Autostima, infondere, certo.

Succedeva sempre così a scuola: io pensavo di fare un tema bello, bello in modo assurdo e invece secondo le prof non era un granché, faceva cagare, ed era il sei e mezzo. Lo facevo con uno scazzo della madonna, con gli sbuffi, con oh, che palle, va che cagata, che tristezza, alla meno peggio e lì era l'otto quando l'otto era voto massimo per lo scritto.
E io ci rimanevo male, e ho sempre lì il problema della percezione del bello per me e per gli altri. Scrivere su un blog ha migliorato questa cosa, perché finalmente posso scrivere come cazzo voglio senza l'aspettativa. La internet per me è stata bella in questo: toh, ci ho il mio stile, se vi va bene bene, sennò sticazzi.

E molti invece restano ancora lì, bollandomi sul personale, dicendo che ho uno stile che non va. Magari non conoscendo i registri linguistici e cose del genere: volendo so scrivere anche come un appuntato dei caramba, eh.

Quando scrivo per taluni quotidiani ora continuo a scrivere male e controvoglia come per quei temi lì, e però piace. Non so cosa abbia di sbagliato, io. Ma mi scazza.


0 thoughts on “Autostima, infondere, certo.”

  1. Capita anche a me, quando scrivo.
    Se trovi una risposta per questo nostro interrogativo, avvertimi, perché vorrei tanto tentare di capirci qualcosa anch'io. :-)
    Kira

  2. Se padroneggi tutti questi registri – dal pezzo per il quotidiano al blog, al caramba – daccene degli esempi. Forza.

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