Si premette che qui sopra dal giorno dell'apertura si scrivono minchiate e mai è venuto in mente di scrivere qualcosa di serio, divulgativo o qualcosa per cui avrebbero dovuto darmi la targhetta "blogger" alle conferenze.
Il parlarsi addosso della blogopalla italica ha adesso deciso che i blogger sono alla morte. In realtà non è vero, come ho scritto su twitter, la realtà è che non scrivete più un cazzo di interessante. O meglio, qui non lo si è mai scritto un cazzo di interessante, quindi si sta tranquilloni.
Dall'altro canto io non ho letto tutti i post su 'sta presunta morte. Mi annoia leggere i post di questo genere. Quindi ho letto i titoli e ho un po' riso bonariamente. Più di questo titolo mi ha fatto ridere la storia che dovranno interrogare George Clooney al processo Bunga Bunga. Per dire, mi diverto molto.
Non so se dite che sono morti perché magari non commenta più nessuno. Il blog non è un forum. Come quando si moderava un newsgroup e bisognava spiegare che l'immediatezza non serviva perché il blog non era una chat. Il blog non è un forum: per qualsiasi cagata si scrive non si debbono avere 274 commenti. E' naturale, a volte si è detto tutto di già nel post, a volte non c'è nulla da dire, a volte abbiamo scritto davvero una cagata e la gente ha pietà di noi. Dai, non ditemi che vi piacevano i commenti "PRIMO" o "GEGNO" che ora vi ritrovate nei socialnetwork dai vostri amichetti.
Poi dico che se uno ci ha una certa maestria nel raccontare le cose le racconterà bene in ogni posto.
Oppure è questione che tutti abbiamo molto meno tempo e ci spostiamo altrove. Che ne so, io quando ho detto che chiunque potrebbe rappresentare meglio Berlusconi come testimonial del nostro turismo mi hanno rebloggato in millemila. Ma io quando non lo faranno più a ogni cagata che twitto quando ascolto il tg non è che dirò che twitter è morto. Così.

