Argh.

In pratica è una settimana che io, che di norma mi esprimo a monosillabi (cosa che una conferenza mia e di Vieri sembrerebbe il duetto Papageno/Papagena), sto spiegando troppe cose e sto troppo parlando nei miei rapporti interpersonali.

Non ne posso più.

Io che ci devo pensare ore prima di buttare giù qualcosa di importante, e la metto per iscritto.
Io che per non pensare vorrei lavorare in catena di montaggio.
Io che ho dovuto parlare con le due persone che mi chiamano pulcicchiotto.

Svegliatemi, è un incubo che perdura da una settimana.
(con intermezzi non male, ma un incubo)
Ed è per quello che si scrive a rilento. Qui si ha a che fare con l’ansia.

0 thoughts on “Argh.”

  1. tantoantipaticaquantostronza – per caso sei terrona meridionale? No, perché pure mio papà mi chiamava Pirchipétola (con la “e” chiusa, però), quando ero piccoletta (quindi eoni fa)…

  2. (ehm, ovviamente non mi ha preso i tag, “terrona” era *scancellato* per fare commedia…vabbè. Io son terrona, tanto per la cronaca, eh? :))

  3. Manolo: e piantala, che semmai i Muse l’ansia te la fanno passare, con la musica ad a alto voltaggio che fanno!! ( beh, qualche caduta di stile permettendo).

  4. Fran : mi sa che mi tocca spiegarmi meglio, che qua “chattamm e nun ce capimm”.

    Con l’inciso tra parentesi volevo soltanto notare che i Muse qualche volta (e sottolineo qualche volta), forse guidati da eccessivo entusiasmo o per far vedere per forza quanto sono bravi, sfornano dei pezzi non dico brutti, ma sicuramente meno riusciti.

    Ciò però non macchia l’amore che ho nei confronti loro e della loro musica.

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