La Top 10 delle cose da fare nelle West Midlands

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Patria di squadre di calcio leggendarie, la cui storia ha visto qui cambiare le regole di questo gioco amato in tutto il mondo, casa di luoghi sportivi iconici… ci sono molte ragioni per esplorare le West Midlands. E come vedranno i visitatori che assisteranno ai Giochi del Commonwealth del 2022, lo sport è solo una delle ragioni per visitare quest’area! Da antichi castelli e ristoranti stellati Michelin ad alcuni dei migliori negozi della Gran Bretagna, qui riveliamo le icone che collocano la regione sulla mappa dei luoghi da non perdere, così come le sue gemme meno conosciute.

Scopri un gioiello della corona

Come… il quartiere dei gioielli di Birmingham

Epicentro nazionale della produzione di gioielli da più di 250 anni e sede di più di 700 gioiellieri e rivenditori indipendenti, il Jewellery Quarter si trova a nord-ovest del centro di Birmingham e produce circa il 40% dei gioielli britannici. Oltre a gemme di tutte le forme e dimensioni, offre un’abbondanza di esperienze di shopping uniche, oltre a un mix di pub, caffè, gallerie e musei.

E… il bohémien Digbeth

Oltre al cibo di strada del Digbeth Dining Club, questo luogo bohémien a soli 15 minuti a piedi dal centro di Birmingham ospita negozi indipendenti, cinema e luoghi d’arte, per non parlare di Peaky Tours, un viaggio attraverso le persone e i luoghi della serie TV di successo Peaky Blinders!

Esplora il mondo del Bardo

Come… la casa natale di Shakespeare

La casa natale di William Shakespeare a Stratford-upon-Avon ripercorre la prima parte della vita del drammaturgo più famoso del mondo anche attraverso una serie di oggetti che gli sono appartenuti. Passeggiando nei giardino e negli interni dell’Anne Hathaway’s Cottage – la casa della futura moglie – rivivrai l’atmosfera della vita elisabettiana e del futuro matrimonio del Bardo.

E… non perdere gli spettacoli della Royal Shakespeare Company

Situato sulle rive del fiume Avon, e vicino al luogo di nascita del grande drammaturgo il Royal Shakespeare Theatre di Stratford-upon-Avon ha più di 1.000 posti a sedere. Il grande edificio è la sede della Royal Shakespeare Company che regolarmente mette in scena le opere del Bardo – tra cui Romeo e Giulietta, La commedia degli errori e Amleto, recitati come al tempo di Shakespeare.

Fai rivivere la storia

Come… il castello di Warwick

Viaggerai attraverso più di 1.100 anni nel passato della Gran Bretagna al Castello di Warwick, perdendoti per le merlature, assistendo a rievocazioni storiche con l’arciere del castello che mostra la sua abilità nel tiro con l’arco. Perdersi nel labirinto di Horrible Histories e imbarcarsi in un viaggio immersivo nel Castle Dungeon, prima di finire la giornata con un’esperienza di glamping medievale, trascorrendo la notte all’interno del parco del castello.

E… rivivi la vita elisabettiana al Kenilworth Castle

Gli appassionati di storia possono ripercorrere le orme della regina Elisabetta I a Kenilworth Castle, a breve distanza in treno da Coventry. Dalle sue radici come fortezza medievale che ha visto l’assedio più lungo d’Inghilterra, al suo periodo come uno dei più grandiosi palazzi elisabettiani, il castello è intriso di storie di regalità, tradimento e amore.

Vivi il patrimonio calcistico

Come… esplorare il Villa Park

Sede dell’Aston Villa dal 1897, il Villa Park è uno degli stadi più antichi della Gran Bretagna e si trova all’ombra dell’Aston Hall, una casa signorile giacobina. I visitatori possono recarsi dietro le quinte in un tour dello stadio e imparare di più su uno dei 12 club fondatori del campionato di calcio britannico nel 1888.

E… visita al Molineux

Un altro dei club fondatori, il Wolverhampton Wanderers ha giocato al Molineux Stadium da quando è stato costruito nel 1889. Un coinvolgente museo del calcio – l’unico di questo tipo nelle Midlands – racconta la storia del club e presenta una Games Zone interattiva e una Hall of Fame.

Gusta la ricca gastronomia locale

Come… al Triangolo Balti

Il Triangolo Balti è un’area vicina al centro della città rinomata per i deliziosi sapori del Balti, un piatto che si ritiene abbia avuto origine a Birmingham. I buongustai che desiderano assaggiare questa specialità locale possono scegliere tra una varietà di ristoranti a conduzione familiare tra cui il leggendario Adil’s, che si dice abbia introdotto questo metodo di cottura in Gran Bretagna nel 1977.

E…non perdere la cucina stellata Michelin di Birmingham

Birmingham ospita ben cinque ristoranti stellati Michelin, più di qualsiasi altra città britannica al di fuori di Londra, dove gustare una cucina raffinata- dalla classica cucina britannica rivisitata di Adam’s, ai migliori sapori indiani di Opheem.

Ammira l’arte e l’architettura

Come… la Cattedrale di Coventry

La Cattedrale di Coventry è un coinvolgente mix di vecchio e nuovo, poiché la cattedrale moderna si trova accanto alle rovine della sua controparte del 12° secolo, in gran parte distrutta dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Salendo gli oltre 180 gradini della torre, si ammira la panoramica della città.

E… la Galleria d’Arte e Museo Herbert

Oltre a una vasta gamma di conferenze e mostre temporanee, l’Herbert Art Gallery and Museum ospita anche il Turner Prize 2021. Quattro artisti selezionati sono in mostra da fine settembre 2021 a metà gennaio 2022, e il vincitore sarà annunciato all’inizio di dicembre.

Goditi lo shopping di alta qualità

Come… al Bullring

Il più grande centro commerciale di Birmingham riunisce circa 150 marchi sotto lo stesso tetto, oltre a una serie di ristoranti e altri locali. I centro commerciale prende il nome dal il Toro di bronzo alto 2,2 metri dello scultore Laurence Broderick, che sovrasta l’ingresso del Bullring.

E… il Mailbox

The Mailbox è pieno di marche di alto livello e una pletora di ristoranti e bar che servono di tutto, dai cocktail colorati al delizioso cibo di strada indiano. Situato nel cuore della città, è di facile accesso a pochi minuti dalla stazione di Birmingham New Street.

Passeggia lungo i corsi d’acqua

Come… al Gas Street Basin

Con più di 60 km di canali a Birmingham e più di 160 km di corsi d’acqua che compongono il Birmingham Canal Network, il vecchio incontra il nuovo nel Gas Street Basin – qui i visitatori possono passeggiare su alzaie dove il patrimonio industriale e le barche ormeggiate si fondono con l’architettura moderna, bar e ristoranti, proprio nel cuore di Birmingham.

E… visita il Black Country Living Museum

I visitatori che cercano un assaggio della vita nella rivoluzione industriale possono esplorare il Black Country Living Museum all’aperto. Sede di una serie di negozi, case e aree industriali ricostruite, il luogo include anche una parte del Dudley Canal che appare regolarmente nelle scene di Peaky Blinders.

Lasciati conquistare dallo sport

Come… ad Edgbaston

La casa del cricket di Birmingham ospita regolarmente partite internazionali ed ospita il Warwickshire County Cricket Club e del Birmingham Phoenix. Sede ufficiale dei Commonwealth Games 2022, questo storico stadio si trova a breve distanza dal centro di Birmingham.

E… l’Alexander Stadium

Questo stadio a Perry Barr, a nord di Birmingham, è in fase di ristrutturazione per ospitare l’atletica ai Commonwaelth Games 2022, e le cerimonie di apertura e chiusura.

Scopri attrazioni accattivanti

Come… il Cadbury World

Cadbury World accompagna i visitatori in un viaggio coinvolgente attraverso la magia della produzione del cioccolato, dalle origini di Cadbury a Birmingham nel 1824 fino alle zone di degustazione, e include un’esperienza di cinema 4D e il più grande negozio Cadbury del mondo!

