Be Nordic 2016: dal 18 al 20 marzo all’UniCredit Pavilion di Milano

Read More

Be Nordic 2016

Dal 18 al 20 marzo all’UniCredit Pavilion di Milano la terza edizione della kermesse nordica

Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia si uniscono nuovamente per la terza edizione di Be Nordic, un appuntamento ormai consolidato alla scoperta del lifestyle nordico. Teatro dell’edizione 2016, dal 18 al 20 marzo, l’UniCredit Pavilion di piazza Gae Aulenti a Milano. In programma tre giorni di eventi, workshop ed esperienze nordiche nel segno della sostenibilità. Una vera e propria esplorazione del meraviglioso Nord che offrirà a visitatori e appassionati un coinvolgimento a 360 gradi grazie anche a spunti e consigli di viaggio proposti dai numerosi professionisti del turismo che prenderanno parte all’evento.

Tanti i temi raccontati a Be Nordic 2016, dalla moda, all’architettura, dalla gastronomia al design, sempre con uno sguardo rivolto alla sostenibilità, per far conoscere e sperimentare direttamente approcci innovativi e soluzioni rispettose dell’ambiente che vengono dal Nord. Particolare attenzione sarà inoltre rivolta al pubblico dei bambini, con un ricco calendario di eventi dedicati e laboratori tematici che vedranno il coinvolgimento dei più piccoli e dei loro genitori.

rsz_1rsz_1stockholm_credits_henrik_trygg

IL PROGRAMMA Continue reading “Be Nordic 2016: dal 18 al 20 marzo all’UniCredit Pavilion di Milano”

De Chirico da record, attendendo l’Orlando di Ariosto

Le opere di De Chirico, Morandi, Carrà e degli altri protagonisti di De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie sono pronte per partire alla volta della Staatsgalerie di Stoccarda, dove la mostra ferrarese aprirà i battenti il 18 marzo per restarvi sino al 3 luglio.
Tempo di bilanci, quindi. Bilanci che, senza dubbio, documentano il grande e meritato successo di questa esposizione.
Un successo di opinione, innanzitutto: mai come in questo caso, il mondo dell’arte ha avvertito l’urgenza di venire a Ferrara per ammirare una mostra considerata “esemplare”. Al contempo, altissimo è stato il gradimento sia sui media, non solo italiani, che sui social network.
Ai Diamanti la mostra organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie di Stoccarda in collaborazione con l’’Archivio dell’’Arte Metafisica e curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos, è stata ammirata da 128.187 visitatori. Con una media di 1.198 biglietti al giorno (107 i giorni di apertura) e un crescendo impressionante, effetto di un passaparola entusiastico. Questo risultato ha fatto sì che la rassegna si sia ampiamente ripagata, non solo grazie agli ingressi, ma anche alle ottime vendite del bookshop, in particolare di catalogo, guida e audioguida.
“Se avessimo potuto prolungare l’apertura della mostra”, afferma la direttrice dei Diamanti Maria Luisa Pacelli, “avremmo di certo continuato ad avere moltissimo pubblico, considerato il numero di richieste di prenotazioni che non ci è stato possibile evadere e un’ultima settimana con 16.934 visitatori. Ma l’aspetto per me più significativo e interessante di questo risultato è che lo abbiamo raggiunto con una mostra rigorosa dal punto di vista scientifico e in più incentrata su un artista difficile e non sempre amato come de Chirico.”
Il successo, si sa, è fatto di numeri, ovviamente, ma anche di immaterialità.
Fa colore, ma è comunque un segnale di quanto questa rassegna sia considerata “di riferimento”, che una città umbra abbia sentito la necessità di indicare che “dopo Ferrara” De Chirico arrivava alla sua sede. Quasi  naturalmente in modo simpatico e certo non fraudolento – a dare continuità alla mostra ferrarese in terra umbra, cosa che ovviamente non è.
Ora l’attenzione è tutta focalizzata sulla stagione autunnale, che si prospetta come molto, molto stimolante.
Dal 24 settembre 2016, Palazzo dei Diamanti dedicherà una grande esposizione al capolavoro della letteratura italiana del Cinquecento, l’’Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Concepito nella Ferrara estense e stampato in città nel 1516, il poema è uno dei capolavori assoluti della letteratura occidentale e ha da subito parlato al cuore dei lettori italiani ed europei.
A celebrarlo nel quinto centenario della prima edizione non sarà una mostra documentaria o di fortuna pittorica, bensì una vera e propria mostra d’arte che condurrà il visitatore in un affascinante viaggio tra le pagine del poema, tra battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e incantesimi.
Curata da Guido Beltramini e Adolfo Tura, l’esposizione presenterà una selezione di capolavori dei più grandi artisti del periodo, da Giovanni Bellini a Andrea Mantegna, da Giorgione a Dosso Dossi, da Raffaello a Leonardo, da Michelangelo a Tiziano. Accanto a questi, sculture antiche e rinascimentali, incisioni, arazzi, armi, libri e manufatti di straordinaria bellezza e preziosità, faranno rivivere il fantastico mondo cavalleresco del Furioso e dei suoi paladini, offrendo al contempo un suggestivo spaccato della Ferrara in cui fu concepito il libro e raccontando sogni, desideri e fantasie di quella società delle corti italiane del Rinascimento di cui Ariosto fu cantore sensibilissimo.

