Noi medici.

Allora, sappiate che l’ambiente più pettegolo dopo quello del pubblico impiego e delle pulizie è quello medico. Infatti un medico che riesce a mantenere tutta la sua PRAIVASI non facendo trapelare nulla o mettendo in giro notizie neutre è un idolo per la comunità tutta.

Io tutto quello che so di medicina l’ho imparato sulla mia pelle. Perché qualsiasi studente all’anno in cui sono io, se lo prendete e gli fate le stesse domande che fate a me in gtalk o in email o via sms quando state male mica vi sa rispondere eh.
Eppoi cavolo, negli ultimi 3 anni ho preso prima di altri medici ben 14 diagnosi. Cosa che mi dovrebbero dare mezza laurea ad honorem.
L’unica cosa che porta una sfiga della porcazozza è una cosa che si tramandano le infermiere (carissime!!) che dicono "ah, ai figli dei medici gli si prendono le peggio cose e le più strane". Stranamente (toccatina) è vero. Non andrò a farvi esempi personali ma constatavo che anche per molti colleghi è così (in università non si sa ancora che anche io provengo dalla casta. Non mi piace vantarmi né lo trovo un motivo di orgoglio)
Noi si imparano nei primi anni poche cose: la danza di corteggiamento dei piccioni perché sennò la picciona non riconosce il piccione, quale è la via metabolica dove va ad agire il cianuro che le vecchiette inglesi usavano nel té e si sentiva odore di mandorle, quale è la percentuale delle cellule morte dell’intestino sfaldate nella merda e susseguentemente quale è la percentuale dei batteri morti, che esiste in gastroenterologia una tabella con vari disegni di feci da far indicare al paziente per capire meglio la patologia, che la maggior parte dei campioni di coprocultura arrivati al laboratorio analisi è praticamente inservibile perché i medici di base non dicono al paziente come prelevare il campione.

Mio padre aveva ragione quando gli dissi che prendevo medicina a rispondermi: "ma no, c’è tanta merda".
Poi il suo migliore amico, medico (momentaneamente schizofrenico, ma cosa volete che sia) gli disse: "mannò, ma se la bambina (!!!) vuol fare medicina ci siamo pur sempre noi a sostenerla".
Il giorno dopo rincontrandolo al bar mi chiese: "te che facoltà vuoi fare?"
Dovevo cogliere questi segnali, ma la passione è passione. Ti rende orbo.

Dicevo, io tutto quello che so o è stato provato sulla mia pelle o è stato captato dalla giovinezza passata nello studio medico di papà a digitare ricette e a vedere analisi (e mio padre sperava facessi tutt’altro. Mi sa che è come se alla mia futura prole regalo un ciuccio bianconero e un sonaiolo a mo’ di zebretta e poi mi aspetto che tifi Parma per rifiuto, bah) . Sono l’anti ipocondria in pratica, seguo il processo inverso.

Ci sono diversi episodi che ricordo con piacere e che mi han fatto fare bella figura nei tirocini pur non avendo mai aperto per esempio il libro di pneumologia (per ora prof eh, il suo esame voglio prepararlo con cura, non si preoccupi, ci vediamo in corsia ma io indosserò il camice eh!):

Tizio brasiliano porta le lastre a mio papà, io mi avvicino a scorgerle.
Papà: "mannò, ovvìa, non è nulla… prendi solo queste…"
Fran: "… papy, ma…"
Papà: "ssssst, dopo."
Fran: "…."
(dopo)
Fran: "papà, ma quelle chiazze lì non sono tubercolosi?"
Papà: "magari se lo incontri non parlargli di fronte, non vorrei ti attaccasse qualcosa".

Tizio arriva in studio con le analisi del sangue. Tizio ha già una storia di glicemia altina.
Papà: "mmm, e lei si sente solo un po’ insonnolito eh"
Tizio: "eh, sì, da qualche giorno"
(papà mi indica la glicemia. Il valore è a 9000. Se vogliamo proprio stare nella norma è 180)
Papà: "solo un po’ di sonno eh?"
(papà digita il numero dell’ambulanza. Il tizio in pratica doveva essere più che in coma diabetico e invece aveva solo sonno. Son cose.)

La cosa ripensandoci è positiva. So come si stasa un orecchio dal cerume, so discretamente bene la farmacologia pur non avendola ancora data come materia coniugando esperienze personali, universitarie e pragmatiche da gggiovane. La semeiotica l’ho imparata lì da giovane perché a noi mica ce l’avevan fatta provare eh, inizialmente. Mio papà sta lentamente accettando che io faccia medicina:

Papà: "ma gli esami?"
Fran: "oh, ci son 3 sessioni l’anno"
Papà: "ai miei tempi no"
Fran: "eh, checculo, e te ci hai messo ugualmente nove anni?"
Papà: "ai miei tempi si davano ogni mese"
Fran: "da me 3 sessioni all’anno, con salto d’appello e propedeuticità. Rilanci o vedi?"

Son cose.
In compenso io ricordo a memoria ancora metà terapia farmacologica del paesello e relative affezioni. Da un lato è molto bello andare in tabaccheria e sapere "ah! te ciai questo e io lo so". Siamo gente strana noi medici, mi sa che ci si nasce.

P.s. La cosa che mi manca di più dell’essere figlia minore di medico è la mancanza delle cure termali a scrocco. Per quello non rivedo l’ora di laurearmi.

0 thoughts on “Noi medici.”

  1. Papà: “ma gli esami?”

    Fran: “oh, ci son 3 sessioni l’anno”

    Papà: “ai miei tempi no”

    Fran: “eh, checculo, e te ci hai messo ugualmente nove anni?”

    Papà: “ai miei tempi si davano ogni mese”

    Fran: “da me 3 sessioni all’anno, con salto d’appello e propedeuticità. Rilanci o vedi?”

    uahuahua… vale anche in Architettura…. e la solfa è sempre uguale!!

    pura e sacrosanta verità!

  2. AAAH! Allora la tubercolosi c’è ancora! C’è ancora!! *scappa urlando*

    *torna*

    …senti, ma com’è che si toglie BENE il cerume? Che ho sempre paura di rimanere sorda.

  3. Non col cottonfioc.

    Io so come si stasa un orecchio dopo che è incerumato, ma la pulizia… posso dirti che io avendo paura dei cottonfioc uso il dito avvolto in una velina. Pare fungere, mai avuto bisogno dello stasaggio.

  4. “le professioni che fanno i tuoi spesso influenzano le tue scelte di vita” solevano spesso dire molti miei amici studenti di medicina o giurisprudenza facenti parte di genìe di avvocati, notai e medici da generazioni…

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