E… il Centro Nazionale SEA LIFE

Sede dell’unico tunnel oceanico a 360 gradi della Gran Bretagna, il National SEA LIFE Centre nel cuore di Birmingham permette ai visitatori di avvicinarsi agli squali e a una tartaruga gigante, e di incontrare le prime lontre marine del Regno Unito nella Marine Mammal Facility.

Il Natale Britannico a tavola

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Le tradizioni che danno una forte connotazione al Natale britannico sono davvero tante: si va dalla “gara” di vetrine natalizie nei più conosciuto Department store del mondo fino ad arrivare al famoso discorso della Regina e alla puntata natalizia delle serie tv più conosciute e amate. La tradizione, però, passa anche attraverso a ciò che ci mette a tavola. Cosa dà davvero il senso del Natale britannico in tavola? Così come il pandoro e panettone stanno al Natale italiano, il Natale britannico è tale grazie a tante piccole grandi specialità davvero interessanti.

I cavoletti di Bruxelles: perché si mangiano a Natale in Gran Bretagna?
Come mai i Brussels Sprouts sono considerati un grande classico di un pasto natalizio britannico degno di questo nome? Iol giro di affari legato ai cavoletti di Bruxelles si aggira, in Gran Bretagna, intorno a cifre davvero grandi. Si dice che, se mettessimo assieme tutte le coltivazioni di questo ortaggio presenti in Gran Bretagna, otterremmo circa 3200 campi da calcio. Come molte altre tradizioni natalizie – dai biglietti di auguri ai mercatini – i cavoletti di Bruxelles sono arrivati sulle tavole britanniche in epoca vittoriana. Questo perché, durante il Regno della Regina Vittoria, si iniziò a fare maggiore propaganda sui cibi nutrienti, pieni di vitamine, facili da coltivare e assolutamente immediati in quanto a preparazione. Averli a tavola era come un regalo, in quanto creavano un diversivo dalle “solite” verdure presenti nella dieta britannica. Da quel momento, sono diventati una vera e propria pietanza natalizia tipica della Gran Bretagna. Solitamente si fallo bollire e poi vengono ripassati in forno con una buona dose di bacon.
Le Mince Pie: il gusto speziato del Natale britannico
Le mince pie sono un altro grande must del periodo natalizio in Gran Bretagna anche se, in un’epoca come la nostra in cui la grande distribuzione è sempre più presente, si iniziano a trovare sugli scaffali dei supermercati già da ottobre, per non dire durante tutto l’arco dell’anno. Le Mince Pie che si mangiano ora sono molto diverse, però, da quelle create in origine. La ricetta originale risale ai tempi del regno di Re Giacomo I. Le pie erano ripiene di carne, frutta secca e spezie e venivano preparare di forma ovale, per ricordare la culla di Gesù nella mangiatoria. Le famiglie più ricche erano solite farle preparare personalizzate: ogni famiglia sceglieva un simbolo (una stella, un cuore e così via…) da apporre alle pie prima che fosse messa in forno. Col tempo, la ricetta cambiò e ora le Mince Pie sono un dolce speziato e tipicamente natalizio da preparare con cura per dare un gusto speziato al Natale.

 

Il Christmas Pudding
Pudding è una delle parole inglesi più difficili da tradurre in italiano perché può rappresentare molti cibi diversi. In molti film e serie tv un po’ datate, Christmas Pudding viene tradotto come Budino di Natale ma sappiamo tutti molto bene che non si tratta proprio di un budino. Il Christmas Pudding è un dolce cotto in forno a base di frutta sia secca che candita e molte spezie. L’uso delle spezie è tipico del Natale in quanto la spezia rappresentava qualcosa di prezioso da non usare per un pranzo di tutti i giorni bensì per una giornata speciale. Il Christmas Pudding si serve solitamente flambé e al suo interno vengono nascosti degli oggetti (un anello, una moneta e un ditale). Chi li trova avrà fortuna e prosperità nell’anno successivo. Una superstizione britannica dice inoltre che non mangiare il pudding come conclusione del pranzo di Natale porti guai. Il Christmas Pudding fa bella mostra di sé in libri di ogni genere. Ne citiamo due tra tutti: Canto di Natale di Charles Dickens e Il caso del dolce di Natale di Agatha Christie (non a caso, il titolo originale è The adventure of the Christmas Pudding).
Il Brandy Butter
Il Christmas Pudding e le Mince Pie non arrivano quasi mai sulle tavole della Gran Bretagna da sole. Con loro c’è spesso il Brandy Butter, altro grande protagonista del Natale made in Britain. Ai giorni nostri, il Brandy Butter si trova già pronto nel banco frigo dei maggiori supermercati ma prepararlo in casa, proprio mentre si prepara anche il Christmas Pudding, è un qualcosa di tradizionale al quale alcune famiglie non rinunciano. Il Brandy Butter, di per sé, è un panetto di burro cremoso che va mescolato con il brandy – per l’appunto – e una serie di spezie la cannella, la vaniglia e l’estratto d’arancio. Il burro al brandy deve accompagnare le Mince Pie e il Christmas Pudding serviti, ovviamente, caldi.

L’arrosto di tacchino
Spesso si abbina l’idea del tacchino come pietanza tipicamente festiva al concetto di celebrazioni invernali americane come il Giorno del Ringraziamento oppure il Natale stesso. In realtà, la tradizione di usare la carne di tacchino per le festività natalizie va attribuita al più grande buongustaio della storia inglese: Re Enrico VIII. Fino ai primi anni di regno di Enrico VIII, infatti, il piatto forte del Natale in Gran Bretagna erano volatili come i piccioni o, se si era ricchi, il pavone. La prima ricetta ufficiale per preparare il tacchino come pietanza natalizia fu stampata nel The English Housewife di Gervase Markham nel 1615. Il tacchino, però, rimase una scelta natalizia fattibile solo per le famiglie abbienti. Almeno fino all’avvento del regno della Regina Vittoria.

E per il Boxing Day?
Il giorno di Santo Stefano (26 dicembre), per i britannici, è il Boxing Day. Il nome, come molto della tradizione natalizia britannica, va attribuito sempre alla Regina Vittoria. In quel periodo, infatti, le famiglie più ricche erano solite impacchettare (to box) nuovamente alcuni regali di Natale per darli alle famiglie più povere per beneficenza. Va ricordato che, nel XIX Secolo, ci si regalavano spesso cibo, indumenti di lana e cose da poter utilizzare per l’inverno. Oltre a questo, Boxing Day era anche il momento in cui la servitù delle case dei nobili poteva festeggiare il Natale e riceveva essa stessa dei regali. Attualmente, il Boxing Day è una seconda giornata da trascorrere in famiglia. Che cosa si mangia? Normalmente si resta più leggeri che per il pranzo o la cena di Natale. Un grande classico britannico per il Boxing day è Ham, Eggs & Chips. Questo piatto si trova spesso anche nei menù di molti pub. Si tratta di alcune fette di prosciutto arrosto servite con un uovo, solitamente fritto, e delle patatine. C’è chi abbina il piatto con dei cetriolini sotto aceto oppure con il classico piccalilli. Di cosa si tratta? Il piccalilli è un condimento nato ai tempi dell’Impero britannico: è fatto da cetriolini, cavolfiore e anche altre verdure (la ricetta cambia da famiglia a famiglia) conditi con delle spezie e della senape inglese. Sono spesso servito con Ham, Eggs & Chips oppure con un altro piatto tipico da pub: il Ploughman’s lunch.

Posti degni di nota dove trascorrere un Natale britannico
Il pub è un simbolo indiscusso della Gran Bretagna e del senso di comunità che, al contrario di quanto si pensa normalmente, appartiene in toto a popolo britannico. Le case britanniche, soprattutto quelle di stampo popolare, storicamente non sono mai state progettate per accogliere gente. Esse erano piccole, con stanze funzionali ma non adatte a grandi incontri e grandi tavolate. La vita sociale, diversamente da quanto può accadere nelle tradizioni dell’Europa mediterranea, avveniva e avviene al pub che, per molti, è diventato una sorta di succursale di casa. Il pub è, quindi, anche un luogo in cui ricercare il senso del Natale. Quindi val la pena di segnarsi qualche nome di pub degni di nota e capaci di regalare un Natale britannico, in tutte le sue accezioni.