Informazioni
tel. 0532 244949
diamanti@comune.fe.it
www.palazzodiamanti.it

Le diverse forme dell’amore.

I sex toy sono tutt’altro che un’invenzione moderna, dimostrando così che la sessualità e il piacere sono una passione presente nell’animo umano fin dai tempi più antichi. LELO, brand svedese leader nel settore dei prodotti per la vita intima, ha stilato una lista dei giocattoli erotici più usati oggi e una breve storia del loro utilizzo.

 

Innanzitutto i sex toy sono realizzati in diversi materiali e nelle forme più svariate, stuzzicando  piacevolmente le parti più sensibili dell’universo erogeno.

 

Di norma si suddividono in 3 categorie: quella dei vibratori, contenente tutti i massaggiatori dotati di vibrazione, dai classici in plastica fino agli innovativi vibratori di design in metallo e il modello rabbit, con una struttura composta da due estremità.

Quest’ultimo è caratterizzato da un corpo centrale più alto e prominente rivolto alla penetrazione vaginale e uno di dimensioni più ridotte che presenta sulla punta due protuberanze (le orecchie del coniglio), per stimolare efficacemente il clitoride (tra i prodotti di punta di LELO Ina  Wave e Mona Wave e Siri 2).

 

La seconda categoria è quella dei falli e dildo, ovvero tutti i vibratori ad uso esclusivamente manuale, spesso dotati di ventosa per un aggancio saldo su qualsiasi parete e dalle forme e materiali estremamente realistici (ad esempio in silicone rosa), per rispecchiare al meglio la forma di un pene reale (di LELO il dildo Olga, in acciaio inossidabile o placcato oro 24 carati).

 

Per concludere, nella terza categoria dei sex toy si possono trovare gli anelli fallici, anelli che si infilano generalmente alla base del pene per mantenere l’erezione più a lungo; le palline delle geishe, costituite da due palline lisce, in plastica o metallo, che si inseriscono all’interno della vagina e fortificano la muscolatura procurando così degli orgasmi più intensi e più lunghi, e infine gli articoli da bondage e sadomaso oppure bambole gonfiabili e stimolatori prostatici per lui (LELO propone per l’uomo gli stimolatori HUGO, BRUNO  e LOKI e per lei le palline per rilassare il pavimento pelvico Luna Beads ).

 

Il primo sex toy fu inventato nel 1880 da alcuni medici che per molti anni avevano curato le donne isteriche facendo ciò che oggi conosciamo come masturbazione.

Dal 1900 i vibratori cominciarono ad apparire in numerose riviste e cataloghi per donne in versioni “casalinghe” che divennero in breve molto popolari, e che vennero utilizzati soprattutto come pubblicità per incontri intimi.

 

Nella loro più comune forma di “massaggiatori per il corpo”, dagli anni ‘90 ne vennero venduti milioni sia a uomini che a donne, sviluppando le fantasie anche all’interno della coppia.

 

Oggi i sex toy vengono utilizzati durante gli incontri sessuali di coppia per stimolare la fantasia dei partner, e per rendere gli incontri sessuali più divertenti ed eccitanti.

 

Insomma, essere creativi nel sesso vuol dire saper vedere le potenzialità erotiche di ogni situazione e oggetto, trovandogli nuovi e piacevoli usi!

TEFAF curated: Show Your Wound – una nuova generazione di artisti esplora l’eredità di Beuys

Read More

Helvoirt, marzo 2016. TEFAF Curated, l’area creata per arricchire la sezione moderna e contemporanea della Fiera, ritorna per il secondo anno a TEFAF Maastricht, la fiera d’arte più prestigiosa del mondo. La mostra di questa edizione si intitola Show Your Wound [Mostra La Tua Ferita], e col suo nome omaggia l’installazione Zeige Deine Wunde che Joseph Beuys presentò in un sottopassaggio metropolitano di Monaco nel 1976. A curare l’area, TEFAF Maastricht ha invitato, direttamente da Amsterdam, Mark Kremer, curatore e scrittore indipendente di grande fama.

L’installazione metterà in mostra il lavoro di alcuni artisti che da sempre indagano ed esprimono i temi di morte, decadimento, espropriazione e senso di trauma (la ferita), suggeriti dall’opera originale di Beuys. Questi concetti esercitano tuttora una forte presa sulle generazioni più giovani e sugli artisti di ogni parte del mondo. Mark Kremer ha individuato una selezione di artisti, invitando le gallerie che li rappresentano a esporre le loro opere a TEFAF. Tutti i lavori saranno in vendita.

