Con Spagna, Ucraina e Lituania sono 36 le nazioni presenti all’Alpecimbra Fis Children Cup dal 4 all’11 marzo

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Alpe Cimbra di Folgaria-Lavarone-Lusérn (Trentino)

CON SPAGNA, UCRAINA E LITUANIA SONO 36 LE NAZIONI

PRESENTI ALL’ALPECIMBRA

FIS CHILDREN CUP

Spagna, Ucraina e Lituania. Altre tre nazioni hanno dato la propria adesione nelle ultime ore all’Alpecimbra Fis Children Cup, l’importante evento internazionale riservato agli under 16 di sci alpino che animerà le piste diFolgaria la prossima settimana e che vedrà appunto in gara atleti provenienti da 36 stati in rappresentanza di 4 nazioni, ma ci potrebbero essere anche ulteriori arrivi.

Manca davvero poco al via del mondialino degli sport invernali, che prevede la consolidata organizzazione diretta da Fabrizio Gennari, affiancato dall’Apt Alpe Cimbra e da tutte le realtà degli altipiani, oltre ad una collaborazione diretta anche della Fisi del Trentino.

C’è dunque grande attesa per l’evento giovanile, in programma dal 4 all’11 marzo, ormai diventato un appuntamento con la storia, quasi una tappa obbligata per chi ambisce a frequentare un giorno i grandi palcoscenici delle Olimpiadi, dei Campionati Mondiali e della Coppa del Mondo. Basta infatti sfogliare l’albo d’oro di questa competizione per individuare campioni in erba, che poi hanno trovato la propria consacrazione internazionale qualche stagione più tardi, da Thöni a Gros, da Stenmark a Tomba, da Zurbriggen alla Compagnoni, da Girardelli a Rocca, da Kjus ad Hirscher, dalla Vonn alla Maze, da Innerhofer a Gross, da Kostelic a Peter Fill, senza tralasciare i giovani talenti attuali come Fenninger e Kristoffersen.

La manifestazione avrà come prologo il tradizionale premio di pittura, che si svolgerà sempre nel capoluogo, a Trento per la 49ª volta, il cui fine è coinvolgere l’intera comunità provinciale e, in particolar modo, gli studenti delle elementari, che potranno interpretare la propria visione di sport invernali usando pennelli, matite e pennarelli.

Da lunedì 6 marzo la kermesse si trasferirà sull’Alpe Cimbra per un’intensa settimana di sport e iniziative. Ad aprire saranno le gare valide per la Selezione della squadra nazionale italiana, con in palio il Memorial Giovanni Tononi. Le rappresentative di ogni Comitato Fisi d’Italia saranno presenti con i loro migliori atleti usciti da precedenti qualificazioni, che affronteranno le gare di slalom speciale sulla pista Martinella Nord e slalom gigante sull’Agonistica. Gare che verranno invertite per categoria nella giornata di martedì, al termine delle quali verrà formato i due team Italia. In totale sono attesi oltre 400 concorrenti provenienti da 14 Comitati Fisi d’Italia.

Mercoledì e giovedì spazio alla novità di quest’anno, ovvero l’Alpecimbra World Para Alpine Skiing Youth cup, una due giorni di slalom gigante e slalom speciale sulla pista Salizzona, riservata agli sciatori paralimpici under 17 delle tre categorie standing, sitting e visually impaired.

Il giovedì, poi, è prevista la cerimonia di apertura con sfilata dei concorrenti in centro di Folgaria alle ore 18, alla quale sarà presente un atleta della nazionale italiana, e nei giorni successivi (venerdì e sabato) le gare internazionali con appunto circa 300 atleti selezionati che rappresentano 36 nazioni e 4 continenti.

Lo scorso anno nella classifica per nazioni si impose l’Italia sulla Slovenia (prima però nel medagliere), quindi Francia e Svizzera.

Maggiori informazioni:
APT Alpe Cimbra – Folgaria Lavarone Lusérn
Tel. 0464 724100 – info@alpecimbra.it – www.alpecimbra.it 

Brescia Photo Festival: Premio Mario Dondero

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Brescia Photo Festival 2017
People
Brescia, Museo di Santa Giulia, MOCA e altre sedi
7 – 12 marzo. Grandi mostre sino al 3 settembre

Premio
Mario Dondero
Dalla parte dell’uomo, I Edizione
Macof


Comunicato stampa

Il Ma.Co.f, Centro della Fotografia italiana, con sede a Brescia, annuncia la pubblicazione del bando per partecipare alla I Edizione del “Premio Mario Dondero, Dalla parte dell’uomo”; dedicato a un irriducibile interprete della fotografia umanista del secondo Novecento, un premio annuale alla fotografia di testimonianza e di impegno civile. Il modulo di iscrizione e il regolamento sono online sul sito www.macof.it. Il Premio Mario Dondero è inoltre inserito come evento nel più grande circuito del Brescia Photo Festival, festival della fotografia di Brescia (per info www.bresciaphotofestival.com)