Il Kingslogde Inn – Durham: il Natale come dono
Nel profondo Northumberland, il Kingslodge Inn è un pub che fa parte della CAMRA, la Campaign for the Real Ale. Serve birre locali e di buona qualità da molti anni ed è un classico pub con alloggio, dove la qualità è sempre al primo posto. La caratteristica principale del Natale al Kinglodge Inn è di riservare una parte della propria sala a chi festeggia il Natale in solitudine. Come se fosse una sorta di grande dono, il pub prepara un gran bel pranzo per le persone anziane che vivono da sole.

Il Paddy’s Marten Inn – Leicester: la multietnicità
Questo pub di Leicester ha una lunga storia e incarna, al giorno d’oggi, l’essenza multiculturale tipica della Gran Bretagna. Leicester è una delle città inglesi con il più alto numero di culture e razze coesistenti. Il Golden Mile della città, per esempio, è uno dei migliori luoghi dove mangiare indiano in Inghilterra. In quest’ottica si inserisce il Paddy’s Marten Inn, un pub storico che, da un po’ di tempo a questa parte, è stato rilevato da una famiglia indiana, con figli nati e cresciuti a Leicester. Il loro menù racconta la vastità dei sapori indiani che, come da tradizione da pub britannico, vengono serviti con delle Ale di produzione locale. Questo è il volto di una Gran Bretagna che nasce dall’Impero e approda ai giorni nostri con la consapevolezza che la multietnicità sia una grande risorsa, non solo in cucina.
The Bevy – East Brighton: l’unico pub gestito da una comunità
La caratteristica principale del The Bevy è di essere l’unico pub in Gran Bretagna a trovarsi all’interno di una housing estate, ovvero in un complesso residenziale. Il pub è gestito direttamente da chi vi vive attorno e lascia grande spazio a tutte le associazioni di volontariato locale. Durante la pandemia di Covid-19 il pub è rimasto chiuso, come molti altri in Gran Bretagna, ma ha continuato a servire la comunità preparando pasti e consegnandoli a chi ne aveva più bisogno.

The Swan Inn – Nottage, Porthcawl, Galles: una pinta dopo il tuffo in acqua
The Swan Inn è un ottimo pub non distante da Coney Beach, la baia che viene presa d’assalto il giorno di Natale da oltre mille nuotatori pronti a tuffarsi nel freddo mare che bagna la costa del Galles, non distante da Swansea. Nel 2020 la Christmas Swim, evento di beneficenza, non è stato fatto, ma quest’anno si terrà, chiedendo a tutti i partecipanti di rispettare le regole in vigore per quel giorno. The Swan Inn è considerato un luogo dove le anime si riscaldano e i sorrisi nascono. Chissà che Babbo Natale non passi proprio di lì.
Il Natale britannico secondo gli chef
La gastronomia di alto livello è sempre più presente in Gran Bretagna e i ristoranti di cui parlare sono sempre di più. Non si tratta solo di stelle Michelin – comunque presenti nel firmamento della ristorazione made in Britain – ma di vera e propria creatività che dà il meglio di sé a tavola. Cosa consigliano chef e kitchen star per il Natale in stile britannico?

Il Natale secondo Tom Kerridge
Tom Kerridge è uno chef stellato che ha lavorato in molti ristoranti in Inghilterra. Nel 2005 ha aperto un pub che si chiama The Hand & Flowers. Questo locale si trova a Marlow, nel Buckinghamshire ed è il primo pub britannico ad aver ottenuto una stella Michelin. Tom Kerridge è molto conosciuto anche per le sue ricette legate al Natale, argomento centrale del suo programma (in onda su BBC2) Tom Kerridge cooks Christmas. Una delle ricette che, a furor di popolo, l’hanno reso famoso è quella delle sue Christmas Carrots, ovvero le carote di Natale. In inglese, il nome del piatto è un gioco di parole che rimanda a Christmas Carols. Si tratta di carote preparate utilizzando l’anice stellato. https://www.bbc.co.uk/food/recipes/christmas_carrots_90489

Il Natale secondo Nisha Katona
Nisha Katona è una chef britannica, di origine indiana, nominata Member of Bristish Empire (MBE). Nata nel Lancashire, è cresciuta tra Lancashire e Merseyside dove ha fatto l’avvocato per i minori per circa 20 anni. Dopo aver lasciato la carriera legale, si è messa a insegnare cucina indiana ed ha aperto, successivamente, alcuni ristoranti di gran successo. Il Mowgli a Manchester, proprio vicino alla Cattedrale, è un vero e proprio punto di riferimento per chi ama la cucina indiana. Anche Nisha Katona si mostra spesso in televisione e non disdegna di unire i profumi della cucina indiano con piatti che potrebbero avvicinarsi molto alla tradizione britannica. Il suo tacchino Tikka Masala è uno dei piatti più celebri.
https://www.itv.com/lorraine/articles/nisha-katona-turkey-tikka-masala

Il Natale secondo Nigella Lawson
Nigella Lawson non ha bisogno di presentazioni e ha fatto di alcune sue caratteristiche un vero e proprio marchio di fabbrica. Figlia di Nigel Lawson, membro della Camera dei Lord e Cancelliere dei governi Tatcher, Nigella è sempre pronta a suggerire qualcosa di utile per rendere il Natale ancora più gustoso. Una delle ricette natalizie più apprezzate è il suo Yule-Log, ovvero il tronchetto di Yule. Quest’ultimo è l’antico nome pagano del periodo legato al solstizio d’inverno. Si tratta di un morbido dolce al cioccolato a forma di tronco d’albero, pronto a ricordare a tutti la bellezza degli alberi addobbati a festa. https://www.nigella.com/recipes/yule-log

Esperienze gastronomiche sostenibili a Londra

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Londra è il paradiso dei buongustai. Ogni ricetta internazionale lì è di casa e la città regala anche la possibilità di provare le ultime tendenze in fatto di cibo. Non solo: permette anche di vivere un’esperienza gastronomica globale senza lasciare la città. Se stai cercando di scoprire grandi sapori con attenzione alla sostenibilità, la capitale britannica è il posto per te. Per ispirarti, questo riepilogo mette in evidenza le aziende che combinano deliziosi menu con principi ecologici, per un’esperienza culinaria da ricordare.

Un’esperienza da fare fin dall’alba: E5 Backhouse

Per iniziare bene la giornata, cosa c’è di meglio di una ricca colazione o di un brunch all’E5 Bakehouse? Questo panificuio ha sede ad Hackenye ed è uno dei pionieri della rivoluzione del pane a lievitazione naturale a Londra. Si trova in una posizione semplice ma pittoresca sotto un arco ferroviario. Negli ultimi dieci anni ha raggiunto una serie di traguardi sostenibili di cui pochi locali possono vantarsi. Per cominciare, la loro farina (che è sempre biologica) è prodotta localmente, con la maggior parte del grano importata dalle contee vicine come il Suffolk. Il grano viene, quindi, macinato in loco, in un imponente mulino che si può vedere dal luogo in cui si trova la panetteria e che contribuisce a rendere unico il fascino rustico di questo posto. Il forno utilizza solo energia rinnovabile e si impegna a riciclare, compostare e utilizzare imballaggi ecologici e biodegradabili. Qui puoi trovare anche prodotti biologici da fornitori locali da gustare a colazione tra cui panini alla cannella, cioccolato e biscotti di segale, muesli, porridge, involtini di pancetta, uova strapazzate e pane tostato e marmellata, tutti serviti con caffè monorigine. E se ti fermi più a lungo, i loro pranzi includono sempre piatti vegetariani, oltre a zuppe, insalate e una scelta di panini. Inoltre, durante i mesi estivi, la maggior parte dei prodotti che utilizzano proviene dalla Fellow’s Farm, l’azienda agricola con sede a Suffolk fondata alcuni anni fa da Ben Mackinnon, ex consulente ambientale e fondatore del panificio.