Gli artisti partecipanti appartengono a generazioni differenti. Folkert de Jong (classe1972) è il più giovane del gruppo, e uno dei tre artisti che creeranno delle opere specificamente per TEFAF Curated: Show Your Wound. De Jong, rappresentato dalla Galerie Fons Welters, è uno scultore figurativo celebre per i ritratti ricchi di colore e i tableaux vivants dalla vitalità ed energia prorompenti.

Il secondo artista è Peter Buggenhout (classe 1963), presentato dalla Galerie Laurent Godin. Di recente, Buggenhout ha destato molta attenzione grazie alle sue sculture che sembrano avventurarsi in un regno oscuro, un luogo di terra bruciata dove non c’è più posto per la razza umana. Il terzo artista a realizzare un’opera ad hoc per l’evento è Pedro Cabrita Reis (classe1956), rappresentato dalla Sprovieri Gallery: le sue installazioni spaziali sono spesso connotate dall’impiego dei più comuni materiali da costruzione.

William Tucker (classe 1935), scultore astratto capace di integrare perfettamente le forme tra loro, sarà rappresentato dalla Buchmann Galerie. Tucker fonde insieme nozioni di scultura moderna e antica, e le sue opere esposte a TEFAF includono Night [Notte],2004;Ouranos [Urano],1985; e Siren [Sirena],1994, tutte in bronzo. La Galerie Nächst St. Stephan Rosemarie Schwalzwälder presenterà le opere di Helmut Federle (classe 1944), tra cui Ferner E (St. Margrethen/Korea), 2012; Painting for Lee Harvey [Dipinto per Lee Harvey],2009; e The Kandahar Conviction (Aurora) [La condanna di Kandahar – Aurora], 2011. Il lavoro di Federle rappresenta una riflessione sul linguaggio pittorico introdotto per la prima volta dagli astrattisti del XX secolo come Mondrian e Malevich.

Le opere a tecnica mista di John Murphy (classe 1945), presentate dalla Galerie Nadja Vilenne, includeranno Cadere. Waste and Cadavers All [Cadere. Rifiuti e Cadaveri Tutti], 2015; Fall upward, to a height (Recto) [Caduta in alto, verso una quota – Recto], 2015;Opened in a Cut of Flesh [Squartato in un Taglio di Carne], 2015. Come Federle, anche Murphy si rifà ad opere d’arte esistenti, con particolare riferimento a cinema e letteratura moderni. Klaas Kloosterboer (classe 1959), rappresentato da Ellen de Bruijne Projects, è il settimo artista del gruppo: le sue opere rappresentano una continua contrapposizione di pittura e scultura. All’interno di Show Your Wound,Kloosterboer presenterà una recente installazione, dove un “burattino” giace a terra, e gli arti e i pezzi della sua figura frantumata sono riempiti di paglia.

La mostra sarà integrata da un dettagliato catalogo arricchito dalle parole dello storico d’arte Antje von Graevenitz, e dei curatori Lorenzo Benedetti e Mark Kremer.

Le gallerie che prendono parte all’edizione 2016 sono:
Ø Ellen de Bruijne Projects, Amsterdam
Ø Buchmann Galerie, Berlino/Lugano
Ø Galerie Laurent Godin, Parigi
Ø Galerie Nächst St. Stephan Rosemarie Schwalzwälder, Vienna
Ø Sprovieri Gallery, Londra
Ø Galerie Nadja Vilenne, Liegi
Ø Galerie Fons Welters, Amsterdam

TEFAF Maastricht
TEFAF Maastricht, è la Fiera d’arte più importante al mondo, famosa per il suo impegno nell’eccellenza, nelle expertise e per l’eleganza. Questo si riflette non solo nella magnifica scelta di opere che sono proposte in vendita nella Fiera, che si terrà al MEEC di Maastricht dall’11 al 20 marzo 2016, ma anche nel numero dei collezionisti d’arte, privati e istituzionali, che guardano a TEFAF come ad un evento assolutamente da non perdere nel calendario del mercato dell’arte.

L’arte, più di un bene
TEFAF condivide con AXA ART, suo sponsor principale, la visione dell’arte come un qualcosa più importante di un bene. La loro partnership fornisce ai collezionisti d’arte un’expertise ineguagliabile che copre l’intera gamma di prevenzione del rischio, la conservazione, il recupero ed il restauro, per metterli in grado di mantenere le loro collezioni nelle migliori condizioni possibili. www.axa-art.com

Alberto Burri: la grande mostra a Düsseldorf

Read More
Alberto Burri. Il trauma della pittura
5 marzo –3 luglio 2016
Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, K21 Ständehaus, Düsseldorf. 


