Aspetta un po'.

Aspettare alla fine può essere frustrante.
C’era in un vecchio libro scritto a più mani, scritto e tramandato di generazione in generazione un po’ come la ricetta della lasagna, un simpatico adagio. Quello delle donne sagge che aspettavano il loro sposo tenendo le provviste in casa, pagando le bollette e riscaldando se inverno e tenendo casa fresca se estate. Di contro c’erano anche le donne che, dovendo aspettare quel cornuto puttaniere del loro sposo, che rincasava quando gli tirava, se ne fottevano altamente e piuttosto che spendere per casa andavano a dilapidare tutto al Bingo.
Mmm, forse non era così, ma attualizzato fa più presa.
Ecco, quando aspetti di chiedi se è più prudente fare come la prima o la seconda donnina.
Sì, magari è prudente stare in mezzo.
Sapete una cosa? Riniziare le terapie per la mmm, ho perso il conto… sesta? Settima, sì, settima volta un po’ ti mette ansia. Ho notato in questi giorni che quando sono al telefono e sto pensando a un concetto che devo esprimere mi è tornata la balbuzie. In settimana ho avuto un paio di attacchi di panico. Ma tutto apposto. Diciamo che non devo pensare, diciamo.
Diciamo che ho troppi casini di qui a fine mese prossimo.
Ma boh, sticazzi.

0 thoughts on “Aspetta un po'.”

  1. Frannina, non sapevo nemmeno se mettertela o meno. Il fatto è che secondo me entrambi gli atteggiamenti di quelle donne sono sbagliati. La chiave non è attendere, è affrontare le cose quando si presentano. Più o meno, il concetto dovrebbe essere questo.

    Unease, anxiety, tension, stress, worry—all forms of fear—are caused by too much future, and not enough presence. Guilt, regret, resentment, grievances, sadness, bitterness, and all forms of nonforgiveness are caused by too much past, and not enough presence.

    Poi, se un giorno riesci a leggere quel famoso libro, lui spiega meglio. Io te lo dico solo perchè ti voglio bene, anche se magari in questo momento ti faccio arrabbiare :***

    E chi,

    se non

    Thus?

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