Grosse raspe mentali a quattro mani (ma capisco, il vostro ruolo vi impone di parlare di qualcosa)

Si premette che qui sopra dal giorno dell'apertura si scrivono minchiate e mai è venuto in mente di scrivere qualcosa di serio, divulgativo o qualcosa per cui avrebbero dovuto darmi la targhetta "blogger" alle conferenze.

Il parlarsi addosso della blogopalla italica ha adesso deciso che i blogger sono alla morte. In realtà non è vero, come ho scritto su twitter, la realtà è che non scrivete più un cazzo di interessante. O meglio, qui non lo si è mai scritto un cazzo di interessante, quindi si sta tranquilloni.

Dall'altro canto io non ho letto tutti i post su 'sta presunta morte. Mi annoia leggere i post di questo genere. Quindi ho letto i titoli e ho un po' riso bonariamente. Più di questo titolo mi ha fatto ridere la storia che dovranno interrogare George Clooney al processo Bunga Bunga. Per dire, mi diverto molto.

Non so se dite che sono morti perché magari non commenta più nessuno. Il blog non è un forum. Come quando si moderava un newsgroup e bisognava spiegare che l'immediatezza non serviva perché il blog non era una chat. Il blog non è un forum: per qualsiasi cagata si scrive non si debbono avere 274 commenti. E' naturale, a volte si è detto tutto di già nel post, a volte non c'è nulla da dire, a volte abbiamo scritto davvero una cagata e la gente ha pietà di noi. Dai, non ditemi che vi piacevano i commenti "PRIMO" o "GEGNO" che ora vi ritrovate nei socialnetwork dai vostri amichetti.

Poi dico che se uno ci ha una certa maestria nel raccontare le cose le racconterà bene in ogni posto.
Oppure è questione che tutti abbiamo molto meno tempo e ci spostiamo altrove. Che ne so, io quando ho detto che chiunque potrebbe rappresentare meglio Berlusconi come testimonial del nostro turismo mi hanno rebloggato in millemila. Ma io quando non lo faranno più a ogni cagata che twitto quando ascolto il tg non è che dirò che twitter è morto. Così.

Telethon: da vent'anni contro le malattie genetiche

Con questo post Promodigital devolverà 5 euro a Telethon.

In 20 anni Telethon ha finanziato più di 2200 progetti di ricerca e il lavoro di oltre 1400 ricercatori. Perché nascere con una malattia genetica non sia una condanna.  Con il tuo contributo aiuterai a finanziare i migliori progetti di ricerca per scrivere la parola “cura” accanto al nome di ogni malattia genetica.

 

 

Telethon, dal 1990, finanzia e promuove ricerca scientifica eccellente sulla distrofia muscolare e le altre malattie genetiche. Un impegno preso nei confronti di “malattie dimenticate”. Le malattie genetiche, prese singolarmente, sono infatti malattie rare e quindi trascurate dai grandi investimenti pubblici e privati, che finanziano soprattutto la ricerca sulle patologie più diffuse. Tuttavia le cause di una malattia genetica spesso coinvolgono meccanismi fondamentali e vitali per l’uomo e la loro comprensione può essere utile anche per lo studio di malattie più diffuse.

Grazie ad una gestione trasparente dei fondi e a un meccanismo di finanziamento che premia solo il merito, Telethon è riconosciuto nel mondo come un esempio di eccellenza italiana. Un attestato che deriva soprattutto dai risultati raggiunti in questi anni.

Tra tutti si ricorda il successo raggiunto con l’individuazione di una cura definitiva per l’Ada-Scid, malattia che costringeva i bambini che ne erano affetti a vivere dentro una bolla sterile (da qui il termine “bambini bolla”). A oggi sono quattordici i bambini curati da questa gravissima immunodeficienza, mentre sono positivi anche i risultati di un intervento di terapia genica per la cura di una forma di cecità, l’amaurosi congenita di Le ber.

Nel 2010, infine, sono iniziate le sperimentazioni cliniche sulla leucodistrofia metacromatica, una malattia neurodegenerativa e sulla sindrome di Wiskott‐Aldrich, una grave immunodeficienza: i trial coinvolgeranno quattordici bambini in tre anni e, se avranno il risultato sperato, altre due terribili malattie saranno definitivamente sconfitte.

Per dare il vostro contributo potete visitare il sito: http://www.telethon.it/donation?provenienza=buzz

Oppure la fanpage: http://www.facebook.com/Telethon.Italia

Là dove c'era l'erba c'è.

