XXVI Busker Festival di Carpineto Romano, 25 e 26 agosto: nell’epoca dello street food l’arte si fa in strada

Read More
XXVI BUSKER FESTIVAL di CARPINETO ROMANO
25 – 26 agosto, Carpineto Romano (RM)
Dalle ore 21.00
Vivere la strada nei vicoli storici della Città d’Arte
La strada sta vivendo il suo momento d’oro: non è più un luogo, ma IL Luogo. Nell’epoca dello street food tutto sembra doversi fare nelle strade: è qui che si vive, ci si nutre, si riprende a incontrarsi, si assiste a spettacoli di ogni genere.
Carpineto Romano in anticipo sui tempi, già 26 anni fa proponeva per la prima volta un festival dedicato agli artisti di strada, il Busker Festival, appuntamento imperdibile per tutti coloro che hanno voglia di vivere due suggestive notti all’aperto (il 25 e 26 agosto), impreziosite da teatro, musica, performance e installazioni artistiche all’insegna della libertà.
Dal 1990 a oggi, in occasione del Festival, nelle strade di Carpineto Romano accorrono gli esponenti di spicco di quell’arte in grado di abitare ogni angolo urbano, in piena tradizione “baschera”. Gli Ospiti di quest’edizione, la 26esima, li presenta il sindaco Matteo Battisti: “Saranno giocolieri, artisti, attori, pittori e musici, e trasformeranno in palcoscenico le piazze e i scorci più suggestivi dell’antico borgo medievale della cittadina di Carpineto Romano. Vicoli e piazze in festa, secondo quella che ormai è diventata tradizione, festa di popolo e allegria”.
Gli scorci incantevoli di questo paese rinascimentale a due passi dalla capitale, il 25 e 26 agosto come da tradizione, si animeranno grazie alla presenza di musici e performer che, con la direzione artistica di Scuderie MArteLive, proporranno contaminazioni intelligenti e uniche: dal teatro di Guglielmo Bartoli che presenterà un nuovo personaggio “Magellano”, alla magia delle ombre cinesi di Silvio Gioia, all’illusione travagliata di Maria Teresa Pascale con la sua interpretazione di uno spettacolo di Eduardo Ricciardelli, alla giocoleria acrobatica della compagnia C’tua, alle acrobazie della compagnia “Can Bagnato”, alle fantasiose bolle di sapone di Sara Amitrano, al circo teatro di ChienBarbùMalRase, allo spettacolo di fuoco di Giovanni Nulleamai, alla giocoleria comica di Mariano Fiore alla bellezza esotica di Zingamù.
Inoltre, questa edizione vedrà musicisti del calibro di Leo Folgori, Safi Harjane, East VAn, I ritmi popolari e via animando.
Tanti spazi espositivi saranno dedicati alla pittura, con le mostre del giovane artista romano Cristiano Quagliozzi e la pugliese Milena Scardigno, in arte Mila Gnò.
“Un evento nato e pensato proprio per il nostro antico borgo come luogo ideale per le performance. Uno scenario unico dove l’arte di strada, attraverso la parola, il gesto, la narrazione e lo spettacolo, trova la sua ragione di esistere, si integra e prende forma” dichiara Noemi Campagna, Assessore alle Politiche Culturali.
L’appuntamento è per il 25 e 26 agosto tra i vicoli di Carpineto Romano a partire dalle ore 21.00.
Per Info: www.carpinetoromano.it – www.buskercarpineto.org – Ufficio Turistico: 06/97180028 Assessore alla Cultura Noemi Campagna 366.68.74.028

Brixia: occasioni speciali per il mese di agosto

FERRAGOSTO ai Musei Civici
Dall’ 11 al 23 agosto per tutti ingresso gratuito ai Musei Civici e ingresso speciale 2×1 alla mostra Roma e le genti del Po e al Santuario Repubblicano.
Un’occasione imperdibile per vivere lo straordinario patrimonio culturale della città


Al fine di promuovere e favorire, con sempre maggior attenzione, l’accessibilità al patrimonio artistico e storico della città da parte di tutti i visitatori, Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei hanno deciso di aprire gratuitamente tutti i Musei Civici per due settimane,dall’11 al 23 agosto. Cittadini e turisti avranno l’opportunità di godere liberamente delle bellezze che i musei offrono: il Museo di Santa Giulia, la collezione della Pinacoteca Tosio Martinengo esposta a Santa Giulia, Brixia. Parco archeologico di Brescia romana, i Musei del Castello.
In Castello, presso le sale del Piccolo Miglio, sarà ad ingresso gratuito anche la mostra EXPO1904. Brescia tra modernità e tradizione, una speciale occasione per vedere le fotografie, stampate dalle lastre originali, delle architetture di gusto liberty progettate da Egidio Dabbeni, oltre ad altri materiali, della grande Esposizione che si svolse nel 1904 in Castello che, proprio per l’occasione, fu acquistato dal Comune e restituito alla cittadinanza.

In queste due settimane verrà inoltre offerta una imperdibile opportunità: a tutti sarà regalato un biglietto a fronte dell’acquisto di un biglietto intero per visitare la grande mostra Roma e le genti del Po. Un incontro di culture III-I sec. a.C. (allestita al Museo di Santa Giulia) e lo straordinario Santuario Repubblicano, dall’8 maggio aperto per la prima volta in assoluto al pubblico.

Due settimane che saranno arricchite dai percorsi tematici in programma sino alla fine di settembre tutti i mercoledì sera alle 20.45 e dallespeciali visite guidate alla mostre temporanee in programma il mercoledì sera alle 19.00 (Roma e le genti del Po), il sabato (Expo1904. Brescia tra modernità e tradizione) e la domenica (Roma e le genti del Po) alle 15.00.