Premio Mario Dondero, Dalla parte dell’uomo
Il Ma.Co.f, Centro della Fotografia italiana, con sede a Brescia, ha il piacere di annunciare la pubblicazione del bando per partecipare alla I Edizione del “Premio Mario Dondero, Dalla parte dell’uomo”. Con il duplice obiettivo di celebrare il nome del grande fotografo recentemente scomparso, e di inaugurare un lavoro di mappatura dell’attuale produzione fotografica relativa all’ambito del reportage, il Premio si rivolge a tutti i fotografi, dilettanti o professionisti, italiani e stranieri con l’unico vincolo della maggiore età, che possono partecipare con un lavoro inedito prodotto negli ultimi tre anni. Una giuria selezionata, composta dai due fotografi Gianni Berengo Gardin e Uliano Lucas, dallo storico della fotografia Walter Guadagnini, dall’art-director Gianluigi Colin, da Renato Corsini, in rappresentanza del Ma.Co.f, e da Maddalena Fossati Dondero in rappresentanza della famiglia Dondero, decreterà il vincitore a cui verrà donato un corrispettivo in denaro pari a 3.000 euro. Il modulo di iscrizione e il regolamento sono online sul sito www.macof.it. Le iscrizioni sono aperte fino al 14 giugno 2017. Scaduto tale termine la giuria si riunirà per stabilire il vincitore e per selezionare i lavori che, ricevendo menzione d’onore, formeranno la mostra collettiva mirata a illustrare la situazione attuale del genere del reportage. Il Premio Mario Dondero è inoltre inserito come evento nel più grande circuito del Brescia Photo Festival, festival della fotografia quest’anno alla sua prima edizione.

Le ragioni del premio
“Nato a Milano nel 1928, Mario Dondero è stato un appassionato interprete della fotografia “umanista”, di testimonianza e d’impegno civile che ha segnato la storia del secondo Novecento. Formatosi nell’Italia degli anni cinquanta, in un’epoca attraversata da grandi idealità politiche che scopriva la fotografia come strumento d’indagine e racconto della società, ha lavorato per tutta la vita come fotografo freelance portando avanti un suo originale impegno di testimonianza, di confronto e scoperta del mondo, molto lontano dalle tendenze della stampa del suo tempo, spesso legate all’intrattenimento e alla foto illustrativa e “mitopoietica”. La fotografia era per lui un mezzo “per incontrare uomini e donne di origini e paesi diversi, gente famosa o ignota, ma carica di una speciale umanità”, un modo per aprirsi al mondo e stare dalla parte della gente. Con un stile piano, che non cercava mai la foto ad effetto, che rifuggiva lo scoop e il sensazionalismo, ha seguito e documentato avvenimenti e processi storici del suo tempo, ma soprattutto ha colto la quotidianità del vivere, i rapporti umani. Ecco allora reportage come quelli sull’Algeria nei giorni dell’Indipendenza, sul maggio francese, sulla Berlino dell’89, sull’attività dell’associazione Emergency in Afghanistan negli anni 2000 ed i racconti sul mondo contadino della bassa padana, sulla vita nei paesi della Spagna e del Portogallo, sui villaggi del Mali, del Senegal, del Niger, con la loro economia di sussistenza e la loro cultura tradizionale. Nello stesso tempo Dondero si è fatto anche voce di un mondo intellettuale che condivideva le sue stesse idealità politiche e il suo impegno sociale, seguendo, in particolare negli anni cinquanta e sessanta, i percorsi di una stagione culturale di estrema vivacità: la Nouvelle Vague e il cinema di Bertolucci e di Pasolini, gli artisti di Piazza del Popolo, il teatro di Ionesco e il Nouveau Roman, i nuovi orizzonti del pensiero critico e politico.
Il premio nasce quindi come un omaggio a questo autore che ha saputo essere tenacemente controcorrente, un omaggio alla cultura e alla dolcezza del suo sguardo, ed è destinato a chi, fra i fotografi attivi in questi anni, cerca di raccogliere il testimone del suo impegno e di portare avanti la sua visione della fotografia. Con esso si propone un’occasione per seguire e valorizzare le esperienze del fotogiornalismo e della fotografia contemporanea d’impegno civile, tracciando anno dopo anno, una mappatura dell’attuale panorama del reportage d’indagine sociale, anche attraverso l’organizzazione di una mostra collettiva legata al premio.
In un testo degli anni Ottanta Mario Dondero scriveva: “Mentre diventano sempre più labili i confini fra giornalismo e pubblicità, la fotografia testimonianza sta perdendo terreno nei confronti della fotografia spettacolo. Cresce magari la finzione tecnica, l’involucro estetico, ma si fa debole il discorso interiore. Il documento semplice e duro lascia il posto all’illustrazione elegante, alla macchia cromatica fine a se stessa. Quella che Willy Ronis chiama la ‘photo humaniste’, la ‘concerned picture’ cara a Simon Guttmann, la ‘foto d’impegno civile’, come la si è chiamata in Italia mi sembra perdere punti nei confronti di immagini nelle quali l’attenzione è volta ad altri temi, ad altri interessi”. Ecco, il premio Dondero si rivolge a chi tenta invece di portare avanti, in un diverso contesto storico e culturale, questa tradizione.”
Tatiana Agliani e Olivia Corsini

Il capolavoro di Rietveld. Lunga vita a De Stijl!

