“Ricordare”, mostra di Roberto Floreani a Vicenza

Ricordare è il nuovo progetto espositivo che l’artista Roberto Floreani (Venezia, 1956), ha realizzato appositamente per i suggestivi spazi sotterranei degli Interrati palladiani di Palazzo Chiericati di Vicenza, sostenuto dall’Assessorato alla Crescita del Comune di Vicenza, in collaborazione con l’Associazione La Centrale.

Quello dell’artista è un ritorno, dopo la personale tenuta nel 1999 in Basilica Palladiana; da allora ha realizzato altri 14 progetti museali in Italia e all’Estero, (ultimo dei quali quello nel prestigioso Palazzo della Gran Guardia a Verona nel 2014), oltre ad aver rappresentato l’Italia alla Biennale di Venezia (2009) nell’omonimo Padiglione: tutte iniziative che consentono di annoverarlo oggi tra i più convincenti artisti della sua generazione.

Il fulcro del nuovo progetto espositivo è stato realizzato da Floreani, per la prima volta in oltre 35 anni di attività, interamente su carta. Si tratta di una carta fatta a mano del tutto particolare, con inserti (ad immersione) di garza cannettata, che la trasformano in una sorta di carta-tessuto multistrato, di forte impatto emozionale. La stratificazione usuale dei materiali riporta ad uno dei motivi centrali del lavoro di Floreani, legato alla componente memoriale che, in questo progetto, viene declinata sia sul versante individuale che su quello storico. In alcune di queste opere su carta sono infatti inseriti alcuni reperti che rimandano all’esperienza bellica della Grande Guerra (il progetto ha ottenuto il patrocinio del Comitato Regionale Veneto per le Celebrazioni del Centenario della Grande Guerra). La superficie della carta diviene quindi il luogo del racconto, a volte lirico a volte drammatico, ove, oltre agli interventi usuali dell’artista risolti con tematiche astratte, sono presenti (in alcuni lavori), suggestive applicazioni ricavate dai reperti recuperati dallo stesso autore, presente sull’Altopiano di Asiago fin dall’infanzia: ampiezze con cui divide un rapporto di autentica elezione.
La parte rimanente del progetto, articolato in 10 sale, si sviluppa con la realizzazione di due nuovi “nuclei” di cinque opere pittoriche ciascuno che interagiscono tra loro, (Ricognizioni del cuore e dello spirito) assumendo sia una valenza installativa, sia mantenendo la loro individualità. Opere caratterizzate dalla consueta declinazione dei Concentrici, autentica cifra espressiva dell’artista, abbinata a risoluzioni cromatiche di Blu Klein e di arancio, appartenenti alla sua ricerca più recente
L’esposizione si conclude con un’attenta selezione di opere site-specific provenienti dai principali progetti espositivi, tutti museali, realizzati dall’autore negli ultimi anni: dalla Biennale di Venezia del 2009, al Museo MaGa di Gallarate (2011), al Centro Internazionale di Palazzo Te a Mantova (2012), fino al Palazzo della Gran Guardia di Verona (2014), oltre all’ubicazione di alcune sculture recenti.

La mostra personale a Palazzo Chiericati è uno dei tre tasselli che compongono il progetto Ricordare di Roberto Floreani, oltre al suo saggio “I Futuristi e la Grande Guerra” (finalista al Premio Acqui Storia) e alla Serata teatrale “Zang Tumb Tumb” (Teatro Comunale di Vicenza, 11 dicembre 2015).

RICORDARE
Musei Civici-Palazzo Chiericati, Interrati palladiani, dal 3.10 al 25.11.15
Con il sostegno dell’Assessorato alla Crescita del Comune di Vicenza
In collaborazione con l’Associazione La Centrale, Padova
Inserito dalla Regione Veneto nelle manifestazioni celebrative della Grande Guerra

Le eterne visioni di Bill Viola a Palazzo Magnani

Dal 17 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016 la Fondazione Palazzo Magnani presenta un’imperdibile edizione di “Arte in agenda. A tu per tu con….”. L’ appuntamento è con due opere straordinarie:
l’Ascensione di Isotta (La forma della luce nello spazio dopo la morte), 2005 di Bill Viola – uno dei massimi artisti contemporanei di video art – e la Santa Maria Maddalena Portata in cielo dagli angeli, 1605 del maestro emiliano Giovanni Lanfranco, in un evento espositivo dal forte potere evocativo reso possibile dalla collaborazione tra Palazzo Magnani e due prestigiose Istituzioni italiane, il Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli e il Museo d’Arte Contemporanea Castello di Rivoli, Rivoli-Torino.

Per l’occasione sarà pubblicato un saggio inedito a firma di Salvatore Settis che terrà a Reggio Emilia per la Fondazione Palazzo Magnani una lectio su Bill Viola.

Il progetto Arte in Agenda. A tu per tu con… ideato e promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia, attraverso il dialogo tra due opere, così lontane nel tempo eppure così vicine per forza espressiva, intende esaltare il rapporto inscindibile tra arte antica e moderna, generato dal fascino che l’arte del passato ha esercitato sugli artisti a partire dalle avanguardie del Novecento fino alla contemporaneità.