Due settimane davvero speciali, durante le quali ognuno potrà dedicarsi, con calma e tranquillità, al piacere di trascorrere tutto il tempo che si desidera immersi nella bellezza del patrimonio storico-artistico bresciano

A Villa Contarini in mostra il grande Ottocento veneto

Un duplice motivo per non perdere una grande mostra, L’armonia del vero. Vita e paesaggi tra terre e acque (1842-1932), a cura di Luisa Turchi: la qualità dell’esposizione innanzitutto, una delle più importanti e nuove sino ad oggi allestite sulla pittura veneta di genere e di paesaggio tra Otto e Novecento, e poi il contenitore, la sontuosa Villa Contarini, una vera e propria reggia, più che una “normale” villa veneta, a Piazzola sul Brenta, nei dintorni di Padova.
L’esposizione, promossa dalla Regione del Veneto nell’ambito delle iniziative per Expo, prenderà il via il 10 settembre e si potrà visitare sino al 30 novembre.
“Veneto, mondo novo” è lo slogan che la Regione ha scelto per Expo 2015. Ed è questo “mondo nuovo”, raccontato nella sua quotidianità di vita e di ambiente, moderno ma con radici antiche, che la mostra di Villa Contarini ci fa conoscere, attraverso le opere di eccellenti maestri della “pittura del vero” nel Triveneto, noti in Italia e all’estero tramite Esposizioni d’arte nazionali e internazionali dell’epoca e ancora oggi presenti in musei, gallerie e fondazioni.
Luisa Turchi ha selezionato tele che descrivono, infatti, la vita popolare, il paesaggio lagunare e agricolo dell’entroterra veneto, quello che ebbe nelle campagne e nelle grandi ville, con i loro lussureggianti giardini, il suo fulcro.
Un percorso scandito da sessantacinque magnifici dipinti, noti e meno noti, della metà dell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento, provenienti da importanti collezioni: opere documentate, alcune delle quali molto famose e tutt’ora patrimonio privato e quindi difficilmente godibili al pubblico.
Due i filoni principali del racconto espositivo. Il primo ci introduce nell’ambito delle scene di genere a carattere aneddotico che obbediscono ai criteri del “Vero” e della contemporaneità, ritraendo il popolo nelle sue abituali occupazioni giornaliere, nella quiete domestica delle case in Silvio Giulio Rotta, Giuseppe Barison e Vittorio Emanuele Bressanin, nell’affaccio alle finestre o al balcone di eleganti gentildonne, da Eugenio De Blaas e Stefano Novo a Virgilio Costantini, nelle piazze animate di città o nell’atto di esercitare i mestieri, in Cecil Van Haanen, Angelo Dall’Oca Bianca e Cesare Laurenti, in giro per gli assolati e vivaci “canali” con le imbarcazioni tipiche in Antonio Paoletti, Leo Franz Ruben ed Egisto Lancerotto o in serene passeggiate sul lago di Garda, in Napoleone Nani.
Di gusto differente, ma egualmente scene di genere, sono quelle incentrate sul revival settecentesco, che hanno il sapore delle commedie goldoniane, con dame e gentiluomini in costume e in posa, in amabili conversazioni nei salotti borghesi e in piazza San Marco o impegnati in passatempi come “la caccia di farfalle”, in Giacomo Favretto, Alessandro Milesi, Oreste Da Molin e Silvio Giulio Rotta, oppure a passeggio nel verde dei parchi, così ben eternati da una pittrice di fama europea dalla vocazione paesaggistica quale Emma Ciardi.
La campagna e l’entroterra montano sono indagati nelle scene bucoliche di pittori quali Noè Bordignon, Pietro Pajetta e Luigi Cima.
Grande protagonista della mostra è poi il passaggio dal vedutismo al “Vero” come trapasso dal paesaggio tradizionale concepito ancora secondo una visione prospettica canalettiana a quello en plein air rivisto in un’ottica elegiaco-sentimentale, non esente da influssi nordici e declinazioni macchiaiole e impressionistiche.
La Venezia dell’epoca rivive così nella monumentalità altisonante del Canal Grande e di Piazza San Marco con Palazzo Ducale e Riva degli Schiavoni attraverso le vedute cristalline di Carlo Grubacs, Federico Moja, Antonietta Brandeis e Rubens Santoro, o in quelle che uniscono alla ricerca di aspetti luministici una sensibilità d’ispirazione romantica, di Luigi Querena, Friedrich Nehrlich (Nerly) e Ippolito Caffi.
La laguna e l’entroterra veneto, con i canali baluginanti solcati dai bragozzi dei pescatori al lavoro, i casoni da caccia e da pesca, vengono successivamente esplorati dai pittori in diverse stagioni e in condizioni differenti di luce, secondo le ore della giornata: fondamentale in tal senso l’apporto del grande maestro Guglielmo Ciardi e Luigi Nono. Il realismo si accompagna ad un gusto più intimistico, dando luogo ad un tipo di paesaggio lirico in cui la presenza umana si attenua e la natura, interiorizzata, assurge a rappresentazione di uno stato d’animo universale, come in Pietro Fragiacomo. Visioni atemporali silenziose e rarefatte, di luce riflessa e crepuscolare, come in Giuseppe Miti Zanetti, si accompagnano a “impressioni” pittoriche dalle luci brillanti e a colorazioni più ardite, quale quelle di Beppe Ciardi, fino a giungere a Pieretto Bianco, in cui la pittura del “vero” connessa al figurativo si inserisce ormai nel filone del sintetismo decorativo ed espressionista, aprendo la strada a nuove armonie e dissonanze che nasceranno con la nuova pittura contemporanea.

Info: www.villacontarini.eu

Giacomo Balla in mostra alla Fondazione Magnani Rocca

GIACOMO BALLA
Astrattista Futurista

Fondazione Magnani Rocca
Mamiano di Traversetolo – Parma
12 settembre – 8 dicembre 2015


Balla coloratissimo nella Villa dei Capolavori

La mostra GIACOMO BALLA Astrattista Futurista allestita alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, dal 12 settembre all’8 dicembre 2015, a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi, intende presentare il percorso artistico di Balla (Torino 1871 – Roma 1958) attraverso l’analisi del manifesto Ricostruzione Futurista dell’Universo, uno dei testi teorici più rivoluzionari dell’arte del Novecento, nel centenario della sua pubblicazione, sottoscritto ‘Astrattista Futurista’ dallo stesso Balla e da Fortunato Depero.
La mostra è articolata per temi, ripercorrendo i capisaldi del Manifesto del 1915:
ASTRATTO – la luce nei pastelli di inizio 900 realizzati a Villa Borghese – in particolare Fontana (che piange) della Banca d’Italia, mai esposto in precedenza – e negli studi dell’iride del 1912, per concludersi con l’affascinante Finestra di Düsseldorf, l’ultimo documento pittorico del tormentato trapasso tra pittura oggettiva e astrattismo, ritrovato dalle figlie Luce ed Elica Balla nel 1968.
DINAMICO – il dinamismo nel volo delle rondini, nell’automobile che corre, nella velocità astratta.
TRASPARENTISSIMO – i cicli delle Stagioni e delle Trasformazioni Forme e Spirito.
COLORATISSIMO E LUMINOSISSIMO – il paesaggio artificiale con Linee forze di paesaggio + sera del 1917-18, mai visto in una mostra prima d’ora, Feu d’artifice e i Fiori in 3D.
AUTONOMO – autoritratti come ecce homo dell’artista.
TRASFORMABILE – il vestito e il mobile futurista dalla caleidoscopica Casa Balla.
DRAMMATICO – l’interventismo in guerra, con Dimostrazione interventista del 1915 recentemente riscoperto sul retro del dipinto Verginità del 1926.
VOLATILE – la figura femminile: dal primo pastello con Elisa che cuce (1898) al Dubbio (1907-1908), dai ritratti femminili degli anni venti al celebre Noi 4 allo specchio (1945).
SCOPPIANTE – la linea della velocità nelle sculture: dal rossissimo Pugno di Boccioni al Complesso plastico (studi e progetti da Casa Balla).
Le opere provengono da prestigiose collezioni private e dai principali musei italiani che custodiscono opere di Balla, fra i quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, gli Uffizi di Firenze, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria d’arte Moderna di Torino. Chiude l’esposizione un apparato di documenti originali (fotografie d’epoca, cataloghi, manifesti) dell’Archivio Gigli di Roma.