Con i suoi inconfondibili quadri realizzati in semplici materiali quali ferro, juta o plastica, Alberto Burri (1915-1995) è stato uno degli artisti più influenti del secondo dopoguerra. Tuttavia la sua opera è ancora alquanto sconosciuta in Germania. In cooperazione con la Solomon R. Guggenheim Foundationdi New York, la Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen (Collezione d’arte del Nordreno-Vestfalia, NRW) di Dusseldorf ospiterà la grande retrospettiva di Alberto Burri, Il trauma della pittura a partire dal 5 marzo (fino al 3 luglio 2016). Circa 70 opere provenienti dalla mostra di New York saranno esposte in esclusiva europea al museo K21 di Dusseldorf.

Insieme a Lucio Fontana, Burri è l’artista italiano più importante del Novecento e ritenuto iniziatore dell’Arte Povera. “Il sua forte interesse per tutto ciòche è fatto di materia, ricopre un grande ruolo anche nell’arte più recente”, sostiene la direttrice della Kunstsammlung NRW, Marion Ackermann.
La retrospettiva di Burri si terrà nei locali espositivi al livello interrato del museo K21 e sarà integrata dalle opere di artisti di quell’ ambito internazionale nel quale operava l’artista umbro, quali Jannis Kounellis, Robert Rauschenberg o Cy Twombly. Tali opere, di proprietà della Kunstsammlung NRW, documentano la forte autorevolezza dell’arte di Burri.

La sua biografia esprime il trauma italiano alla fine del fascismo e rispecchia il turbolento nonché drammatico decorso del ventesimo secolo. Subito dopo la fine della guerra, l’artista autodidatta fece confluire la sua esperienza di ufficiale medico e quella della prigionia americana in un’arte potente, ma testimone di spaventosi ricordi.
L’opera di Burri riveste una particolare importanza per la Kunstsammlung NRW e per il Museo Guggenheim: i rispettivi direttori ne riconobbero presto il valore promuovendo l’artista. Infatti già nel 1966 Werner Schmalenbach acquisisce per la Kunstsammlung NRW Grande Sacco BS (1956), una delle opere più significative dell’artista italiano.
Burri si distanzia presto dalla gestualità pittorica dell’espressionismo astratto di stampo americano e dall’arte informale europea tramite l’impiego di materiali insoliti, “poveri” e industriali, come non era mai stato fatto prima. Con la sua estensione in rilievo del dipinto bidimensionale nello spazio, Burri crea alla fine degli anni ’40 quei “paesaggi del materiale” che condizioneranno profondamente gli artisti di diversi movimenti artistici e in particolare gli esponenti del Neo Dadaismo, dell’ Arte Processuale e dell’ Arte povera.
Alberto Burri è conosciuto soprattutto per la serie dei “Sacchi”, quadri realizzati con frammenti di sacchi di juta rattoppati e cuciti insieme, di frequente uniti a brandelli di vecchi abiti. In questa categoria rientra anche l’opera di proprietà della Kunstsammlung NRW. La mostra presenta tutti gli altri cicli di opere dell’artista che prendono nome dai più disparati materiali, colori e tecniche di lavoro: i Catrami, le Muffe, i Gobbi, i Bianchi, i Legni, i Ferri, le Combustioni Plastiche, i Cretti e i tardi lavori in Cellotex su pannelli di truciolato.
Nel corso della sua vita artistica Burri si occupa ripetutamente di questioni essenziali per la pittura, come la monocromia. L’artista esamina infatti le qualità fisiche ed ottiche di un colore con un nuovo tipo di impiego monocromatico del materiale, un’innovazione che riceve visibilità tematica per la prima volta in questa mostra. Nella stessa è messo in risalto anche il dialogo di Burri con il Minimalismo americano, evidente soprattutto nei tardi cicli dei Cretti e dei Cellotex.
Nato nel 1915 a Città di Castello in Umbria, Burri si laurea in medicina per poi arruolarsi come ufficiale medico durante la seconda guerra mondiale. Nel 1943 è fatto prigioniero a Tunisi e poi trasferito in un campo di prigionia in Texas dove inizia a dipingere. A questo periodo risale una serie di disegni che saranno esposti per la prima volta in occasione di questa retrospettiva. Ritornato in Italia nel 1946, Burri abbandona definitivamente la medicina per dedicarsi esclusivamente all’arte.
In occasione della sua prima mostra individuale tenutasi a Roma nel 1947, egli espone ancora paesaggi e nature morte per poi prendere definitivamente le distanze dall’espressione figurativa. Colori ad olio e tele sono rimossi a favore di materiali e procedimenti inusuali. InizialmenteBurri effettua degli esperimenti impiegando polvere di pietra pomice, vernici industriali o tubi di metallo, distruggendo la superficie del quadro con sovrapposizione di materiali e convessità al di sotto della tela. Come Lucio Fontana, l’artista crea delle ferite sulla pittura rivelando e decostruendo il supporto dell’immagine.
Con l’opera–memoriale il Grande Cretto (1985-1989/2015), Burri estende queste ricerche dal dipinto su tavola al paesaggio. Questo monumentale progetto di Land Art realizzato sulle rovine delle mura di Gibellina, distrutta dal terremoto del 1968, determinerà più tardi l’incontro tra Alberto Burri e Joseph Beuys. Grazie al film realizzato dall‘olandese Petra Noorkamp per la retrospettiva, questo insolito monumento sarà presente allamostra.
Grazie a James Johnson Sweeney che durante la sua direzione del museo Guggenheim redasse nel 1955 la prima biografia su Burri, l’artista realizzò numerose mostre in America dove visse periodicamente dal 1963. Burri partecipò più volte alla Biennale di Venezia e di San Paolo e alla Documenta di Kassel (1959,1964,1982).
La mostra è stata curata da Emily Braun (Distinguished Professor, Hunter College and the Graduate Center, City University of New York e curatrice del Museo Solomon R. Guggenheim). Responsabili della presentazione di Dusseldorf sono Valery Hortolani e Nora Lukàcs, Kunstsammlung NRW.