La relazione e il dialogo tra l’Ascensione di Isotta di Bill Viola e l’Assunzione di Lanfranco sono ravvisabili su due piani: quello compositivo e quello semantico. Del resto è noto come Bill Viola, nella costruzione della sua narrazione per immagini, tragga chiara ispirazione stilistica e compositiva propriamente dalle opere degli artisti italiani del Rinascimento e non solo, “colpevoli”, forse, l’origine italiana della sua famiglia e la sua permanenza tra Los Angeles e il nostro paese.
È lo stesso Viola a dirci “Alla fine degli anni Ottanta la distanza che mi aveva separato dai vecchi maestri del passato si è completamente dissolta. Tempo e spazio, passato e presente, erano la stessa cosa. Così il mio profondo legame con la pittura italiana — nato nel periodo in cui vivevo a Firenze — è ritornato a galla come un amore perduto. Ho capito che i cosiddetti vecchi maestri non erano altro che giovani radicali. Masaccio, Michelangelo, Raffaello, erano artisti influenzati da nuove idee tecniche e scientifiche, provenienti da centri di ricerca e da università. Avevano tutti circa 20 anni quando hanno creato i primi grandi lavori. Il parallelo con l’epoca attuale delle videocamere digitali, della computer graphic, della videoarte e di internet, è indiscutibile. Una volta stabilita questa relazione, e cioè che tutta l’arte a quel tempo era avanguardia, si colgono solo connessioni e affinità, non fratture. Dopo tutto, c’è un unico filo che attraversa la scienza ottica, dalla prospettiva del XV° secolo fino all’era digitale. Così un intero nuovo paesaggio, che aspettava di essere esplorato, mi si è aperto davanti. Naturalmente non ero interessato ad appropriarmi o a parodiare, non volevo semplicemente riprodurre o citare la storia dell’arte. Ho guardato a loro come modelli per la mia concezione dell’immagine, costruendola grazie a un’esperienza lunga 700 anni”.

L’Ascensione di Isotta
(La forma della luce nello spazio dopo la morte)
di Bill Viola
– magnifica e struggente opera di proprietà della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT in comodato presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino – presenta, attraverso un monitor al plasma di ampie proporzioni, l’immagine misteriosa di un mondo fluttuante, rischiarato soltanto da un fascio di luce, che viene improvvisamente scosso dalla presenza di un corpo femminile, ormai liberato da ogni traccia di pesantezza terrena. Come attratto da una dimensione ulteriore, il corpo ascende, lasciando dietro di sé una scia luminosa. L’opera del 2005, nasce nell’ambito di Love/Death: the Tristan Project (Amore/morte: il progetto di Tristano), un ciclo creato da Bill Viola in relazione all’opera di Richard Wagner Tristano e Isotta, che indaga la relazione tra l’amore e la morte. Viola parte da questa riflessione, interpretando e sublimando il tema in una sapiente e intensa ricerca di una dimensione che trascende la vita terrena. La video installazione presenta pertanto il percorso di Isotta, la sua ricerca di unione con l’amato attraverso la morte. Nell’immagine ottenuta da Viola sono rintracciabili evidenti tracce dell’iconografia dell’arte cristiana del Rinascimento e del manierismo.

La Maddalena di Lanfranco – proveniente dal Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli – è un’opera di grande visionarietà e di estrema modernità. La composizione si fonda sul contrasto tra il realistico e “terreno” nudo della Santa sorretta da putti, da un lato e, dall’altro, il cielo dominato da forti contrasti chiaroscurali e da fredde tonalità cromatiche. L’opera dunque manifesta una intensa dimensione ultraterrena insieme un’esplicita presenza nel mondo. Lanfranco, innovativo e originale maestro della scuola emiliana del Seicento, affronta la sfida di rendere il movimento, di rappresentare un’azione che sottende lo scorrere del tempo nell’avvicinamento dell’uomo al divino.

I punti di contatto tra queste opere di Bill Viola e di Lanfranco sono davvero evidenti e di grande intensità.
Isotta e Maddalena si librano avvolte nei panneggi delle loro vesti lasciandosi portare dove il loro destino le chiama, in un gesto di ardente accettazione che è dono d’amore. Il legame tenace e indissolubile tra la dimensione spirituale e materiale emana dalle due immagini condensandosi in una tensione emotiva profonda.

Così il grande storico dell’arte Salvatore Settis “Bill Viola pensa se stesso come un pittore, vive la propria arte nel dialogo con l’arte del passato… Attraverso l’opera di Bill Viola noi, osservatori ora stupefatti ora commossi ora increduli, dobbiamo fare i nostri conti con l’arte, la sua e quella del passato”.

Il progetto Arte in Agenda. A tu per tu con…
Accanto alle prestigiose mostre che la Fondazione Palazzo Magnani organizza (si è chiusa di recente il grande evento espositivo dedicato a Piero della Francesca), “Arte in agenda. A tu per tu con…” ci accompagna lungo un viaggio nella storia dell’arte attraverso singole opere e personalità tra le più significative di sempre.
Il progetto “Arte in agenda. A tu per tu con…” è iniziato nel 2012 e quest’anno giunge alla sua IV^ edizione. Nelle passate edizioni la Fondazione Palazzo Magnai ha proposto: nel marzo del 2012 The last supper di Andy Warhol (1986) in dialogo con un raro disegno dell’Ultima cena leonardesca eseguito da Francesco Hayez (1856); nella primavera del 2013 Pablo Picasso, Femme sur un fauteuil. Buste (Donna seduta. Busto), 1962 di Collezione privata con la partecipazione di Francesco Bonami; nell’autunno 2013 un dialogo tra l’Ombra della sera, prima metà del III sec. a.C. bronzo fuso dal Museo etrusco “Guarnacci” di Volterra e una Femme debout, 1956, bronzo di Alberto Giacometti, di Collezione privata.