Questi gli intenti dichiarati all’inizio del Manifesto: “… Il futurismo pittorico si è svolto quale superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo … Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione … Il parolibero Marinetti ci disse con entusiasmo: «L’arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicità, amore, paesaggio) perciò nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l’arte diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l’arte diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’universo. Le mani dell’artista passatista soffrivano per l’Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare» … Le invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d’Inghilterra o di Germania intuì prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cioè il genio più costruttore e più architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo Stile, che dominerà inevitabilmente su molti secoli di sensibilità.”

Nel 1917 Balla sperimenta una serie di scomposizioni della natura in chiave puramente teosofica (Trasformazioni Forme e Spirito). Nel 1918, alla galleria di Anton Giulio Bragaglia, espone, tra le altre opere dedicate all’intervento in guerra, il Complesso plastico pubblicato nel manifesto del 1915 accanto a sedici dipinti dedicati alle “forze di paesaggio” unite a diverse sensazioni. Accanto a queste ricerche, lo studio della natura trionfa nei motivi delle Stagioni: dalla fluidità, morbidezza o espansione della primavera, alle punte d’estate al drammatico dissolvimento autunnale; sono lavori sperimentali volti a quella particolare ricerca astratta del tutto europea ma al tempo stesso lontana e nuova rispetto alle contemporanee ricerche astratte dei pittori in voga in questi anni sicuramente conosciuti da Balla (come Kandinskij e Arp, Léger e Larionov, Mondrian e Goncarova).
Periodo, dunque, questo di Balla del tutto internazionale che viene a chiudersi col viaggio a Parigi nel 1925 per la “Exposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes”, particolarmente importante perché segna l’inizio dello stile Art Déco.

Il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo
L’11 marzo del 1915, insieme a Fortunato Depero, Balla firma il manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo che rappresenta una delle tappe più significative nell’evoluzione dell’estetica futurista. Con questo manifesto trova una completa maturazione la volontà del Futurismo di ridefinire ogni campo artistico secondo le sue teorie e di rifondare le forme stesse del mondo esterno fino a coinvolgere anche gli oggetti e gli ambienti della vita quotidiana. Questo principio artistico non costituisce una novità storica, infatti è già principio fondamentale della poetica dello Jugendstil, ma mentre in quel caso si fa riferimento a un’idea d’arte come valore assoluto, ora le finalità sono del tutto diverse: per il Futurismo l’arte non è più fine a se stessa e non ha come obiettivo la pura esperienza estetica ma diviene uno strumento per affermare una diversa concezione della vita e un suo rinnovamento, nel quale predomina un intento di trasformazione culturale verso l’idea che il Futurismo ha della modernità. La più importante innovazione proclamata dal manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo è la proposta di estendere l’estetica futurista a tutti gli aspetti della vita quotidiana. I campi della ricerca sembrano illimitati: arredo, oggettistica, scenografia, moda, editoria, grafica pubblicitaria: nulla sembra essere estraneo alla sensibilità dei due artisti. I futuristi imposero il loro segno distintivo fin dalle prime celebri “serate”, durante le quali gli artisti–autori-declamatori indossavano abiti da loro stessi disegnati e maschere che suggerivano la robotizzazione e meccanizzazione dell’uomo.

GIACOMO BALLA Astrattista Futurista

Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 12 settembre all’8 dicembre 2015. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì 7 dicembre. Ingresso: € 9,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 12,00 (ingresso e guida).
Ristorante e Caffetteria nella corte del museo tel. 0521 848135.
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi. Catalogo con saggi dei curatori, di Giovanni Lista e di Antonio Carnevale.
La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CARIPARMA CRÉDIT AGRICOLE.
Media partners: Gazzetta di Parma, Kreativehouse.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Aon S.p.A. – Fine Arts & Jewellery Specialty, Hotel Palace Maria Luigia, SINA Fine Italian Hotels, TEP, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

Dal 31° agosto al 6 settembre a Pienza, la 53° Fiera del Cacio al Fuso

Il contesto è unico al mondo: il cuore di Pienza, vale a dire il centro alchemico della Città Ideale voluta da Papa Pio II Piccolomini e per lui “inventata” da Bernardo Rossellino.

Qui, tra e urla di incitamento, sudore che scorre, certo per il caldo ma soprattutto per il peso della responsabilità, persone che nella vita fanno i liberi professionisti, i commercianti, gli agricoltori o gli studenti si misurano con la capacità di saper far rotolare una forma di cacio. Cosa che sembra facile ma che invece facile proprio non è.

Cominciano i più giovani, alle 18 di tutti i giorni dal 31 agosto al 2 settembre. Il loro confronto può valere un passaggio all’onore di essere riconosciuti nel mondo degli adulti. Poi alle 21, sempre in Piazza Pio II, cominciano le prove ufficiali. Nelle settimane precdenti, di fatto per tutto l’anno, in ogni contrada ci si è allenati, ciascuno ha studiato la sua tattica migliore ma adesso comincia la prova del fuoco.

