Quella roba bellissima che sono i Radioincontri.

HPIM1583Io è il secondo anno che vado ai Radioincontri, e mica ho ancora la formula e le parole per ringraziare donna Ilaria e Gianluca che mi accolgono là per occuparmi di Radionation. Ché siccome è diventato il mio unico progetto fruttuoso e l’unico hobby che pratico con una certa allegria, costanza e gaiezza.

Tipo, questa sera mi tocca sostituire al solito Jack al culto del borsello dalle 21 e 30 in poi. Quindi ecco, ehm.

Poi mentre il passato anno ero in versione provinciale [quindi era tutto un guarda questo, guarda quello, oddio Mixo pensa, che Mixo io lo vedevo da giovane, ora che gli chiedo, ora dove mi metto] questa volta bene o male ero a mio agio. Il clima era bello, non solo quello meteo ché in confronto alla media del clima lì direi che ci è andata di lusso (solo un Tifone il sabato e degli acquazzoni) ma boh, l’ho vissuta così bene che mi son divertita un sacco, e infatti anche i Bolsi (che mannaggia, purtroppo non ho avuto molto modo di starci assieme) (però volevo dirvi che i bolsini si nascondono come tutti gli altri bimbi quando tento di salutarli) (che vi posso dire, sembrerò Erodiade. Meno male che a Radiotopolino non ho messo poi piede)

L’unica cosa brutta è che mentre l’anno scorso al Tiffany c’erano libagioni stavolta c’è toccato il menù del tedesco il sabato sera. Che fa un po’ il paio con l’avere avuto un hotel che odorava di tana delle tartarugheninja alla blogfest (ho sfiga. Oppure no, è che lavoro nel settore e quindi le cose ti capitano) (è un po’ come quando un’infermiera mi disse "pensa, i figli dei medici si prendono le peggio cose") (e pensate checculo esser figlia di medico e albergatore) 
Il resto potrei dire che era tutto bello. Da Gianluca che mi ha ringraziato mentre c’era Kondor (devo scaricarmi il podcast, perdio) a sentir suonare Benvegnù, Paolo lì a piazza Cavour.

Ci sono tanti frame, sparsi nella testa: lo shakerato freddo della casa del caffè, le orecchiette allo speck, l’arrampicatrice radiofonica di Radio Zammù, i cani, i colleghi di radio (uomini, tsk) che davano i voti come se si fosse ai mondiali di tuffi, i vicini di poliradio e le loro casse, Rodesindro sotto la tenda, le magliette nuove, i palloncini di Jimmy, le playlist stagionate, le casse, pestare diverse merde -ah, che fortuna che avrò-, la cistite, i 30 cent del bagno in piazza delle erbe -dicheno-, i paperotti, alcuni inutili dibattiti sulla musica in Italia, ricordarsi della gente intervistata un anno prima, il clacson del traghetto, la distribuzione di vino e mortazza su offerta nella prima piazza e nella seconda Taddia che ospita il tizio del corriere del trentino che dice che nelle zone lì si beve parecchio. Ma no.

Sarebbe bello magari bloggare live, la prossima volta. Ma chi c’ha tempo quando uno si diverte tanto cogli amichetti che assumono una faccia oltre che una voce e un digitìo?
Grazie, eh.
[finisco di mettere le foto]


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