Pling plong din don.

Summer stretching on the grass… summer dresses pass. In the shade of a willow tree creeps a crawling over me. Over me and over you stuck together with God’s glue. It’s going to get stickier too…

[On air: U2 – Staring at the sun]

Stasera ho cercato di coniugare un paio di passioni antistress per eccellenza.
La prima me la stanno quasi togliendo, sarebbe stata la guida [intesa come il guidare un’autovettura], la seconda il suonare [non intesa come il picchiare qualcuno, anche se pure quello è profondamente rilassante a posteriori..]

Siccome ahimè ho scordato il mio basso a casa (casa quell’altra) me ne han dovuto prestare uno. Siccome sono eccessivamente abitudianaria sono stata i primi 20 minuti a guardare lo strumento prestatomi:

«Oh, tutto ok?»
«Sisisì, tranquillo…»
«No, è che stai fissando il basso da un po’…»
«no, è che sto cercando di capire da dove esca il caffè….»

L’ho detto al mio amico *nervosissimo* perchè mancava proprio il suo bassista. Mi ha guardato mettendosi quasi a piangere. Povero. Vabbè, è come la risposta base che dai alla domanda:

«suoni? maddai, non me l’avevi mai detto…»
«No, è che mi vergogno. Sai, non mi han ancora aperto…»

L’amico nervosissimo poi mi ha guarda mentre sto lì a cazzeggiare. Lui nervoso. Due ore di suonamento (o suonaggio, ma non suoneria) e lui sempre teso a guardarmi. Avevo quasi voglia di stonare (più del solito…) apposta.
Credo che non mi inviterà mai più a sostituire qualcuno, però è andata bene ;)

Non chiedetemi nulla però. Su come si suona, dico.


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0 thoughts on “Pling plong din don.”

  1. Rigagnolo esige (…) di sapere se gli è stata dedicata una canzone come promesso. Rigagnolo esige (…) anche l’emmeppitre.

    Rigagnolo (ciao iTTTalia! SieTTe CCCCaldi?)

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