Il 3 settembre , alle 18, uno spettacolo di Sbandieratori e Tamburini, segna la fine dell’attesa e l’inizio della competizione vera. Con la presentazione del Palio, realizzato quest’anno da Bennati Caterina. L’atto successivo, coram populo per evitare accuse di intrighi e favoreggiamenti, è la Marchiatura a fuoco delle forme di cacio utilizzate per il gioco. Poi, tutti insieme per un momento conviviale a base di “Pasta fatta in piazza” dalle signore del paese (sotto le Logge del Palazzo Comunale), seguito dai festeggiamenti delle contrade con cena tipica, musica e ballo con “Orchestra Allegria”.
Per tutti e per tutta la durata del Palio, nel Giardino dei Lecci, a disposizione anche lo Stand gastronomico gestito dal circolo Arci Pienza “Chechi Giordano”. Ci sono da accogliere e ben sfamare le migliaia di turisti che ormai da tutta Europa arrivano per il Palio e che volentieri si mischiano ai contradaioli.

Venerdì 4 settembre, in Sala Convegni, è il momento del “Premio Pienza”, il Concorso Caseario riservato ai Pecorini delle province di Siena, Arezzo e Grosseto, organizzato dalla Delegazione Siena Arezzo dell’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi). La valutazione tecnica è a cura di una giuria di esperti. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, soprattutto in fatto di gusto. Ed ecco che l’alto parere degli Assaggiatori ufficiali (rigorosamente iscritti in un Albo professionale) si confronta con quello dei consumatori, che degustano i medesimi prodotti e scelgono il loro di preferito. Per conoscere i responsi bisognerà attendere la proclamazione ufficiale, domenica 7 settembre.
Per le vie del paese, continuano ad essere presenti i banchi per la degustazione e vendita del Pecorino di Pienza , mentre il concorrenti al Palio riscaldano ancora i muscoli e sono impegnati nelle ultime prove. Al pomeriggio, dopo l’esibizione degli sbandieratori, ecco la disputa del Palio dei Giovani. Quindi canti folcloristici e, dopocena, la “Serenata a Pienza” Concerto della Corale Benvenuto Franci
Domenica 7 settembre, in una Pienza presa d’assalto, la giornata clou del Palio.
La disputa è preceduta da dimostrazioni, dalla premiazione del Concorso Caseario da spettacoli di sbandieratori, tutte proposte decisamente interessanti per i turisti.
Ma i pientini sono già con la testa e con l’anima sulla Gara del cacio al fuso delle contrade, che finalmente ha il via. Dopo eliminatorie che hanno infiammato le contrade, dopo che i contradaioli hanno adocchiato, attraverso l’esibizione dei giovanissimi, i futuri talenti, allo scoccare della decima, davanti a una folla di paesani e turisti, ecco il Palio del “Cacio a Fuso”. Questo momento è stato sognato tutto l’anno, per esso maschi di ogni età si sono esercitati mese dopo mese. Le forme selezionate per la gara sono già state marchiate a fuoco, per evitare manomissioni. L’aria è elettrica, nessuno può permettersi di distrarre il giocatore. Qui in pochi attimi ci si gioca la fatica di una lunga preparaziobne e un po’ l’onore proprio e della contrada, mix assolutamente micidiale. Comprensibile quindi la tensione e il tifo, entrambe stellari

L’obiettivo da colpire è un fuso, uno di quelli che servivano alla filatura delle lane, in verticale al centro della Piazza. Colpirlo, lanciando e facendo rotolare, o meglio scivolare, un forma di pecorino.
A complicare la difficoltà di far dolcemente rotolare 5 chili di formaggio sono la leggera inclinazione e le pietre sconnesse dello storico selciato. Come in un tiro a segno si po’ arrivare al fuso o avvicinarsi alla meta senza toccarla, oppure oltrepassarla. La precisione vale punti e la gloria. Al vincitore vanno gli applausi della folla e il Palio.

La consegna del Palio avviene in un tripudio di bandiere lanciate verso il cielo, al rullare di decine di tamburi e la tensione di una settimana si scioglie in festa per tutti.
Ai tempi andati la festa era occasione di incontro di giovani contadini con le belle arrivate dalle cascine ed era uno sbocciare d amori. Così anche oggi, ai tempi dei social, ragazzi e ragazze di ogni età concludono la festa al San Francesco, ascoltando le antiche ballate d’amore, raccogliendo le fila di un sentimento eterno, dimentichi – anche grazie alle copiose degustazioni di pecorino e vini – di ogni angustia e del peso degli anni.

Non va dimenticato il vero protagonista, ovvero le piccole forme del Cacio OPientino. Il saporito latticino è stato “creato” con ogni cura, ciascuna forma risente dell’anima di cha ha raccolto il latte, delle erbe dei pascoli prima, della tecnica di cagliatura e cottura e soprattutto dell’invecchiamento, almeno 90 giorni in barrique di legno di rovere poi, esattamente come per i grandi rossi con cui va accompagnato.
Per essere a tutti gli effetti un Pecorino di Pienza bisogna rispettare un dettagliato disciplinare cui ciascun produttore aggiunge la propria personalità, creando prodotti che gli esperti mettono a confronto.

Info:
Ufficio Turistico Comunale: Tel. 0578.749905
Informaturista: Tel. 0578 748359; info@ufficioturisticodipienza.it

Vintage Festival – 11/13 settembre 2015 – Padova

Read More
Simplify, questa è la parola d’ordine per la sesta edizione del Vintage Festival Italia che richiama, da tutta Italia, appassionati di ricerca stilistica e culturale dal sapore retrò ma con uno sguardo attento al contemporaneo in una tre-giorni di eventi, esposizioni artistiche e incontri aperti al pubblico con ospiti esclusivi
Anche quest’anno, dall’11 al 13 settembre, si rinnova l’appuntamento con il Vintage Festival Italia, realizzato grazie alla collaborazione del Comune di Padova, e che propone, attraverso un palinsesto di tre giorni ricco di appuntamenti, ospiti internazionali ed esposizioni scenografiche, un’esperienza immersiva e unica nel suo genere dove la connessione multigenerazionale e un’attenta fusione tra passato e futuro, artigianato e tecnologia, ne fanno da padrone.
Non solo addetti del settore ma anche amatori e curiosi, un pubblico che con le sue 37.000 presenze (40.000 previste quest’anno) si fa sempre più numeroso ed eterogeneo. Peculiarità che si riflette anche sulla proposta culturale a 360°del Vintage Festival che, quest’anno, propone come fìl rouge il trend culturale e sociale legato al concetto di Simplify: una riscoperta della green culture, del prodotto artigianale e al km zero. Un ritorno generalizzato alla sobrietà che deriva dalla semplicità e dalla consapevolezza della qualità di un prodotto curato nel minimo dettaglio che privilegia linee e forme minimali.