Cotture lente e cucina “from nose to tail”: St.John Restaurant

Il St. John Restaurant a Smithfield, con tanto di stella Michelin, è il luogo ideale per un pasto completo. Fergus Henderson è uno degli chef più venerati del paese e la figura di spicco di questo progetto gastronomico “from nose to tail”, che da quasi trent’anni esalta la virtù dell’utilizzo di tutte le parti dell’animale. Henderson descrive questa filosofia nei suoi libri, affermando “se hai intenzione di uccidere un animale, sembra solo educato usare tutto”, e la mette in pratica a Smithfield, con il ristorante ospitato in un vecchio affumicatoio situato accanto al mercato della carne che ha reso celebre proprio Smithfield. Il leggendario menu, diverso ogni giorno, utilizza ogni parte dell’animale e comprende classici come l’insalata di midollo osseo insieme a frattaglie di agnello, noci e indivia sottaceto, cuore di bue e salsa verde su crostini di pane. Per quanto riguarda i dolci, non perderti i famosi muffin della casa.

Da un giardino-mercato al cuore di Londra: Spring, Covent Garden

Spring è un ristorante raffinato e di classe situato a Somerset House, vicino a Covent Garden. È gestito da Skye Gyngell, famosa chef di origine australiana che vive a Londra da oltre vent’anni e ha basato la sua carriera sulla cucina con prodotti locali e di stagione, in cui sia gli ingredienti che il luogo in cui vengono preparati sono sostenibili. Per questo motivo, potrebbe non sorprendere che in meno di un anno sia riuscita a bandire la plastica monouso dalla cucina del suo ristorante, o che uno dei suoi menu di maggior successo evidenzi il problema dello spreco alimentare. Il menu che porta il nome di Gratta è disponibile solo per le cene tra le 17.30. e 18:30 (prima dell’apertura dei teatri) e offre tre portate per £25. Caratterizzato da piatti deliziosi a un prezzo molto interessante, ognuno contiene cibi che di solito vengono scartati, come la parte verde del cavolfiore. Inoltre, il principale fornitore di Spring è Jane Scotter, che è la fondatrice della biodinamica Fern Verrow Farm. Gyngell e Scotter formano una coppia perfetta e sono riuscite a ridurre significativamente gli sprechi alimentari grazie alla pianificazione congiunta dei menu e dei raccolti, e portando la filosofia “dal campo alla tavola” un passo avanti.

Per un autentico afternoon tea sostenibile: Petersham

L’afternoon tea alla Petersham Nurseries Teahouse di Richmond, un quartiere benestante nel sud-ovest di Londra facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, è un’esperienza da sogno. Questo tempio dello slow food e della sostenibilità è stato insignito della neonata Michelin Green Star nel 2021 e si trova in uno scenario meraviglioso all’interno di una serra, circondato da splendidi giardini pieni di fiori e dal proprio frutteto, che funge anche da ispirazione per i loro menu. I loro fornitori praticano l’agricoltura rigenerativa e sono certificati secondo i più alti standard di benessere animale, e la tearoom svolge anche iniziative come inviare i loro rifiuti di caffè a Bio-Bean per essere convertiti in carburante. Qui è stato anche installato un digestore anaerobico che converte i rifiuti alimentari in acqua, consentendo loro di ridurre considerevolmente la loro impronta di carbonio. Oltre al classico afternoon tea, hanno menu per pranzo e cena basati sugli stessi principi e con ingredienti locali, stagionali e sostenibili. Se non hai tempo per raggiungere Richmond (è un viaggio facile con i mezzi pubblici ma lontano dal centro), puoi anche visitare il loro caffè a Covent Garden.

Per chi ama la dolcezza: Violet

L’ora del tè è il momento ideale per qualcosa di dolce e Violet, fondata dalla californiana Claire Ptak, è un’opzione eccellente. Claire Ptak si è formata presso il noto ristorante, che ha sposato la filosofia dalla fattoria alla tavola, Chez Panisse ed è stata una dei primi a introdurre ingredienti di stagione in torte e dessert. Al suo arrivo a Londra, ha iniziato a vendere le sue torte in una piccola bancarella nel mercato di Broadway e ha rapidamente attirato un fedele seguito grazie al suo utilizzo di ingredienti ecologici e condimenti stagionali, tra cui Mango Alphonso, Dorset Blueberry e Kent Cherry. Dopo aver aperto la sua caffetteria (situata a soli 10 minuti a piedi dalla sua bancarella del mercato, che apre ancora il sabato) nel 2010, oggi è conosciuta per le sue squisite torte e per i clienti famosi tra cui Harry e Meghan, che le hanno ordinato la loro torta nuziale. Oltre ai cupcake, la caffetteria offre anche delizie tra cui brownies di segale, torta di frutta con farina di farro o biscotti al cioccolato e vaniglia in stile sandwich. Claire Ptak rende anche omaggio al suo luogo di nascita, la California, e al suo paese di adozione con specialità come l’avocado su pane tostato con olio, peperoncino e lime e toast con Cheddar, blue cheese e kimchi.

La brasserie con la migliore vista su Londra: Oxo Tower

La Oxo Tower Brasserie non solo ha una vista spettacolare sul Tamigi, ma ha anche recentemente migliorato le sue credenziali in fatto di sostenibilità. Dalla riduzione della plastica monouso all’aumento della gamma di piatti vegetariani, i suoi sforzi sono stati premiati dalla Michelin Green Star. Qui, i prodotti di stagione vengono trasformati dallo chef Keir Barry in piatti appetitosi, con varie opzioni interessanti tra cui zuppa di funghi e topinambur con mascarpone e crostini e sgombro della Cornovaglia con insalata di patate e condimento al miele, limone e senape.

Il numero uno per la sostenibilità: Silo

Il Silo Restaurant, sulla riva del fiume Lea a Hackney Wick, East London, è sempre in cima alla lista dei ristoranti sostenibili della città. Giustamente. Conosciuto come il primo ristorante “zero rifiuti” al mondo, l’etica di Silo si basa sull’idea dell’artista australiano Joost Baker di “non avere nessun cestino”, un principio che il fondatore, Douglas McMaster, ha fatto suo. Come? Bene, il loro digestore aerobico trasforma i rifiuti alimentari in compost in situ, creando fino a 60 kg di compost in 24 ore, il ristorante ha il suo mulino per macinare il grano, si produce il proprio latte e burro vegetali, aderendo alla filosofia “from nose to tail”, simile a quella del St.John Restaurant. Inoltre, l’arredamento e la decorazione del ristorante si basano su materiali che altrimenti sarebbero stati smaltiti, come piatti realizzati con sacchetti di plastica e tavoli creati utilizzando imballaggi per alimenti, e tutte le consegne arrivano in contenitori progettati per essere riutilizzati. Il menu degustazione, immensamente creativo, comprende piatti come funghi champignon con avena koji; patate ratte, alghe e panna caramellata, oppure lattuga, fiori di sambuco e calendula messicana.

Sigarette elettroniche: ecco quando puoi portarle con te in viaggio

Dovete fare un viaggio in aereo e vi state chiedendo se potrete portare con voi le vostre inseparabili sigarette elettroniche? Oppure avete dei dubbi circa le regole vigenti nel Paese in cui state per recarvi?

Le sigarette elettroniche sono diventate le inseparabili compagne non solo dei tanti che le preferiscono alle sigarette tradizionali, ma anche di chi vuole smettere di fumare e ha trovato un valido rimedio nell’uso delle e-cigarette. Comode e pratiche, le sigarette elettroniche permettono infatti di ridurre gradualmente il consumo di nicotina. Per saperne di più, potete consultare questa pagina.

Quando ci si deve recare all’estero o si vuole intraprendere un viaggio in aereo, ci si domanda, con un po’ di apprensione, se sarà necessario rinunciare per qualche tempo alle sigarette elettroniche o se è possibile portarle con sé.

In questo articolo vi spiegheremo come viaggiare in sicurezza con le e-cigarette, evitando di commettere infrazioni.

Cosa fare quando si prende l’aereo
La valigia è pronta, il biglietto dell’aereo è già in borsa, ma adesso sorge un dubbio amletico: potrò portare le sigarette elettroniche con me o esistono dei divieti?

