Siamo là e siamo qua.

L’uomo che mi ha insegnato a camminare e ad andare in bicicletta fu mio nonno. Ci ho messo un bordello di tempo a capire come si camminava [a volte me lo scordo quando devo scendere le scale e devo darmi il ritmo come fossi una jazzista], non ci ho messo molto a parlare e a scrivere, ci ho messo relativamente poco a capire l’equilibrio della bici. Ricordo mio nonno che sperimentava con le rotelle quelle che si mettono aggiuntive e una volta ne toglieva una, una volta l’altra, coi suoi amici che lo criticavano. Lui invece mi teneva la spalla e mi faceva fare le prove su quel vialone che a Montalto costeggiava la pineta, dove adesso ci fanno ancora il mercato. Ricordo la sua ombra, lui che mi sorreggeva e a volte tentava di lasciare finché non presi proprio sicurezza [toccandomi negli stessi posti ove si ravana la statua di Giulietta affermo di non essere mai caduta dalla bici] e il caldo del sole di luglio.

Poi vabbé, c’è stato un periodo, perché io odio il mare inteso come spiaggia, bagni e lucertolaggio al sole, in cui l’Aurelia era meno pericolosa e io facevo la gita in bici da Montalto a Vulci sovente, qualcosa come quattro volte a settimana. Era bello, anche perché Vulci non era un mercimonio come ora ma una simpatica zona archeologica senza grandi biglietti e menate varie.

Dicevo, poi mica avevo programmato di venire qui a Parma.
Come le più grandi storie d’amore [sì, mi son sposata alla facoltà, ma a Parma città ci voglio del bene, non so come è, sarà che da me c’è l’allegria della Siberia e le infrastrutture della Abissinia…] si inizia così e non si sa come mai. Che poi io son sentimentale dopo e mi affeziono, però insomma, è ubicata malissimo la fontana in barriera Garibaldi sebbene idealmente una ganzata.
Mmm, dicevo. Qui a Parma si circola in bici. Cioè, guardate qua le due bici parcheggiate in piazza Garibaldi normalmente. E non è il solo parcheggio. Cioè, qua tutti abbiamo la bici, e chi non ce l’ha è perché non sa andarci e rode.
Io vi assicuro, ho il terrore che mi ciulino la bici. Anche perché qui siamo sui cinque furti al dì.

Le targhe per le bici.

Invero il mio comune ha avuto una pensata, ossia di far registrare sistematicamente in una specie di registro con tanto di targhetta autoadesiva con collante tipo superattack la bici. In modo gratuito, come la piombatura di un tempo. Per poi riferirsi al Registro Italiano Bici; ora in tutta Italia il costo è di 9,90, qui il comune la offre gratuitamente (dietro possessione della Mobility Card, gratuita).
Tutto ciò venne pubblicizzato il 2 di febbraio, sulla gazzetta di parma (vedi immago a fianco, con sotto mezza foto degli assessori Vignali e Adorni) nell’ambito di una serie di servizi del comune per noi ciclisti. Dicheno che anche a Cuneo e a Brescia sia in sperimentazione tutto ciò.
Mah, vediamo.

0 thoughts on “Siamo là e siamo qua.”

  1. Ma fammi capire, quindi ora cosacambia, che quando la rubano devono rivenderla fuori città?

    (a Firenze siamo lì, come media di furti: me ne fregarono due in un mese, per fortuna erano rottami comprate usate a poco; invece ricordo ancora sadicamente la faccia di un vecchio amico, quando andammo a scuola in bici e a lui il PRIMO GIORNO in cui la usava fregarono la sua, milionaria e nuova di pacca…)

  2. La soluzione sono le biciclette collettivizzate, come le fantomatiche (e da me non viste) biciclette bianche olandesi, che chi ne trova una la può pigliare e andare dove vuole.

    Certo, poi se parti da Parma, ti fermi a Crotone e non torni più indietro, c’è un certo rischio di sbilanciamento della disponibilità, ma si spera che tu preferisca Parma a Crotone, e in tal caso andrà tutto bene.

    L’anno scorso mi han regalato una bella biciclettina… miseriaccia, non vado da nessuna parte perché ho strizza a lasciarla in giro -.-

  3. Stm: il problema sarebbero gli scollinamenti, a ‘sto punto ragioniamo chessò… Parma-Torino ecco.

    Nicole: bentornata :)

    Entius: essì

    Simbax: pensa, già lo fanno da 60 anni minimo ma non basta (non ci vuol nulla a sollevare la ruota della bici bloccata, coprirla e fingere che è la propria e poi sbloccarla in seguito). Del resto stan facendo anche le nuove rastrelliere con l’antifurto, ma non bastano mai, siamo davvero in troppi.

    Infinitesimo: eh, e dire che Verona è bella pianeggiante.

    Mitì: lol, come a Chianciano. Infatti l’unico che gira in bici è il miglior amico di mio padre, ehm.

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