And I know that in the morning I will wake up, in the shivering cold.

La mia dimensione onirica a volte farebbe invidia a Tarantino, ad Abrams e agli sceneggiatori di CSI tutti.

Un paio di mesi fa ho avuto un sogno che era così, sconnesso. Nel senso che ne ricordavo immagini, frammenti. Per di più ultimamente, quando due (per essere precisi tre, di volte) questioni di salute hanno fritto parte dei miei neuroni parte dei miei sogni o parte dei miei movimenti delle braccia e/o gambe o equilibrio hanno subito "dei danni". Ho fatto ridere mercoledì Elisa dicendole che devo ricordarmi che ho due gambe e come si usano, ma spesso, prendendo anche il cocktail di farmaci famoso delle 3 di notte fissavo la mano sinistra considerandola quasi estranea rispetto al resto del mio corpo, e la continuavo a guardare quasi inebetita e indecisa su cosa dovessi fare o dovessi mandarla.
I miei sogni, le mie immagini e frammenti, finisco sempre ormai per raccontarle o a mia mamma o a Massimo. Dipende chi trovo prima e dipende se riesco a trattenermi dal far preoccupare la mamma.

Uno di questi sogni, sconnesso e a frammenti era una specie di sogno vatcinatore di una cosa che poi è accaduta. Del resto però, le premonizioni sono una cosa molto aleatoria. Il mio spirito critico finisce per non cagarle perché troppo generali.
Ma io ero al supermercato, con in mano la bottiglia di vetro dello Yoga e ho detto a mia mamma d’un tratto che avevo fatto un sogno. Ricordandomene al supermercato, col succo di pera nella mano destra e il pacco di grissini sotto il braccio sinistro.
Questo sogno fece un po’ sgranare gli occhi a mia madre, e forse preoccupare un po’. A me ormai non mi turba più nulla, ho capito che le cose volgono sempre al peggio di come le si possa immaginare. Tanto vale non immaginarsele, e tanto vale pensare che ci sono tantissime sfighe che potrebbero tagliarci le gambe prima che ce le tagli una rogna maggiore o ce le tagliamo addirittura noi stessi.
Dieci giorni dopo quel sogno, come dieci giorni dopo tanti altri precisi sogni, una cosa riconducibile si è avverata, e la persona che probabilmente (mmm, sono precisa come un testo medico eh) avevo sognato e a cui non pensavo minimamente ha deciso di non respirare più ossigeno su questa terra.

Il sogno era pressappoco così: io mi trovavo in un letto di ospedale. Non di corsia. Ma c’erano tanti macchinari intorno. Un incrocio tra la zona dialisi e la terapia intensiva. C’è l’infermiera che parla con un’altra. Tutte con la cappa azzurra, non verde. C’è la luce gialla tutta intorno a noi. Dopo un po’ mi spostano, di peso perché io sono proprio un vegetale e faccio fatica anche a sentire le loro voci, ma capisco come se stesse capitando una specie di emergenza. Una di queste, cuffiata e con i guanti, mi stacca alcuni elettrodi e mi dice che c’è più bisogno per il caso urgente che per me. Mi mettono ai piedi del letto dove stavo, ranicchiandomi le gambe e sbattono a forza sul letto un altro corpo. Guardo il lenzuolo del letto ed è verde; sento dietro di me, sulla mia schiena il freddo della testata in compensato plastificato e acciaio. Vedo sfocato. Mi sento stranita, molto male, molto debole. Guardo in cima al letto e sono tutti ricurvi su un biondino, i cui piedi non lambiscono neppure il mio corpo. Sento la plastica di flebo e catetere su braccia e cosce. Stringo gli occhi, tento di mettere a fuoco chi sia lì in cima al letto soffocato dalle cure dei sanitari, ma non vedo più nulla dei capelli medio corti chiari e quel capo reclinato verso destra.

Mia mamma, dopo quella scomparsa che non ci aspettavamo mi ha ricordato il tutto e io ci sono rimasta terribilmente male.

Certo, niente supera l’incubo formato famiglia che mi terrorizzò (credo per la prima volta nella mia vita, ma ero in pratica piombata in un periodo che buio era dir poco… una larva, ecco).