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Bijschrift Rietveld Schröderhuis: Rietveld Schröderhuis, ontworpen door Gerrit Th. Rietveld, 1924 Het Rietveld Schröderhuis is onderdeel het Centraal Museum, Utrecht Image & copyright: Centraal Museum, Utrecht/ Ernst Moritz 2009-07 Beeldrecht interieur: Pictoright, Amsterdam

Al Centraal Museum di Utrecht dal 4 marzo all’11 giugno 2017

 

Il Centraal Museum di Utrecht celebra i 100 anni di De Stijl con una mostra unica sulla Casa Rietveld Schröder, il capolavoro senza tempo dell’architetto e designer Gerrit Rietveld (1888-1964).  

 

Nel 2017 si celebra un secolo dalla fondazione del rivoluzionario movimento d’arte, De Stijl. Il Centraal Museum festeggia questo giubileo con la celebrazione della Casa Rietveld Schröder, icona di fama internazionale di De Stijl a Utrecht. La Casa è uno degli elementi più significativi del Centraal Museum ed è la prima abitazione a essere stata progettata secondo i principi radicali e innovativi di De Stijl. É stata proclamata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2000.

Si tratta della prima mostra dedicata a questo edificio.

 

La Mostra di Rietveld: Lunga vita a De Stijl! si concentra sulla vita di Rietveld durante gli anni di De Stijl. Sarà possibile scoprire che tipo di persona era Rietveld, in che mondo viveva e cosa lo motivava. Inoltre comprendere il suo processo creativo che alla fine generò la Casa Rietveld Schröder, la sua vita a Utrecht nel 1920 e i suoi contatti con i membri De Stijl, come Truus Schröder, Willem van Leusden, Willem van Maas e Sybold Ravesteijn che hanno giocato un ruolo importante nella sua vita e carriera. Un importante filone della storia era il rapporto di Rietveld con Truus Schröder, le cui idee sulla vita domestica, sulla famiglia e sulla la vita in generale furono cruciali per il processo di progettazione della Casa.

 

Rood-blauwe leunstoel

 

Rietveld e la Casa Rietveld Schröder   

Gerrit Rietveld ebbe una formazione come falegname specializzato nella costruzione di mobili. Divenne membro della corrente De Stijl nel 1919 e in seguito il suo lavoro lo portò a evolvere come architetto indipendente, attraverso la progettazione della Casa Rietveld Schröder. Rietveld fu capace di trasformare gli ideali di De Stijl in realtà spaziale, creando la Casa Rietveld Schröder sulla via Frederik Hendriklaan di Utrecht, un capolavoro senza tempo e rendendolo fonte di ispirazione per architetti e artisti, provenienti da tutto il mondo.

 

Rietveld e il Centraal Museum

Il Centraal Museum possiede la più grande collezione al mondo di mobili disegnati da Rietveld e modelli in scala. Inoltre, gestisce tre case Rietveld a Utrecht, così come i vasti archivi Rietveld Schröder, composti da migliaia di lettere, appunti, libri, fotografie e disegni, realizzati e raccolti da Gerrit Rietveld e Truus Schröder.

 

Anno Tematico: Da Mondriaan al Dutch Design

La prima edizione della rivista De Stijl fu pubblicata nel 1917: un ‘diario per la nuova arte plastica’. Come rivista ideologicamente ispirata e sperimentale, aveva poche centinaia di iscritti, ma la sua influenza rimane forte fino ad oggi. Cento anni dopo, De Stijl è riconosciuto come un importante movimento artistico olandese, che annovera artisti di fama mondiale, tra i quali Piet Mondriaan e Jan Oud, ma anche e soprattutto quelli che nacquero a Utrecht, come Theo van Doesburg, Bart van der Leck e Gerrit Rietveld. Come parte del tema dell’anno tematico ‘Da Mondriaan al Dutch Design’, svariate sono le mostre e gli eventi dedicati a esplorare l’eredità di De Stijl.

 

Itinerario Rietveld

Nel prossimo periodo la casa Rietveld Schröder rimane aperta ogni venerdì fino alle 21.00 per dare più possibilità ai visitatori di vedere la casa. Allo stesso tempo ci sarà un multi-media tour per far vedere la casa al di fuori dell’orario di apertura.

La città di Utrecht ha inoltre creato un itinerario “Rietveld” attraverso i principali monumenti realizzati da lui in città. L’itinerario è scaricabile dal sito del Centraal Museum oppure disponibile in versione cartacea presso il museo.