Ecco la buona notizia: le sigarette elettroniche possono viaggiare in aereo, in quanto non rientrano fra gli oggetti espressamente vietati dalle compagnie aeree. Per portarle in viaggio è però indispensabile seguire alcuni semplici accorgimenti.

Vediamo subito quali sono.

Le batterie
Seppure, come abbiamo detto, non esistano divieti per quanto riguarda il trasporto delle sigarette elettroniche in aereo, le compagnie di volo vietano l’inserimento di oggetti potenzialmente esplosivi nel bagaglio da riporre in stiva in quanto, a causa della pressione, potrebbero causare incidenti.

Le batterie al litio delle sigarette elettroniche rientrano in questa categoria.

Dunque ricordatevi di mettere le batterie delle vostre e-cigarette nel bagaglio a mano, ossia quello che porterete con voi in cabina.

Il liquido nel serbatoio
Nel serbatoio delle sigarette elettroniche viene inserito del liquido. In volo, a causa del cambiamento di pressione, una parte del liquido potrebbe fuoriuscire dalla sigaretta, soprattutto se questa viene riposta in stiva.

Per questo motivo, è importante ricordarsi di svuotarlo prima di salire in aereo.

I liquidi per la ricarica
Se la vostra vacanza dura diversi giorni, potreste aver bisogno di portare con voi del liquido di riserva.

I regolamenti delle compagnie aeree pongono alcune limitazioni per quanto riguarda il trasporto di liquidi nel bagaglio a mano. Nello specifico, non è possibile portare con sé più di un litro totale di liquidi, suddivisi in piccoli contenitori da 100ml. Questi dovranno essere inseriti in un sacchetto trasparente per il controllo in aeroporto.

Per quanto riguarda il trasporto di liquidi nel bagaglio in stiva non esistono invece limiti.

Il kit di rigenerazione
Il kit di rigenerazione contiene molti oggetti che, in base ai regolamenti delle compagnie aeree, possono essere considerati pericolosi.

Tra questi vi sono ad esempio le forbicine, i cacciaviti, le pinzette e molti altri attrezzi che, durante il controllo in aeroporto, non verrebbero visti di buon occhio.

Eppure non è possibile rinunciare a portare con sé il kit per la manutenzione delle sigarette elettroniche. Cosa fare allora?

Semplice: anziché inserirlo nel bagaglio a mano, mettete tutti gli attrezzi di rigenerazione in quello che andrà in stiva, per il quale non sono previsti divieti di questo genere.

Paese che vai, regolamento che trovi
In Italia, a parte le limitazioni imposte nei luoghi chiusi, siamo abituati a utilizzare senza problemi le sigarette elettroniche.

Per questo molti viaggiatori, dopo aver preparato con attenzione il bagaglio, separando tutti gli elementi e dividendoli fra il bagaglio a mano e quello da riporre in stiva, partono soddisfatti e spensierati, scoprendo troppo tardi l’esistenza di inaspettati divieti.

Prima di partire è importante informarsi bene circa i regolamenti vigenti nel Paese in cui ci si sta recando.

Alcuni Stati vietano l’utilizzo delle e-cigarette, mentre altri impongono alcuni limiti.

Al primo gruppo appartengono ad esempio l’Austria e il Belgio, unici due Paesi europei che ne vietano l’utilizzo. Spostandoci fuori dall’Europa, troviamo altri Stati in cui vige il divieto, tra cui Uruguay, Brasile, Indonesia e Nicaragua.

Per quanto riguarda le limitazioni sia nell’uso sia nel quantitativo massimo di nicotina, troviamo, sempre in Europa, la Francia, la Svizzera. la Danimarca e il Portogallo. Spostandoci al di fuori del vecchio continente, potremo incontrare limitazioni ad esempio in Norvegia, Cina, Filippine e Canada.

Prima di partire, informatevi bene e consultate i regolamenti del Paese in cui state per recarvi, al fine di evitare di incorrere in pesanti sanzioni.

130 opere esposte alla galleria Bertoia di Pordenone

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I depositi dei musei, sia quelli delle capitali
che quelli di periferia sparsi in tutta Italia, possono essere
paragonati alle  radici degli alberi: non si vedono, ma è  proprio lì
che si creano i presupposti per la salute e la crescita della pianta.
Lontano dagli occhi dei visitatori le collezioni si nutrono dei progetti
di rinnovo e scambio, si valorizzano con i prestiti, e spesso le opere
celate al pubblico affrontano un’esistenza più dinamica di quelle da
sempre esposte, come  insegna il recente esempio degli “Uffizi
diffusi”.

Talvolta, però, per riportare alla vista opere anche di grande valore
c’è bisogno di una scintilla, della contingenza, della volontà di
ridestare l’attenzione sul complesso di un intero patrimonio culturale.

Ridestare è il termine più appropriato per descrivere “Il sogno delle
cose. Quadri e sculture moderne dalle collezioni civiche di Pordenone”,
la mostra a cura di Alessandro Del Puppo e Luca Pietro Nicoletti,
realizzata dal Comune di Pordenone con la collaborazione della Regione
Autonoma Friuli Venezia Giulia, dell’Università degli Studi di Udine
e della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Friuli
Venezia Giulia, in esposizione alla Galleria Harry Bertoia di Pordenone
fino al 13 febbraio 2022.

Circa 130 le opere selezionate, realizzate tra fine Ottocento e gli anni
duemila, esposte  e appartenenti al patrimonio civico, e solitamente
custodite nei depositi di Palazzo Ricchieri a seguito di acquisti e
donazioni. Alcuni nomi in mostra: De Chirico, Savinio, Fontana, De
Pisis, Sironi, Vedova, Campigli, Guttuso, Picasso, Chagall, Delvaux. Ma
anche quelli di artisti del territorio come Massimo Bottecchia, Nane
Zavagno,  lo stesso Bertoia, fino agli autori di oggi come Massimo
Poldelmengo, Roberto Kusterle, Danilo Di Marco.

Questo nuovo percorso che intende “restituire” alla città alcune opere
tra le migliaia che erano nei caveau del Museo Ricchieri è
un’operazione di tendenza che stanno facendo i più importanti musei,
per rimettere in circolo un patrimonio che è di tutta la città, come
ha fatto recentemente il  Museo di Rotterdam.

Una riscoperta dunque, che mette in luce opere di grande valore, un vero
patrimonio culturale del territorio,  già esposte nel corso degli anni
passati ma che ritornano oggi attraverso un percorso espositivo diverso,
mettendo così “al lavoro” nuove risorse intellettuali più che delle
nuove risorse materiali (essendo queste già presenti e momentaneamente
inutilizzate), per far si che tante opere, rimaste a lungo nei caveau,
possano uscire e dialogare, invece di sognare come facevano al buio.

«Con questa operazione – specifica l’Assessore alla Cultura di
Pordenone, Alberto Parigi – togliamo alcune opere meravigliose dai
caveau in cui erano state nascoste da tempo e le restituiamo non solo a
Pordenone e alla regione Friuli Venezia Giulia, ma all’Italia tutta».

Una “operazione modernità” che vuole anche  in qualche modo
svecchiare l’immagine dei Musei civici, affiancando alle grandi opere
permanentemente  qui esposte del Sette-Ottocento lavori più moderni e
rari, quadri, sculture, produzioni grafiche, realizzate nel corso del XX
secolo.

Accanto alle opere di assoluto rilievo e importanza mondiale dei  grandi
protagonisti dell’arte italiana ed europea, in esposizione anche un
nucleo consistente di autori locali  ma di richiamo internazionale come
Luigi Vettori, Armando Pizzinato, o Giuseppe Zigaina. che raccontano  la
storia del  territorio del Friuli Venezia Giulia attraverso la
rappresentazione dei paesaggi e delle sue genti.