Organizzata dalla Solomon R.Guggenheim Foundation, New York.
La Kunstsammlung NRW ringrazia la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello per la cooperazione.

Partner della mostra
Sotto il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia, Berlino
Promossa dall’Istituto Italiano di Cultura, Colonia
Partner aziendale: Breuninger
Partner mediale: Handelsblatt 3
Promossadal Ministerium für Familie, Kinder, Jugend, Kultur und Sport des Landes Nordrhein Westfalen (Ministero per la famiglia, infanzia, giovani, cultura e sport del Land Nordreno-Vestfalia).

#MissioneCorpoPositivo con Nestlé Fitness

Read More

Silenziosamente da anni vado in palestra: ma non per essere una acciughina come le fashion blogger. Non lo sono :) Io però ho iniziato prima dei 30 anni a mangiare sano e a fare esercizio fisico: sebbene la mia taglia sia sempre tra la 46 e la 48 la mia schiena grazie al pilates non si “incricchia” e non ho problemi a fare le scale. E per partire bene c’è un momento imprescindibile: non si può essere in forma saltando il “colazione time”: per sé stesse e il proprio umore… e si può partire al meglio grazie a Fitness Nestlé e al suo programma #MissioneCorpoPositivo con tanti consigli utili per Mangiare Positivo, Vivere Positivo e Pensare Positivo! E non solo i cereali permettono di avere un inizio energetico ma equilibrato… ma le fibre fanno tanto bene al nostro pancino :)


Nestlè Fitness mi ha segnalato questa iniziativa: il benessere infatti passa per la tavola. La felicità sta nella gioia di vivere a pieno le proprie forme attraverso un arcobaleno di gusti e di benessere: mangiando bene e non di meno, gustando sapori genuini e non sacrificandosi. Proprio per questo la campagna #MissioneCorpoPositivo vuole incoraggiare le donne ad essere ottimiste e combattive, per lasciarsi alle spalle il senso di inadeguatezza che molto spesso le inibisce davanti allo specchio.
10

11

E prendiamo spunto dalla positività di una stella degli Oscar come Kate Winslet: amate prima il vostro corpo e state bene con voi stesse, rifiutando gli ideali irreali suggeriti dalla moda. Mi raccomando!
Buzzoole

Steve McCurry a Pordenone: un’intera sezione inedita dedicata a Cuba

Senza Confini è la nuova retrospettiva di Steve McCurry dedicata alla città di Pordenone.
La selezione di immagini isolata nell’immenso archivio di McCurry e qui proposta, ha l’intento di offrire un viaggio simbolico attraverso i suoi 40 anni di fotografia per raccontarlo proprio come lo ha vissuto: Senza Confini, confini sfidati a costo della vita.
In Afghanistan nel ’79 al seguito dei guerriglieri, primo a testimoniare l’importanza nevralgica di quel paese per il fragile equilibrio del mondo; la conseguente odissea dei rifugiati che gli ha valso forse lo scatto più celebre di tutti i tempi: Sharbat Gula, la mitica bambina afgana in grado di esercitare per 30 anni la medesima forza magnetica.
Flash appassionanti di storia del mondo, lunghi appostamenti in cerca dell’inquadratura perfetta, o incontri fortuiti che lasciano il segno nei suoi ritratti unici.
La carriera di McCurry è idealmente iniziata quando, vestito con abiti tradizionali, ha attraversato il confine tra il Pakistan e l’Afghanistan, controllato dai ribelli poco prima dell’invasione russa.
Quando tornò indietro portò con sé rotoli di pellicola cuciti tra i vestiti. Quelle immagini che sono state pubblicate in tutto il mondo, sono state tra le prime a mostrare il conflitto al mondo intero. Il suo servizio ha vinto la Robert Capa Gold Metal of Best Photographic Reporting from Abroad, un premio assegnato a fotografi che si sono distinti per eccezionale coraggio e per le loro imprese.