 

ALPE CIMBRA ANCOR PIU’ 4ALL. Oltre ogni limite e ogni barriera. Folgaria 8-10 marzo

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Alpe Cimbra di Folgaria-Lavarone-Lusérn (Trentino)

ALPE CIMBRA ANCOR PIU’ 4 ALL

Alpe Cimbra World Para Alpine Skiing Youth Cup

OLTRE OGNI LIMITE E OGNI BARRIERA
Folgaria, 8-10 marzo 2017

Era un obiettivo buono. Era possibile. Dunque lo realizziamo e, finalmente, inseriamo a pieno titolo nel nostro Trofeo il settore Para Alpine Ski.

Con noi, insieme alle centinaia di giovani provenienti da tutti i Continenti, per la prima volta saranno in competizione gli atleti con disabilità. Sulle piste di
Folgaria, sulla skiarea Alpe Cimbra, essi gareggeranno il mattino di mercoledì 8 marzo (slalom gigante) e il mattino di giovedì 9 marzo (slalom speciale) – le stesse piste dove il 10 e l’11 marzo seguiranno le gare degli altri atleti.

E’ una novità che arricchisce e completa il nostro evento (noto in passato con il nome di Trofeo Topolino e oggi Alpe Cimbra Fis Children Cup) in sintonia con la ormai generale condivisione: chiunque può mettersi alla prova e misurarsi con gli altri, secondo le proprie capacità, in tutti i campi. E dunque anche nello sport, come nel nostro Trofeo nato nel 1958 e da quest’anno denominato ALPECIMBRA.

Le stesse Istituzioni europee del settore politiche giovanili urgono affinché nello sport si attivino concretamente processi di inclusione, dove giovani di ogni paese, genere, etnia, caratteristiche personali si integrino tra loro, in un arricchente interscambio di esperienze umane. Sono questi i concetti che troviamo nelle iniziative dell’UE a sostegno dei giovani. Concetti che saranno dibattuti nel Convegno del pomeriggio di mercoledì 8 marzo (Folgaria – Sala Congressi del Palasport – ore 17.00), con eminenti relatori e con testimonianze di protagonisti che approfondiranno la funzione formativa, le difficoltà
connesse e le finalità di integrazione. Saranno portate testimonianze di organizzatori, allenatori, famigliari ed atleti.

Le Paralimpiadi estive (dalle prime del 1960 a Roma, fino alle ultime del 2016 a Rio de Janeiro) e le Paralimpiadi invernali (dalle prime del 1976 a Ornskéldsvik, Svezia, fino alle ultime del 2014 a Soci, in Russia) sono un’efficace amplificazione dei nuovi valori. Tra le nostre emozioni permangono le imprese di atleti che hanno saputo tenacemente competere ‘Oltre ogni limite e ogni barriera’. E’ un messaggio alto e stimolante, in particolare per i giovani che si incontreranno nelle giornate di Folgaria, gridando insieme “Arriviamo noi ed è subito festa!”.

In parallelo alle competizioni agonistiche e come momento di riflessione sugli sport invernali per disabili, si terrà uno specifico Convegno dal titolo:

“OLTRE OGNI LIMITE E OGNI BARRIERA”
Folgaria – Sala Congressi del Palasport – Mercoledì 8 marzo – dalle ore 17.00

– Lo sport come fattore di crescita sociale e, dunque, lo sport è per tutti.
Relatore Carlo Fernandez

– Sci paraolimpico: obiettivi, aspetti tecnici, risultati.
Relatori Francesco Da Villa e Giacomo Pierobon

– Sport invernali e disabilità: Folgaria, un punto di eccellenza.
Relatore Corrado Sulsente – Scie di passione

– Intervallo con proiezioni:
“Due piedi sinistri” (cortometraggio di Isabella Salvetti – ‘Globo d’oro 2015’) e “Paralimpiadi – Flashes”

I protagonisti: testimonianze di organizzatori (Marco Bollini), allenatori (Mattia Casanova), famiglie (Alessia Leitempergher e Giorgia Mantovani), atleti(Christian Lanthaler).

Concluderà il Convegno Tiziano Mellarini Assessore alla cultura, cooperazione, sport e protezione civile Provincia autonoma di Trento

 

Maggiori informazioni:

APT Alpe Cimbra – Folgaria Lavarone Lusérn
Tel. 0464 724100 – info@alpecimbra.it
www.alpecimbra.it 

Oggi è Pancake Tuesday

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Oggi si festeggia “Pancake Tuesday“, ossia il giorno in cui secondo la tradizione in Irlanda si mangiano solo pancake. Pancake Tuesday corrisponde al nostro Martedì Grasso, giorno che precede la Quaresima e durante il quale, anticamente, si cucinava il cibo “rimasto” in dispensa, quasi sempre farina e uova, in preparazione al periodo di Quaresima.

Oggi, Pancake Tuesday è anche diventato un’opportunità per mangiare queste deliziose frittelle in tanti modi diversi: con zucchero e limone, con il cioccolato, con il formaggio, al miele e frutta fresca… insomma le combinazioni sono infinite. Ireland’s Blue Book ci propone ben 10 sfiziose ricette per festeggiare Pancake Tuesday.