La scelta allestitiva, riportata come un grande racconto anche
all’interno del catalogo disponibile all’apertura della mostra, ha
privilegiato un approccio tematico articolato  in sezioni (Figure di
artisti; Miti, amori, gran dame, allegorie; Volti; Paesaggi, nature;
Territori friulani, Nature morte, tavole imbandite; Figure del lavoro;
Spazi; Tensioni; Gli uomini illustri) e tessuto in modo da fare
dialogare opere di autori noti con quelle di meno noti, scultura e
pittura in un percorso che  accompagna e sprona ad osservare e capire
l’Arte Moderna.

«Le opere conservate nei musei si parlano anche se i più non le odono
– illustra il curatore della mostra, Alessandro Del Puppo – ; è
giunto il momento di presentare il loro dialogo al pubblico. Questa
mostra è il racconto del grande patrimonio culturale della città
presentato in dieci sezioni, da leggersi quasi come i capitoli di un
possibile libro. Per renderlo più fruibile, allestita anche un’opera
artistica fotografica proprio sul tema dei depositi museali, realizzata
a partire da uno studio sui depositi del Museo civico d’Arte di
Pordenone dall’artista Alessandro Ruzzier».

Un lavoro fotografico che, illustra i più misteriosi tra gli spazi
museali, facendo entrare con il suo sguardo lo spettatore tra i segreti
dei depositi, là dove le cose sognano.

Catalogo:

Quadri e sculture moderne

dalle collezioni civiche di Pordenone

a cura di Alessandro Del Puppo, Luca Pietro Nicoletti

23 x 28 cm
192 pagine
160 illustrazioni edizione italiana brossura

prezzo: 22 €

_Informazioni generali sulla mostra ___

Sede: Comune di Pordenone – Galleria Harry Bertoia, Corso Vittorio
Emanuele II, 60

Date: dal 21 novembre 2021 al 13 febbraio 2022

Orario di apertura: giovedì e venerdì dalle 15 alle 19; sabato e
domenica dalle 10 alle 13  e dalle 15 alle 19.

Biglietti: intero 3 euro; ridotto 1 euro. Il biglietto dà accesso anche
al Museo civico d’Arte.

Per informazioni: +39 0434 392960, 0434 392935  –
museo.arte@comune.pordenone.it

www.comune.pordenone.it/galleriabertoia [1]

Attività didattiche per le scuole:  Studio associato Eupolis,
info@eupolis.info

Passate anche voi del tempo a giocare ai diversi solitario online

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Okay cosa c’è di meglio di un momento in cui rilassarsi con fare un solitario? Quando esistono videogiochi gratis – ed è quello che si ha su solitaire.org. C’è un intero catalogo di diversi tipi di solitario con cui puoi divertirti. Infatti, ci sono più di 100 giochi sul sito.

Sono sempre stato molto appassionata di carte. Da quando ero bambina ed ero in hotel ad annoiarmi, sono rimasto affascinato. Gioco a giochi per PC, giochi per console e ora anche giochi per cellulari. I videogiochi sono una fonte di divertimento, eccitazione e conforto per me. Siamo stati chiusi per più di un anno a causa della pandemia, e molti di noi si sentono come se stessimo languendo. Gli studi hanno dimostrato che giocare ai videogiochi può aiutarci ad affrontare la depressione. Si è anche scoperto che il gioco ai videogiochi è correlato positivamente al benessere. Trovo che questi sono particolarmente veri per me, dato che videogiochi non devono nemmeno essere complicati. Mentre mi piacciono i giochi di ruolo impegnativi, sono anche in grado di trovare piacere in giochi più casual come i puzzle, gli oggetti nascosti, gli sparatutto, ecc. C’è un gioco per ogni umore e stato d’animo. A volte vogliamo immergerci in un mondo totalmente diverso e fuggire per un po’. Ma ci sono anche momenti in cui vogliamo solo fare cose semplici e dirette come sparare agli alieni o compitare parole.

“Patience” è stato il primo nome registrato per Solitaire. Anche se inglese, la parola “patience” è di origine francese e indica che il gioco richiedeva un temperamento paziente per poterlo giocare bene. Il gioco non ha attraversato l’Atlantico per arrivare negli Stati Uniti e in Canada fino al 1870, dove è diventato noto come Klondike Solitaire, poi semplicemente “Solitaire”. Alcune persone si riferiscono ad esso come “Klondike” o “Klondike Solitaire”, anche se questo avviene soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, al contrario dell’Europa.

Curiosità: il numero minimo di mosse per vincere a Klondike Solitaire è 52. Ogni carta a faccia in su si muove direttamente verso una Fondazione senza mai dover muovere una carta da nessun’altra parte. Le probabilità di fare un gioco così veloce sono comunque lunghe!

Ho provato i giochi di solitaire.org su computer, tablet e cellulare. Tutto funziona bene! Non posso credere che siano tutti gratuiti, lo adoro!

Ecco cosa distingue solitaire.org dagli altri siti di giochi:

  1. Non c’è niente da scaricare. Nessuna app o alcun tipo di software. Si gioca tutto dal tuo browser.
    Non ci sono annunci. Odio davvero quando una pubblicità appare improvvisamente a metà gioco. Mi distrae e rovina lo slancio.
    Ci sono più versioni di solitario gratuiti con cui puoi divertirti.
    Ci sono così tante categorie diverse che ci sarà sicuramente qualcosa per tutti.
    È possibile fare richieste di giochi tramite un modulo di feedback, dato che aggiungono sempre nuovi giochi al loro roster.
    Da quando non posso andare da nessuna parte se non al lavoro e in posti essenziali come banche e supermercati, ho passato più tempo a giocare ai videogiochi. Mi manca molto viaggiare e per ora posso visitare altri luoghi solo virtualmente. I videogiochi mi aiutano a far fronte a quello che succede intorno a me e mi aiutano a rimanere sano di mente. Se hai bisogno di distrarti, anche solo per un po’, ti consiglio di visitare solitaire.org e di provare i diversi solitari. O forse anche tre o più. Potete anche mostrare il sito ai vostri figli per tenerli occupati se avete bisogno di una pausa. Il solitario è sempre rilassante per tutti.

A Gualdo Tadino per il ponte di Ognissanti ingresso gratuito ai musei.

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Fino al 28 novembre, visto il grande interesse del pubblico, è stata prorogata la mostra “Si vede il silenzio. Lani Irwin – Alan Feltus”, la grande pittura di figurazione contemporanea americana, presso la Chiesa Monumentale di San Francesco, visitabile con ingresso libero. “Per le festività di Ognissanti inoltre”, spiega Catia Monacelli, direttore del Polo Museale di Gualdo Tadino, “tutti i musei del circuito sono aperti al pubblico come di consueto, ma con una speciale agevolazione, chi visita il Museo Civico Rocca Flea, potrà accedere gratuitamente a tutti gli altri musei del centro storico, a pochi passi gli uni dagli altri: il Museo Opificio Rubboli, il Museo Archeologico Antichi Umbri, il Museo della Ceramica e il Museo dell’Emigrazione. Facile lasciarsi conquistare da un itinerario unico, per scoprire la bellezza della tipica ceramica a lustro oro e rubino della città di Gualdo, con le sue preziose iridescenze e la storia dei maestri Paolo Rubboli e Alfredo Santarelli, immergersi poi nelle opere di Matteo da Gualdo, capostipite di una singolare famiglia di notai-pittori. Ma ancora un tuffo nel passato più remoto e suggestivo con i reperti archeologici che spaziano dalla preistoria al Medioevo, per approdare alla scoperta dell’affascinante civiltà degli antichi umbri, mentre un balzo in avanti riporterà il visitatore tra Ottocento e Novecento, sulla scia della storia dell’emigrazione italiana all’estero, che ha visto in meno di un secolo 27 milioni di partenze, con un allestimento multimediale. “Il tour museale offre altre sorprese”, racconta l’Assessore alla Cultura Barbara Bucari, “in questo periodo alla Rocca Flea, oltre alle collezioni in permanenza, si possono ammirare tra arte antica e contemporanea, due ulteriori progetti espositivi Arte, fuoco e ceralacca. I sigilli della Collezione Francesco Allegrucci, tre secoli di sigillatura con esemplari che ne evidenziano i molteplici impieghi, dalle raffinate concessioni imperiali degli Asburgo sino agli umili stampi da pane, per poi incontrare la mostra di Ivano Calcagno, Jungle Life, un grido che si erge a difesa della natura e del nostro pianeta”. Non solo un viaggio per adulti, sarà messo a disposizione lo speciale libro-gioco Mangiare con gli occhi! I segreti di frutta, ortaggi e fiori nelle opere d’arte di Gualdo Tadino, a cura di, ideato e prodotto dall’Associazione Archivi Ventrone, per bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni, che prevede un’originale “caccia alla natura morta”. I bambini potranno trasformarsi in detective per un giorno: si tratta di una vera e propria “indagine” sulla simbologia delle nature morte presenti nelle collezioni museali d’arte, a partire da quella che appare nel famoso capolavoro dell’Albero di Jesse di Matteo da Gualdo, presso la pinacoteca”.