Ad aprire il Vintage Festival, al Caffè Pedrocchi di Padova, Giuliano Palma che si esibirà in un live gratuito per il pubblico. Tra gli appuntamenti culturali troviamo le lecture con personaggi di rilievo e workshop creativi aperti al pubblico (ad iscrizione gratuita). Tra gli ospiti che interverranno in troviamo Nicolai Lilin, Chef Rubio, Nico Vascellari, Carlo Antonelli, Carlo Massarini, Platinette, Mara Maionchi, Stefano Seletti e molti altri. (Programma completo: www.vintagefestival.org)

Nell’agorà del Centro Culturale San Gaetano una ricercata selezione di espositori apre le porte dei propri archivi vintage, un vero e proprio Expo per trend vintage contemporanei:abbigliamento, accessori, workwear, militare, punk, lingerie vintage, couture, sportwear retro fino a libri, giocattoli di legno.
Non solo buying & selling inspiration ma anche un palinsesto gratuito di eventi e mostre dal sapore retrò con un gusto decisamente volto al contemporaneo. Diverse sono le mostre proposte all’interno dei 500 metri quadrati di sale espositive. Arti visive, moda, archivi vintage e design si susseguono all’interno di un percorso espositivo multisfaccettato.

Non poteva mancare A.N.G.E.L.O che tra gli archivi e i suoi 100.000 capi e accessori databili tra la fine dell’ottocento e gli anni novanta e provenienti da ogni parte del mondo, sceglie di proporre uno stile autentico, senza mezzi termini, semplicemente ricco e lussuoso: Gianni Versace. VERSACE #Fantasia Di Seta, questo il nome dell’esposizione al Vintage Festival di Padova, celebrara uno dei suoi capi icona: la camicia. Una collezione di pezzi degli anni ‘80 che racconta un’epoca, un carattere distintivo riconoscibile a colpo d’occhio, attraverso iconiche camicie in seta. Trionfo di dettagli greco-romani, di oro su fantasie leopardate, elementi decorativi di momenti artistici opposti, dalla Magna Grecia al Rinascimento, dal Barocco alla Pop Art. Fantasie floreali e geometriche che si amalgamano a figure neo-barocche giocando tra cultura storica, icone ed eccesso. Nove pezzi autentici che dal prezioso archivio storico di A.N.G.E.L.O. descrivono lo stile intramontabile Versace. Stampe mai scontate, la camicia in seta diventa unisex e caratterizza il suo estro, un capo prezioso che oggi ritorna in auge e si definisce ancor più oggetto di culto estremamente attuale.
Gavin Watson, fotografo inglese cresciuto a High Wycombe, Buckinghamshire, approda al Vintage Festival, accanto alla nuova collezione di Andrea Rosso ideatore e fondatore del nuovo progetto di abbigliamento MYAR, anagramma di ARMY. Connubio perfetto quello tra i lavori di Watson e la collezione dal sapore militare di Rosso. Il fotografo inglese propone, per la tre giorni vintage, una selezione di scatti provenienti dal suo ultimo libro  –Skins and Punks-dove l’occhio attento dell’artista cattura due delle sottoculture più iconiche del suo paese di origine. Fotografie scattate ad amici, skinheads e bande provenienti dalle strade del quartiere in cui Watson è cresciuto. Immagini in cui a colpire, oltre alla straordinaria bellezza e qualità, è la palese fiducia del soggetto ritratto nei confronti del fotografo.

Per non discostarsi dal tema punk rock, dagli archivi di Hollywood Trading Company (HTC), arriva una selezione di t-shirt vintage a tema rock anni ’70. Una combinazione di storia e musica che ha portato HTC ad avere una visione della moda attraverso elementi e simboli iconici e senza tempo.

 
Si continua con la selezione di tabarri vintage del Tabarrificio Veneto, della storica sartoria della famiglia Zara. Il mantello a ruota da uomo con antichissime origini – si parla di tabarro già nel Medioevo- viene così esposto in una mostra di capi d’archivio che parte dai primi del ‘900 fino ai giorni nostri.

Con Spazio 900, punto di riferimento per gli appassionati di arredo vintage e modernariato, approda al Vintage Festival attraverso una galleria ricca di pezzi cult di design italiano e internazionale. Un’immersione totale nelle forme e nei colori del design dagli anni 50 in avanti.
Si passa poi alle arti visive con Eugenia Loli, artista che attraverso i suoi collage dall’influenza pop onirica sovrapposta a illustrazioni moderne lavora per un’arte libera con un particolare approccio ad essa. Illustrazioni provocatorie, leggere, giocose ma sempre d’impatto grazie a metafore – velate e non- racchiuse nelle sue immagini. Ale Giorgini, poliedrico illustratore italiano che, oltre ad essere insegnate alla Scuola Internazionale di Comics (Padova) e art director presso Illustri Festival e Berga Museo Urbano (Vicenza) è noto nel campo della pubblicità, dell’editoria e nel mondo del fumetto. Giorgini, porta al Vintage Festival i suoi lavori ispirati al concetto di Norm-Core perché si sà, anche con il colore, less is more! E ancora una personalità importante come Ugo La Pietra, che ha fatto scuola nella storia dell’arte contemporanea, presenzia con una doppia esposizione, all’interno di in una sezione a lui dedicata, attraverso i celebri filmati La mia identità e La casa telematica. E ancora, Marco Lodola esporrà 20 pezzi che raccontano i percorso “Pop Vintage” dell’artista. Dipinti, opere in plexiglas e luminose riprenderanno i temi a lui più cari: la cadilac, la vespa, le ballerine e le donne pop.
IL FUORI-FESTIVAL
Il Vintage Festival propone, oltre agli appuntamenti all’interno del Centro San Gaetano, una serie di attività nel suo Fuori-Festival dedicato alla night life. La novità di quest’anno è Chic Nic, non è solo una nuova area del Festival dedicata alla fascia serale nell’esclusiva cornice storico-artistica dei Giardini dell’Arena (Arena Romana, fronte Cappella degli Scrovegni) che per la prima volta si aprono a questo genere di eventi ospitando aperitivi ricercati, degustazioni e consumo di street food che rivisita le ricette tradizionali del territorio, ma anche una location dove si svolgeranno numerosi workshop gratuiti e laboratori creativi (ad iscrizione gratuita) che coinvolgeranno ambiti come la cucina, la green e la food culture oltre alla presentazione di libri con i loro autori, live di musica jazz, soul e swing. Arte e design inoltre caratterizzeranno gli allestimenti e le esposizioni, curando al massimo ogni dettaglio. Una nuova area culturale sincronizzata con i nuovi trend espressi dal motto SIMPLIFY. Si continua poi con la nightlife, infatti il Festival organizzara djset serali nei migliori club di Padova (in calendario una serata con Punks Wear Prada con special guest il noto dj internazionale Claptone).
Dopo Roma e Milano, la Tweed Ride approda anche a Padova: una domenica a pedali condress code rigorosamente vintage. Con biciclette del 1900 e dal sapore nettamente british, la parata unisce la passione per la bici a quella per gli outifit retrò: una “pedalata urbana con stile” nel centro della città. Ogni evento proposto per il Fuori-Festival porta il marchio di fabbrica dell’intera manifestazione: upgrade stilistico e culturale in chiave contemporary retrò che immerge il visitatore in un clima di euforia creativa in una perenne fusion tra passato e presente.
LA LOCATION
 