In questo percorso Arte in agenda conduce il visitatore a ripercorrere le poetiche degli artisti, l’anima di certe elaborazioni creative e brani di storia dell’arte che possono costituire utili strumenti di riflessione sull’oggi. Infatti le opere d’arte – antiche, moderne o contemporanee – non hanno mai guardato l’uomo dall’alto dei loro processi creativi, bensì hanno sempre svolto il ruolo di fedele specchio della vita e della storia in cui sono nate, all’interno di processi evolutivi costanti, a volte lineari, ma più spesso intrecciati, complessi o addirittura ciclici. Per questo ogni creazione non è mai figlia unicamente del proprio tempo, ma possiede una valenza più ampia. Può infatti contenere riferimenti, elementi di contatto o di rottura con quanto elaborato in precedenza e al contempo può offrire importanti spunti che saranno oggetto d’indagine per i linguaggi futuri.

Le opere in mostra

Bill Viola
Isolde’s Ascension (The Shape of Light in Space After Death), 2005
Color High-Definition on plasma display mounted on wall; stereo sound
155.5 x 92.5 x 12.7 cm, 10:30 minutes
Performer: Sarah Steben
Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, 2006
in comodato presso / on loan to Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
© Kira Perov, courtesy of Bill Viola Studio

Giovanni Lanfranco
Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli, 1605
olio su tela, 110×78 cm
Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli

SCHEDA TECNICA

ARTE IN AGENDA A tu per tu con …
BILL VIOLA E LANFRANCO
ETERNE VISIONI TRA PRESENTE E PASSATO

Reggio Emilia, Palazzo Magnani
17 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016

Orari: da martedì a venerdì 10.00 -13.00 / 15.00 – 18.00
Sabato e Festivi 10.00 – 19.00
Chiuso: Lunedì, 25 dicembre
Aperture straordinarie: 24 novembre dalle 10 alle 19; 8 dicembre dalle ore 10 alle 19; 26 dicembre dalle 10 alle 19; 1 gennaio dalle 15 alle 18
della Fondazione Palazzo Magnani)
E’ consigliata la prenotazione

Per informazioni e prenotazioni:
Palazzo Magnani, Corso Garibaldi 29
Biglietteria Tel. 0522 444446/454437 – Email. info@palazzomagnani.it – www.palazzomagnani.it

Promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani

con la partecipazione di Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Pietro Manodori e Camera di Commercio di Reggio Emilia e con il contributo di Landi Renzo spa; media partner Radio LatteMiele e IBS Italcuscinetti

“Cuochi per un giorno”, il Festival nazionale di cucina per bambini.

Sabato 3 e domenica 4 ottobre Modena è ancora una volta la capitale della cucina 0-12 con la quarta edizione di “Cuochi per un giorno”, il Festival nazionale di cucina per bambini. Decine gli eventi, gli stand e i laboratori in programma: grandi chef come Franco Aliberti, Ascanio Brozzetti, Aurora Mazzucchelli insegneranno ai piccoli cuochi a cucinare numerose ricette, dagli antipasti ai dolci. L’appuntamento è presso il club la Meridiana, alle porte della città. Parte del ricavato andrà a Dynamo Camp, un luogo di vacanza per bambini con gravi patologie

Piccoli quanto basta, per fare una grande cucina: torna a ottobre “Cuochi per un giorno” (www.cuochiperungiorno.it), il Festival nazionale di cucina per bambini. Tre edizioni, un grande successo: per il 2015 l’appuntamento è sabato 3 e domenica 4 ottobre a Modena, presso il club la Meridiana (via Fiori 23): una villa settecentesca e un parco secolare faranno da sfondo alle creazioni culinarie dei piccoli cuochi. L’evento è ideato da Laura Scapinelli e dallo staff de “La Bottega di Merlino”, libreria per ragazzi e laboratori creativi di Modena.
Due giornate, decine di appuntamenti e laboratori in cui gli chef in erba potranno annusare, toccare, dosare, impastare, miscelare, modellare, cuocere e mettersi alla prova, imparando tante cose nuove.
Sono in programma vere e proprie lezioni di cucina con importanti chef “stellati” da tutta Italia per incuriosire anche mamma e papà: è già confermata la partecipazione Franco Aliberti (pastry chef, ristorante Evviva di Riccione), Ascanio Brozzetti (pastry chef, ristorante Le Calandre di Padova), Marta Pulini (chef del ristorante Franceschetta 58 e del Bibendum catering di Modena),Aurora Mazzucchelli (chef del ristorante Marconi di Sasso Marconi), Luca Marchini (chef del ristorante Erba del Re di Modena), Loretta Fanella (consulente pasticcera di Livorno), Emilio Barbieri (chef del ristorante Strada Facendo di Modena), Daniele Reponi (il paninaro de “La prova del cuoco”, da Modena), Rino Duca (chef dell’osteria Il grano di pepe di Ravarino, in provincia di Modena), Stefania Corrado (chef consulente e brand ambassador di Torino) e Fabrizio Marino (sous chef del Ristorante Joia di Milano). Ci sarà persino il contributo di Massimo Bottura dell’Osteria Francescana di Modena, tre stelle Michelin e secondo ristorante al mondo nella lista dei The World’s 50 Best Restaurants Awards 2015.