McCurry ha poi continuato a fotografare i conflitti internazionali, tra cui le guerre in Iran-Iraq, a Beirut, in Cambogia, nelle Filippine, in Afghanistan e la Guerra del Golfo.
Concentrandosi sulle conseguenze umane della guerra, mostrando non solo quello che la guerra imprime al paesaggio ma, piuttosto, sul volto umano. Confini simbolici quindi, che McCurry nel tempo ha fatto svanire davanti ai nostri occhi, le etnie in via di estinzione, le diverse condizioni sociali, i modi più particolari di concepire i gesti più semplici: immagini che raccontano una condizione umana fatta di sentimenti universali e di sguardi la cui fierezza afferma la medesima dignità.
“Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te” afferma in un video l’artista.
Anche per questo, in ogni scatto di Steve McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze e di emozioni e non è un caso se molte delle sue immagini, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo
Senza Confini, nella sua installazione espositiva, mescolando tempi e luoghi, lascia il visitatore libero di muoversi e creare un suo personale percorso, e ritrovare le 50 icone più amate e commentate personalmente da McCurry nel catalogo, ma anche i progetti più recenti dedicati all’Africa, al Giappone alla Birmania dal 27 febbraio al 12 giugno, nei due piani della Galleria Harry Bertoia.

Tra questi una sezione inedita che costituisce un corpo a sé, dedicata a quella unica e incredibile realtà che è Cuba per attraversare con McCurry una vera e propria frontiera culturale e temporale prima dell’inevitabile cambiamento storico.
Cuba è il progetto più recente di McCurry, presentato a Pordenone in una prima assoluta, grazie alla straordinaria collaborazione di Jacob Cohën che ne ha reso possibile la realizzazione.

L’esposizione, a cura di Biba Giacchetti, è promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone su progetto di Sudest 57. L’evento è patrocinato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e gode del sostegno della provincia di Pordenone, di Friuladria Crédit Agricole, di Coop Alleanza 3.0 e di GSM Gestione Servizi Mobilità di Pordenone.
Percorsi assistiti a cura dell’Associazione Amici della Cultura.

Nell’occasione della sua presenza in Italia Sabato 27 febbraio 2016, alle 10.00 al Teatro Cinema Miotto di Spilimbergo (per la speciale occasione concesso gratuitamente dall’Amministrazione Comunale di Spilimbergo, tra i soci maggioritari del CRAF), ha avuto luogo la cerimonia di consegna dell’International Award of Photography a Steve McCurry da parte del Presidente del consiglio regionale Franco Jacop l’International Award of Photography, XXIa edizione, alla presenza del Presidente della Fondazione Crup (che sostiene il premio) Lionello D’Agostini e della Presidente del Centro spilimberghese Lucia D’Andrea, con un intervento di Biba Giacchetti, referente di curatrice della mostra, per illustrare il percorso professionale di McCurry. Il premio, istituito nel 1996, è dedicato a personalità internazionali di chiara fama distintesi per l’impegno creativo, artistico, e culturale nella fotografia: tanto per citarne alcune tra quelle insignite in passato Frank Horvath, Peter Galassi, Henri Cartier-Bresson, Josef Koudelka, Alain Sayag, Uwe Ommer. Esso consta di una targa celebrativa e di un gioiello che il CRAF ha commissionato all’orafo artigiano Leo Zanin.
Orari mostra: mer – dom. 15.00 – 19.00

Info: Comune di Pordenone (+39) 0434 329916 attivitaculturali@comune.pordenone.it
www.comune.pordenone.it/galleriabertoia

VULCANI: origine e evoluzione in una grande mostra a Milano

Io quando guardo una montagna
aspetto sempre che si converta in vulcano.
Italo Svevo

Conoscere i vulcani per capire il nostro pianeta, grazie all’impiego di tecnologie innovative come il mapping, la realtà aumentata e i diorami.



