Braccialetti e similia.

Dopo il braccialetto giallo di Armstrong sulla ricerca sul cancro, quello nero sempre brandizzato nike contro il razzismo e il braccialetto bianco contro la povertà [di cui già si parlò qui] ci sono pure i braccialetti di plastica tamarro version brandizzati prominter.
 
Cioè, da nobili cause [che mi potete dire: un pezzo di plastica non mi rappresenta appieno la quintessenza della causa, ma fa pur sempre qualcosa] alla truzzaggine per mero guadagno….
 
Mha (cit.)
 

Il carrello del supermercato.

Lo guardi, lì. Ti fissa col suo fascino indiscreto, quello di un qualcosa che non ti chiede nulla ma casomai è il contrario.
Aspetta lì, paziente sotto il cartellone: "usare monete da un euro. Non sono valide quelle da 50 cent o da due euro. Nel caso vi mancassero dovrebbe essere disponibile un cambiamonete, ma non qui".
 
Ti fissa da lì. Ricordi le sue versioni fashion trovate alla Unes del Barillacenter. Lì i carrelli son di plastica e paiono disegnati da Giugiaro. Sarà per comodità o fighettosità. Invece lì vedi il vecchio carrello, con l’alluminio un po’ arruginito, il portabimbi di plastica arancione un po’ crepato da un bambino forse troppo nutrito, la rotella in fondo che non segue le altre, ma cigola e disegna traiettorie del tutto peculiari.
 
Gnic gnic gnic…
 
Come te lo figuri, quel carrello lì, in una scena di un romanzo giallo.
Notte: parcheggio sotterraneo dell’ipercoop di Viterbo. Un cadavere fatto a julienne viene ritrovato in mezzo ai cenci in un carrello della spesa. Abbandonato in mezzo al parcheggio deserto. Paura eh.
Giorno: in un parcheggio assolato un senzatetto si aggrappa al carrello, sua succursale di casa. Tra una sorsata e una fiatata all’essenza di Tavernello parla a un poliziotto…
 
 

"Arrivederci!"

Confessatelo, quante volte gli avete risposto: «Assoreta…»
 
Il casello ad elevata automazione è una pestellata di granito sui maroni. L’utonto medio di autostrade per l’Italia prende di solito la macchina per uscire dal centro abitato una/tre volte all’anno. Ricordo uno del vicinato di Viterbo che ogni volta, per prendere il tagliandino all’ingresso del casello, slacciava la cintura, apriva la portiera e prendeva il biglietto. Una volta fermò mia madre in garage, vedendo che lei non faceva tutto l’esercizio ginnico a lui consueto e le chiese:
«Signò, ma voi come fate lì al casello?»
 
Figuriamoci l’utonto medio della strada, ma anche quello medio-basso… quello che gira il collo quando fa una curva e indossa guanti e cappello al volante, come può approcciarsi al casello tecnologico.
Casello di Fornovo. Sera tardi. Il casellante ha chiuso bottega, o sarà andato a crudo e lambrusco che ne so. L’unica luce verde che vedi è quella accompagnata dal cartellone "self-service".
L’omino nel pandino, avanti a te, sta imprecando perchè non capisce le cose moderne. Apre la portiera, si avvicina al vetro fumè per guardare se dentro c’è qualcuno in carne ed ossa. Scoraggiato si gira e viene da te.
«Eh, ma questo che è, il viacard?»
«No, basta che mette la banconota… dopo dovrebbe dare anche il resto…»
«Ho spinto il bottone dell’assistenza ma sembra che mi ha collegato col radiotaxi, fa tutto un fruscio…»
«Ha provato a mettere i dieci euro?»
«Sì, ma non li vuole…»
«Mmm, aspetti che le stiro un po’. ‘Ste macchine son sensibili…»
 
Dopo che la macchina digerisce il pedaggio. Sale in auto, senza salutare e se ne va. Lascia i 4 euro e 30 di resto. Ok, la mia mancia.
 
Io comunque in Italia sogno ancora i caselli con gli spicci da gettare dal finestrino per pagare il pedaggio come in francia o addirittura niente più caselli. Tanto per i servizi che offrono… fare i lavori a luglio per le strade quando tutti vanno in vacanza è un servizio?
 