Con il loro aiuto e la supervisione di un’animatrice ogni piccolo partecipante potrà cimentarsi in fantasiose ricette, vivendo un’esperienza ludica ma allo stesso tempo formativa, con la possibilità di imparare le regole del mangiar sano.

Non mancheranno attività interattive collaterali: al Festival saranno presenti numerosi stand per avvicinarsi alla cucina attraverso diversi linguaggi espressivi. Ci saranno una libreria culinaria, spettacoli e storie in cucina, angoli sensoriali e giochi.

E poi, perché non imparare l’inglese tra i fornelli? Anche questo sarà possibile: tra un impasto, una mescolata e un’infornata: let’s cooking! E’ previsto anche un workshop di fotografia per realizzare scatti golosi e scoprire il linguaggio fotografico.

“Cuochi per un giorno” è un’occasione per condividere l’arte del cucinare, divertirsi a mescolare con le mani, spianare, dar forma alla frolla o alla sfoglia, tramandare le ricette locali, rivalutare in tempi di crisi la sobrietà e l’oculatezza di una cucina che gioca con gli avanzi. Ma c’è molto di più, perché cucinando s’impara: tra pentole e ingredienti i bambini, infatti, imparano a mangiare e ad avere un rapporto sano con il cibo.

Inoltre, attraverso la loro partecipazione, i bambini aiutano altri bambini: parte del ricavato della manifestazione verrà infatti devoluto a Dynamo Camp, l’unica struttura italiana di Terapia Ricreativa pensata per ospitare bambini affetti da patologie gravi o croniche nel periodo di post ospedalizzazione e/o in fase di remissione dalla cura; qui minori che convivono con la malattia possono praticare attività ludiche e sportive: è un’esperienza di svago, divertimento, relazione e socialità in un ambiente naturale e protetto.

I bambini posso accedere al Festival su prenotazione: in questo modo è possibile scegliere con anticipo le ricette preferite in cui cimentarsi. Tre le modalità di iscrizione: online, tramite il sito www.cuochiperungiorno.it  (entro venerdì 2 ottobre); presso la libreria La Bottega di Merlino (in Via Ciro Menotti, 30 a Modena) sempre entro venerdì 2 ottobre; presentandosi il giorno stesso presso la sede del festival (La Meridiana, Via Fiori 23).

Il festival “Cuochi per un giorno” è un evento patrocinato da Expo 2015, dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Modena. E’ sostenuto, tra gli altri, da BarillaPiccolini, Omino Bianco, Bustaffa, Monini, Canon, Acqua San Pellegrino, Franco Cosimo Panini, Arclinea, Pentole Agnelli, Rizzoli Emanuelli, Carpigiani, Valfrutta, Di Meglio.

Dove e quando: sabato 3 e domenica 4 ottobre dalle 10.00 alle 20.00 alle porte di Modena, presso il club la Meridiana, in via Fiori, 23.
Quanto: Il prezzo del biglietto varia a seconda delle attività a cui si sceglie di partecipare. Per gli adulti l’ingresso è a offerta libera a partire da 1 euro, interamente devoluta a Dynamo Camp. Tutte le informazioni e il regolamento si trovano sul sitowww.cuochiperungiorno.it.
Infoline e prenotazioni: La Bottega di Merlino, tel. 059.212221 www.cuochiperungiorno.it

Ellie ha scelto una mia foto e ora ho 134 mila like in dote

Alberta Feretti by @frannola

A photo posted by elliegoulding (@elliegoulding) on

L’ho scoperto usando pixsy.com, che mi da il match con tutte le mie foto pubblicate se vengono ripubblicate o meno sulla internet (ottimo per i ladri di foto che non ti mettono uno straccio di credit). Lo staff di Ellie Goulding comunque mi ha messo il credit e direi che è un bel riconoscimento del mio lavoro.
Bello leggere che la foto sia perfetta anche nei commenti :Dshot-20150908-2039-1iccvmu

