C'è un medico in sala?

Vi giuro che non lo faccio apposta.
 
Fino a domenica seguirò questo convegno qui in questo hotel qui. Si scherza amabilmente quando alle otto ci prendono la presenza con la tessera magnetica, non ci si fa a scherzare quando undici ore dopo rifanno la stessa operazione e te lì porgi la testa come Maria Antonietta al boia dicendo: "prego, prenda pure la tessera che ho al collo e che mi fa distinguere che, essendo studente, non posso scofanarmi il pranzo che invece date ai medici e dottorandi. Fosse poi sto gran pranzo…"
 
I coffee break sono lo sponsor dell’insulina: un tripudio di biscotti di casa Barilla. Io mi fiondo su quelli alla mandorla, le altre sui baci di dama.
«Ma sti cosi fanno ingrassare? Sanno di burro…»
«No no, tranquilla. Sarà burro light, no? Tu lasciami quelli con le mandorle…»
Il caffè vagamente ricorda i suoi torbidi trascorsi con la polvere, e in onore dei relatori ammerrigani si trasforma in una brodaglia chiara che va a centrifugarsi nello stomaco e formare un tensioattivo che è migliore del coccolino al profumo di lavanda. L’unica cosa buona è il tè freddo. Ne avrò finite 2 caraffe in un giorno e mezzo, ma con molta umiltè.
 
Gli interventi naturalmente son tutti in inglese. Con traduzione simulanea. Ma l’unico traduttore bravo in pratica sembra Paolo quando alla finta televisione arabica fingeva di doppiare Luca-Osamabinladen. Risate.
Meglio seguire senza traduzione, in pratica.
 
Quanto pare l’atteggiamento medio da congresso è: annoiato ma con lo sguardo concentrato e un semisorriso che ti ricorda che quelli accanto son colleghi e potresti averne bisogno prima o poi. Nonchè sono anche i tuoi nemici, ti potrebbero ciulare il paziente da un momento all’altro, ergo accerchiali parlando di stronzate e poi di roba medica.
 
«Dai, io son venuta qui per trovarmi qualcuno, hai visto nessuno Fran?»
«Allora… c’è il biondino, il brunetto e quest’altro castano qui. Fate pure io medici in famiglia non ne voglio più… eccheccazzi, torni a casa e ti rivedi un medico? Naaaah.»
 
La nota stonata è l’aria condizionata a palla. Temperatura esterna 36 gradi, temperatura interna 16. Venti gradi di sbalzo termico. Ieri sera avevo trentotto di febbre. Cazzo, sembra di essere a un convegno della Findus.
Oggi ho portato il maglione per entrare in hotel. Non ridete. Avevo i brividi di freddo ugualmente. Pomeriggio prendo anche il plaid e le babbucce.
E poi sentirsi male a un congresso di medici è alquanto frustrante. Anzi, mi vien da piangere anche perchè non riesco a dire frustrante.
Mi sento poco bene, vado a bermi un brodino.
 
[chi vi sta scrivendo è autorizzato dal comitato di redazione: sì, son scappata per la pausa pranzo]

0 thoughts on “C'è un medico in sala?”

  1. Pari pari come nel datacenter dell’azienda per la quale lavoravo: temperatura esterna ben sopra i 30 gradi, quella interna allo stanzone dei server inferiore ai 18. E pure io, il primo giorno, non avevo niente per coprirmi… =/

  2. wow…. proprio in settimana sono stato costretto a sorbirmi una full immersion di un giorno su come fare sistema e impresa nel sud…. ti assicuro che so’ parole e interventi più inutili di quelli cui hai assistito ;)

    ciao

    pa’

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