'na voce e 'na chitara.

Credo che il rapporto tra chi suoni/strimpelli uno strumento e il proprio strumento a volte rasenti i limiti della morbosità.
 
La tua chitarra. Elettrica. La tieni nella custodia. La sua custodia fa schifo, magari scribacchiata e riarrangiata in qualche modo. C’è chi tiene la cosa più costosa della propria casa nell’anta a sinistra dell’armadio [sotto la giacca di pelle. Se venite a cercare le uniche due cose decenti di casa son lì, quindi andate a colpo sicuro….] dirimpetto al tuo basso, che forse suoni un po’ per compensazione come faceva il tuo ex moroso da quando te l’ha lasciato in eredità.
 
Ti guardi le unghie e ti chiedi come puoi riuscire a suonarla perchè sei inadatta a lei con quelle appendici lì. La sfiori cercando di ricordare le emozioni delle note che hai suonato e tutto quello che ti possono ricordare.
Ogni tanto la riprendi in mano e ti accorgi che risuonarla è come andare in bici, però non ti capita la stessa cosa con le altre.
 
Da segnalare, uno di questi giorni, mia madre mi urla:
«FRAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAANCEEESCA. Abbassa ‘sti Muse, che so’ gajardi però qui di sopra si sente l’audio triplicato causa forte eco che la scala è tutta vuota…»
«Ehm, mamma…»
«Eh?»
«Ero io…»
«Ah. Quando hai imparato a suonare? Fino a cinque sei anni fa facevi… ehm, vabbè.»
 
Houston 2005
 
Matt, perdonala, non sa quello che dice [magara eh…]

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