Dal 16 marzo all’11 settembre 2016 il Museo di Storia Naturale di Milano ospita l’esposizione VULCANI, a cura del vulcanologo Marco Stoppato. La mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, dal Museo di Storia Naturale di Milano con l’Associazione di divulgazione scientifica Vulcano Esplorazioni e Silvana Editoriale, che ne editerà anche il catalogo.
Tra le manifestazioni della natura, i vulcani sono probabilmente l’espressione più stupefacente e spettacolare e ha affascinato esploratori, studiosi e scienziati di ogni epoca. Ma cosa sappiamo dei vulcani?
La mostra ci guiderà in un percorso alla scoperta delle montagne di fuoco raccontandone l’origine, l’evoluzione e i segreti. Si tratta della più ricca e completa esposizione dedicata ai vulcani grazie all’impiego di tecnologie innovative. Il nostro Paese possiede delle caratteristiche geologiche così particolari da essere sede di alcuni fra i vulcani più famosi del mondo come Stromboli, il Vesuvio e l’Etna, ma come si vedrà non solo l’Italia e il pianeta Terra ospitano attività vulcaniche.
Il percorso della mostra porterà il visitatore alla scoperta e alla comprensione dei segreti del nostro pianeta, della sua struttura interna e dei processi geodinamici che portano alla nascita dei vulcani. Si comprenderà il movimento dei continenti e come la loro attuale posizione sia il risultato di un processo geologico lungo centinaia di milioni di anni, e come i vulcani siano distribuiti sulla Terra in maniera non casuale. Dalla struttura del pianeta Terra, l’esposizione illustrerà la struttura interna dei vulcani in una sorta di radiografia che rivelerà le differenti forme – non sono tutte montagne a forma di piramide – che dipendono dai luoghi, dalla composizione chimica delle lave e dai processi geologici.
Grazie alle immagini fornite dalla NASA, i vulcani della Terra saranno messi a confronto con i vulcani presenti nell’intero Sistema solare, alcuni dei quali ancora attivi. Immagini spettacolari, filmati, ricostruzioni computerizzate, ologrammi, mapping, realtà aumentata, diorami in grandezza naturale, insieme a una straordinaria collezione di campioni di rocce, minerali e meteoriti, saranno gli strumenti attraverso i quali si illustreranno i tipi di eruzione e i prodotti che si originano durante l’attività effusiva o esplosiva. Verranno inoltre raccontate le eruzioni più famose e particolarmente spettacolari, illustrando i metodi che vengono utilizzati dai vulcanologi.
I vulcani attualmente in attività sono quasi 500 nel mondo e milioni sono le persone che vivono alle pendici di queste particolari montagne. A questi vulcani è dedicata una sezione della mostra che attraverso proiezioni video documenta alcuni vulcani particolarmente attivi.
Alla mostra è collegato il laboratorio didattico esperienziale MagmaLab – a cura di ADM – che insegnerà a riconoscere le principali categorie di rocce presenti sul nostro pianeta, con un approfondimento su quelle laviche, manipolando materiali originali e applicando metodologie scientifiche e osservazioni mirate. Il laboratorio si inserisce all’interno delle attività svolte dall’Associazione Didattica Museale presso ilPaleoLab, è su prenotazione e prevede percorsi personalizzati in base alle varie fascie d’età degli studenti.

INFO MOSTRA
VULCANI
Origine, evoluzione, storie e segreti delle montagne di fuoco
16 marzo – 11 settembre 2016
Museo di Storia Naturale di Milano
corso Venezia 55 M1 Palestro

Orari
chiuso il lunedì
da martedì a domenica: 9.00 – 17.30 (ultimo ingresso ore 17.00)

Biglietti
10 € intero
7 € ridotto
5 € ridotto scuole
7 € adulto + 4 € bambini (dai 6 ai 14 anni ) ridotto famiglia
6 € adulto + 3 € bambini (dai 6 ai 14 anni) ridotto famiglia con visita guidata ADM

Infoline e prevendita biglietti Vivaticket
Singoli  02 99 90 19 31 | www.vivaticket.it
Gruppi e scuole 02 99 90 19 31 |  gruppi@bestunion.com

Prenotazioni visite guidate
Singoli e famiglie 02 88 46 33 37
Gruppi e scuole 02 99 90 19 31 | gruppi@bestunion.com
Informazioni 02 88 46 33 37 | info@assodidatticamuseale.it

Info point Museo di Storia Naturale
02 88 46 33 37 – www.comune.milano.it/museostorianaturale/

Didattica ADM www.associazionedidatticamuseale.it

Da The Farmers apecar alla bike

Read More

Oscar e Federica mi hanno scritto per il loro progetto “The Farmers Bike”. Il loro streetfood con una bicicletta (la Ape car a volte non può arrivare in alcune zone: ecco perché la bici, non solo per via del progetto eco friendly) può arrivare davvero in ogni angolo di Milano. Se siete lì e volete dargli una mano, ecco le istruzioni qui sotto :)

Dopo circa un anno dall’apertura di The Farmers (https://www.facebook.com/The-Farmers-1544487399103049/?ref=aymt_homepage_panel https://thefarmers.it/ ), il nostro obiettivo ora è arrivare in tutta la città di Milano (soprattutto in pausa pranzo) con un progetto, ovviamente, strettamente legato a The Farmers ma più eco-friendly.

Con la nostra cargo bike vorremmo proporre la formula: scuoti, mangia e ricicla!