Questa cosa di aver impostato la mia vita in modo diverso, dovuta anche all'assioma "non trovo un lavoro onesto a Parma" fa sì che ogni volta che mi trovi in centro ormai mi meravigli a vedere come cambino le attività commerciali.
Una volta, facendo volantinaggio, conoscevo a memoria strada, attività commerciale e civico allegato ad occhi chiusi. Adesso guardo le nuove installazioni. Guardo anche i lavori di architettura interni con controsoffittature che nascondon cose che erano bellissime e un po' storco il naso. Non sono mai riuscita a sintonizzarmi completamente su come è Parma, ma non sono mai riuscita a trovarle grandi difetti come i posti da dove provengo.

Però non so, ora come ora intravedo in Parma quel senso di stanchezza e lassismo che mi scazza un po'. Mi spiace, lo sapete. Come mai l'avete ridotta così senza me?

Comodissimo.

Ora dormivo tipo dalle 4 di mattina alle 8. Ora con l'ora legale dormirò quindi dalle 5 alle 9. Scomodissimo. Non puoi avere una vita.

Dici, dormi così poco apposta? No.

C'è anche quella cosa degli uccellini che alle 4 cinguettano ed è molto noiosa. Ma le cose non sono collegate. Volevo però fanculizzare l'ora legale e chi la sostiene. Così.

Voi tanto non ci avete pensato.

Molti usano la nespresso. Io amo la Nespresso. Credo di amare molto il caffè, quanto amo vino e birra, ma ne prendo in quantità più elevate.
Se anche voi ne usate appacchi come me potreste riconsiderarne lo smaltimento leggermente più ecologico: separare la capsula di alluminio dal caffè. In altri paesi già riciclano le cialde facendo ciò. In caso se lo fate voi non è che vi picchia nessuno: anzi.

Se separate le due cose buttate l'alluminio con le altre lattine, il caffè nell'umido. Oppure col caffè ci fate tante cose: o fate come me che in un rantolo di lucasardellismo lo uso per le piante (gli fa bene, giuro, e puzza meno dello stallatico) o scapucciate la capsulina nella doccia e usate la polvere per scrubbare la pelle. Son cose, eh?

La cosa lì del crocifisso.

Quanto ci è costato lì il ricorso a Strasburgo per mettere il crocifisso nelle scuole?

Disclaimer: una volta io e voi dovremmo parlare di mio papà e i crocifissi. Mio padre è uno che dice indistintamente se dio vuole e dio come virgola a qualcosa relato al mondo naturale magari suino o non so, cose così orpelli. Non pantocrazia, è un po' come dire, che poi dovrebbe essere anche un uomo di scienza e meno cattolico di me, che già ho svuotato abbastanza cattolicesimo da averne pochino ma rudimentale uga tuga io e te.
Quindi il mio senso dell'incasellamento vede i crocifissi come ornamenti o pezzi d'arte, fuori dalle chiese. Normali. Anche una bella roba.
Mio padre in circa 5mq ne tiene una cinquantina.
Cosa che entri lì dentro e pensi "doh, sto per parlare con un monsignore". Poi smolla una bestemmia e capisci che no.

A scuola invece il crocifisso, che abbiamo scoperto costava circa euro 3 a rimpiazzarlo ed era la cosa più economica nell'arredo scolastico, lo si usava in diversi modi: per battere le puntine per rimettere su le cartine geografiche che contavano ancora l'URSS e la Cecoslovacchia (poi dici perché uno ha delle lacune abnormi in geografia) oppure quando gli buttava benissimo e quella cosa in plastica avanti che andava a raffigurare Gesù non decideva di suicidarsi da solo cadendo a terra perché si era seccata la colla della manifattura (o non so: Gesù forse ci guardava ed era una reazione istintiva) veniva decorato di trifogli che nascevano spontaneamente sulla soglia della nostra finestra al secondo piano.

Ora che ci penso una volta Gesù si staccò una mano mentre lo si usava come martello, uhm.
Comunque, la colpa era sicuramente dei nostri arredi scolastici poveri. Non parliamo di come -mioddio- non mi sono mai potuta mettere la gonna in cinque anni di liceo dato che le sedie erano tutte rotte.
Ci rimettevo anche i pantaloni.

