Magari c'è qualcosa che volete vedere.

Il 7 e l’8 Marzo voi donnine e noi donnine possiamo tornare aggratis ai musei nazionali.

Non che in alcuni casi ci siano ‘sti gran costi, ma insomma, ecco, visto che è qualcosa che ci da aggratis lo Stato è una cosa bella da vedere e seguire, sia perché è un weekend e magari vi volete godere qualcosa di più bello della vostra città che non conoscete ancora.

Qui l’elenco.

[meglio di andare a vedere gli uomini ignudi e svilire l’autentico significato dell’otto Marzo]

[se avete il pistulino non so, boh, possiamo pensarci: fatevi donne per l’occasione e se vi chiedono i documenti dite che alle Vere signore non si debbono mai chiedere]

Ahò, bella lì (o anche: cose da pensare e realizzare per Radionation)

La prima cosa che mi piacerebbe fare, in quest’anno, è riuscire a far dire ad altre persone che Macchiaradio è una costola di Radionation e non viceversa. Lo so, dobbiamo tutto a Gianluca, ma credo sia frustrante per tutti coloro i quali sia si affacciano a trasmettere che si impegnano da anni sentir dire Macchiaradio. E’ capitato anche ultimamente, quando Sofri l’ha scritto, che i ragazzi ci rimanessero male. Che ci rimanga male io è una cosa secondaria, poco importante: io mi incazzo spesso per poco e poi mi passa. Ma che ci rimanga male un gruppo a cui do del traino e delle pacche sulle spalle mi amareggia. Mi piacerebbe che le persone che sono blogger e i macchianerini lo riconoscessero, anche loro.

Questo era solo lo sfogo di cosa non va.
Perché il resto che non va è che magari a volte si affaccia gente che vuole trasmettere ma non è abbastanza testona: quindi per evitare che facciano una puntata sola e poi scappino li metto alla prova prima smaronandoli ben bene. L’ultimo caso è di un ragazzo milanese che mi ha chiesto di trasmettere con così tanto ardore che mi rimandava la mail se non rispondevo. Poi dici non lo prendi?
[Certo, poi se demorde lo vado a picchiare]

Sentendo come suonano le radio nei programmi di target giovanile (Traffic? Virgin Generation?) capisci che la FM è alla frutta, perché pensa solo commerciale. Non è un male pensare commerciale, se vuoi fare fatturato, ma l’importante è non cadere nella merda. Continuare a parlare come un giovane della cumpa non è bello. Poi sì, la musica che hanno sotto non è poi così male, per la media soprattutto. E non si scade nell’insulto gratuito come allo Zoo là. Però ecco, da questi programmi poi discende che i giovani bella lì zio, bella pe’ te stanno su feisbuc e parlano come coglioni. Non tutti i giovani parlano così. Perdìo. Alcuni sono peggio, altri sono meglio e si sentono sviliti tremendamente da tutto ciò. Quindi la cosa di incanalare e dare una identità univoca a un prodotto come quello radiofonico secondo me è una cosa superata. Specie per le webradio non tematiche. Comunque pensare che alle 16 ti ascoltino i bimbiminchia e te fai programmi per loro a me affetta le ovaie e non voglio. Un po’ come il programma per la casalinga la mattina sulla Rai. Non è vero, non c’è solo il bimbominchia o l’anziana, cioè, quindi varia. Non copiare gli altri.
Non fare brutte copie.
Come se noi si facesse una copia dello Zoo di 105 solo perché in radio quanto pare la schifezza vada tantissimo. No, cioè, noi il programma cazzaro lo abbiamo, il venerdì, con DIS, ma cazzaro non volgare. Poi dopo vi piazziamo la classica. E c’è gente che ascolta tutto. E non capirò mai perché i direttori delle FM non lo capiscono.

Le cose quindi che mancano per Radionation sono ancora:
– la regia h24
– andare a fare musica live almeno una volta al mese. Come? Boh!
– fare le cose che le FM non fanno, e quindi cercare gente che si butta in quello. Perché se le webradio oltre al senso di libertà devono dare qualcosa è anche voce alle altre cose che non si caga nessuno (del resto, quel che han fatto i blog)
– prepararsi spiritualmente per la diretta elettorale delle regionali. L’altra volta non sapevo nulla. E stavolta da Via dell’Umiltà devono rispondermi. Cribbio.

[P.s. Una chiacchierata con più senso su questo andrà su Glamour di Marzo. Non so cosa abbia detto, mi scordo le cose dette al telefono. Però io ci credo tanto, in Radionation. Pensa te]

La lista dei desideri 2009 di Save the Children.