Il Centro Culturale San Gaetano – ex tribunale del XVI secolo – con i suoi 11.000 mq, la sua agorà interna, l’auditorium da 234 posti – posizionato negli scavi romani dell’edificio-  e le 4 sale multidisciplinari con i suoi workshop e incontri sapranno, ancora una volta, emozionare e arricchire il pubblico offrendo una visione cosmopolita del mondo del design, della comunicazione e del costume, facendo tesoro dell’entusiasmo e delle esperienze internazionali delle più grandi capitali europee.
LORENZO PETRANTONI
In occasione di questa edizione il Vintage Festival Italia si affida all’estro e alla creatività di Lorenzo Petrantoni per la realizzazione della campagna ufficiale. A caratterizzare questo collage hand-made è lo stile inconfondibile dell’artista che incorpora simboli ispirazionali che identificano gli ingredienti e il mood unico e modern retro della manifestazione, con icone identificative della Città di Padova come il Gattamelata di Donatello e Galileo Galilei –uomo che simboleggia la commistione tra le discipline e il trapasso del passato a favore del futuro.
Il Vintage Festival Italia sostiene Fondazione Foresta e Androlife, molto attiva nella prevenzione e nella ricerca contro patologie legate al sistema endocrino, riproduttivo e malattie correlate all’aging. Con Save The Student la Fondazione si impegna inoltre nel fronteggiare la fuga dei ricercatori all’estero, sostenendo gli studenti meritevoli attraverso qualsiasi forma di ausilio.

 

I Cretti di Alberto Burri al Museo Riso

Al Riso una grande mostra sui Cretti di Burri,
in concomitanza con il restauro e il completamento del Grande Cretto di Gibellina

Il Museo Riso di Palermo e la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri propongono una importante mostra monografica sul tema “Burri e i Cretti”,
In coincidenza con il completamento del Grande Cretto a Gibellina,
Il tutto nell’ambito delle Celebrazioni del Centenario della nascita del grande maestro umbro.

L’esposizione, curata dal professor Bruno Corà, Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, resterà allestita nelle sale del Museo Regionale palermitano dal 25 luglio al 15 settembre. In occasione di questo eccezionale appuntamento il Museo riaprirà il primo piano, che è stato oggetto di un attento progetto di riqualificazione realizzato con fondi europei.

Burri si applica ai Cretti a partire dai primi anni Settanta e sino al 1976. Sono superfici che ricordano le fessurazioni delle terre argillose, quando la siccità raggiunge il suo apice. Su superfici di cellotex, quadrate o rettangolari, distende un impiastro di bianco, di zinco e colle viniliche, aggiungendo terre colorate nel caso l’opera dovesse presentare sfumature o colori diversi. Il resto lo affida al processo di essiccamento.

Con l’aumentare delle dimensioni dei Cretti, gli impasti si arricchiscono anche di caolino, oltre che di bianco, di zinco e terre. A garantire la stabilità delle superfici Burri interviene, dopo l’essiccatura, con più mani di vinavil. Giunge a realizzare opere decisamente monumentali come i Cretti di 5 metri di altezza e 15 metri di base per i musei di Capodimonte e di Los Angeles.

L’apice lo raggiunge allorchè decide di creare un enorme sudario sul vecchio abitato di Gibellina, distrutto dal terremoto nel 1968. Il Grande Cretto di Gibellina, diviene una delle più grandi, ma anche simboliche opere, di Land Art mai realizzate.

I lavori per il Grande Cretto furono avviati nel 1985 e interrotti nel 1989. Si era giunti alla copertura di circa 65.000 mq. a fronte degli 85.000 mq. previsti. Il progetto di Burri nelle sue forme riporta la dimensione, le strade, i rilievi della città. Esattamente come un sudario riporta le forme del corpo che avvolge. Le fessure sagomate dal cemento dell’opera ripercorrono le strade e le piazze della vecchia Gibellina, congelandone per sempre non solo la forma ma anche la memoria.

In occasione del Centenario della nascita di Burri, la Regione Siciliana, il Comune di Gibellina in collaborazione con la Fondazione Palaz­zo Albizzini Collezione Burri ha deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale e di ridare dignità alla parte già realizzata dall’artista.

“La coincidenza del progetto di completamento del Cretto e l’avvio del progetto di restauro curato dal Museo Riso, che accoglie la mostra, afferma il Direttore del Riso Valeria Li Vigni, sono segnali di una nuova attenzione per il Contemporaneo in Sicilia. Sono testimonianza delle attività legate alla valorizzazione della Rete del Contemporaneo che è attivamente promossa dal nostro Museo e sono anche occasioni di approfondimento in un settore di grande interesse qual è quello del restauro del Contemporaneo”.

La mostra “Burri e i Cretti” offre l’occasione per approfondire questa fase del processo creativo di Burri, attraverso importanti opere, disegni, foto, progetti.

Prenotazioni ed informazioni: www.palazzoriso.it www.fondazioneburri.org

Questo settembre il Poesia Festival a Modena

DA MICHAEL KRÜGER A MICHELE SERRA, DA LUIS BACALOV AD ALDO NOVE: ECCO POESIA FESTIVAL 2015Dal 24 al 27 settembre la poesia sarà protagonista nei borghi antichi di otto comuni modenesi. Grandi autori – capeggiati dall’ospite internazionale dell’edizione 2015 Michael Krüger – testimonieranno la vitalità della poesia oggi. Insieme a loro salgono sul palco anche noti artisti come Luis Bacalov, Têtes de Bois, Dente, Almamegretta, Michele Serra e tanti altri, per oltre 30 eventi in quattro giorni, tutti gratuiti

Poesia Festival presenta la sua undicesima edizione e dal 24 al 27 settembre la provincia modenese che si adagia ai piedi del primo Appennino sarà lo scenario per l’ormai tradizionale rassegna di inizio autunno dedicata alla poesia e ai poeti dell’Unione Terre di Castelli (formata dai comuni di Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto e Vignola) e dei comuni di Castelfranco Emilia eMaranello. Voci che testimoniano quanto la poesia sia uno strumento prezioso e malleabile, in grado di parlare alle donne e agli uomini del nostro tempo. Un festival che parla di poesie e di un intero territorio ricco di bellezza, gastronomia ed eccellenze produttive.