Acquistare su Trendhim: un paio di occhiali da sole

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Sono stata contattata da Trendhim per testare la facilità di acquisto sul loro sito e un prodotto a mia scelta.

Per quanto riguarda la scelta del prodotto, sebbene ci siano solo prodotti da uomo e qui c’è molta penuria del genere maschile, ossia abbiamo solo il pupazzo che è maschio, ho deciso di comprare un paio di occhiali da sole. Più precisamente questi occhiali tigrati Waykins, di design nordico.

Il sito promette la consegna in 3-5 lavorativi. Così è, ed è gratuita sopra i 39 euro, con la garanzia di reso fantasticamente estesa a 365 giorni. Gli occhiali sono stati impacchettati in due scatole: una del negozio, che ha subito qualche danno al trasporto ma quella interna propria degli occhiali ha resistito bene.

Gli occhiali, dalle lenti polarizzate, vengono con una custodia morbida. Personalmente visto il valore suggerisco di comprare una custodia semirigida come questa sempre presente sul sito. Il sito comunque è ottimo se in piena confusione noi donne non sappiamo cosa regalare agli uomini idella nostra vita, come padri o mariti. Promosso a pieni voti.

Il British Museum, con il supporto di TEFAF, restaurerà degli antichi reperti danneggiati dall’esplosione del porto di Beirut del 2020

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8 reperti in vetro, danneggiati durante l’esplosione del porto di Beirut di agosto 2020, saranno restaurati al British Museum di Londra

Le opere sono state recuperate da una teca, andata distrutta, del Museo Archeologico dell’Università Americana di Beirut contenente reperti di arte classica e vetro islamico

Questa operazione è stata resa possibile grazie al supporto di The European Fine Art Foundation (TEFAF)

 

Il British Museum e The European Fine Art Foundation (TEFAF) hanno annunciato oggi un’importante collaborazione per il restauro di otto antichi contenitori in vetro gravemente danneggiati durante l’esplosione nel porto di Beirut avvenuta in Libano il 4 agosto 2020.

 

Al momento dell’esplosione le opere, risalenti al periodo romano e al primo periodo islamico, erano esposte al Museo Archeologico dell’Università Americana di Beirut (UAB). La teca che le conteneva è scoppiata, frantumando gli oggetti in vetro al suo interno. Grazie a questa nuova collaborazione, i frammenti di vetro verranno accuratamente ricomposti e restaurati nei laboratori di conservazione del British Museum di Londra.

Il Museo Archeologico dell’UAB dista 3,2 km dal luogo dell’esplosione e ha riportato ingenti danni alle sue porte e finestre. La teca in cui le opere erano conservate racchiudeva 72 contenitori in vetro del periodo romano, bizantino e islamico. Di questi, soltanto 15 sono stati dichiarati restaurabili, mentre gli altri sono andati distrutti per sempre. Solo 8 delle opere ricomponibili sono in condizioni tali da essere trasportate al British Museum, che dispone della struttura e dell’esperienza adatte per restaurare e conservare tali reperti.

 

Hartwig Fischer, Direttore del British Museum, ha dichiarato: “Come il resto del mondo, abbiamo guardato con terrore le immagini devastanti che ritraevano Beirut lo scorso agosto. Abbiamo immediatamente offerto l’aiuto del British Museum ai nostri colleghi in Libano. Ora che ci avviciniamo al primo anniversario della tragedia, siamo fieri di mettere a disposizione le competenze e le risorse del British Museum per salvare degli oggetti antichi così importanti, affinché possano essere apprezzati in Libano e nel mondo per molti anni a venire”.

Dopo l’esplosione, il Museo Archeologico ha attentamente individuato e raccolto i frammenti antichi tra i detriti di teche e finestre. Nel luglio 2021, un restauratore francese dell’Institut National du Patrimoine, in visita a Beirut, ha condotto un lavoro di ricerca e abbinamento, isolando i frammenti appartenenti a ciascuno dei reperti da spedire a Londra. Questa identificazione è stata supportata dal Dipartimento Friends of the Middle East Department del British Museum.

Jamie Fraser, curatore della sezione Ancient Levant and Anatolia del British Museum, supportata da HENI, ha dichiarato: “È un privilegio collaborare a questo importante progetto con il Museo Archeologico. I reperti sono sopravvissuti a vari disastri e conflitti nel corso di 2000 anni, per poi essere distrutti nell’esplosione del porto del 2020. Il loro restauro riflette la resilienza dello staff del Museo Archeologico, nonché l’importanza per il Libano del proprio ricco patrimonio culturale”.

Hidde van Seggelen, Presidente di TEFAF, ha dichiarato: “La distruzione di queste opere è stata una conseguenza terribile di una tragedia più ampia che ha colpito la popolazione di Beirut. Siamo orgogliosi di supportare il restauro dei reperti in vetro attraverso il Museum Restoration Fund di TEFAF, perché si tratta di opere di immenso valore storico, artistico e culturale. Il ripristino della loro forma è un potente simbolo di guarigione e resilienza in seguito al disastro”.

Una volta che le opere saranno completamente restaurate, verranno esposte temporaneamente al British Museum prima di fare ritorno a Beirut.

Gli otto reperti rappresentano una testimonianza cruciale dello sviluppo della tecnologia del vetro soffiato in Libano nel I secolo a.C., quando la produzione di vetro fu rivoluzionata. Questa tecnica rese possibile la produzione in serie di oggetti in vetro di varie forme, rendendo un materiale fino ad allora elitario disponibile per l’uso quotidiano e domestico. Sei degli otto reperti prossimi al restauro furono realizzati con la tecnica del vetro soffiato e mostrano segni di sperimentazione sia nella forma che nella funzione. I restanti due risalgono al periodo tardo bizantino o al primo periodo islamico, e potrebbero essere stati importanti in Libano da vicine località altrettanto specializzate in vetraria, quali Siria ed Egitto.

La Prof. Nadine Panayot, Direttrice del Museo Archeologico dell’UAB, ha dichiarato: “La distruzione di 72 contenitori da tavola in vetro risalenti al periodo romano – alcuni addirittura al I secolo a.C. – rappresenta una perdita culturale inestimabile per il Libano e il Vicino Oriente. Siamo estremamente grati al British Museum per il suo aiuto nel restauro degli otto reperti in vetro del Museo Archeologico dell’UAB frantumati dall’esplosione del porto di Beirut. Il mio ringraziamento va inoltre a TEFAF per la sua generosità nel supportare il progetto”.

Sandra Smith, Responsabile del Dipartimento Collection Care del British Museum, ha dichiarato: “Il vetro è un materiale molto difficile da ricostruire. I suoi frammenti si flettono perdendo la propria forma originale, e necessitano pertanto di un trattamento sotto tensione per riacquisirla. Trattare centinaia di frammenti è un processo delicato, ma le nostre attrezzature di prim’ordine e l’enorme esperienza del nostro team di conservazione farà sì che ciascuno di essi venga preservato secondo standard eccezionali”.