POLLIPerché regalare una stelladinatale che si ammuffisce dopo 5 giorni o un panettone moscio che ti si pianta tutto sui fianchi? Fate i fighi e fate anche un’opera di bene. Save the Children, anche per quest’anno, per Natale lancia la Lista dei Desideri.

Bastano per esempio 19 euro per 3 copertine che faranno sì che molti bambini non si ammaleranno di polmonite o 26 euro per 5 zanzariere pretrattate che preverranno la malaria. Ma i doni da scegliere sono tanti, con cifre addirittura simboliche rispetto a ciò che spenderemo per regali "obbligati" a persone che ci stanno sul gozzo. Quindi perché non dirgli "ho fatto un bel dono a nome tuo ai bambini"?
Ma con la Lista dei Desideri, anche chi fa un regalo ne riceverà a sua volta uno: indipendentemente dal dono scelto, infatti, avrà la possibilità di “posare” insieme allo yak, testimonial della campagna “Regali utili”, stampare la foto su una cornice Save the Children per esibirla a casa o semplicemente caricarla sul proprio profilo di Facebook. E’ possibile inoltre creare la propria Lista dei Desideri segnalandola agli amici in occasione di una ricorrenza, onde evitare regali inutili sia per chi li deve offrire sia per chi li riceverà. Un’opportunità anche per bomboniere, liste nozze e per le aziende che ad esempio possono donare virtualmente ai propri clienti, collaboratori e fornitori dei Plumpy’Nut®, per combattere la malnutrizione, o Sali reidratanti per salvare la vita a tanti bambini che ancora oggi muoiono per una semplice diarrea.

La violenza sulle donne (un post per Donnamoderna)

Ora non è che dal cazzaro si switcha all’impegnato. Da Donnamoderna mi hanno chiesto un post da linkare per la giornata contro la violenza sulle donne. Il problema è che qui siccome si scrivono post in meno di dieci minuti non è facile quando le cose sono mediamente serie e ti toccano fare qualcosa di convincente. Scadere nel peloso retorico buonista è facile. Spero che non sia così, in caso chiedo scusa.

***

Carla non è che ha mai potuto decidere autonomamemnte della sua vita. Il papà di Carla, quando c’era da scegliere qualcosa da studiare all’università, spinse la figlia a scegliere "qualcosa da donna".
Perché anche sennò chissà la gente cosa pensa.
E anche sua madre lo pensa. Ad esempio, cosa penserebbe la gente se tu andassi ad abitare da sola. Ma no. Sposati, che hai un’età. Io, alla tua età, ero già sposata. Senti, c’è il nipote della signora Rapetti, che fa il medico. E’ tanto un buon partito.
Se poi a lui importa poco di te e quando torna a casa neppure ti guarda dal giorno delle nozze, poco importa. Devi resistere, dice tua mamma, Carla. Cosa ci fai sennò da sola?
Però quando glieli porti, ai tuoi genitori, a casa, due nipotini? La gente si chiede, e noi non sappiamo che dire. Non sarà mica colpa tua, non è che ti comporti male e non capisci tuo marito?

Non importa che tu magari volevi essere medico al posto di tuo marito e che quel tuo marito ti considera meno di una copertura avuta con un contratto che in nome di una facciata tu gli prepari vitto e alloggio. In fondo, lui ti da il prestigio. Già, il prestigio, te lo ricorda tutti i giorni. Cosa vuoi volere tu. Vuoi un amante? Fattelo. Io ti ho dato una casa e il cognome, e in cambio ho una moglie da mostrare con gli altri. Se non ti va bene, lui ti dice, non è affare mio.

Con il capo che continua a dire che tu non capisci niente. Che siamo con la crisi, e quindi il tuo posto da co.co.co. potrebbe essere il primo a saltare. Con le colleghe che ti dicono che tanto tuo marito lavora, quindi se tu perdi il posto sei anche fortunata. Non come loro.
Carla che invece un po’ di soddisfazione la vorrebbe almeno dal lavoro, dove si sente almeno sola a decidere qualcosa, per una volta.

E le amiche che le dicono "beata te che la tua vita è bellissima".
E lei che non lo pensa per niente.
E le amiche che la invidiano, e quindi spesso la isolano, perché lei è quella ricca, quella fortunata, quella che ce l’ha fatta. Ma loro sono quelle che invece non la ascoltano.

Per scrivere questo post ho preso dei soldi: Sanpaolo Superflash.

