Ora finisco di menarvela con Jimmy Gnecco due mesi. Promesso.

Jimmy Gnecco live at Radio Popolare, MilanIo sinceramente un po' ci avevo la caga. Non so, ma sbobinare tutto, riascoltarmi che lì avevo il fiato cortissimo (ero nervosa, avevo una soglia di attenzione a +15000 per diversi motvi: era la mia prima intervista con la casa discografica- ciao ragazzi!- nonché sapevo la aspettavano anche dalla label oltreoceano -mh, no, loro non mi leggono- ed era alla persona che per mesi con la musica mi aveva tenuta incollata in un posto dove non volevo più) e non riuscivo ad articolare nulla. Poi esci e ti capita di azzerare tutto, come gli esami che tu ti chiedi come mai tu non ricordi più nulla e invece gli altri dopo si scrivono tutte le domande.

Come se non bastasse che all'inizio prima di registrare io a Jimmy Gnecco gli ho detto son dieci anni che ti ascolto, forse in un periodo ti ho ascoltato anche troppo e cose così, vergognandomi e guardando altrove mentre lui invece mi fissava e mi sorrideva, con quegli occhi così limpidi e quel modo di parlare così calmo che sembra ponderi ogni parola per poi lasciarla cadere pesante quando la dice, ecco io mi son fatta vedere sotto nell'androne del palazzo dal mio cantante preferito rovistare nella mia borsa cercando il cellulare, che avevo perso in macchina, tirando fuori tutte le cose.
E lui mi ha detto ciao, uscendo con la chitarra sottobraccio, come a una capretta di Heidi.

O una capretta ad Heidi?
Beh, ecco, insomma. Figure dimmerda a spiovere come accorgersi che lui oltre ad essere magrissimo è anche qualche cm meno di te e tu pieghi le ginocchia, ma facendo la faccia buffa così che lui rida. Almeno quello.
Cose così, insomma.

Aver paura di rivivere un momento che è stato così bello che hai paura di sciuparlo.
Fangirlism.

Poi il fatto è che non mi ricordavo davvero un'autentica fava, ma volevo troppo mettere la trascrizione. Ché avevo fatto un adattamento su Grazia, ma voi capite. Anche la traduzione mia della trascrizione non mi piace. Mi piace la trascrizione, il rileggere le parole, il ricordarmi le espressioni di chi avevo avanti. Il contestualizzare i rumori di fondo del nastro, tutte le cose così. Sorridere pensando che sorridevi. Circoli viziosi, neuroni specchio.
E she can read she can read she's bad.

Se lo rivedo gli dico che io sono sì nata lo stesso giorno di Paul Banks, ma la storia del mettersi un personaggio su la devo ancora imparare. Io, purtroppo, sono una diretta come lui. Forse per quello mi piace.

Daje, con chi la prossima figuradimmerda?

[se volete andate a leggere o anche no, vedete voi]


0 thoughts on “Ora finisco di menarvela con Jimmy Gnecco due mesi. Promesso.”

  1. Sai, penso che le due cose vadano di pari passo.
    Nel senso, quando parla ci prende per il culo e per la maggior parte del tempo non sappiamo – nè noi che lo ascoltiamo nè lui che parla – che diavolo stia dicendo…
    Però avresti tutta la mia comprensione.
    MEM

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