Fenomenologia delle feste da collegio.

Stammatina, mentre chiedevo, cospargendomi il capo di cenere, scusa alle ragazze alle quali ho tirato il pacco ieri [che poi hanno, credo falsamente, detto: "ah, ma siccome non venivi tu abbiamo deciso di fregarcene e passare la sera a studiare…"] sentivo i discorsi e il pettegolezzo universitario a me tanto caro. Sarà l’indole del portiere d’albergo?
 
Ieri molte di loro avevano un po’ il capodanno dei Collegi. Ieri era la festa totale globale dei collegi feminini e masculini parmigio-parmensi e allora si apriva un po’ tutto, iniziando dai cancelli e dai portoni.
Son cose.
Dicasi che ieri è stata un po’ anche la festa dei cornuti, sebbene non fosse novembre e il giorno di San Martino. Ma non si festeggiava a Parma. Io naturalmente stavo lì a sentire ed ascoltare. È bello sentirne di varie, anche se con il beneficio del dubbio, perchè di cazzate se ne sparano tante.
 
Pensavo anche ad un’altra pseudocategoria. La fenomenopatologia della brava ragazza.
 
Di norma, la giovin ventenne del centrosud Italia, che quindi si sposta circa seicento-mille km da casa natale, viene consigliata in modo fermo e cortese dai genitori affinchè desista dai propositi di abitare da sola o coabitare con altre ragazze della stessa età. Per carità eh. Che cose sconvenienti.
C’è il collegio, ci son le suore…
Come se andare ad abitare in un casermone stile ex URSS, in compagnia di altre teste di minchia del tuo stesso sesso, con delle donne intonacate che ti controllano sul cibo/lavaggi/abitudini alimentari/salcazzi, senza tv, senza…. urgh [si è capito che io non ci sarei andata neppure sotto tortura?]… dicevo, come se andare ad abitare lì fosse garanzia della santità personale e della purezza di spirito.
Però la brava ragazza abita lì, perchè almeno ha compagnia, perchè almeno ha un tetto, riscaldamento, e qualcuno che "se tu ti ammali chi ti guarda?" ti guarda. E può anche studiare con comodo eh! Tanto entro le 21 deve tornare lì a pascere in convitto, altrimenti può anche dormire sotto un ponte. E vabbè, se qualche sera vuole uscire lo può fare portandosi appresso altre due ragazze del collegio (che riferiranno poi alla Superiora…) perchè: "se si esce in tre non può accadere nulla, in due da sole magari sì…"
Son cose.
 
Che poi, una delle tizie che conosco quando le dico:
"Oh, te dove stai lì con il convento?"
"CONVENTO?!! Collegio… e casomai convitto. Cazzo, sembra che io mi sia fatta suora…"
"No, dai… poi in caso basta sempre chiedere al ginecologo…"
"…."

0 thoughts on “Fenomenologia delle feste da collegio.”

  1. ti quoto.

    Ho avuto un’esperienza in un convento di suore (con alcuni amici) circa 3 anni fa, su una montagna sperduta dell’appennino, in uno pseudo week end organizzato da un mio amico sfigato.

    bene, già alle 5 del mattino partivano cori di alleluja mentre io bestemmiavo nel letto imprecando contro le suore pinguino affinchè mi facessero dormire.

    See ya!

  2. beh, da ragazza del profondo sud posso dirti che le Fuorisede Suorate sono rimaste in poche. Più che altro è considerata una specie di “sistemazione temporanea in attesa di collocazione in appartamento con ALMENO altri quattro abitanti”, soprattutto che costa meno dell’hotel. :-)

  3. emb, se te hai beccato le Suore Per Sempre, t’assicuro che non è un campione statistico rilevante. Non tutte le “terruncielle” sono monache infilzate o finte tali, v’assicuro.

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