Un grande Pablo Echaurren a Roma

a cura di Angelandreina Rorro

Il fulcro concettuale della mostra che la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea dedica a Pablo Echaurren è rappresentato dall’impegno politico che connota la sua ricerca.
Pittore ad appena 18 anni, ottiene un precoce riconoscimento da Arturo Schwarz, “patron” del Dada-Surrealismo, ma nel 1977 decide di abbandonare la professione per immergersi nel clima sociale complesso e teso del periodo. Nell’idea del superamento dell’arte a favore della creatività della vita, Echaurren trova linfa per le sue pagine ironiche e satiriche e per le sue future elaborazioni pittoriche.
L’esposizione sottolinea il periodo della sospensione dell’attività propriamente artistica
; non si tratta quindi di una antologica, ma di una mostra tematica che intende mettere in luce l’aspetto più importante dell’arte di Echaurren e il suo avanguardistico contributo al pensiero contemporaneo.
Il percorso espositivo, che presenta oltre 200 opere dell’artista – tele, disegni, collage – dagli anni settanta ad oggi ed un’ampia sezione di documentazione, comincia con i lavori d’esordio, i “quadratini”, acquerelli e smalti di piccole dimensioni che riflettono i miti generazionali (la politica, la musica) e le inclinazioni personali (per le scienze naturali, il collezionismo).
La sezione centrale e cuore della mostra è dedicata ai disegni e collage (qui esposti per la prima volta) legati all’esperienza dei cosiddetti “Indiani metropolitani” che, nel 1977, si sono appropriati dei linguaggi estetici dell’avanguardia artistica per denunciare il mondo illusionistico dei media. In questo ambito appare evidente il desiderio di trasformare l’esclusiva ricerca di Marcel Duchamp in uno strumento a disposizione di tutti, secondo un progetto di collettivizzazione dell’avanguardia storica.
Seguono una serie di grandi tele degli anni ottanta e novanta, che fanno i conti con gli eventi contemporanei e con la problematica ambientale, e alcuni collage degli anni novanta composti con manifesti politici e pubblicitari.
La mostra illustra anche le più recenti «pitture da muro», che creano un nuovo alfabeto simbolico, una serie di quadri sul sistema dell’arte che rivelano la dimensione critica del lavoro dell’artista e i lavori di dimensioni minori, come le “Decomposizioni floreali”. L’attenzione è pertanto focalizzata sulla “contropittura” di Echaurren e quindi anche tutti i lavori non esposti sono parte integrante di una poetica coerente. In essa, la pittura “scende” fino al foglio stampato, il fumetto assurge a quadro, e la riflessione concettuale di stampo Dada-futurista stimola una visione ironica del presente.


Pablo Echaurren. Contropittura
a cura di Angelandreina Rorro 20 novembre 2015 – 3 aprile 2016
Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea Roma, viale delle Belle Arti, 131

Un coloratissimo Giacomo Balla alla Fondazione Magnani Rocca

Balla coloratissimo nella Villa dei Capolavori

La mostra GIACOMO BALLA Astrattista Futurista allestita alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, dal 12 settembre all’8 dicembre 2015, a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi, presenta l’intero percorso artistico di Balla (Torino 1871 – Roma 1958) attraverso l’analisi del manifesto Ricostruzione futurista dell’Universo, uno dei testi teorici più rivoluzionari dell’arte del Novecento, nel centenario della sua pubblicazione, sottoscritto ‘Astrattista Futurista’ dallo stesso Balla e da Fortunato Depero.
La mostra è articolata per temi, ripercorrendo i punti programmatici del Manifesto del 1915:
1. ASTRATTO – la luce nelle opere di inizio ‘900 realizzate a Villa Borghese – in particolare Fontana che piange della Banca d’Italia, mai esposta in precedenza, e il magnifico trittico Maggio della Corte Costituzionale – e negli studi dell’iride del 1912, per concludersi con l’affascinante Finestra di Düsseldorf, l’ultimo documento pittorico del tormentato trapasso tra pittura oggettiva e astrattismo, ritrovato dalle figlie Luce ed Elica Balla nel 1968.
2. DINAMICO – il dinamismo nel volo delle rondini, nell’automobile che sfreccia, nella velocità astratta.
3. VOLATILE – la figura femminile: dal Primo ritratto di Elisa che cuce (1898), al nudo della moglie con i veli di qualche anno successivo, al Dubbio (1907-1908), ai magnifici ritratti degli anni venti e trenta.
4. DRAMMATICO – l’interventismo in guerra, con Dimostrazione interventista del 1915, recentemente riscoperto sul retro del dipinto Verginità del 1925, e il potentissimo collage La guerre.
5. AUTONOMO – gli autoritratti come ecce homo dell’artista, ironici e provocatori.
6. TRASPARENTISSIMO – i cicli delle Stagioni e delle Trasformazioni Forme Spiriti.
7. COLORATISSIMO E LUMINOSISSIMO – il paesaggio artificiale con Linee forze di paesaggio + sera del 1917-18, mai visto in una mostra prima d’ora, Feu d’artifice e i Fiori in 3D.
8. SCOPPIANTE – la linea della velocità nelle sculture: dal rossissimo Pugno di Boccioni al Complesso plastico.
9. TRASFORMABILE – il vestito e il mobile futurista dalla caleidoscopica Casa Balla, fino al celebre La famiglia del pittore del 1945.
Le opere provengono da prestigiose collezioni private e dai principali musei italiani che custodiscono opere di Balla, fra i quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, gli Uffizi di Firenze, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria d’arte Moderna di Torino, il Mart di Rovereto. Chiude l’esposizione un apparato di documenti originali (fotografie d’epoca, cataloghi, manifesti) dell’Archivio Gigli di Roma.

Questi gli intenti dichiarati all’inizio del Manifesto: “… Il futurismo pittorico si è svolto quale superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo … Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione … Il parolibero Marinetti ci disse con entusiasmo: «L’arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicità, amore, paesaggio) perciò nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l’arte diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l’arte diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’universo. Le mani dell’artista passatista soffrivano per l’Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare» … Le invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d’Inghilterra o di Germania intuì prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cioè il genio più costruttore e più architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo Stile, che dominerà inevitabilmente su molti secoli di sensibilità”.