Amenità del casello di ultima generazione:
a) la voce femminile pseudoimpostata. Ma poi perchè femminile? Ora non ditemi che tutto non si gioca su sottili collegamenti da erotomani… è come quando Tuttosport metteva la foto di una gnocca in terza pagina…
b) l’emissione della ricevutina, che non ti serve a nulla e che la prossima volta sbaglierai per il tagliando da consegnare al casellante per il pedaggio. Che grugnirà chiedendoti se sei rincoglionito o cosa.
c) il display a cristalli liquidi tipo gameboy di prima generazione. Se batte un raggio di sole su di esso tu non vedi una mazza.
 

Tra i francesi che si incazzano…

e i Rigagnolo che svolazzano [ebbri di gioia]. Ieri sera il sopracitato sig.Rigagnolo mi ha quotato questa notizia:
 

[rigagnolo]leggi qua ;)
[rigagnolo]MA QUALE BLOG? SI DICE BLOC
[rigagnolo]L’ormai celebre Commission ge’ne’rale de terminologie et de neologie ha cancellato ufficialmente la parola blog dalla lingua francese, trasformandola in bloc-notes
[rigagnolo] URL: http://punto-informatico.it/pi.asp?i=53003
[Fran] fico
[rigagnolo]è tempo di muoversi! il prossimo titolo sarà "Ma quale BLOC, si dice SGLAPS" ;)

Insomma…  se ci pensate per noi oltransisti dello sglaps [il significato della parola resta quasi metafisico nella mente di Rigagnolo (che è già abbastanza annebbiata di suo, quindi cercare un significato tra le nebbie è abbastanza complesso), abbiamo solo una vaga testimonianza qui, lo stesso Riga mi ha accennato che spiegare cosa sia uno sglaps sarebbe rovinarne l’essenza stessa… quindi siccome mi veniva sonno ho deciso di accettarlo dogmaticamente, ecco.] sarebbe una vittoria come per la CDU nel bacino della Ruhr. Cioè, una roba…
 
Devo dire che questo sglaps si è anche schierato contro l’uso indiscriminato di parole anglofone, i francesi ormai hanno la lista delle parole bandite. E tanto tanto torto non lo hanno….
  
In fin dei conti se il Vaticano ha tradotto il bancomat in latino, perchè noi non possiamo tradurre blog in italiano? Facendolo diventare sglaps, ovviamente.

Catene di Benicassim.

Il primo ad invitarmi è stato il sig. Abbo, poi squeeze e alla fin fine anche Stark [quel "e anche Fran, via" denota una grande stima, son commossa]. Poi si sarebbe azzardato anche un altro, ma insomma… basta eh :PP
 
1. Volume totale file musicali
 
Beh, abbastanza un’enormità? Ora non costringetemi a contare i cd masterizzati. Dai, azzardiamo un 150 giga e chiudiamola lì. Da sommare poi cd audio, cassette e vinili. Sono maniaca dei bootleg.
E poi sono costretta dal mio minuscolo hd. Fatemi cambiare pc e…
 
2. Ultimo cd acquistato
 
Vale lo stesso "ultimo cd arrivato in casa"? Gli Scissor Sisters. Pseudosconosciuti in Italia, vincitori ai brit awards e sono stati la scelta annuale del consueto regalo che mi fa un mio amico. L’anno scorso furono i Telepopmusik.
L’ultimo cd acquistato è stato un’offerta di un annetto fa oltrealpi, Einstuerzende Neubauten – Silence is sexy.
 
3. canzone che sta suonando ora (in questo preciso momento)
Sono in pieno Queen-revival: "Another one bites the dust".
 
4. Cinque canzoni che ultimamente ascolto spesso
 
Cinque è una cattiveria di quelle brutte brutte brutte. Mettiamo le ultime cinque che ho messo su, altrimenti siamo in una rotazione più ampia che dipende dagli stati d’animo.
Citizen Erazed- Muse
Push it- Garbage
Special K – Placebo
Lenght of love- Interpol
Home-Depeche Mode
 
5. Blogger Sglapsers cui passo il testimone