I poeti Franco Loi, Umberto Fiori, Aldo Nove, Milo De Angelis e Livia Candiani e l’editore e traduttore Nicola Crocetti saranno tra i principali protagonisti dell’edizione 2015 di Poesia Festival; a conferma di una vocazione internazionale contribuirà la presenza di Michael Krüger, poeta tedesco la cui opera in versi riflette sulle perdite e lo spaesamento del cittadino globale con raffinate e ironiche analisi.

Inoltre il Giro d’Italia della Poesia, una rassegna che punta a utilizzare la poesia come lente di ingrandimento per leggere le città e i luoghi della Penisola, presenterà al pubblico numerose importanti voci del panorama italiano. Ai poeti di oggi faranno da controcanto le esibizioni dedicate a grandi maestri del passato e spettacoli in bilico tra verso e performance: saranno a Poesia FestivalLuis Bacalov e Cosimo Damiano Damato con Cinema Soundtrack, il cantautore Dente nella doppia veste di scrittore e musicista, i Têtes de Boiscon un omaggio a Leo Ferré, Paola Pitagora che darà voce al Leopardi “privato” attraverso rari documenti e corrispondenze, Giovanni Lindo Ferretti narratore delle sue storie d’Appennino e Michele Serra che assieme al gruppo folk degli Enerbia ricorderà la figura del poeta Giorgio Caproni, un protagonista della cultura italiana del secondo Novecento.

Poesia Festival è un modello di festival diffuso originale, che per quattro giorni anima otto comuni, uniti nell’intento di offrire al pubblico un momento di scoperta, apprendimento e un intrattenimento di qualità completamente gratuito.

Quando: dal 24 al 27 settembre 2015
Dove: Unione Terre di Castelli in provincia di Modena (Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola) e comuni di Castelfranco Emilia e Maranello (MO)
Quanto: Gli eventi di Poesia Festival sono tutti gratuiti
Per informazioni e dettagli sul programma www.poesiafestival.it

Sotto gli occhi dei visitatori riemergono gli affreschi medievali della Rocca Borromeo di Angera

Sorpresa alla Rocca Borromeo di Angera.
Sotto la calce riemerge la meraviglia delle tappezzerie medievali affrescate
I visitatori potranno assistere all’intervento in corso.

Per chi le ha conosciute nel livido biancore del calce, la sensazione che si prova entrando nei grandi ambienti medievali della Rocca Borromeo di Angera, è assolutamente straniante.

Ci si trova immersi in un rutilare di colori, vivaci, allegri, positivi. Sui quali gli antichi arredi, decisamente severi, sembrano stemperarsi, perdendo la rigidità delle forme.

Quella che sta emergendo da sotto le molte mani di calce, le prime stese probabilmente all’indomani della Grande Peste seicentesca, è la fantastica fantasmagoria di colori del Medio Evo. A confermarla, pochi ambienti più in là, c’è la rinata Sala della Giustizia, dove battaglie e storie sono descritte con largo uso di colori bellissimi.
Qui non vi sono figure. Ma meravigliose geometrie, coloratissime, di tappezzerie dipinte che ricoprono interamente le alte pareti dei Saloni. E che, ritrovate e via via sapientemente restaurate da Carlotta Beccaria (cui era stato affidato anche il recente restauro della Sala della Giustizia), sembrano brillare ai riflessi del sole sulle acque del sottostante Lago Maggiore.

Entro il prossimo ottobre verrà completato il restauro della Sala dei Fasti e a quel punto il cantiere si sposerà nella Sala di San Carlo in cui i saggi di indagine hanno rivelato, sempre nascoste dalla calce, analoghe tappezzerie dipinte medievali. L’intervento è stato approvato dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Milano sotto la direzione di Isabella Marelli.
Alla conclusione dei lavori, sarà sicuramente emozionante scoprire la meraviglia duecentesca degli affreschi della Sala della Giustizia insieme alle ritrivate, magnifiche tappezziere affrescate trecentesche.

Questo “disvelamento”, per volontà del principe Vitaliano Borromeo, sarà totalmente pubblico. I visitatori della Rocca potranno infatti assistervi, partecipando così alla graduale riscoperta di un tesoro da secoli nascosto.

“Le pareti delle due sale evidenziavano – afferma la restauratrice – una stesura monocroma biancastra molto disomogenea, che era stata stesa in più mani e con materiali differenti in vari interventi effettuati durante i secoli passati.
Da alcune aperture stratigrafiche già presenti e dai test da noi eseguiti si è potuto verificare che, sottostanti alla finitura cromatica, erano presenti le decorazioni originali della sala”.

Lo stato di conservazione degli intonaci e delle murature si è rivelato molto disomogeneo alternando zone ben conservate ad altre che presentavano fessurazioni, distacchi profondi, decoesioni e perdite superficiali.
Questa prima parte di intervento è risultata molto lenta e laboriosa ed è stata eseguita con metodologie differenti a seconda della situazione che si evidenziava zona per zona.
Anche le decorazioni ritrovate apparivano in uno stato di conservazione disomogeneo ma che comunque consentiva una lettura d’insieme delle pitture geometriche; queste erano state eseguite tracciando su ogni parete dei decori diversi per andamento e coloritura, uniti da una stessa fascia inferiore e superiore che riunisce la composizione.
Le pitture sembrano realizzate a mezzo fresco con finiture a calce.
Le decorazioni potrebbero appartenere a un periodo subito successivo a quello della Sala di Giustizia, probabilmente attorno alla metà del Trecento, secolo in cui è stata innalzata questa parte della Rocca.
Nel corso dei lavori è riemersa anche la sagoma di una antica finestra che nel tempo è stata tamponata, probabilmente quando sono stati appesi al muro i grandi dipinti ancora oggi presenti.
Una volta terminata la fase di “descialbo”, ovvero di rimozione degli strati di calce, si è proseguito con un intervento di consolidamento e di chiusura delle fessurazioni e delle lacune.
“Con la Direzione ai Lavori – continua la restauratrice – si è concordato di effettuare un intervento di ritocco pittorico ricostruttivo vista la ripetitività degli elementi decorativi, in questo modo è stato possibile restituire unitarietà di lettura a questa particolarissima e coloratissima sala”.