Consulta la ricetta

Tè pomeridiano e dolci – corso culinario
Ottimo salmone alla Burren Smokehouse

Tè pomeridiano con Good Food Ireland

Burren Smokehouse
È l’ora del tè e in Irlanda non c’è momento migliore per concedersi ottimi dolci: la tradizione di servire il tè è anche un momento ideale per rilassarsi con amici e parenti durante una vacanza. Cupcakes, meringhe, delicate madeleine, scones e torte farcite – i dolci che accompagnano il tè sono tutti golosi. Impara a preparare i dolci della tradizione e non solo con Good Food Ireland alla rinomata Ballymaloe Cookery School.
A soli 15 minuti dalle Scogliere di Moher potrai visitare il Burren Smokehouse Visitor Centre. Proprio qui assisterai al processo di affumicazione e lavorazione della materia prima. Guarda il video che illustra tutto il processo di lavorazione del salmone. Alla fine del tour potrai degustare salmone fresco biologico e affumicato. Consulta il sito per ottime ricette e per acquistare il salmone direttamente dall’Irlanda.

Prenota il tuo corso qui

Guarda il video

Impara a fare il pane irlandese
                 Il meglio della carne irlandese

Northern Ireland Food Tours

Bord Bia Italia
Nel cuore di Strangford Lough, area di straordinaria bellezza naturale, potrai imparare a fare il pane irlandese in un antico cottage con il tetto di paglia. Questo fantastico workshop culinario, organizzato da NI Food Tours, ti svelerà le antiche tradizioni irlandesi per cucinare il famoso “soda bread”, “potato bread” e “pane nero”. Imparerai anche a cucinare un dolce tipico chiamato “Traybake” – ottimo da servire con il tè pomeridiano.
In Irlanda il bestiame è nel DNA non solo degli allevatori ma anche della popolazione stessa. Il paese vanta infatti un’antica tradizione nell’allevamento del bestiame e la maggior parte delle aziende agricole sono di tipo tradizionale e a conduzione familiare. Consulta il sito di Bord Bia dove troverai maggiori informazioni sulla carne irlandese, dove acquistarla in Italia e tante ottime ricette da riproporre a casa tua.

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Magnum. La première fois – La prima volta

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Brescia, Museo di Santa Giulia
7 marzo – 3 settembre


Il « Momento magico » di 20 grandissimi autori di Magnum.
Raccontato con le loro foto ma anche con le loro parole

La prima volta è fortemente evocativa anche per i grandi della fotografia. E in questa mostra bresciana i “grandi” sono veramente tali, rispondendo ai nomi di Robert Capa, Cornell Capa, Abbas, Bruce Gilden, Christopher Anderson, Alex Webb, Chien-Chi Chang, Eli Reed, Harry Gruyaert, Olivia Arthur, David Alan Harvey, Thomas Hoepker, Richard Kalvar, Paolo Pellegrin, Gueorgui Pinkhassov, Jacob Aue Sobol, Larry Towell, Susan Meiselas, Bruno Barbey e Peter Marlow.
Per loro, il concetto di Prima volta, Première fois alla francese, sta ad individuare e indicare quel particolare attimo della vita professionale in cui l’artista prende distanza dai suoi maestri e inventa il suo linguaggio, la sua estetica, la sua grammatica
«La première fois – La prima volta” – è una mostra unica, prodotta appositamente per il Museo di Santa Giulia, dove si potrà ammirare sino al 3 settembre, nell’ambito dei grandi appuntamenti internazionali di fotografia che derivano dalla prima edizione del « Brescia Photo Festival 2017”. In essa, ciascuno dei 20 selezionatissimi fotografi di Magnum è presente con quel gruppo di immagini, quel preciso reportage che segna appunto il magico momento in cui l’abile fotografo si è evoluto a vero artista. Da abile coleottero a magnifica farfalla.
Già nel 2012 « Les Rencontres d’Arles » avevano dato carta bianca ai fotografi della Magnum Photos per esprimere questo delicato momento passaggio presentando l’opera che li ha « singolarizzati » e che ha segnato un vero e proprio giro di boa nei loro percorsi artistici.
A Santa Giulia, in questa grande mostra (catalogo Silvana Editoriale), quella scelta viene attualizzata e proposta, per la prima volta, al pubblico italiano tramite stampe originali ed avvincenti proiezioni. Il percorso espositivo si sviluppa su 131 fotografie e 11 proiezioni.
Naturalmente non si tratta di una “parata” casuale. Ciascun artista presente, racconta in mostra, attraverso le immagine ma anche attraverso le sue parole, la sua Première fois, rivelando la ragione che lo a portato a individuare esattamente quelle immagini o non altre.
Può trattarsi del superamento di particolari difficoltà tecniche o logistiche, della sensazione di aver trovato la perfetta congiunzione che trasforma una immagine di cronaca in un documento della Storia. O l’emozione di aver coltivato un’idea che mostra di funzionare persino di più dello sperato. Ogni uno dei reportage, ogni immagini selezionata per questa intensa esposizione segna quello che il loro autore individua come un suo personalissimo cambio di paradigma. E parole ed immagini trasmettono, in modo potente, questa emozione anche al visitatore.

