Si può fare un accrocchio per postare dai neuroni, ché mi sa fatica.

Oh, non è colpa dei socialcosi. E’ che proprio mi sa fatica raccontare le cose. Perché, penso: "ora posto sta cosa". Poi cincischio quei cinque minuti per andare in bagno e trovo la cosa che volevo postare già vecchia, noiosa e di scarso appeal.
Cosa che se ci prendessi gli appunti avrei gli spunti per i prossimi 759 giorni.

Oggi ad esempio volevo anche postare, ma mi è giunto all’orecchio a volume cavalcatadellevalchirie la voce della Pausini che cantava "Tra le cose che vivi". E che io mi ricordo. Tutta. Perché a quell’epoca ascoltavo la Pausini, quando ero in seconda media. Poi vedi la luce, e capisci che ecco, sì la Pausini ci sta fino all’età dell’incoscienza. Poi dopo, non è così normale sentirla cantare e prenderla a mito, sebbene sia una ragazzona molto simpatica ché anche lei come me ci abbiamo ‘sto bacino che fa regione.

Ma parliamo delle cose: che ci toccano. Oggi stavo cercando di tirare fuori la mia borsa dal bagagliaio. Solo che non si è aperto, il bagagliaio. Dopo i primi 3 secondi di "uh, non ti apri?" ho ribaltato il sedile e preso la borsa. In modo zen. Tranquillo.
Poi dopo km su km ho pensato "Toh, sono le 21, andiamo all’Ikea" ché c’era la notte bianca dell’Ikea. Ecco, poi sono uscita lì con una Benno e una Billy e il cofano lì non si apriva. Quindi ho sistemato i pacchi piatti, sì piatti ma lunghi 202, in auto tra bracciolo e poggiatesta del sedile del passeggero. Poi mi sono inserita nello spazio rimanente e tenevo il pacco del bracciolo col ginocchio, e quello sopra col braccio destro. Ho scoperto che Parma ha troppi dossi artificiali. E arrivata sotto casa una con la bici è voluta passare per forza avanti alla portiera della mia auto sebbene io dovessi rientrare nell’abitacolo e nel sedile riaccartocciandomi tipo assisente di Houdini nella scatola di scarpe. Che le emorroidi siano con te, stronzaconlabici.


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