 

Dalla Repubblica Ceca un regalo a Milano

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Al Giardino delle Culture arriva il grande murale con suggestioni praghesi by Solo e Diamond

Il lungo periodo di stop obbligato da Covid non ha fermato l’entusiasmo di Czech Tourism. Ora che anche il turismo sta finalmente ripartendo, è pronto il frutto di un progetto nato durante il lockdown, quando non restava che lavorare solo a livello ispirazionale. Due apprezzati artisti romani con la loro street art, su commissione dell’Ente del Turismo Ceco regalano al mondo evocazioni di una Praga in continuo divenire. Il 15 luglio, in via Morosini, inaugurazione dell’opera realizzata in collaborazione con l’ufficio Arte negli Spazi Pubblici del Comune di Milano e il Municipio 4.
I tratti dominanti sono quelli dell’Art Nouveau di Mucha, nelle forme seducenti della principessa Libuse. E’ il predominante trait d’union tra il profilo neo-rinascimentale e inconfondibile del Museo Nazionale di Praga, delineato sullo sfondo, e i simboli, posti in primo piano, della città attuale, moderna e vivace, perfetta per le famiglie e per la generazione Z. Si presenta così, a un soffio dall’inaugurazione ufficiale in calendario il 15 luglio, il nuovo gigantesco murale di via Morosini 4 a Milano (non lontano da piazza Cinque Giornate). Con “incastonato” un cuore rosso, tende virtualmente la mano alle altre due grandi opere del noto street artist Millo, che già si affacciano sul Giardino delle Culture, in Zona4 a Milano.
A firmarlo sono gli artisti romani Solo e Diamond, il cui decennale e talentuoso sodalizio -che fonde ispirazioni fumettiste, pop e liberty ed è apprezzato in tutto il mondo- non aveva fin qui trovato ancora sfogo su una parete milanese. A fornire loro l’occasione è stato proprio l’Ente Nazionale per il Turismo Ceco di Milano, che durante il lockdown ha lavorato all’unica promozione possibile della propria destinazione turistica: stuzzicare gli italiani con ispirazioni, suggestioni ed emozioni, in attesa di poter tornare a viaggiare.  In quest’ottica è nato anche il progetto di donare alla città di Milano un murale d’autore, che avesse i colori e le seduzioni della terra ceca.

Cartolina (vivacissima) da Praga

Da metropoli a metropoli, la scelta non poteva che ricadere su Praga, non solo capitale e meta della Repubblica Ceca in testa alle preferenze degli italiani, ma città dai mille volti e dalle mille storie ancora da scoprire. Nel murale, infatti, pur non trascurando il ricco patrimonio storico, artistico e architettonico per il quale è famosa, irrompe una Praga up-to-date, giovane, creativa, urban, alternativa, incontenibile e sempre diversa, il cui nuovo modo di comunicare è proprio la street art.
Un’iniziativa originale e inedita quella di Czech Tourism, che sente fortissimo il legame con Milano. Con la città che ospita la sua sede italiana, l’Ente condivide un grande slancio verso l’arte e la creatività dei giovani, potente strumento culturale e di riqualifica. Così come a Milano fenomeni della bomboletta del calibro di Millo, Orticanoodles, Ericailcane, Zed1, Eron, Pao, Microbo e tanti altri hanno letteralmente ridisegnato la città, allo stesso modo nella capitale ceca è tutto un fiorire di opere murarie che reinterpretano (e riqualificano) angoli dimenticati o anonimi. Tanto che Czech Tourism di recente ha racchiuso i graffiti più interessanti in un e-book, insieme alle altre forme di arte di strada, agli indirizzi creativi, ai locali cool, ai ritrovi studenteschi, ai laboratori di ultimo design e ai concept-store della Praga urban e hipster.  Una realtà che ben conoscono gli street artist romani selezionati per il murale meneghino.

Gli autori: biografie d’artista

SOLO (al secolo Flavio Carbonaro). Nasce a Roma nel 1982. Divoratore di fumetti e di cultura Pop, scopre il mondo dei graffiti al liceo. All’Accademia di Belle Arti di Roma, sotto la guida di Michele Cossyro, trasformerà il suo modo di esprimersi attraverso la pittura su tela, sperimentando le tecniche classiche e spostando il suo linguaggio dal tipico lettering del writing al figurativo. Nel 2008 si diploma a pieni voti, intervistando Ronnie Cutrone a New York.
Successivamente Solo, coniuga il mondo dei graffiti, fatto di bombolette spray, con le figure pop che fissava su tela durante gli studi, facendo apparire sui muri di Roma i supereroi in crisi, che rimarranno il segno distintivo della sua ricerca artistica. Cresciuto con i valori degli eroi incontrati nei fumetti, amplifica quegli insegnamenti trasferendoli sulle pareti delle città. Negli ultimi 10 anni ha dipinto su muri ed esposto le sue opere in numerose importanti gallerie, da Parigi a Praga, fino a Satka in Russia (dove nel 2017, è stato scelto, insieme a Diamond, per rappresentare l’Italia alla Biennale internazionale di Street Art) e a Miami (dove nel 2013 ha esposto in occasione dell’Art Basel). Porta la sua esperienza, insegnando, anche in scuole, strutture carcerarie e sanitarie. Negli anni ha collaborato con realtà underground, ma anche con i più grandi brand internazionali, nel settore dell’abbigliamento.

DIAMOND (al secolo Stefano Biagiotti). E’ nato a Roma nel 1977. Nei primi Anni ’90 ha applicato la predisposizione per il disegno -già evidente quando era bambino e coltivata al liceo artistico prima e all’Accademia delle Belle Arti poi- nel writing, lasciando la sua firma per le strade della città. Passato alla street art, sperimenta e azzarda, sviluppando tecnica e stile propri, riconosciuti a livello internazionale come espressione di un’Art Nouveau post-moderna. Klimt, Schiele e Mucha gli sono sempre d’ispirazione. Il nome d’arte fa evidente riferimento alla gemma dalle multisfaccettature, in cui l’artista si riconosce per materiali, idee, tratti e soggetti.

La scelta: Milano-Praga, via Roma

Czech Tourism ha scelto Solo e Diamond innanzitutto per la particolarità della loro arte, che porta con sé evidenti richiami sia al liberty che alla pop art, stili determinanti nel patrimonio culturale ceco e praghese in particolare. L’eccezionale duo, il cui insolito mix artistico è considerato tra i più interessanti dell’arte muralista contemporanea, conosce a fondo la street art e l’arte moderna attuale di Praga. Ecco perché ne ha saputo cogliere l’anima più contemporanea, volitiva ed evoluta, ai più sconosciuta. Infine, Czech Tourism ha trovato gratificante l’idea di regalare contemporaneamente l’opera di due artisti di fama internazionale alla città di Milano e un muro milanese su cui sfogare il proprio talento a Solo e Diamond, che hanno lasciato la propria firma in giro per il mondo ma mai prima d’ora nel capoluogo meneghino.

Passo dopo passo, verso l’ispirazione

All’inaugurazione, il 15 luglio alla presenza di autorità ceche e milanesi, del murale dedicato a Praga da Solo e Diamond, faranno da contorno una serie di eventi promozionali. Tanto per cominciare, una serie di floor graphic, posizionati sui marciapiedi e le aree pedonali di Zona 4 ma non solo, condurranno visitatori e curiosi dritto al Giardino delle Culture e al suo nuovo sfondo variopinto. Gli adesivi non fungeranno solo da guida ma, grazie a un QR code, promuoveranno lo speciale concorso “Milano ha un nuovo murale, dagli un nome”, indetto da Czech Tourism per l’occasione. Non è infatti un caso se fin qui non abbiamo mai citato il titolo dell’opera: semplicemente, non ce l’ha ancora. Aspetta che siano proprio i visitatori a darglielo. A ottobre l’autore del titolo vincitore del concorso “Dai il nome al murale” sarà premiato con un weekend a Praga per due persone.  Negli spazi esterni del Consolato Ceco in via G.B. Morgagni 20, inoltre, sarà allestita per tutta l’estate una mostra di presentazione del murale e del progetto di “gemellaggio” e amicizia tra Italia e Repubblica Ceca, sotteso alla commissione dell’opera da parte di Czech Tourism. A partire dal 12 luglio, infine, circoleranno per Milano due tram brandizzati, a ulteriore promozione del murale evocativo di Praga e delle sue mille sorprese.
Il murale è una produzione EventAffair (@officialeventaffair_italy)