Oh, beh, insomma.

Allora, quando mi capitò la prima volta mi tenni tutto per me. Zitta zitta, buona buona. Non volevo far preoccupare mia madre… solo che alla fine crollai in classe con la mia compagna di banco. La credevo amica, quella stronza. Solo che andò a dire prima ai professori e poi al preside che mi ero inventata di avere una cosa brutta brutta. Già ero a pezzi per i cazzi miei, per il mio orgoglio di gestire una cosa da sola avendo diciotto anni (sapete com’è, per la Sanità ero adulta e quindi il medico non poteva dar notizie alla famiglia senza il mio consenso…). Quanto pare per la scuola non ero maggiorenne, chiamarono a casa e fecero venire un colpo a mia nonna… però lei dopo il primo momento di sbandamento capì tutto, anche perchè non avevo detto loro nulla. Il problema sarebbe stato dirlo alla mamma, ma l’avevano già raggiunta al cellulare. Una donna distrutta.
 
Ho avuto un carcinoma (tumore è una parola che non significa nulla, tumore significa gonfiore…) al colon. Miracolata in pratica vedendo le statistiche di chi ce la fa. Lo affrontai divagandomi, se è una parola da usare, studiando come una scema. L’operazione, la chemio, la radioterapia. Lo presi come una sfida, e a me le sfide galvanizzano. Arrivai all’ultimo anno di liceo con una classe di compagni di merda che anzichè essere per lo meno contenti che una ce l’avesse fatta erano incazzati perchè ero stata assente i primi tre mesi ma siccome avevo studiato a casa da sola, tra una seduta in ospedale, vomitazzate in giro e difficoltà a trattenere le feci, ero quasi alla pari con loro… e anzi, dovevo fare ancora assenze perchè le mie difese immunitarie erano al lumicino… quindi ero solo una sporca privilegiata. Non tanto quindi mi ero abbattuta durante la malattia, ma dopo. Sì, dopo… mi sentivo rifiutata, con solo la mia migliore amica Francesca vicino. Ammetto di aver pensato un paio di volte anche al suicidio, non volevo più vedere nessuno che conoscevo, l’ultimo mese di liceo mandai il certificato a scuola proprio perchè non dominavo più il mio cervello… Non vi dico le occhiate maligne all’esame di stato e le battutine dei professori. Vi giuro solo una cosa, se mi dovesse capitare una di quelle persone davanti a me durante
la professione medica prenderei il giuramento di Ippocrate, lo calpesto e li guardo dicendo di tornare quando sono verso la via della tomba. Ho sofferto troppo, troppo.
 
In questi giorni, visto che le prime analisi su markers tumorali non erano così chiare ho fatto altri accertamenti. Quando il medico ha iniziato a prescrivermi alcuni farmaci che ho preso ha iniziato a balenarmi in testa una certa paura. Cercavo di studiare ma non apprendevo, cercavo di lavorare ma scordavo le cose, cercavo anche di cazzeggiare… ma tutt’ora non mi va.
Dicendola con un certo ritegno direi che adesso si sono evidenziate due piccole opacità nella zona del retto. Si risolverà con delle terapie meno invasive e con un interventino in rettoscopia. Ciò vorrà dire (con meno ritegno) che siccome il Plasil non mi fa più un cazzo dovrò ricomprare e fumare erba per non rivomitarmi l’anima, che farò lo yo-yo di peso, che sembrerò un po’ sbattutina con le persone che conosco e gli dovrò dire che magari è perchè son stressata, che prenderò ogni virus e ogni batterio che gira (che bello, sai in ospedale…)
 
Dopo tre giorni che ero in panico, che piangevo su ogniccosa come una donna in sindrome premestruale, oggi ho pianto per l’ultima volta davanti al medico. "Quante volte ancora dovrà capitare? Quante ancora? Non voglio più, io non ce la posso fare ancora…"
 
Stavolta la mamma c’è, e sa tutto.
 