Ho potuto fare una valutazione sulla carta Sanpaolo Superflash. Cercherò di fare questo post il più completo possibile visto che ho notato che oltre il sito ufficiale non c’è praticamente una fava in giro che ti può dare un’idea .Ora, non pensate sia stato facile, in pratica mi hanno pagato il lavoro da debugger, per scriverlo ho percepito un minimo rimborso per poter provare l’uso della carta su internet. Questo non inficia la bontà della mia esperienza d’uso.

Però cerco di scrivere il post in modo che possa essere utile a qualsiasi navigatore.
Dunque, cosa è Sanpaolo Superflash? Le cronache sulla internet sono contrastanti (yahooanswer, allegria!), anzi, diciamo proprio che la rete è piuttosto parca e confusionaria di notizie, quindi spero che questo mio post possa servire a qualcosa.

Cosa è Superflash? è una carta ricaricabile sulla quale si possono accreditare stipendi (o pensioni) gratuitamente, ricevere ed inviare bonifici, ricaricare il cellulare e fare acquisti nei negozi o su internet. Costa soltanto € 9,50 all’anno. La carta SuperFlash ha costi fissi di ricarica: 1 euro per ricarica in contanti, 2,50 euro con addebito sul conto, 1€ allo sportello automatico con tessera Intesa Sanpaolo e 2€ con tessera di altre banche.

Per quanto riguarda me direi che è appetibile: basso costo fisso, possibilità di metterci sopra i lavori occasionali (occhio, amici: il codice swift/bic, anche se la filiale non ve lo da, è quello proprio della filiale di emissione) per le spesette mie, la comodità del ricaricabile (ho l’ansia di perdere le cose)

Il servizio clienti via numero verde: userfriendly, pronto e professionale. Hanno pazienza e rispondono con precisione.
Il servizio clienti via mail: pessimo, non so, forse hanno una scimmia che fa copincolla della FAQ? Forse sarebbe meglio una live chat, ma è anche colpa mia ché sto troppo sul web. L’ho trovato deludente, ma nulla che non sia risolvibile a voce via numero verde (consigliato)
Assistenza in sede: neppure loro conoscono bene il prodotto, forse colpa di Carisbo? O ho beccato il nuovo arrivato.

Avviso di accredito/addebito via sms: è previsto, ma non mi è arrivato. Sto controllando le impostazioni.

L’online: il sito sanpaolo fa cagare. Mi spiace se la banca se la prenderà, ma siamo proprio alla tristezza totale: frequenti timeout sul server se devi fare operazioni online, specie nelle ore in cui gli esseri umani normali lavorano. Usabilità pessima da firefox (migliora qualcosina su Chrome, ma ecco, insomma, bah) e soprattutto, ta-daaah:

Immagine
Quindi tu cerchi di usare la tua carta ma firefox-google te lo vede come sito contraffatto. Piacevole come una bottigliata sui denti. Inutile che dite sul sito "ehi, proteggetevi così dal phishing" se poi, ecco.

L’accesso al conto corrente: è sicuro. Hai un aggeggino chiamato O-Key che genera ogni volta un codice casuale da mettere assieme al tuo pin e codice cliente. Molto apprezzato, anche come interfaccia e dettagli.

Uso da conto corrente: per capire che il codice swift/bic della tua carta è quello della filiale di emissione è poco immediato. Ma sappiate che è così (sebbene la mia filiale di emissione carisbo all’inizio non me l’ha detto). Per il resto l’ho trovato comodo e usabile.

Acquisti online: il primo acquisto, provato con un codice virtuale usa-e-getta su play.com è andato a zoccole. Nel senso, la carta non era riconosciuta dal circuito. Quando me l’han comunicato 48 ore dopo ci sono rimasta male. Ho pensato: ok, può capitare ma mi sono trovata 1,20 circa di meno in modo inspiegabile. Ci riprovo oggi: vediamo di abbinare la carta al paypal. Peccato che da due ore ci sia il timeout server.
Ci riesco, vengono scalati -1,50 che paypal mi ridà indietro e -1,19 nuovamente che quindi è il costo operazione del circuito, presumo.
Poi riprovo di nuovo a fare acquisti: ora col nuovo codice che durerà fino a settembre prossimo, riesco a fare acquisti e a portarli a termine. Non è proprio un usa-e-getta, ma potevo scegliere per la durata più lunga il limite di spesa, e questo mi fa sentire tutelata. Dovrei ritrovare un sito dove fanno addebito immediato e provare con un codice per un solo acquisto, consigli? ;)
Oltre a Flickr eh, perché lì ho già dato.
Mi spiace solo perché nessuno mi aveva avvisato del costo operazione non si sa, e non è bello scoprirlo da soli (non so se è costo operazione o generazione codice). Non so nulla di queste operazioni perché sono state addebitate ma non rendicontate subito. Storco un po’ il naso.