www.bresciaphotofestival.it

“Uliano Lucas. Retrospettiva” al Brescia Photo Festival

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150 immagini per raccontare 50 anni
di grandissima fotografi e di impegno sociale

La mostra Uliano Lucas. Archeologia del mio vissuto ricostruisce attraverso oltre 150 immagini percorsi tematici e stilistici, interessi, sensibilità, legami culturali di un protagonista della fotografia italiana, da cinquant’anni attento osservatore e narratore della società e delle sue contraddizioni.
Racconta il debito di Lucas verso il mondo intellettuale della Milano della fine degli anni Cinquanta e l’influenza da esso esercitata sulla ricerca formale delle sue prime fotografie e sulla sua stessa scelta di dedicarsi alla fotogiornalismo. Segue la svolta rappresentata dai profondi cambiamenti sociali e di costume e dalle battaglie politiche e civili degli anni Sessanta e Settanta che portano alla nascita di un nuovo modo di raccontare del fotogiornalismo italiano.
Nella ampia rassegna che Tatiana Agliani e Renato Corsini gli dedicano al Ma.Co.f (Centro Italiano di Fotografia) c’è una sintesi, necessariamente parziale, di 50 anni di fotografia, impegno sociale e grandissimo giornalismo d’inchiesta condotto per immagini di Lucas. Dietro a queste immagine c’è anche tutta l’avventura di un uomo.

Rivivono la Milano dell’immigrazione e del boom economico, il mondo degli “altri”: le carceri, gli ospedali psichiatrici, l’altra faccia del benessere. Le contestazioni del ‘68 vissute in presa diretta. Volti anonimi o già famosi o destinati a diventare tali in una città che “viveva” le sue contraddizioni.
Ma non solo Milano. l’Etiopia affamata e la nuova Cina alla scoperta del capitalismo e la tragedia di Sarajevo.
I servizi di Lucas sui grandi periodici e sui quotidiani hanno aperto potenti finestre sull’attualità del mondo. Il suo personale impegno sociale lo ha portato sino agli ultimi degli ultimi in India, Corea, Etiopia, a contatto con bambini senza storia e senza futuro.

www.bresciaphotofestival.it

And the Oscar Goes to… Clinica Baviera calca la Walk of Fame in anteprima

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Il conto alla rovescia è già iniziato, la Notte degli Oscar, l’evento cinematografico più rinomato dell’anno è in arrivo e per ingannare l’attesa fino al 26 Febbraio, Clinica Baviera (www.clinicabaviera.it), Istituto Oftalmico Europeo, calca la Walk of Fame in anteprima, svelando i nomi dei protagonisti della scena hollywoodiana che hanno deciso affidarsi al trattamento Laser per  dire addio agli occhiali da vista: perché recitare senza occhiali, è tutta un’altra cosa!

Da Brad Pitt, candidato come migliore attore per L’Esercito delle 12 Scimmie e Il Curioso Caso di Benjamin Button a Nicole Kidman, premiata come miglior attrice protagonista in The Hours, da Cindy Crawford, top model e attrice, a Ewan McGregor, eroico Obi-Wan in Guerre Stellari, e Kim Kardashian, passando per Elton John e Carlos Santana, sono molte le celebrità che hanno fatto ricorso al Laser, per migliorare la vista.

Fight Club non avrebbe sortito lo stesso effetto se Brad Pitt si fosse dovuto mettere gli occhiali o avesse fermato le riprese per cambiarsi le lenti a contatto! Adesso che anche la storica love-story con Angelina Jolie si è conclusa, e il presunto flirt con Marion Cotillard durante le riprese del film Allied, il nostro Brad dovrà aguzzare la vista, guardandosi bene intorno.

E che dire della bellissima Nicole Kidman? La bionda attrice australiana, nominata nella categoria “Attrice non protagonista” per Lion, già dal 2007 si era affidata alla tecnica Laser per correggere il suo difetto visivo. La Kidman ha più volte affermato che “era come camminare alla cieca”. Seducente e ammaliante in Moulin Rouge, tenebrosa in The Others, sensuale e peccaminosa in Eyes Wide Shut non si è certo contenuta nell’entusiasmo, affermando quanto fosse bello riuscire a vedere le persone, quando le si avvicinavano per un autografo o una foto. Cara Nicole, da quando hai abbandonato gli occhiali, leggere i prossimi discorsi di ringraziamento agli Oscar sarà un gioco da ragazzi!

Dalla bionda alla rossa: sapevi che anche Julianne Moore, premio Oscar nel 2015 per Still Alice, ha seguito le orme della collega, dicendo addio a lenti a contatto e occhiali?

Concludiamo la lista di star con una mora doc: Courtney Cox! L’attrice, nel 2004 dopo la fine della serie tv FRIENDS, ha trasformato i propri occhiali in un “vecchio incubo”, proprio come le storie incantante raccontate in Bedtime Stories, di cui è protagonista.

