia senza cosino o è semplicemente una questione di "igiene"?
(18.50) Fran: quando hai un virus/fungo/batterio puoi lavarti anche con l’acido muriatico ma nei contatti intimi contagi euguale
(18.50) Ghepardino: ma se il tizio col cosino ce l’ha perchè non si manifesta (credo che la risposta "perchè non ha un utero" non sia valida)?
(18.50) Fran: perché il papillomavirus nell’uomo da altre manifestazioni
(18.51) Ghepardino: capito..e l’uomo come se lo becca, se non ciulando?
(18.52) Fran: ciulando classicamente, facendosi fare un pompino da qualcuno che  ha HPV in bocca, o comprando al supermercato il virus e spalmandoselo come fosse filadelfia.
(18.53) Ghepardino: interessante
(18.53) Fran: chi ne è affetto?
(18.53) Ghepardino: la c è per ottenere la b, no?
(18.53) Ghepardino: no, si parlava oggi del vaccino con la morosa, visto che recuperò un opuscolo
(18.55) Fran: guarda, il papillomavirus è tipo l’herpesvirus. Ossia, se uno gira sempre col preservativo non c’è anche da farsi grandi trip. L’unica cosa è che non si manifesta magari subito (come tutti gli herpesvirus può manifestarsi entro i sei mesi) sennò si vede perché ti vengono le verruche sul batacchio.
(18.55) Ghepardino: …
che belle cose (urgh)
(18.56) Fran: avevo una foto di un pipo verrucoso (cit.) sul libro che era un po’ inquietante difatti.
(18.56) Ghepardino: andrò sempre in giro col preservativo allora…ogni quanto lo posso cambiare al giorno? (…)

Ecco come i giovani uomini faticano ad approcciarsi ai problemi medico-pudedendari. Orbene, la prossima puntata, quasi come un Onder qualsiasi, parleremo di prostata. Apposcia.