Naturalmente poi non potete usare la carta con il suo codice stampigliato (uhm, e quindi? a che mi serve? posso usarla come carta nei negozi? mica ho capito) ma per usarla online devi generare un codice virtuale.  Diciamo che anche nel carteggio, sebbene ripeta in modo migliore le cose esposte su internet, non sono spiegati bene tutti i costi. Ringrazio l’operatore del numero verde che pomeriggio mi ha chiarito un po’ di dubbi sull’uso della carta, perché all’inizio brancolavo nel buio.

La consiglierei? Qualora Sanpaolo migliorasse i problemi che ho elencato sopra sì, al momento non è ancora del tutto soddisfacente, anche se sicuramente sulla carta lo è. Terrò comunque sicuramente questa come carta di credito anziché la vecchia visa: troppo costosa. Il prezzo è davvero il punto di forza, e una volta migliorati i piccoli problemi di server e di rendiconti internet direi che mi posso ritenere totalmente soddisfatta.

[preso soldi, malfidati: rimborso carta eh]

Avere un grosso vittimismo e un grosso problema di comunicazione.

Una settimana buona fa chiamammo la sede di via dell’Umiltà. Anzi, ora è una settimana che non chiamiamo via dell’Umiltà. Quasi mi verrebbe voglia di farlo adesso, però questo è un po’ un orario che secondo me non risponde nessuno.

Una settimana fa c’erano le elezioni quelle europee, mica come ora che ci sono i referendum e non fregano nessuno. C’erano le europee, i nostri rappresentanti, eh. Poi non sappiamo a che cazzo serva il parlamento europeo: per quello che han fatto trapelare nei primi giorni è un po’ come una sorta di blogbabel di quando funzionava. Ossia che partito ce l’ha più lungo, sì da mettere il topolanek sbandierante all’aria dicendo che uno ce l’ha duro. Sembra, eh.
Fatto è che abbiamo fatto sta trionfante diretta elettorale. Cinque ore. Lunghe. Con dei fuori onda dove la sottoscritta rideva per similpanico. O per altre cose. Abbiamo avuto un po’ tutti tranne che esponenti de la Destra e del Partito comunista dei lavoratori.
Ad esempio ci ha risposto anche la Lega, e Salvini. Salvini una settimana fa era su Radionation1 a commentare il voto alle due di notte e oggi invece era a portaaporta per parlare di Silvio e il fattore d’abbronzatura. Cioè, gli abbiam portato anche bene.

Poi certo, un po’ ti viene la ridarola scema quando la Lega ti mette come musica d’attesa il Va Pensiero. Anche perché prima da Via dell’Umiltà ci aveva cortesemente congedato: chiedendoci se fossimo – il suo ufficio stampa, che ci ha risposto dopo minuti d’attesa- una radio nazionale o meno prima ci ha detto di attendere in linea. Poi ci ha congedati dicendo che no, erano tutti di sopra.
Certo, che col papigate il sintagma tutti-di-sopra ci ha aperto nuovi scenari. Ti credo che dopo sentendo il va-ti-posa-sui-clivi-sui-colli inizi a ridere.
Poi abbiam provato a richiamare. Ormai ci avevano sgamato, presumo. Però ci siamo presentati alla centralinista come gente (ehi! abbiam cambiato la voce sempre) di RPR RadioParma. Ci ha passato l’ufficio stampa che ha detto "non può venire nessuno, sono di sopra con le televisioni".
Alla fine ci ha provato la sottoscritta, dicendo che era di Radio Svizzera Italiana. La centralinista "sono tutti di sopra" e mi ha attaccato in faccia prima che le chiedessi quando allora potessi trovare qualcuno con cui scambiare dei pareri, anche sul judo o sul pilates, non so.
Vi pare sia il modo per trattare noi parmigiani e noi svizzeri? In fin dei conti Radionation venne congedata meglio.

Che un po’, presentarsi ai piccoli media in questo modo, è come fare un grosso casino e incolpare gli altri facendo poi la vittima mostrandosi nello stesso posto ove gli altri stanno.
[e poi pensavo, prima, bene o male il poeta che faceva arringhe e adunate sotto il fascismo, sebbene lui fascio non fosse ma molto paraculo, era D’Annunzio. Ora invece c’è Bondi. Cioè. L’altro per dirvi, pur di trombare cascava dalle finestre eh. E Bondi.]
Ci hanno un lider che si mostra ovunque, anche alla sagra della ceramica e non hanno uno stagista di merda che può rispondere. Mah.
Un momento, Noemi non era una stagista?

[chiamiamo la sede della PdL durante la diretta dei Radioincontri, vero?]