Ma durante la cerimonia degli Oscar, sul palco non mancano neppure emozionanti esibizioni canore. E tra i big della musica internazionale, sapevi che anche Elton John ha abbandonato i suoi occhiali multicolor? Il Sir della musica ha deciso di eliminare per sempre l’inconveniente di non riuscire a leggere le note degli spartiti.

Last but not least: Kim Kardashian! Sapevi che nel 2012, dopo l’uscita di Guilt Trip, singolo contenuto nell’album  Yeezus del marito Kanye West, ha subito prenotato l’intervento Laser? Il motivo sta proprio nella canzone: Kanye, infatti, affermava quanto odiasse gli occhiali da vista della moglie.

“Oggi indossare occhiali da vista è vissuto come un peso da sempre più persone-  spiegano i medici di Clinica Baviera Italia –  specialmente da professionisti che fanno della propria immagine un lavoro, come gli attori e gli artisti in generale. Vedere bene è fondamentale e oggi, grazie alle moderne tecniche, alla rapidità di esecuzione e ai risultati straordinari che si possono ottenere, i trattamenti Laser sono sempre più richiesti e finalmente alla portata di tutti”.

Quest’anno, in attesa dei prossimi gossip, vivi con Clinica Baviera la scintillante notte degli Oscar!

Clinica Baviera è un istituto oftalmico privato, non in franchising, presente in Europa con oltre 70 cliniche (Italia, Spagna, Germania e Austria). In Italia è a Milano, Torino e Varese. E’ inoltre convenzionata con le principali assicurazioni italiane. Fondata oltre 25 anni fa, Clinica Baviera ha fatto del miglioramento della qualità della vista delle persone la sua ragione d’essere. www.clinicabaviera.it – www.facebook.com/ClinicaBavieraItalia/

CLERICI: Omaggio a Savinio

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39 disegni originali che hanno dato vita a quel capolavoro del divertissement culturale di Fabrizio Clerici che è Alle cinque da Savinio, è oggetto di una preziosa esposizione a cura di Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli fondatori della Galleria del Laocoonte che sarà ospitata nella prestigiosa Galleria Fondoantico di Tiziana Sassoli in via de’ Pepoli, 6E.
I disegni, tracciati a mano libera, quasi sempre con un pennarello rosso fine, vengono proposti in mostra accanto ad una attenta selezione di opere di Alberto Savinio. Tra esse, Maria Antonietta e Luigi XVI, disegno per una delle tavole dei Processi Celebri, un Tiresia monocolo dallo scaligero Oedipus rex di Strawinskij, un’acquarello di Poltromamma ed ancora, un disegno preparatorio per un Ritratto di Signora con testa d’uccello dal becco a spatola.
La mostra, rievocando la celebre pubblicazione affidata nel 1983 all’edizione di Franca May, fa rivivere l’amicizia fra Savinio e Fabrizio Clerici che di quel volume illustrato fu l’autore delle tavole e il committente. L’arte di Clerici sarà presente in mostra anche con il suo dipinto Il sogno di Lessing, dedicato, non a caso, al Laocoonte. Con questa citazione infatti si inanella un ciclo, perché è oggi la Galleria romana del Laocoonte a conservare 39 tavole dell’omaggio a Savinio qui esposte.

Fabrizio Clerici, con un naso così importante e nobilmente adunco, poteva sembrare a prima vista un rapace, ma bastava ascoltare la sua voce educata, i suoi discorsi raffinati in cui erano spesso incastonate, nel suo italiano di milanese vissuto a Roma sin da bambino, qua e là parole e frasi francesi, per capire che egli non era uccello da preda, ma piuttosto un distintissimo trampoliere, una gru, un airone, a cui madre natura aveva dato per sopravvivere il dono supremo dell’eleganza e lunghe gambe dall’alto delle quali poter osservare la bassa corte in cui razzoliamo noi bipedi ordinari.
Così quando quest’artista surreale e metafisico, nel 1983, fece stampare presso le edizioni di Franca May, il volume di illustrazioni “Alle Cinque da Savinio”, con prefazione di Leonardo Sciascia, tutti videro, nel repertorio ornitologico in 48 tavole, in cui uccelli di ogni razza interpretavano come in “tableaux vivants” le scene di vita quotidiana e le cerimonie di un’umanità borghese ormai scomparsa, un esercizio estremo nel genere dell’autoritratto: non nel rappresentare se stessi, ma tutti gli altri come se stessi.
Eppure non sappiamo se Fabrizio Clerici fosse cosciente di questo risultato. Il pittore, lo scrittore a cui l’omaggio è dedicato, Andrea De Chirico (Atene 1891 – Roma 1952) in arte e per i posteri ormai Alberto Savinio, invece lo sapeva. Quando ritrasse se stesso si rappresentò – si vide – con una testa di civetta su di un corpo umano, caro ad Atena Dea dell’intelletto e simbolo del notturno studio. E dalle favole di Esopo fino alle Scene della Vita degli Animali di Grandville, rappresentare gli uomini come bestie è sempre stata arte di caricatura e satira sociale. Satira garbata, di un borghese che mette in caricatura i borghesi pari suoi, ma pur sempre caricatura, che è come dice il nome, mettere in ciò che si rappresenta di più di ciò che gli occhi vedono. Meglio, nel caso di Savinio, vedere la vera immagine della persona al di là degli ingannevoli tratti somatici umani: così anche la Madonna dell’Annunciazione può divenire uno struzzo o un uccello dal becco a scarpa, un’elegante Signora con Ventaglio un casuario o una papera, un eroe classicamente nudo portare sopra il collo la testa di un gallo o di un germano reale. Forse gli uccelli, se si potessero vedere così, se ne potrebbero avere a male, ma non la borghesia per la quale Savinio dipingeva, quando ancora si facevano ritratti “seri” di Signore con Ventaglio o quando il Duce del Fascismo poteva venir rappresentato seriamente nudo come un eroe grecoromano.