Tante coloratissime insalate e piatti particolari nelle jar, preparate sul nostro food truck, rigorosamente con prodotti sempre delle cascine e piccole realtà locali, consegnate negli uffici.

Ogni piatto può essere versato o mangiato direttamente nelle jar. Il barattolo poi può essere conservato dal cliente e quindi riutilizzato (come contenitore, per le conserve, come vaso ecc) oppure restituito a noi che, a fronte del reso, renderemo una piccola somma.

Questo progetto ci darebbe la possibilità di far arrivare prodotti di piccole realtà a sempre più persone, arrivare dove con il nostro truck non possiamo transitare per problemi di leggi a volte fin troppo datate e di ovviare, ahimè, a leggi della strada non scritte ma che purtroppo nel nostro paese sono fin troppo presenti e che non ci permettono di lavorare come dovremmo…

Per poter realizzare tutto questo, però, abbiamo bisogno dell’aiuto di moooolti amici e di persone che possano credere con noi in questo progetto.

Grazie alla campagna di crowdfunding https://www.produzionidalbasso.com/project/the-farmers-bike/ ci potrai davvero dare una mano!

Anche una piccola donazione può, per noi, fare la differenza.

Ah, dimenticavo, per ogni persona che dona dai 5 euro in su, c’è una ricompensa in stile The Farmers che verrà consegnata a fine campagna e che è spiegata sul portale produzioni dal basso.

Al MAN di Nuoro la Living Room di Michel Blazy.

Il Museo MAN è lieto di annunciare l’’odierna apertura della mostra Living Room, personale dell’artista francese Michel Blazy, a cura di Lorenzo Giusti.

Avvio di un programma annuale dedicato alle trasformazioni del pensiero ecologico, la mostra pone in dialogo opere recenti e nuove produzioni, indagando aspetti diversi del lavoro dell’artista.

Da più di venticinque anni Blazy opera utilizzando materiali organici, integrandoli con oggetti di consumo. L’artista crea processi estetici nella dimensione del tempo, con esiti sempre aperti e indeterminati. La materia contenuta nei suoi lavori porta in sé il potenziale dicrescita e deterioramento a cui tutta la ricerca dell’artista si rivolge. Le sue opere risultano in perenne alterazione, condizionate dal variare dei contesti e dallo svolgersi della loro stessa vita; un inno alla metamorfosi e all’incessante processo di rinnovamento del ciclo del vivente.

Per il MAN Blazy ha progettato uno spazio da abitare, un salotto “animato” in cui elementi organici – erba, piante, prodotti alimentari – convivono con oggetti apparentemente statici, come abiti o vecchi computer. L’installazione sovverte le convenzioni museali proponendoun modello espositivo alternativo, in cui il caso e i sistemi autogenerativi si integrano, fuggendo al controllo del suo stesso autore.Da luogo di esposizione il museo si fa dunque palcoscenico, spazio vitale all’interno del quale si concatenano accadimenti non sempre percettibili (germinazioni, crescite, decomposizioni). La materia biologica si fa collaboratore attivo nella costruzione dell’opera, mettendo in evidenza il ruolo e l’influenza delle condizioni esterne, come la luce, l’umidità, la temperatura.

Living room restituisce dunque uno spazio fisico come un organismo, aprendo il campo a una riflessione sul rapporto tra natura e cultura e promuovendo una visione articolata, non antropocentrica, della realtà. Un sistema complesso dove operano entità molteplici – siano esse forme di vita vegetale o macchine – che esistono indipendentemente da noi, ma che con noi si muovono ed evolvono. In questo senso gli ultimi lavori di Blazy – che integrano parti elettroniche, computer ed elementi vegetali – sembrano inserirsi, con voce autonoma, all’interno dell’attuale dibattito sull’animismo tecnologico e sulla vita degli oggetti, riaffermando la centralità delle forme e dei processi naturali.

Michel Blazy (Monaco, 1966) vive e lavora a Parigi. Suoi lavori sono conservati in alcune delle più importanti collezioni internazionali, tra le quali il Centre Pompidou di Parigi; il Museum of Old and New Art (MONA), in Tasmania; il Museée d’art Moderne de la Ville de Paris, Il Nouveau Musée National di Monaco, Le Abattoirs di Tolosa e in numerosi FRAC francesi. Diverse mostre personali sono state consecrate al suo lavoro, tra le quali: Pull Over Time, Art:Concept, Parigi (2015); Bouquet Final 3, National Gallery of Victoria; Melbourne White Night (2013); Le Grand Restaurant, Frac Île-de-France, Parigi (2012); Débordement domestique, Art:Concept, Parigi (2012); Post Patman, Palais de Tokyo, Parigi (2007).

Info:
MAN Museum via S. Satta 27- 08100 Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
opening hours: 10 AM – 1 PM | 3 PM -7 PM closed Monday
www.museoman.it