Comparazione tra guide turistiche: uno, Parigi.

Poi ci scrivo un post. Sembrano pressoché uguali, codesti due libri, ed entrambe promettono un po’ la stessa cosa. L’insolito. E il turista che bazzica un po’ sempre per piacere o per autolesionismo la stessa zona alla fine cerchi di differenziare un po’. Perché, diciamocelo, quando a Parigi già hai visto la Torre Eiffel due volte o anche già il Moulin Rouge una volta, può anche bastare, nella vita.
Poi uno dice vabbè, ognuno ci ha i suoi gusti. Io ad esempio al Louvre ci ritornerei, ma non credo che qualcuno mi riaccompagni e pazienti star lì un giorno intero. Ma io son un topo da museo, ne son conscia.
Allora uno, che poi sarei io, gli viene da comprare delle guide, diverse dalle solite che ti propongono le solite cose trite e ritrite. Perché quando conosci un posto e la tua memoria fotografica lo mappa anche tombino per tombino tipo street view della grande G, insomma, ecco, c’è da sapere qualcosa in più. Poi è bello andare in giro e vedere anche le cose strane, o bullarsene. In fin dei conti il turismo è questo, la cultura è un’altra roba.

Per questo ho comprato ‘ste guide qui sopra.
Con somma soddisfazione la guida Parigi insolita e segreta ha tutto quello che io concepisco in una guida: divisione in arrondissement, piantina coi numeretti, spiegazione con foto della roba. Qualche errore di traduzione francofono, ma sepo’sopportà.
L’altra evidenzia soltanto il meno ovvio. E’ solo divisa per arrondissement, ma neanche così bene, perché per stamparla han messo tutte le cose una dietro l’altra senza evidenziarle più di tanto. Tipo come se io l’avessi scritta su word, per dire. Non c’è nulla di particolare, ma anzi c’è quella noiosa tendenza italiana a metterti hotel e ristoranti consigliati.

Ah, sì, dimendicavo. Quella a sinistra credo che in Italia non si trovi più.

Seratona elettorale.

Stasera il previsto Radiosglaps non va in onda. Però assieme ai Borselli e coadiuvati dall’Autore Ombra ci sarà una bella diretta elettorale con ospitoni (ché non ho ancora ben capito neppure io come cavolo abbiamo fatto a recuperare tutta ‘sta gente, signora mia)

Qualora vogliate intervenire, oltre le istruzioni qui sopra nel post, che potete finalmente arrivare in chat senza tanti sforzi cliccando qui. E così chattate e lasciate che il playerino v’inebri delle nostre chiacchiere.
[naturalmente son mancata dallo scrivere tanto qui sia perché ormai postare è un soliloquio, sia perché se uno bada a una cosa e tenta di consolidarla bene insomma, dopo scrive schifatelle ovunque]

Un grazie ancora a wh1pl4sh che si è immolato nel restyling e ha sopportato i miei dubbi e monosillabi.
Se stasera avete voglia di seguirci è bello.

Ndocazzo sono, le faccine?

Ieri sono andata, trovando non so la voglia, perché a metà tragitto già non avevo per nulla intenzione, a farmi finalmente la carta di identità dopo sei mesi. In verità l’ho fatto perché il mio senso civico ululava e pensavo che i vecchi documenti, pur essendo validi di facciata, non mi consentissero di votare.
Mossa da tutto ciò, uscendo di casa in ciabatta infradito, sono arrivata al comune. Ho fatto 40 minuti di coda, ché ci avevo una persona avanti.

Già lì mi guardavo in giro e guardavo i nuovi divani stile minimal nella sala d’attesa. L’ikea inorridirebbe. Però mentre sei lì, pronto come Carllewis ai blocchi di partenza guardando i plasma non è che ti cambi molto la vita, ciò che hai sotto il culo. Poi arrivi lì alle aree e vedi già dei figosi iMac usati con Windows sopra. E ti si prende male. Ma guardavo in giro dove avevano messo lì quei cosi degli emoticons che aveva inaugurato Brunetta perché anche io mi volevo rifare per alcune cose:
– L’immane attesa prima per un numero solo avanti.
– L’immane attesa durante, ché Windows non dialogava con l’operatrice e la stampante-amanuense. Una triangolazione imperfetta.
– La pessima attitudine al cliente degli operatori. La seconda aveva chiaramente l’influenza A e per evitare il contagio ho preso la tessera elettorale in un bordo dopo che lei si era smanacciata il naso per venti minuti.

Non c’erano quelle cazzo di faccine da dare, io volevo cliccare sulla gialla. Le avevano tirate fuori solo per Brunetta mi sa. Uff.