Fabrizio Clerici (Milano 1913 – Roma 1993) è stato l’ultimo surrealista, l’ultimo metafisico, non tanto d’Italia, ma di una cosmopoli elegante che ha esalato il suo canto del cigno prima del ’68, prima dell’ineluttabile volgarità trasversale di massa che tutto ha travolto sotto la mascheratura delle provocazioni d’avanguardia. “Il Minotauro che accusa sua Madre”, “Il Sonno Romano”, “Le Confessioni palermitane”, sono da considerarsi ancor’oggi, e forse oggi ancora di più, dei legittimi capolavori. Da Savinio lo separavano ventidue anni, eppure con Savinio ebbe tra guerra e dopoguerra un sodalizio di cui rimane concreta testimonianza scritta in “Ascolto il tuo cuore città” (1944), passeggiata e divagazione letteraria in giro per Milano in cui il giovane Clerici è continuamente evocato come compagno e deuteragonista – cioè secondo attore. Due anni prima, un’introduzione di Savinio aveva accompagnato dieci litografie di “Capricci”, che lo scrittore afferma in modo lusinghiero doversi guardare “col terzo occhio che al dire degli stoici ci portiamo al sommo del cervello, e col quale guardiamo i sogni”.

Trent’anni dopo la morte dell’amico, Clerici si divaga di un’inverno di malattia riempiendo un piccolo album di Scene di Vita di Volatili borghesi, ritratti alla maniera di Savinio, spesso in camere e sale metafisicamente spoglie, impegnati nella liturgia sociale di una belle époque che par precedere la prima guerra mondiale. Un tempo lontanissimo che però Savinio aveva vissuto, cantato in prosa ne “L’Infanzia di Nivasio Dolcemare”, e trasfigurato nei suoi quadri ritraendo in modo visionario le vecchie foto della sua famiglia dove i genitori si trasformano in confortevoli poltrone da salotto.

Galleria Fondoantico di Tiziana Sassoli, Bologna- via de’ Pepoli, 6E
ORARI: 10.00-13.00 15.00-19.30 ( aperto tutti i giorni)

Per Informazioni: Galleria del Laocoonte, tel. 06 68308994
Galleria Fondantico, tel. 051 265980

Sito internet: http://www.laocoontegalleria.it/bologna-clerici-omaggio-a-savinio-dal-19-al-28-marzo-2017/

Steve McCurry al Brescia Photo Festival 2017.

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Brescia Photo Festival 2017
People
Brescia, Museo di Santa Giulia, MOCA e altre sedi
7 – 12 marzo. Grandi mostre sino al 3 settembre


Presentazione della Mostra

Steve McCurry. Leggere
Museo di Santa Giulia

In occasione di Brescia Photo Festival 2017, in prima mondiale, Santa Giulia propone Steve McCurry. Leggere. La mostra è collegata alla fortunata serie di immagini che McCurry ha riunito in un magnifico volume, che è anche un best seller del settore a livello mondiale. Ma quelle pubblicate nel volume saranno solo alcune delle foto che popoleranno la più ampia mostra che il noto fotoreporter statunitense proporrà a Brescia sul tema della lettura curata da Biba Giacchetti e, per i contributi letterari, da Roberto Cotroneo. Un’imperdibile produzione di Fondazione Brescia Musei e Civita Mostre, realizzata in collaborazione con SudEst57 e con un progetto di allestimento dello scenografo Peter Bottazzi.

Invito

Milano, Biblioteca Parco Sempione
(gc dal Comune di Milano)
Viale Miguel de Cervantes – zona Montetordo
Giovedì 16 febbraio 2017, ore 11

Interverranno

Emilio Del Bono
Sindaco di Brescia

Laura Castelletti
Vicesindaco di Brescia
Assessore alla Cultura, Creatività e Innovazione

Luigi Di Corato
Direttore di Fondazione Brescia Musei

Alberto Rossetti
Amministratore Delegato Civita Mostre

Biba Giacchetti
Curatrice della Mostra

Peter Bottazzi
progettista dell’allestimento