Info: www.isoleborromee.it

Al palazzo dei Diamanti il meglio della videoarte internazionale

Tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta del Novecento, Ferrara è stata un laboratorio di sperimentazione della videoarte di rilievo internazionale. Il Centro Video Arte, diretto da Lola Bonora con la collaborazione di Carlo Ansaloni e l’assistenza tecnica di Giovanni Grandi, ha prodotto le sperimentazioni di artisti della statura di Fabrizio Plessi, Christina Kubisch, Angela Ricci Lucchi, Yervant Gianikian o Marina Abramovic che facevano i loro primi passi con i mezzi elettronici. Il corpus di opere giunto a noi è una preziosa testimonianza delle pratiche artistiche pionieristiche sviluppatesi in quegli anni attraverso il linguaggio video, all’intersezione tra Arte concettuale, Body art, Performance art, Land art. Questo patrimonio affascinante quanto fragile è però minacciato da un rischio di dissolvimento che grava su tutta la produzione in videotape, dovuto alle alterazioni strutturali del supporto analogico, all’obsolescenza delle piattaforme tecnologiche che ne permettono la riproduzione, ma anche alle profonde trasformazioni delle modalità di visione.

Per recuperare e riportare in vita questo straordinario “archivio” di memoria artistica e storica, le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara hanno avviato un progetto di preservazione e restauro che si giova della collaborazione con uno dei centri di riferimento internazionale in quest’ambito, i laboratori La Camera Ottica e CREA del DAMS di Gorizia – Università di Udine, sotto la supervisione della professoressa Cosetta G. Saba. Nel 2013 ha preso il via una vasta campagna conservativa, che prevede l’archiviazione, la migrazione digitale, lo studio e la video-preservazione del vasto corpus di videotape del Centro Video Arte, secondo un protocollo adottato dai laboratori di Gorizia. A dare un contributo fondamentale a questa iniziativa è stato il generoso sostegno della Fondazione Pianori che ha finanziato un ampio intervento nell’ambito del suo impegno nell’incremento e nella salvaguardia del patrimonio artistico e culturale di Ferrara, in particolare delle collezioni civiche d’arte moderna.

L’esposizione Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979. Reenactment, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, intende presentare i primi esiti di questo lavoro d’equipe, riconsegnando al pubblico una selezione di opere video degli anni Settanta. A questo fine si è scelto di ri-allestire la parte iniziale della mostra Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979 ospitata nel Foyer della Camera di Commercio di Torino nell’aprile del 1980, che ha costituito uno snodo particolarmente significativo nella storia della videoarte, non solo perché offriva un primo bilancio delle ricerche d’avanguardia prodotte dal Centro, ma più in generale perché faceva emergere la riflessione sulla natura del video, sulle sue culture, sul suo immaginario, sulla sua estetica, nel momento in cui la posta in gioco era il nesso arte/società e, conseguentemente, la definizione di un nuovo statuto dell’opera d’arte.
La mostra sarà allestita nelle sale Benvenuto Tisi da Garofalo di Palazzo dei Diamanti, che sono state uno dei teatri delle multiformi iniziative del Centro, e si focalizzerà sulle 19 opere monocanale che figuravano nella sezione “videoarte” della mostra torinese, ossia sui videotape nati dalla sperimentazione creativa sulle possibilità espressive del segnale elettronico e messi in onda su un singolo monitor. Ritrasmesse attraverso i dispostivi di visualizzazione degli anni Settanta in grado di farne risaltare la trama luminosa ed evanescente, queste video-creazioni saranno corredate dalla documentazione e dalla strumentazione che ne hanno accompagnato la nascita, in un percorso che punta a far trasparire il processo creativo con il quale l’artista ha pensato, esplorato e reinventato il video in una stretta relazione tra l’arte e l’esperienza quotidiana.
Ad aprire la mostra sarà uno dei primi videotape di Fabrizio Plessi, Travel (1974), un viaggio nell’immaginazione poetica e proteiforme dell’artista, nutrita di suggestioni dall’elemento acquatico e dal contesto veneziano, che si rispecchiano nella fluida densità dell’immagine elettronica. Il percorso presenterà poi alcune delle opere più significative prodotte dal Centro Video Arte negli anni Settanta, tra cui Filo d’Arianna di Claudio Cintoli (1974), Stille Nacht di Christina Kubisch (1975) o Trace of Shadow di Giuliano Giuman (1976), nelle quali gli artisti fanno leva sull’ironia tipica dell’arte concettuale e la presa diretta che caratterizza le arti performative, mettendo alla prova la natura intermediale del video tra musica, arti visive e teatro.
Una sala della mostra si concentrerà poi su due opere di Ricci Lucchi-Gianikian, Viaggio di La Rose ed Essence (1975). La celebre coppia, in questa fase iniziale della ricerca comune, avvia la propria riflessione sulla memoria attraverso l’espediente del catalogo degli “oggetti trovati”, manufatti carichi di suggestioni come i giocattoli, mettendo in gioco un complesso sistema di relazioni tra immagine, ricordo e odorato. Su queste cruciali “opere prime” si è andati oltre la video-preservazione, attuando un intervento di restauro in collaborazione con gli artisti che mira a restituire il valore espressivo dell’opera senza comprometterne la storicità, secondo un protocollo tecnico e un modello decisionale sperimentali, conformi alle linee guida condivise con centri di ricerca europei, di cui verranno illustrate le procedure.
La rilettura e ricontestualizzazione dell’esposizione del 1980, nella cornice di uno degli spazi espositivi del Centro stesso, associata alla presentazione dell’intervento di recupero su due opere di acclarato rilievo internazionale, rappresenta un primo importante momento di studio e di reenactment del fondo video, nella prospettiva della messa in valore dell’archivio nel contesto del futuro assetto museologico delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea a Palazzo Massari.

Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973-1979
Reenactment
Ferrara, Palazzo dei Diamanti, Sale Benvenuto Tisi da Garofalo, 26 settembre – 18 ottobre 2015

Mostra a cura di Cosetta G. Saba, Lisa Parolo, Chiara Vorrasi, in collaborazione con Lola Bonora e Carlo Ansaloni
Organizzatori Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara

Orari di apertura: 10.00 – 18.00, chiuso il lunedì
Ingresso gratuito

Informazioni e Prenotazioni Mostre e Musei
tel. 0532 244949 | diamanti@comune.fe.it
www.palazzodiamanti.it