Nel 1917 Balla sperimenta una serie di scomposizioni della natura in chiave puramente teosofica (Trasformazioni Forme Spiriti). Nel 1918, alla galleria di Anton Giulio Bragaglia, espone, tra le altre opere dedicate all’intervento in guerra, il Complesso plasticopubblicato nel manifesto del 1915 accanto a sedici dipinti dedicati alle “forze di paesaggio” unite a diverse sensazioni. Accanto a queste ricerche, lo studio della natura trionfa nei motivi delle Stagioni: dalla fluidità, morbidezza o espansione della primavera, alle punte d’estate al drammatico dissolvimento autunnale; sono lavori sperimentali volti a quella particolare ricerca astratta del tutto europea ma al tempo stesso lontana e nuova rispetto alle contemporanee ricerche astratte dei pittori in voga in questi anni sicuramente conosciuti da Balla (come Kandinskij e Arp, Léger e Larionov, Mondrian e Goncarova). Periodo, dunque, questo di Balla del tutto internazionale che viene a chiudersi col viaggio a Parigi nel 1925 per la “Exposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes”, particolarmente importante perché segna l’inizio dello stile Art Déco.

Il Manifesto Ricostruzione futurista dell’Universo
L’11 marzo del 1915, insieme a Fortunato Depero, Balla firma il manifesto
Ricostruzione futurista dell’Universo che rappresenta una delle tappe più significative nell’evoluzione dell’estetica futurista. Con questo manifesto trova una completa maturazione la volontà del Futurismo di ridefinire ogni campo artistico secondo le sue teorie e di rifondare le forme stesse del mondo esterno fino a coinvolgere anche gli oggetti e gli ambienti della vita quotidiana. Questo principio artistico non costituisce una novità storica, infatti è già principio fondamentale della poetica dello Jugendstil, ma mentre in quel caso si fa riferimento a un’idea d’arte come valore assoluto, ora le finalità sono del tutto diverse: per il Futurismo l’arte non è più fine a se stessa e non ha come obiettivo la pura esperienza estetica ma diviene uno strumento per affermare una diversa concezione della vita e un suo rinnovamento, nel quale predomina un intento di trasformazione culturale verso l’idea che il Futurismo ha della modernità. La più importante innovazione proclamata dal manifesto Ricostruzione futurista dell’Universo è la proposta di estendere l’estetica futurista a tutti gli aspetti della vita quotidiana. I campi della ricerca sembrano illimitati: arredo, oggettistica, scenografia, moda, editoria, grafica pubblicitaria: nulla sembra essere estraneo alla sensibilità dei due artisti. I futuristi imposero il loro segno distintivo fin dalle prime celebri “serate”, durante le quali gli artisti–autori-declamatori indossavano abiti da loro stessi disegnati e maschere che suggerivano la robotizzazione e meccanizzazione dell’uomo.

GIACOMO BALLA Astrattista Futurista
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 12 settembre all’8 dicembre 2015. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì 7 dicembre. Ingresso: € 9,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 12,00 (ingresso e guida).
Ristorante e Caffetteria nella corte del museo tel. 0521 848135.
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi. Catalogo con saggi di Antonio Carnevale, Mario Ceppi, Elena Gigli, Giovanni Lista, Stefano Roffi.
La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CARIPARMA CRÉDIT AGRICOLE.
Media partners: Gazzetta di Parma, Kreativehouse.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Aon S.p.A. – Fine Arts & Jewellery Specialty, Butterfly Transport, Hotel Palace Maria Luigia, SINA Fine Italian Hotels, TEP, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

Dal 26 settembre al 4 ottobre si terrà la 29^edizione della BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze.

Fabrizio Moretti: “Sarà Jeff Koons ad inaugurare la vetrina mondiale dell’’arte italiana”


88 mercanti d’arte
antica e moderna, di cui 27 stranieri, arriveranno a Palazzo Corsini sull’Arno per esporre opere di altissima qualità attentamente selezionate: ci saranno grandi ritorni come Jean-Luc Baroni, Londra, ma anche illustri novità, tra cui Otto Naumann Ltd, New York, e Dr. Joern Guenther Rare Books AG, uno dei più importanti mercanti di libri e stampe con gallerie a Stalden e Basilea, oltre alle gradite conferme di Mullany, Londra, De Jonckheere, Parigi e Ginevra, Cesare Lampronti, Londra e Roma, Robilant+Voena, Milano e Londra, Bacarelli Antichità, Firenze, Antonacci-Lapiccirella Fine Art, Roma, Botticelli – Via Maggio, Firenze, Carlo Orsi, Milano, W. Apolloni, Roma, Giovanni Pratesi Antiquario, Firenze, Alessandra Di Castro, Roma.

Apertura sempre maggiore verso l’arte moderna con opere d’arte che datano sino al 1979. Esporranno, infatti, per la prima volta la Galleria Tega di Milano, la Galleria d’Arte Frediano Farsetti di Firenze e la Tornabuoni Arte, Firenze, Milano, Parigi, che si vanno ad aggiungere a Sperone Westwater di New York, già presente da qualche edizione.

Ancor più internazionale grazie al “patto” stretto con la fiera HIGHLIGHTS di Monaco di Baviera. Una delegazione di 11 antiquari tedeschi esporrà in due stand al piano terreno di Palazzo Corsini un’importante selezione di opere d’arte italiana. Inoltre, la prossima edizione di HIGHLIGHTS, che si terrà a Monaco di Baviera dal 28 ottobre al 1 novembre 2015, ospiterà una selezione degli antiquari italiani presenti alla BIAF.