Un altro sogno che confidai a Massimo tempo prima riguardava la persona di cui mi ero erroneamente innamorata. In pratica io mi sveglio dopo che vedo sta portiera aprirsi. Di questa macchina grigio metallizzato. Lui si allontana e io guardo intorno a me, poi guardo me: sono legata come un cacciatorino, così stretta da mantenere al minimo il respiro. Lo scotch sulla bocca. Poi guardo gli alberi, sembrano querce, un bosco di querce. Io son lì con la macchina in questo spiazzo con la terra quasi sull’arancione che volge al rosso se leggermente scavata. Lui era andato a smuovere un po’ di foglie secche e ora mi trascina prendendomi sotto le ascelle. Io non posso muovermi, ma mi adagia in una buca. C’è solo una brezza intorno e lieve rumore di foglie sfiorate dal vento. Il sole non è al mezzogiorno ma c’è molta luce. Tento di tirarmi sulle gambe ma non ce la faccio, alzo leggermente il viso e vedo i pantaloni insanguinati all’altezza della tibia e perone, forse anche dal ginocchio. Hanno l’aspetto come se sotto le gambe fossero state spezzate in tante fatture scomposte. Tento ugualmente di scivolare e di mugolare in qualche modo per cercare di uscire, di liberarmi. Non riesco, non ce la faccio. Michele senza occhiali si avvicina con un badile e inizia a gettare terra dentro la fossa dove sono io ricoprendomi prima le gambe. Io mugolo, lo fisso, quasi ad implorarlo con tutto quello che provavo ancora in quel momento per lui. Niente. Lui però si sente a disagio e torna in macchina e mi mette qualcosa a coprire il mio volto. Sento ancora il rumore della pala e l’odore del terriccio spostato attorno a me. Cerco di respirare piano. Appoggio per bene la testa al terreno. Non mi viene neppure da piangere.

Due mesi e mezzo di questo sogno ricorrente, tutte le notti o quasi, con solo delle brevi variazioni tipo come se fosse una storia a bivi di Topolino.

Le variazioni erano più ganze del sogno. Perché erano tutte scene che sentivo con l’udito senza vedere, visto che Michele mi aveva messo quel giornale in testa io non potevo più vedere il cielo. Siam passati da un paio di coleotteri che mi ronzavano vicino al capo, a lui che si allontanava in auto, al silenzio attorno dopo che veniva coperta la testa alla sequenza più gettonata, siore e siori: una femmina coi tacchi sua amica che si avvicinava e lo cazziava di non aver ancora finito. Di norma, checculo, poi si interrompeva lì. Grazie al mio subconscio perché credo di sognare di essere sepolti vivi non è bello. Dico, magnagatti: codardo fino in fondo. Almeno una vangata in testa potevi darmela, eccheccazzi.
In compenso c’era un’altra variante. Quella che qualcuno si avvicinava con pesanti scarponi mentr’ello mi seppelliva sotto la terra e gli da qualcosa, tipo una vangata, una cosa di ferro in testa. Il risultato era sentire uno "Sdong! Fanculo, vah". Interessante. Però non mi dis-tumulano né mi tolgono lì il giornale, sacconero della spazzatura, cazzoè dal volto. Questa fu la lettura di Massimo, ma al solito non ci capii una sega:

Massimodai, è chiaro…basta che al posto di lui metti il lato di te idiota che è quello a cui manca il surgelato
2:09 AM questo lato di te suddetto crede che a) senza lui non si vada da nessuna parte – b) come lui non ci sia nessuno (il che è vero, ma da un punto di vista di record negativi) al punto tale da mancarti così tanto e c) tanto vale chiuderla qua tanto…
2:10 AM leggi a) le gambe spezzate – b) te che vieni seviziata – c) te che vieni seppellita
  fortuna che mantieni un barlume di raziocinio (la palata in testa) e che è solo una questione di sopportare il senso di soffocamento mentre vieni dis-tumulata viva…
2:11 AM (fine)
  (clap clap clap)

Le atmosfere gotiche mi fanno una pippa.
Ora scusate, ma vado a farmi un cicchetto e sogno Tom Smith che libero da Edith Bowman mi si dichiara (coff, sì, dichiara è una licenza poetica. Mi leggono anche i bimbi, su. E la mamma). Son cose.

0 thoughts on “And I know that in the morning I will wake up, in the shivering cold.”

  1. Che la macchina fosse grigio metallizzata non me l’avevi detto. Questo cambia tutta l’interpretazione del sogno.

    (…)

    (oddio, sono diventato il Crepet dello sglaps…mica hai da quelle parti il badile del sogno?)

  2. C’ho messo venti minuti a capire la storia della pala e del manico ma ora che l’ho fatto effettivamente sono terrorizzato da questo scenario minaccioso

  3. io un paio di mesi fa ho sognato di essere fidanzata con Edward Norton, e di andare con lui alla cerimonia degli Oscar..(Ed, se leggi e ti avanza un biglietto,io sono qua eh..)

    ilari

    che carini il tonno e il grissimo maniaco con la sega elettrica!

  4. e a proposito di essere sepolti vivi, l’unica puntata di CSI che mi ha fatto paura è stata quella diretta da Quentin Tarantino in cui Nick viene rapito, sepolto vivo e aggredito da formiche assassine

    ilari

  5. Ehi…il badile c’è, Crepet pure…io porto il plastico del luogo del seppellimento!

    (scherzi a parte, io pure faccio certi sogni che ci si tirerebbero fuori dei colossal…)

  6. Accidenti, mi sa che ci siamo dati tutti appuntamento qui, perchè anche a me, quando vivo momenti di tensione o poco felici, capita di fare dei sogni a metà tra il surreale e lo splatter e tutte le volte che li vado a raccontare, i miei parenti e amici prima mi guardano male e poi mi fanno: “ma che ca***o c’hai in quella testa??” oppure: “ti fai le pippe mentali anche quando dormi???”

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