Ora ho deciso di andarmi ad affogare nella fonte di Lourdes. Male che vada forse è la buona volta che imparo a nuotare…
 
Non sapevo se scrivere tutto questo o no qui sopra. Credo di non aver mai messo barriere tra me e chi mi legge, alla fine come si racconta dei crucchi, dei vicini indemoniati o della merda del cane pestata sul marciapiede si debba raccontare anche dei cazzi propri. Ve l’ho detto, la mia è una scelta. Non ho le facoltà per programmare o meno una linea editoriale, è un cazzeggio. Si parla delle cose nostre come si vedono, e si parla anche di questo. Posso solo scusarmi con coloro i quali si sentono turbati dalla lettura, da domani si parlerà nuovamente di cazzate tipo quella di Prodi che fa le sedute spiritiche con il bicchierino e il tabellone, suvvia.
 
[perdonate gli orrori eventualmente presenti, non mi va di rileggere…]

0 thoughts on “Oh, beh, insomma.”

  1. Ti ammiro davvero un sacco. Non commento spesso e non mi faccio sentire granchè, se non uno sporadico “ciao” in MSN, non posso dire di conoscerti, eppure ti sono vicino. Non è molto, ma sappi che è sincero. Mi raccomando.

    Ciao, Fede.

  2. Guarda io le “cazzatielle” che scrivi le leggo quasi sempre, rido e neanche commento perché non so che dire di altrettanto acuto.

    Qui ti sostengo, anche se non so nemmeno come. So per esperienze passate che la voglia di ridere -e anche il diritto- non scompare e quindi so che qui domani riderò di Prodi e della sua seduta spiritica.

    Spero che tu non ti stufi, sarebbe l’unico pericolo. E’ un bene che ci sia la mamma, è un bene che ci sia il blog, è giusto che tu ne scriva e io voglio continuare a leggerti!

  3. Cazzegiare aiuta lo spirito, ma un grande aiuto possono darlo anche le persone amiche che riescono o provano a darti un piccolo, ma per me importante, aiuto e sostengo morale, magari anche solo facendoti sorridere per qualche minuto. Non ci conosciamo benissimo, ma quel che basta per dirti che se hai bisogno di me in qualche modo, hai il mio numero, usalo!:-*

  4. è che abbracciarti da qua a lisbona la vedo un pò difficile, son mica elastic-girl…

    ma se mi sforzo, ci arrivo.

    ciao ciccia carampana, ti voglio bene.

  5. … ti leggo, ti ammiro e ora più che mai ti stimo da matti!!!…

    … a parte l’essere un pochino troppo Juventina…. ehehhe

    Baci e coraggio!!

    Stef:)

  6. Non vi dico le occhiate maligne all’esame di stato e le battutine dei professori. Vi giuro solo una cosa, se mi dovesse capitare una di quelle persone davanti a me durante la professione medica prenderei il giuramento di Ippocrate, lo calpesto e li guardo dicendo di tornare quando sono verso la via della tomba.

    Ma lo credo bene, io già sto male quando mi prendono per il culo per la erre moscia, ci manca che mi tocchino il resto!

    Come si dice dalle mie parti, certo che non si quieta mai, eh?

  7. Forza Fran io sono con te!!!

    Le parole dette da me saranno marginali in questo contesto, ma vedere uno spirito cosi forte nelle tue fa capire quanto di buono ci sia in te!

    Se mmmittticaaa!!!

    Continua a farti forza e usa il blog per sfogarti, in fondo serve proprio a questo!

    Un abbraccio!

  8. uff è da ieri che cerco le parole, anche perchè anche io ogni giorno mi sento ripetere tante banalità.

    Però se vuoi ti dico anche io “Eh bisogna pregare il Signore, confidare nella sua bontà ecc ecc ecc..”

  9. Se io a diciott’anni avessi vissuto la una (dis)avventura come la tua, sarei stato contento di essere fra quelli che NON ce l’hanno fatta.

    Oggi le cose sono diverse, solo un 40% di me spererebbe di non farcela, un altro 40% spererebbe di farcela, il resto direbbe comunque che “ha vinto”…

  10. Io quando non ne trovo parole mi viene in mente solo “minchia!”, ma siccome su questo blog credo di averlo già detto, speravo di evitare di ripetermi …

    Però ci sta, ecco.

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