Ogni singola opera proposta in Fiera sarà severamente vagliata dal Comitato Vetting, completamente rinnovato e composto da 36 esperti internazionali e 10 garanti, con un diverso coordinatore per ciascuna disciplina, mentre la provenienza delle opere è garantita dal Comando del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.

“Ancora più qualità e più internazionalità per confermarsi la vetrina più qualificata, ampia e affascinante della grande tradizione artistica italiana” afferma il nuovo Segretario Generale Fabrizio Moretti, che ha annunciato che sarà Jeff Koons ad inaugurare la prossima edizione della Biennale e che per l’occasione alcune opere dell’artista verranno presentate in città. Mio compito – continua Moretti- è quello di portare avanti il prestigioso lavoro di Giovanni Pratesi che tengo a ringraziare enormemente e che rimane nostro modello per la professionalità e la passione riversata nella Biennale”.

Il regista e scenografo di fama internazionale Pierluigi Pizzi proporrà alcune novità lungo il percorso espositivo, ispirato come sempre alla sontuosa architettura di Palazzo Corsini: sarà messo in evidenza lo scalone monumentale recentemente restaurato, l’accesso dai Lungarni sarà reso più funzionale ed accogliente, ma soprattutto il Salone del Trono, ampia stanza di 320 metri quadri realizzato da Antonio Maria Ferri tra il 1684 e il 1696, per la prima volta non sarà spazio espositivo ma luogo di incontro, relax e intrattenimento e potrà essere goduto dagli ospiti della Biennale in tutto il suo splendore.

Per la prima copertina della nuova rivista BIAF Magazine, che sostituirà il catalogo, è stato chiamato Aurelio Amendola. Il fotografo che “fa emergere l’anima dal marmo” regalerà la foto di copertina della scultura Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini alla Biennale che, potrà a sua volta venderla e devolvere il ricavato a favore del restauro di un’opera antica.

Il programma della Biennale prevede l’anteprima per la stampa giovedì 24 settembre alle ore 11.30. La stessa sera, nel Salone del Trono,si terrà la cena di benvenuto in onore degli ospiti con vini delle Cantine Antinori, seguita da uno spettacolo pirotecnico sulla terrazza di Palazzo Corsini. Il 28 settembre alle 16 il Salone del Trono accoglierà la Tavola rotonda “Un repertorio per la ricerca: il Catalogo Natura morta della Fototeca Zeri”. Martedì 29 settembre alle 11 saranno assegnati il Lorenzo d’oro, riconoscimento per autori o registi di documentari o film dedicati all’arte, e i premi per la scultura e il dipinto più belli tra quelli esposti in mostra.

Sarà una Biennale, così come altre esposizioni internazionali quali il TEFAF di Maastricht o la Biennale des Antiquaires di Parigi, vissuta a 360° dalla città che la ospita, come auspicato dal Sindaco di Firenze Dario Nardella, Presidente del Comitato direttivo di BIAF. A tale scopo sono state coinvolte numerose realtà economiche, strutture ricettive, hotel, ristoranti e boutique del centro storico fiorentino, che accoglieranno i visitatori della Biennale.

Inoltre, dalle Gallerie, dai Musei e dall’Associazione Via Maggio saranno proposte iniziative in collegamento con la Fiera che celebreranno l’arte italiana e internazionale: lo Stibbert ospiterà la mostra Le opere e i giorni. Exempla virtutis, favole antiche e vita quotidiana nel racconto dei cassoni rinascimentali, a cura di Andrea De Marchi e Lorenzo Sbaraglio, con una ricca selezione di cassoni nuziali quattrocenteschi di proprietà del museo restaurati grazie alla collaborazione di antiquari italiani e stranieri, tra cui alcuni espositori della Biennale; Palazzo Strozzi inaugurerà il 24 settembre la grande mostra “Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana”, con biglietto scontato per i visitatori dei due eventi: BIAF e Palazzo Strozzi; inoltre, acquistando il biglietto per il Museo Ferragamo e la mostra “Un palazzo e la città” dal 26 settembre al 4 ottobre sarà possibile visitare gratuitamente BIAF e viceversa.

La Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e riceve il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Interno e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Si avvale del prezioso contributo della Camera di Commercio di Firenze, dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Main sponsor tre new entry: Axa Art Insurance e Salvatore Ferragamo SpA., Banca Federico del Vecchio.
Ringraziamenti a Maserati, il Bisonte, Dr. Vranjes, Silfi spa, Tendecias del Mercado

Per info: www.biaf.it

Orari: 10.30- 20.00
Ingresso: 15 euro

Thomas Jefferson e Palladio, due visionari dell’architettura

Il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio
in collaborazione con:
Fondazione Canova
Stiftung Bibliothek Werner Oechslin
presenta la mostra:

Thomas Jefferson e Palladio
Come costruire un mondo nuovo
Vicenza, Palladio Museum, 19 settembre 2015 – 28 marzo 2016