Però andiamoci a preoccupare se mettere o non mettere il crocifisso in un posto dove, se sei credente, ti ci piangerebbe il cuore a vederlo lì.
E complimenti a Frattini, che si chiede come mai la Francia non l'abbia appoggiato nella cosa delle oh radici cristiane. La Francia. Che non è stato confessionale da eoni. Che non vuole neppure Burqua e storce il naso sullo Chador. La Francia che ha ragione a pacchi, dai.

[poi l'insegnante di religione, quella che ci faceva fare i compiti delle altre materie e cazzeggio vario con lei parlando anche delle religioni, ebbe pietà del pezzo d'arredamento e lo mise nel cassetto. Almeno, quello era un gesto religioso]

E ora?

Il terremoto in Giappone ha appena spiegato che la cosa del Karma, la cosa dell'essere operosi, la roba dell'essere assennati non vale un cazzo. Sembra un po' che l'Entità Superiore vada un po' a momenti di scazzo e che in quei momenti ci metta una cattiveria che boh, neanche i cattivi di professione ce l'hanno. Proprio a mettersi giù, e fare il capriccioso perché sì tu avevi detto "libero arbitrio" ma in realtà non volevi e adesso ti gira il cazzo che le cose non vadano come avevi preventivato, e quindi fai le ripicchette malefiche.
Ditemi che non è così.

Operazione Acqua for Life

Mi scrivono del progetto Acqua for Life Challenge in Italia, e mi chiedono di sensibilizzare il più che possiamo alla problematica del accesso all’acqua potabile per le popolazioni sfavorite.   

Giorgio Armani si implica a promuovere l’accesso all’acqua potabile con l’organizzazione non governativa Green Cross International (http://www.gcint.org/in inglese) ed a sensibilizzare l’opinione pubblica a questa causa mondiale.
 
L’obietivo essenziale dell'Acqua For Life Challenge è di procurare parecchi milioni litri d’acqua potabile alle persone che in Ghana non possono averne accesso, ad ora. Perciò, Giorgio Armani utilizza due dei suoi profumi i piu conosciuti tra il mondo, Acqua di Giò, ed Acqua di Gioia come vettori della campagna Acqua For Life.
A partire del 1° Marzo, ogni profumo Acqua di Giò o Acqua di Gioia venduto offrira 100 litri d’Acqua a degli bambini del Ghana ed alla lora communità. E possibile di seguire i litri d’acqua ottenuti sul sito www.acquaforlifechallenge.org
 
C’è la possibilita di continuare a partecipare al Challenge e di continuare a regalare acqua con l’applicazione Facebook del Challenge (www.facebook.com/acquaforlife)
Ogni ragazzo o ragazza che avrà comprato uno dei due profumi potrà creare il suo gruppo di sostegno all'operazione, e creare la sua communità
L’operazione si svolge anche sur Twitter e sarà possibile di seguire tutta l’operazione e tutte le azione condutte con l'hashtag #acquaforlife

Android, le radio, robe così.

Da quando ho un cellulare con Android (sebbene debba dire che non sto granché al cellulare: ho un netbook, mi trovo benissimo con quello. La mia estensione naturale è il netbook e non è il cellulare) mi sono messa a spippolare a tempo perso con le app(s).
E' abbastanza complesso perché odio anche le cose touch. Quindi tra quello e il fatto che il cellulare lo sto usando prevalentemente quando sono in italia solo per telefonare o mandare sms non ho neppure aggiornato la versione nuova di android perché? Perché lo devo fare via pc e io sono culissimo pesissimo e non mi va.

Costringetemi.

Viceversa ho spippolato tutte le app sulle Radio.
Posso tranquillamente dirvi di saltare tutte eccetto quella di FM4, che sebbene siano austriaci e magari non capite il talk ogni traccia è anche favvabile su Last.fm e passano molta roba indie, specie la mattina da usare come sveglia se vi alzate nella fascia 6-7 di mattina. Molto leggera e ben fatta.
L'altra app bella, sebbene pesantina, è quella di Absolute radio, che riesce a passare con i canali tematici delle radio 80-90-00. Molto buona la qualità della musica passata, quindi. Anche se amate le cose visualizzamente (eh?) pacchiane può andare.

Radio Italiane brr. Quella di BBC è stranamente cervellotica come il loro player su web. Le altre non sono un granché.

[mi scuso per il linguaggio nerdico: non riesco a scriverlo in modo molto divulgativo ma ci tenevo a farlo sapere come esperienza d'uso]