La mostra ci accoglie con uno specchio, dove si riflettono il busto di Palladio e quello di Thomas Jefferson. È la prima domanda della mostra: come si riflettono forme e idee? Perché un architetto di una regione periferica del Nord Italia viene preso a modello per costruire l’architettura del Nuovo Mondo?
La risposta è collegata all’interrogativo di fondo: cosa ci fa in un museo d’architettura Thomas Jefferson (1743-1826), colui che scrisse materialmente la Dichiarazione d’Indipendenza e fu il terzo presidente degli USA? C’è perché fu l’americano che più di ogni altro contribuì a dare un volto alla nuova nazione attraverso l’arte, l’architettura e il disegno del territorio. Fu un visionario ma anche un pragmatico, un uomo d’azione e insieme un intellettuale che conosceva il latino e il greco e che era convinto che il Nuovo Mondo si potesse costruire solo attraverso la razionalità e la bellezza.
Avete presente quelle vedute aeree delle campagne o delle città degli Stati Uniti tutte suddivise in quadrati regolari? È stato Jefferson a fare in modo che fosse così, impostando una griglia riferita ai meridiani e paralleli, ispirandosi agli antichi Romani. Ricordate la Casa Bianca, con il portico su colonne come una villa palladiana? Jefferson avrebbe voluto addirittura una copia ingrandita della Rotonda di Vicenza, e comunque la casa del Presidente dei nuovi Stati Uniti, nati da una guerra sanguinosa contro una monarchia, doveva ispirarsi all’architettura repubblicana, com’era la Repubblica di Venezia.
La mostra “Thomas Jefferson e Palladio. Come costruire un mondo nuovo” è la prima mai dedicata in Europa al grande palladianista americano. Vi condurrà nel mondo di Jefferson, le sue collezioni d’arte, i suoi progetti di architettura, i suoi sogni ma anche le sue contraddizioni: attraverso disegni, sculture, libri preziosi, modelli di architetture, video e multimedia. In mostra sono esposte anche 36 fotografie di Filippo Romano, frutto di una campagna fotografica appositamente realizzata in Virginia nella primavera del 2014. Sono presenti inoltre i tre preziosi bozzetti originali di Antonio Canova per la statua di George Washington commissionata dallo stesso Thomas Jefferson.
Per rendere più coinvolgente la visita della mostra, sarà possibile scaricare gratuitamente sul proprio smartphone il racconto dei curatori e muoversi nelle sale accompagnati dalle loro parole.
Prima ancora che una mostra di architettura è la mostra su un uomo, convinto che l’architettura potesse migliorare il mondo intorno a sé. Cominciò a studiarla dai libri, poi la visitò durante un lungo soggiorno in Europa, come ambasciatore degli Stati Uniti a Parigi. Costruì due ville per se stesso e molte altre per i propri amici. Con il progetto per il Campidoglio della città di Richmond stabilì le forme degli edifici del potere civile americano. Negli ultimi anni di vita, con la sede dell’Università della Virginia creò il prototipo del “campus” universitario: un’architettura aperta, con le aule in padiglioni isolati che si affacciano, insieme alle residenze degli studenti, su un prato verde, coronato dalla monumentale biblioteca in forma di Pantheon. Un’idea di comunità e insieme la visione che sia la cultura il terreno su cui costruire i nuovi Stati Uniti d’America.
Per Jefferson Palladio era “the Bible”. Chiamò la propria villa Monticello perché nei Quattro Libri aveva letto (in italiano) che la Rotonda sorgeva su “un monticello”. Palladio per Jefferson era colui che aveva saputo tradurre la grande architettura romana antica per gli usi del mondo moderno. E soprattutto Palladio aveva creato “la villa”, la residenza dei gentiluomini (veneti, inglesi o americani) che curavano i propri interessi in campagna, crescendo sani nella natura e coltivando il proprio spirito con la lettura dei classici.
Ma uno specchio può anche deformare. A differenza dei committenti di Palladio e dei suoi epigoni britannici, i proprietari americani per coltivare le loro terre si servivano degli schiavi. Lo stesso Jefferson ne possedeva un centinaio. Erano privilegi solo per bianchi i tre diritti che Jefferson aveva riconosciuto fondamentali della Dichiarazione d’Indipendenza: vita, libertà e “ricerca della felicità”.
La mostra è dedicata alla memoria di Mario Valmarana, indimenticato professore alla University of Virginia, che dedicò una vita a creare ponti fra il Veneto di Palladio e la Virginia di Jefferson. È realizzata grazie al sostegno di Regione del Veneto e di Fondazione Cariverona, ed è frutto della collaborazione con Fondazione Canova di Possagno e con Stiftung Bibliothek Werner Oechslin di Einsiedeln. La mostra è parte di un progetto comune costruito con il Canadian Centre for Architecture di Montreal, che nell’ottobre 2014 ha ospitato il progetto fotografico “Found in Translation: Palladio-Jefferson. A narrative by Filippo Romano”.
La mostra è a cura di Guido Beltramini e Fulvio Lenzo, sostenuti da un consiglio scientifico presieduto da Howard Burns (Scuola Normale Superiore di Pisa) e di cui fanno parte James Ackerman (Harvard University), Bruce Boucher (University of Virginia), Travis C. McDonald (Corporation for Jefferson’s Poplar Forest), Damiana Paternò (IUAV Venezia), Mario Piana (IUAV Venezia), Craig Reynolds (University of Virginia). Il catalogo, in italiano e inglese, è edito da Officina Libraria.
L’allestimento della mostra è progettato da Alessandro Scandurra.

Informazioni
Aperta dal martedì alla domenica, 10-18.
Biglietto: intero euro 10,00 / ridotto euro 7,00 / scuole euro 4,00 / family euro 12,00.
http://www.palladiomuseum.org/exhibitions/jefferson
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accoglienza@palladiomuseum.org
Tel. +39 0444 323014 / Fax 0444 322869